
Originariamente Scritto da
TheMeroving
In realtà, mio caro Ringhio, le nostre posizioni differiscono di molto sul senso che si intende attribuire all'entrata in guerra da parte dell'Italia fascista.
Tu poni l' accento sul supposto timore di recrudescenze territoriali nei confronti dell'Italia mentre lo stesso De Felice le riporta come motivazioni del tutto marginali
A SI?
Dove scusa hai tratto questo dato leggendo DE FELICE?
A me nons embra proprio che DE FELICE utilizzi mai il termine marginale, anzi, come non sembra, anzi non è vero, oserei dire che tra le motivazioni che contrinbuirono a prendere la decisione di scendere in guerra, questa non è marginale ma concorrente con pari dignità alle altre, altre su cui fai fonta di nulla, ma non ci sto, Primo e Secondo Rapporto Pietromarchi, oltre a tutte le cosniderazioni politiche che il Duce fa nel capitolo LA GUERRA BREVE, Renzo DE FELICE L'ITALIA IN GUERRA.
che se è pur vero esse avessero potuto animare gli intenti del duce lo fecero soltanto in misura del tutto ristretta rispetto alle reali e cogenti motivazioni: un ruolo di primo piano nel contesto geo strategico in Europa in generale e nel Mediterraneo in particolare.
Queli sarebbero le altre?
Ed è su questo piano che si muovono le mie critiche più aspre alle politiche del regime, perchè se concordo sul diritto di ogni nazione al perseguimento di politiche di prominenza internazionale, l'Italia mise in atto queste politiche subdolamente con pratiche del tutto scorrette e squalificanti sul piano di quello stesso sentimento dell'onore al quale il fascismo si richiamava così intensamente.
Di cosa vaneggi, diamo un minimo di contesto storico a queste struse e immotivate affermazioni, per favore?
Mussolini intendeva in sostanza conquistarsi il suo posto al solo tramite le armi tedesche, vivacchiando dietro le spalle larghe dell'alleato, giocando di sponda , baloccandosi con i suoi mezzucci diplomatici degni di quell'"italietta da operetta" che lui stesso contestava.
A si, dimmi, dimmi, dove hai trovato questa ricostruzione romanzata della politica Fascista?
Sei pieno di acredine, di false credenze e di constatazioni figlie di letture degne a firma, DE BOCA, AGOSTI, CECI, COLLOTTI, DE LUNA, D'ORSI, FRANZINELLI, ISNENGHI, LABANCA, ROCHAT e TRANFAGLIA, ritrovo nelle tue parole i loro malati e artefatti pensieri, contento te di appoggiarti a siffati storici, contenti tutti, io da parte mia continuo a citarti DE FELICE, che nel merito afferma cose ben diverse, dalle tue fantasiose ricostruzioni.
Lo stesso comportamento nei confronti della Francia non può che essere definito ignobile e disonorevole. Indegno di una nazione civile. Cosi come giudico indegni e ripugnanti i continui tentennamenti del Duce durante la conduzione della ridicola offensiva sulle Alpi durante la quale impegnò l'esercito in un minuetto di impostazioni ora difensive ora larvatamente offensive sul crinale delle contingenze diplomatiche e nella fretta di perseguire i sui interessi sulle spalle di una nazione praticamente già vinta.
Mi sa tanto che devi studiare meglio i testi, la politcia del minuetto e stata minuziosamente ricostruita dagli storici, e per quanto discutibile sia stata, è frutto di tutta una serie di constatazioni storiche diplomatiche di cui tu e la tua ricostruzione da operetta non tenete conto, infatti, non parli di quanto siano stati importanti gli scambi diplomatici con gli Inglesi in quel contesto, come non dici che nessuno, e ribadisco NESSUNO avrebbe potuto prevedere la capitolazione francese in quel breve lasso di tempo, come nessuno avrebbe potuto prevedere il fatto che la guerra non sarebbe terminata e infine, scordi di scrivere quante truppe francesi, al di la di ogni tua considerazione di parte, vennero tenute inchiodate sul confine occidentale dal RE.
Se è vero che la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi allora è altrettanto vero che la politica mussoliniana durante la WWII fu senza dubbio del tutto inesistente. Cosi come era del tutto inesistente la sua effettiva disposizione alla conduzione di una guerra reale e non simulata, baloccandosi nell'illusione che nascondendosi dietro l'angolo mentre gli altri se ne danno di santa ragione gli avesse potuto conferire un titolo sufficiente ad aspirazioni di prestigio.