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  1. #2601
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Parlando seriamente mi domando dove sono i militari.
    Dopo le dichiarazioni pubbliche ed ufficiali della ex ministro Bonino avrebbe dovuto immediatamente mettersi in pista la magistratura, ma essendo di colore e pilotata figuriamoci se qualcuno si azzarda!
    Ma i militari hanno un giuramento sulle spalle e questo è alto tradimento del popolo, titolare della carta costituzionale. Hanno preso decisioni univoche contro il volere del parlamento che rappresenta il popolo e che aveva firmato trattati vincolanti.
    Dovrebbero intervenire e procedere all'arresto immediato.
    DOVE SONO I MILITARI?
    STANNO VENENDO MENO AL LORO DOVERE E AL LORO GIURAMENTO!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #2602
    mutualista in saor
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    DOVE SONO I MILITARI?
    In prima fila a rubare insieme agli altri.

  3. #2603
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Complici?
    Tutti?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #2604
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    che domande ...

  5. #2605
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da pomo-pèro Visualizza Messaggio
    In prima fila a rubare insieme agli altri.
    a quattro palmenti

  6. #2606
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Governo studia 'pacchetto digitale' anti-evasione - Economia - ANSA.it

    Coscie da mille e una notte.
    Fanno di tutto per far chiudere anche gli ultimi.
    Non ne hanno mai abbastanza.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #2607
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Palermo: staccata la testa del busto di Falcone davanti alla scuola dello Zen - Sicilia - ANSA.it

    Spiace per la testa, ma per una reazione simile ed assolutamente inimmaginabile ne valeva la pena.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #2608
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Spagna, italiani se ne vanno senza pagare: presi e costretti a dare anche mancia
    Una comitiva di 14 italiani si è allontanata da un ristorante di Pamplona senza pagare il conto: presi dalla polizia spagnola, sono stati costretti a lasciare anche la mancia
    Ginevra Spina
    Hanno consumato un lauto pasto nella città spagnola di Pamplona e poi hanno tentato di allontanarsi senza pagare: ma i 14 italiani[ci immaginiamo di quale origine....] sono stati acciuffati dalla polizia e costretti non solo a saldare il conto ma anche a lasciare la mancia.
    La vicenda è avvenuta a Pamplona, la località della Spagna famosa nel mondo per la corsa dei tori. Il gruppo di furbetti era composto da 14 persone, tutti italiani. Sabato sera sono usciti a cena in un ristorante della città dove hanno consumato quattordici menu, una tartare di salmone, una porzione di patate, un caffè e quindici bicchierini di liquore.
    Alla fine della serata si sono visti presentare un conto da 620 euro: poco meno di 45 euro a testa pagando "alla romana". Invece, i 14 italiani hanno cercato di fare i furbetti, abbandonando disinvoltamente il locale in cui avevano cenato senza saldare il conto. Una pratica abbastanza diffusa nelle località frequentate dai turisti e che ultimamente sta creando qualche problema tra i ristoratori: gli spagnoli la chiamano il "sinpa".
    I 14 connazionali, forse ispirati dalle recenti cronache, pensavano di averla fatta franca, ma alla fine sono stati individuati dalla polizia locale, che li ha obbligati a pagare le svariate centinaia di euro che dovevano ai gestori del ristorante e anche a lasciare una congrua mancia come compenso per il disturbo arrecato.
    A raccontare la vicenda sono stati gli stessi agenti in un tweet. Oltre a pubblicare la foto dello scontrino, i poliziotti si sono anche vantati di aver rimediato al torto costringendo i 14 furbetti a versare una mancia, senza però specificare a quanto ammontasse. La stampa spagnola ha dato ampio risalto alla storia arrivando anche a ipotizzare l'ammontare della mancia-sanzione: il 10 per cento del totale.
    Spagna, italiani se ne vanno senza pagare: presi e costretti a dare anche mancia - IlGiornale.it

    La Rai assume col trucco. Ora tutti sono "artisti"
    Nel nuovo codice aziendale chiunque può rientrare nella categoria e aggirare così il tetto ai compensi
    Paolo Bracalini
    Cos'è l'arte? Chi è un artista? Letteratura e filosofia si sono interrogate per secoli, ma bastava chiedere alla Rai.
    Artista è chi l'artista fa, direbbe Forrest Gump e sarebbero d'accordo i vertici di Viale Mazzini, che nel risolvere la difficile questione posta dal ministero dello Sviluppo economico per distinguere chi offre una prestazione artistica (e quindi può ricevere uno compenso da nababbo) dal semplice travet della tv di Stato (a cui applicare il tetto di legge a 240mila euro), hanno risposto come lo svitato del film di Robert Zemeckis. Praticamente tutti, eccettuati forse gli uscieri e gli addetti alle macchinette del caffè di Saxa Rubra, ma non è detto. Anche loro, infatti, potrebbero rientrare nella vaghissima categoria di «attrazioni», che secondo il codice appena stilato dalla Rai, permette di meritare il titolo di artisti e di essere quindi pagati senza badare ai limiti di legge per le aziende pubbliche. E, per sovrapprezzo, aprire le porte delle assunzioni: tanto sono artisti, mica impiegati.
    Il documento riservato che Viale Mazzini ha inviato alla Commissione di Vigilanza per chiudere la vicenda dei tetti agli stipendi Rai, si potrebbe riassumere così: paghiamo chi ci pare quanto ci pare. Il tutto, però, sotto forma di «Piano organico di criteri e parametri per l'individuazione e remunerazione dei contratti con prestazione artistica», con tanto di paragrafi e allegati A e B. Ma alla fine, quali contratti potranno essere remunerati a colpi di milioni di euro, in quanto artistici? Ecco la risposta della Rai, stile supercazzola di Tognazzi: «Possono considerarsi di natura artistica le prestazioni in grado di offrire intrattenimento generalista ovvero dì creare/aggiungere valore editoriale in termini di elaborazione del racconto nelle sue multiformi declinazioni (intrattenimento, sport, musica, scienza, sapere, spettacolo, ecc.) coerentemente all'obiettivo generale di servizio pubblico». Tradotto? Che significa «creare valore in termini di elaborazione del racconto nelle sue multiformi declinazioni» compreso l'eccetera? Quali presentatori, giornalisti, comici, commentatori sportivi, rientrano in questa definizione? Tutti e nessuno, quindi la Rai deciderà a piacere.
    Viale Mazzini fa lo sforzo di circoscrivere la prestazione artistica ad una serie di categorie, tuttavia assolutamente generiche: «Conduttori, registi, attrazioni, autori, coreografi, direttori artistici, ballerini». Michele Anzaldi (Vigilanza Rai) fa l'ironico: «Mancano solo gli animali ammaestrati».
    A proposito. Nel piano riservato della Rai si sbandierano tagli: «Le prestazioni unitarie maggiormente onerose si traguarderà una progressiva riduzione superiore al 10% del compenso», si legge, tanto che «le prime serate potrebbero al massimo essere valorizzate al 70% degli attuali compensi». Ma occhio alle date. Il documento è stato trasmesso al Parlamento tre giorni fa, ma è datato 15 giugno 2017. Ebbene, pochi giorni dopo aver scritto che la Rai si impegnava a tagliare del 10% (e oltre) le «prestazioni maggiormente onerose», il contratto di Fazio è stato rinnovato sì, ma al rialzo, da 1,8 a 2,8 milioni l'anno. Come se non bastasse, a far capire che è finito tutti a tarallucci e vino, si specifica che «il piano è soggetto a rivisitazione annuale» e che «in un'ottica di prioritario interesse aziendale eventuali casi eccezionali potranno formare oggetto di deroga».
    Il tetto agli stipendi delle star Rai è già una bufala, un cavillo si trova sempre. A Viale Mazzini sì che sono artisti in questo.
    La Rai assume col trucco. Ora tutti sono "artisti" - IlGiornale.it

    Propaganda fascista, il parere delle Camere Penali
    La legge sulla propaganda fascista analizzata dall'Unione delle Camere Penali riunite in audizione. Rilevati profili di incostituzionalità
    Francesco Boezi
    Sulla nuova legge riguardante la propaganda fascista, l'Unione delle Camere Penali avrebbe rilevato contrasti con alcuni principi costituzionali.
    Il 7 febbraio scorso, infatti, si è svolta, presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, l’audizione dell’Unione delle Camere Penali Italiane sul DDL n. 3343. L'oggetto, insomma, era quello relativo all’introduzione dell’articolo 293-bis del codice penale, "concernente" - si legge sul sito dell'Unione delle Camere - "il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista". Il provvedimento è stato presentato dal Partito Democratico il 2 ottobre 2015 ed il primo firmatario è l'on. Emanuele Fiano[J].
    Il parere è lungo e sviscera complessivamente tutta la proposta legislativa soffermandosi su alcuni principi di incostituzionalità e sulla sovrapposizione di parte del testo presentato con la già esistente legge Scelba. Leggiamo quanto rilasciato dall'Unione stessa: "In particolare sono stati sottolineati i profili di contrasto con i principi costituzionali dettati dagli artt. 21, 25 comma 2 e 117 della Costituzione. A riguardo sono stati richiamati i plurimi interventi della Corte Costituzionale e la giurisprudenza elaborata dalla Suprema Corte di Cassazione in merito al perimetro di applicazione dei reati di apologia del fascismo e di manifestazioni fasciste. La compatibilità degli stessi con il principio di libera manifestazione del pensiero è stata più volte affermata in ragione del fatto che assumono rilievo penale esclusivamente quelle condotte poste in essere in condizioni di pubblicità tali da rappresentare un concreto tentativo di raccogliere adesioni ad un progetto di ricostituzione del partito fascista...".
    Quanto eccepito dai penalisti, insomma, è sia il contrasto con alcune fattispecie della Costituzione sia l'esistenza, già sufficiente, della legge Scelba. Conclude, infatti, il testo: "Per altro verso, l’eventuale entrata in vigore della nuova fattispecie di reato, nella parte in cui non si pone in contrasto con i dettami della Costituzione, determinerebbe ampie aree di sovrapponibilità con le fattispecie già delineate e punite dalla c.d. “Legge Scelba”. Si è, pertanto, concluso affermando che l’approvazione del DDL "determinerebbe l’entrata in vigore di una norma in parte incostituzionale ed in parte priva di concreti effetti".
    Propaganda fascista, il parere delle Camere Penali - IlGiornale.it

  9. #2609
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Complici?
    Tutti?
    O forse tutti figli della vedova .
    Non mi stupirei .
    Vedesi quello che accade nella seconda guerra , con i libri di Trizzino .Spesso i militari itagliani sono sensibili
    alla luce degli angeli caduti .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  10. #2610
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Ecco dove sono i militari.

    https://www.rischiocalcolato.it/2017...a-frontex.html

    Il ministro Pinotti ci porta in Siria al fianco degli USA. Ma noi festeggiamo la “vittoria” su Frontex

    Di Mauro Bottarelli , il 12 luglio 2017 17 Comment




    Forse ha ragione Laura Boldrini. Ma io sarei ancora più drastico: non abbattiamo solo i palazzi che “creano disagio” ai partigiani per il loro simbolismo fascista, abbattiamo tutto. Ma sì, una bella distruzione creativa schumpeteriana a livello sociale, un big bang, un reset per fare rinascere questo Paese puro nel suo politicamente corretto, finalmente scevro dalle tossine del passato, dalla memoria, dalla sovranità, dal senso di appartenenza. Non se ne può più di questo stare sempre nella terra di mezzo, è ora di dare all’Italia un nuovo inizio: basta con le tiepidezze e i calcoli politici che stanno, nemmeno troppo lentamente, spingendo l’approvazione della legge sullo ius soli verso un rinvio, causa numeri ballerini a Palazzo Madama, serve un’Italia nuova. Serve un’Italia che si riconosca fermamente in questo:


    ovvero, nella plastica rappresentazione del peggior incubo orwelliano che diventa realtà. Sui migranti non abbiamo ottenuto nulla, se non la creazione di un tavolo di esperti che – ci scommetto i coglioni – prima del tempo delle caldarroste non si sarà nemmeno insediato, dopodiché ci metterà qualche mese per conoscersi, darà vita a sette, otto workshop e poi, forse, attorno a giugno del 2018, quando saremo di nuovo nella merda con gli sbarchi, terrà la sua prima riunione operativa. Nel frattempo ovvero adesso che abbiamo bisogno davvero, cazzi nostri, di navi in altri porti non se ne parla proprio.

    Ma per “La Repubblica” la notizia è un primo sì a nuove regole, che forma raffinata per comunicare al lettore che nei porti siciliani e calabresi continueranno a sbarcare clandestini per tutta l’estate! Ma, tanto, ai lettori di “Repubblica” i migranti piacciono, basta che vadano a rompere i coglioni altrove e non dove hanno la seconda casa al mare, però. E guardate poi la scelta del corpo centrale di entrambi i giornali: boom, Russiagate come se piovesse! D’altronde, c’è da capirli, per una volta il “New York Times” ha addirittura una prova relativa a ciò che scrive, non si basa su conversazioni intercettate nel cesso di un drugstore dell’Illinois. Il figlio di Trump ha intrattenuto un rapporto confidenziale con un’avvocatessa, pare legata al Cremlino (ma lei nega) e in uno scambio di e-mail si sarebbe detto “deliziato” dal fatto che la signora fosse entrata in possesso di informazioni compromettenti sulla Clinton. Sillogismo, la Russia tifava per Trump.

    Ora, di quali informazioni stiamo parlando? Sono mai arrivate? Sono state utilizzate? E, poi, siamo sicuri che l’avvocatessa non abbia utilizzato scollature e gambe accavallate per far cadere in trappola il povero coglione, talmente responsabile di azioni sotto copertura da aver spiattellato tutto in 30 secondi e aver ingaggiato un avvocato al volo come i molestatori di “Special Victims Unit”? Certo, per completezza di informazione occorrerebbe anche dire che, in contemporanea con l’ennesimo scoop sulle relazioni pericolose con Mosca, il deputato repubblicano della Florida, Ron De Santis, membro del House Committee on Oversight and Government Reform e capo del National Security subcommittee da esso controllato, ha chiesto al ministro della Giustizia, Jeff Sessions, di aprire un’indagine a 360 sull’utilizzo da parte di James Comey, principale teste e fonte del Russiagate, di informazioni classificate ottenute in colloqui privati con il Presidente ma non si può chiedere troppo ai nostri cantori del mondo nuovo.

    Ecco la verità che trovate in edicola, un mondo meraviglioso in cui ieri Marco Minniti è tornato dalla riunione tecnica di Frontex con una vittoria epocale in mano e in cui c’è la certezza che la Russia abbia manipolato il voto USA a favore di Trump, il tutto per una presunta offerta di notizie imbarazzanti sulla Clinton, mai di fatto uscite. Ora, al netto che per imbarazzare, la Clinton basta che si comporti naturalmente, la narrativa di Trump Tower e Cremlino in combutta poco è confacente con quanto emerso ieri a Kiev, durante la visita del numero uno della NATO, Jens Stoltenberg, il quale ha chiesto maggior supporto dei Paesi membri verso l’Ucraina, “per contrastare l’aggressione russa”.

    Ora, sicuramente “La Repubblica” saprebbe negare ogni tipo di influenza USA sulla NATO ma resta il fatto che il numero uno dell’Alleanza ha di fatto inviato un segnale chiaro: l’Ucraina non si tocca e l’annessione della Crimea non va riconosciuta, mai. Cosa che, pochi giorni fa, Angelino Alfano si è premurato di fare pubblicamente. Ma, più importanti, le parole di Petro Poroshenko, presidente ucraino: “Siamo determinati nel nostro percorso di riforme, al fine di raggiungere presto i criteri di partecipazione alla NATO”. Dunque, il voto parlamentare dello scorso giugno non era solo un segnale politico per Mosca: Kiev vuole entrare nell’Alleanza, di fatto portando le armi USA dentro i confini naturali della Russia.

    Ed è questo il punto nodale: la stampa dipinge un mondo inesistente, perché in quello reale facciamo disastri. Uno dopo l’altro. E noi italiani, ovviamente, non vogliamo esimerci da questa edificante abitudine. Mentre infatti attendevamo con ansia novità sul fronte migranti, il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, era a Washington per un incontro bilaterale tenutosi al Pentagono con suo omologo statunitense, James Mattis. “L’incontro è andato molto bene – ha detto subito dopo il meeting -. Devo dire che l’Italia è tenuta in grande considerazione. Abbiamo analizzato tutti gli scenari: la crisi del Golfo, l’Arabia Saudita, il Qatar, la questione Corea del Nord. Quindi Afghanistan, Iraq, Libia e Siria. Un ragionamento a 360 gradi”. Insomma, Mattis ha detto alla Pinotti cosa dire e fare su un sacco di cose, ne siamo felici.
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    Ovviamente, quale giornale poteva raccogliere in tempo reale la nuova linea impartita dal Pentagono al nostro ministero della Difesa? “La Stampa”, house-organ del Dipartimento di Stato, in questi giorni immagino ancora più servizievole, vista la nomina del nuovo ambasciatore USA in Italia. E cosa ha detto la Pinotti? “L’Italia potrebbe valutare una rimodulazione dei militari impegnati nella missione in Iraq per procedere alla formazione della polizia locale dopo la sconfitta a Mosul dell’Isis”. Ovvero, intensificare la missione dei Carabinieri e valutare “prudentemente” sulla ricollocazione dei 470 militari che oggi proteggono la Diga di Mosul, in fase di ristrutturazione. E come mai? Richiesta avanzata dal capo del Pentagono, il quale sollecitava al nostro Paese più addestratori. Ovvero, la creme de la creme in ambito militare, il meglio e ciò che è più utile in assoluto in una fase di ricostruzione. Doniamo l’oro bellico alla Patria, quella statunitense.

    Ma non basta. “L’Italia potrebbe valutare anche un contributo a Raqqa, in Siria, a patto però che le condizioni politiche nel Paese si chiariscano”. Quali “condizioni politiche”, forse la caduta di Bashar al-Assad? O la balcanizzazione del Paese? E cosa andremmo a fare, di grazia, a Raqqa? Perché mi risulta difficile pensare a uno come James Mattis che parla così per parlare, che fantastica su scenari ipotetici: è un militare, se tocca un argomento è perché quest’ultimo è già realtà e occorre offrire delle risposte. Subito. La Pinotti no, lei è una civile e può permettersi giochi diplomatici: al termine dei quali, però emerge la realtà di un’Italia che ha già offerto uomini e impegno agli USA per la gestione della situazione siriana post-conflitto. Il tutto, senza sapere in che termini: speriamo che qualcuno si degni di convocare il ministro in Aula, al fine di dar vita a quella vetusta abitudine di avvertire il Parlamento, quando si prendono decisioni di grande importanza.

    Tipo firmare un memorandum intra-Stati che ci vincola a far sbarcare e ad accogliere tutti i migranti in giro per il Mediterraneo, pur di ottenere un occhio distratto sui conti da parte di Bruxelles. E poi, la Pinotti ha espresso “grande soddisfazione per il comando NATO di Napoli diventato hub per il Sud: nell’ultima ministeriale sono state già individuate delle risorse. Da parte di Mattis c’è molta disponibilità”. La stessa disponibilità che non c’è per trovare fondi per le popolazioni terremotate da parte del governo ma, tant’è, ospitiamo l’hub NATO per il Sud Europa, siamo al centro dell’Impero: come camerieri ma pur sempre al centro, con un panorama splendido sul Medio Oriente.

    Soprattutto sulla Libia: “C’è la consapevolezza che l’Italia sia il Paese che ha maggiori conoscenze sul campo. Gli Usa condividono il nostro obiettivo, ossia stabilizzare”. Qualcuno spieghi alla Pinotti, dopo che oggi pomeriggio avrà incontrato a New York, il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, che per l’emozione deve aver dimenticato un “de” davanti a quel verbo: se Daesh ha potuto combattere e imporre il terrore in Iraq e Siria per mesi e mesi è stato infatti grazie alle armi che transitavano proprio dal compound vicino all’ambasciata USA di Bengasi, quindi quando a Washington parlano di stabilizzare la Libia, intendono imporre un governo fantoccio. E finanziare la destabilizzazione necessaria per ottenerlo. Ad ogni costo.

    Lo potrebbe confermare l’ambasciatore statunitense, Chris Stevens, non fosse che è morto durante uno strano assalto proprio contro quell’edificio diplomatico, il 12 settembre 2012. C’è comunque un ampio carteggio al riguardo, stranamente transitato dal server privato di Hillary Clinton, quello per cui non è mai stata chiamata a giudizio: ma chissenefrega delle trame svelate in quelle mail da Sidney Bluementhal, quando abbiamo la mail con scritto “I love it” del figlio di Trump? Va bene così, ve l’ho detto, ha ragione la Boldrini: buttiamo giù tutto per fare spazio al mondo nuovo, quello raccontato da “Repubblica” e “Stampa”, quello parallelo, quello del bispensiero in cui un ministro avvisa che, di fatto, ha schierato il Paese in una determinata direzione nel conflitto siriano e nessuno ha nulla da ridire, perché troppo impegnato a mettere lo champagne in ghiaccio per festeggiare la clamorosa vittoria del ministro Minniti al vertice tecnico di Frontex.

    Ma si, datemi retta, abbattiamo tutto: come il soldato “Palla di lardo” in “Full Metal Jacket”, dobbiamo distruggere ciò che eravamo per diventare ciò che il sergente, il Paese e Dio vogliono che rappresentiamo. Servi. Direte voi, “Palla di lardo” non fa una bella fine nel film? Perché pensate che noi ne faremo una migliore, mettendoci mani e piedi a disposizione di uno come James Mattis? Non a caso, dopo quello al Pentagono, il ministro Pinotti a avuto un altro incontro a Washington, per l’esattezza con il presidente della Commissione dei Servizi Armati del Senato. Il senatore John McCain. Viva il Grande Fratello! Viva la Guerra!


    L’Italia potrebbe valutare una rimodulazione dei militari impegnati nella missione in Iraq per procedere alla formazione della polizia locale dopo la sconfitta a Mosul dell’Isis”. Ovvero, intensificare la missione dei Carabinieri
    Quelli che in due mesi non sono stati capaci di trovare Igor.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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