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  1. #2611
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Donna incinta e la figlia di 11 anni uccise a Parma

    Donna incinta e la figlia di 11 anni uccise a Parma | Imola Oggi

    Solomon Nyantakyi, 21 anni, una promessa del calcio mancata

    Poi problemi comportamentali ne preclusero un facile progresso nel mondo del pallone.

    Come da copione. Le solite storie tutte uguali dall'America, alla Germania, alla Svezia ecc.

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  2. #2612
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    A 11 anni fanno già sexting: tutto ciò che i genitori non vogliono sapere dei figli
    Fanno sexting 2 adolescenti su 5, mentre i dati sul cyberbullismo rivelano che, solo nel 2016, 235 minori sono stati vittime di crimini in rete e 31 sono stati denunciati per quei reati
    Alessia Albertin
    I numeri sui crimini in rete a danno dei minori continuano a crescere e coinvolgono sempre più i giovanissimi.
    Durante la firma di uno speciale protocollo tra la Casa Pediatrica di Milano e la Polizia di Stato, sono stati resi pubblici i dati relativi al 2016 sui crimini sessuali in rete e sul cyberbullismo che vedono i minorenni coinvolti sia in qualità di vittime che di perpetratori.
    Secondo una ricerca condotta a livello nazionale da "Pepita Onlus" nel 2016, oltre il 40% degli adolescenti intervistati ha inviato messaggi/foto/video a contenuto sessuale e il 60% degli intervistati ha ricevuto messaggi/foto/video a contenuto sessuale.
    In Italia 2 adolescenti su 5 hanno fatto sexting almeno una volta e il primo messaggio con contenuto sessuale viene inviato da ragazzi che hanno un’età compresa tra gli 11 e i 14 anni.
    Il 10% degli adolescenti (1 ragazzo su 10) ha fatto selfie intimi o senza i vestiti e il 3% ha pubblicato queste foto intime sui social network per mettersi in mostra.
    Il questionario sul Sexting è stato distribuito ad un campione di 2.800 ragazzi e ragazze in 16 regioni italiane (scuole, oratori, associazioni sportive) dagli 11 ai 17 anni. Il 41% ha dichiarato di essersi sentito a disagio qualche volta quando qualcuno lo ha guardato. Al 64% dei ragazzi è capitato almeno una volta che qualcuno facesse allusioni sessuali sul loro corpo, sui loro atteggiamenti o sulla loro persona.
    Al 73% è capitato che almeno una volta ricevessero, anche senza volerlo, foto o video con contenuti sessualmente espliciti e/o pornografici: il 36% da amici, il 31% da compagnio e l'11,38% da uno sconosciuto. Il 25,42% di loro ha provato curiosità, il 24,7% indifferenza, il 21,34% disagio e il 46,63% lo ha cancellato.
    Alla domanda "per quali ragioni hai deciso di condividere un messaggio/video/foto a contenuto sessuale ricevuto da un'altra persona?", il 29,5% degli intervistati ha risposto per dimostrare di essere figo, il 23,79% perché è divertente, il 16,30% per alimentare le mie relazioni.
    I ragazzi utilizzano per il 67% Whatsapp, per il 57% Instagram e epr il 43% Snapchat per condividere foto, video e messaggi.
    Nel 2016 sono state 235 le denunce di crimini in rete le cui vittime sono minori, mentre 31 sono i minori denunciati perché si sono resi responsabili delle fattispecie di reato.
    Nello specifico, 8 minori sono stati vittime di stalking e uno è stato denunciato perché responsable del reato.
    I minori vittime di diffamazione on-line, invece, sono stati 42, e 11 i minori denunciati.
    Per quanto riguarda le ingiurie, le minacce e le molestie sono stati 88 le vittime minorenni, contro 6 minori responsabili.
    Settanta minorenni hanno subito il furto di identità digitale sui social, reato per il quale sono stati denunciati 3 minorenni.
    Infine, la diffusione di materiale pedopornografico ha coinvolto 27 minori in qualità di vittime e 10 minori come responsabili del reato.
    A 11 anni fanno già sexting: tutto ciò che i genitori non vogliono sapere dei figli - IlGiornale.it

    “Basta proteggere i ragazzi I brutti voti servono, eccome”
    Scuola ed educazione
    Intervista di Maria Sorbi
    Alessandro D’Avenia assomiglia al Piccolo Principe e ha l’energia dell’Attimo fuggente. Ma soprattutto ha un dono: sa parlare ai sedicenni. Sì, quei sedicenni indecifrabili che non sorridono nemmeno nei selfie e sembrano buoni solo a chattare. Invece no: il prof-scrittore li incontra a teatro, in libreria. Li stuzzica su idoli un po’ più edificanti di Justin Biber e delle miriadi di youtuber.
    Come fa? Dice la verità. Cruda, senza sconti. Ma poi non li molla lì, da soli. Li aiuta a non avere vergogna della loro fragilità e a cercare in quel caos interiore tipico dell’adolescenza (e non solo) il loro talento, piccolo o grande che sia. Ecco perché è entrato nel cuore di tanti ragazzi e di tanti genitori.
    Libri, teatro. D’Avenia, mica è uno di quei prof che non si presenta mai a scuola?
    «Non sarei credibile. Ho fatto un solo giorno di assenza. Ho un contratto part time per riuscire a fare tutto».
    In classe fa leggere per intero l’Odissea. Insolito, perfino al liceo classico.
    «L’antologizzazione ha distrutto il gusto della letteratura perché i ragazzi non fanno più esperienza dell’opera ma del programma. Tutto ciò che si fa a brani (parola veramente impietosa) sta in macelleria».
    Lei invece insegna Omero come fosse un gioco di ruolo?
    «Sì, ciascuno in classe adotta un personaggio, io faccio il narratore. Disponiamo i banchi a cerchio, com’era la struttura del racconto omerico. L’Odissea è il dna dell’Occidente».
    Il contrario di Facebook?
    «L’algoritmo a cui ci abitua Facebook è un’apparente felicità per cui non si entra mai in territori che ci destabilizzano, come invece fa Ulisse. Oggi si cerca di proteggere i ragazzi da qualsiasi tipo di sofferenza e fatica. Invece la vita ha come ingrediente necessario il dolore per conoscere se stessi».
    Cosa valuta nelle interrogazioni?
    «Comincio sempre da ciò che ha colpito i ragazzi e poi, implacabilmente, vado a fare le domande sulle nozioni che comunque sono necessarie per costruire un discorso più ampio. Come diceva Aristotele: partire dal noto (che va conosciuto) per arrivare all’ignoto».
    Uno come lei soffre a dare un 4, vero?
    «E invece no. Se non do 4 quando è meritato, faccio del male ai ragazzi. E perde di valore anche l’8».
    Sprona la voglia del riscatto?
    «Assolutamente sì. I ragazzi si rendono conto che li sto trattando da adulti. Non hanno bisogno di essere protetti, hanno bisogno della verità ma gliela devo dire in maniera onesta».
    I genitori invece fanno troppi sconti ai figli?
    «Quando l’insegnante comincia a massacrare il figlio, il genitore che fa? Mette in discussione il prof perché “mio figlio non può avere un insuccesso”. Questo corto circuito va spezzato, ridiamo all’autorità degli educatori la dignità che le spetta. E svincoliamoci da un modello di felicità basato sui risultati: avere, apparire, fare. Torniamo all’essere».
    Parliamo dei ragazzi. Loro la ascoltano parecchio. Affronta mai il tema del bullismo?
    «Sì e faccio leggere Arancia meccanica di Anthony Burgess. È un libro straordinario perché inventa un linguaggio per parlare della violenza. Non è un’esposizione pornografica o imitativa. Fa ironia, prende le distanze. Noi abbiamo in mente il film. Ma Kubrick omette il finale. Nel libro Alex, il protagonista, ritrova in un bar uno dei vecchi compagni con cui andava a distruggere e vede che nel frattempo si è innamorato di una donna e ha cambiato vita. Allora capisce che è arrivato il momento di impegnarsi per qualcosa. La violenza è un dato che ci portiamo dentro, non può essere estirpato da sistemi che pretendono di salvarci dall’esterno. Occorre un lavoro interiore».
    Come sono gli adolescenti? Stressati, soli?
    «La cronaca ne parla come di una generazione allo sbando. Però la sera io riempio i teatri parlando di Omero e qualcosa significherà, vuole dire che forse c’è anche altro».
    Lei sprona i giovani a guardare oltre la siepe. Il messaggio arriva?
    «I giovani si aggrappano alle risposte credibili. Io parlo di un mondo difficile da affrontare ma, se lo ascolti, capisci dove sta la debolezza. Se a 14 anni trovi qualcuno che dice: “Guarda, tu hai un talento, comincia a impegnarti in questo”, è chiaro che il meglio delle tue risorse non vanno sprecate nella distruzione, ma impiegate nella costruzione. Quando non c’è questo impegno, è chiaro che c’è un ripiegamento narcisistico su se stessi. Ed è facile che alcol e droghe diventino l’espressione di un’insoddisfazione».
    Ai suoi studenti consiglia libri extra scolastici?
    «Sì, su Istagram. L’ultimo è Lettere a un giovane poeta di Rainer Maria Rilke, per i ragazzi che mi chiedono come si fa a scrivere. È un libriccino rapido in cui un giovane fa la stessa domanda a un maestro. Consiglio ciò che aiuta i ragazzi a guardare la complessità del mondo e a trovarci un senso. Ho fatto leggere 1984 di George Orwell e lo hanno amato tantissimo. E poi ho fatto leggere La strada di Cormac McCarthy, libro durissimo, e lo hanno amato».
    Gli adolescenti sanno vivere l’amore?
    «No, è un disastro. Oggi non c’è il senso della fatica, appena arriva la prima negatività si pensa che sia finito l’amore. Invece finisce l’innamoramento, ma l’amore comincia».
    ?Basta proteggere i ragazzi I brutti voti servono, eccome? » Rassegna Stampa Cattolica


  3. #2613
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    Donna incinta e la figlia di 11 anni uccise a Parma

    Donna incinta e la figlia di 11 anni uccise a Parma | Imola Oggi

    Solomon Nyantakyi, 21 anni, una promessa del calcio mancata

    Poi problemi comportamentali ne preclusero un facile progresso nel mondo del pallone.

    Come da copione. Le solite storie tutte uguali dall'America, alla Germania, alla Svezia ecc.

    Freezer è l'unico che può raccontarci qualcosa di più.
    Quel poco che filtra mi lascia perplesso .
    Qualcuno nota che sembrava aver fin troppo una carriera spianata .
    Diciamo che abbiamo perso un nuovo balotelli .
    Se qualcuno vedesse in base alla sua paranoia , l'arrivo di balotelli non solo un evento sportivo , ma un meccanismo più grande e complesso , potrebbe pensare
    che stavolta i progettisti hanno commesso qualche errore .
    Ma sono tutte ipotesi .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  4. #2614
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #2615
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Stanno lavorando per lui .

    Ius soli, Boschi in campo: "Si approvi dopo la pausa"
    Boschi: "Io spero che si possa approvare questa legge alla ripresa perché è un punto fondamentale nell'affermazione dei diritti ed è anche una questione di pari opportunità"


    Luca Romano - Ven, 21/07/2017 - 210
    commenta
    "Io spero che si possa approvare questa legge alla ripresa perché è un punto fondamentale nell'affermazione dei diritti ed è anche una questione di pari opportunità".


    Maria Elena Boschi entra a pieno titolo nel partito dei sostenitori dello ius soli. Durante un dibattito alla festa dell'Unità allo Scalo Farini, Boschi ha spiegato: "Milano ha fatto una battaglia ed è una città all'avanguardia, nel 2018 lasciamo un Paese con più diritti di come lo abbiamo trovato. È stato faticoso raggiungere un accordo nella maggioranza su questa legge. È stato fatto un lavoro molto serio, anche alla Camera, anche con i voti di Ncd, trovando un punto di incontro, riconosciamo la cittadinanza a chi ha compiuto un ciclo di studi in Italia o a chi è nato da genitori che hanno un rapporto prolungato con il nostro Paese e che sono contributori in tutti i sensi".

    Un abbraccio fra il leader di Campo progressista Giuliano Pisapia e la sottosegretaria Maria Elena Boschi sul palco della festa metropolitana del Pd di Milano. L'ex sindaco di Milano ha raggiunto sul palco davanti al pubblico l'ex ministra delle Riforme ed esponente del Pd, che si sono avvicendati fra un dibattito e l'altro della Festa dem. Con Boschi "non abbiamo mai litigato", e alla Festa dell'Unità "mi sento a casa, non sono qui per fare proseliti", ha detto l'ex sindaco di Milano.

    Ius soli, Boschi in campo: "Si approvi dopo la pausa" - IlGiornale.it
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  6. #2616
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Perché Boeri ritiene suo compito produrre fake news? - Blondet & Friends

    Perché Boeri ritiene suo compito produrre fake news?
    Maurizio Blondet 21 luglio 2017 2
    Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, in un’audizione alla commissione
    parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza dei migranti ha
    recentemente affermato:
    “Abbiamo calcolato che sin qui gli immigrati ci hanno regalato circa un punto di
    Pil di contributi sociali a fronte dei quali non sono state loro erogate delle
    pensioni”.


    Boeri mente: i contributi degli immigrati hanno semplicemente sostituito quelli
    di 700 mila italiani che hanno perso il lavoro.
    Infatti il 22 giugno del 2016 Luca Ricolfi scrisse quanto segue su Il Sole 24ore:
    “La crisi, fra il 2008 e il 2013, ha distrutto circa 1 milione e 200 mila posti di
    lavoro, ma gli italiani ne hanno persi molti di più: quel milione e 200 mila posti
    di lavoro andati in fumo è il saldo fra un cospicuo aumento dei posti di lavoro
    degli stranieri (circa +700 mila) e un crollo di quelli degli italiani (quasi 2
    milioni di posti di lavoro in meno)”.
    Qui sotto il link all’articolo di Ricolfi:
    http://www.ilsole24ore.com/art/comme...l?uuid=ADeRlTg

    Un commento:
    Mente perché anche lui fa parte integrante di quel complotto teso alla sostituzione etnica del popolo italiano.
    Non è altro che l’ennesimo traditore della patria che merita un trattamento da Piazzale Loreto.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #2617
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    https://www.rischiocalcolato.it/2017...solo-oggi.html

    Ma Si Devastate l’Italia per 5 Miliardi all’Inps (ma solo Oggi)
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #2618
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #2619
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Il problema non è pagare con il cellulare, ma farsi pagare
    “A pagare e morire c’è sempre tempo” dicevano i vecchi commercianti. I nuovi consumatori pagheranno subito, pagheranno tutto, diventando in men che non si dica più poveri e più nudi
    La mia banca, la pubblicità, la Apple, adesso guarda caso anche qualche giornalista, tutti mi spronano a utilizzare un nuovo sistema di pagamento. Si chiama Apple Pay e dicono sia molto ganzo. Dal mio punto di vista appare molto gonzo. Il vantaggio principale consisterebbe nel pagare più velocemente. Ma chiunque non viva di stipendio o di pensione, chiunque sia pertanto immerso nella struggle for life, sa che il vero problema non è pagare bensì farsi pagare. Sarebbe stata utilissima una app capace di accelerare le entrate, mentre per accelerare le uscite c’erano già tanti metodi: droga, gioco d’azzardo, night, grosse automobili, barche, champagne... Con Apple Pay (presto anche Samsung Pay e Android Pay) si avvicina la realizzazione del sogno comunista di Milena Gabanelli circa la proibizione del contante, e del sogno orwelliano dell’Agenzia delle Entrate circa la coerenza fra acquisti di gelati alla crema e reddito dichiarato.
    “A pagare e morire c’è sempre tempo” dicevano i vecchi commercianti. I nuovi consumatori sono ignari di tanta saggezza e quasi senza accorgersene pagheranno subito, pagheranno tutto, diventando in men che non si dica più poveri e più nudi. Io prego di potermi permettere ancora a lungo il lusso di usare un vecchio Nokia non smart e non pay.
    Altro che Apple Pay, il vero problema è farsi pagare - Il Foglio

    In Italia si muore più per infezioni contratte in ospedale che per incidenti stradali.
    Tra i 4.500 e i 7.000 morti l’anno per casi di infezione ospedaliera contro i 3.400 circa decessi in strada. Questi sono i dati che emergono dall’incontro tenutosi a Roma “L’innovazione tecnologica contro le infezioni chirurgiche ospedaliere”, in cui si è parlato di casi dovuti soprattutto a infezioni urinarie, della ferita chirurgica, polmoniti e sepsi.
    Dal un punto di vista legale, sono considerate nosocomiali tutte le infezioni che si manifestano più di 48 ore dopo l’ingresso in reparto. Le più frequenti colpiscono le vie urinarie, le ferite chirurgiche e i polmoni, e i responsabili sono soprattutto i batteri: stafilococchi, streptococchi ed enterococchi.
    Se si è vittima di un’infezione ospedaliera, la struttura sanitaria è responsabile e risponde dei danni provocati dalle infezioni dovute a microbi e batteri eventualmente presenti negli ambienti dove soggiornano i malati.
    Il contratto di spedalità, infatti, che scatta sin dal momento del ricovero e l’ospedale deve garantire a ogni paziente sia le cure necessarie, sia locali idonei sotto il profilo igienico.
    Si può quindi richiedere un risarcimento degli eventuali danni subiti per l’infezione contratta rivolgendosi a un avvocato, che chiederà la collaborazione di un medico legale.
    In Italia si muore più per infezioni ospedaliere che per incidenti stradali

    L’obbligo della mensa scolastica è guerra dello stato contro le famiglie e contro la libertà di espressione
    Dietro a un menù unico c’è inevitabilmente un pensiero unico, inevitabilmente poverissimo in una società sempre più multiculturale in cui la lista degli ingredienti non problematici sarà sempre più corta
    L’uomo è ciò che mangia, dice Feuerbach, ma ancor più, dico io, ciò che ha mangiato da bambino. Sono convinto che io non sarei io senza l’onnivorismo totale a cui sono stato educato da piccolo: mangiare qualsiasi cibo ti venga messo davanti oltre che una forma di rispetto verso i genitori è un’iniziazione al sommo metodo paolino (“Vagliate ogni cosa e trattenete il valore”).
    La legge in discussione al Senato sull’obbligatorietà della mensa scolastica è un altro episodio della guerra dello Stato contro le famiglie e contro la libertà di espressione. Dietro a un menù unico c’è inevitabilmente un pensiero unico, inevitabilmente poverissimo in una società sempre più multiculturale in cui la lista degli ingredienti non problematici sarà sempre più corta. Quando si arriva ad affermare che “i servizi di ristorazione scolastica sono parte integrante delle attività formative ed educative erogate dalle istituzioni scolastiche” è chiaro che si sta pensando a erogare ideologia, non gastronomia. Il piatto scolastico perfetto sarà, per il ministero, biologico e sostenibile, solidale e vegetariano, magari vegano. E allora nelle famiglie si faccia contro-alimentazione somministrando ai pargoli salami industriali.
    L?obbligo della mensa scolastica è guerra dello Stato contro le famiglie e contro la libertà di espressione - Il Foglio

  10. #2620
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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