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  1. #2621
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Asti,bomba contro tempio Testimoni Geova - Ultima Ora - ANSA.it

    Non posso pensare che sia qualcuno che si è rotto i coglioni per il campanello.

    Ma non posso neppure immaginare che finalmente qualcuno abbia voluto dare contro alla potenza assunta da questi ladroni.
    Vedremo.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #2622
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    https://www.rischiocalcolato.it/2017...are-libri.html

    Non lamentiamoci di Macron, se perdiamo tempo a caccia di fascisti e fake news o a censurare libri

    Di Mauro Bottarelli , il 26 luglio 2017


    Stamattina, guardando le prime pagine di tre dei principali quotidiani italiani,



    non si rischia di perdersi in un dedalo di interpretazioni: la Francia di Emmanuel Macron ci ha umiliati sulla questione libica e il risentimento del governo è palpabile. Tanto più che, come non bastasse l’intesa parigina, è di ieri anche la notizia dell’ultima, colossale presa per il culo dell’UE verso il nostro Paese: in onore alla politica del contentino, ecco infatti che il presidente della Commissione, Superciuk Juncker, ha presentato il suo piano di aiuti concreti all’Italia: una task-force permanente sul tema migranti che sarà operativa fin da subito e, in caso di aumento degli arrivi in agosto, 100 milioni di euro di stanziamento per il piano Minniti e 500 esperti in gestione degli arrivi. Insomma, le briciole e gente che verrebbe da fuori a dirci come far attraccare meglio le navi: un risultato davvero da applausi, quello che abbiamo ottenuto dopo tre settimane di tour diplomatico in giro per il Continente.

    Malta? Se ne sta bella placida a godersi la stagione turistica, da loro le ONG non scaricheranno risorse. Insomma, come era abbastanza ovvio e scontato, l’Italia è da sola nell’emergenza e ora si rischia davvero un mezzo collasso del Paese, perché se i flussi ad agosto aumenteranno d’intensità – con il Paese chiuso per ferie (Parlamento in testa) e impegnato con i roghi dolosi -, la possibilità che in qualche località più sensibile delle altre salti il tappo della pazienza, si fa decisamente alta. Tanto più che ormai anche la freddezza delle forze dell’ordine è arrivata allo stremo, fra turni massacranti e risorse arroganti e ben predisposte alla violenza, godendo di impunità politicamente corretta: questo video,

    Ventimiglia, poliziotto strattona e insulta migrante in Stazione: “Tornatene in Burundi”
    girato alla stazione di Ventimiglia, ci mostra l’ultimo caso, con un agente che perde le staffe dopo l’ennesimo invito ad andarsene verso un clandestino e lo invita “a tornarsene in Burundi”. Ovviamente, tutto filmato e documentato dai filantropi delle ONG, i quali ora passano le giornate nelle stazioni e nei centri di raccolta, armati di telecamerine e smartphone, per documentare e testimoniare le “maniere brutali” della polizia.

    E non capita solo in Italia. Poco fa, infatti, abbiamo scoperto che “la polizia francese compie regolarmente abusi e violenze ai danni di migranti e richiedenti asilo”: lo afferma un rapporto di Human Right Watch, che punta il dito contro le autorità che “chiudono gli occhi di fronte alle denunce”. È soprattutto nell’area di Calais che l’organizzazione denuncia “l’uso di spray al peperoncino contro adulti e bambini, anche mentre dormono o comunque in situazioni in cui non rappresentano una minaccia”. Le forze dell’ordine francesi, accusano gli attivisti, “confiscano abitualmente sacchi a pelo, coperte e vestiti” con lo scopo di forzare i migranti ad allontanarsi dalla zona. La relazione si basa sulle testimonianze di 60 richiedenti asilo e migranti a Calais e Dunkerque, tra cui 31 minori non accompagnati, raccolte nei mesi di giugno e luglio 2017. Quindi, praticamente Vangelo per le vestali dell’accoglienza a tutti i costi (sicuramente le interviste ai clandestini non sono state direzionate, né ritoccate nemmeno un po’).

    Insomma, sul binario Francia-Italia si sta giocando una parte sostanziale della partita migranti, ognuno con i suoi egoismi e le sue emergenze cui far fronte. E questi due Paesi sono accomunati anche da altro: l’aver voluto negare l’evidenza per troppo tempo. Peccato che Oltralpe, piaccia o meno, sia arrivato qualcuno con un mandato e un’agenda ben chiari, il quale appena insediato all’Eliseo ha tracciato il solco e reso nota la sua volontà di difenderlo: profughi sì (ma senza ricollocamenti), migranti economici no (ed ecco la situazione stile Calais che si sta creando a Ventimiglia). C’è un altro elemento che accomuna il nostro destino e quello dei francesi in tema di immigrazione e che mostra plasticamente come l’era Hollande fosse drammaticamente simile a quella Letta-Renzi-Gentiloni per l’Italia: l’ipocrisia di non voler ammettere una situazione insostenibile che si sostanzia nel paradosso di negare la libertà di espressione in nome della difesa dei presunti diritti dei migranti e della solidarietà.

    Ricorderete come nelle scorse settimane io vi abbia anticipato dell’uscita dell’edizione italiana di “Guerriglia”, il libro dello scrittore francese, Laurent Obertone, nel quale si narra la fine della Francia come Stato sovrano e repubblicano, schiacciato dalla rivolta violenta della masse immigrate. Proprio a causa del regime politicamente corretto di Hollande, il libro ottenne grande successo in Francia ma anche grande censura e boicottaggio, sia nelle librerie che sui giornali o in tv: certe ipotesi vanno stroncate sul nascere, un po’ come avvenne dal 1973 in poi con “Il campo dei santi” di Jean Raspail, divenuto oggi libro oggetto di culto e pressoché perfetto narratore fuori campo della realtà. Bene, ieri il profilo Facebook di “Guerriglia” pubblicava questo post:

    della serie, noi ci proviamo ma qualcuno ci sta ostacolando. Qualcuno di grosso e che sta opponendo una resistenza non da poco al fatto che la gente possa leggere questo libro e, magari, aprire gli occhi, riscontrandoci dentro i prodromi di una guerra civile seminale che l’Italia sarà giocoforza costretta a combattere. In effetti, l’uscita era prevista per il 14 luglio, poi spostata al 18 e, infine, giunta in ordine sparso nei giorni scorsi, un po’ a singhiozzo vista l’attività di distribuzione, persino su Amazon: scommettete che, se si fosse trattato di un libro sui diritti dei migranti a fronte delle atrocità del colonialismo, lo trovereste anche al banco ortofrutta del supermercato? Perché abbiamo paura dei libri? Perché abbiamo paura delle idee, ancorché scorrette? Non è, questo tipo di atteggiamento, alla base di quel presunto fascismo che, ultimamente, i nostri governanti e intellettuali vedono ovunque, tranne dove c’è veramente, ovvero in libreria?

    Si sa, la cultura in Italia – a livello editoriale – è in mano a tre soggetti che fanno il mercato, il resto è contorno: basta fare un giro in una grande libreria è capirete subito l’aria che tira, ciò che viene “spinto” e ciò che è destinato al retro scaffale, al reso e al ritiro dal mercato. Se a questo uniamo una presidente della Camera che passa il suo tempo a censurare post e fare segnalazioni, manco fosse la versione istituzionale di Selvaggia Lucarelli, un Parlamento che perde tempo con leggi già esistenti sull’apologia di fascismo, facendosi forte di scoop come quelli sulla “spiaggia fascista” di Chioggia (“Repubblica” avrà anche fatto denunciare il gestore ma quest’ultimo si frega le mani a livello di clientela, grazie alla pubblicità gratuita ricevuta) e una classe intellettuale che pare pronta anche al martirio contro il ridicolo, pur di non ammettere la realtà dei fatti, c’è poco da prendersela con Macron. O con “Guerriglia”.

    Questo Paese, mentre stringeva patti sotterranei in sede UE sugli sbarchi di Triton, ha negato – fino ai 12mila sbarcati in un weekend di un mese fa – il fatto stesso che esistesse un’emergenza sul tema migranti, negava i centri al collasso, gli hot-spot ormai inservibili, il degrado sociale divenuto quotidianità in tutte le città d’Italia con punte d’eccellenza criminale a Milano, Roma e Bolzano, la frustrazione degli amministratori locali e delle forze dell’ordine, la paura e l’indignazione dei cittadini, l’allarmante scollamento di una società che ormai si avvia verso un regime di anarchia a macchia di leopardo, con zone dove gli italiani (e, spesso, anche la polizia) non mettono il piede nemmeno per sbaglio.

    E poi, la somma di tutte le ipocrisie: scoprire solo ora che il nodo di tutto stia in Libia, ovvero il Paese da cui questi flussi immensi partono indisturbati da mesi e mesi, alimentando un business criminale miliardario. Quindi, quei titoloni di giornale così risentiti verso Macron e la Francia, sono l’emblema stesso di cosa sia stata l’Italia finora: un covo di governanti ipocriti o incapaci, non so cosa sia peggio, che ha buttato il suo tempo nella lotta alle fake news, alla censura di chi scrive un post su Facebook, alla crociata contro un imprenditore balneare più mitomane che fascista, alla criminalizzazione da chi dissente verso una politica dell’immigrazione folle, alla riduzione a paradigma di ignoranza e xenofobia di chiunque osi dire che non vuole un centro profughi sotto casa. E, adesso, si lamenta dell’interventismo di Macron sulla caso libico, con buona pace di ENI e tappi di champagne che saltano nella sede di TOTAL.

    Un governo e un classe politica e intellettuale che dovrebbe chiedere scusa e, invece, al culmine della vigliaccheria, ordina al suo braccio editoriale in stile Goebbels di rendere la vita più difficile possibile a un libro che, bello o brutto che sia, ha l’unico torto di prefigurare uno status in cui la nostra società rischia di precipitare a breve, se non si comincia a usare il pugno di ferro. Come la polizia francese a Calais, ad esempio, invece che multare o sospendere poliziotti esasperati per delle espressioni troppo colorite. Avete voluto l’inferno, ora non lamentatevi del caldo. Perché “Guerriglia” e la necessità di censurarlo sono solo il sintomo di qualcosa di più profondo che cresce di giorno in giorno, non più solo nelle periferie ma anche nei centri urbani, in provincia, ovunque. Ho passato una vita a sentirmi dire che “dando retta a gente con le tue idee, si arriva ai roghi dei libri”.


    Già, quante volte – per ribadire la necessità sacrale di difendere la libertà di espressione, da Charlie Hebdo in poi – i soloni del politicamente corretto hanno scomodato il Bücherverbrennungen del 10 maggio 1933, con coté di “Fahrenheit 451” e i pompieri-incendiati di Ray Bradbury? Tante, troppe. E, adesso che la tensione nelle nostre strade sta salendo al punto di non ritorno proprio grazie alla loro politica ipocrita di accoglienza, cosa fanno? Lo stesso dei nazisti. Anzi, peggio. Perché almeno i nazisti ci misero la faccia nei requisire e poi bruciare i libri, mentre lorsignori, i distributori e gli editori non ne hanno il coraggio: loro negano il problema in nuce, semplicemente “Guerriglia” e lo scenario apocalittico che prefigura, non devono esistere alla vista dell’opinione pubblica. Occorre nascondere, occultare, negare. Che brutto risveglio li attenderà, quando i loro fantasmi usciranno da quelle pagine e diventeranno realtà per le strade. E, magari, anche sotto i palazzi del potere.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #2623
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Dopo la Libia, un’altra debacle sulle sanzioni USA alla Russia? Ma l’importante è incularci coi vitalizi

    Di Mauro Bottarelli , il 26 luglio 2017


    Ringalluzzita dalla richiesta di Al-Sarraj di navi italiane in acque libiche per contrastare il traffico di uomini, l’Italia rischia ancora una volta di arrivare drammaticamente in ritardo su una materia di priorità massima di politica estera. Ma si sa, qui conta la forma (in vista delle elezioni) e non la sostanza, quindi avanti con il teatrino. Al-Sarraj, di fatto, ci ha trattato come i parenti poveri, quelli che stanno un po’ sul cazzo e che cucinano male, il giorno di Natale: a pranzo si va da Macron, poi si passa nel pomeriggio a bere il caffè e a farsi gli auguri da quel questuante di attenzione mediatica di Paolo Gentiloni. In compenso, mentre a Palazzo Chigi ci davano un contentino i cui benefici – in punta di Triton e della sentenza della Corte UE di stamattina – sono tutti da vedere, in Parlamento andava in onda lo show per beoti e populisti in senso deteriore, ovvero gli anti-casta.

    In un tripudio di accuse incrociate fra PD e M5S si discuteva di vitalizi da abolire, per somma gioia di chi ritiene che un Paese con il 133% di ratio debito/Pil godrà di qualche beneficio da questa manovra che recupera l’argent de poche ma, di fatto, spiana la strada al governo Draghi che verrà. Già, perché a dispetto delle semplificazioni giornalistiche, non solo questa riforma non serve a cancellare i vitalizi, già aboliti nel 2012 per i parlamentari in carica ma, soprattutto, crea un precedente pericoloso per ricalcolo delle pensioni di tutti. Questa legge, infatti, interviene solo su una cosa: ricalcola retroattivamente i vitalizi dei parlamentari che li hanno maturati nel corso degli anni passati. Di fatto, si apre la strada a ricalcolare le pensioni degli italiani con il metodo contributivo. Stranamente, quanto auspicato da Tito Boeri, dall’ex commissario alla spending review, Carlo Cottarelli e dal report sull’Italia dell’FMI dello scorso giugno. Brindate pure alla fine dei privilegi della casta, poche centinaia di milioni, dopodiché non lamentatevi per la facilità con cui – nottetempo, alla Giuliano Amato – la vostra pensione subirà un haircut in stile greco. Ve ne accorgerete dal bruciore al culo.

    Ma si sa, il pubblico ottiene ciò che richiede: demagogia. E oggi i giornali saranno pieni di questo, mentre nessuno ha messo abbastanza in evidenza quanto accaduto ieri alla House of Representatives e che avrà il suo bis domani al Senato USA: un voto bipartisan da 419 favorevoli e 3 contrari alle nuove sanzioni contro Russia, Iran e Corea del Nord. Per quanto riguarda il Cremlino, le restrizioni saranno molto dure e toccheranno in particolar modo il presidente, al quale sarà limitata la possibilità di togliere o alleggerire le sanzioni, oltretutto con la possibilità per il Congresso di porre il veto su “decisioni che vadano contro la linea di politia estera americana verso la Russia”. E con il Russiagate che sempre domani vedrà davanti al Comitato intelligence del Senato proprio il figlio maggiore di Trump e l’ex capo della campagna elettorale, Paul Manafort, il numero uno della Casa Bianca ha ben deciso di incassare e non ribattere. Nemmeno un singolo tweet: la luna di miele del G20 di Amburgo è già finita?

    Pare di sì, almeno a giudicare dalle parole rilasciate poche ore fa da Kurt Volker, inviato speciale USA per l’Ucraina: “La Russia si trova già in Ucraina con tutti i suoi armamenti pesanti. Lì si trovano adesso più carri armati russi di quanti carri armati hanno tutti i paesi dell’Europa occidentali messi insieme… Eventuali forniture di armi americane all’Ucraina daranno a Kiev “la possibilità di difendersi nel caso in cui la Russia compia passi ulteriori nel territorio ucraino. La Russia sostiene di non fare niente del genere e di non volerlo fare, se è così le forniture di armi difensive non comportano nessun rischio per nessuno”. E, guarda caso, a stretto giro di posta l’Ucraina ha sospeso le forniture di energia elettrica per i territori della regione di Donetsk controllati dai separatisti filorussi: lo ha riferito il direttore ad interim della società energetica statale UkrEnergo, Vsevolod Kovalciuk, citato dall’agenzia Unian. Le forniture di energia verso le zone della regione di Lugansk in mani ai ribelli erano già state interrotte ad aprile per il mancato pagamento del servizio. Stando a Kovalciuk, il fabbisogno dei territori occupati è coperto dalle forniture russe e dalla produzione locale. In ogni caso, la contemporaneità del segnale appare chiara.

    E la Russia sta a guardare? No, né militarmente, né politicamente. Nel primo caso, ministro della Difesa, Serghiei Shoigu, ha reso noto che “la Russia accresce le potenzialità combattive del distretto militare meridionale, in risposta all’aumento della presenza militare straniera vicino ai confini russi. In queste condizioni, la Russia è costretta a prendere misure simmetriche per neutralizzare le minacce che emergono contro la sicurezza nazionale e a svolgere azioni di contenimento strategico nonché ad aumentare le potenzialità combattive del distretto Sud”. Ma non basta, perché “la Russia ha schierato quattro battaglioni di polizia militare nelle zone di de-escalation in Siria”. Tanto per gradire.

    E la politica? “L’approvazione da parte della Camera dei rappresentanti USA di nuove sanzioni contro Russia, Iran e Corea del Nord è una notizia triste e che suscita rammarico, ha affermato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov. E ancora: “Adesso si può dire che le notizie sono assai tristi dal punto di vista dei rapporti russo-americani e delle prospettive del loro sviluppo, e sono altrettanto lamentevoli dal punto di vista del diritto internazionale e dei rapporti commerciali internazionali. La risposta russa sarà decisa in base ad analisi approfondite e la decisione sarà sicuramente presa dal presidente Putin. Tuttavia, aspettiamo che la bozza diventi legge”.

    Chi invece non ha perso tempo a prendere posizione, chiedendo al proprio governo di reagire di conseguenza, è stato il capo del dipartimento commercio della Camera di commercio e dell’industria tedesca (Dihk), Volker Treier, a detta del quale “il nuovo pacchetto di sanzioni Usa contro la Russia potrebbe alla fine colpire il settore dell’energia europeo e l’economia tedesca”. Per Treier, “le nuove sanzioni anti-russe possono avere implicazioni extraterritoriali. Se alle aziende tedesche verrà proibito di partecipare alla costruzione di pipeline, importanti progetti nel campo delle forniture energetiche potrebbero essere sospesi e, in questo caso, anche l’economia tedesca sarebbe pesantemente colpita. Ora l’Unione europea deve fare uno sforzo per fare luce sulla situazione ed evitare l’effetto extraterritoriale delle nuove norme statunitensi. Sembra che gli USA stiano perseguendo i proprio interessi economici”.

    L’Italia ha nulla da dire al riguardo? Angelino Alfano ritiene che questo argomento non sia degno di nota? Nessuna implicazione per ENI, dopo la colossale inculata presa in Libia e al netto del nuovo contrasto con Parigi su Fincantieri? Proprio il caso di rischiare nuovi fall-out economici per le scelte russofobiche e tutte di politica interna di Washington? A Berlino, fiutata l’aria generale, sono corsi già ai ripari e il Bundestag discuterà a breve quali passi chiedere in tal senso in sede europea, noi invece? Ah già, il nostro responsabile della Farnesina è lo stesso che a fine giugno dichiarò che “l’Italia non riconosce l’annessione della Crimea alla Russia in nessuna forma. E’ una posizione chiara e ferma in ambito dell’Unione Europea, del G7 e in ogni altro forum”.

    Bravissimo, una scelta davvero lungimirante. Quasi come quella di non trattare il capitolo libico, lasciando che ci pensasse il Quai D’Orsay. Ma festeggiate pure il falso addio ai vitalizi, il sacco futuro delle pensioni in nome dell’Europa e la pietosa pantomima di al-Sarraj per non farci sentire totalmente delle merdacce. Il conto, però, arriverà presto. E salato. O pensiamo forse che un’agenda servilista ci garantirà l’approdo dell’Agenzia del farmaco a Milano? Non ci sperate, quella è già a Bratislava: il gruppo di Visegrad andrà spaccato, corrompendo qualche membro, o no?

    https://www.rischiocalcolato.it/2017...-vitalizi.html
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #2624
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Aveva denunciato accoltellamento da uomo di colore. Procura: 'Capotreno ha inventato tutto' - Lombardia - ANSA.it

    Rimane solo una cosa da chiarire.
    Quanto è costato l'averlo comprato.
    Poco immagino, al confronto degli interessi in ballo.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #2625
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Migranti, dietrofront del sindaco di Codigoro. E ora il Pd la assolve

    Migranti, dietrofront del sindaco di Codigoro. E ora il Pd la assolve - Politica - ilrestodelcarlino.it

    Alla fine fanno sempre marcia indietro.

    Il pd è un partito animato da una psicologia autoritaria e antidemocratica che non consente i dissensi.

    Questo caso lo conferma.

    Vedasi anche questo caso:

    https://www.nextquotidiano.it/limbar...ia-prestipino/

    Chissà quanti ce ne sono che militano in un partito sbagliato. Forse opportunità, paura, carrierismo, mancanza di vera conoscenza, pregiudizi fondati sulla paura che spostano il vero percorso.

    Insomma loro lavano sempre in casa con le scuse che fanno.

  6. #2626
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    Migranti, dietrofront del sindaco di Codigoro. E ora il Pd la assolve

    Migranti, dietrofront del sindaco di Codigoro. E ora il Pd la assolve - Politica - ilrestodelcarlino.it

    Alla fine fanno sempre marcia indietro.

    Il pd è un partito animato da una psicologia autoritaria e antidemocratica che non consente i dissensi.

    Questo caso lo conferma.

    Vedasi anche questo caso:

    https://www.nextquotidiano.it/limbar...ia-prestipino/

    Chissà quanti ce ne sono che militano in un partito sbagliato. Forse opportunità, paura, carrierismo, mancanza di vera conoscenza, pregiudizi fondati sulla paura che spostano il vero percorso.

    Insomma loro lavano sempre in casa con le scuse che fanno.
    Se nonostante tutto una persona rimane di sinistra , trovo che la ragione fondante sia il non poter vincere l'attrazione per quel senso di distruzione del bene che è appunto ciò che per me è sinistra .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  7. #2627
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Donna stuprata, fidanzato picchiato in spiaggia a Rimini - Emilia-Romagna - ANSA.it

    Questa gente del Nord sta diventando veramente insopportabile!
    Bisognerebbe sterminarla tutta.
    E dire che qui siamo nella terra dei rossi.
    I migliori.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #2628
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    L'articolo Ansa sulla notizia lascia però ancora qualche speranza che non siano dei nostri.
    Quel "forse" potrebbe lasciar intendere che si tratti di quattro poveretti con carenze di affetto.
    Bisognosi di trovare la Boldrini, che li curi.

    Lei stuprata ripetutamente da quattro uomini davanti al fidanzato, lui aggredito, picchiato e rapinato. E' accaduto la notte scorsa sulla spiaggia di Rimini, sulla battigia del bagno 130. La polizia di Stato in queste ore è sulle tracce di quattro persone, forse straniere. Ad essere aggredita una coppia di turisti polacchi, trasportata in ospedale.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #2629
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Donna stuprata, fidanzato picchiato in spiaggia a Rimini - Emilia-Romagna - ANSA.it

    Questa gente del Nord sta diventando veramente insopportabile!
    Bisognerebbe sterminarla tutta.
    E dire che qui siamo nella terra dei rossi.
    I migliori.
    Mica tanto ,a vivere in mezzo agli emiliani ,che sono o di sinistra o cattocomunisti ,
    è un miracolo se non diventi un serial killer o un satanista .
    E' uno dei posti migliori per imparare ad odiare gli esseri umani .
    Ci vivo da 48 anni , lo so .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  10. #2630
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Ironia per ironia.
    Beata gioventù!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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