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  1. #2551
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Quindi sarebbe Mur.
    Se li beccano zio francesco con la mutti son dolori...
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #2552
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio

    E si vantano che la loro "bella" lingua è la "migliore" del mondo.

    Dicono sempre così, e ogni volta questo assurdo sonetto dei "migliori".

  3. #2553
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Il problema è che un sacco di gente se ne convince.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #2554
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Comunali: Di Maio, ai ballottaggi nessun sostegno - Comunali 2017 - ANSA.it

    A proposito.
    Asti.
    Anni fa un candidato alle comunali minacciò di incatenarsi se non gli avessero dato le preferenze che a suo dire gli spettavano e il giorno dopo le ebbe e fu eletto consigliere.
    A queste elezioni il candidato M5S risultava terzo per 13 voti, ha fatto ricorso ed ora è ammesso al ballottaggio con 6 preferenze in più rispetto al candidato della sinistra.
    Corre contro quello della destra.
    La domanda è: per chi voteranno quelli della sinistra che vorranno ugualmente andare al voto?
    Asti farà squola in questo ballottaggio.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #2555
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    https://www.rischiocalcolato.it/2017...vi-movida.html

    Nel Paese degli sbarchi a go-go, ci servono 10 blindati e 80 celerini contro abusivi e movida?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #2556
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Poi venne il momento della merenda e la ministressa si svelò quale cavolo
    Valeria Fedeli, responsabile della Pubblica istruzione, durante il suo discorso al premio Cherasco Storia, scambia Vittorio Amedeo III con Vittorio Emanuele
    Sua Eccellenza confonde un Re con un altro. Sua Eccellenza il Ministro – la ministressa Valeria Fedeli, responsabile della Pubblica istruzione – scambia Vittorio Amedeo III con Vittorio Emanuele. Fa un discorso, Sua Eccellenza, al premio Cherasco Storia e nell’apoteosi dell’umorismo – il sentimento del contrario, al modo di Luigi Pirandello – con la gravitas dell’autorità massima, parla a beneficio della Storia. La celebra «come disciplina fondamentale di ogni convivenza civile» e così consegna agli sghignazzi la vittoria sugli applausi.
    È una prolusione scritta da qualcuno, naturalmente – un esperto del pubblico impiego pagato apposta per redigere allocuzioni – ma legge il pizzino Sua Eccellenza, sillaba la vibrante orazione con voce propria di persona personalmente e non s’accorge dello strafalcione.
    Sua Eccellenza fa incontrare – e pare di vederli a Teano o forse stanno varcando il Rubicone – Napoleone Bonaparte e l’ultimo sovrano del Regno d’Italia e d’Albania.
    Non inciampa Sua Eccellenza in un lapsus perché quello che legge lo riporta l’home page del Miur. A certificazione – l’atto è ufficiale – di un conclamato cortocircuito ciuchesco tra la ministressa e il proprio consulente.
    Sua Eccellenza, si sa, non ha laurea. E neppure diploma di licenza liceale.
    Come nel film Sua Eccellenza si fermò a mangiare, dove il ministro – un magnifico Raimondo Vianello – inaugura un monumento di cui non sa nulla, anche Valeria Fedeli taglia nastri in cerimonie dove lei, al momento della merenda, si svela quale cavolo.
    È commovente – è sempre il sentimento del contrario a dettare il finale – sapere in che considerazione le istituzioni tengano l’istruzione, la scuola, la Storia e pure le tabelline. Con tanto di controfirma del capo dello Stato.
    Il lapsus di Valeria Fedeli | Tempi.it



    Obiezione di coscienza contro l'obbligatorietà del servizio civile
    Se in futuro ci sarà un servizio civile obbligatorio il suo senso non potrà essere che l’offesa alle frontiere
    C’era una volta il servizio militare obbligatorio e il suo senso era la difesa delle frontiere. Poi le frontiere si sono dissolte (magari con brevi riapparizioni in occasione dei G7) e con esse gli obblighi di leva. Se in futuro ci sarà un servizio civile obbligatorio il suo senso non potrà essere che l’offesa alle frontiere, e chi nutrisse il minimo dubbio sappia che già ora il servizio civile volontario ha fra i propri obiettivi la “accoglienza e integrazione degli immigrati”, la “promozione della pace fra i popoli”, la “tutela dei diritti umani”, spesso da realizzarsi, ovviamente e inevitabilmente, nell’ambito delle famose ong.
    Ogni volta che qualcuno propone l’obbligatorietà del servizio civile i giovani italiani affezionati all’idea di patria rivendichino il diritto all’obiezione di coscienza (con quale motivazione? I confini sono considerati sacri almeno a partire dall’Antico Testamento, vedasi Ezechiele 48, e dunque la motivazione è religiosa).
    Perché bisogna essere contrari all?obbligatorietà del servizio civile - Il Foglio

    La leva? Sì, purché sia davvero "militare" come in Svizzera
    Tutto pur di non dire «militare», che evidentemente è considerata una parolaccia: la ministra della Difesa ha ipotizzato un'estensione di quel servizio civile che non si sa bene cosa sia ma di sicuro non è un servizio militare.
    Per Roberta Pinotti il nuovo servizio civile sarebbe «un momento unificante» e questo in un'epoca di disgregazione suona molto bene. Ma unificare intorno a cosa? A quali valori? A quali ideali? A quali funzioni? Il discorso di Treviso è stato vaghissimo, io non ho capito nemmeno se il nuovo servizio civile dovrebbe essere obbligatorio o volontario, e sarò duro di comprendonio ma provateci voi a ricavare qualcosa di preciso dal virgolettato ministeriale. Più che un discorso un razzetto fumogeno, più che una vera proposta politica un abbozzo di ragionamento double face che ognuno può interpretare come più gli garba. Il generale Graziano, ad esempio, ha capito o finto di capire che questo nuovo fantomatico servizio civile potrebbe rimpolpare gli organici della Protezione civile e perfino delle «forze armate, in caso di bisogno».
    Sarei felice se il capo di stato maggiore della Difesa avesse capito bene ma temo che abbia capito malissimo: per i politici italiani specie se di sinistra o centrosinistra «militare» è una parola impronunciabile, appunto una parolaccia, e troveranno sempre una scusa (mancanza di fondi in primis) per non dare a un ragazzo la responsabilità di un fucile, che è poi la responsabilità di difendere se stesso, i propri cari, la propria terra.
    A me piace il sistema svizzero, servizio militare (non civile: militare) obbligatorio con addestramento iniziale di 18-21 settimane e brevi richiami fino ai trent'anni, anche se porterei i richiami fino ai cinquanta o ai sessanta, visti l'invecchiamento della popolazione e l'allungamento della vita.
    http://www.ilgiornale.it/news/cronac...a-1397280.html

  7. #2557
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Se Pensate che Avrete una Pensione in Italia, Leggete Questo
    Di FunnyKing , il 26 giugno 2017 24 Comment


    I numeri sono some la realtà, sono decisamente stronzi.

    E sapete cosa dicono i numeri dell’Inps?

    l’Inps si regge su una quantità enorme e crescente di prelievi dalla fiscalità generale perché è in perenne deficit crescente fra prestazioni erogate e contributi pensionistici.
    Nonostante l’enorme quantità di tasse che finiscono nell’Inps (tasse oltre ai contributi) il deficit annuale dell’Inps è costante e per il 2017 si prevede crescente.
    NON ESISTE NESSUNA IPOTESI di sostenibilità del sistema che non passi da un enorme taglio delle pensioni attuali e non solo dal trattamento miserabile promesso ai pensionandi.
    Il trattamento fiscale e contributivo dei poveri schiavi (spesso volontari quindi coglioni) che lavorano e producono reddito in Italia grida vendetta.
    Ora vi lascio ai numeri da TrueNumbers





    Drammatico bilancio di previsione. Aumentano ancora i trasferimenti statali: 107 miliardi

    E’ comune pensare che le proprie pensioni siano pagate dai propri contributi, beh semplicemente è in larga parte un errore.

    Come funziona l’Inps

    E non solo perché in realtà questi vanno in un fondo che pagherà la previdenza di altri, di chi già oggi non lavora più, non solo perché domani la pensione di chi lavora oggi arriverà dai contributi di chi in quel momento starà lavorando, ma soprattutto perché in realtà da sempre i contributi, i nostri o degli altri, dei lavoratori del passato e presumibilmente del futuro, semplicemente, non bastano. E l’ultimo bilancio previsionale dell’Inps per il 2017 e gli anni futuri ce lo mostra.
    Per pagare le pensioni Inps è sempre più necessario ricorrere all’intervento dello Stato, ovvero delle tasse. Per il 2017 è previsto che le entrate del centro dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale dovranno essere abbondantemente rinforzate dai trasferimenti pubblici, quasi tutti provenienti dallo Stato centrale.

    Pensioni pagate dalle tasse

    Nel grafico sopra sono esplicitate le entrate correnti dell’Inps dal 2012 con le voci principali che costituiscono la quasi totalità del bilancio. Come si vede vi è stata una crescita ogni anno, fino a raggiungere il totale di 330 miliardi e 865 milioni di euro. Il grafico sotto mostra la crescita degli incassi dell’Inps in termini di differenza tra il 2012 e il 2017 in base alle varie voci che abbiamo preso in considerazione.



    Come si vede, la crescita delle entrate dell’Inps, complessivamente, nel 2017 rispetto al 2012, è dell’8,03%, superiore a quella del Pil, anche nominale, che fino al 2014 è stata negativa e dopo solo debolmente positiva.

    Le entrate contributive

    La cosa più interessante è che però le entrate contributive, ovvero quelle che effettivamente provengono dai contributi versati dai lavoratori, sono solo una parte del totale. Nel 2017 saranno presumibilmente 219 miliardi e 287 milioni, in crescita rispetto al 2016 e agli anni precedenti, ma non di molto. Rispetto al 2012 l’aumento è del 5,39%, soprattutto grazie al balzo di 3,8 miliardi tra 2015 e 2016. Le entrate proprie dell’Inps, derivanti da redditi propri, da vendita di beni e servizi, sono briciole, tra l’altro stagnanti negli anni.

    E di conseguenza praticamente tutto ciò che manca proviene proprio da trasferimenti dall’esterno, che nella grandissima parte dei casi sono trasferimenti dello Stato centrale. Ben 107 miliardi e 371 milioni nel 2017. In crescita di più di 2 miliardi rispetto al 2016. La crescita dei trasferimenti statali nel bilancio del 2017 rispetto al consuntivo 2012 è del 14,47%. Un aumento dunque decisamente più alto di quello di tutte le altre voci importanti. In altre parole l’Inps sta in piedi solo perché lo Stato usa le tasse di tutti per salvarlo ogni anno.

    Pensioni, la spesa sale

    La dipendenza dell’Inps dallo Stato è ancora più evidente osservando la proporzione delle entrate. Il 32,45% delle entrate dell’ente guidato da Tito Boeri proviene dalle casse pubbliche. Nel grafico sotto vediamo le stesse voci di prima, in percentuale.



    Fatto 100 il totale del flusso in entrata, i contributi dei lavoratori, sia che siano pagati da loro o dalle imprese che li impiegano, costituiscono (nel 2017 “costituirebbero”) il 65,94%, ma erano il 67,53% nel 2012. Di fatto le diverse riforme, come il passaggio al sistema contributivo che commisura la pensione ai contributi effettivamente versati, non sono riuscite ad aumentare il peso dei contributi. C’è, cioè, sempre più bisogno dello Stato, come e più di quando si andava in pensione con il retributivo, quando contavano gli ultimi stipendi, e non quello che si era effettivamente versato.
    Infatti i trasferimenti dalle tasse dei cittadini passano dal 30,74% del totale del 2012 al 32,45% del 2017.
    E non potrebbe che essere così.

    L’Inps è fallito?

    Nonostante questa iniezione di fondi statali però il disavanzo corrente dell’Inps non è andato migliorando, anzi, visto che, come mostra il grafico sotto, la differenza tra entrate e uscite correnti è prevista che aumenti nel 2017, di circa 2,5 miliardi, raggiungendo i 5 miliardi e 825 milioni, dopo anni di calo. E questo, è bene ricordarlo, dopo i trasferimenti statali.

    Insomma, evidentemente l’invecchiamento della popolazione è una forza più potente delle riforme. Crescono le persone che giungono all’età in cui maturano la pensione di vecchiaia e allo stesso tempo rimangono in vita più anziani di prima. E la crescita dei contributi, complice probabilmente la decontribuzione dei nuovi assunti e l’aumento del numero di pensioni di anzianità e delle pensioni di vecchiaia, non è sufficiente a mantenere i conti in ordine.
    Anzi, questi peggiorano e solo attingendo sempre più alle tasche degli italiani si riesce a chiudere il bilancio dell’Inps, in passivo tra l’altro. Fino a quando?

    I dati si riferiscono al: 2012-2017

    Fonte: Bilancio di previsione Inps
    https://www.rischiocalcolato.it/2017...a-leggete.html

    Una prima, rapida considerazione, che è soprattutto un CONSIGLIO PER GLI ANZIANI.
    Non fatevi mai ricoverare in un ospedale.
    Uomo avvisato, mezzo salvato.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #2558
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Caso Diele, come lui 3 giovani su 10
    Al volante sotto l'effetto di alcol o stupefacenti. Incidenti mortali aumentati del 25%
    Nino Materi
    Domenico Diele ora vorrebbe gridarlo al mondo: «Non commettete il mio stesso errore». Un «errore» che è costato la vita a una donna innocente e l'ha rovinata a giovane uomo come lui.
    Un attore di talento che a 32 anni aveva tutto: soldi, donne, successo. Ma perché una persona intelligente come Diele ha commesso l'idiozia di drogarsi e - per di più - di mettersi poi al volante di un'auto che non avrebbe mai potuto e dovuto guidare? Non c'è una risposta logica, a maggior ragione se si considera che all'attore era già stata ritirata la patente proprio perché trovato in passato positivo al test-droga. Diele era quindi recidivo, ma ciò non è bastato per convincerlo a darsi una regolata. Al contrario l'attore è tornato a sfrecciare in autostrada con occhi e mente annebbiati dalla droga; una sfida conclusa tamponando lo scooter della donna. Lei è morta sul colpo, Diele ne uscito incolume, ma in stato di arresto con l'accusa di omicidio colposo aggravato (ieri si è scoperto che la sua vettura era anche senza assicurazione).
    E torniamo così alla domanda-chiave: perché una persona strafatta di droga spinge sull'acceleratore, rischiando di uccidersi e, cosa ancor più grave, di uccidere degli innocenti?
    «Uno degli effetti delle sostanze stupefacenti - rispondono i medici - è proprio quello di creare un senso di onnipotenza. L'ultima cosa a cui pensa un drogato è quella di non essere in grado di guidare un'auto, anzi è convinto che fumo e cocaina esaltino le sue capacità sensoriali, non certo che le azzerino di moltissimo». Un «equivoco» legato alla percezione del rischio in cui ogni giorno cadono tre giovani di dieci. Una statistica impressionante frutto di un recente sondaggio condotto da Skuola.net e Università Niccolò Cusano.
    Alla domanda: «Ti è mai capitato di esserti messo alla guida dopo aver fatto uso di droghe?», l'11% ha risposto «sì» (di questi il 5% «qualche volta» e il 6% «spesso»). E con l'alcol le cose vanno anche peggio: il 19% ha ammesso di aver guidato in stato di ebrezza (il 13% «qualche volta» e il 6% «spesso»).
    Un combinato disposto - quello tra droga e alcol - che negli ultimi 5 anni ha fatto aumentare del 25% gli incidenti stradali (15% quelli mortali e 10% quelli con feriti gravi). Un'ecatombe che la nuova legge sull'omicidio stradale sembra, almeno finora, non aver arrestato.
    Caso Diele, come lui 3 giovani su 10 - IlGiornale.it

    Drògati e fa ciò che vuoi
    di Andrea Zambrano
    Sarebbe fin troppo facile fare ironia sulla fiction che Domenico Diele stava girando prima che la sua vita cambiasse per sempre la notte scorsa: Vita Spericolata. E vita spericolata deve essere quella di un attore emergente, significativa la sua prova in 1993 prodotto da Stefano Accorsi, che sabato notte a Montecorvino Pugliano ha investito e ucciso una donna in tangenziale. Era dal 2009 che aveva dei guai con la guida sotto l’effetto di stupefacenti. E sabato notte il test lo ha portato dritto dritto in galera.
    Per tutti ora è un mostro. Per la rete, per i giornali. E come dargli torto? Diele era già stato beccato due volte alla guida con il vizietto della cannabis, dicono fonti della polizia stradale che hanno fornito le prime informazioni ai giornali salernitani accorsi sul posto alle 2 di notte di sabato dopo che Diele aveva investito la 48enne Ilaria Dilillo in scooter.
    Ha ammesso di essere dipendente dall'eroina, ma nel suo sangue hanno trovato tracce non solo di oppiacei, ma anche di cannabinoidi. Le famose droghe leggere. Chiede perdono, si contorce dal senso di colpa, giura di essersi distratto col telefonino e di non essere un assassino.
    Basterà? Per nulla. Perché il problema della guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti è solo ai suoi inizi. Fateci capire un attimo: le droghe, i cannabinoidi vanno liberalizzati, perché sono addirittura terapeutici. Bugia, vengono utilizzati per uso medico per la sintomatologia del dolore, non curano un fico secco. Però vanno liberalizzate perché così è deciso. Ma se investi qualcuno sei un mostro perché ti sei drogato.
    Qui entra in gioco la responsabilità personale, ok, però se lo Stato incentiva addirittura a drogarsi quanti incidenti del genere avremo? E’ chiaro che con la droga liberalizzata dallo Stato, ultima battaglia di quei Radicali che piacciono tanto a molte gerarchie ecclesiastiche, aumenterà sconsideratamente l’uso di marijuana e hascisc. Aumentando il consumo aumenteranno anche gli effetti collaterali: danni alla persona, al suo cervello e alle sue relazioni sociali e danni agli altri: incidenti, disagio sociale etc…
    Quando i giornalisti dovranno raccontare due dieci trenta casi Diele all’anno, la guida sotto l’effetto di droghe cosiddette leggere diventerà una piaga. E lo Stato dovrà correre ai ripari. Vogliamo scommettere?
    Si dice: e allora l’alcool? Appunto. Dovremo promuovere campagne per sensibilizzare la gente che non si guida sotto l'effetto di droghe. Ci inventeremo decine e decine di campagne del tipo “stasera non mi faccio una canna perché devo guidare” o ai giovani “stai tranquillo che ti organizziamo l’autobus per portarti a casa”. Le province e le Regioni in questi anni lo hanno fatto per i danni derivanti dall’alcool e ci hanno speso centinaia di migliaia di euro in informazione e promozione. Iniziative per la verità diseducative, perché inducono i ragazzi a pensare che l’alcool, e domani la droga, faccia male solo alla guida, ma non in tutti gli altri contesti della giornata e nella vita.
    Comunque è certo: con la liberalizzazione dovremo spendere soldi e soldi pubblici per campagne dello Stato e delle Regioni nelle scuole. La spesa di Welfare aumenterà e nessuno si ricorderà che dovremo fare il quadruplo della fatica per combattere una piaga che lo Stato, legiferando, ha contribuito a far nascere.
    C'è la responsabilità di ognuno, appunto. Tutti dobbiamo essere responsabili di quello che facciamo, non è colpa dello Stato se ti fai andare il cervello in pappa. Certo, ma qui si fa largo un altro concetto devastante. Il principio radicale che si è ormai affermato e ha mutato geneticamente Sant'Agostino: drògati e fa ciò che vuoi. Alle conseguenze penserai tu. E' come se lo Stato ti mettesse in mano una pistola e ti dicesse: usala, ma non sporcare il salotto. Ma è chiaro che se hai una pistola, il salotto prima o poi lo sporchi.
    Drògati e fa ciò che vuoi

    Al rave party annega nel fiume
    La festa continua
    Si chiamava Christian il giovane annegato due sere fa nel Ticino nel corso di un rave party che ha radunato in riva al fiume, nei pressi di Vigevano, un migliaio di giovani.
    Christian avrebbe compiuto 21 anni tra due mesi. Sul posto era arrivato con la fidanzata qualche ora prima per partecipare al raduno a base di musica tecno in programma dalla serata e per tutta la giornata di ieri. Per cause da chiarire il giovane è finito nel Ticino poco prima delle 20 e non è più riemerso. In quel momento nella zona dei Ronchi, nella frazione Sforzesca di Vigevano, c'erano già oltre mille partecipanti al rave party. La vittima è stata ripescata dai vigili del fuoco. La salma è stata trasferita all'obitorio di Vigevano.
    Per tutta la nottata sono proseguiti gli arrivi: non solo da tutta Italia ma anche da Francia, Olanda e Spagna. I primi afflussi si erano registrati già nella nottata tra venerdì e sabato, proseguiti poi per tutto il week end.
    Al rave party annega nel fiume La festa continua - IlGiornale.it

    Suicidio Prato. Il finale tragico di una vicenda maledetta
    di Alfredo Incollingo
    Il vizio e il crimine vanno spesso insieme e il suicidio è purtroppo il finale tragico di questo drammatico connubio. Questa mattina il corpo senza vita di Marco Prato è stato trovato nella sua cella nel carcere di Velletri, alla vigilia del processo per l'omicidio Varani. E' l'epilogo di una triste storia iniziata nella notte tra il 3 e il 4 marzo 2016. Nel quartiere romano di Collatina, nella periferia est della città, in una palazzina di via Igino Giordani, venne ritrovato il cadavere del ventiduenne Luca Varani. Un festino a base di alcool e di droga degenerò in un omicidio cruento: il giovane venne ucciso dagli amici Marco Prato e Manuel Foffo, dopo averlo seviziato e pugnalato con una coltellata in preda alle allucinazioni. “Eravamo gonfi di alcol e droga, in preda alle allucinazioni, quando io e Marco abbiamo seviziato e ucciso Luca nel pieno di un festino consumato a casa mia. Volevamo vedere l’effetto che fa.” Queste furono le dichiarazioni di Foffo agli inquirenti.
    Si è trattato di un omicidio “a freddo”, brutale e sadico. Il vizio non ha mai limite e cerca sempre di superare i limiti. Sconvolti dalle allucinazioni, i suoi aguzzini lo hanno torturato e hanno goduto nel vederlo soffrire prima di ucciderlo: l'atto finale di una tragedia. Prato e Foffo avevano premeditato ogni cosa: sotto gli effetti della cocaina volevano dare sfogo al proprio furore. “Dopo aver assunto quasi dieci grammi di coca – dichiarò Foffo agli inquirenti – io e Marco abbiamo siglato un patto, decidendo di uccidere qualcuno. Abbiamo chiesto a Luca di raggiungerci a casa mia. Non so perché lo abbiamo fatto, eravamo in preda al delirio.” Queste parole fanno emergere la banalità del male, che si nasconde nella quotidianità.
    “Uccidere per vedere l'effetto che fa” è la spinta malefica a trovare una via d'uscita ad una esistenza monotona, che ha perso un senso. Il rifugio nella droga, nel sesso e nell'alcool è la soluzione per chi ha smarrito l'orizzonte metafisico e si ritrova in tutti i limiti della vita fisica e terrena. Il caso Varani e il suicidio di Prato ci testimoniano la tragicità di queste storie folli e malate. Il 21 giugno si sarebbe dovuto svolgere la prima udienza per il processo per l'omicidio di Varani, ma ha preferito uscire di scena per sfuggire alle proprie responsabilità.
    Suicidio Prato. Il finale tragico di una vicenda maledetta ~ CampariedeMaistre


  9. #2559
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    I risultati del '68 cattocomunista.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #2560
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    https://www.rischiocalcolato.it/2017...rse-siria.html

    Ustica, 37 anni di bugie e ora di archivi svuotati. Roba da “dietrologi”? Forse. Proprio come in Siria
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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