





Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Per Eri.
Ho avuto finalmente il tempo per ascoltarlo.
Mi pare dica cose giuste e sensate. Il ponte di Genova è il classico porcaio itagliano che anche dove già sembra un miracolo è sempre una merda.
Il Paese è irrecuperabile, accartocciato su un sistema cervellotico costruito appositamente per mantenere e promuovere corruzioni di ogni tipo e far sì che nessuno venga punito.
Occorre sempre risalire alla fonte.
La fonte è la guerra mondiale persa e chiusa con gli accordi di Cassibile, ben custoditi e mantenuti in atto.
In itaglia governa la mafia, in base a quel contratto. Questo però non deve essere reso ufficiale perché penso, e non ne sono più neppure così sicuro, che al popolino non andrebbe bene.
Per questo la mafia esiste, governa in tutto e per tutto, si fa i comodi affaroni suoi e le è stato creato in parallelo un secondo binario, quello della repubblica, della democrazia parlamentare e di tutte le fregnacce ad essa allegate, col compito preciso di distrarre la gente affinché non disturbi il manovratore.
A questo binario parallelo è stata data, a fronte del compito da svolgere, la possibilità di arricchirsi come e quanto può, ché se no nessuno si metterebbe in politica in un paese simile. Solo delinquenti e ricattabili vengono presi in considerazione.
Proprio perché devono essere validi supporti di quel sistema accartocciato e cervellotico di cui sopra, potranno farsi i loro affari più loschi con la certezza della tutela che scaturisce appunto dal sistema che garantisce se stesso e i suoi affiliati.
Di qui nasce tutto il marcio che vediamo in ogni angolo e risvolto del paese.
Ogni singolo affare è marcio dalle fondamenta in itaglia.
Genova non poteva certo fare eccezione. Nel suo tanto decantato modello c'è una montagna di merda, e già ce lo dobbiamo subire come l'ottava meraviglia del mondo.
Ma cosa possiamo fare? Noi ci abbiamo provato.
Io ero in prima fila a Modena e spingevo come un forsennato quella rete, conscio che avrei potuto cadere sotto il fuoco dei militari.
Quando sono stato candidato il mio programma era la lotta alla mafia. Non me l'hanno neppure pubblicato.
Di più non potevo.
E viene da chiedersi, in tutta franchezza, se ne sarebbe valsa la pena per un popolo di caproni.
Per questo ho scritto quella frase sopra.
La mafia governa. Con i suoi mezzi.
Siamo sicuri oggi che sarebbe peggio se la cosa diventasse ufficiale?
Me lo chiedo spesso, visto il punto a cui siamo arrivati.
Il tipo comunque non lo conosco, il cognome non mi è nuovo.
Hai altre notizie su di lui?
Scherzavo sul doverlo ascoltare perché devo confessare che molte cose postate non le ascolto.
Il mondo delle chiacchiere è troppo vasto, e con quelle ci si sciacqua i coglioni.
Lo so che è necessario tenere alta la bandiera dell'informazione diversa, ma sono troppo vecchio per credere ancora a babbo natale.
Conoscere le cose che non vanno, denunciarle a parole non serve praticamente a nulla.
Purtroppo.
O forse servono per un po' di pubblicità.


Mi sono preso la briga di sapere qualcosa di più sul tipo in questione.
Architetto ed insegnante universitario.
Come tale si sente in dovere di dare lezioni a tutti, ovvio.
Quindi aveva fatto le sue proposte. Non considerate. E naturalmente per questo ha il dente avvelenato.
Poi c'è da considerare la lotta tra galli nel pollaio, un po' come i virologi.
E qui il terreno è facile e in discesa, perché sparare su Piano è come farlo sulla croce rossa.
Un emerito pallone gonfiato sostenuto da certi ambienti di merda nella quale sa nuotare molto bene.
Nella sostanza quindi un quadro di estrema miseria su una parete già ricca di schifezze, esattamente come quella che ha alle spalle nell'intervista.


Nuove generazioni itagliane.
https://www.maurizioblondet.it/le-st...si-in-diretta/
Le “stanze degli orrori” sul deep web: 17enni pagavano per vedere bimbi uccisi in diretta
Maurizio Blondet 15 Luglio 2020
ITALIA
Mercoledì 15 Luglio 2020
Bambini abusati sessualmente e torturati fino all’uccisione, con il progredire delle sevizie legate a pagamenti di somme in criptovalute (Bitcoin) sempre maggiori da parte degli spettatori collegati online su siti del ‘dark web‘: è l’inferno degli orrori che si è spalancato davanti agli occhi dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Siena, con il coordinamento della Procura dei Minori di Firenze, impegnati nello sviluppo dell’operazione denominata «Delirio», avviata nell’ottobre scorso, che finora aveva registrato 25 indagati (19 minorenni e 6 maggiorenni), residenti in 13 province italiane, accusati di diffusione e detenzione di materiale pedo-pornografico ed istigazione a delinquere.
A far scoprire l’esistenza di siti criptati dove assistere a sevizie di ogni tipo in diretta, che terminano quasi sempre con la morte del bambino, compiute verosimilmente nel sud est asiatico, sono state le perquisizioni eseguite oggi a carico di due minorenni piemontesi, un ragazzo e una ragazza entrambi 17enni, che ora sono anche loro indagati per istigazione a delinquere e pedo-pornografia nell’ambito dell’operazione «Delirio». Le attività investigative – proseguite dopo l’esecuzione di decine di perquisizioni nell’autunno scorso e in seguito con gli interrogatori – hanno fatto affiorare, spiegano gli investigatori, «la parte più oscura e drammatica delle risultanze indiziarie», quella relativa al ‘deep web’, un contesto internet criptato, «dove circolano immagini di efferata violenza, anche in situazioni live, in cui agli utenti che sono riusciti ad accedere a questi ambienti reconditi, viene consentito di interagire in condotte di violenza sessuale e tortura su minori, attuate in diretta da adulti».
I servizi offerti hanno costi diversi: per vedere video registrati si paga meno, mentre per assistere live, in diretta a sevizie che terminano con la morte del bambino si paga molto di più. Si può interagire a pagamento con gli aguzzini: chiedere ad esempio che venga amputato un braccio oppure versato sul corpo del bambino seviziato olio bollente. «Le richieste live hanno costi molto rilevanti e assicurano guadagni altissimi alle organizzazioni straniere che compiono tali atti disumani», spiegano gli investigatori. Durante le indagini in questi mesi sono emersi i nomi dei due 17enni piemontesi che nelle loro chat fornivano «una descrizione dettagliata ed inquietante delle loro esperienze nel deep web».
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In particolare il ragazzo raccontava continuamente alla sua amica delle cosiddette “red room”, stanze dell’orrore, spiegano sempre gii investigatori dell’Arma, «in cui gli utenti più attrezzati tecnologicamente riescono ad accedere a pagamento per assistere a violenze sessuali e torture praticate ‘in direttà da soggetti adulti su minori, con possibilità di interagire per gli spettatori, che possono richiedere determinate azioni ai diretti protagonisti delle efferate azioni». Le investigazioni hanno consentito di accertare le modalità di accesso al “deep web”, dove vengono acquisite e poi fatte circolare le immagini ‘gorè, con esecuzioni, omicidi, smembramenti, atti sessuali compiuti in danno di animali, estrapolazioni di organi, castrazioni, immagini raccapriccianti e pedo-pornografia ai danni di bambini piccolissimi.
(Il resto qui:
https://www.ilmessaggero.it/italia/d...a-5347921.html
Ultima modifica di Eridano; 17-07-20 alle 19:53
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Gremmo: “Regione Piemonte”, cinquant’anni senza un’anima
16 LUGLIO 202016 LUGLIO 2020
PIEMONTE
LETTURA 5 MIN
di Roberto Gremmo – La “Regione Piemonte” compie cinquant’anni, ma da festeggiare non c’è niente. Previste dalla Costituzione repubblicana. le Regioni a statuto ordinario sono nate tardi, male e soprattutto senza anima. Sono state costituite creando un ente burocratico senza poteri reali, subalterno alle bizze e agli umori d’una classe politica chiusa in sé stessa, e soprattutto dando vita a un carrozzone succube del potere centrale.
L’anniversario di un fallimento anunciato non merita d’essere celebrato, ma va criticato duramente perché è tutt’altro che l’espressione delle autonomie popolari. Inultilmente, a fine Settecento, Giovanni Antonio Ranza proclamava la “Nazione Piemontese” in un’Italia federata; e invano, nel 1943, Emile Chanoux e gli altri antifascisti firmatari della Carta di Chivasso chiedevano vere e ampie autonomie per tutte le Valli Alpine. Invece di un Piemonte da sempre europeista che, nelle coscienze dei suoi uomini migliori, guardava alla Svizzera, è nata un’appendice di Roma che non trattiene neanche i soldi che produce.
Il testo pubblicato è uscito sulla Rivista Etnie diretta da Roberto Sonaglia
Oggi le Regioni sono espressione negativa di un centralismo endemico e duraturo che nessuno ha mai voluto davvero debellare, e quella “torinocentrica” e malgestita non fa eccezione. Ma il nostro povero Piemonte è soprattutto muto, silente, senza voce perché gli hanno sempre tagliato la lingue, banalizzando ed emarginando le sue splendide parlate locali. C’è stato in passato addirittura un “Assessorato all’Identità Piemontese”, ma era una scatola vuota, di facciata e senza scopo: nelle scuole s’insegna di tutto, salvo le tradizioni, la cultura del popolo, la nostra originale favella.
Un Piemonte così non ha niente da festeggiare.
“Regione Piemonte”, cinquant’anni senza un’anima
Sinquant’ann sens’ànima
La “Regione Piemonte” a l’ha sinquant’ann ma da fé baudëtta a j’é gnente.
Vorsùe da la Costitussion republican-a, le Region ad argim ordinari a son nassùe tard, malbutà e dzoratut sens’ànima. A l’han faje nasse butant su ‘n carosson ëd passapapé, sensa ver podej, sota padron dle folìe e dle matan-e d’un grop politich màch anteressà a sò afé e pì che tutfasand nasse ‘n carosson s-ciav dël podèj sentral.
L’aniversari ëd ‘na derota nonsià a merita pa d’esse laudà, ma a va dësblaudà severament përché a l’é nen anandià da le aotonomìe dël pòst.
A l’ha servì a gnente che a la fin dël Setsent Gioan Tòni Ransa a butejsa a l’onor dël mond la “Nassion Piemontèisa” ant n’Italia federal e a l’é nen stàìt ùtil che ant ël 1943 Emile Chanoux e j’aotri antifassista ch’a marcavo ël “Papé ‘d Civass” a ciamejso s-cete e larghe aotonomìe për tute le Valbe Alpin-e.
Nopà d’un Piemont da sempre eoropenghista che, ant ël sentiment dij sò mej fieuj a vardava a la Svissera, a l’é nà ‘na gionta ‘d Roma che as ten gnanca tuti ij sò sòld.
Le Region dël dì d’ancheuj a son ël frut malereus d’un sentralism sempre pì fort e durabil che a s’é mai vorsù vreman gavé e a l’é nen n’ecession cola ch’a ciucia tut a pro dla ‘cavagna turinèisa’ e a l’é mal aministrà.
Ma nòstr pòver Piemont a l’é pì che tut chet, silensios, sensa vos përché a l’han sempre tajaje la lenga; dësdeuiant e butand ant ël canton soe splendriente parlade locaj.
Adritura, a s’é fàsse cheich ann andarera ‘n “Assessorato all’Identità piemontese” ma a l’era ‘na cassia veujda, ‘d faciada e sensa but.
Ant le scòle as mostra minca baravantan-a ma nen le tradission, la coltura popolar e nòstra parlada genìta.
An Piemont al pian dij babi a l’ha gnente da fé festa.
Testo pubblicato sulla Rivista Etnie e qui concesso per gentile autorizzazione dell’autore
https://www.lanuovapadania.it/piemon...senza-unanima/
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.




Viene da ridere ad assistere all'assalto dei lupi alla mangiatoia vuota.


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.