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  1. #2171
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Strage Viareggio: pm, condannare Moretti a 16 anni - Toscana - ANSA.it

    Cortine fumogene che finiranno in nulla, come sempre.
    Ma la verità (attentato?) non verrà mai a galla?
    Ops!
    Ho messo un punto interrogativo di troppo, ma non so più quale.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #2172
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Tutti a Roma in delirio per i Curdi




    Si accettano scommesse. Dal pomeriggio di sabato 24 settembre, tutte le TV, tutti i media mainstream, tutti i loro quotidiani, tutti i loro siti internet... staranno lì a parlarvi della manifestazione di Roma per il Kurdistan. Non lo hanno fatto per quella sulla Palestina, per quella contro la guerra, per le tante e tante pacifiche manifestazioni contro i governi succedutesi in questi anni. Ma state pur certi che, questa volta, a inneggiare ai Curdi, ci saranno tutti. Perché?

    Intanto, perché la campagna mediatica che ha trasformato l’ISIS nel “Male Assoluto” (ripulendo così l’immagine dei tanti altri tagliagole al soldo della NATO) ha avuto come contraltare la beatificazione dei Curdi: gli “unici a combattere l’ISIS”; si veda l’incredibile saga di Karim Franceschi o delle - oramai mitiche - guerrigliere curde invitate anche nei salotti buoni della RAI.

    Una campagna mediatica diventata epopea con il progetto USA di trasformare i Curdi nei propri Ascari in Medio Oriente. Ad esempio, con la costruzione di una base militare americana nel Kurdistan siriano, con la creazione della cosiddetta Armata delle Forze Democratiche della Siria (che, oggi, ingloba Curdi, commandos USA, bande di al-Nusra con un nuovo nome...), con una No Fly Zone che ha garantito l’invasione della città siriana di Hassaké (in questi giorni, sottoposta ad una vera e propria pulizia etnica da parte di milizie curde).
    E così - mentre, nell’indifferenza, quasi generale, della “sinistra antagonista”, prosegue la guerra alla Siria, sponsorizzata anche dall’Italia - a Roma “per il Kurdistan” ci saranno tutti. A cominciare da quei partiti e movimenti che, nel 2011, appoggiavano la guerra alla Libia. E, magari, ci sarà pure il messaggio di saluto di Laura Boldrini. Non ci credete? Si accettano scommesse.

    Tutti a Roma in delirio per i Curdi - I media alla guerra - L'Antidiplomatico
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #2173
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Strage Viareggio: pm, condannare Moretti a 16 anni - Toscana - ANSA.it

    Cortine fumogene che finiranno in nulla, come sempre.
    Ma la verità (attentato?) non verrà mai a galla?
    Ops!
    Ho messo un punto interrogativo di troppo, ma non so più quale.
    Mistero d'idaglia , passato sotto silenzio .
    Notare il monumento alle vittime .




    E' una colonna spezzata , come talvolta si usa fare per commemorare la morte di un massone . Curiosa coincidenza .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  4. #2174
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Avete visto la tracotanza del Padrino contro la Raggi?

    Maurizio Blondet 23 settembre 2016
    Vedo che adesso l’impomatato bellimbusto che è padrone del CONI ha fatto una mezza marcia indietro: “Non faremo alcuna azione legale”. Poche ore prima aveva minacciato le azioni legali contro la sindaca Raggi: per danno erariale. Anzi di più: il CONI s’era fatto dare un parere (pagato, ovvio) da un avvocato Gianluigi Pellegrino secondo cui il CONI avrebbe potuto esigere dal Comune di Roma la restituzione dei fondi già spesi per “promuovere” Roma presso la Cosca internazionale che assegna Olimpiadi. Quanto? 15 milioni, ha valutato l’avvocato.
    Il Malagò con una tiziaMa, come ha scritto il sito Linkiesta, “la legge di stabilitàdello scorso anno ha stanziato un contributo di 2 milioni di euro per il 2016 e di 8 per il 2017 a favore del Coni” per (come dire?) ungere le ruote alla Cosca Mondiale a favore di Roma Olimpica; ci sarebbero poi 8 milioni stanziati per il 2017: “è logico pensare che quegli 8 milioni di euro siano stati stanziati, ma non ancora spesi. Se così fosse, il rimborso, eventuale, riguarderebbe allora solo quei 2 milioni di euro di soldi pubblici”.
    Li ha già spesi, l’impomatato coi suoi compari? Allora è lui che deve restituirli. Specifichi: come li ha spesi? Il sito immagina “per progetti, consulenze, attività promozionali e quant’altro”. Sarebbe interessante scavare in queste ipotetiche voci: attività promozionali, sono pasti e rinfreschi (in gergo PR) in ristoranti di lusso a Londra, o Maserati regalate ai capicosca? O a se stessi? Le “consulenze”? Che bisogno c’è di consulenze? In Italia, sotto la voce consulenze notoriamente si celano sinecure da 200-300 mila euro l’anno a parenti incapaci e ad amichette molto capaci, in certe cose.
    “Baciamo le mani”Insomma il bellimbusto si dev’essere accorto d’aver pestato una m. con le sue scarpine (che immaginiamo di vernice) ed ha esalato a Radio Anchio: “Noi non facciamo alcun tipo di azione, non facciamo nulla e non vorremmo fare nulla. Ma se qualcuno – ha cercato ancora di minacciare – dico le autorità vigilanti, ci chiede, noi dovremo semplicemente dire perché abbiamo interrotto un atto dovuto. Abbiamo una società partecipata al 100% dal ministero dell’Economia, con la Corte dei Conti organo vigilante». Alla domanda: ma quanto ha speso insomma? Ha risposto: «Noi siamo un ente pubblico, tutte le spese sono online,.
    Se la cava così? Abbiamo una valorosa Guardia di Finanza che si copre di gloria quando multa una nonna salumiera che ha fatto un panino al prosciutto al nipotino e non ha fatto lo scontrino; può di grazie chiedere al CONI di esibire gli scontrini – migliaia immaginiamo – che giustificano i 15 milioni, quando ne poteva spendere due?
    Il Malagò ghigna con PetrucciMagari sono spese non documentabili? Pagamenti aum aum ai capicosca internazionali? Che so, donnine allegre fatte trovare nei loro letti delle suites di lusso? Abbonamenti a centri di massaggio per VIP? O “quant’altro”? Ebbene: siamo certi che qui interverrà la nostra valorosa magistratura d’accusa.
    Essa si è coperta di gloria nell’accanita persecuzione per tangenti di Agusta Westland, la ditta – di Finmeccanica – che ha unto le ruote a certi indiani per vendere elicotteri all’India; e ancora ci edifica l’accanimento usato dai nostri procuratori contro Scaroni dell’Eni per tangenti pagate in Nigeria – ancorché nel primo caso, l’Agusta, dopo anni di persecuzione tutto sia finito con l’archiviazione. Ora siam sicuri che apriranno un fascicolo, con relativi avvisi di garanzia Malagò e compari, per vedere chiaro su quelle spese 15 milioni che il Coni ha ammesso di aver volatilizzato in “quant’altro”.
    Perché non si tratta il CONI come l’ENI?

    Siamo sicuri, e sapete perché? Perché altrimenti si potrebbe credere che la persecuzione pretestuosa contro Finmeccanica, e quella ferocissima contro l’Eni, sferrata dai nostri valorosi procuratori, siano state aperte come ausilio a certi poteri forti (abitanti forse presso la City di Londra, a due passi dalla Loggia-madre Quatuor Coronati) e concorrenti esteri, che aspirano a rovinare gli affari di quelle poche aziende semi-pubbliche rimasteci, onde farle scadere di valore e quindi impadronirsene per un boccon di pane. Operazioni di cui abbiamo avuto vari esempi in passato. In alcune si illustrò anche il maestro Ciampi, adorato da tutti noi, che ha recentemente raggiunto l’Oriente Eterno.
    Quindi aspettiamo a pié fermo, fiduciosi, l’inchiesta sul CONI: ente del tutto secondario e diremmo superfluo rispetto a Eni e Finmeccanica. Perché altrimenti ci sarebbe davvero da preoccuparsi.
    Per la tracotanza del boss. La tracotanza con cui ha apostrofato e minacciato la sindaca di Roma, le ha fatto capire “ci avrai sempre nemici”. Ora, cittadini, qualunque cosa pensiate della Raggi, essa è stata eletta di cittadini, e Malagò invece no. Non si può, non si deve lasciar correre quella arroganza e prepotenza contro uno che è stato eletto, la cui sola forza viene dalla vostra fiducia.
    Il CONI è un ente secondario e superfluo: appunto per questo, la tracotanza del suo bellimbusto in abito tre pezzi è più allarmante. Figuratevi la potenza, tracotanza, senso di impunità che abita tutte le altre oligarchie più potenti perché hanno in mano le leve del potere, cosche pubbliche parassitarie, dilapidatrici del vostro denaro di contribuenti, le “municipalizzate”, le “magistrature”, i dirigenti assunti per “concuorzo” che quindi sono inamovibili, quasi che o concuorzo fosse un ordine sacro e indelebile. Le avete viste tutte quante,queste cosche potenti, intoccabili oligarchie inadempienti, (sostenute dai media, aizzati nel loro istinto di sciacalli che mordono le prede ferite), lanciare “avvertimenti” alla Raggi – ti teniamo in pugno, apriamo un fascicolo sul tuo assessore, teniamo aperto il fascicolo senza dirti perché … sono tutti avvertimenti contro la Raggi, per il motivo preciso che la Raggi è stata votata da tantissimi di voi, ed è stata votata su un programma di “pulizia”. Che ci riesca o no, che sia velleitario o no, non importa: quelli già sono lì a distruggerla, a fargli sgambetti.
    Vogliono dimostrare una volta per tutte che comandano loro,che i poteri indebiti che si sono accaparrati se li tengono tutti, che i milioni che sprecano sono insindacabili. E sapete perché fanno così quadrato contro una debole sindaca? Precisamente perché sanno di essere inutili. Di poter essere cancellate – come si dovrebbe cancellare il CONI – senza che ne venisse alcun danno allo Stato. Anzi con vantaggio per la spesa pubblica. Se fossero utili, non avrebbero paura.
    E qui si apre il più grave, evidente problema italiano – e il più taciuto. Il non funzionamento degli “apparati”. Ogni stato ha “apparati” , ministeriali,, regionali, provinciali o altri, con personale preparato ad eseguire le direttive e i programmi dei governi eletti. Qui in Italia, il raccordo fra governo e apparati è rotto. E’ rotto da decenni – da Mani Pulite –ma si vede oggi più che mai, perché c’è al governo Matteo Renzi: uno che “comanda” a parole, senza che nessuno sotto esegua. Si vede di più perché la UE chiede”riforme”, e intende chiaramente la riduzione delle inefficienze costosissime delle cosche pubbliche parassitarie; Renzi le ha promesse, e non ha il coraggio di farle. Convoca dei super-commissari per la leggendaria “spending review”, e poi li manda via senza provare nemmeno ad attuare i loro suggerimenti . Proprio adesso è uscito il saggio di uno di questi (ex) consulenti, l’economista Roberto Perotti, (Status Quo, è il titolo) che spiega per esempio: i “tagli ai compensi ai consiglieri regionali”? Essi hanno aumentato i loro compensi, con aumenti dei rimborsi-spese che hanno abbondantemente compensato la riduzione delle indennità. Tracotanza. Il taglio alle auto blu da 66 a 22 mila, vantato da Renzi? Non c’ stato: semplicemente, ASL, Comuni ed altri enti pubblici “hanno smesso di fornire i dati al dipartimento della Funzione pubblica”. Tracotanza e impunità. L’ente dell’Ippica? Continua a ricevere 200 milioni di euro l’anno. La cosiddetta riforma Madia che promette di tagliare le “partecipate” e le municipalizzate? “Non c’è niente nella riforma che offra uno spunto pratico per ridurne il numero”.
    Viva la Raggi, che è stata eletta

    Insomma non cambia niente. Ma credetemi, non è colpa di Renzi: egli è solo l’ultimo arrivato. Non ha i voti in parlamento per mettersi contro in modo efficace alle tracotanti cosche pubbliche. Le colpe risalgono a prima. Non solo a Monti e Bersani. Non solo a D’Alema e Prodi. Il più colpevole di questa marcescenza tracotante delle pubbliche funzioni è Berlusconi. Il suo governo. Mai ha avuto tanti voto dal popolo italiano per cambiare le cose: e non l’ha fatto.
    Scusate se forse mi ripetol popolo italiano, tra il ’94 e il’95, votò per referendum – con maggioranze enormi, che superavano gli steccati dei partiti – per la responsabilità civile della magistratura, per la riforma del Senato, per la disciplina della funzione pubblica, per lariforma della procedura penale, per il sistema elettorale maggioritario; contro il finanziamento pubblico dei partiti e quello truffaldino dei sindacati. Votò perfino, il popolo italiano – udite udite! – per la privatizzazione della RAI. Votò contro i partiti , specie il Partito Democratico, che aveva raccomandato ai suoi elettori di votare contro tutto questo, ossia contro “le riforme”.
    Era un mandato della più alta legittimità, e il popolo italiano s’era espresso con chiarezza e lucidità politica. Berlusconi doveva semplicemente dichiarare: io attuo il programma che mi è stato dettato dai cittadini. La magistratura gli aveva lanciato contro oltre 400 cause? Poteva dire: “Lo fa’ perché io, su mandato del popolo, la stu rimettendo dentro i suoi confini. Essa mi sbatta in galera, sbatte in galera il popolo italiano!”. Non lo fece, come sappiamo. Tutti e ciascuno dei mandati indicati dal popolo italiano per referendum sono stati fraudolentemente disonestamente deviati da leggi e leggine. A cominciare dal maggioritario, falsato da un “mattarellum” pensato apposta per vanificare il comando del popolo e far esistere i partiti parassitari e minori. Primo di tutta una serie di porcellum e cazzellum,ossia di sistemi elettorali pensati apposta per favore chi è al governo sul momento. E tutto è stato fatto dai partiti per ingraziarsi le dirigenze pubbliche – di cui avevano bisogno avendo perso la loro profonda legittimità: le hanno affogate nell’oro, e le hanno dotate di sempre maggiori “autonomie” – di cui ovviamente quelle hanno profittato scandalosamente. Sono stati loro a trasformarle in cosche incapaci e costosissime,che non fanno funzionare lo Stato. E possono minacciare gli eletti d a forti maggioranze, come la Raggi.
    Come siamo diventati italioti

    E’ stato lì che “la politica” e i partiti hanno perso la loro legittimità. Ma il danno è stato, secondo me, ancora peggiore: è stato lì che il popolo italiano è diventato italiota. Constatato che la sua volontà così chiaramente e democraticamente espressa era stata vanificata, e in modo così furfantesco, è diventato ancor più profondamente cinico, disonesto; ha abbandonato gli sforzi per migliorare se stesso e la collettività. Che doveva fare?Bisognava facesse la rivoluzione per cacciare il potere illegittimo che l’aveva così apertamente offeso nella volontà collettiva; non lo fece.
    La conseguenza è sotto gli occhi di tutti:fra l’altro, la crescita zero dell’economia. Perché, come ricorda Ortega y Gasset, quando un popolo sa che chi lo comanda “non ha il diritto di comandare” e tuttavia continua a farsi più o meno comandare da questo potere ormai illegittimo, si deforma interiormente, perde moralità – si demoralizza – e perde alla fine la spinta e la voglia di vivere.
    La politica, cari, è una cosa seria: mortale addirittura. Ora, non ci resta che la Raggi. Che è anche l’ultima, flebile occasione di recuperare la sanità politica. Non lasciamo che un bellimbusto a capo di un ente inutile che divora milioni in aum aum, la sfidi. Sta sfidando – rendiamoci conto – la volontà popolare. Sta sfidando ciascuno di noi, sapendo che noi siamo separati e divisi, che “non siam popolo”. Non lasciamoglielo fare.
    Avete visto la tracotanza del Padrino contro la Raggi? - Blondet & Friends
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #2175
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Ieri in tv ho visto anche la tracotanza idiota di De Magistris inneggiante a o sudde.
    Una pena vergognosa!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #2176
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Se il Fertility Day viene abortito
    di Riccardo Cascioli
    Poniamo il caso che ci sia un bel gruppo di persone festanti che si mettono a giocare e scherzare mentre costeggiano un burrone; e che uno degli incaricati di guidare la comitiva ad un certo punto alzi timidamente un ditino per fare presente che c’è lì, appunto, un pericoloso burrone; e che, infine, la guida prudente venga sommersa di insulti ed improperi e qualcuno tenti anche di espellerla dalla comitiva: il destino di quel gruppo sarebbe segnato, ma un osservatore esterno non potrebbe fare a meno di pensare che se cadono nel burrone, in fondo è quello che si meritano.
    Ebbene l’Italia è più o meno nella stessa situazione. E se guardiamo alle reazioni e alle polemiche infinite generate da una iniziativa timida come il Fertility Day, bé, allora, possiamo dire che l’Italia è un paese che merita di sparire. Demograficamente parlando, ovvio. Non c’è bisogno che ripetiamo quanto sia grave la situazione della denatalità in Italia, lo abbiamo detto e dimostrato molte volte: ogni anno battiamo il record negativo di nascite, ormai arrivato ben sotto i 500mila neonati l’anno, e solo per arrestare questo trend ci vorrebbe un’impennata del tasso di fecondazione, cosa la cui probabilità è vicina allo zero. Ebbene, le polemiche di questi giorni dimostrano che la gravità della situazione non è neanche lontanamente presa sul serio. «Non facciamo figli perché non c’è lavoro, non c’è sicurezza, non ci sono servizi», urlavano ieri i giovani contestatori del ministro Beatrice Lorenzin. Dispiace per loro, ma è vero esattamente il contrario: è perché non si mettono al mondo i figli che non c’è lavoro.
    Peraltro l’iniziativa della Lorenzin è proprio minimale, vuole soltanto informare su un aspetto della vicenda, quello dei problemi di infertilità: 700mila persone in Italia che non riescono ad avere figli, ha detto il ministro, e una delle cause è il ritardo con cui tante donne decidono per la gravidanza. L’orologio biologico, ricordava la pubblicità della campagna ministeriale, è inesorabile, più tardi si pensa ai figli più difficile è averli. Una cosa ovvia, ma è bastato ricordarlo per scatenare il putiferio, e anche il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha fatto finta di non saperne nulla. Se la sono presa con i manifesti, con una clessidra a simboleggiare il tempo che passa, ma la seconda versione è anche peggio, sono piovute accuse di razzismo, un modo come un altro per eludere il problema.
    Ma intanto il ministro ha licenziato il direttore della Comunicazione del ministero, poi ha denunciato: «C’è un sacco di gente che aspira a fare il ministro della Salute». Compresa lei, aggiungiamo: oggetto delle polemiche e sconfessata dal presidente del Consiglio e dagli altri colleghi di governo, ha preferito annunciare un passo indietro sulla campagna per il Fertility Day piuttosto che prendere atto della situazione e fare un gesto di grande dignità dimettendosi. E ieri ha peggiorato la situazione dichiarando che il governo sostiene anche la fecondazione artificiale pur di garantire un figlio a chi lo vuole. Segno di grave stato confusionale: proprio la diffusione della fecondazione artificiale – che non è una terapia – ha fermato la ricerca sulle cause dell’infertilità. E questo senza neanche considerare che la fecondazione artificiale provoca la morte di un grande numero di embrioni, cosa che ad ogni buon conto è la più grave.
    Insomma, tra media ululanti, Renzi che volta le spalle e ministro che si rimangia non solo le parole ma anche i gesti, il Fertility Day è stato abortito. Si continuerà – forse – a chiamarlo così ma ha già cambiato pelle. Da piccolo, timido segnale nella giusta direzione si è trasformato in uno spot a favore della fecondazione artificiale. Se non altro è più coerente con tutta la politica del governo Renzi, il cui lavoro principale in questi mesi è stato quello di deprimere ulteriormente la natalità: distruggendo la famiglia naturale, promuovendo l’omosessualità, espropriando i genitori del compito educativo. Così possiamo tranquillamente aspettarci che il 2016 segnerà un altro record negativo di nascite.
    Se il Fertility Day viene abortito

    Boccia tira la volata a Renzi "​Invito gli imprenditori a mobilitarsi per il sì"
    Da Avellino il leader degli industriali, Vincenzo Boccia, schiera Confindustria con il governo a favore del referendum sulla Costituzione. "Chi vota Sì vota per il futuro dell'Italia"
    Raffaello Binelli
    Le simpatie renziane erano già note. Ora arriva l'ulteriore conferma. Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, intervenuto all'assemblea dell'associazione locale ad Avellino, tira la volata a Matteo Renzi.
    "Avere un governo stabile in grado di prendere le decisioni che servono è un valore per il Paese". E dopo questa premessa arriva subito al sodo, il referendum sulla riforma della Costituzione ormai alle porte: "Chi prende posizione a favore del No sostiene che se vince il no non cambia nulla ed è esattamente quello che il Paese non può permettersi".
    "Chi vota Sì - osserva Boccia - vota per il futuro dell’Italia. E Confindustria ha deciso di votare per il futuro del Paese. Anche io - prosegue - invito gli imprenditori a una grande mobilitazione di passione civile perché ci giochiamo un pezzo del futuro del nostro Paese".
    Poco prima di Boccia aveva preso la parola il governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca. "Non vedo il clima giusto e vi invito a una grande mobilitazione per il referendum che è un passaggio decisivo per l’Italia".
    Boccia tira la volata a Renzi "?Invito gli imprenditori a mobilitarsi per il sì" - IlGiornale.it

    La massoneria voterà SI al referendum costituzionale
    di Davide Consonni
    Il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi, durante l’allocuzione inaugurale delle celebrazioni del 20 Settembre massonico, ha dato una chiara ed oggettiva indicazione di voto ai 23 mila massoni affiliati all’obbedienza da lui guidata. Tale indicazione di voto è stata pronunciata in perfetto stile criptomassonico (alcuni direbbero cabalistico) che consiste in una sostanziale negazione del principio di non contraddizione, affermare A e negarlo contemporaneamente, in simboli logico-matematici l’argomentazione media del Gran Maestro è così espressa: (A ∧ ⌐A). Una sostanziale ed apodittica supercazzola con svolta in rotonda.
    "Noi, Grande Oriente d’Italia, non facciamo politica di partito e non intendo prestarmi a strumentalizzazioni e parlare di un prossimo referendum che riguarderà tutti e che ci chiamerà a esprimere un voto sulla riforma costituzionale. Ogni massone è libero di votare secondo la propria opinione e secondo la propria coscienza. Una cosa però voglio dirla. Il mondo sta cambiando, tante cose stanno cambiando con una velocità incredibile. Quante volte è necessario fare degli aggiornamenti continui al telefonino che ci sono richiesti dal sistema? Tantissime. Qualche volta cambiamo, e ci troviamo meglio, altre volte invece decidiamo di non fare aggiornamenti".
    La massoneria voterà SI al referendum costituzionale | Radio Spada


  7. #2177
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Corrotti fino al Midollo. Dalle Università a Tiziana. - Blondet & Friends

    Maurizio Blondet 26 settembre 2016 11

    Qualche giorno fa sul Corriere, Sergio Rizzo ha dedicato un articoletto sulla parentopoli universitaria. I rettori e presidi che danno le cattedre ai propri figli,nuore, parenti –o parenti di altri rettori. “In una universitàmeridionale, in una facoltà giuridica è stata istituita una cattedra di storia greca – che non c’entra niente col diritto – e in una facoltà letteraria è stata aperta una cattedra di diritto pubblico (che non c’entra niente con la letteratura)”: al solo scopo di dare le due cattedre (e stipendi relativi: da 100 mila in sù) “ ai figli di due professori di altre università”. Perché così gli esimi presidi e rettori aggirano la legge, varata dalla ministra Gelmini 5 anni orsono, che vietava a parenti di insegnare nella stessa facoltà.
    La causa di quella legge, qualcuno ricorderà, fu il caso del rettore della Sapienza, nonché preside della facoltà di Medicina –il celebre Luigi Frati – che nella sua facoltà ha dato tre cattedre a suo figlio cardiologo, sua figlia, e sua moglie. La moglie s’intende è laureata in lettere, e niente sa di salute e malattia. Ma ecco pronta la soluzione: per lei è aperta la cattedra di Storia della Medicina, così anche una letterata ha il suo stipendio. E la figlia di Frati, laureata in Giurisprudenza? Niente paura: diventa docente di Medicina Legale. Naturalmente le due impapocchiatrici di “specialità” in cui sono state improvvisate hanno rubato il posto ad assistenti meritevoli, che una cattedra in Italia non l’avranno mai.
    Frati, Er Magnifico RettòA Tor Vergata, il preside di Medicina, Renato Lauro ha regalato la cattedra di Endocrinologia (che prima teneva lui) al figlio David Lauro, facendolo professore ordinario; e poi ha fatto professore associato di malattie dell’apparato respiratorio Paola Rogliati, sua nuora, nonché moglie del suddetto figlio. All’Università di Bari c’era “il corridoio Tatarano, dove c’erano le stanze del professore di Diritto privato Giovanni Tatarano e dei suoi figli Marco e Maria Chiara. C’era la dinastia dei Massari: nove, per l’esattezza. E dei Girone: cinque, considerando anche il genero. Nel saggio L’università truccata Roberto Perotti aveva contato 42 parenti su 176 docenti di Economia , sempre a Bari”.
    Sergio Rizzo rievoca la vecchia denuncia (vecchia: del ’96) del prefetto Achille Serra, brevemente nominato da Berlusconi capo di una “autorità anticorruzione” , che in un dossier sulla Scuola Universitaria di Alta formazione Europea “Jean Monnet” di Caserta (sic) documentava “i rapporti di parentela, affinità o coniugio che legano nel 50% dei casi il corpo docente (82 persone) con personalità del mondo politico, forense o accademico».
    Bene. Ma la gentile discrezione di giornalista mainstream gli impedisce di ricordare che il figlio di Napolitano, Giulio, ha avuto il beneficio della cattedra di diritto amministrativo (così sta vicino a casa, da papà) – una docenza “guadagnata” con un concorso che fu ritenuto truccato da un altro concorrente – pieno, lui, di pubblicazioni scientifiche apparse sulle riviste scientifiche – a cui diede ragione il Consiglio di Stato, che sulla ‘pubblicazione’ che il Figlio esibì per vincere o’ concuorzo, ebbe a scrivere: “La monografia del dott. Napolitano “Servizi pubblici e rapporti di utenza” risulta prodotta in esemplare stampato in proprio dall’autore, onde la stessa difetta del requisito minimo per essere definita pubblicazione valutabile agli effetti del concorso de quo”. Nessuna rivista scientifica aveva pubblicato il Figlio, che s’era pubblicato l’articolo da solo …Ed aveva vinto o concuorzo lui, non lo scienziato del diritto. Si fa’ così a prendere cattedre in Italia.
    Napolitano col figlio Giulio, docenteMagari un giornalista meno discreto poteva anche ricordare l’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: non solo per decenni ‘docente’ a Palermo di una materia inventata apposta per lui – diritto elettorale! – onde dargli la sinecura dello stipendio unito all’assenteismo cattedratico più totale (e infatti appena poté si mise in aspettativa per fare il parlamentare a tempo pieno, nella Cosca De Mita, ed incarichi ministeriali), ma ha anche un figlio, Bernardo Giorgio, insediato professore ordinario di diritto amministrativo all’Università di Siena (sì, anche Siena ha la sua università…) , nonché dicente alla LUISS (così resta vicino a papà) e messo dalla ministra Marianna Madia a capo dell’Ufficio legislativo del suo ministero, Funzione Pubblica, presso la presidenza del Consiglio dei Ministri. Con un bel cumulo di emolumenti.
    Il nuovo capo dell’anticorruzione Cantore, commenta: è questo che spiega la fuga dei cervelli. Ovvia intuizione, complimenti. C’è di peggio: con questa occupazione tramite parentado, i politici e i presidi e rettori loro complici (e probabilmente che devono le loro carriere all’ammanicamento col politicume), tutto il livello della scienza, della cultura, del sapere in Italia è degradato al livello intellettuale e morale di questi raccomandati: bassissimo.
    Sergio Mattarella con i figli Laura, Francesco e Bernardo .Forse non è un caso che anche Giovanni Malagò, notorio presidente del CONI, sia stato accusato di aver rubacchiato la laurea in Economia. Accusa da cui il tizio si difende così: «È tutto prescritto, non ho mai corrotto nessuno, i pm infatti non hanno dimostrato niente. E comunque poi quegli esami li ho sostenuti di nuovo». La nuova, l’ha presa non a Roma ma a Siena: vedi sopra.
    30 Dicembre 2014 La falsa laurea in Economia di Giovanni Malagò. Tre esami dichiarati nulli. Lui si difende: «È tutto prescritto, non ho mai corrotto nessuno, i pm infatti non hanno dimostrato niente. E comunque poi quegli esami li ho sostenuti di nu
    Disertati dagli studenti

    Le poche università italiane che appaiono fra le prime 400 in Europa sono, Milano, Milano Bicocca e Trieste, si situano tra il 251 mo e il 257 posto della speciale classifica stilata da Times (THE, Times of Higher Education); Torino e Bologna affondano attorno al trecentesimo posto. Nessuna università italiana è fra le prime 200. Lo scadimento che questi parassiti occupando gli atenei hanno portato agli studi è talmente evidente, che stanno perdendo a precipizio iscrizioni: da un anno all’altro meno 70 mila giovani si iscrivono a corsi universitari – del resto, specie nel Sud, si iscrivevano per il pezzo di carta necessario a ‘o’ concuorzo’, ma ora anche i concorsi pubblici, affollatissimi, sono diventati statisticamente impraticabili per accaparrarsi ‘il posto’ – e quindi perché farsi degli anni sotto la nuora di Frati, o il figlio di Mattarella o di Napolitano? Da cui si impara cosa? Qualche imparaticcio che loro stessi hanno studiacchiato, probabilmente scopiazzando lezioni altrui.
    Ovviamente questi docenti , presidi e rettori sono una causa determinante per l’arretramento dell’Italia, della preparazione degli italiani a posti dirigenziali. Ma il danno alla cultura generale, allo stesso livello mentale del paese, è più che economico. E’ un incalcolabile deterioramento del clima intellettuale nazionale.
    Se si guarda alla Francia, alla Gran Bretagna, agli Stati Uniti – e persino alla Spagna – si vede che i docenti universitari sono “gli intellettuali” che partecipano ai dibattiti pubblici su questioni cruciali, che vengono intervistati sia come esporti, sia in qualche modo come maitres à penser. In Italia, a parte i porti pagatissimi columnist mainstream (per esmepio Galli Della Loggia), avete mai sentito un parere pubblico di questi cattedratici del Sud? Fanno tutti il pesce in barile. Il che significherà qualcosa. Non pubblicano mai nulla sulle riviste scientifiche internazionali: meditate gente.
    Il che ha influenza, a cascata, sulle altre professioni intellettuale: anche i giornalisti hanno la laurea, guadagnata da questi impapocchiatori di docenze. Pressapochismo e disonestà, provincialismo e ottusità indifferenza alla verità, magari discendono da quei “docenti” pressappochisti e provinciali.
    Non dimentichiamo la lezione (im)morale che ne traggono studenti, assistenti, giornalisti, politi, amministratori, insegnanti di rango inferiore. In tutto il resto del mondo, i cattedratici sono guardati come gli apici del sapere competente, ed essi stessi se ne sentono investiti: coscienti del loro prestigio, rifiuterebbero di metterlo in forse con mezzucci, auto pubblicazioni e simili. Sarebbero derisi dai colleghi internazionali, alla cui ammirazione aspirano, con cui competono sulle pubblicazioni più rinomate.
    I rettori e presidi italiani, ovviamente, non hanno alcun prestigio da difendere. Né hanno alcun rispetto di sé, visto che si concepiscono come distributori di cattedre a figli e nuore proprie e altrui, del tutto indifferenti a qualunque criterio di eccellenza. Ma che dico? Il livello dei nostri giudici costituzionali ne riflette la natura: non a caso, sono quelli che continuamente eleggono”Presidente” della Corte Costituzionale quello di loro che fra sei mesi andrà in pensione, onde possa mettersi a riposo col massimo dell’emolumento (450 mila, se non sbaglio), l’auto blù, la segreteria, i benefit… Un trucchetto da magliari di cui, come Custodi della Costituzione, dovrebbero semplicemente vergognarsi.
    Ma non si vergognano. Come non si vergogna il rettore Frati (anzi si vanta), come non si è vergognato Napolitano, da eurodeputato, di falsare i biglietti aerei per Bruxelles. Qui non si vergogna nessuno.
    Il bilancioè è tristissimo. Berlusconi e Bossi col suo Trota, hanno fatto tramontare la speranza che nel Nord ci fosse una “classe dirigente” di riserva, capace di prendere il comando del governo italiano : anche lì, la decadenza culturale fu evidente. Nel resto dal paese, avete quella Tiziana – che si è vergognata, ma “dopo” quando doveva vergognarsi “prima” – e tutti i media a compiangerla come un’eroina. Che dire?
    Che cosa dovrebbe infatti impedire a un dirigente statale di rubare? Cosa obbligare un cattedratico ad essere competente e studiare, anzi essere eccellente? Cosa? L’amor di patria? Non fatemi ridere che ho le labbra screpolate. Il timor di Dio? Per favore,l’abbiamo superato, oggi siamo liberi da questi tabù. Il rispetto di sé? Il senso della propria dignità?
    Non resta che ripetere le parole dell’amico Andrea Mazzalai, economista alternativo, proprio a proposito della parentopoli universitaria: “Stiamo vivendo una crisi antropologia devastante – La crisi economico/finanziaria è solo pura conseguenza”.
    Questo popolo si autodistrugge. Volontariamente. Aspira a divenure nulla,sparire dalla storia e dall’umanità stessa.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #2179
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Questo popolo si autodistrugge. Volontariamente. Aspira a divenure nulla,sparire dalla storia e dall’umanità stessa.
    Non avrebbe neanche dovuto esistere ,creato dalla massoneria ed amato dai cattolici .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  10. #2180
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da Freezer Visualizza Messaggio
    Non avrebbe neanche dovuto esistere ,creato dalla massoneria ed amato dai cattolici .
    Il problema è che "questo" popolo ha cancellato il nostro, sano.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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