Il Governo Italiano ha pubblicato il Logo di qualcosa che immagino debba ripensare l'eredità trasmessaci da chi partecipò all'Ultima Guerra per l'Indipendenza del Popolo Italiano70875-img.gif.jpg


Il Governo Italiano ha pubblicato il Logo di qualcosa che immagino debba ripensare l'eredità trasmessaci da chi partecipò all'Ultima Guerra per l'Indipendenza del Popolo Italiano70875-img.gif.jpg
di necessità virtù


più che una commemorazione mi sembra un memoriale: che ne pensi?
di necessità virtù






entrambi i miei nonni parteciparono all'ultima guerra per l'indipendenza italiana, e tornarono dal Fronte sul Piave senza sentirsi vincitori.
Stefano Gelmini servì lo Stato Italiano come ufficiale di Cavalleria nei Lanceri di Vercelli.
Cesare Cavina fu ufficiale medico per la Croce Rossa e, in virtù del suo amore per la scultura operò molti feriti con tecniche che gli permisero poi di fondare la disciplina della chirurgia maxillo facciale.
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Stefano scriveva cartoline ai nostri occhi assurde.
Dal Fronte sul Piave tra 1914 e 1917 sceglieva per Bice (nata il 4 Giugno 1899) immagini di prati in fiore, montagne idilliache con chalet alpini più adatti alla canzone "c'è una casa nel bosco, il suo nome conosco, vuoi conoscerlo tu?" che alle spedizioni militari in corso e scriveva parole adatte a superare la Censura, ovvero che andava tutto bene e di salutare con tanto affetto la Sua cara Signora Mamma.
Nel 1917 Andrea Balsari, cugino di Stefano Gelmini, morì in combattimento lasciando due orfani neonati e vedova Lina Gagliardi, la sorella maggiore di Bice.
Questo fatto; la morte di Lina col figlio Paolo, annegati nel Lago Maggiore e l'affidamento del superstite Nardo alla famiglia paterna affrettarono la decisione di fidanzare Stefano & Bice.
La cartoline di Stefano dal 1917 al suo ritorno nel 1919 mostrano bimbi paffuti neonati sorridenti e infanti che si tengono per mano e le parole di saluto pur formali sono solo per la cara Bicettina.
Due fotografie per ricordare Bicetta: una mentre cavalca all'amazzone il suo grigio Top Tan e l'altra nel giardino di casa dei suoi genitori, mentre suona il violino del liutaio Rossi di Pavia, dono di sua mamma Paolina Zamperoni.
Stefano & Bice sposi condussero una vita esemplare per figli e nipoti, dediti entrambi a compiere i doveri propri del loro stato.
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Antefatto 1909 - 1914
Cesare durante il periodo degli studi a Bologna si era innamorato di Desolina, orfana tredicenne che aiutava un parente artigiano a bottega.
Il nome della fanciulla (Deso = desolata) serviva per ricordarle che suo papà era morto prima della sua nascita e la mamma era morta di parto.
Pastorella di pecore a Monzuno, nell'Appennino presso il Santuario di Boccadirio, una sera riferì alla zia che aveva sentito un pastore dire agli altri che si era fatta bellina: il giorno dopo venne tenuta a casa e poi spedita a servizio presso una famiglia di Milano.
A Milano Deso fu sorpresa a rubare una mela: mentre il fruttivendolo la strattonava una signora chiese perché avesse rubato. La risposta: "perchè avevo fame" indusse la signora a pagare il fruttivendolo e a interessarsi della bambina fino al punto di prenderla a servizio in casa propria e a insegnarle a leggere e a scrivere.
Come era in uso all'epoca, a dodici anni Deso tornò dai parenti, questa volta a Bologna, dove a tredici anni incontrò appunto Cesare, appassionato studente di Medicina.
Nel 1910 nacque Alda, che non venne riconosciuta dal padre in quanto frutto del peccato, essendo nata fuori dal matrimonio. La famiglia iniziò a mantenere Deso & Alda oltre allo studente Cesare, considerato promettente ma dal temperamento "artistico".
Con l'aggettivo "artistico" il lessico familiare identifica la propensione alla sensualità e a indulgere nell'uso fanatico di strumenti propri di un'arte: nello specifico la scultura.
All'inizio dell'ultima guerra per l'indipendenza italiana Cesare divenne ufficiale medico della Croce Rossa; pur avendo conseguito le patenti necessarie non cavalcava e non guidava perché tanto distratto da causare con grande facilità incidenti.
Tutta la sua capacità di concentrazione veniva riservata all'uso dei suoi strumenti da scultore applicati alla ricostruzione del volto dei feriti e dei mutilati; e alla scrittura di quanto faceva sul campo, oltre che a una meticolosa raccolta fotografica per raccogliere una casistica necessaria alla storia della sua arte.
Nessuna lettera, nessuna cartolina.
Una ritratto fotografico di Cesare. Un ritratto fotografico di Desolina da sola.
Entrambi guardano il fotografo con una intensità romantica da attori di film muto.
Al ritorno, nel 1919 Cesare donò a Deso una spilla di corallo rosa "pelle d'angelo": il corallo di color rosa delicatissimo, liscio, è di forma ovale convesso e risulta incastonato dalle mani dello stesso Cesare entro una montatura d'oro fatta come un giro di minuscoli archi di portico, culminanti con piccole perle.
Il 26 dicembre 1920 nacque Vittorio: iscritto all'Anagrafe di Bologna dal 1920 al 1932 col cognome della madre (Fanti), dal 1932 in poi col cognome del padre (Cavina) mio papà Vittorio ricorda che suo padre Cesare gli insegnò a essere & non essere.
E forse solo questa è l'eredità della quale possiamo fare tesoro per il futuro.
Tu che ne pensi?
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bella storia, all'inizio pensavo si trattasse di Cuore o di Calvino :-)
sa molto di altri tempi a cominciare dalle foto senza sorrisi che si usavano un tempo, al figlio non riconosciuto e al nome triste di tua nonna (desolina).
quindi tuo padre è del 20...mmm... tu sarai del 40-49 ?
hai ancora le foto che tuo nonno faceva in guerra?
e la scultura? l'ha poi continuata?


l'atmosfera del periodo 1914 - 1918 è in effetti molto simile a quella descritta nel libro Cuore di Edmondo De Amicis; mentre le speranze comunicate in "Amore e ginnastica" dal De Amicis sembrano essersi accese fra 1871 e 1880 ... per spegnersi con l'inizio del nuovo secolo.
(mio papà nacque nel 1920 ma era contrario al matrimonio, cui convolò "a causa della Maga Circe" nel 1959, concependomi nelle Isole Canarie e vedendomi nascere nell'ottobre del 1960 a Bologna, Alma Mater Studiorum Studentorum)
L'archivio di Cesare Cavina credo sia conservato dalla Facoltà di Chirurgia e Medicina di Bologna - ricordo un busto commemorativo di Cesare all'interno di una sede universitaria in Via San Vitale - .
E tu cosa ci scrivi del periodo 1914 - 1918 che possa essere ancora attuale?
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dimenticavo: a parte il ninnolo di corallo di cui scolpì la montatura per Deso, Cesare prima di morire Le regalò una medaglietta - del tipo di quelle religiose - con incise le parole " meno di ieri più di domani"
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