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  1. #2441
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    La fedeli, aldilà dei titoli di studio, i quali sono irrilevanti, porta avanti l'ideologia femminista radical-chic, la quale è parte integrante dell'europa senza radici di oggi.

    Quindi l'appoggio di quello che fa lo ha comunque da altre/i muniti di master o titoli equipollenti. Non deve quindi stupire il suo modo di imporre le cose e di ragionare.

    Non ha importanza che si abbia la licenza dell'obbligo oppure 20 master, l'importante è la forma psicologica giusta per promuovere tali cose.
    Quella comunista va benissimo per seguire i dettami dei gruppi satanico-mondialisti , solo i cattolici non l'hanno capito .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  2. #2442
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    CETA: I NOMI E I COGNOMI DI CHI HA VOTATO


    Pubblicato il: 21/02/2017



    Ecco i nomi e cognomi degli europarlamentari italiani che hanno sostenuto il CETA, e di chi si è opposto. A voi, cittadini ed elettori, l’onore e onere di chiedere conto agli europarlamentari eletti nella vostra circoscrizione del voto espresso.
    Per la Campagna Stop TTIP Italia la ratifica appena votata a Strasburgo è stata una tappa nella mobilitazione per bloccare l’accordo con il Canada.
    Il prossimo obiettivo è Roma, per fermarne la ratifica alla Camera e al Senato.
    Hanno votato a favore del CETA

    Conservatori e riformisti
    Fitto – Sernagiotto
    Popolari
    Comi – Cesa – Cicu – Dorfmann – Giardini – Mussolini – Maullu – La Via – Patriciello Pogliese – Salini
    Socialdemocratici (S&D)
    Bettini – Bonafe – Costa – DeMonte – Danti – Gualtieri – Kyenge – Pittella – Picierno – Toia – Zanonato – Zoffoli – Morgano – Sassoli
    Non iscritti: Soru
    Hanno votato contro il CETA

    Movimento 5 Stelle
    Adinolfi – Agea – Aiuto – Beghin – Borrelli – Castaldo – Corrao – D’Amato – Evi – Tamburrano – Valli – Zullo – Ferrara – Pedicini – Moi
    Lega Nord
    Bizzotto – Borghezio – Ciocca – Fontana - Salvini – Zanni
    Lista Tsipras/Altraeuropa
    Forenza – Maltese – Spinelli
    Verdi
    Affronte
    Socialdemocratici (S&D)
    Benifei – Briano – Caputo – Cofferati – Chinnici – Cozzolino – Panzeri – Schlein – Giuffrida – Viotti
    Si sono astenuti sul CETA

    Popolari
    Cirio
    Partito Democratico
    Gentile
    Non votanti

    Tajani (Popolare, come Presidente dell’Europarlamento); Matera, Martuscello (Popolari, assenti). De Castro, Mosca, Bresso, Paolucci, Gasbarra (Socialdemocratici (S&D), assenti).

    Fonte: stop-ttip-italia.net

    Qui potete leggere la lettera di StopTTIP Italia ai senatori italiani che "potrebbero" votare contro la ratifica del trattato: https://stop-ttip-italia.net/2017/02...a-sinistra-pd/

    CETA: I NOMI E I COGNOMI DI CHI HA VOTATO



    E ci si dovrebbe vergognare per essere di mentalità sangue e suolo , mah !
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  3. #2443
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Ma i furbetti del cartellino si salvano grazie ai giudici
    Tanti i casi di assenteisti graziati in Cassazione: "Non si licenzia per mancanze solo saltuarie"
    Nino Materi
    Quando il ministro Madia sostiene che, grazie alla legge che porta il suo nome, già «200 furbetti del cartellino sono stati licenziati», dice un'inesattezza. Ieri - esattamente come oggi (e pure domani) - il licenziamento «definitivo» di un lavoratore può essere ratificato solo dal tribunale con sentenza destinata al vaglio dei tre gradi di giudizio.
    Tutto il resto sono chiacchiere, o semplici slogan. Ciò che invece la nuova normativa-Madia consente (teoricamente), con procedure più snelle, è la sospensione dal servizio del dipendente «infedele». Ripetiamo: sospensione, e non licenziamento. La differenza non è da poco. Per fare un esempio: la sospensione sta al licenziamento, come lo svenimento sta alla morte. E, di furbetti del cartellino «morti», se ne contano sulla dita di una mano. Per la maggior parte dei casi, invece, si tratta solo di semplici «svenuti» che la Cassazione tende a «rianimare» restituendogli onore, stipendi «indebitamente trattenuti» e, in alcune particolari circostanze, perfino riconoscendo loro i «danni morali e materiali».
    È accaduto, nell'ultimo quinquennio, con un medico di una Asl di Roma; un ingegnere della motorizzazione civile di Napoli; un dipendente delle Ferrovie dello Stato di Bari; un funzionario del Genio Civile di Firenze e in decine di altri contenziosi che opponevano su fronti opposti le aziende (pubbliche o private, non fa differenza) e i presunti furbetti nella loro ampia gamma tipologica (dagli assenteisti ai pluritimbratori di badge; dai malati immaginari ai falsificatori di note spese; dai violenti ai molestatori sessuali; dagli scansafatiche cronici ai ladri di materiale di cancelleria dell'ufficio). Per questi atti illegittimi la Suprema Corte ha tracciato, tramite pronunciamenti univoci e concordi, una giurisprudenza da ritenersi ormai consolidata. E cioè: «Il lavoro è bene primario che va tutelato in via prioritaria (...) una condotta infedele che abbia i caratteri della sporadicità non giustifica misure gravi e drastiche come quella del licenziamento».
    Tradotto dal giuridichese: se un dipendente imbroglia o fa il bullo in maniera «non continuativa», può - anzi, deve - rimanere al suo posto. Gli ermellini si mostrano possibilisti rispetto a sanzioni disciplinari come «lettera di richiamo», «censura», «ammonizione» e non escludono neppure «trasferimenti» e «cambi di mansioni»; ma il licenziamento, no: per essere sbattuto fuori, devi almeno uccidere il capufficio. Non si tratta di un paradosso, ma della realtà. Negli ultimi anni la Cassazione ha infatti confermato sentenze di licenziamento solo in casi di reati gravissimi commessi «continuativamente» sul luogo di lavoro. Se al contrario i «contesti di infedeltà» sono «limitati» a pratiche di «episodico e occasionale» assenteismo o «illegale timbratura del cartellino», il rischio-licenziamento è praticamente nullo. In alcuni processi la Cassazione non ha mancato di stigmatizzare lo «squilibrato divario proporzionale» tra la sospensione dal servizio disposta dall'azienda e «l'oggettiva colpa del lavoratore sanzionato». Il quale - recita la Suprema corte - «per essere afflitto da una sanzione tanto estrema avrebbe dovuto andare ben oltre i comportamenti effettivamente addebitatigli».
    Ma i furbetti del cartellino si salvano grazie ai giudici - IlGiornale.it

    La libertà non è star sopra un albero…
    Roberto Pecchioli
    Se lo scrivente, nelle righe a seguire, manifestasse fiera antipatia per la città di Cuneo e per i suoi abitanti potrebbe essere trascinato dinanzi ad un tribunale e condannato a pene detentive. A molti ragazzotti ultrà di calcio, i cui limiti culturali e civili sono evidenti a tutti, sono state inflitte pene per cori da stadio spesso stupidi o volgari, ma certo meno pericolosi dei mille gravi reati che restano quotidianamente impuniti. Il presente è quello delle norme a contrasto di un altro psico -reato, l’omofobia, il neologismo che bolla chi preferisce (discrimina…) l’orientamento sessuale normale, ribattezzato eterosessuale, a quello omosessuale. In galera, urlava anni fa una canzone del genere demenziale di Giorgio Bracardi. “La vuoi la minestrina? Te piace la minestrina? Mangia la minestrina! In galera!”
    Delle norme sempre in vigore contro i rigurgiti fascisti nel 2017, in totale assenza di fascismo, meglio tacere. Si può andare a processo ed essere condannati per aver levato il braccio in un saluto vecchio di due millenni. In assenza del reato, peraltro, nessuno si esibirebbe nel saluto. L’ultima novità, pericolosissima, che dimostra l’esistenza di un piano per sottomettere il libero pensiero, è quella che intende punire le “false notizie”, o fake news, nell’inglese degli stenterelli. Un’operazione che va avanti da mesi, in Italia grande sponsor è la signora Boldrini, la presidenta della Camera passata dal ruolo di funzionaria dell’ONU, organizzazione mondialista e transnazionale alla militanza nella sinistra radical chic premiata con la terza carica dello Stato italiano. A proposito, il correttore del sistema Word non riconosce come esatto il termine presidenta: proponiamo sanzioni contro Microsoft.
    Ma quali saranno le false notizie? Ci vorrà un bollino blu, o un timbro della Questura, forse basterà il via libera della CNN o dell’Agenzia Reuter, tanto sono tutte di proprietà degli stessi super padroni, Rothschild, Rockefeller, ora anche Amazon (Washington Post). Ricordate quando deridevamo le veline provenienti dall’agenzia sovietica Tass, o i plumbei editoriali della Pravda, che vuol dire verità? Insomma, è già attiva la psico polizia decisa a stroncare chi non dice la (loro) verità, in rete o sulla stampa. Scommettiamo un centesimo su chi si accanirà, e ricordiamo che in Francia, altra terra della libertà, inscindibile dall’uguaglianza e della fraternità, è in corso di discussione una legge che impedirà di svolgere attività contro l’aborto. Contro la vita si può dire o fare qualsiasi cosa, ma se si oserà fare propaganda contro l’interruzione volontaria di gravidanza (sentite come è più dolce e neutro il concetto, se lo chiamiamo così) è pronta la Bastiglia.
    Nulla di nuovo, infine: Karl Popper, pensatore sopravvalutato, scagliò dardi velenosi contro i nemici della “società aperta”, indegni di manifestare le loro convinzioni. Si stanno solo allargando, esplorano il terreno, sino ad oggi la ribellione è poca e limitata a soggetti che il sistema provvede quotidianamente a screditare e stigmatizzare. Dai tempi di 1984, il capolavoro di Orwell, è aumentata la quantità di odio sparso ai quattro venti. Prudente, o più moderato, il partito Socing tiranno di Oceania, obbligava alla pratica collettiva di due minuti quotidiani di odio nei confronti dell’arcinemico inesistente Emmanuel Goldstein. La dose è massicciamente aumentata, nella realtà degli anni Duemila. Bersagli favoriti, populisti, omofobi, razzisti, xenofobi, sessisti, femminicidi (!), ma anche insegnanti severi, genitori non permissivi, sacerdoti che difendono la fede di sempre, a scendere sino a chiunque non sia allineato al pensiero unico liberale, libertario, progressista eccetera eccetera. Vietato vietare, da circa mezzo secolo, eccetto che per lorsignori e lorcompagni.
    Quanto alle false notizie, una la ricordiamo bene, le rivelazioni sulle armi di distruzione di massa in possesso, garantì l’America, del bieco Saddam Hussein. Per evitare l’accusa infamante di complottismo, evitiamo di discutere dei dubbi relativi all’11 settembre ed alla figura di Bin Laden. I complottisti sono infatti i falsari per eccellenza, non a caso il termine fu introdotto dalla CIA per bollare chi non credeva alla verità ufficiale sull’assassinio di John Kennedy, il quale, come tutti sanno, fu ucciso da un killer solitario, Lee Oswald, caduto pochi giorni dopo sotto i colpi di un altro squilibrato, Jack Ruby.
    La verità non può mai essere “ufficiale”: qualunque aggettivo ne sminuisce o nega il principio. Le versioni ufficiali di qualcosa, innalzate a verità per motivi di potere o di interesse, dovrebbero essere bandite proprio nei regimi liberi, nelle società aperte. Così non è, ma è molto irritante il solo pensarlo, affermarlo espone già a rischi. La scienza, ad esempio, afferma che molte delle differenze tra uomo e donna sono di natura genetica. La nuova, potentissima teoria del gender, cara alle oligarchie, lo nega con forza. A chi verrà tappata la bocca? Sarà la tecnologia, sarà il mercato, ma persino i supporti di ausilio contro le apnee notturne sono diversi tra uomo e donna: pare che ci siano differenze nell’apparato respiratorio. Si suggerisce una nuova battaglia per farla finita con questa “discriminazione”.
    L’ossessione per l’estensione dell’uguaglianza ad ogni ambito dell’esistenza colpisce per la sua incapacità di fermarsi, fosse solo per prendere fiato e guardarsi intorno. Naturalmente, l’unica ineguaglianza ammessa ed incoraggiata è quella economica, e le disuguaglianze in quel campo sono tali da far arrossire chiunque, specie i difensori dei poveri chiamati sinistra. Ma le verità munite del timbro santificante di quella parte sono indiscutibili come i dogmi della Chiesa al tempo in cui vigeva la fede cattolica. Per molti adoratori della libertà e della democrazia, è lecito e giusto impedire con ogni mezzo l’attività dei movimenti politici loro avversari, e propongono quasi ogni giorno nuove leggi contro le idee di qualcuno. Nuovi pregiudizi si sostituiscono a quelli vecchi, con la pretesa della superiorità morale e l’invocazione della sanzione e del divieto scritti nei codici.
    Butto giù qualche luogo comune (i luogocomunisti sono partito di immensa maggioranza!): il Medioevo fu un’epoca buia, l’inquisizione e la caccia alle streghe furono una vergogna esclusivamente cattolica, gli Spagnoli furono brutali conquistatori, a differenza degli Inglesi, gran civilizzatori (oltreché mercanti di schiavi), l’illuminismo trasse l’umanità dall’ignoranza e dall’infanzia della conoscenza, l’Italia vinse (!!!) la seconda guerra mondiale per merito dei partigiani, la strategia della tensione e le bombe ci furono per impedire ai buoni (Il PCI) di andare al potere. Potremmo continuare, fino all’aborto “legge di civiltà” o al matrimonio omosex vittoria dell’amore. Non ci sono più le mezze stagioni, l’ultimo povero luogo comune innocente ed innocuo.
    Negli ultimi giorni abbiamo verificato anche che è sostanzialmente vietato, anche ad una madre in lutto, dire che le canne e le droghe dette leggere fanno male. Roberto Saviano, l’intellettuale di riferimento dell’Italia smart, si è indignato, scagliandosi contro il “proibizionismo”, che naturalmente difende a spada tratta allorché si tratta di impedire la diffusione di principi ed idee opposte al pensiero dominante di cui è esponente di punta. I giovani italiani – e non solo loro – sballino pure, è un loro pieno diritto, e sia apprestato un rogo in Campo de’ Fiori per chi si ostina a dire che le droghe fanno male, chi siamo noi per giudicare e proibire? Se qualcuno muore, sono danni collaterali, come nei bombardamenti umanitari. Unanime riprovazione per Trump che ha tagliato i fondi alle organizzazioni abortiste. E’ una società disinfettata che inclina all’obitorio, se conoscessimo l’inglese forse la chiameremmo morgue society, ci si indigna non per le vite buttate o soppresse, ma perché qualcuno ritira dal gioco il denaro pubblico.
    Il clima è questo, e intanto il potere vero cuoce la rana a fuoco moderato. Ritirano il denaro contante dalle nostre tasche, dicendo che così è più comodo, ma ciò che non ho in mano non è più davvero mio. Promettono salute e lunga vita per tutti applicando sotto pelle microchip e, presto, biochip, ma l’esito è il controllo, al centimetro, dei nostri spostamenti, delle nostre abitudini, dei consumi e delle convinzioni di ciascuno. Riveliamo tutto allegramente a Facebook, ovvero ad un super miliardario come Zuckerberg. Nessun regime totalitario ha mai potuto neppure sognare un controllo globale tanto capillare. Del nostro p/c e dello smartphone, siamo proprietari solo della ferraglia, l’hardware, dei software siamo solo licenziatari, possono ritirarceli quando vogliono, come può fare la banca per la carta di credito e Facebook per un profilo non conforme ai criteri stabiliti da loro.
    Tante cose ce le offrono gratis, ma, qualcuno osservò che quando qualcosa è gratis, anzi free, significa che sei tu il prodotto che stanno vendendo. Le menzogne dalle quali siamo circondati sono rassicuranti, insinuanti, dolci. I fatti sono che l’opera di ri-costruzione di un’umanità docile ed ignara è avanzata, i lavori sono ben oltre le fondamenta. Insieme con le sigle nemiche del potere finanziario, iniziamo tutti a tenere a mente un altro acronimo: GAFA, Google, Amazon, Facebook, Apple. Silicon Valley, oggi padroni in condominio, domani padroni e basta. Non sono marchi o ologrammi, ma i titolari delle tecnologie che cambiano il mondo, modificano gli uomini, muovono fiumi di denaro, possiedono già la mente di milioni di persone. Non si fermeranno, se non li fermeremo.
    https://www.riscossacristiana.it/la-...rto-pecchioli/

  4. #2444
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Neanche il tempo di far arrivare qui la spiona estradata che già è arrivata la grazia...

  5. #2445
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da pomo-pèro Visualizza Messaggio
    Neanche il tempo di far arrivare qui la spiona estradata che già è arrivata la grazia...
    Chi è la spiona estradata?

  6. #2446
    mutualista in saor
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da Nettuno80 Visualizza Messaggio
    Chi è la spiona estradata?
    La spia della CIA che stavano estradando dal Portogallo per via del caso Abu Omar.

  7. #2447
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Minniti, forza Stato contro bande Napoli senza controllo
    01 marzo, 213
    Italia
    MINNITI, FORZA STATO CONTRO BANDE NAPOLI SENZA CONTROLLO

    Che forza questo sctato!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #2448
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Farsi chiamare “padre” per legge per negare la realtà
    di Costanza Miriano
    Vorrei tanto capire cosa ha spinto i giudici di Trento che hanno deciso di sentenziare, ignorando un estenuante dibattito parlamentare, ignorando le due più grandi manifestazioni di piazza degli ultimi anni in Italia, ignorando, quello che è più grave, il fatto che non esiste una legge in Italia che autorizzi la stepchild adoption. Si sono infilati, immagino – non sono una giurista – in un silenzio della legge, un vuoto legislativo, come si dice, con un meccanismo – la modifica delle leggi per via giurisprudenziale – che noi popolo del family day avevamo previsto. Abbiamo provato a denunciarlo prima che succedesse, e ci siamo presi gli insulti, siamo stati derisi dai media mainstreaming, ignorati da tutti, compresa gran parte della gerarchia della Chiesa italiana, con alcuni sacerdoti e vescovi e leader di movimenti che dicevano che sì, una regolamentazione ci vuole, “alla fine anche loro hanno diritto a volersi bene”.
    Lo sapevamo che sarebbe successo, è andata così anche con la legge 40, e adesso siamo arrivati al punto che l’eterologa bocciata dal referendum non solo è consentita, ma è pure gratis, cioè a spese mie e tue, di chi paga le tasse, mentre la mia amica con un figlio gravemente disabile si deve pagare cure per lui fondamentali con le sue forze (e con lei non so quanti genitori di disabili lasciati soli in Italia).
    Certo, perché un figlio non viene inteso come un regalo gratuito, e il regalo si prende come viene, ma come un diritto. Lo faccio se e quando lo voglio, però deve essere sano e bello. Ricky Martin ha annunciato dal palco di Sanremo che lui adesso farà la femmina. Ma femmina, mi raccomando, e chissà che bella fine faranno i maschi concepiti col suo seme, buttati nello scarico. Il figlio è un diritto, e te lo scegli come vuoi tu, e prima di tutto sano. Se non è sano – lo controlli prima – lo ammazzi e ci riprovi. Il figlio è un diritto e quindi se lo desideri ma non ami una donna le paghi gli ovuli, paghi l’utero a un’altra (diverse, mi raccomando, sennò il bambino si affeziona alla mamma e viceversa) e te lo porti a casa. E poi ci sono dei giudici che ti dicono che tu, che questo bambino lo hai reso orfano della mamma per una tua insindacabile decisione, puoi arrogarti il diritto di chiamarti padre.
    Ma a che serve chiamarsi padre? Non erano già riusciti nell’intento di avere dei bambini in casa? Avevano già privato due bambini della loro storia genetica, prendendo degli ovuli a pagamento (molti, perché nel tentativo un bel po’ di embrioni ci rimette la vita), così non sapranno se gli occhi celesti sono della nonna o del nonno e quell’attitudine per il salto in lungo viene da uno zio che sta in Ontario. Avevano già privato due bambini del contatto con quel sangue di cui erano impastati, con quel respiro e quel cuore che avevano ascoltato per nove mesi, nella pancia della madre – va bene, l’ovulo non era di lei, ma per loro era il rumore l’odore il contatto di una madre: sono azioni talmente tanto contro natura che non ci sono le parole per dare i nomi alle cose. Comunque, tutto questo non lo avevano già ottenuto?
    Perché questo bisogno di chiamarsi padre? Non diciamo cavolate sul fatto che altrimenti uno dei due non li può prendere all’asilo, perché io ho fatto la delega alla baby sitter e non ne ho ricavato alcun trauma (e nessuna maestra che conosca i bambini chiede i documenti dopo la seconda volta che vede qualcuno a prenderli). Perché questo bisogno?
    Io non giudico il desiderio, ma le azioni sì. Io non giudico il desiderio di quei due uomini, ma la cecità dei giudici, quella proprio non me la spiego se non con una militanza ideologica. Il bisogno e il desiderio di un adulto non possono andare contro il desiderio e il bisogno di un povero innocente a cui è stata tolta la mamma, cioè la formazione primaria del nucleo di affetto che permette di sopravvivere, di formarsi una personalità sana ed equilibrata, di sapere con certezza che si è amati di quell’amore incondizionato e totalmente accogliente che solo una madre può dare, ci sono un’infinità di studi che lo confermano, ma io penso che basti l’esperienza personale (sì, lo so, ci sono madri cattive e assassine, ma sono un dramma appunto, non la norma, ciò che la legge dovrebbe tutelare).
    Comunque, questo bisogno di figli era stato soddisfatto. Perché pretendere una sentenza? La vera battaglia, lo ha detto Lo Giudice a Le Iene parlando, all’epoca del dibattito della Cirinnà, del bambino (un tempo era uno solo) che ha in casa (non so se sia figlio biologico suo o del suo compagno): quello che chiediamo è un cambiamento di mentalità. È la possibilità di sentirsi come gli altri, qualcuno che ti rassicuri, che ti dica che va bene così, che non hai tolto niente a quel bambino.
    Il punto è legittimare ciò che è contro natura, e non parlo ora della sessualità, ma della generazione. Ma non basterà una sentenza a cancellare il dolore di essere stati privati del contatto quotidiano con la madre (non so, magari del contatto tout court, come tanti che impediscono alle madri di allattare perché non si crei il legame). Non ci sarà nessun accorgimento, nessuna sentenza, nessun cambiamento di mentalità, nessun Sanremo arcobalenato che potrà togliere la tristezza insanabile ai bambini privati della loro storia, che non potranno riconoscersi nei genitori, non sapranno – per metà – da dove vengono, non potranno formarsi in opposizione o imitazione a due identità complementari. Sappiamo quanto è difficile anche per i bambini adottati, ai quali i genitori biologici non sono stati strappati dal desiderio dei genitori adottivi, e questa è una cosa che cambia tutto. I bambini adottati possono dire “io ero in difficoltà e tu mi hai aiutato”, e così, in un amore più grande del dolore possono guarire dalle loro ferite; comunque è un bel viaggio. Questi bambini invece dovranno dire “pur di avermi, mi hai messo in difficoltà” che è esattamente il contrario dell’adozione (in Canada gli omosessuali possono adottare: perché non hanno preso un orfano? Non che sia un bene l’omoadozione, ma lo dico per evidenziare che si tratta di un desiderio egoistico, non della volontà di supplire a una carenza preesistente).
    Già ci sono bambini della cryogeneration cresciuti, adulti figli di questi desideri che supplicano di non ripetere questo errore, di non mettere altri bambini nel loro incubo. Già ci sono ricerche e conferme. Perché non ci siamo fermati prima?
    Io, dicevo, capisco il desiderio straziante di figli, e capisco che si possa sbagliare anche molto per questo, e magari in buona fede. Ma i giudici? Ma il Parlamento? Ma la società civile? Ma, soprattutto, la Chiesa? Nessuno che si alzi in piedi e faccia chiudere la fabbrica degli orfani prodotti per i desideri dei grandi, o almeno che impedisca a chi fa queste cose di usurpare il nome di padre? Il padre è colui che dà la vita per i suoi figli, che è pronto a tutto per difenderli, non chi li fa soffrire. E a chi me li fa vedere che saltellano felici sul divano dico: ne riparliamo dopo l’adolescenza.
    https://costanzamiriano.com/2017/03/...are-la-realta/

    La madre non è un accessorio sostituibile. La biopazzia al potere
    Ma che razza di società sta sorgendo? È un tam tam quotidiano che colpisce la vita, la morte, la nascita, la famiglia. C’è una Grande Fabbrica dell’Opinione che marcia a senso unico, in un corso accelerato di demolizione dell’umanità come l’abbiamo finora conosciuta. E impone a tappe forzate la corsa verso un mondo capovolto.
    La mamma diventa un ente superfluo, da sopprimere o da ridurre a utero in affitto per la gioia delle coppie omosessuali che vogliono comprarsi un figlio. E i magistrati, smentendo la legge, confermano la piena legittimità dei loro desideri e aggiungono che non c’è bisogno di geni per chiamarsi genitori.
    Ma la parola genitori, guarda un po’, deriva proprio dalla parola geni. Si può accettare la dizione “genitori adottivi” perché un padre e una madre suppliscono ai genitori biologici; ma due uomini dello stesso sesso che per un loro desiderio decidono di farsi il loro figlio non sono genitori in alcun senso. Al più sono tutori. La madre non è un accessorio sostituibile.
    L’abolizione della mamma segue a ruota la soppressione del papà, ente inutile in una società senza padre.
    La società parricida e matricida è una società senza figli, salvo quelli nati in provetta. Si deplora la politica che non segue subito l’onda emotiva e non legifera in materia come ordina l’Onda, coi suoi artefici e i suoi magistrati. E invece passa inosservato il silenzio assordante e imbarazzante, di Papa Bergoglio che di fronte allo stravolgimento della vita e della famiglia, dagli uteri in affitto ai suicidi assistiti, parla d’altro, fa finta di niente…
    Una generazione sta demolendo in poco tempo l’esperienza di tante generazioni che l’hanno preceduta, con una presunzione assoluta. E il Santo Padre tace.
    Cosa c’è alle origini di questa follia? C’è la perdita dei confini, del senso della misura, della natura e del limite. Sono io, solo io, a decidere quando morire e come; sono io a decidere, senza il concorso di una donna, di avere un figlio, affittando un utero o facendo shopping oltreoceano. Sono io a decidere se interrompere o meno una gravidanza non desiderata, anche se va di mezzo la vita di una persona.
    La libertà e la modernità si riducono a non porre limiti ai miei desideri. Non conta nulla il resto, gli altri, i legami affettivi, la paternità, la maternità, la responsabilità di essere al mondo e di mettere al mondo.Non conta altro che la mia volontà.
    Questa è la follia del nostro tempo, il potere smisurato dei propri desideri che viene presentato come Diritto, Libertà e Autonomia. E chi si oppone viene accusato di vivere nel medioevo. Dimenticando che anche noi, nati in famiglie da padri e madri, siamo nati e cresciuti in quel medioevo.
    Se difendere la maternità, la paternità, la famiglia e la vita sono segni di medioevo, allora cos’è la modernità, il trionfo del disumano, la perdita del limite, la dittatura dell’Ego, l’abolizione della natura? No, signori, questo non è il futuro, questa è la fine della civiltà e la fuoruscita dall’umanità nel nome di un transumano geneticamente modificato, dove l’identità è sostituita dal desiderio, l’umano dal mutante e il noi siamo dall’Io voglio.
    Non confondete la fine con un inizio.
    Chiesa e post concilio: La madre non è un accessorio sostituibile. La biopazzia al potere

    Caro Ippocrate ti scrivo
    Pubblicato da Berlicche
    Caro Ippocrate,
    ti scrivo perché voglio essere medico. Non equivocare, però: a me che i malati stiano meglio non importa nulla. Anzi, loro non mi interessano proprio. Se c’è una persona che deve stare bene quella sono io. Dovresti aggiornarti: oggi il medico fa molte più cose dei tuoi tempi. Il medico è quello che ammazza i bambini nella pancia della mamma, con mezzi ingegnosi. E’ quello che mette bambini nella pancia della mamma, solo che non si chiama più così, dato che poi deve sparire perché il bambino è già stato venduto. E’ quello che elimina il materiale organico superfluo, che una volta si poteva chiamare umano, vecchio o invalido, idiota o annoiato che sia. Un tempo i carnefici potevano anche essere ignoranti, adesso occorre essere medici.
    Se vuoi essere boia, sai cosa devi studiare. Non vuoi esserlo? Difficile che ti assumano.
    Quindi, caro Ippocrate, vedi bene che essere medici è la professione del futuro. Non sei felice? Ho solo una richiesta per te: quel tuo giuramento, che hai scritto molti secoli prima di qualsivoglia cristo. Dici di stare lontano da farmaci mortali, azioni corruttive, medicinali abortivi anche se richiesti. Ecco, come dire? Non sei al passo con i tempi. Siamo diventati molto più moderni da allora, da quando tu ti limitavi a curare. E’ il momento di cancellare quelle tue parole, dimenticarle. Danno fastidio.
    Nel nostro nuovo ruolo di medici, lo sai cosa facciamo a chi dà fastidio?
    https://berlicche.wordpress.com/2017...ate-ti-scrivo/


  9. #2449
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    San Severo di Foggia.
    Spari contro le auto dei carambinnieri.
    Il nostlo Glande Ministlo: "Ne manderò altri".
    Ma perchè? Li hanno uccisi?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #2450
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Tuo nonno era un flipper
    Da inizio anno la “posta dei lettori” al Corriere non è più gestita dall’ineffabile Sergio Romano (congedato per sopraggiunti limiti di rincoglionimento), ma dal rampante Aldo Cazzullo (nomen omen?).
    Costui ne sta già sparando talmente tante che per stargli dietro ci vorrebbe un intero team di esperti americani (i quali peraltro manco accetterebbero, memori del motto Never argue with a fool, he lowers you to his level and beats you with his experience).
    Sarebbe quindi opportuno resistere alla tentazione di controbattere (soprattutto per non far sapere in giro che si legge il “Corriere”); tuttavia ieri Cazzullo, in risposta a un lettore che auspicava un onorario decente per gli stagisti, ha tirato in ballo il nonno – e qui i nervi sono saltati:
    «È del tutto normale che uno stagista non sia pagato. Nessuna azienda va avanti grazie agli stagisti. È lo stagista che ha bisogno di un’azienda dove imparare un mestiere, non il contrario.
    Se vuole le racconto lo stage di mio nonno. Non un avo remoto: il papà di mia mamma. A 12 anni dovette lasciare gli studi per fare il garzone in una macelleria. Da casa sua erano venti chilometri; ma lui non aveva i soldi per la corriera, e non sarebbe mai salito su una corriera senza biglietto. Partì a piedi. Era il 1924 e c’era il fascismo. Andare sotto padrone era come diventare schiavo. Per fortuna il macellaio era una brava persona. Si chiamava Amilcare Fenoglio. Suo figlio Beppe dimostrò fin da subito un insospettabile talento letterario. Mio nonno ha fatto il macellaio tutta la vita, ed era un uomo finissimo, grande lettore di poesie e di giornali (non ho mai visto un giornale in mano a un giovane, e neanche un dvd o un cd; ne vedo pochi al cinema, a teatro, all’opera, salvo lamentarsi che l’industria culturale non assume; ne vedo molti per strada con in mano lo spritz, e neppure quello è gratis). Non sopporto chi usa la parola macellaio come un insulto, e in genere disprezza i lavori manuali.
    Per fortuna le cose da allora sono molto cambiate. Tanti ragazzi possono studiare, e giustamente cercano lavori in linea con quel che hanno studiato. In Italia è dura perché investiamo troppo poco in istruzione, cultura, ricerca, tecnologia. Ma fare un lavoro manuale, per mantenersi agli studi o in attesa di trovare un lavoro intellettuale, non è disdicevole; anzi, è formativo. Purtroppo non abbiamo questa mentalità: anche in regioni dove la disoccupazione giovanile è oltre il 50%, la pizza la impasta un egiziano, la fa un marocchino, la serve un albanese. Disdicevole è dare mille euro a tutti in cambio di nulla. Interessante è la proposta di Emiliano: reddito di dignità in cambio di lavori in biblioteca o al fianco degli anziani. Intanto alle Lettere del Corriere abbiamo venti offerte di lavoro in sospeso e pochi curricula. Forza, ragazzi» (Gli stage del 2017 e lo stage di mio nonno, 26 febbraio 2017).
    Partiamo dalla fine: forse anche il “Corriere” dovrebbe pagare un po’ di più i suoi stagisti (o “correttori di bozze”, se esistono ancora), dato che, dopo aver lasciato passare il ridondante delirio dell’ex-ambasciatore Romano a proposito delle “religioni del libro”, ora chiudono un occhio sull’infelicissimo “curricula”. Il termine però, essendo un prestito, è invariabile: si può volgere al plurale la forma italiana (curricoli), ma non quella latina. A meno che Cazzullo in passato non si sia occupato di “referenda”, “memoranda” e “lapides”.
    Lasciamo comunque da parte i leziosismi (anche se il giornalista non fa una bella figura, dopo il predicozzo ai giovani che si abbonano allo spritz invece che al “Corriere”) e veniamo alla sostanza.
    La morale della prima parte è nota, perché in fondo è la stessa che bisogna sorbirsi alle cene coi parenti: i nostri nonni erano dei flipper. Non solo desideravano morire di fatica, ma quando non ci riuscivano, correvano subito ad arruolarsi.
    Ah, le “antiche virtù”, da sempre il miglior pretesto per sostenere una stronzata qualsiasi: i nostri vecchi erano quelli che non lasciavano mai nulla nel piatto, facevano ogni giorno venti chilometri a piedi per andare e tornare dalla guerra; si curavano da soli con piante o riti apotropaici o pellegrinaggi; iniziavano a lavorare a 5-6 anni con un vestito di cartone e i piedini di legno….
    È la solita morale dei Tartuffe (anzi, Tartuffes), che oltre a strumentalizzare il passato, si danno da fare anche col presente: infatti, nella sua riposta Cazzullo dopo aver glorificato le gesta degli avi, striglia i giovani d’oggi che non vogliono fare “lavori manuali”. Il paradosso è evidente: o si lavora per necessità, o per formazione. E se un giovane deve fare il pizzaiolo o il fattorino per “formazione”, allora tanto vale che pretenda di fare lo stagista con una retribuzione degna. A meno che Cazzullo non stia affermando che un laureato dovrebbe fare sia lo stagista sia il cameriere, unendo l’utile (la necessità) al dilettevole (la “formazione”).
    Forse non è il caso di prendersela troppo, ma il problema è che se un giornalista scrive certe cose, il parente del mio parente (che per me non è niente, ma me lo ritrovo sempre tra i piedi) lo legge (o lo sente in tv, tanto cantano tutti la stessa canzone), ci fabbrica su un argumentum ab auctoritate e poi me lo propina per un anno intero, da Natale a Natale.
    Chi commenta le lettere dei lettori dovrebbe essere come minimo dotato del caro vecchio “buon senso”, proprio per non causare liti in famiglia o risse sui treni: da lui perlomeno ci si aspetterebbe un consiglio ai dubbiosi, un ammonimento ai peccatori, un conforto per gli afflitti (il resto delle opere ce lo sobbarchiamo noi).
    Invece qui si va sul pesante, si solletica il thymos, senza più nemmeno un goccio di melassa: se sei disoccupato è colpa tua a prescindere; se lavori e non riesci a mantenerti è perché sei improduttivo; infine, se lavori e riesci a mantenerti sei comunque un privilegiato perché i nostri nonni facevano i macellai (una volta erano tutti partigiani, oggi ci servono tutti macellai).
    Come concludere degnamente? Se tuo nonno c’aveva tre palle ed era un flipper, mia nonna c’aveva tre ruote ed era una carriola.
    materialismo sacro: Tuo nonno era un flipper

    Due o tre cosette da ricordare a Gramellini sulla 194
    di Costanza Miriano
    Capisco che, se sei una grande firma del Corrierone, non è che ti puoi mettere lì a perder tempo con gli articoli delle leggi, a cincischiare con queste puntigliosità, ma dopo aver letto il suo articolo, mi corre l’obbligo di ricordare due o tre cosette a Gramellini, visto che è lui a menarla con questa storia della legge, che poverina adesso quella donna, “costretta” a chiedere l’aborto in 23 ospedali, adesso alla legge non ci crede più.
    Vediamo come stanno le cose.
    Punto primo, la donna in questione ha abortito. La notizia è vecchia di oltre un anno, e purtroppo il bambino, che nel frattempo sarebbe nato se davvero in Italia ci fosse un problema di eccesso di obiettori, avrebbe otto mesi e starebbe sillabando le prime mezze parole. Il bambino non c’è, quindi la signora il medico lo ha trovato, e perché tirare fuori proprio adesso questa storia di quattordici mesi fa? Il problema è che non si è trovata in Italia una sola donna che non sia riuscita ad abortire, e questa è la storia più problematica che sono riusciti a mettere insieme le corazzate dei media. È vecchia, ma non sottilizziamo.
    Punto secondo: non esiste in Italia nessuna legge che sancisca il diritto all’aborto perché una donna “non intende inoltrarsi lungo il sentiero della gravidanza”, come scrive poeticamente il firmone del Corriere. La legge 194 prevede l’aborto “in caso di serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna”, e non, come purtroppo avviene nella maggior parte dei casi, “perché adesso non è il momento”. Quindi chi vuol questionare sul rispetto delle leggi, faccia almeno lo sforzo di leggerle prima, un’occhiata veloce. E poi si inventi una storia, un serio pericolo, uno straccio di problema fisico o psichico, un dramma almeno abbozzato, perché in Italia non esiste un diritto all’aborto tout court, ma il diritto della madre di far prevalere il suo su quello del bambino, ma solo in determinate, estreme condizioni. Lo Stato infatti all’articolo 1, e dico 1, della legge, prende l’impegno di “evitare con tutte le iniziative necessarie che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.”. Sarebbe molto bello che Gramellini conservasse la sua indignazione per il fatto che nessuna struttura pubblica obbedisce mai a quell’articolo 1, e tutto l’enorme lavoro per aiutare le donne a non abortire sta sulle spalle di donne meravigliose ed eroiche e volontarie come Paola Bonzi e Flora Gualdani, e di tutti i volontari dei Centri aiuto alla vita. Sono solo loro, che pure odiano la 194, che rispettano l’articolo 1 della legge.
    Punto terzo. La signora ha abortito. Lo ripetiamo perché siamo puntigliosi e i fatti sono testardi. Forse qualche medico le ha fatto qualche domanda in più prima di farle il certificato. Guarda un po’, si è incapricciato e ha tentato di rispettare la legge. Forse qualche medico ha dovuto rilevare che non c’erano “gravi motivi di salute fisica o psichica” per lei. Forse per questo la signora ha dovuto girare un po’ per riuscire nel suo intento. O più probabilmente il problema è stato che tanti erano in ferie: “eravamo sotto Natale”, sminuisce lei, stupita del clamore che la sua storia ha sollevato dopo più di un anno. Non sa che anche lei è carne da macello, e del suo dolore non importa niente a nessuno. E comunque la signora ha abortito, lo diciamo ancora. Mi pare ovvio, visto che in Veneto, che pure ha un tasso di obiettori più alto di altre regioni, ogni medico esegue 1,5 aborti a settimana. Tecnicamente 15 minuti di lavoro in sette giorni. Ce la si può fare.
    Siamo tutti commossi dalla sollecitudine della società civile per il rispetto di una legge. Peccato che quella legge in Italia non esiste. Non esiste una legge che dica che una donna che non abbia seri problemi fisici o psichici, ma solo perché lo decide lei per un suo insindacabile giudizio, può far prevalere la sua volontà su quella di suo figlio, o magari di sua figlia (già, perché forse quella era una bambina, ricordiamolo alle femministe). Non esiste una legge che dica che c’è il diritto di abortire (per inciso a spese della sanità pubblica), e di farlo velocemente, senza dover fornire nessuna spiegazione o motivazione. Quella legge non c’è. La 194 è una pessima legge, ma non arriva a tanto.
    https://costanzamiriano.com/2017/03/...ini-sulla-194/

 

 
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