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  1. #2181
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Sisma, rubati i pc in scuola Acquasanta

    <img src="/webimages/img_210x145/2016/9/14/104c1d565ce53251311a54b14fb04515.jpg" alt=" (ANSA)" class="img-rf" width="210" height="145" />Cronaca. Era stata inaugurata il 14 settembre, primo segno di rinascita dal sisma: ma questa notte ignoti ladri hanno rubato tutti i pc dalla nuova scuola media 'Nicola Amici' di Acquasanta Terme (Ascoli Piceno), uno dei comuni delle Marche colpiti dal terremoto de...

    Senza commento se non che non se ne esce più. Non se ne PUO' uscire.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #2182
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Bologna, la polizia si arrende ai balordi: "Cari cittadini, risolvetevela voi"
    A Bologna in piazza Verdi tamburi fino a notte fonda. Cittadini vanno a lamentarsi con la polizia che li abbandona: "Risolvetevela da soli"
    Giuseppe De Lorenzo
    Sono le quattro di notte quando un normale cittadino è costretto a scendere dal letto, vestirsi, aprire il portone di casa e uscire in piazza per cercare di fermare una follia che puo'succedere solo nella Bologna guidata dal Pd: un rave party in pieno centro, sotto le case dei residenti.
    Come se non bastasse, quando il malcapitato prova a lamentarsi con la polizia, invitandola a fare qualcosa, si sente rispondere: "Se la veda da solo". E via con la gazzella.
    Piazza Verdi, a due passi dalle Due Torri del capoluogo emiliano, è famosa per essere ricettacolo di spacciatori, banditi e sbandati. La notte è diventata ormai invivibile per i residenti, costretti a subirsi ogni sera una festa diversa, con rumori, canti e balli. Un inferno. Anche ieri notte la stessa musica: cosi' Giuseppe Sisti (militante di Assopetroni, una associazione di residenti) è sceso in strada per invitare i ragazzi a smetterla di far casino. Risultato? Nessuno. Se ne sono infischiati, continuando la loro attività di disturbo serale.
    A quel punto non rimaneva altro che rivolgersi ai santi col manganello. Piazza Verdi è costantemente vigilata da agenti, vigili, carabinieri e via dicendo. Manca solo l'esercito. In quel momento passavano due voltanti. Sisti e gli altri residenti le fermano, chiedendo un intervento energico. Ma uno degli agenti, invece di schierarsi col povero cittadino che vuol solo dormire, lo liquida con un "risolvetevela da soli". Frase simbolo di un sistema in cui le forze dell'ordine sono esasperate perché svuotate dei mezzi necessari per rispondere alle esigenze di sicurezza delle città.
    Tutto il drammatico siparietto è stato prontamente immortalato da un video, cosa che ha fatto scatenare diverse polemiche. "Bologna é allo sbando - commenta Stefano Cavedagna, coordinatore regionale di Forza Italia Giovani in Emilia Romagna -. La zona universitaria negli orari notturni non é gestita dalle Istituzioni e i soliti collettivi si permettono di poter organizzare Rave Party in piena notte tenendo svegli tutti i residenti della zona: anziani, bambini, famiglie. Si drogano ed ubriacano lasciando bivacchi in una delle piazze più belle di Bologna. Come se non bastasse, le Forze dell'Ordine non collaborano coi cittadini. Sicuramente non hanno a disposizione gli strumenti adatti, sono troppi pochi e poco protetti dalle istituzioni, ma questo video é emblematico della situazione e della poca intenzione di risolvere il problema. Il Sindaco Merola pare non preoccuparsi della cosa. Se le istituzioni non intervengono anche di fronte a palesi violazioni, é la fine dello stato di diritto".
    Bologna, la polizia si arrende ai balordi: "Cari cittadini, risolvetevela voi" - IlGiornale.it


    Conduce il Tg1 col crocifisso. Polemiche e apprezzamenti in Rete
    Marina Nalesso, busto del Tg1, ha condotto nei giorni scorsi il telegiornale indossando al collo un crocifisso. Polemiche in rete
    Claudio Cartaldo
    Da alcuni giorni il web è in fibrillazione per la decisione di Marina Nalesso, busto del Tg1, che ha condotto nei giorni scorsi il telegiornale indossando al collo un crocifisso.
    Non solo. Altre volte si è presentata con una medaglietta della madonna o del Volto di Gesù. Sul web sono scoppiate le polemiche. Ad attaccarla sono stati atei, musulmani e molti utenti della Rete. Il più duro negli attacchi è stato Silvio Viale, radicale, ateo ed è consigliere Pd a Torino.
    La giornalista e il crocifisso
    Eppure la Nalesso non si è fatta intimidere. E a FanPage ha dichiarato che lo fa "per fede e per dare una testimonianza”, anche se non puo'dire altro perché “a noi giornalisti Rai non è permesso rilasciare interviste senza l'autorizzazione dell'azienda". Benedetta mamma Rai.
    La giornalista conduce spesso il Tg delle 13.30 e quello delle 13.30. Sulla sua pagina Facebook sono arrivati anche messaggi di apprezzamento, ovviamente. Ma non sono mancate le critiche da parte di chi vorrebbe annullare ogni simbolo religioso dalla televisione.
    Conduce il Tg1 col crocifisso. Polemiche e apprezzamenti in Rete - IlGiornale.it


    Nostalgia della civiltà
    di Paolo Deotto
    Leggiamo un “evento” che non ha nulla di nuovo: l’Università di Macerata ha organizzato una “summer school” che ha avuto un indubbio successo: cento iscritti e trenta uditori. Tema: Le nuove frontiere della politica e del diritto relativamente alla questione LGBT. E qui cascano le braccia, e anche qualcos’altro, ma lasciamo perdere per non essere volgari.
    Non voglio infierire sugli organizzatori. Ognuno fa il possibile, nella patria del Viva la Franza viva la Spagna purché se magna, per mantenersi a galla. L’ordine di scuderia è, ormai da tempo, “lo schifo è bello” e chi vuole avere visibilità sui mezzi di comunicazione che contano, finanziamenti, carriera, eccetera, sa che deve inneggiare allo schifo, deve rivestire di austerità addirittura “scientifica” i più squallidi viaggi tra gli slip, elevare a dignità di “pensiero e cultura” quelle miserevoli perversioni che sono sempre esistite ma che una volta si chiamavano col loro nome: perversioni. E ce ne si teneva lontani, a tutela della salute morale e fisica.
    La rivoluzione è sempre stata il gioco chic dei ricchi e non a caso troviamo, tra gli organizzatori, quel Soroptimist, faro dell’emancipazione femminile, soprattutto per le donne che, per estrazione sociale e per conto in banca, non hanno nessun bisogno di “emanciparsi”. E poi un importante Studio legale e l’immancabile “commissione regionale pari opportunità”. Tutti a posto, tutti contenti, con una medaglia in più, oro finissimo con la scritta: “Sia ben chiaro che io sono in linea col regime”. Contenti loro.
    Ma qui non voglio parlare di quattro ricchi annoiati che giocano alla rivoluzione (almeno in quella sessantottina si rischiavano un po’ di botte; in questa post rivoluzione al più si rischia solo un aumento di malattie veneree). Non voglio parlare nemmeno di quei poveri giovani ingannati, che stazionano per anni in università che li avviano a una brillante disoccupazione rasserenata dalla perfetta conoscenza di ogni perversione sessuale.
    Voglio solo parlare della mia nostalgia. Già, perché, per ragioni anagrafiche, ho fatto in tempo a fare gli esami di maturità con il vecchio terribile modello di scuola nata dalla riforma Gentile. Allora non c’erano articoli di giornale sul dramma psico-sociale della maturità, interventi governativi, attesa delle poche materie su cui si sarebbe svolto un quiz dall’effetto scontato. C’era solo da studiare, e studiare tanto, perché l’esame di maturità si articolava in cinque prove scritte e otto prove orali. Il programma di cinque anni di liceo. E addirittura, pensate, per essere promossi bisognava aver studiato. E chi era bocciato o rimandato a settembre non trovava equipe di psicologi e mamme in ansia. Poteva trovare magari gli schiaffoni di padri che non sapevano nulla delle tematiche LGBTXYZ, ma che non avevano rinunciato a fare i padri.
    Voglio solo parlare della mia nostalgia di un’Università a cui si arrivava dopo aver superato lo scoglio di un esame di maturità davvero “tosto”. E all’università si studiava, i corsi di laurea erano pochi, non esisteva l’inesauribile fantasia accademica attuale che ha creato le lauree più strampalate, non esisteva la laurea “breve” (bellissima cosa che non serve a nulla), né la laurea “magistrale”.
    Non esistevano tutte queste fantastiche cose. Pero'si usciva dalla vita da studente con un solido bagaglio culturale e magari anche con una capacità di ragionare. E poi, per i maschi esisteva quella bellissima scuola post-studi che era il servizio militare, obbligatario. Duro, spesso durissimo. Un’ottima anticipazione di quello che è la vita, quella vera.
    Non avevamo bisogno di studiare le più rinomate tecniche di perversione, di approfondire le infinite schifezze che povere menti malate sanno inventare in campo sessuale. Sapevamo cio'che bastava, cio'che allora anche la Chiesa (quella con la “C” maiuscola) insegnava. E capitava, pensate un po’, che le malattie a trasmissione sessuale non fossero un problema attorno ai 12 anni, come capita ora. E capitava, pensate un po’, che i giovani non avessero bisogno di ammazzarsi con alcol e droghe per fuggire dal vuoto. Perché non avevamo il vuoto.
    Potrete dirmi: ecco, stai invecchiando e fai il laudator temporis acti. Si', lo faccio. Ma lo faccio perché se avessi visto fiorire da questa meravigliosa rivoluzione permanente in cui viviamo da decenni chissà quali meraviglie me ne starei zitto e buono. Ho visto invece fiorire generazioni che ormai si avvicinano sempre più alla conversazione per grugniti, che hanno rinunciato all’uso del cervello e non per loro colpa, ma perché la scuola lo ha sempre più vietato. Vedo una scuola che sforna sbandati che faticano a mettere insieme una frase in italiano, che sono stati educati ad essere capricciosi, violenti e oziosi e quindi vivono ormai in un vuoto spaventoso. Del resto, questi poveri giovani provengono da famiglie in cui la norma è ormai avere i genitori separati, la madre che convive col nuovo “compagno”, il padre invece pure e magari il papà sta a sua volta con un compagno e la mamma con una compagna. Salvo ulteriori variazioni e turnazioni di compagni e compagne.
    Parlo di tragedie quotidiane che tutti conosciamo. E allora lasciatemi fare il laudator temporis acti. E lasciatemi fare una domanda ai rivoluzionari in servizio permanente effettivo: ma cosa diavolo avete dato ai giovani? Ma vi rendete conto che sulla vostra coscienza grava un macigno?
    Domande inutili. La risposta l’ha già data l’Università di Macerata: abbiamo organizzato un corso, gratuito, per approfondire le tematiche delle schifezze. Fantastico.
    Nostalgia della civiltà  ?  di Paolo Deotto | Riscossa Cristiana

  3. #2183
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Scioperi che non stanno né in cielo né in terra. Fiumicino detto “Feeumeesheeno”

    29 Sep 2016 · 0 Commenti

    di ROMANO BRACALINI – Ma l’Italia è un Paese civile? Aerei bloccati sulle piste, mentre vi parlo ne avranno già cancellati un trecento. Treni con pidocchi, come nel Bangladesh. Vai a Piacenza? Consigliabile l’antitetanica. Un’informazione telefonica? Ti risponde un nastro. Nessuno ti richiama. L’autostrada? Peggior che andar di notte. A Melegnano sei già in colonna. Dieci centimetri di neve paralizzano il Paese delle palme e del caffè. L’Italia delle corporazioni e dell’arbitrio legalizzato funziona a meraviglia. Consiste nel rispondere alle legittime proteste del pubblico con un argomento di sicuro impatto sociale: “Non me ne frega un cazzo”. Può capitare questo e altro quando perdi l’indirizzo della storia.
    Avevamo Radetzky e gli abbiamo preferito Mastella. Avevamo la wienerschnitzel e l’abbiamo scambiata con le sarde a beccafico. Dovremmo rifare le Cinque Giornate all’incontrario e richiamare Metternich, che dar par suo, come se avesse visto nella sfera di cristallo, aveva sentenziato: «L’Italia è un’espressione geografica». Non poteva discenderne che un simulacro di nazione. Può funzionare un’azienda che si chiama Alitalia?
    Che il popolaccio italiano fosse il più cinico dei popolacci, l’aveva già rimarcato Giacomo Leopardi, suddito papalino con pratica di mondo, che spiegava: «Niuna vince né uguaglia in ciò la nazione italiana. Essa unisce la vivacità naturale (maggiore assai di quella de’ francesi) all’indifferenza acquisita verso ogni cosa e al poco riguardo verso gli altri cagionato dalla mancanza di società, che non li fa curar gran fatto della stima e de’ riguardi altrui…».
    I grandi ingegni sono sempre profetici, oltre che liberi. Nell’Ottocento papa Gregorio XVI, Gregoriaccio, come lo chiamava il popolino, chiedeva a un cardinale quale fosse lo spirito pubblico dei romani. Ed egli con un sorriso: «Ognuno frega l’altro, Santità». Esattamente come oggi. Più di una quarantina di anni fa, Ennio Flaiano, scrittore satirico e anticonformista, pubblicò su l’Espresso del 30 luglio 1972 (occhio alla data!) il diario scherzoso (ma serissimo) di un americano giunto a Roma con la famiglia per una vacanza di una settimana.
    Una cronaca di esilarante attualità: «Lunedì. Siamo arrivati stanotte io, mia moglie Gail e mia figlia Susan da Paris (France) con molte ore di ritardo a Feeumeesheeno, che in italiano si scrive Fiumicino. Feeumeesheeno è un brutto piccolo aeroporto, che sorprende per molte cose, ma soprattutto per il suo stato di abbandono e di sporcizia. All’arrivo abbiamo avuto l’impressione di essere stati dirottati a nostra insaputa in Siria o qualcosa di simile. C’erano molti siriani non sbarbati che stavano attorno al nostro aereo e ridevano. C’era uno sciopero dei tecnici addetti all’assistenza a terra, per cui siamo dovuti scendere dalla carlinga per le uscite di sicurezza, molto sportivamente, lasciandoci scivolare su un telo. E portarci da noi i bagagli sino all’edificio dell’aeroporto, lontano un miglio. Il nostro comandante ha pregato un conducente degli autobus aeroportuali di far salire almeno le signore anziane, ma quello ha risposto: “Non mee eemporte un katzo”, cioè a dire che non era interessato a quel trasporto. Katzo è una locuzione molto usata dagli italiani e significa “poco” o “nulla”, secondo i casi… ».
    Dalla mancanza di una società, che in Italia, a differenza delle altre nazioni europee, non ha fatto in tempo a formarsi, è derivata la tribù di specie italiana che ignora le più elementari norme di educazione civica. La convivenza diventa una lotta degli uni contro gli altri, una lunga e estenuante guerra civile. Lo sciopero non è più un diritto da esercitarsi nei limiti della legge e del decoro ma uno strumento politico di pressione e di ricatto, come avviene in Cile o in Argentina, piuttosto che nel mondo anglosassone dove si ricorre allo sciopero sindacale (non politico) con parsimonia e misura. Il fatto è che un’intera generazione di statisti (salvo forse Cavour) ha sottovalutato che gli italiani non avevano consapevolezza di nazione, né dei doveri che essa impone alla collettività. È stato sottovalutato il fatto che gli italiani sono inadatti alla democrazia e che come i cinesi, i russi, i balcanici, dai quali purtroppo ci separa un braccio di mare, siano inevitabilmente portati alla dittatura. Ci si convincerà guardando alla storia turbolenta di questi Paesi. L’Italia non fa eccezione.
    Non è nemmeno vero che il Fascismo si stato imposto alla maggioranza del Paese virtuoso. Un tiranno non governa senza il consenso del popolo e il tiranno non dispiace agli italiani. Sotto il Fascismo i treni viaggiano in orario ed erano più veloci e puliti di quelli d’oggi. Qualcuno sa spiegarmi perché? Nel biennio rosso 1919-20, il sindacato dei ferrovieri era capace di bloccare la partenza di un treno se solo vi saliva un ufficiale, i viaggiatori erano trattati da intrusi e dovevano attenersi al regolamento d’arbitrio dei ferrovieri. Una statistica inglese attribuiva all’Italia il primato mondiale degli scioperi tradotto in milioni di giornate di lavoro perdute. A Prato e Loreto alcuni sacerdoti per ottenere i miglioramenti richiesti si erano rifiutati di dire messa. Gli studenti delle scuole secondarie scioperavano per ottenere la promozione senza esame, in anticipo sul 6 politico del ’68. I disordini sociali finirono per spaventare la borghesia e propiziare la voglia di autorità e di disciplina.
    Gli scioperi d’oggi hanno il medesimo intento politico strumentale di ricercare lo scontro di piazza e ottenere il risultato negato dal voto elettorale. La logica è da Paese totalitario. Solo che nei Paesi totalitari lo sciopero non è permesso. Lo Stato democratico deve far rispettare le regole senza trascendere in metodi brutali ma non può nemmeno permettere che se ne faccia impunemente strame. Oggi la sola dittatura imposta a milioni di cittadini è quella dal sindacato corporativo che gode dell’appoggio dei partiti di riferimento della sinistra. Si osserverà, per puro godimento, che sono gli stessi partiti che ambivano a un sistema in cui il diritto di sciopero non solo non era contemplato ma punito con la deportazione e il carcere duro.
    Succede che i partiti che fomentano lo sciopero politico pretendano e facciano uso delle garanzie democratiche che loro stessi avrebbero abolito. Si farà qualche esempio.
    Giustino Fortunato, liberale meridionale, diceva che l’Italia è il Messico d’Europa. Aveva ragione, aveva torto? Per la risposta rimandasi allo sciopero molto selvaggio di “Feeumeesheeno”.

    Scioperi che non stanno né in cielo né in terra. Fiumicino detto ?Feeumeesheeno? | L'Indipendenza Nuova
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #2184
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Il problema è che "questo" popolo ha cancellato il nostro, sano.
    La trovo una dimostrazione che il raxxismo biologico può essere antipatico , ma ha un suo perché . Dove c'è lui per massoni e cattolici la vita si fa dura ed in fin dei conti la storia è uno scontro tra entità biologiche , tutto il resto è filosofia per assicurare cattedre universitarie agli amici degli amici.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  5. #2185
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio

    Nostalgia della civiltà
    di Paolo Deotto
    Leggiamo un “evento” che non ha nulla di nuovo: l’Università di Macerata ha organizzato una “summer school” che ha avuto un indubbio successo: cento iscritti e trenta uditori. Tema: Le nuove frontiere della politica e del diritto relativamente alla questione LGBT. E qui cascano le braccia, e anche qualcos’altro, ma lasciamo perdere per non essere volgari.
    Non voglio infierire sugli organizzatori. Ognuno fa il possibile, nella patria del Viva la Franza viva la Spagna purché se magna, per mantenersi a galla. L’ordine di scuderia è, ormai da tempo, “lo schifo è bello” e chi vuole avere visibilità sui mezzi di comunicazione che contano, finanziamenti, carriera, eccetera, sa che deve inneggiare allo schifo, deve rivestire di austerità addirittura “scientifica” i più squallidi viaggi tra gli slip, elevare a dignità di “pensiero e cultura” quelle miserevoli perversioni che sono sempre esistite ma che una volta si chiamavano col loro nome: perversioni. E ce ne si teneva lontani, a tutela della salute morale e fisica.
    La rivoluzione è sempre stata il gioco chic dei ricchi e non a caso troviamo, tra gli organizzatori, quel Soroptimist, faro dell’emancipazione femminile, soprattutto per le donne che, per estrazione sociale e per conto in banca, non hanno nessun bisogno di “emanciparsi”. E poi un importante Studio legale e l’immancabile “commissione regionale pari opportunità”. Tutti a posto, tutti contenti, con una medaglia in più, oro finissimo con la scritta: “Sia ben chiaro che io sono in linea col regime”. Contenti loro.
    Ma qui non voglio parlare di quattro ricchi annoiati che giocano alla rivoluzione (almeno in quella sessantottina si rischiavano un po’ di botte; in questa post rivoluzione al più si rischia solo un aumento di malattie veneree). Non voglio parlare nemmeno di quei poveri giovani ingannati, che stazionano per anni in università che li avviano a una brillante disoccupazione rasserenata dalla perfetta conoscenza di ogni perversione sessuale.
    Voglio solo parlare della mia nostalgia. Già, perché, per ragioni anagrafiche, ho fatto in tempo a fare gli esami di maturità con il vecchio terribile modello di scuola nata dalla riforma Gentile. Allora non c’erano articoli di giornale sul dramma psico-sociale della maturità, interventi governativi, attesa delle poche materie su cui si sarebbe svolto un quiz dall’effetto scontato. C’era solo da studiare, e studiare tanto, perché l’esame di maturità si articolava in cinque prove scritte e otto prove orali. Il programma di cinque anni di liceo. E addirittura, pensate, per essere promossi bisognava aver studiato. E chi era bocciato o rimandato a settembre non trovava equipe di psicologi e mamme in ansia. Poteva trovare magari gli schiaffoni di padri che non sapevano nulla delle tematiche LGBTXYZ, ma che non avevano rinunciato a fare i padri.
    Voglio solo parlare della mia nostalgia di un’Università a cui si arrivava dopo aver superato lo scoglio di un esame di maturità davvero “tosto”. E all’università si studiava, i corsi di laurea erano pochi, non esisteva l’inesauribile fantasia accademica attuale che ha creato le lauree più strampalate, non esisteva la laurea “breve” (bellissima cosa che non serve a nulla), né la laurea “magistrale”.
    Non esistevano tutte queste fantastiche cose. Pero'si usciva dalla vita da studente con un solido bagaglio culturale e magari anche con una capacità di ragionare. E poi, per i maschi esisteva quella bellissima scuola post-studi che era il servizio militare, obbligatario. Duro, spesso durissimo. Un’ottima anticipazione di quello che è la vita, quella vera.
    Non avevamo bisogno di studiare le più rinomate tecniche di perversione, di approfondire le infinite schifezze che povere menti malate sanno inventare in campo sessuale. Sapevamo cio'che bastava, cio'che allora anche la Chiesa (quella con la “C” maiuscola) insegnava. E capitava, pensate un po’, che le malattie a trasmissione sessuale non fossero un problema attorno ai 12 anni, come capita ora. E capitava, pensate un po’, che i giovani non avessero bisogno di ammazzarsi con alcol e droghe per fuggire dal vuoto. Perché non avevamo il vuoto.
    Potrete dirmi: ecco, stai invecchiando e fai il laudator temporis acti. Si', lo faccio. Ma lo faccio perché se avessi visto fiorire da questa meravigliosa rivoluzione permanente in cui viviamo da decenni chissà quali meraviglie me ne starei zitto e buono. Ho visto invece fiorire generazioni che ormai si avvicinano sempre più alla conversazione per grugniti, che hanno rinunciato all’uso del cervello e non per loro colpa, ma perché la scuola lo ha sempre più vietato. Vedo una scuola che sforna sbandati che faticano a mettere insieme una frase in italiano, che sono stati educati ad essere capricciosi, violenti e oziosi e quindi vivono ormai in un vuoto spaventoso. Del resto, questi poveri giovani provengono da famiglie in cui la norma è ormai avere i genitori separati, la madre che convive col nuovo “compagno”, il padre invece pure e magari il papà sta a sua volta con un compagno e la mamma con una compagna. Salvo ulteriori variazioni e turnazioni di compagni e compagne.
    Parlo di tragedie quotidiane che tutti conosciamo. E allora lasciatemi fare il laudator temporis acti. E lasciatemi fare una domanda ai rivoluzionari in servizio permanente effettivo: ma cosa diavolo avete dato ai giovani? Ma vi rendete conto che sulla vostra coscienza grava un macigno?
    Domande inutili. La risposta l’ha già data l’Università di Macerata: abbiamo organizzato un corso, gratuito, per approfondire le tematiche delle schifezze. Fantastico.
    Nostalgia della civiltà ? di Paolo Deotto | Riscossa Cristiana
    Inutile che si lamenti questo per la perdita della civiltà .
    Nessuno che sta dalla parte di chi ha vinto la seconda guerra mondiale ne ha il diritto .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  6. #2186
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Si salvano i deputati fannulloni: stop alle riprese "non essenziali"
    I deputati dormono sui banchi di Montecitorio o giocano con l'iPad? Nessuno potra più inquadrarli con le videocamere
    Claudio Torre
    I deputati dormono sui banchi di Montecitorio o giocano con l'iPad? Nessuno potra più inquadrarli con le videocamere.
    La "censura" arriva alla Camera che vieterà le riprese "superflue" in Aula che non riguardano la stretta attualità dell'attività di Montecitorio. A stabilirlo come riporta Affaritaliani.it è il nuovo codice di autoregolamentazione che i giornalisti, se vorranno entrare nella tribuna riservata alla stampa, dovranno sottoscrivere. Il testo è abbastanza chiaro: vengono vietate tutte le immagini "non essenziali per la cronaca". Dunque vengono bandite le riprese che immortalano i deputati mentre bivaccano tra i banchi della Camera dei Deputati.
    C'è un altro aspetto che in questo nuovo codice di comportamento pone grandi limitazioni al lavoro dei cronisti: non si potranno fare delle riprese soprattutto nei momenti in cui la seduta è sospesa e dunque sono a rischio ad esempio tutte le riprese che riguardano i tafferugli a Montecitorio che spesso siamo stati abituati a vedere sul web o nei tg. Bloccate dunque tutti i filmati "non essenziali per l'esercizio del diritto di cronaca relativo all'attualità e allo svolgimento dei lavoro in Aula". Addio anche alle immagini di "pizzini" o foglietti scambiati in Aula e di messaggi che vengono a volte intercettati dalle videocamere e che spesso alzano il velo su alcuni aspetti della vita politica del "palazzo". Insomma la Boldrini in questo caso toglie una fetta di quella trasparenza che tante volte ha sottolineato come mission essenziale del suo madato a Montecitorio.
    Si salvano i deputati fannulloni: stop alle riprese "non essenziali" - IlGiornale.it



    È cambiato tutto (in peggio). Ma non lo abbiamo capito
    La finanza speculativa e l'Europa hanno modificato le nostre vite
    Francesco Alberoni
    Osservata superficialmente, soprattutto nei suoi aspetti materiali, la società attuale non si differenzia da quella di vent'anni fa. Le città sono le stesse, solo con qualche metropolitana, qualche treno superveloce in più e qualche grattacielo.
    Invece, guardando i particolari, tutta la società è cambiata. I ricchi sono più ricchi di prima, mentre la classe media si è molto impoverita. Sono diminuiti gli stipendi, sono stati licenziati impiegati nelle imprese, delle banche, nei pubblici servizi. Molte fabbriche hanno chiuso. I posti fissi sono stati sostituiti da incarichi precari pagati pochissimo. Ogni impresa può venir spazzata via da una speculazione finanziaria e i negozi dalla costituzione di un centro commerciale. I giovani avevano un piano di vita che cominciava con la scuola a cui seguiva l'apprendistato, poi un lavoro, la carriera, la casa, il matrimonio, i figli. Oggi vivono in famiglia ed hanno paura dei legami emotivi stabili. Il sesso sostituisce l'amore. Gli imprenditori sono stanchi di tasse e di freni.
    Cosa è successo? La globalizzazione, dove la produzione è passata ai Paesi in cui la mano d'opera costa poco. Poi l'esplosione della finanza speculativa quando a tutte le banche è stato dato il permesso di fare le attività finanziarie più spregiudicate. Da ultimo una Unione Europea in mano a burocrati che ci impongono leggi complicate che rallentano la nostra economia. La gente non vorrebbe più sentir parlare di finanza, cancellare le leggi che ci complicano la vita, avere pochi livelli di tasse che tutti pagano con facilità, poi favorire le nostre imprese ed infine aiutare le famiglie italiane che hanno bisogno, prima degli immigrati.
    Ma i nostri politici sono deboli e non hanno la forza morale e intellettuale per affrontare questi problemi. La gente allora cerca di difendersi risparmiando, appoggiandosi a quel che resta della famiglia, aiutandosi fra parenti, fra amici, contando sulle relazioni personali. Vorrebbe ribellarsi ma è prudente, finora non appoggia partiti che vogliono rovesciare la tendenza. Ma continuerà a chinare la testa, ad accettare le decisioni che la danneggiano, ad ubbidire silenziosa?
    È cambiato tutto (in peggio). Ma non lo abbiamo capito - IlGiornale.it

    Il Governo Renzi si consegna nelle mani dei grandi banchieri
    In un articolo del Wall Street Journal viene svelato all’opinione pubblica internazionale a chi il Governo Renzi ha chiesto di risolvere i problemi degli istituti di credito del Belpaese. La scoperta ha dell’incredibile.
    Incredibile davvero ma dal “fiorentino” tutto appare possibile. Dopo aver coordinato tentativi ripetuti e sinora infruttuosi tesi a soccorrere le banche più in difficoltà del paese, il governo italiano si è gradualmente orientato verso un improbabile salvatore: il presidente e amministratore delegato di J.P. Morgan Chase & Co., James Dimon. Il finanziere, riferisce il “Wall Street Journal”, è un “italofilo”: la sua banca ha istituito da tempo una presenza consolidata nel paese ed ha stretto solidi legami con le sue istituzioni.
    Al contrario di molte banche europee, può vantare un bilancio in grado di sostenere importanti operazioni di riordino. Resuscitare le banche italiane più sofferenti “è un compito sconfortante e denso di rischi, una delle sfide fondamentali poste dalla finanza europea”: gli istituti di credito del Belpaese, com’è noto, sono gravati da una quantità eccessiva di sofferenze bancarie, e i regolamenti post-crisi impediscono allo Stato di intervenire con decisione per risolvere il problema.
    In questo contesto, J.P. Morgan è gradualmente emersa come la migliore speranza dell’Italia (sic!), forse l’ultima: lo scorso luglio ha fatto da parte i competitori ed ha capitanato un ambizioso piano di salvataggio di Monte dei Paschi di Siena (Mps), dopo essersi appellato al consiglio di amministrazione dell’istituto di credito senese, ed dopo aver intrattenuto colloqui di alto livello con funzionari del governo italiano. La J.P. Morgan figura anche tra i soggetti che si sono attivati per sostenere la più grande banca italiana, UniCredit Spa, a sua volta alle prese con un difficile processo di riordino patrimoniale. Recentemente, il gruppo di Dimon ha anche aiutato Banca Popolare di Bari SpA a liberarsi di mezzo miliardo di crediti deteriorati.
    Il ruolo della grande banca d’investimenti statunitense, sottolinea il “Wall Street Journal”, non è passato inosservato: “Credo che J.P. Morgan stia esercitando una influenza eccessiva negli affari bancari italiani”, ha recentemente affermato Pietro Laffranco, esponente del partito Forza Italia e membro della commissione Affari finanziari della Camera dei deputati. Questa estate Dimon ha visitato l’Italia per celebrare i cento anni di attività della sua banca nel paese; l’ad non ha perso l’occasione per ribadire il suo amore per l’Italia: “Mi piacerebbe potervi trascorrere più tempo”, ha dichiarato.
    Il dossier Mps, però, si preannuncia un rebus non indifferente anche per un colosso come J.P. Morgan: non è chiaro come la banca statunitense e gli altri soggetti che riuscirà a coinvolgere riusciranno ad assorbire un aumento di capitale da 5 miliardi di euro e 28 miliardi di crediti deteriorati. Il problema è anzitutto la fiducia: sinora nessuna banca si è impegnata a sottoscrivere l’aumento di capitale di Mps. Potenzialmente più allettante è il piano, per ora soltanto abbozzato, per la creazione di un veicolo separato preposto allo smaltimento delle sofferenze, finanziato da prestiti di diverse banche. Questa entità, scrive il “Wall Street Journal”, potrebbe fruttare alle banche coinvolte diverse centinaia di milioni di dollari sotto forma di commissioni e interessi.
    Tra gli investitori, comunque, domina perlopiù lo scetticismo: gli otto miliardi di euro che Mps ha raccolto dagli investitori negli ultimi anni si sono volatilizzati, ed ora la banca italiana ha una quotazione di mercato di appena 550 milioni di euro. Se il piano di salvataggio dovesse fallire, e i partecipanti trovarsi con un pugno di mosche, il panico potrebbe propagarsi con effetti devastanti all’intero settore bancario italiano. Se invece J.P. Morgan avrà successo, scolpirà nella pietra il suo ruolo di interlocutore privilegiato del governo italiano per il settore bancario, e spalancherà le porte al rilancio di una serie di altre banche locali che necessitano di ristrutturazioni o fusioni.
    Il Governo Renzi si consegna nelle mani dei grandi banchieri | Informare per Resistere

  7. #2187
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Stiglitz a Die Welt: 'L'Italia nell'euro non funziona'

    Economia.Il premio Nobel per l'economia: 'Quando parlo con gli italiani, li avverto sempre più delusi'

    Joseph Stiglitz
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #2188
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Stiglitz a Die Welt: 'L'Italia nell'euro non funziona'

    Economia.Il premio Nobel per l'economia: 'Quando parlo con gli italiani, li avverto sempre più delusi'

    Joseph Stiglitz
    Non avrà mai parlato con un piddino .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  9. #2189
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    se è per questo nemmeno al di fuori

    l'unica cosa che funziona sono politica, bustarelle e intrallazzi ...

  10. #2190
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Solo gli ultimi due, direi.
    La politica, intesa come tale, proprio NON funziona affatto.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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