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Discussione: Cosa nera e ex an

  1. #21
    Pasdar
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    Predefinito Re: Cosa nera e ex an

    Amedeo Laboccetta graffia: «Manca il leader. Non vedo una Le Pen. Nemmeno in miniatura».
    E qui possiamo pure andare al macero, se è necessario un leader per lavorare.
    Vabbè, scusate.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  2. #22
    Bello e dannato
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    Predefinito Re: Cosa nera e ex an

    Citazione Originariamente Scritto da Defender Visualizza Messaggio
    E qui possiamo pure andare al macero, se è necessario un leader per lavorare.
    Vabbè, scusate.
    Infatti son tutte scuse, per giustificare inadeguatezza ed incapacità.
    Anche perché un leader senza quadri capaci dietro non va da nessuna parte.
    L'arte di essere P.A.

  3. #23
    SMF
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    Predefinito Re: Cosa nera e ex an

    La lettera. A destra non servono alchimie ma una chiara proposta politica

    Non servono alchimie, basta un po’ di razionalità per evitare di affondare nelle sabbie mobili del pessimismo nostalgico e del futurismo senza fondamenta. Prima autocritica, poi proposta. La politica la fanno le persone quindi è da lì che bisogna partire. La destra in Italia non è tranquilla, piuttosto un polipo isterico che in preda al dolore per cicatrici mai rimarginate sbatte i tentacoli a destra e a manca senza logica. Le cicatrici, appunto. E il rancore di quasi tutti quelli che hanno provato a tenere in mano il timone. Siamo una manica di bastardelli supponenti e mentiamo se non lo riconosciamo.

    Predichiamo idee e valori, razzoliamo protagonismo da banale sindrome del chi fa partire i cori col megafono. Facciamo a gara a chi ha pagato di più e non sopportiamo chi sorride e chi ce la fa senza rischiare la pelle. Siamo un po’ come chi si fa la galera convinto di essere innocente e, una volta fuori, vomita rabbia sul mondo ingiusto. Tutti capi, ovviamente. Con una curiosa qualità: da noi tutti sanno fare tutto. Tutti pensano, tutti decidono, tutti comandano, tutti si candidano, tutti dicono che il problema è più complesso. Quando si parte, il chi fa cosa è il logico e fondamentale punto di partenza. Perché se dobbiamo costruire una casa, il muratore deve fare i muri, l’imbianchino deve dipingere le pareti e l’elettricista si occupa della corrente. Se l’idraulico monta le finestre e il giardiniere fa il tetto, la casa cadrà a pezzi. Il chi fa cosa, che è base necessaria di idee e azioni solide e durature, in grado di restare in piedi anche dopo dolorose batoste elettorali. A sinistra, per capirci, anche chi deve rubare viene istruito a farlo bene. Di qua se sei uno studente modello ma sei timido e non hai voti, sei un pirla. E se provi a dire che vorresti essere utile a quella che chiamiamo comunità facendo ciò che sai fare, ti dicono che sei invidioso, che ne devi fare ancora di strada, che loro sono cresciuti a colla e merda, che loro c’erano. E il bello è che tu ci credi pure. Dal chi fa cosa nasce il come. E qui c’è la proposta politica, che deve essere semplice e consapevole. Su immigrazione e integrazione decidiamo cosa vogliamo: se continuiamo a stare a metà tra inseguimenti al “fuori a calci in culo” della Lega e aperture moderniste finiane, chiuderemo per confusione. E decidiamo parlandone al futuro, perché negli anni ’70 c’erano i fascisti e i comunisti ma gli immigrati non esistevano e quel passato che ha tenuto insieme una certa destra politica oggi è remoto e troppo imbastardito. Immigrazione e integrazione, riforma del lavoro e impresa, diritti e giustizia, nord e sud, grandi opere, ambiente, enti locali, slot machine, Imu, Iva, autovelox e tutto quanto si incontri ogni giorno quando si esce di casa. E in fretta, altrimenti continuiamo a essere quelli che aggiornano Facebook e Twitter ogni tre minuti esternando superbamente pena verso quelli che fanno politica alla tastiera senza avere alle spalle una storia di dolori, pene e cicatrici.

    *Pavia
    A cura di Marco Vailati

    La lettera. A destra non servono alchimie ma una chiara proposta politica | Barbadillo

    L’intervista. Storace: “Il nodo non è rifare An ma difendere la sovranità italiana”


    Francesco Storace nell’afa milanese non è a suo agio. È a Milano per partecipare a quella che lui chiama «una serrata convegnistica» della destra italiana, ma appena gli si chiede il perché di una disfatta elettorale così emblematica, ecco che, solo per sentirsi un po’ a casa, tira fuori una notizia letta sul Corriere della Sera capitolino. «Mi ha incuriosito un dato che conoscevo – dice a Barbadillo – ma non credevo potesse diventare una notizia. Volevano capire chi avesse preso più voti a Roma tra Alemanno, alle comunali, e Berlusconi, alle politiche. E chi ne ha presi di più? Io, il candidato alle regionali».

    Quando Storace parla, avvolto nel suo abito blu, bisogna stare attenti alle sfumature, perché ogni parola è pesata con cura e tutto ha un significato preciso. La storia su chi ha preso più voti a Roma non la racconta per vanità, ma perché è da lì che vuole ripartire: «Oggi – dice con tono fermo – dobbiamo recuperare la passione, prima di ogni altra cosa. Per questo alla domanda “Ex An?” io rispondo “Next An!”».

    Francesco Storace, per tutti il Segretario, non pensa che quell’esperienza sia stata un fallimento, ma sa che la politica segue la società e che tutto cambia in fretta. Ritornare alle posizioni di vent’anni fa sarebbe un errore imperdonabile che la destra non può permettersi di fare: il suo compito è quello di «far fare un passo in avanti non al partito, ma all’Italia e risolvere quel problema che solo la destra può sbrogliare legato alla sovranità».

    Visto da destra, il nodo centrale è proprio quello: l’eurocrazia e il dominio delle banche sull’economia nazionale sono lo spauracchio vero del futuro e Storace, insieme ad altri protagonisti della politica italiana, vorrebbe metterci un freno subito. «Per vent’anni – dice guardandosi alle spalle – il federalismo è stato la battaglia che ha caratterizzato la politica della Lega e del centrodestra, oggi il tema grande è la sovranità. E se noi non siamo andati bene alle elezioni politiche è perché la sovranità col sovrano non si conciliano». Chi avrebbe potuto fermare la deriva era Berlusconi, ma per il leader de La Destra la colpa, in fondo, non è sua: «siamo stati noi a non convincere Berlusconi che la vera battaglia da fare era contro un determinato sistema d’Europa».

    Quel “noi” riecheggia da un po’ negli ambienti della destra italiana. L’idea che essersi divisi non sia stata un’intuizione geniale si percepisce passeggiando tra le poltrone ben sistemate in occasione de Le Giornate Tricolore. Storace non ne fa un mistero, ma non vuole che parlare di nomi e cariche. «Ormai siamo diventati cinquantenni e dobbiamo renderci conto di come è cambiato il mondo. La nuova guida può anche essere Giorgia Meloni, ma dobbiamo portare al centro i contenuti. Vorrei trovare un partito che prende voti in base alle idee che presenta e che non faccia restare in piedi governi sacrificando quelle stesse idee». Nonostante i buoni propositi, però, Francesco Storace un futuro per sé lo immagina e non ha alcuna remora a confessare il suo sogno per il futuro: «mi piacerebbe trovare un secchio, della colla e dei manifesti da attaccare per un progetto in cui credo». Lo dice con malinconia e quindi c’è da credergli.
    A cura di Michele Chicco

    L?intervista. Storace: ?Il nodo non è rifare An ma difendere la sovranità italiana? | Barbadillo
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  4. #24
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    Predefinito Re: Cosa nera e ex an

    storace...

  5. #25
    controrivoluzione
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    Predefinito Re: Cosa nera e ex an

    Meno euro, più famiglia: così riparte il centrodestra


    Ecco un programma in quattro punti che prevede anche la Repubblica presidenziale e l'abbattimento dei costi dello Stato. Si scioglie Io amo l'Italia


    Ha ragione il condirettore del Corriere della Sera Luciano Fontana a domandarsi se in Italia esistono ancora i partiti. La verità è che i partiti tradizionali che grazie all'investitura popolare hanno monopolizzato un potere pressoché assoluto, sono ormai morti.

    La crisi è iniziata quando i partiti si sono spogliati della coltre ideologica all'indomani del crollo del Muro di Berlino; è involuta in malattia cronica con il tradimento della dimensione valoriale nella fase decadente della Prima Repubblica; è sfociata in rapida agonia con la perdita della specificità identitaria nel collasso della Seconda Repubblica. Il colpo di grazia è stato l'auto-commissariamento dei partiti e del Parlamento nel novembre 2011, consegnando lo Stato alla tecnocrazia espressione dell'Eurocrazia e della dittatura finanziaria globalizzata.

    Ora stiamo assistendo alla rapida e inarrestabile moria dei partiti e dei movimenti, siano essi al governo o all'opposizione. È diventato del tutto velleitario parlare di destra, centro, sinistra dal momento che la Partitocrazia ha mercificato il potere e ha sancito il consociativismo che garantisce la spartizione delle poltrone per accontentare chi vince e non scontentare chi perde. Paradossalmente oggi è diventata una disgrazia vincere le elezioni perché si tradurrà in una sonora sconfitta alla tornata successiva. Dato che ciò che anima gli italiani è prevalentemente l'opposizione all'insieme del sistema di potere, la si esprime o boicottando le urne o scommettendo sul soggetto politico più scaltro nella strumentalizzazione della denuncia. Ma quando scoprono di essere stati truffati perché agli slogan roboanti non seguono i fatti concreti, lo puniscono severamente. La parabola di Grillo insegna che chi di protesta ferisce di protesta perisce.

    Ebbene la verità è che nessun governo in Italia è in grado di risolvere i problemi reali degli italiani semplicemente perché mancano i soldi. Il cosiddetto decreto «del fare», appena varato con toni trionfalistici dal governo Letta, è in realtà una goccia nell'oceano limitandoci a considerare che le imprese continuano a morire mentre attendono invano che lo Stato restituisca loro 130 miliardi di euro. Questi soldi non potranno mai essere restituiti emettendo titoli di Stato a debito, che accrescerebbero a dismisura gli interessi da pagare alle banche a cui lo Stato si è venduto concedendo il signoraggio della moneta. Così come dobbiamo prendere atto che l'austerità, impostaci dalla Troika (Commissione europea, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale), attraverso l'aumento delle tasse e i tagli alla spesa pubblica, sta perpetrando il crimine di ridurre l'Italia ricca in italiani poveri.

    Di fronte a questa tragica realtà auspico che possa nascere in Italia un fronte unitario del centrodestra, non più sommatoria di partiti che gestiscono fette di elettorato da soddisfare per garantirsi il consenso, ma espressione di una strategia condivisa adeguata ad assicurare a tutti gli italiani i loro diritti inalienabili alla vita, alla dignità e alla libertà nel contesto di un'Italia libera, sovrana e federalista.

    Propongo una piattaforma programmatica fondata su 4 punti principali: 1) Il riscatto della nostra sovranità monetaria, legislativa, giudiziaria e nazionale, che concretamente significa uscire dall'euro e da questa Unione Europea dei burocrati e dei banchieri. 2) La Repubblica presidenziale e il Federalismo dei Comuni, assicurando la governabilità con l'attribuzione al capo dello Stato eletto il potere esecutivo nel contesto di una riforma dello Stato che riconosce ai Comuni la gestione delle risorse del territorio e l'amministrazione della comunità locale. 3) Drastico abbattimento dei costi dello Stato eliminando tutti gli enti inutili e superflui nella dialettica virtuosa tra Stato forte e Comuni autonomi, per pervenire a una tassa unica al 20% e promuovere un nuovo piano di sviluppo incentrato su turismo, terra e tecnologia. 4) Sostegno alla famiglia naturale per incentivare la natalità degli italiani e difesa della nostra civiltà cristiana sia dalla minaccia dell'immigrazionismo sia dall'invasione islamica.

    Voglio per primo dare il buon esempio annunciando lo scioglimento di Io amo l'Italia, il movimento politico da me fondato nel 2009. Mi rivolgo innanzitutto a Silvio Berlusconi, ai dirigenti di Fratelli d'Italia, alla nuova Lega di Maroni e alla miriade di sigle che nascono e muoiono nel centrodestra: uniamoci per creare il Fronte dell'Italia Libera, Sovrana, Federalista. Propongo di chiamarlo «Prima gli italiani» che significa che gli italiani vengono prima dei soldi, che la famiglia viene prima delle banche, che la comunità locale viene prima dei mercati, che i nostri valori non negoziabili vengono prima dello spread, che le regole della civile convivenza vengono prima del profitto, che il bene comune viene prima della speculazione.

    twitter@magdicristiano

    Meno euro, più famiglia: così riparte il centrodestra - IlGiornale.it

  6. #26
    controrivoluzione
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    Predefinito Re: Cosa nera e ex an

    Citazione Originariamente Scritto da José Frasquelo Visualizza Messaggio
    storace...
    Si può dire tutto quel che si vuole, però almeno ha avuto il coraggio di mettersi in gioco e non aver paura a definirsi di destra (nel significato specifico che ha assunto in Italia), senza il "centro"; inoltre non si è mai detto né liberale, né tanto meno antifascista, come invece la maggior parte di costoro ha fatto.
    Poi, è vero anche che La Destra ha limiti ben visibili.
    Ultima modifica di GLADIUS; 17-06-13 alle 12:24

  7. #27
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    Predefinito Re: Cosa nera e ex an

    Citazione Originariamente Scritto da GLADIUS Visualizza Messaggio
    Meno euro, più famiglia: così riparte il centrodestra


    Ecco un programma in quattro punti che prevede anche la Repubblica presidenziale e l'abbattimento dei costi dello Stato. Si scioglie Io amo l'Italia


    Ha ragione il condirettore del Corriere della Sera Luciano Fontana a domandarsi se in Italia esistono ancora i partiti. La verità è che i partiti tradizionali che grazie all'investitura popolare hanno monopolizzato un potere pressoché assoluto, sono ormai morti.

    La crisi è iniziata quando i partiti si sono spogliati della coltre ideologica all'indomani del crollo del Muro di Berlino; è involuta in malattia cronica con il tradimento della dimensione valoriale nella fase decadente della Prima Repubblica; è sfociata in rapida agonia con la perdita della specificità identitaria nel collasso della Seconda Repubblica. Il colpo di grazia è stato l'auto-commissariamento dei partiti e del Parlamento nel novembre 2011, consegnando lo Stato alla tecnocrazia espressione dell'Eurocrazia e della dittatura finanziaria globalizzata.

    Ora stiamo assistendo alla rapida e inarrestabile moria dei partiti e dei movimenti, siano essi al governo o all'opposizione. È diventato del tutto velleitario parlare di destra, centro, sinistra dal momento che la Partitocrazia ha mercificato il potere e ha sancito il consociativismo che garantisce la spartizione delle poltrone per accontentare chi vince e non scontentare chi perde. Paradossalmente oggi è diventata una disgrazia vincere le elezioni perché si tradurrà in una sonora sconfitta alla tornata successiva. Dato che ciò che anima gli italiani è prevalentemente l'opposizione all'insieme del sistema di potere, la si esprime o boicottando le urne o scommettendo sul soggetto politico più scaltro nella strumentalizzazione della denuncia. Ma quando scoprono di essere stati truffati perché agli slogan roboanti non seguono i fatti concreti, lo puniscono severamente. La parabola di Grillo insegna che chi di protesta ferisce di protesta perisce.

    Ebbene la verità è che nessun governo in Italia è in grado di risolvere i problemi reali degli italiani semplicemente perché mancano i soldi. Il cosiddetto decreto «del fare», appena varato con toni trionfalistici dal governo Letta, è in realtà una goccia nell'oceano limitandoci a considerare che le imprese continuano a morire mentre attendono invano che lo Stato restituisca loro 130 miliardi di euro. Questi soldi non potranno mai essere restituiti emettendo titoli di Stato a debito, che accrescerebbero a dismisura gli interessi da pagare alle banche a cui lo Stato si è venduto concedendo il signoraggio della moneta. Così come dobbiamo prendere atto che l'austerità, impostaci dalla Troika (Commissione europea, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale), attraverso l'aumento delle tasse e i tagli alla spesa pubblica, sta perpetrando il crimine di ridurre l'Italia ricca in italiani poveri.

    Di fronte a questa tragica realtà auspico che possa nascere in Italia un fronte unitario del centrodestra, non più sommatoria di partiti che gestiscono fette di elettorato da soddisfare per garantirsi il consenso, ma espressione di una strategia condivisa adeguata ad assicurare a tutti gli italiani i loro diritti inalienabili alla vita, alla dignità e alla libertà nel contesto di un'Italia libera, sovrana e federalista.

    Propongo una piattaforma programmatica fondata su 4 punti principali: 1) Il riscatto della nostra sovranità monetaria, legislativa, giudiziaria e nazionale, che concretamente significa uscire dall'euro e da questa Unione Europea dei burocrati e dei banchieri. 2) La Repubblica presidenziale e il Federalismo dei Comuni, assicurando la governabilità con l'attribuzione al capo dello Stato eletto il potere esecutivo nel contesto di una riforma dello Stato che riconosce ai Comuni la gestione delle risorse del territorio e l'amministrazione della comunità locale. 3) Drastico abbattimento dei costi dello Stato eliminando tutti gli enti inutili e superflui nella dialettica virtuosa tra Stato forte e Comuni autonomi, per pervenire a una tassa unica al 20% e promuovere un nuovo piano di sviluppo incentrato su turismo, terra e tecnologia. 4) Sostegno alla famiglia naturale per incentivare la natalità degli italiani e difesa della nostra civiltà cristiana sia dalla minaccia dell'immigrazionismo sia dall'invasione islamica.

    Voglio per primo dare il buon esempio annunciando lo scioglimento di Io amo l'Italia, il movimento politico da me fondato nel 2009. Mi rivolgo innanzitutto a Silvio Berlusconi, ai dirigenti di Fratelli d'Italia, alla nuova Lega di Maroni e alla miriade di sigle che nascono e muoiono nel centrodestra: uniamoci per creare il Fronte dell'Italia Libera, Sovrana, Federalista. Propongo di chiamarlo «Prima gli italiani» che significa che gli italiani vengono prima dei soldi, che la famiglia viene prima delle banche, che la comunità locale viene prima dei mercati, che i nostri valori non negoziabili vengono prima dello spread, che le regole della civile convivenza vengono prima del profitto, che il bene comune viene prima della speculazione.

    twitter@magdicristiano

    Meno euro, più famiglia: così riparte il centrodestra - IlGiornale.it
    Ma stiamo ad ascoltare magdi cristiano? Meno euro più famiglia? Ma si può sentire una parola decisa da qualche pezzente di politico?
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  8. #28
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    Predefinito Re: Cosa nera e ex an

    Citazione Originariamente Scritto da GLADIUS Visualizza Messaggio
    Si può dire tutto quel che si vuole, però almeno ha avuto il coraggio di mettersi in gioco e non aver paura a definirsi di destra (nel significato specifico che ha assunto in Italia), senza il "centro"; inoltre non si è mai detto né liberale, né tanto meno antifascista, come invece la maggior parte di costoro ha fatto.
    Poi, è vero anche che La Destra ha limiti ben visibili.

  9. #29
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    Predefinito Re: Cosa nera e ex an

    Mi sembra, obbiettivamente, che un tentativo di ricostruire la destra esista già e si chiami Fratelli d'Italia. Io penso che più che unire ci vuole un movimento che "cannibalizzi" tutti gli altri presenti in quella che una volta era l'Area. Intendiamoci il mio discorso è scevro da entusiasmi, asettico, io guardo la realtà per quella che è e per l'argomento trattato nel thread iniziale, poi, al sottoscritto della Meloni, Crosetto e La Russa e di Fratelli d'Italia frega meno di zero.
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  10. #30
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    Predefinito Re: Cosa nera e ex an

    Io penso che a questi non freghi un cazzo della "cosa nera". Penso si stiano dando da fare per arrivare ai 500 milioni di euro depositati dalla Fondazione ex an. Loro non lo dicono. In pochi lo sanno. Tutti a cantare "Giovinezza" e quelli magnano. Informatevi di come realmente stanno le cose.................io sono stanco di essere preso per il culo.
    La Rivoluzione è una cosa seria, non è una congiura di palazzo e non è
    nemmeno un mutamento di ministeri o l'ascesa di un partito che soppianti un altro partito.

 

 
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