



"True terror is to wake up one morning and discover that your high school class is running the country"




Hai ragione, ho fatto confusione.
Cmq a mio modo di vedere la diffamazione dovrebbe essere punita (a querela chiaramente), quando le affermazioni fatte siano false e lesive della reputazione - ma io lo chiamerei onore - della persona. Dovrebbe vigere il principio che non si può intervenire nella sfera personale altrui, perchè non si tratta in questo caso di liberismo, bensì di soppraffazione.


E chi ha detto che chi fa un affermazione deve dimostrarne la veridicità?? Perchè non il contrario? E perchè curarsi delle parole di un presunto pazzo? Perchè accusare un pazzo delirante di essere un criminale? Quindi anche un Gramsci o un San Francesco erano da arrestare come dei criminali assassini e ladri?
Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet.


Un Liberale coerente e puro è per le istituzioni volontarie, quindi uno stato come lo conosci tu, basato sulla coercizione non è accettabile. Detto questo il diritto di parola, che comprende anche il diritto di dire presunte o vere menzogne, fa parte del diritto di parola. Non sei ne tu ne i giudici che possono dire cosa è vero e cosa non è vero.
Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, quam tua te Fortuna sinet.


Immagina un ateo che querela un prete per diffamazione,perchè quest'ultimo ha detto che gli atei sono destinati all'inferno(westboro baptist church).Lui si sente "aggredito",e il prete non può dimostrare logicamente di aver detto la verità.Il giudice cosa dovrebbe fare?
Bada,in questo esempio il querelante può avere un minimo appiglio riguardo alla lesione della reputazione(presso i credenti),ma questo non è necessario se il solo discrimine è la verità.Tutto quello che non può essere dimostrato sarebbe punibile,a condizione che qualcuno se ne senta "aggredito" in qualche modo.
The weak crumble, are slaughtered and are erased from history while the strong, for good or for ill, survive. The strong are respected, and alliances are made with the strong, and in the end peace is made with the strong.




Ma infatti, come ho scritto, il problema si pone solo in una società non anarchica che codifica la diffamazione all'interno di un codice.
Codificare significa per forza di cose semplificare e ritrovarsi poi a dover fare i conti con i casi limite. Non a caso negli stati
esistono sia i codici, sia i giudici deputati ad interpretarli (si spera) con buon senso.


Per rispondere a John Orr (non mi funziona la funzione "citazione"), mi riferivo al fatto che davanti ad un tribunale chi afferma qualcosa ha l'onere di portare le prove di ciò che afferma. D'altra parte non è mai esistita, né potrà mai esistere a mio avviso, una società che non abbia un qualche organo giurisdizionale. Possono essere arbitri anziché tribunali, ma il principio logico non cambia.