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Discussione: I colossi di Dio

  1. #1
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    Predefinito I colossi di Dio

    Cultura
    27 maggio 2013
    LE STATUE PIU' GRANDI
    I Colossi di Dio



    Giovanni Paolo II il grande, anche fuor di metafora. È alta esattamente 13,8 metri (un palazzo di quattro piani) e pesa 10 tonnellate la statua di Karol Wojtyla inaugurata a Czestochowa il 13 aprile scorso.





    La scultura è solo l’ultima di una serie di immagini sacre colossali che stanno sorgendo in giro per il globo. Se ne possono infatti contare almeno 25 negli ultimi venti anni, due terzi delle quali dal 2003 a oggi: molte, se si considera dagli inizi del Novecento alla fine degli anni 80 ne sono state costruite non più di una ventina. Alcune, per altro, celebri, a partire dal Cristo Redentore che dall’alto dei 710 metri del Corcovado domina Rio de Janeiro fin dal 1931. O, per restare in Italia, il Cristo Redentore di Maratea, eretto nel 1965 e alto 22 metri.
    Ma non è solo il grande numero a fare dei nuovi "colossi", come si chiamano tecnicamente le statue giganti, un vero e proprio fenomeno. A differenza delle precedenti, distribuite in maniera uniforme, queste opere si concentrano in Sud America (una quindicina), Sud Est asiatico e Europa dell’Est (dove altre due, in Croazia e Slovacchia, sono in corso di realizzazione). Assenti quindi le nazioni "storiche" del cattolicesimo europeo come la Francia e Spagna, dove non mancano esempi importanti tra Ottocento e primo Novecento (anche mancati: Gaudì aveva previsto una monumentale Vergine del Rosario sopra la sua Casa Milà a Barcellona). Polacca è anche la scultura del Cristo più alta del mondo: raggiunge infatti i 52 metri (podio e corona dorata sommitale compresi, ben oltre i 40 del Cristo del Corcovado) quella innalzata a Swiebodzin nel 2010.



    Non senza polemiche. La costruzione in cemento e fibra di vetro, promossa dal sacerdote Sylwester Zawadzki e sostenuta con una sottoscrizione locale e da sovvenzioni giunte anche dal Canada, si è attirata (anche da parte di ambienti cattolici) accuse di megalomania mentre i sostenitori hanno puntato sul fatto che l’opera potrà attrarre pellegrini e quindi contribuire anche alla ricchezza materiale della cittadina.
    Si potrebbe anche osservare come l’estetica della scultura non sia tanto lontana da certi monumenti della propaganda comunista. Ma in generale la qualità artistica non è purtroppo tra i pregi di queste sculture, la cui retorica spesso è volenterosamente devozionale (nel peggiore dei casi anzi si potrebbe dire che deborda nel kitsch). Non solo siamo lontani dalla raffinatezza del seicentesco San Carlo Borromeo sul Lago Maggiore (el Sancarlùn, come è affettuosamente chiamato) realizzato in rame e granito su disegno del Cerano. È un fenomeno che fa tabula rasa di qualsiasi discorso sull’arte sacra contemporanea. Se il criterio estetico sembrerebbe essere quello del bigger better, pare però riduttivo rubricare queste sculture nella versione ipertrofica del simulacro. In molti casi c’è l’ingenuità sincera di chi cerca di costruire monumenti commisurati alla grandezza di Dio, quasi tutte sono statue alte come punti esclamativi.
    E alta è la Virgen del Socavón, a Oruro in Bolivia, riproduzione di 45 metri, inaugurata il primo febbraio scorso, dell’immagine venerata come patrona dei minatori. E costosa: 1,3 milioni di dollari.

    FAIT-RELIGIEUX | En Bolivie, la Très Haute Vierge de Socavon | Vierge de Socavon | Oruro | Bolivie | carnaval |

    Alta e costosa è anche la Santa Rita da Cascia che a Santa Cruz, nello Stato brasiliano di Rio Grande do Norte,




    raggiunge i 56 metri di altezza totali. Realizzata nel 2010, è costata 2 milioni e 700 mila euro, finanziati da municipio locale, Stato federale e governo di Brasilia. Qui ogni 22 maggio, per la festa della "santa degli impossibili", arrivano più di 60 mila persone da tutta la nazione. Brasiliano è anche uno dei colossi più incredibili, il São Francisco di Canindé, del 2005: alto 30,5 metri, sembra la versione gigante di una statuetta seriale in plastica di cui sono ricchi i negozi di souvenir. Dello stesso gusto è ad esempio il Sacro Cuore di Rosarito, in Messico. O, sull’altra sponda del Pacifico, il Kamay ni Hesus a Lucban, nelle Filippine. Qui, una statua di Cristo alta 15 metri è collocata in cima a un vero e proprio Sacro Monte schietto, sgargiante e involontariamente pop. Sempre nelle Filippine, a El Salvador, è il santuario alla Divina Misericordia, dallo spirito profondamente barocco: i raggi che escono dal petto della statua sono scale praticabili che permettono di accedere al cuore di Cristo.

    È quella di Gesù l’immagine più diffusa. Nella maggior parte dei casi l’iconografia ricalca esplicitamente il modello di Rio, come il Cristo de la Concordia a Cochabamba, in Bolivia,




    il Cristo Rey del Tupungato, in Argentina, o in Slovacchia (abbinato a un Giovanni Paolo II in preghiera) il Redentore di Klin. Altre volte invece esplora soluzioni nuove. A volte un poco inquietanti, come nella sorta di Cristo-robot del Jézus-szíve kilátó (torre d’avvistamento del Sacro Cuore di Gesù) a Farkaslaka, in Romania, del 2011. Altre volte decisamente suggestive come il messicano El Cristo roto, realizzato nel 2006.




    Cristo Roto

    Si tratta di una riproduzione alta 25 metri di un crocifisso barocco privo di una gamba e di un braccio: perché chi lo guarda si ricordi, come recita la lapide posta ai piedi, «molti dei fratelli e sorelle che sono rotti, poveri, indigenti, oppressi, malati, mutilati». O ancora spettacolari, come il Cristo di Manado, in Indonesia, una nazione a maggioranza islamica. Costruito nel 2007 e alto 50 metri (di cui 30 di statua) su idea di un immobiliarista locale, si protende a sbalzo dalla cima di una collina divenendo la statua "volante" più alta del mondo. Era in Indonesia anche il Cristo Re a Timor Est. La sua storia la differenzia da tutte le altre. Fu donata nel 1996 dal governo di Suharto alla popolazione cristiana di Dili, città teatro pochi anni prima di un massacro a opera delle truppe del regime. Come concessione per evitare la secessione, servì a poco. Oggi è uno dei simboli dell’isola indipendente.

    Alessandro Beltrami

    Colossi di Dio | Cultura | www.avvenire.it



    Il Redentore di Monesi nelle Alpi Liguri:





  2. #2
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    Predefinito Re: I colossi di Dio

    La Croce del Bric Mindino in alta Valle Tanaro:


  3. #3
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    Predefinito Re: I colossi di Dio

    Postate anche voi un vostro Colosso di Dio!
    Ultima modifica di vanni fucci; 02-06-13 alle 22:42

  4. #4
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    Predefinito Re: I colossi di Dio

    "Sole, per te gli abitanti di Rodi la dorica, al cielo
    il colosso elevarono di bronzo
    "

    Ben poco si sa della grande statua che i Rodiesi elevarono al cielo per celebrare la resistenza della piccola città al pluriennale assedio di Demetrio Poliorcete, ("L'Assediatore") figlio di Antigono Monoftalmo ("il Guercio") successore di Alessadro Magno ("Il Grande") nel regno di Macedonia e Asia.
    Il materiale bellico che fu abbandonato dal Poliorcete quando desistette dall'assedio fu venduto e col ricavato si diede mandato a Carete di innalzare la statua; "colosso", a quei tempi, indicava la statua in genere, di qualsiasi dimensioni: ma dopo che fu costruita la statua di Rodi, il colosso di Rodi, la parola assunse l'attuale colossale significato.
    Di certo si sa che non poteva essere come se lo immaginarono gli incisori medioevali e gli scenografi dei film "peplum": l'iconografia che lo vede a gambe divaricate sull'entrata del porto a farsi vellicare gli attributi dalle navi di passaggio è frutto della fantasia di un pellegrino medioevale che riportò fraintendendole quelle che ormai erano solo leggende anche a Rodi.

    Anzitutto, come ha ben sostenuto A. Gabriel nel suo saggio del 1932, quasi certamente la statua non si trovava al porto ma presso il tempio del Dio Sole, come era naturale, dove fino al 1856 si ergeva la chiesa di San Giovanni al Colosso, poi distrutta da un'esplosione.
    E anche la forma doveva essere assai meno slanciata, vista la tecnica costruttiva dell'allievo di Lisippo, il mastro scultore Carete di Lindo ("Mastro Lindo", se proprio vogliamo dare un soprannome anche a lui).
    Racconta Filone di Alessandria che il Colosso fu costruito a fette, accumulandogli attorno della terra ogni volta che si fondeva una nuova fetta sopra all'altra, quindi doveva essere con poche sporgenze, molto più simile alla Statua della Libertà di New York che al portiere del porto che si vede nella stampa qui sopra.
    Un terribile terremoto lo fece collassare settant'anni dopo la costruzione - il famoso "Collasso di Rodi" - e un altrettanto terribile oracolo ne vietò la ricostruzione: nonostante il ricchissimo re d'Egitto Tolomeo Evergete ("Il Benefattore") si fosse offerto per pagarne la ricostruzione; anche per terra fece comunque mostra di sè per tutta l'antichità finché nel 654 gli Arabi di Mu‛āwiyah saccheggiarono Rodi e vendettero il bronzo a un commerciante ebreo di Emesa (l'attuale Homs, in Siria) che si portò i pezzi in Siria usando ben novecento cammelli e caricando ottocento libbre di bronzo, quasi quattro quintali, sul gobbone di ognuna di quelle povere bestie.
    Il nome del commerciante ebreo non è passato alle cronache, ma potremmo senz'altro soprannominarlo "Cameloruptor" ("Distruttore di Cammelli").

  5. #5
    soave
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    Predefinito Re: I colossi di Dio

    niente, avevo postato un complesso architettonico ma mi sembra che la richiesta sia rivolta solo a statue.

    Come non detto quindi.
    Ultima modifica di iki-sagitta; 19-06-13 alle 09:41

  6. #6
    .
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    Predefinito Re: I colossi di Dio



    NOTRE-DAME DE FRANCE
    Le Puy-en-Velay
    statua alta 16 metri, 22,70 metri con il piedistallo, peso totale 835 tonnellate

    L’8 settembre 1855, giorno della festa della natività della Vergine, il generale Pélissier esce vincitore dall'assedio di Sebastopoli durante la guerra di Crimea. In segno di gratitudine, Pélissier consiglia allora al vescovo De Morlhon di domandare all'imperatore Napoleone III alcuni dei cannoni presi al nemico per costruire la statua che la diocesi di Le Puy vuole dedicare a Notre-Dame de France. Capolavoro di Jean-Marie Bonnassieux, la statua realizzata in ghisa a partire dai 213 cannoni di Sebastopoli è inaugurata il 12 settembre 1860 davanti a 120.000 pellegrini. È alta 16 metri (22,70 metri col piedistallo) per un peso totale di 835 tonnellate (110 tonnellate per la statua, 680 per il piedistallo di pietra e 45 per il suo rivestimento di ferro).
    http://www.ot-lepuyenvelay.fr/_fichi...ITALIEN_BR.pdf

 

 

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