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  1. #2101
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Roma, stivali dei vigili con il marchio contraffatto. Agente li fa sequestrare ma viene denunciato
    Quando l'uomo, in servizio al gruppo Motociclisti, ha ricevuto il nuovo equipaggiamento ha notato il marchio contraffatto sulle scarpe e disposto il sequestro. Ma la vicecomandante del Corpo chiede alla Procura di metterlo sotto indagine per "violazioni del segreto istruttorio" e "danno di immagine"
    di FLAMINIA SAVELLI
    Stivali da equipaggiamento non certificati, il vigile li sequestra e la dirigenza avvia una procedura disciplinare. E scoppia la polemica al comando generale della Polizia Locale in via della Consolazione. Una vicenda iniziata nel marzo 2015 quando S.L., vigile del gruppo in servizio nel reparto motociclisti, si è visto consegnare la nuova attrezzatura. Dopo un primo controllo si è reso conto che gli stivali del reparto non erano a norma perché con il marchio contraffatto. Subito l’agente ne ha disposto il sequestro con la richiesta di convalida all’autorità Giudiziaria. Da qui, la decisione della vicecomandante Raffaella Modafferi di avviare un procedimento a carico dello zelante vigile e la richiesta inviata alla procura della Repubblica di avviare un procedimento per "violazioni del segreto istruttorio" e " danno di immagine".
    Ma se proprio la Procura aveva predisposto l’archiviazione del caso, lunedì mattina negli uffici del comando della Municipale hanno deciso per la riapertura del fascicolo: “Siamo al paradosso” dichiara in una nota Marco Milani, coordinatore Romano della Ugl Polizia Locale che ha denunciato l’accaduto: "Ci si accanisce contro dipendenti che hanno il solo difetto di svolgere fino in fondo il proprio dovere. In questo caso, non era nemmeno la prima volta, visto che lo stesso vigile è stato recentemente prosciolto da un’ altra accusa per aver presenziato a un udienza di convalida di un arresto dalle stesso eseguito. Ci auspichiamo – prosegue Milani- che la nuova giunta sappia fare chiarezza su eventuali pendenze civili e penali dei nostri dirigenti”.
    Roma, stivali dei vigili con il marchio contraffatto. Agente li fa sequestrare ma viene denunciato - Repubblica.it

    Usa, Fca sotto inchiesta
    nel mirino le vendite
    NEW YORK - Le autorità americane indagano su Fca sui dati sulle vendite ai clienti finali americani. «Collaboriamo con la Sec», la consob americana, afferma Fca. «Fca conferma che sta collaborando con un'indagine della Sec sulle vendite di auto ai clienti finali negli Stati Uniti. Nei comunicati finanziari trimestrali e annuali - si legge in una nota - , Fca riporta i ricavi basati sulle consegne ai concessionari e ai clienti e non riporta le vendite delle auto ai clienti finali. Domande su temi simili sono state presentate anche dal Dipartimento di Giustizia. Stiamo cooperando con queste indagini».
    Secondo le indiscrezioni riportate dall'agenzia Bloomberg, le autorità americane potrebbero avvalersi nelle indagini delle informazioni che emergeranno nella causa civile avviata da un concessionario di Napleton, vicino a Chicago, che ha accusato Fca di aver gonfiato le vendite mensili premiando i concessionari per dichiarare vendite più alte di quelle realizzate, falsificando i dati nell'ultimo giorno del mese, per poi correggerli l'indomani. Secondo l'accusa del concessionario, un manager di Fca gli avrebbe offerto 20.000 dollari per dichiarare vendite false su 409 veicoli.
    Vendite negli Usa Fca sotto inchiesta | Il Mattino

    Massoneria, mafia, politica e servizi: ecco la “nuova” ‘ndrangheta.
    di Lucio Musolino
    “Vorrei che fosse chiaro che questa è la nuova ‘ndrangheta, che nasce dalla commistione tra la vecchia struttura criminale di tipo mafioso e la massoneria“. È il collaboratore di giustizia Antonino Lo Giudice detto il ‘Nano’, assieme al pentito Cosimo Virgilio, a dare al sostituto procuratore della Dda Giuseppe Lombardo i riscontri sui cosiddetti “invisibili” che tirano le fila a Reggio Calabria. Le carte dell’inchiesta “Mamma Santissima”, nell’ambito della quale è stato chiesto al Parlamento l’arresto per associazione mafiosa anche del senatore Caridi, rischiano così di riscrivere la storia, non solo politica, di una città dove sono ancora troppe le domande che non hanno avuto una risposta. Punti interrogativi che possono essere svelati solo dopo aver letto tra le pieghe del rapporto massoneria-‘ndrangheta- politica-servizi segreti deviati.
    Il tritolo del 2004 per Scopelliti
    A partire dai tre panetti di tritolo piazzati nell’ottobre del 2004 in un bagno di Palazzo San Giorgio e trovati grazie a tre informative firmate dal numero due del Sisde Marco Mancini. Una bomba, collegata a un telefonino, che non poteva esplodere perché non aveva l’innesco. Le barbe finte del Sismi avvertirono la squadra mobile di allora che era stata la ‘ndrangheta a piazzare l’ordigno e che questo era indirizzato al sindaco Giuseppe Scopelliti, messo sotto scorta ancora prima del rinvenimento dei panetti da parte degli uomini del questore Vincenzo Speranza. A distanza di 12 anni, nessuno era riuscito a scoprire quale famiglia mafiosa aveva gestito l’operazione ma solo che il tritolo era quello della “Laura C”, la nave affondata a largo della costa jonica con tonnellate di esplosivo nella stiva diventata il supermarket della ‘ndrangheta. Solo pochi giorni fa, il procuratore De Raho ha spiegato che la collocazione di quell’esplosivo sarebbe stato un avvertimento del gruppo Romeo-De Stefano per ottenere un duplice effetto: da una parte condizionare Scopelliti e dall’altro dare di lui l’immagine di un amministratore bersaglio della ‘ndrangheta, favorendone l’ascesa politica. Una messa in scena, quindi, organizzata nei minimi particolari dalle stesse persone in grado di lasciare fuori l’ala militare delle cosche, fare arrivare il messaggio al vice di Pollari e, allo stesso tempo, creare le condizioni affinché di quel tritolo non si sapesse più nulla.
    Alla luce anche di questo, è più comprensibile quanto il pentito Lo Giudice spiega al pm Lombardo il 21 giugno scorso: “In questa nuova organizzazione, la parte identificabile con la vecchia ‘ndrangheta è incaricata di gestire i rituali e di svolgere una funzione di parafulmine rispetto alla componente più importante e riservata, che attraverso i rapporti con ulteriori apparati massonici gestisce un enorme potere anche in campo politico ed economico”. Nino il “Nano” riferisce ai magistrati quello che in cella gli ha raccontato il collaboratore Cosimo Virgilio, profondo conoscitore dei grembiulini calabresi che aveva svelato alla Dda come le cosche della Piana di Gioia Tauro avevano imposto la mazzetta del 3% alle imprese che hanno ammodernato la Salerno-Reggio Calabria. “(Virgilio, ndr) mi confidò – dice Lo Giudice – che faceva parte di una società segreta chiamata massoneria e che era costituita da tre tronconi: una legalizzata (di cui facevano parte professionisti di alto livello come giudici, servizi segreti deviati e uomini dello Stato), la seconda da politici, avvocati e commercialisti, e la terza da criminali con poteri decisionali e uomini invisibili che rappresentavano il tribunale supremo che giudicavano la vita e la morte di ogni affiliato, tutti uniti in unica potenza incontrastata”. È ancora più chiaro lo stesso Virgilio che al pm Lombardo illustra come “materialmente è avvenuta l’interrelazione tra la componente massonica e quella tipicamente criminale”. Nel gergo massonico lo chiamano la “breccia di Porta Pia”. In realtà è una sorta di camera di compensazione a una sola entrata, un “varco” tra il mondo della ‘ndrangheta e quello dei grembiulini costituito da una “nuova figura criminale che è identificata con la Santa”.
    “È importante – continua Virgilio – precisare che, attraverso quel “varco” costituito dai santisti (soggetti insospettabili), il mondo massonico entra nella ‘ndrangheta e non viceversa, per quello che io ho vissuto e percepito. Devo precisare ancora che il ruolo di santista all’interno della ‘ndrangheta non consente in automatico il contatto con la massoneria: è necessario, invece, perché questo contatto avvenga, che si individuino ulteriori soggetti “cerniera”, che noi definivamo soggetti in giacca, cravatta e laurea, che fossero in grado di curare queste relazioni senza che fossero direttamente individuabili”. Mafiosi e massoni insieme quindi.
    In numerose inchieste ci sono tracce del fascino per la squadra e il compasso nutrito dai boss. Con l’operazione “Mamma Santissima”, però, scopriamo che è avvenuto soprattutto il contrario: sono i massoni che aprono quel “varco” dove i loro interessi si mescolano con quelli della ‘ndrangheta. “Il sistema allargato, composto tanto dagli elementi massonici che da quelli tipicamente di ‘ndrangheta, – è sempre il pentito Virgilio a parlarne con il pm Lombardo – aveva come obiettivo finale quello di garantire alla componente massonica, fortemente politicizzata, la gestione dei flussi elettorali. La componente di ‘ndrangheta mirava al consolidamento degli ingenti capitali sporchi, già formati, che andavano ricollocati sul mercato, anche estero, mediante strumenti finanziari evoluti, gestiti attraverso gli appartenenti alla massoneria”.
    Perquisizione alla Regione
    Intanto oggi a Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria, c’è stata una nuova perquisizione dei carabinieri del Ros e del Reparto Operativo. L’obiettivo degli investigatori è trovare altri riscontri sulla posizione dell’ex sottosegretario della Regione Alberto Sarra, fino al 2005 assessore al Personale e nei cinque anni successivi consigliere di minoranza. Uomo di Paolo Romeo (considerato la mente della ‘ndrangheta reggina), Alberto Sarra è uno dei due politici regionali coinvolti nell’inchiesta “Mamma Santissima”. L’altro è il senatore Caridi che, prima di essere eletto al Parlamento, è stato assessore regionale alle Attività produttive. Entrambi, così come Paolo Romeo, erano di casa a Palazzo Campanella dove, anche adesso, hanno i loro referenti. Non è escluso che la Dda stia cercando di ricostruire come i due politici, che gestivano importanti budget, possano aver contribuito con emendamenti e proposte di legge a rafforzare gli amici dei clan.
    Massoneria, mafia, politica e servizi: ecco la "nuova" 'ndrangheta. "In Calabria 28 logge su 32 controllate da clan", è scontro - Il Fatto Quotidiano

  2. #2102
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Esame di specializzazione in medicina 2016 “Mettete le telecamere della polizia nelle aule”
    In questi giorni si sta svolgendo in varie sedi italiane l’esame di ammissione alle scuole di specializzazione in medicina, dalle quali usciranno i medici che cureranno gli italiani nei prossimi decenni. Io sono una di loro, anzi non lo sono, nel senso che mesi fa ho superato il medesimo esame spagnolo e lavoro e studio in Spagna, ma in questi giorni sono tornata in Italia per provare l’esame italiano, con la tentazione incerta e pericolosa di tornare, per ragioni affettive. L’esame spagnolo è nazionale da circa vent’anni, qui in Italia da soli 3 anni (prima addirittura il primario di ogni città decideva arbitrariamente chi selezionare); in Spagna il candidato deve sostenere un esame scritto cartaceo di 5 ore, dovendo risolvere casi clinici complessi, e dell’esame sono disponibili 7 versioni differenti, in modo che nessuno possa copiare dal vicino (e sono testimone del fatto che un ragazzo che timidamente allungava il collo è stato spostato in un angolo). In Italia l’esame è spalmato su due giornate con prove di un’ora e mezza ciascuna, e si svolge al computer. All’inizio ho pensato che l’Italia fosse per questo all’avanguardia, fino a quando il mio computer non ha segnalato un “errore interno al sistema” proprio al momento dell’invio dei dati al ministero. Non esistono versioni diverse del compito e le schermate dei computer vicini sono facilmente visibili. In Spagna il candidato non deve scegliere in anticipo le sedi per le quali concorre, cosa che stabilirà dopo la graduatoria, in modo che virtualmente compete per tutti i posti, e nessuna borsa di studio viene sprecata; in Italia si possono scegliere solo tre scuole di specializzazione, prima dell’esame, e non si possono modificare in seguito, indipendentemente dai posti rimasti liberi.
    Prima dell’avvio della prova un’addetta alla vigilanza, peraltro molto simpatica e gentile, ha letto ad alta voce le norme di sicurezza e, alla voce “smartwatch”, ci ha chiesto allibita di cosa si trattasse, quindi dubito che avrebbe riconosciuto la presenza di un orologio che naviga in internet al polso di uno di noi. Al termine della prova sono stati appesi i risultati sulla porta: a Milano il punteggio massimo nella mia aula e in quella di fronte non superava i 55, ma ho avuto modo di vedere la foto del medesimo foglio appeso fuori dalla porta a L’ Aquila, dove quasi metà classe aveva punteggi sopra il 65. Qualcuno addirittura ha letto su Facebook la frase “Grazie Wikipedia”, scritta da qualche candidato senza vergogna e con il sonno notturno pesante e indisturbato. I quesiti dell’esame italiano erano banalissimi (addirittura in uno chiedevano a noi medici se l’obesità fosse un fattore di rischio cardiovascolare!) o estremamente irrilevanti dal punto di vista clinico e facilmente reperibili in internet, come il nome di specifiche proteine cellulari.
    La mia impressione è che un sistema di questo tipo punti a far sì che rimanga preponderante il peso del voto di laurea, che è l’altra parte del punteggio. Dato che ci sono università italiane in cui quasi tutti si laureano con 110 e altre in cui a fatica si raggiunge 90, sarebbe stato logico ponderare il voto di laurea in base alla media di quell’università, ma chiaramente la proposta è caduta nel vuoto. Se volete curare gli italiani, il mio consiglio è di iscrivervi in un’Università con la lode facile e poi fare l’esame di specializzazione con lo smartwatch al polso. Ho pagato 100 euro per sostenere questo esame italiano (il costo di quello spagnolo era di circa 10 euro) e sento di aver solo finanziato questo sistema mafioso. Posso solo augurare a chi ha permesso tutto ciò che, quando prima o poi ne avrà bisogno, perché il momento arriva per tutti, sarà curato da quei brillanti candidati che oggi hanno superato l’esame a modo loro, e in realtà non c’è nemmeno bisogno di augurarlo, perché inevitabilmente sarà proprio così.
    Questa è la fuga dei cervelli e la crisi della sanità, spiegata dal mio personale punto di vista: dato che ho avuto il privilegio (coatto) di poter fare un confronto tra i due Paesi, mi sembrava giusto trasmettere a qualcuno la mia inutile testimonianza, pur consumando il poco tempo che mi rimane qui in Italia, in attesa dell’aereo. Se non fossi nata qui e non mi fossi abituata affettivamente a questi luoghi potrei solo essere sollevata dal fatto di andarmene, potrei semplicemente essere una turista che adora l’Italia e dice che vorrebbe vivere qui, senza crederci davvero e conservando gelosamente in tasca il suo biglietto aereo di ritorno. Ognuno vuole fare un viaggio in Italia una volta nella vita, e io l’ho fatto. Ora sto pensando a come disamorarmi dell’Italia, considerandolo un amore tossico, impossibile o dannoso, di quelli che solo possono far male e che per meccanismi perversi rimangono attaccati come sanguisughe al cuore.
    Non mi piace affatto quando i colleghi spagnoli mi ricordano che la sanità italiana è ormai privata, perché le attese per un esame sono di mesi e il costo del ticket arriva a 80 euro, mentre in Spagna il ticket non esiste, ma d’altronde io ricordo bene quando, due anni fa, gli spagnoli scesero in piazza a frotte contro la privatizzazione della sanità, bloccandola. Così come curano con affetto il parco del Retiro a Madrid (mentre in alcune nostre città non si possono lasciare fiori nelle aiuole perché il senso del bene pubblico non esiste e i fiori e le panchine verrebbero sradicati e portati in giardini privati), così come in generale curano tutte le loro città, riuscendo a renderle tolleranti, creative, all’avanguardia ma allo stesso tempo sicure, ordinate e civili (con intransigenza), immagino non abbiano permesso a nessuno di calpestare il loro diritto ad una sanità efficiente governata da medici competenti. Alla fine solo di questo si tratta, di autostima collettiva, del diritto che un popolo crede di meritare (o meno) ad un servizio pubblico meritocratico.
    La crisi economica si può vivere in modi diversi, con dignità o con disfattismo e cinismo. Immagino che il pensiero dei furbetti che hanno copiato in questi giorni (e nei due esami degli anni passati, senza che per questo fossero adottate nuove misure di sicurezza) sia stato il solito triste ritornello italiano della sopravvivenza a qualsiasi costo, del “così fan tutti”, con quel penoso compiacimento di gente che si crede tosta perchè galleggia nelle sabbie mobili del malaffare. Il cancro nasce quando una cellula pensa solo alla propria sopravvivenza, a scapito dell’organismo intero. A volte credo che sia troppo tardi: quando la maggioranza pensa solo a salvarsi a qualsiasi costo difficilmente qualcuno potrà rischiare di fare il primo passo, mettere un fiore nell’aiuola pubblica, non sapendo se gli altri crederanno a quel timido messaggio o approfitteranno di quel segnale di apertura per sradicarlo. Tutti mi dicono che sarebbe stata una follia tornare qui, in questo Paese in cui l’ambiente universitario è spesso gratuitamente arrogante e lasciato al narcisismo indiscusso di una personalità singola, che detta legge, ed io questo lo so, eppure parto col cuore pesante.
    Non so ancora i risultati ufficiali dell’esame, ma forse avrei voluto essere io a rifiutare l’Italia e non viceversa, o addirittura mi sarebbe piaciuto riappacificarmi con questo Paese, dare all’Italia una possibilità di corteggiarmi, riconquistarmi. Quando finalmente in Italia si decise di introdurre l’esame su base nazionale un po’ sperai, un po’ immaginai che questa donna bella e dannata volesse diventare una compagna di vita e non solo di scappatelle estive. Addirittura meditai di aspettare l’esame italiano, senza partecipare a quello spagnolo, per poter fare il mio difficile lavoro al 100%, nella mia lingua, nel mio intorno culturale. Qui in Italia questo esame lo conoscono solo gli addetti ai lavori, ma le sue ripercussioni ricadono su tutto il Paese, per decenni. Mettere delle telecamere o del personale di Polizia in quelle aule sarebbe stata una spesa utile per il futuro di tutti noi, anzi di tutti voi.
    https://fattodavoi.ilfattoquotidiano...ia-nelle-aule/


    Lombardia, la rabbia dei professori: "Bocciano soltanto noi"
    Al concorsone promossi in 63 su 690: è polemica
    di SIMONA BALLATORE
    Sessantatré “promossi” su 690 candidati. Una doccia gelata per i professori di lingua e civiltà inglese che aspiravano, finalmente, “alla cattedra” e che avevano tentato il test in terra lombarda. Il dato, confrontato ai risultati di altre regioni, sta alimentando il fuoco delle polemiche sul concorsone, acceso già da tempo. Nemmeno il 10% degli iscritti è riuscito a passare lo scritto e ad accedere all’orale.
    «Nella stessa classe di concorso, in altre regioni, le percentuali sono molto diverse – denunciano i prof lombardi –. Si va dal 25% dell’Emilia Romagna al 33% in Piemonte. Con punte del 40% nel Lazio e del 63% in Sicilia».
    Lumbard meno anglofoni rispetto ai colleghi del resto d’Italia? «Peccato che fra i non ammessi ci siano molti colleghi di riconosciute preparazione e competenza – sottolineano –. Tutti hanno già un titolo abilitante ottenuto tramite i percorsi previsti dal Miur. È forte la sensazione che dietro questa percentuali si nasconda qualcosa di anomalo».
    Parte quindi un nuovo tam-tam alle porte dei sindacati di categoria. «Il dato non mi sorprende purtroppo – spiega Lucia Azzolina dell’Anief –. L’unica cosa che si può fare in questi casi è una richiesta di accesso agli atti per rivedere la propria prova ed eventualmente quella degli altri, abbiamo già messo a disposizione dei soci il modello. In tanti stanno presentando richiesta. Però attenzione, devono esserci errori formali altrimenti su contenuti e correzioni non è possibile presentare ricorso».
    Lombardia, la rabbia dei professori: "Bocciano soltanto noi" - Cronaca - ilgiorno.it

  3. #2103
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Cannabis pericolosa come la cocaina.
    di Andrea Zambrano
    “Ma lei lo farebbe salire suo figlio su uno scuolabus guidato da un autista che fa uso di cannabis?”. Il professore Gilberto Gerra ama fare esempi iperbolici (ma non più di tanto…) per far capire non solo la pericolosità della cannabis, ma anche il guazzabuglio di ipocrisie che si circonda dietro il mantra liberalizzazione delle droghe cosiddette leggere. Tema buono per tutte le stagioni dal ’68 ad oggi che puntualmente torna alla ribalta politica. E che lunedì si è affacciato per la prima volta in un’aula parlamentare italiana con la discussione, poi rinviata a settembre, del ddl proposto dal deputato radicale Pd Roberto Giacchetti.
    “Fa male?” “No, non fa niente”. “Arricchisce le mafie, meglio liberalizzarla”. “E allora l’alcol?”. Attorno al dibattitto si polarizzano scuole di pensiero che il più delle volte utilizzano stati emozionali e semplici opinioni. Perché la scienza, su questo, sulla dannosità della cannabis, è chiara. Da tempo.
    Gilberto Gerra è un endocrinologo di Parma, ma da molti anni ormai vive a Vienna dove dirige la divisione dell’Onu per le operazioni antidroga. Professore Gerra, eccoci arrivati in Parlamento. Era l’obiettivo dei Radicali. Da almeno 40 anni.
    Un errore gravissimo. Dettato da una politica che ignora bellamente che ci sono tre trattati internazionali che riguardano la normativa sull’uso delle droghe.
    E che dicono?
    Inseriscono la cannabis e tutti i suoi derivati nella prima fascia di sostanze dannose e pericolose. Ci sono non una, ma tre convenzioni internazionali che hanno dato luogo a trattati tra gli Stati e che hanno lo stesso valore, per intenderci degli accordi internazionali sul clima o sui trattati contro la proliferazione degli armamenti nucleari che tanto fanno parlare.
    Ma che sono inascoltati?
    Esattamente. Sulle droghe esistono tre convenzioni: una del 1961, una del 1971 e una del 1988.
    L’ultima è di quasi 25 anni fa…
    Sarebbe troppo comodo pensarlo. Ma non è vero: nell’assemblea dell’aprile scorso al Palazzo di Vetro a New York è stato approvato un documento che dice che la pietra angolare del sistema di controllo delle droghe sta in quei trattati. E si badi: è stato approvato all’unanimità con 193 voti su 193. L’accordo sul clima di due giorni dopo ha avuto 170 voti. Eppure…
    Eppure?
    Eppure c’è una discriminazione dei media. Nessuno ne ha dato notizia. E questo è tragico.
    Sì, ma che cosa dicono i trattati?
    Che la cannabis è nella tabella 1, la più problematica, esattamente come la cocaina e l’eroina. Infatti gli Stati vorrebbero cambiarle categoria.
    Se tutti gli Stati sono d’accordo perché arrivano questi progetti di legge?
    Perché ci sono influenze fuori dalle istituzioni, ma quando le istituzioni lavorano seriamente, come all’Onu, pensando al loro elettorato stanno attenti e pensano: non posso mettere un venditore di droga davanti alla scuola di mio figlio.
    Dunque: cannabis pericolosa, eppure c’è chi non lo sostiene.
    C’è una grande confusione, ma la scienza dice una cosa molto chiara: non deve essere usata per scopi non medici.
    I cosiddetti scopi ricreazionali…
    Lei andrebbe a chiedere al suo medico il prozac per scopi ricreazionali?
    Non so… direi di no.
    Chiaro. Perché il medico la interpreterebbe come una domanda senza senso. Provi a chiedere ad un diabetologo una ricetta di insulina per “uso personale”.
    Mi prenderebbe per matto.
    Appunto. Ma per la cannabis stiamo rivendicando una specie di diritto all’uso non medico di sostanze che hanno reazioni nel cervello ben peggiori del prozac.
    Che comunque non è un antidepressivo leggero…
    Il prozac serve per aumentare i livelli di serotonina e questo fa essere meno depressi.
    Ci sono.
    Sa qual è l’effetto farmacologico dell’ecstasy?
    No…
    Lo stesso del prozac.
    E allora perché l’ecstasy è nei trattati?
    Perché il prozac è “gentile”. Ci mette 20 giorni ad ottenere un effetto controllato che l’ecstasy raggiunge in 40 minuti. E come in tutte le cose dirompenti qua il danno neurologico è senza ritorno. Per non parlare di altri effetti collaterali.
    Torniamo al discorso dell’uso ricreazionale…
    Una parola inventata dagli adulti per continuare a negare la situazione dei giovani, i quali non chiedono altro che essere ascoltati.
    Non ci fa farà anche lei che è scienziato il solito fervorino sul disagio?
    Ma è così. Quando un adolescente sta bene, ha una vita sana, piena, una vita realizzata, si sente amato e ascoltato non pensa di ricorrere a sostanze d’abuso.
    Eppure il legislatore lo prevede.
    Perché quella parola, ricreazionale, è utilizzata per occultare le difficoltà, uno stress da coprire che non si riesce a gestire, frustrazioni, accumulo di sofferenze fin dalla tenera infanzia, una sfera emozionale anaffettiva. Il ragazzo spera che le sostanze possano migliorare la sua condizione in questo disperato tentativo di automedicazione che lo porta al baratro. E tutto questo il legislatore lo chiama “uso ricreazionale”.
    Ma la scienza che cosa dice?
    Io studio da 20 anni gli effetti della marijuana sui ragazzi. Ho studiato le loro famiglie e le assicuro che chi fa uso di cannabis non sta bene dal punto di vista relazionale.
    Ma gli effetti?
    Allora, cominciamo col dire che il minimo che ti può venire fumando una canna è un deficit della memoria e delle capacità cognitive. Chi ha interesse a far sì che il proprio fisico possa subire tutto questo se non un disagiato psicologico?
    L’avvocato del diavolo dice: è sempre una questione di quantità.
    Balle. Assieme all’Oms in questi anni abbiamo operato una sistematica revisione della letteratura scientifica e abbiamo visto cose impressionanti: rischio incidenti stradali, molto aggravato rispetto all’alcol, danni al polmone, danni cardiovascoari, danni allo sviluppo emozionale degli adolescenti con alterazioni che possono condurre in una minoranza del 15% a disturbi mentali veri e propri, che si fa fatica a riconoscere rispetto ai disturbi classici.
    Ad esempio?
    Quando uno psichiatra vede un quadro di un adolescente non capisce se è un esordio di schizofrenia o se è indotto da disturbi psicotici da marijuana. Ci sono casi dove la schizofrenia è diventata permanente.
    Sempre l’avvocato del diavolo: ma è solo una minoranza.
    E allora perché le istituzioni fanno la battaglia alle minoranze a rischio infarto per le malattie cardiovascolari o per il colesterolo? Non tutti quelli che mangiano salame sono vulnerabili all’infarto, ma lo Stato non tutela la maggioranza immune, bensì la minoranza vulnerabile.
    Il suo ufficio si occupa anche di criminalità legata allo spaccio. Roberto Saviano continua a dire che la legalizzazione toglierebbe il potere alla malavita.
    Opinione funesta da smantellare prima che faccia danni.
    E’ falsa?
    Falsissima. Ammettiamo che lo Stato venda cannabis in un dispensario pubblico ai maggiorenni con una bassa concentrazione di principio attivo e un prezzo alto per scoraggiare gli avventori.
    Ammesso.
    Che cosa fa la malavita?
    Entra nel business con offerte più vantaggiose...
    Esatto. Che si traducono nella messa in circolazione di marijuana a prezzi più bassi e a maggior concentrazione di principio attivo. La malavita così diventa un concorrente dello Stato in un’offerta vasta per minorenni e maggiorenni. E può continuare indisturbata a fare affari sulla morte dei suoi clienti. Compra legale e vende illegale e si fa beffe dello Stato. Senza contare tutti i problemi di relazione sociale.
    Come ad esempio?
    Nel 2007 ci fu un caso drammatico di un autista di scuolabus che guidava sotto l’effetto di marijuana, ferì 22 bambini. Lei ce li manderebbe a scuola i suoi figli…?
    No.
    E la maestra che fa uso di cannabis e si dimentica i bambini al parco? E il pilota d’aereo? Potremmo continuare all’infinito.
    Che cosa teme?
    La creazione di una multinazionale della cannabis. Così come c’è Big Tobacco o Big Pharma avremo Big Cannabis.
    Come cercate di prevenire?
    Guardi, dopo anni di impegno abbiamo capito che l’unica strada è educativa.
    In che modo?
    Abbiamo programmi molto specifici per formare giovani che a loro volta formano i loro compagni, ma soprattutto abbiamo programmi di family skills per rinforzare le capacità genitoriali. Ci sono metodologie attraverso le quali informiamo i genitori, utilizziamo le sedi dei municipi o le parrocchie. Da questi momenti emerge che il problema principale è la mancanza di tempo che passano con i loro figli. Ci sono genitori che dicono: “Non avevo mai giocato con mio figlio perché nessuno mi aveva detto che era importante”.
    Eppure i ragazzi sono sfuggenti.
    Dare regole ai propri figli è una missione sacrosanta. La loro corteccia le rifiuta, ma il loro subconscio dice: “Mio padre, mia madre mi sta dando questa regola perché per lui sono importante, ho un valore”. Gli studi dimostrano che quando un adolescente entra in questa dinamica riduce l’utilizzo per il 40% dei casi. Il problema principale è quando l’adolescente viene neglected, gli viene usata negligenza nei rapporti. Lì qualcosa si incrina.
    Adesso il Ddl tornerà in commissione. Spera che qualcuno in Parlamento la chiami a relazionare su quanto ci ha detto?
    Lo spero, ma temo che non accadrà.
    Cannabis pericolosa come la cocaina. Lo dice l'Onu

    MPS
    RINO CAMMILLERI
    Avete visto il video, ripreso da una telecamera di sorveglianza, del “suicidio” del funzionario del Monte dei Paschi di Siena? Esterno notte: piomba a terra dall’alto un corpo in camicia, atterra di spalle, alza le braccia un momento e spira; subito, due uomini si avvicinano camminando tranquillamente, uno di loro si china con noncuranza sul morto e, con la stessa nonchalance, i due se ne vanno. Infatti, ci sono indagini in corso perché la vedova non crede al suicidio e, a quanto pare, anche la magistratura ha qualche perplessità. La cosa strana è che i “dubbi” su Yara, Cogne, Perugia eccetera tengono banco tutte le sere su tutte le reti italiche per anni. Questo video, invece, è comparso su una televisione americana. Boh.
    MPS - Antidoti

    Metti una sera a cena. Con due carabinieri…
    I fatti di terrorismo che ormai spesseggiano mettono in luce anche ritardi, omissioni, errori e pressappochismi nelle forze dell’ordine dell’intera Ue. E non solo. Il che evidenzia che i rambo e i supercop esistono solo al cinema, perché la realtà è un’altra.
    Mio padre era un maresciallo di P.S. e mio suocero lo era dei carabinieri. Malpagati e mandati in giro con le pezze al sedere erano però uomini che avevano fatto la guerra, ed erano cresciuti aizzati da ideali virili: coraggio, sprezzo del pericolo, senso del dovere, spirito di sacrificio, capi spinti a dare l’esempio in prima fila, Dio-patria-famiglia e, ciliegina, sulla torta, quel buonsenso che badava più a risolvere i problemi che alla lettera della legge. Poi, tutte queste virtù sono diventate “fasciste”, così che i poliziotti moderni sono figli del loro tempo.
    Un esempio personale e recentissimo ci permetterà di uscire dalla teoria e dai telefilm. L’altra sera, a cena con amici in un ristorante versiliano prospiciente la spiaggia, arrivano alcune ragazze straniere scalze e piangenti. Ospiti di un vicino camping, sono sconvolte. Non sono inglesi, perciò il loro inglese lo capisco poco. Percepisco che sono andate sul bagnasciuga, che è al di là della strada. Oltre il muretto che delimita quest’ultima c’è la spiaggia con gli ombrelloni, chiusi, della lunga fila di stabilimenti. La spiaggia è immersa nel buio (è circa mezzanotte) e l’acqua è a cento metri dal muretto.
    Nessuno nel ristorante parla inglese. Le straniere singhiozzano, fanno gesti e dicono cose. Riesco a cogliere a malapena che si sono imbattute in alcuni africani che le hanno derubate dei cellulari e che un paio di loro sono ancora laggiù nel buio. La caserma dei carabinieri è vicinissima, ma una loro Panda arriva dopo mezz’ora buona. Ne escono due militi, uno giovane e uno brizzolato. Nessuno di loro parla inglese. Li informiamo di quel che, secondo noi, è accaduto e si mettono a imprecare contro i gestori del camping, che permettono alle ragazze di cacciarsi nei guai. Uno bestemmia. Ma non si muovono da lì. La mezz’ora diventa un’ora.
    Mi indigno interiormente, vorrei chiedere loro, se hanno paura di andare a cercare le due mancanti nel buio, di dare a me una torcia, ché ci vado io col mio amico (a tavola siamo due coppie). Ma temo di indisporli e di passare io i guai. Fortunatamente le due perdute emergono dal buio. Si accasciano sul marciapiede, in stato di choc. Finalmente arriva un’ambulanza. Dopo un’altra mezz’ora di traccheggiamenti, ancora non si capisce che cosa diavolo sia successo esattamente. I due militi sono sempre là dove avevano parcheggiato. Alle due di notte mi stufo e me ne vado. Non so dirvi il seguito perché non c’ero più. L’ultima cosa che ho visto, mentre me ne andavo, è l’accorrere di una cameriera ucraina da un ristorante vicino. Mastica inglese, suppongo. Comunque, buonanotte e benvenute in Italia, nella prestigiosa e turistica Versilia.
    Nella mia ormai lunga vita ho subìto furti e pure una rapina a mano armata. Potrei moltiplicare gli esempi come quello qui descritto, ma un vizio di famiglia mi induce all’autocensura e a star sempre dalla parte degli sbirri. Però il giornalista che è in me sa pure che tutta l’abilità investigativa esce fuori quando si tratta di Vip: la bicicletta del ministro Alfano, rubata sul lungomare, è stata ritrovata in due ore e, grazie alle telecamere, il ladruncolo è stato subito associato alle patrie galere; per il furto di una macchina fotografica nell’auto dell’anchorman Santoro si è mossa la Scientifica; la refurtiva della casa svaligiata di un magistrato milanese è stata recuperata in tempo da record grazie al rilevamento delle impronte digitali.
    Nulla di tutto ciò è stato posto in essere per me, comune cittadino, il quale, anzi, ha dovuto passare una giornata lavorativa e giustificarsi per una frase politicamente scorretta comparsa sulla sua posta elettronica. Mio padre e mio suocero si rivoltano nella tomba, ma ormai è così: gli sbirri attuali sono anche loro figli dell’edonismo di massa, dei “diritti”, e della rivoluzione politically correct che, come tutte le rivoluzioni, finisce nel classico «lei non sa chi sono io».
    Ps. Naturalmente, lungi da me far d’ogni erba un fascio, per carità (sono anche troppi quelli che, per il dovere, ci hanno rimesso la vita). Ho solo raccontato le mie esperienze. Che però, chissà perché, sono tutte così. Magari sono solo sfortunato…
    Metti una sera a cena. Con due carabinieri?

  4. #2104
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #2105
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #2106
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #2107
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    il pil non cresce ma il raccolto delle tasse cresce. miracolo !

  8. #2108
    email non funzionante
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da dimecan Visualizza Messaggio
    il pil non cresce ma il raccolto delle tasse cresce. miracolo !
    I beoti tutti al mare , beozia libera.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  9. #2109
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    La confraternita nigeriana dei Black Axe è ora ufficialmente una mafia in Sicilia


    https://news.vice.com/it/article/con...eriana-palermo


    Strettissimo legame tra mafia italiana e nigeriani.

  10. #2110
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    La confraternita nigeriana dei Black Axe è ora ufficialmente una mafia in Sicilia


    https://news.vice.com/it/article/con...eriana-palermo


    Strettissimo legame tra mafia italiana e nigeriani.
    E' così da almeno 30 anni, da quando è iniziata l'invasione sulle nostre strade delle puttane nere.
    Naturalmente molto ricercate dai nostri padioti.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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