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  1. #2341
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Più belli che intelligenti..!?
    #FEDELI: L'ONAGROCRAZIA AL POTERE!
    Tutti i Lucignoli d’Italia oggi festeggiano! Non soltanto perché tra pochi giorni inizieranno le vacanze natalizie e non si andrà più a scuola. Festeggiano perché hanno ottenuto la loro rivincita morale sui compagni secchioni e sgobboni. Oggi hanno un Ministro dell’Istruzione che è una dei loro. Una che davvero li rappresenta, dimostrando concretamente che in Italia si può anche non studiare per fare strada e, soprattutto, carriera politica. Via libri di scuola, sussidiari, abecedari, dizionari, e tutta quella ferraglia arrugginita che costringe la povera gioventù a perdere tempo incollata ad una sedia per ore! Basta, finalmente è arrivata l’ora della riscossa. L’onagrocrazia al potere! A proposito, onagrocrazia non è una parolaccia. Deriva dal greco ὄναγρος (ònagros), che significa somaro selvatico. L’ha coniata Benedetto Croce per indicare la forma di potere gestita dai somarelli, ovvero coloro che non hanno avuta tanta voglia di studiare.
    Valeria non ha un diploma di maturità né tantomeno una laurea – nonostante abbia falsamente dichiarato il contrario – però ha capito tutto della vita. Ha capito, in particolare, che per fare carriera politica bisogna sottomettersi a un Capo e adularne i favoriti. E così, infatti, la nostra Valeria ha individuato in Matteo Renzi il Capo e, dopo aver rinnegato la sua storia di veterofemminista, veteromarxista, veteroradicalchic, veterotutto, si è donata anima e corpo come testimonial del “sì” nella campagna referendaria sulla riforma costituzionale. La Waterloo di Renzi. Però Valeria non ha seguito la triste sorte del Capo a Sant’Elena, e nonostante quanto promesso è rimasta incollata alla poltrona. Sì, perché forse qualcuno ricorda la Fedeli tracotante intervistata nella trasmissione televisiva “L’aria che tira” su La7, quando diceva «Io non sono attaccata alla poltrona», e, come il Capo e la Pupa, anche lei assicurava un addio alla politica in caso della vittoria del “no” al referendum costituzionale. L’Huffington Post, impietoso, glielo ha rinfacciato con un articolo intitolato: Quando Valeria Fedeli diceva: “Se vince il no andiamo tutti a casa”. Adesso è diventata ministro dell'Istruzione. Gli spietati giornalisti dell’Huffinghton hanno pure allegato il video che riprendeva le dichiarazioni della Fedeli, nel caso quest’ultima avesse negato di averle mai proferite. Non si sa mai, vista la propensione della neo ministra a raccontare frottole.
    Ma, come abbiamo detto, non basta obbedire al Capo, occorre anche ingraziarsi i favoriti. E così ha fatto Valeria. Esilarante – se non fosse suonata patetica – la sua sviolinata adulatrice alla giovane Maria Elena Boschi: «È l’erede di Nilde Iotti, che sedette in Assemblea costituente, occupandosi di diritti e parità, quando era molto giovane». Oh, addirittura la Bella del Capo paragonata a Nilde Iotti. Una ruffianata che ben può valere un ministero. E, infatti, la giovane Maria Elena – evidentemente compiaciuta per la lusinga – ha convinto il Capo ad insistere sul nome della Fedeli al dicastero dell’Istruzione. Sappiamo, infatti, che si è trattato di un intervento di peso, perché il Conte Paolo Gentiloni Silverj di Filottrano, per il suo governo aveva in mente un altro profilo quando ha pensato al Ministro dell’Istruzione. Intanto era uno con un doppio cognome come lui, e poi di tutt’altro spessore. Si tratta di Marco Rossi Doria. Due volte sottosegretario proprio al dicastero dell’Istruzione, e poi assessore a Roma, almeno lui qualche libro l’ha scritto, ed ha pure conseguito un baccellierato in Scienze dell’educazione. Però, si sa, il Conte può poco quando il Capo comanda. E così oggi abbiamo Valeria Fedeli ministra dell’Istruzione. Quando girerà, nella sua veste istituzionale, per i vari licei d’Italia sarà un’ottima testimonial. I ragazzi potranno apprendere, infatti, che nella vita per fare strada si possono anche raccontare balle, adulare i potenti, essere incoerenti, non mantenere le promesse, dire una cosa e farne un’altra, dire che si è laureati anche se non è vero. Ma, soprattutto, non c’è assolutamente bisogno di fare l’esame di maturità. Che fulgido esempio per i nostri ragazzi!
    https://apostatisidiventa.blogspot.i...enti.html#more


    L'Italia umiliata da chi preferisce i sussidi al lavoro
    La rivolta di 183 mantenuti: "Tenetevi il lavoro, meglio i sussidi". Ma così finisce l'Italia
    Carlo Lottieri
    Una società è fatta dagli individui che la compongono. E una delle prove più evidenti che l'Italia del nostro tempo è in una crisi profonda sta nel declino di quell'etica del lavoro che, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, ci aveva permesso di realizzare una tra le crescite più formidabili.
    In tal senso, il segnale che viene da Ginosa è davvero preoccupante. All'indomani dell'accordo di novembre tra la Natuzzi, i sindacati, il governo e le regioni Puglia e Basilicata (che prevedeva l'assunzione nella newco di tutti i 215 ex lavoratori precedentemente in esubero), soltanto 32 dipendenti hanno accettato il nuovo impiego; altri 183 hanno preferito continuare a ricevere i 1.200 euro lordi mensili dell'assegno di mobilità; e quindi hanno rifiutato la ricollocazione.
    Una delle ragioni che ha indotto gli ex lavoratori della Natuzzi a non tornare in azienda può essere stata la volontà di tenere viva la vertenza con tale gruppo industriale che produce divani. Tutto questo, però, è accettabile? È giusto che, dinanzi a una reale opportunità di lavoro, si preferisca pesare sui conti pubblici, invece che accogliere la nuova sfida di un'azienda che, partendo dal Sud, si batte per restare competitiva a livello globale?
    In una società italiana che sempre più si regge su logiche redistributive, l'elargizione di redditi non guadagnati non scandalizza nessuno. E quando la classe dirigente non mostra alcun rispetto per la ricchezza sottratta ai produttori, gratificandosi con mille favori e privilegi, non dobbiamo stupirci se vi sia chi preferisce un modesto assegno di mobilità al duro ritorno in fabbrica.
    In sostanza, è il diffuso socialismo (quasi mai chiamato con questo nome) che da decenni domina la nostra economia ad avere minato così nel profondo la nostra mentalità. Ed è chiaro che si uscirà da tale triste condizione solo quando ci daremo istituzioni di altro tipo: anche prendendo spunto dal passato.
    Quando nel corso dell'Ottocento i lavoratori iniziarono a organizzarsi nelle società di mutuo soccorso, ad esempio, chi lavorava si «tassava» liberamente per destinare una quota del proprio reddito a un fondo comune, con il quale veniva aiutato chi s'ammalava o perdeva il lavoro. In quel mondo non era immaginabile che un lavoratore finanziato dai contributi dei suoi pari rifiutasse un impiego, continuando a percepire quella forma di aiuto. Quanti versavano e quanti ricevevano erano ancora in un rapporto di vicinanza, che poneva un freno alla possibilità di situazioni analoghe a quella di Ginosa.
    Abbiamo allora bisogno di un'altra classe dirigente, di un maggior senso di responsabilità e di un diverso rispetto per la proprietà altrui, ma anche di un nuovo modo di aiutare chi non ha il lavoro: il quale deve essere orientato verso una nuova occupazione, e non già indotto a persistere nell'inattività. Non sono cose lunari, perché in larga parte d'Europa i sostegni ai disoccupati vengono meno quando si rifiuta un'offerta di impiego. Perché non facciamo lo stesso?
    L'Italia umiliata da chi preferisce i sussidi al lavoro - IlGiornale.it

  2. #2342
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    POLIZIOTTO CRITICA BOLDRINI: QUESTURA VUOLE PUNIRLO
    Il 9 ottobre scorso Laura Boldrini va in Calabria in visita “istituzionale”, in realtà per fare la solita marchetta pro-invasione dal sindaco di Riace (oggi sotto accusa per corruzione)
    Un’oretta prima dello sbarco, all’aeroporto di Lamezia Terme si incontrano Brugnano, un poliziotto della scorta presidenziale e l’agente F.C.
    Brugnano chiede al collega se sono vere le notizie circolate nei giorni precedenti a L’Aquila in merito all’insofferenza della Boldrini verso i poliziotti in uniforme.
    L’agente della scorta, per ovvie ragioni, metterà a verbale di aver detto un secco “Assolutamente no, la Presidenza (…) non entra certo nel merito di queste cose”; Brugnano invece ricorda di aver sentito altro, versione peraltro confermata dall’altro collega: “Effettivamente l’onorevole non ama un gran numero di colleghi in divisa – avrebbe risposto la scorta presidenziale – non perché ce l’ha con le Forze dell’Ordine, ma perché in un’ultima visita a Venezia, a seguito di una foto con un poliziotto in divisa, l’Onorevole è stata oggetto di dure critiche da parte degli organi di stampa”.
    Insomma, non vuole fare vedere quanti uomini di scorta ha e quindi quanto costano i suoi demenziali spostamenti ai cittadini.
    Vuole fingere di “presentarsi come un cittadino comune, pronto a scendere tra la gente”, quando in realtà è circondata da poliziotti. Rigorosamente in borghese. E in effetti quel giorno il servizio di sicurezza prevedeva la presenza di un folto numero di agenti, ma tutti in borghese e solo quattro in uniforme. Peraltro “dislocati in punti poco visibili”.
    Il giorno successivo Brugnano scrive un comunicato stampa per accusare quei politici che si vergognano “di mostrarsi accanto a personale in divisa”.
    Il 16 novembre a Brugnano recapitano dalla Questura un provvedimento per “aver tenuto un comportamento che configurerebbe sanzione disciplinare”. Il procedimento disciplinare è stato ora archiviato. Ma chi l’ha fatto aprire?
    Poliziotto critica Boldrini: Questura vuole punirlo | VoxNews



    Che rapporto c’è tra Francesco e Matteo Renzi?
    Antonio Righi
    Che rapporto ci può essere tra Matteo Renzi e Papa Francesco?
    A prima visto, i due non hanno nulla in comune. Sì, è vero, la gestione della CEI di mons. Nunzio Galantino, l’uomo chiamato dal pontefice a commissariare il cardinale Angelo Bagnasco, è stata del tutto filo renziana. Soprattutto grazie a liaison femminili:
    si è molto parlato della cena tra Galantino e Cirinnà ed abbiamo letto tutti le dichirazioni ossequiose e benevole del monsignore verso la bella Maria Elena Boschi, in occasione del caso Banca Etruria. Poi si è notato chiaramente che il quotidiano della Cei, Avvenire, seppur in modo velato, era schierato per il sì al referendum del 4 dicembre, e che il suo direttore, Marco Tarquinio, ha un debole per la ministra pro gender Valeria Fedeli…
    Ma non è di questo che si vuole parlare. Non sono a tema i rapporti personali, le simpatie di Francesco e di Galantino verso la sinistra in generale, e il Pd, in Italia, in particolare.
    Quello che si vuole fare è un paragone tra due uomini seduti in cabina di comando. Uno già delegittimato, l’altro, con ogni evidenza, ormai senza più mordente e con sempre meno presa sui fedeli.
    Rottamatori entrambi
    La prima somiglianza sta qui: entrambi amano presentarsi come rottamatori, innovatori, rivoluzionari. Prima di me, sentenziava sempre Renzi, solo vecchi parrucconi, politicanti e membri della casta… Prima di me, lascia capire ad ogni piè sospinto Francesco, legulei, farisei, rigidi moralisti, affaristi…
    Basterebbe questa narrazione a rendere chiaro il quadro generale: si delegittima il passato, per esaltare se stessi. In molti momenti Renzi è sembrato non il segretario del Pd, ma il suo nemico, il liquidatore del proprio partito. Così Francesco: quante volte lo abbiamo udito parlare della sua Chiesa come di un oggetto estraneo, degno solo di rimproveri, accuse, reprimende? E’ vero, con Francesco il vocio anticlericale sui giornali laicisti è diminuito: non serve inventare nulla di nuovo, basta rilanciare le parole di Francesco, i suoi continui “j’accuse”, per suonare la vecchia musica, ma in modo nuovo. Ogni volta che Francesco dice che i preti non devono farsi pagare per i funerali, che non devono escludere i down, che non devono vivere nei palazzi…quasi questa fosse la regola del clero, i media laicisti esultano perchè possono cucinare per l’ennesima volta, ad uso del popolo, i loro pregiudizi e le loro generalizzazioni maliziose.
    Ma è solo una questione di idee. Renzi ha rottamato D’Alema, Bersani e compagnia dissidente (strizzando però l’occhio ai “vecchi” pronti ad adeguarsi), e ha creato il suo Giglio Magico; Francesco ha subito messo all’angolo cardinali di primo piano sotto Benedetto, dal già citato Burke a Marc Ouellet e tanti altri (senza di fatto escludere personaggi molto ambigui, legati a scandali precedenti, ma pronti a saltare sul carro del vincitore). Oggi la Curia romana è una finzione: esiste una curia parallela, a santa Marta, che decide ogni cosa ignorando bellamente Commissioni, Pontifici Consigli…
    Un partito e una Chiesa più grandi
    La seconda somiglianza: entrambi hanno così cercato di rottamare il loro partito, la loro Chiesa, per creare l’uno il partito della nazione, l’altro la chiesa senza confini, che comprenda in sè, una volta esclusi i Burke, i Caffarra, i Mueller ecc., l’universo mondo: dai luterani a Scalfari, da Roberto Benigni ad Emma Bonino, da Marco Pannella a Fidel Castro…
    In verità il partito della nazione è morto: troppo spregiudicata l’operazione; in compenso il Pd si è spaccato. Renzi voleva conquistare il paese intero, ha perso, in parte, l’unica realtà che aveva dietro di sè: il suo partito.
    E nella Chiesa? L’“effetto Bergoglio“, espressione coniata con troppa fretta dal sociologo Massimo Introvigne (esperto in tripli salti mortali, essendo passato da Alleanza Cattolica e dal quotidiano on line La Bussola, a fan sfegatato di Amoris laetitia, secondo alcuni in evidente conflitto di interessi, viste le sue note vicende personali), non c’è stato (parola del segretario di Benedetto XVI, mons Georg Gänswein). Al contrario: porte apertissime a tutti, ma nessuno entra davvero, se non per spargere dubbi, veleni, pregiudizi. Molti, in compenso, lasciano, escono, rimangono confusi e smarriti…
    Una gestione mediatica
    Come rottamare il passtao ed imporre il nuovo? Con il sostegno dei media: Renzi ha visto bene di occuparli in ogni modo, con una presenza ossessiva su tutte le reti tv, attraverso il controllo diretto della Rai e le defenestrazione dei direttori di giornale avversi. Consigliato dai suoi spin doctor, Jim Messina e Filippo Sensi, ha cercato di attirare consensi universali, e di mettere all’angolo la minoranza interna. Ma le tv e i giornali non sono la realtà.
    In Vaticano si è assistito alla stessa operazione. Francesco ha cercato da subito il favore dei grandi giornali laici, in particolare del quotidiano più schierato da sempre contro la Chiesa, per il divorzio, l’aborto, l’eutanasia…: Repubblica di Eugenio Scalfari. Ha poi agito tramite gli Andrea Tornielli e i Giacomo Galeazzi, di Vatican Insider, Stefania Falasca, di Avvenire, padre Antonio Spadaro, in ogni dove… A loro il compito di creare il mito del papato finalmente misericordioso, finalmente aperto al mondo, finalmente “vicino alla gente”. A loro il compito di additare senza misericordia, come dissidenti, “nemici”, rei di lesa maestà, chiunque osi esprimere qualche dubbio, o aprire qualche discussione, nel rispetto del suo ruolo, della dottrina, della Chiesa. Abbiamo così visto sorgere i nuovi inquisitori, autonominatosi custodi del verbo di Francesco, della “nuova chiesa di Francesco”. Inquisitori che si sono spesso nascosti dietro il mantra della misericordia, per additare i reprobi ed eleggersi a unici raprpesenati della nuova, indiscutibile “ortodissia”, fondata sul concetto secondo cui l’ortodossia non esiste.
    Ma tutto ciò con un successo effimero, perchè i giornali, come non riempino le sedi di un partito che vive una crescente emorragia di iscrizioni, così non spingono le persone nelle chiese, sempre più paurosamente vuote.
    L’effetto boomerang
    Sia per Renzi che per Francesco la sovraesposizione mediatica ha avuto un effetto opposto a quello desiderato. La presenza massiva di Renzi, ha stufato; così il martellare ossessivo su questo pontefice ha finito per saturare l’opinione pubblica. Più spuntano libri, film, agiografie su Francesco, più la gente si stanca di sentire la stessa musica.
    Troppa retorica, troppe interviste, troppi giornalisti, troppa adulazione intorno a vicario di Cristo. Intanto i cattolici praticanti sono sempre più scossi: non comprendono perchè il papa ripeta ossessivamente gli stessi ritornelli (misericordia, ambiente, elogio incondizionato dell’immigrazione…); neppure intendono dove porti questo insistere nel mettere in discussione gli insegnamenti della Chiesa precedente, sia con i fatti (mutando residenza, mutando i gesti), sia nella dottrina. Non comprendono perchè Francesco accolga in Vaticano Leonardo Di Caprio, il fondatore di Facebook, uomini della Banca Mondiale… non propriamente “poveri Cristi”, e nello stesso tempo gli attivisti dei centri sociali come il Leoncavallo.
    Non trovando poi il tempo per ricevere vescovi che chiedono appuntamnento da mesi e mesi, nè quello per rispondere ad alcune legittime domande poste da 4 cardinali, a cui se ne sono aggiuti, in breve tempo, almeno altri 4.
    Che rapporto c?è tra Francesco e Matteo Renzi? | Libertà e Persona


  3. #2343
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    L'attentato di Istanbul tra le altre cose dimostra una cosa che coinvolge tutti noi.
    Gli attentatori (e a maggior ragione questi delle false flag, uomini dei servizi) se ne fanno un baffo di tutte le forze di polizia sparse sul territorio, di tutti i blocchi e i controlli.
    Che servono ESCLUSIVMENTE per togliere libertà ai cittadini comuni.
    Fossi un malintenzionato e disponessi di armi necessarie io, come chiunque altro, sarei sicuramente in grado di fare quello che vorrei anche se ci fosse un esercito schierato.
    Un bersaglio disponibile ci sarebbe sempre e comunque.
    Questo è evidente.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #2344
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta



    Che schifo.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #2345
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Riccanza, Elettra Lamborghini: ?Guardate e rosicate, poveri!? | superEva

    “Riccanza”, il reality in onda su MTV, che ha per protagonisti i ricchi rampolli d’Italia, è giunto ormai alla sua ultima puntata. In questo ultimo episodio i telespettatori hanno continuato a seguire le vite lussuose ed esagerate di Elettra Lamborghini, Nicolò Ferrari, Tommaso Zorzi, Anna Fongaro, Farid Shirvani, Gian Maria Sainato e Cristel Isabel Marcon.
    Mentre Gian Maria Sainato è pronto a presentare la sua nuova collezione di scarpe, Cristel e Anna, fra un bicchiere di champagne e un viaggio a Venezia, hanno finalmente ultimato la loro collezione di abiti. “Dedicata solo a persone di un certo livello – come spiega Anna -. Queste stoffe costano seicento euro al metro, mica le abbiamo prese dai cinesi”.


    Elettra Lamborghini intanto si rilassa con i suoi quattro chihuahua che tiene nella grande casa di Bologna e si diverte con il suo cavallo, fra salti degli ostacoli e passeggiate nei prati verdi. L’erede di Lamborghini è pronta a presentare il suo primo singolo come solista e, dopo essersi rilassata con massaggio e pedicure ultra lusso, si dedica alle lezioni di canto.
    Intanto Farid Shirvani si diletta nello shopping. “Mi piace coccolarmi – spiega – amo rolex, ma anche i profumi di lusso”. E nel suo giro fra le boutique più chic di Milano finisce per acquistare cinque paia di occhiali da mille euro uno.
    Infine Tommaso Zorzi continua a chiedere aiuto al suo astrologo per sapere cosa fare. Nel frattempo si rilassa in una Spa super esclusiva, in cui incontra il fashion blogger Gian Maria Sainato. “Non sapevo fosse etero” ride, mentre lui gli insegna a fare selfie. Il finale è scoppiettante, con tutti i rich kids su una limousine a festeggiare fra champagne e musica ad alto volume.
    Ognuno si è messo in gioco partecipando a “Riccanza”. “Sono un ragazzo fortunato” dice Nicolò Ferrari, mentre Farid Shirvani dice: “Molti mi dicono di smetterla di fare il cretino e andare a lavorare. Ma se avessero i miei soldi nemmeno loro avrebbero voglia di farlo”. Infine chiudono il programma Elettra Lamborghini e Anna Fongaro. “Non me ne frega delle critiche, guardate e rosicate” dice la prima, mentre la seconda afferma: “Mi piace scherzare sulle differenze fra ricchi e poveri”. E tutto si chiude con un classico: “Ciao poveri” di tutti i rich kids.

  6. #2346
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Riccanza sarebbe già una cosa sufficiente per dichiarare guerra al'idaglia .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  7. #2347
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Il gas di Zhor e il rinnovo dei vertici di Eni & co.: così i media oscurano decisioni vitali per l'Italia
    di Robi Ronza
    In una cronaca politica sempre più ingombra di notizie inutili e irrilevanti fa specie il silenzio che persiste attorno alla più grossa delle carte che il governo Gentiloni si è trovato in mano: la scadenza entro il prossimo maggio dei mandati dei vertici delle cinque maggiori aziende di proprietà statale, ossia l’Eni, l’Enel, Terna, Poste Italiane e Leonardo/Finmeccanica.
    A conferma di quanto statalismo l’Italia dell’epoca della “guerra fredda” ha lasciato in eredità a quella di oggi basti considerare che quasi un quarto della capitalizzazione della Borsa di Milano, circa 160 miliardi di euro sui circa 600 miliardi complessivi, è costituito da titoli di aziende a controllo statale. Il rinnovo dei loro vertici dovrebbe a ragione essere sulle prime pagine dei giornali e dei telegiornali; invece il silenzio è assoluto.
    Le posizioni in ballo sono circa quaranta. Tra gli altri i posti di amministratore delegato: incarichi cui corrispondono stipendi lordi tutti quanti molto superiori al milione di euro all’anno (maggiori cioè di almeno circa cinque volte a quello del presidente della Repubblica) e che contano ben di più delle poltrone della maggior parte dei ministri. Ciononostante non fanno notizia.
    Si è parlato molto in questi giorni della circolazione di notizie false come di un problema oggi molto acuito dal facile accesso per chiunque a quel potentissimo ma caotico canale di comunicazione di massa che è Internet. Beninteso, un problema acuito, non nato adesso essendo infatti antico come il mondo. Questo, di cui anche noi ci siamo occupati, è tuttavia solo un aspetto del problema, e tutto sommato il meno preoccupante: nel nostro tempo tanta e tale è la circolazione di dati che, per chi lo voglia, smascherare una notizia falsa non è difficile. Più rilevante, e anche più difficile da contrastare, è la distorsione che il sistema massmediatico produce ignorando puramente e semplicemente alcuni fatti per importanti che siano.
    Nel caso che qui ci interessa, mentre ad esempio da mesi veniamo informati giorno e notte di ogni possibile screzio, pettegolezzo e lite dietro e davanti le quinte, a voce o via “tweet”, dell’amministrazione comunale di Roma, veniamo con la medesima cura lasciati all’oscuro di quanto si sta decidendo riguardo ai vertici di aziende statali delle dimensioni e del peso di quelle di cui si diceva. Ciò conferma quanto purtroppo la stampa, e il sistema massmediatico in genere, lasciatasi alle spalle la loro originaria funzione di strumento di garanzia democratica, stiano sempre più diventando il grande paravento del potere.
    Lo conferma ad esempio un’altra vicenda: la poca o nulla attenzione che i media stanno dando all’avvio dello estrazione del gas dal gigantesco giacimento Zhor, scoperto dall’Eni in un’area che aveva ricevuto in concessione in acque territoriali egiziane. Come già avevamo ricordato, combinandosi con le altre concessioni e con le infrastrutture di cui l’Eni già dispone sulla riva sud del Mediterraneo, la disponibilità del giacimento Zhor è una risorsa tale da giustificare un rimodellamento ad hoc di tutte la nostra politica verso il Levante. Giustifica insomma una politica estera mancando la quale anche un gruppo delle dimensioni dell’Eni rischia grosso. Proprio perché l’Eni ha in mano delle carte di importanza enorme, nella misura in cui non ha adeguato sostegno politico qualche altra potenza europea potrebbe ritentare il colpo che la Francia di Sarkozy tentò con l’attacco alla Libia di Gheddafi.
    Sembra che al riguardo una battaglia sia comunque in corso, in primo luogo con riguardo all’Eni da una parte e a Leonardo/Finmeccanica dall’altro, ossia le due aziende di maggiore rilievo strategico internazionale. In un campo poi in cui la pressione degli interessi americani è sempre forte, dopo l’ormai imminente insediamento del nuovo presidente Usa si tratterà di capire quanto il nuovo governo di Washington vuole dire la sua in materia malgrado l’ormai avviata diminuzione della sua presenza nel Mediterraneo.
    Anche in questa prospettiva il rinnovo dei vertici dell’Eni non è cosa da poco. Essendo l’Egitto il Paese nordafricano e arabo dove più facilmente che altrove sarebbe possibile sviluppare ampie cooperazioni in campo industriale manifatturiero, la valorizzazione anche a tal fine del gas estratto dal giacimento Zhor apre grandi prospettive di sviluppo condiviso. Anche qui siamo di fronte a questioni che dovrebbero essere sulle prime pagine dei giornali e dei telegiornali quasi quotidianamente, e che meriterebbero ampi e approfonditi dibattiti. Invece non se ne parla.
    Il gas di Zhor e il rinnovo dei vertici di Eni & co.: così i media oscurano decisioni vitali per l'Italia

    Sgarbi contro il Volo: "Non cantano per Trump? Teste di c..."
    Il critico d'arte se la prende con il trio canoro: "Danno del populista xenofobo a Trump ma non sanno nemmeno cosa voglia dire. Meglio un cd"
    Ivan Francese
    Vittorio Sgarbi torna a pubblicare uno dei suoi ormai celebri video di polemica. Nel mirino questa volta c'è il trio canoro il Volo[due teroni e un bolognese], reo di essersi rifiutato di cantare per la cerimonia di insediamento del presidente eletto Usa Donald Trump, definito "xenofobo e razzista".
    "Li ho conosciuti da piccoli e avevano solo il desiderio di diventare famosi - ringhia il critico su Facebook - Sono Tre nanerottoli. Non so se sanno esattamente cosa vuol dire “populismo xenofobo”, non hanno mai studiato latino."
    "Non sono d’accordo con le idee di Trump? Conosciamo le loro idee? Hanno avuto delle idee? Devono cantare o essere d’accordo con le idee di Trump? ", attacca Sgarbi, che non esita a bollare il volo come "teste di c..." e "coglioncelli".
    Non solo. Il critico ne ha anche per il tenore Andrea Bocelli, anch'egli protagonista di un "gran rifiuto" nei confronti della Casa Bianca. Poco prima di Natale il celebre cantante aveva disdetto la propria partecipazione alla cerimonia di insediamento di Trump, in programma per il prossimo 20 gennaio, dopo le proteste dei fan.
    Per Sgarbi, però, anche in quel caso si è trattato di una scelta sbagliata. E la boccia con la consueta veemenza: "Trump metta un cd e li mandi a fare in c..."
    Sgarbi contro il Volo: "Non cantano per Trump? Teste di c..." - IlGiornale.it

    La cultura della morte s'indigna per un feto che canta
    di Tommaso Scandroglio
    Cosa provoca la luce del sole al Conte Dracula? Lo sanno pure i bambini: ustioni tremende che possono anche ridurlo in cenere. Ovvio, lui è il signore delle tenebre e dell’oscurità, non è fatto per stare al sole. Analogo effetto sta provocando un innocuo (innocuo solo per i portatori di canini normali) spot della Rai ideato per reclamizzare il Festival di Sanremo.
    Nello spot si vede una donna in stato interessante seduta nella sala di attesa di uno studio medico. Ad un certo punto si mette le cuffiette e ascolta “Non ho l’età”, l’evergreen di Gigliola Cinquetti. Inizia a battere il ritmo sul suo pancione e poi l’inquadratura si sposta sul bambino che tiene in grembo (ovviamente riprodotto digitalmente) che magicamente inizia a cantare anche lui “Non ho l’età”. Al primo presto si uniscono altri due feti, bambini che portano in grembo altrettante donne sempre presenti nella sala d’aspetto. Lo spot si conclude con il solito, ma questa volta azzeccato claim: “Tutti cantano Sanremo”.
    Con reazione pavloviana le più acide critiche sono piovute in rete da più parti: "ridicolo", "raccapricciante", "inquietante", "mi fa passare la voglia di guardare il programma", "semplicemente mostruoso", "l'ombra della mano lunga del ministero della Salute", "che ansia quei bambini". Un raggio di sole ha sfiorato il viso di alcuni vampiri e il risultato non poteva che essere questo.
    Il fatto che gli anticorpi laicisti si siano attivati così rapidamente e in modo tanto virulento alla vista di un innocente nascituro canterino è una delle infinite riprove che aveva ragione da vendere Giovanni Paolo II quando affermava che siamo immersi in una cultura di morte, la stessa in cui viveva Nonsferatu. Chi si scandalizza per il cantante davvero in erba che intona con ironia un classico di Sanremo è già stato assoldato, volente o nolente, nell’esercito di questa cultura mortifera. Avessero posticipato di pochi giorni l’età del cantante – facendo intonare la canzone a dei neonati – il polverone non si sarebbe mai sollevato. Come mai si sono sollevati per gli spot pro omosessualità e pro eutanasia che in passato e nel presente sono andati in onda su varie reti TV.
    L’astio è dunque la cartina al tornasole che la vita nascente – anzi la vita sic et simpliciter – è vista come una mala erba da estirpare. L’algido spot della Rai fa dunque da contraltare al nero livore di chi, fiutando il nemico anche laddove non c’è l’ombra, parla di "spot in perfetto stile Family Day" e di "messaggio pro-life", segno evidente che niente e nessuno deve promuovere il valore della vita, anche implicitamente come avviene in questo spot.
    Niente e nessuno deve ricordare, tanto meno usando immagini, che nella pancia di ogni mamma in dolce attesa c’è un qualcuno e non un qualcosa. Perché una delle vittorie maggiori del fronte abortista e della riproduzione artificiale è stato quello di rimuovere dal dibattito il protagonista del dibattito stesso: il nascituro. E dunque una mera allusione, un indiretto accenno che l’embrione e il feto sono bambini risulta intollerabile, appunto – per mimare le espressioni degli internauti – disgustoso, rivoltante e ributtante. Nessun raggio di sole deve penetrare nel feretro della cultura contemporanea. Ne va dell’incolumità del Conte Dracula.
    La cultura della morte s'indigna per un feto che canta


  8. #2348
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Perché una delle vittorie maggiori del fronte abortista e della riproduzione artificiale è stato quello di rimuovere dal dibattito il protagonista del dibattito stesso: il nascituro. E dunque una mera allusione, un indiretto accenno che l’embrione e il feto sono bambini risulta intollerabile, appunto – per mimare le espressioni degli internauti – disgustoso, rivoltante e ributtante. Nessun raggio di sole deve penetrare nel feretro della cultura contemporanea. Ne va dell’incolumità del Conte Dracula.
    La cultura della morte s'indigna per un feto che canta
    E' da 72 anni che viviamo in una cultura di morte e menzogne .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  9. #2349
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Sabino Cassese nato nel 1935 in provincia di Avellino, è un giurista e accademico e giudice emerito della Corte Costituzionale. È stato ministro per la funzione pubblica del Governo Ciampi dal 28 aprile 1993 al 10 maggio 1994 e sempre da Ciampi nominato giudice costituzionale nel 1995.Ha fama di grande uomo di alta cultura e di grande sapienza giuridica e istituzionale. Nell’articolo di fondo sul Corsera nei giorni scorsi esprime, in forme sapienti e circostanziate la disperazione che sembra circolare nelle alte sfere del potere politico e istituzionale italiano.
    Già nel titolo dell’articolo dichiara “Lo stato inefficiente è l’imbuto dove tutto si ferma” e poi “Ci aspetta un periodo di turbolenza politica e di incertezze locali e nazionali”.
    Un’altra dichiarazione densa di significato “gli stati si reggono su due basi, la politica e l’amministrazione. La prima stabilisce i fini la seconda appresta gli strumenti. Se la politica vacilla, come accadrà per qualche anno in italia….solo una buona amministrazione…può salvare il paese dal declino”.
    Forse Cassese non si è nemmeno accorto di aver profetizzato un declino certo. Che e d’altra parte è gia in atto da almeno un decennio. E’ veramente penoso osservare l’impotenza, con tratti persino ingenui ed infantili, dei sapienti di stato. Infatti poco prima della drammatica conclusione l’articolo stesso riportava” Nei settanta anni di vita repubblicana più di metà dei governi ha avuto un ministro incaricato di riformare l’amministrazione. Dei 34 titolari (tra i quali lui stesso. Nota mia) della funzione pubblica una decina hanno anche proposto ambiziosi disegni riformatori. Ma la loro breve durata e il fatto che lo spirito riformatore non è mai penetrato nel corpo dei dipendenti pubblici hanno reso inutili gli sforzi.”
    Quindi la colpa del totale fallimento è dovuta alla “mancanza di penetrazione dello spirito riformatore”. Proprio questa frase fa capire l’assoluta incoscienza ed inettitudine dei ceti dirigenti.
    La loro visione del governo (proprio quando vuole essere nobile e non ladresca) è quella della moral suasion, dell’incitamento al bene. E proprio questo è il ruolo che si è assunta la serafica magistratura italiana che cerca di ripulire il crescente letamaio italico con petali giuridici sempre più profumati che finiscono a loro volta per marcire ed alimentare il letamaio stesso.
    Eppure è davanti a tutti la motivazione della degenerazione dello stato. Invece che essere usato per i suoi fini naturaliè stato usato per assistere e dare uno stipendio a milioni di disoccupati centromeridionali che alla fine lo hanno reso una struttura assolutamente ingovernabile ed ingestibile.
    La cosa cominciò proprio dopo i moti fascisti di Reggio Calabria quando la sinistra, con la CGIL in testa che non aveva allora quasi nemmeno un iscritto nella pubblica amministrazione, riscoprì la questione meridionale e, incapace di vincere nel nord industriale e operaio, si buttò alla conquista del meridione. Conquista basata appunto sulla diffusione gigantesca di nuovi posti statali tra cui la scuola in modo particolare, sulla attivazioe a tamburo battente di diritti e riscatti rapidissimi e costosissimi, coperti abilmente e con grande sapienza culturale dalla retorica emergenziale, umanistica ed egualitaria. Esattamente come si fa ancora oggi con la questione dei migranti prelevati in Libia.
    Ovviamente il meridione e i dipendenti statali risposero in massa e rapidissimamente il sud divenne di sinistra dopo decenni di predominio della DC, del MSI e perfino dei monarchici. Anche la DC era stata “regalatrice” di spesa pubblica ma con meno enfasi dei nuovi liberatori. In pochi anni la CGIL divenne il principale sindacato anche nel pubblico impiego ed oggi l’icarico alla nuova ministra della pubblica istruzione, vecchia sindacalista CGIL, è il punto più alto di questa carriera folgorante del sinistrismo nello stato.
    Incapace di vincere nella società del nord il sinistrismo, forte e ben radicato nel centro italia, si buttò sul meridionalismo e sulla scalata del pubblico impiego. Abilissima manovra. Vincente ma a spese della disfatta della finanza pubblica e della diseducazione di un popolo intero ormai schiavo del dirittismo e assolutamente incapace di generare dirigenti realistici e sinceri. Un popolo malato e ormai nevrotizzato sempre alla ricerca di politici miracolisti che tornino a dare quello che non c’è più.
    Cassese vede chiaramente il declino e dice che potrà essere fermato da una buona amministrazione, fatta da uno stato che da 70 anni la respinge. Corto circuito e disperazione pura. Illusione infantile e penosa. Tocca a noi trovare le vie vere.

    Il Corriere profetizza il declino dell?Italia: ?Lo stato inefficiente è l?imbuto dove tutto si ferma?. Se ne sono accorti adesso? | L'Indipendenza Nuova

  10. #2350
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    ricevo dalla commercialista:

    Gentile Cliente, (da leggere con assoluta attenzione)
    La informo che, a partire dal 1 gennaio 2017, il Governo ha introdotto 8 NUOVI ADEMPIMENTI periodici per tutti i soggetti titolari di partita iva. Si tratta dell’invio telematico trimestrale dei dati relativi a tutte le fatture emesse e ricevute nel trimestre (spesometro) e del contestuale invio (sempre trimestrale) della liquidazione periodica iva, ovvero della sommatoria delle liquidazioni mensili. Mantenendo peraltro inalterati gli altri adempimenti annuali che già conoscete da anni.
    Segnalo, inoltre, che viene parallelamente introdotto un autonomo e aggiuntivo regime sanzionatorio in caso di invio di dati incompleti o infedeli (rispetto alle 8 neodichiarazioni di cui sopra). Ricordo che i dati da trasmettere attengono, oltre che ai dati numerici di ogni fattura, anche alla corretta identificazione dei dati anagrafici dei clienti e dei fornitori, alla data e al numero della fattura ed all’aliquota iva applicata. Sarà, pertanto, Sua cura prestare la massima attenzione alla verifica puntuale di tali dati.
    E’ evidente che ciò comporta un maggior lavoro da parte dello studio, oltre ad un aumento dei rischi di errore e, conseguentemente, ad un aggravio dei costi dell’ assicurazione obbligatoria e ai costi del Software da dover giocoforza adeguare alle nuove scadenze. Già sin d'ora si comunica il costo relativo ad ogni nuovo dichiarativo ammonta ad euro 25,00 (200,00 euro annuali).
    In sostanza – essendo assolutamente fisiologico il verificarsi di errori materiali per soggetti che inviano e ricevono centinaia o migliaia di fatture ogni anno – siamo di fronte al varo di una nuova TASSA (occulta, ma reale) sulle partite iva. Perché le sanzioni resteranno a carico dell'impresa stessa. E sono di rilevante importo per ciascuna violazione e neoadempimento.
    Come Dottore Commercialista iscritta ad Ordine professionale esprimo tutto il personale disappunto per l’ennesima norma contro professionisti e imprese introdotta dal Governo Renzi.

    CONTINUO A RINNOVARE IL CONSIGLIO A CHI PUO' DI ANDARSENE PRIMA POSSIBILE DA QUESTA FOGNA

    ad rem ai lati

 

 
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