
Originariamente Scritto da
Erlembaldo
Nostalgia della civiltà
di Paolo Deotto
Leggiamo un “evento” che non ha nulla di nuovo: l’Università di Macerata ha organizzato una “summer school” che ha avuto un indubbio successo: cento iscritti e trenta uditori. Tema: Le nuove frontiere della politica e del diritto relativamente alla questione LGBT. E qui cascano le braccia, e anche qualcos’altro, ma lasciamo perdere per non essere volgari.
Non voglio infierire sugli organizzatori. Ognuno fa il possibile, nella patria del Viva la Franza viva la Spagna purché se magna, per mantenersi a galla. L’ordine di scuderia è, ormai da tempo, “lo schifo è bello” e chi vuole avere visibilità sui mezzi di comunicazione che contano, finanziamenti, carriera, eccetera, sa che deve inneggiare allo schifo, deve rivestire di austerità addirittura “scientifica” i più squallidi viaggi tra gli slip, elevare a dignità di “pensiero e cultura” quelle miserevoli perversioni che sono sempre esistite ma che una volta si chiamavano col loro nome: perversioni. E ce ne si teneva lontani, a tutela della salute morale e fisica.
La rivoluzione è sempre stata il gioco chic dei ricchi e non a caso troviamo, tra gli organizzatori, quel Soroptimist, faro dell’emancipazione femminile, soprattutto per le donne che, per estrazione sociale e per conto in banca, non hanno nessun bisogno di “emanciparsi”. E poi un importante Studio legale e l’immancabile “commissione regionale pari opportunità”. Tutti a posto, tutti contenti, con una medaglia in più, oro finissimo con la scritta: “Sia ben chiaro che io sono in linea col regime”. Contenti loro.
Ma qui non voglio parlare di quattro ricchi annoiati che giocano alla rivoluzione (almeno in quella sessantottina si rischiavano un po’ di botte; in questa post rivoluzione al più si rischia solo un aumento di malattie veneree). Non voglio parlare nemmeno di quei poveri giovani ingannati, che stazionano per anni in università che li avviano a una brillante disoccupazione rasserenata dalla perfetta conoscenza di ogni perversione sessuale.
Voglio solo parlare della mia nostalgia. Già, perché, per ragioni anagrafiche, ho fatto in tempo a fare gli esami di maturità con il vecchio terribile modello di scuola nata dalla riforma Gentile. Allora non c’erano articoli di giornale sul dramma psico-sociale della maturità, interventi governativi, attesa delle poche materie su cui si sarebbe svolto un quiz dall’effetto scontato. C’era solo da studiare, e studiare tanto, perché l’esame di maturità si articolava in cinque prove scritte e otto prove orali. Il programma di cinque anni di liceo. E addirittura, pensate, per essere promossi bisognava aver studiato. E chi era bocciato o rimandato a settembre non trovava equipe di psicologi e mamme in ansia. Poteva trovare magari gli schiaffoni di padri che non sapevano nulla delle tematiche LGBTXYZ, ma che non avevano rinunciato a fare i padri.
Voglio solo parlare della mia nostalgia di un’Università a cui si arrivava dopo aver superato lo scoglio di un esame di maturità davvero “tosto”. E all’università si studiava, i corsi di laurea erano pochi, non esisteva l’inesauribile fantasia accademica attuale che ha creato le lauree più strampalate, non esisteva la laurea “breve” (bellissima cosa che non serve a nulla), né la laurea “magistrale”.
Non esistevano tutte queste fantastiche cose. Pero'si usciva dalla vita da studente con un solido bagaglio culturale e magari anche con una capacità di ragionare. E poi, per i maschi esisteva quella bellissima scuola post-studi che era il servizio militare, obbligatario. Duro, spesso durissimo. Un’ottima anticipazione di quello che è la vita, quella vera.
Non avevamo bisogno di studiare le più rinomate tecniche di perversione, di approfondire le infinite schifezze che povere menti malate sanno inventare in campo sessuale. Sapevamo cio'che bastava, cio'che allora anche la Chiesa (quella con la “C” maiuscola) insegnava. E capitava, pensate un po’, che le malattie a trasmissione sessuale non fossero un problema attorno ai 12 anni, come capita ora. E capitava, pensate un po’, che i giovani non avessero bisogno di ammazzarsi con alcol e droghe per fuggire dal vuoto. Perché non avevamo il vuoto.
Potrete dirmi: ecco, stai invecchiando e fai il laudator temporis acti. Si', lo faccio. Ma lo faccio perché se avessi visto fiorire da questa meravigliosa rivoluzione permanente in cui viviamo da decenni chissà quali meraviglie me ne starei zitto e buono. Ho visto invece fiorire generazioni che ormai si avvicinano sempre più alla conversazione per grugniti, che hanno rinunciato all’uso del cervello e non per loro colpa, ma perché la scuola lo ha sempre più vietato. Vedo una scuola che sforna sbandati che faticano a mettere insieme una frase in italiano, che sono stati educati ad essere capricciosi, violenti e oziosi e quindi vivono ormai in un vuoto spaventoso. Del resto, questi poveri giovani provengono da famiglie in cui la norma è ormai avere i genitori separati, la madre che convive col nuovo “compagno”, il padre invece pure e magari il papà sta a sua volta con un compagno e la mamma con una compagna. Salvo ulteriori variazioni e turnazioni di compagni e compagne.
Parlo di tragedie quotidiane che tutti conosciamo. E allora lasciatemi fare il laudator temporis acti. E lasciatemi fare una domanda ai rivoluzionari in servizio permanente effettivo: ma cosa diavolo avete dato ai giovani? Ma vi rendete conto che sulla vostra coscienza grava un macigno?
Domande inutili. La risposta l’ha già data l’Università di Macerata: abbiamo organizzato un corso, gratuito, per approfondire le tematiche delle schifezze. Fantastico.
Nostalgia della civiltà ? di Paolo Deotto | Riscossa Cristiana