Roma, stivali dei vigili con il marchio contraffatto. Agente li fa sequestrare ma viene denunciato
Quando l'uomo, in servizio al gruppo Motociclisti, ha ricevuto il nuovo equipaggiamento ha notato il marchio contraffatto sulle scarpe e disposto il sequestro. Ma la vicecomandante del Corpo chiede alla Procura di metterlo sotto indagine per "violazioni del segreto istruttorio" e "danno di immagine"
di FLAMINIA SAVELLI
Stivali da equipaggiamento non certificati, il vigile li sequestra e la dirigenza avvia una procedura disciplinare. E scoppia la polemica al comando generale della Polizia Locale in via della Consolazione. Una vicenda iniziata nel marzo 2015 quando S.L., vigile del gruppo in servizio nel reparto motociclisti, si è visto consegnare la nuova attrezzatura. Dopo un primo controllo si è reso conto che gli stivali del reparto non erano a norma perché con il marchio contraffatto. Subito l’agente ne ha disposto il sequestro con la richiesta di convalida all’autorità Giudiziaria. Da qui, la decisione della vicecomandante Raffaella Modafferi di avviare un procedimento a carico dello zelante vigile e la richiesta inviata alla procura della Repubblica di avviare un procedimento per "violazioni del segreto istruttorio" e " danno di immagine".
Ma se proprio la Procura aveva predisposto l’archiviazione del caso, lunedì mattina negli uffici del comando della Municipale hanno deciso per la riapertura del fascicolo: “Siamo al paradosso” dichiara in una nota Marco Milani, coordinatore Romano della Ugl Polizia Locale che ha denunciato l’accaduto: "Ci si accanisce contro dipendenti che hanno il solo difetto di svolgere fino in fondo il proprio dovere. In questo caso, non era nemmeno la prima volta, visto che lo stesso vigile è stato recentemente prosciolto da un’ altra accusa per aver presenziato a un udienza di convalida di un arresto dalle stesso eseguito. Ci auspichiamo – prosegue Milani- che la nuova giunta sappia fare chiarezza su eventuali pendenze civili e penali dei nostri dirigenti”.
Roma, stivali dei vigili con il marchio contraffatto. Agente li fa sequestrare ma viene denunciato - Repubblica.it
Usa, Fca sotto inchiesta
nel mirino le vendite
NEW YORK - Le autorità americane indagano su Fca sui dati sulle vendite ai clienti finali americani. «Collaboriamo con la Sec», la consob americana, afferma Fca. «Fca conferma che sta collaborando con un'indagine della Sec sulle vendite di auto ai clienti finali negli Stati Uniti. Nei comunicati finanziari trimestrali e annuali - si legge in una nota - , Fca riporta i ricavi basati sulle consegne ai concessionari e ai clienti e non riporta le vendite delle auto ai clienti finali. Domande su temi simili sono state presentate anche dal Dipartimento di Giustizia. Stiamo cooperando con queste indagini».
Secondo le indiscrezioni riportate dall'agenzia Bloomberg, le autorità americane potrebbero avvalersi nelle indagini delle informazioni che emergeranno nella causa civile avviata da un concessionario di Napleton, vicino a Chicago, che ha accusato Fca di aver gonfiato le vendite mensili premiando i concessionari per dichiarare vendite più alte di quelle realizzate, falsificando i dati nell'ultimo giorno del mese, per poi correggerli l'indomani. Secondo l'accusa del concessionario, un manager di Fca gli avrebbe offerto 20.000 dollari per dichiarare vendite false su 409 veicoli.
Vendite negli Usa Fca sotto inchiesta | Il Mattino
Massoneria, mafia, politica e servizi: ecco la “nuova” ‘ndrangheta.
di Lucio Musolino
“Vorrei che fosse chiaro che questa è la nuova ‘ndrangheta, che nasce dalla commistione tra la vecchia struttura criminale di tipo mafioso e la massoneria“. È il collaboratore di giustizia Antonino Lo Giudice detto il ‘Nano’, assieme al pentito Cosimo Virgilio, a dare al sostituto procuratore della Dda Giuseppe Lombardo i riscontri sui cosiddetti “invisibili” che tirano le fila a Reggio Calabria. Le carte dell’inchiesta “Mamma Santissima”, nell’ambito della quale è stato chiesto al Parlamento l’arresto per associazione mafiosa anche del senatore Caridi, rischiano così di riscrivere la storia, non solo politica, di una città dove sono ancora troppe le domande che non hanno avuto una risposta. Punti interrogativi che possono essere svelati solo dopo aver letto tra le pieghe del rapporto massoneria-‘ndrangheta- politica-servizi segreti deviati.
Il tritolo del 2004 per Scopelliti
A partire dai tre panetti di tritolo piazzati nell’ottobre del 2004 in un bagno di Palazzo San Giorgio e trovati grazie a tre informative firmate dal numero due del Sisde Marco Mancini. Una bomba, collegata a un telefonino, che non poteva esplodere perché non aveva l’innesco. Le barbe finte del Sismi avvertirono la squadra mobile di allora che era stata la ‘ndrangheta a piazzare l’ordigno e che questo era indirizzato al sindaco Giuseppe Scopelliti, messo sotto scorta ancora prima del rinvenimento dei panetti da parte degli uomini del questore Vincenzo Speranza. A distanza di 12 anni, nessuno era riuscito a scoprire quale famiglia mafiosa aveva gestito l’operazione ma solo che il tritolo era quello della “Laura C”, la nave affondata a largo della costa jonica con tonnellate di esplosivo nella stiva diventata il supermarket della ‘ndrangheta. Solo pochi giorni fa, il procuratore De Raho ha spiegato che la collocazione di quell’esplosivo sarebbe stato un avvertimento del gruppo Romeo-De Stefano per ottenere un duplice effetto: da una parte condizionare Scopelliti e dall’altro dare di lui l’immagine di un amministratore bersaglio della ‘ndrangheta, favorendone l’ascesa politica. Una messa in scena, quindi, organizzata nei minimi particolari dalle stesse persone in grado di lasciare fuori l’ala militare delle cosche, fare arrivare il messaggio al vice di Pollari e, allo stesso tempo, creare le condizioni affinché di quel tritolo non si sapesse più nulla.
Alla luce anche di questo, è più comprensibile quanto il pentito Lo Giudice spiega al pm Lombardo il 21 giugno scorso: “In questa nuova organizzazione, la parte identificabile con la vecchia ‘ndrangheta è incaricata di gestire i rituali e di svolgere una funzione di parafulmine rispetto alla componente più importante e riservata, che attraverso i rapporti con ulteriori apparati massonici gestisce un enorme potere anche in campo politico ed economico”. Nino il “Nano” riferisce ai magistrati quello che in cella gli ha raccontato il collaboratore Cosimo Virgilio, profondo conoscitore dei grembiulini calabresi che aveva svelato alla Dda come le cosche della Piana di Gioia Tauro avevano imposto la mazzetta del 3% alle imprese che hanno ammodernato la Salerno-Reggio Calabria. “(Virgilio, ndr) mi confidò – dice Lo Giudice – che faceva parte di una società segreta chiamata massoneria e che era costituita da tre tronconi: una legalizzata (di cui facevano parte professionisti di alto livello come giudici, servizi segreti deviati e uomini dello Stato), la seconda da politici, avvocati e commercialisti, e la terza da criminali con poteri decisionali e uomini invisibili che rappresentavano il tribunale supremo che giudicavano la vita e la morte di ogni affiliato, tutti uniti in unica potenza incontrastata”. È ancora più chiaro lo stesso Virgilio che al pm Lombardo illustra come “materialmente è avvenuta l’interrelazione tra la componente massonica e quella tipicamente criminale”. Nel gergo massonico lo chiamano la “breccia di Porta Pia”. In realtà è una sorta di camera di compensazione a una sola entrata, un “varco” tra il mondo della ‘ndrangheta e quello dei grembiulini costituito da una “nuova figura criminale che è identificata con la Santa”.
“È importante – continua Virgilio – precisare che, attraverso quel “varco” costituito dai santisti (soggetti insospettabili), il mondo massonico entra nella ‘ndrangheta e non viceversa, per quello che io ho vissuto e percepito. Devo precisare ancora che il ruolo di santista all’interno della ‘ndrangheta non consente in automatico il contatto con la massoneria: è necessario, invece, perché questo contatto avvenga, che si individuino ulteriori soggetti “cerniera”, che noi definivamo soggetti in giacca, cravatta e laurea, che fossero in grado di curare queste relazioni senza che fossero direttamente individuabili”. Mafiosi e massoni insieme quindi.
In numerose inchieste ci sono tracce del fascino per la squadra e il compasso nutrito dai boss. Con l’operazione “Mamma Santissima”, però, scopriamo che è avvenuto soprattutto il contrario: sono i massoni che aprono quel “varco” dove i loro interessi si mescolano con quelli della ‘ndrangheta. “Il sistema allargato, composto tanto dagli elementi massonici che da quelli tipicamente di ‘ndrangheta, – è sempre il pentito Virgilio a parlarne con il pm Lombardo – aveva come obiettivo finale quello di garantire alla componente massonica, fortemente politicizzata, la gestione dei flussi elettorali. La componente di ‘ndrangheta mirava al consolidamento degli ingenti capitali sporchi, già formati, che andavano ricollocati sul mercato, anche estero, mediante strumenti finanziari evoluti, gestiti attraverso gli appartenenti alla massoneria”.
Perquisizione alla Regione
Intanto oggi a Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria, c’è stata una nuova perquisizione dei carabinieri del Ros e del Reparto Operativo. L’obiettivo degli investigatori è trovare altri riscontri sulla posizione dell’ex sottosegretario della Regione Alberto Sarra, fino al 2005 assessore al Personale e nei cinque anni successivi consigliere di minoranza. Uomo di Paolo Romeo (considerato la mente della ‘ndrangheta reggina), Alberto Sarra è uno dei due politici regionali coinvolti nell’inchiesta “Mamma Santissima”. L’altro è il senatore Caridi che, prima di essere eletto al Parlamento, è stato assessore regionale alle Attività produttive. Entrambi, così come Paolo Romeo, erano di casa a Palazzo Campanella dove, anche adesso, hanno i loro referenti. Non è escluso che la Dda stia cercando di ricostruire come i due politici, che gestivano importanti budget, possano aver contribuito con emendamenti e proposte di legge a rafforzare gli amici dei clan.
Massoneria, mafia, politica e servizi: ecco la "nuova" 'ndrangheta. "In Calabria 28 logge su 32 controllate da clan", è scontro - Il Fatto Quotidiano




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