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  1. #2671
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Fedeli indottrina gli alunni al pensiero unico buonista
    Con la Boldrini lancia nelle scuole l'educazione civica al digitale. Ma si parlerà di inclusione e discriminazione
    Nino Materi
    Per risolvere tutti i problemi della scuola italiana ci mancava solo una nuova materia: Educazione civica al digitale. Gli sponsor politici dell'imperdibile new entry didattica sono la ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli, e la presidente della Camera, Laura Boldrini. «Il progetto sarà operativo dal 31 ottobre con apposite attività nelle scuole», ha ricordato Fedeli, ospite a Milano del Prix Italia Rai, tutto votato quest'anno al tema delle fake news.
    Una tre giorni dedicata alle «bufale», ma guai a chiamarle così perché il presidente della Rai, Monica Maggioni, si offende («bufala è un termine che fa simpatia, bisogna invece chiamarle per quelle che realmente sono: falsità»).
    Un argomento - questo delle fake news - in cui la ministra Fedeli risulta particolarmente ferrata anche per - diciamo così - ragioni personali. Basti pensare alla sua clamorosa auto-fake news riguardo all'inesistente «diploma di laurea in Scienze sociali» che proprio lei inserì nel curriculum quando divenne autorevole membro del governo Gentiloni. Una «leggerezza» la definì Valeria Fedeli, costretta alle pubbliche scuse dopo che la «leggerezza» fu smascherata dai giornalisti; è da allora che le fake news si possono chiamare anche «leggerezze».
    Ma ora la ministra dell'Istruzione, insieme con la Boldrini (anche lei con la fissa delle «bufale», tanto dal finanziare con i soldi pubblici una schiera di presunti web-esperti che dovrebbero pescare le bugie che navigano nel mare magnum della rete, ndr) hanno deciso emendare studenti e professori dal rischio di rimanere prigionieri delle falsità di internet.
    Scopo lodevole, salvo poi scoprire che per la premiata ditta Fedeli&Boldrini diventano automaticamente «falsità» le notizie e i siti non omologati al pensiero unico buonista di cui le due illustri esponenti politiche sono portatrici. La Fedeli lo dice a chiare lettere: «Abbiamo bisogno nelle scuole di un'educazione mirata a favore dell'inclusione». Ma «inclusione» di chi? «Di tutti i soggetti discriminati in quanto espressioni di minoranze vittime di campagne di odio», replica la ministra. E da chi sarebbero formate queste «minoranze discriminate»?
    La Fedeli e la Boldrini si riferiscono ovviamente ai loro due cavalli di battaglia: soggetti gender ed immigrati. Chiunque sul web si permette di avanzare dubbi sull'opportunità della politica dell'accoglienza e della pansessualità viene bollato dalla Fedeli come una «fonte non certificata» e quindi da bollate come portatore insano del virus fake.
    Ma l'aspetto incredibilmente paradossale a cui abbiamo assistito ieri nella giornata conclusiva del Prix Italia è che sia la presidente della Rai, Monica Maggioni, sia la ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli, per avvalorare la loro campagna contro le fake mediatiche, si sono fatte supportate proprio da un sito specializzato in bufale dal nome lercio.it: nome che è tutto un programma. Augusto e Francesco, inventori del sito «lercesco», hanno intrattenuto il pubblico con una mitragliata di battute che avrebbero dovuto divertire, ma hanno solo rattristato l'uditorio.
    Un esempio? «La Basilicata sfida il Molise: Esistiamo meno di voi!». Hanno riso solo in due. Il loro nomi? Monica Maggioni e Valeria Fedeli.
    Boldrini e Fedeli indottrinano gli alunni al pensiero unico buonista

    La sinistra dei vampiri: vogliono la patrimoniale e distribuire le eredità
    Il progetto di Prodi e Visco: stangata su conti e immobili. Incentivo a diseredare i figli
    Antonio Signorini
    Metti una mattinata alla Camera dei deputati con Romano Prodi e Vincenzo Visco a parlare di tasse e futuro.
    Quello che viene fuori è un film horror per i contribuenti. Tanta nostalgia del passato, esorcizzata dalla proposta di una tassa sui robot e due mazzate sempreverdi quali patrimoniale e tassa di successione. L'ex premier e l'ex ministro delle Finanze, si sono dati appuntamento per presentare il «Manifesto contro la disuguaglianza» del Nens e di Etica ed economia.
    Il pensatoio che fa riferimento a Visco ha elaborato una proposta pronta all'uso: imposta progressiva sul patrimonio complessivo, mobiliare e immobiliare, che escluda i patrimoni di minore consistenza, e con aliquote basse non superiori all'1%.
    Poi la riforma delle imposte di successione con l'esenzione dei piccoli patrimoni e aumentando le aliquote sugli altri, con consistenti incentivi alla distribuzione dei patrimoni trasmessi in eredità anche fuori dalla cerchia familiare. In altre parole, il governo sognato da Visco, dovrebbe incentivare i padri a non dare i soldi ai figli. Non spiega a chi dovrebbe distribuirli. Seguono proposte per tassare le società tipo Amazon. Linea sposata da Romano Prodi, che si è chiesto come mai certe idee facciano perdere le elezioni. «Avviene in modo sistemico». Tutto lineare e chiaro nella sala di Montecitorio. Fuori un po' meno. «I lupi perdono il pelo ma non il vizio», ha commentato Daniele Capezzone.
    Potrebbe passare per la boutade di una sinistra che sta scomparendo, ma non è così. Prodi si è riguadagnato una visibilità e un ruolo politico tra gli oppositori di Renzi. Visco non ha mai smesso di dettare la linea a quell'area, della quale fa parte Mdp, partito determinante in questa fase.
    Oggi il consiglio dei ministri presenterà la nota di aggiornamento del Def. Visto che cambia la correzione del deficit, al Senato serve la maggioranza assoluta dei componenti e il voto della sinistra è indispensabile. Il rischio è che il governo, vista l'impossibilità di accontentare la sinistra con provvedimenti di spesa, faccia qualche concessione agli ex Pci a spese dei contribuenti.
    La sinistra dei vampiri: vogliono la patrimoniale e distribuire le eredità

  2. #2672
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio
    Fedeli indottrina gli alunni al pensiero unico buonista
    Con la Boldrini lancia nelle scuole l'educazione civica al digitale. Ma si parlerà di inclusione e discriminazione
    Nino Materi
    Per risolvere tutti i problemi della scuola italiana ci mancava solo una nuova materia: Educazione civica al digitale. Gli sponsor politici dell'imperdibile new entry didattica sono la ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli, e la presidente della Camera, Laura Boldrini. «Il progetto sarà operativo dal 31 ottobre con apposite attività nelle scuole», ha ricordato Fedeli, ospite a Milano del Prix Italia Rai, tutto votato quest'anno al tema delle fake news.
    Una tre giorni dedicata alle «bufale», ma guai a chiamarle così perché il presidente della Rai, Monica Maggioni, si offende («bufala è un termine che fa simpatia, bisogna invece chiamarle per quelle che realmente sono: falsità»).
    Un argomento - questo delle fake news - in cui la ministra Fedeli risulta particolarmente ferrata anche per - diciamo così - ragioni personali. Basti pensare alla sua clamorosa auto-fake news riguardo all'inesistente «diploma di laurea in Scienze sociali» che proprio lei inserì nel curriculum quando divenne autorevole membro del governo Gentiloni. Una «leggerezza» la definì Valeria Fedeli, costretta alle pubbliche scuse dopo che la «leggerezza» fu smascherata dai giornalisti; è da allora che le fake news si possono chiamare anche «leggerezze».
    Ma ora la ministra dell'Istruzione, insieme con la Boldrini (anche lei con la fissa delle «bufale», tanto dal finanziare con i soldi pubblici una schiera di presunti web-esperti che dovrebbero pescare le bugie che navigano nel mare magnum della rete, ndr) hanno deciso emendare studenti e professori dal rischio di rimanere prigionieri delle falsità di internet.
    Scopo lodevole, salvo poi scoprire che per la premiata ditta Fedeli&Boldrini diventano automaticamente «falsità» le notizie e i siti non omologati al pensiero unico buonista di cui le due illustri esponenti politiche sono portatrici. La Fedeli lo dice a chiare lettere: «Abbiamo bisogno nelle scuole di un'educazione mirata a favore dell'inclusione». Ma «inclusione» di chi? «Di tutti i soggetti discriminati in quanto espressioni di minoranze vittime di campagne di odio», replica la ministra. E da chi sarebbero formate queste «minoranze discriminate»?
    La Fedeli e la Boldrini si riferiscono ovviamente ai loro due cavalli di battaglia: soggetti gender ed immigrati. Chiunque sul web si permette di avanzare dubbi sull'opportunità della politica dell'accoglienza e della pansessualità viene bollato dalla Fedeli come una «fonte non certificata» e quindi da bollate come portatore insano del virus fake.
    Ma l'aspetto incredibilmente paradossale a cui abbiamo assistito ieri nella giornata conclusiva del Prix Italia è che sia la presidente della Rai, Monica Maggioni, sia la ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli, per avvalorare la loro campagna contro le fake mediatiche, si sono fatte supportate proprio da un sito specializzato in bufale dal nome lercio.it: nome che è tutto un programma. Augusto e Francesco, inventori del sito «lercesco», hanno intrattenuto il pubblico con una mitragliata di battute che avrebbero dovuto divertire, ma hanno solo rattristato l'uditorio.
    Un esempio? «La Basilicata sfida il Molise: Esistiamo meno di voi!». Hanno riso solo in due. Il loro nomi? Monica Maggioni e Valeria Fedeli.
    Boldrini e Fedeli indottrinano gli alunni al pensiero unico buonista

    La sinistra dei vampiri: vogliono la patrimoniale e distribuire le eredità
    Il progetto di Prodi e Visco: stangata su conti e immobili. Incentivo a diseredare i figli
    Antonio Signorini
    Metti una mattinata alla Camera dei deputati con Romano Prodi e Vincenzo Visco a parlare di tasse e futuro.
    Quello che viene fuori è un film horror per i contribuenti. Tanta nostalgia del passato, esorcizzata dalla proposta di una tassa sui robot e due mazzate sempreverdi quali patrimoniale e tassa di successione. L'ex premier e l'ex ministro delle Finanze, si sono dati appuntamento per presentare il «Manifesto contro la disuguaglianza» del Nens e di Etica ed economia.
    Il pensatoio che fa riferimento a Visco ha elaborato una proposta pronta all'uso: imposta progressiva sul patrimonio complessivo, mobiliare e immobiliare, che escluda i patrimoni di minore consistenza, e con aliquote basse non superiori all'1%.
    Poi la riforma delle imposte di successione con l'esenzione dei piccoli patrimoni e aumentando le aliquote sugli altri, con consistenti incentivi alla distribuzione dei patrimoni trasmessi in eredità anche fuori dalla cerchia familiare. In altre parole, il governo sognato da Visco, dovrebbe incentivare i padri a non dare i soldi ai figli. Non spiega a chi dovrebbe distribuirli. Seguono proposte per tassare le società tipo Amazon. Linea sposata da Romano Prodi, che si è chiesto come mai certe idee facciano perdere le elezioni. «Avviene in modo sistemico». Tutto lineare e chiaro nella sala di Montecitorio. Fuori un po' meno. «I lupi perdono il pelo ma non il vizio», ha commentato Daniele Capezzone.
    Potrebbe passare per la boutade di una sinistra che sta scomparendo, ma non è così. Prodi si è riguadagnato una visibilità e un ruolo politico tra gli oppositori di Renzi. Visco non ha mai smesso di dettare la linea a quell'area, della quale fa parte Mdp, partito determinante in questa fase.
    Oggi il consiglio dei ministri presenterà la nota di aggiornamento del Def. Visto che cambia la correzione del deficit, al Senato serve la maggioranza assoluta dei componenti e il voto della sinistra è indispensabile. Il rischio è che il governo, vista l'impossibilità di accontentare la sinistra con provvedimenti di spesa, faccia qualche concessione agli ex Pci a spese dei contribuenti.
    La sinistra dei vampiri: vogliono la patrimoniale e distribuire le eredità
    Bastardi comunisti assassini.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #2673
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    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #2674
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Nord e Sud, due Italie, due partiti…
    5 Ott 2017 · 0 Comment

    25di ROMANO BRACALINI – Giustino Fortunato, liberale meridionale, infaticabile critico dell’unità italiana, scriveva a un amico nel 1877: «Per quanto suoni male la parola, che resuscita all’orecchio l’eco delle canzoni francesi alla calata di Carlo VIII – nous conquerons les Italies – due Italie non solo economicamente diseguali ma moralmente diverse».
    Fortunato non lo diceva a cose fatte, ma come se l’avesse sempre saputo scriveva nel 1899 a Pasquale Villari: «Sì, la scissura si accentua; e più si accentuerà via via. Sono stato il primo a osar dire, in pubblica Camera, che la questione della nuova Italia è la questione delle due Italie, in antagonismo tra loro, come fra due civiltà, l’una superiore e l’altra inferiore: e soggiunsi, la gravezza del problema è anche in ciò, che la inferiorità dell’una è, in gran parte, per ragioni naturali, poiché – contrariamente all’opinione generalissima – l’Italia meridionale, cioè a dire mezza Italia, meno poche plaghe, come la Campania, la provincia di Bari, il litorale siculo di Palermo e Catania, val poco assolutamente poco: altro che giardino d’Italia!».
    Il “capolavoro” cavouriano avrebbe ben presto mostrato i propri limiti, nei tratti distintivi di una crisi istituzionale che l’abile tessitore”, pareva mostrare qualche dubbio, se sul letto di morte, a pochi mesi dalla proclamazione del regno, disse che «l’Italia settentrionale è fatta. Non vi sono più lombardi, né piemontesi, né toscani, né romagnoli, noi siamo tutti italiani. Ma vi sono ancora i napoletani», frase che i censori di storia patria cancellarono perché non si addiceva allo spirito di “fraternità” del Risorgimento realizzato. Aveva aggiunto, cogliendo un difetto storico che non è stato più emendato: «V’è molta corruzione nel loro Paese. Non è colpa loro, povera gente. Sono stati così mal governati….».
    Anch’egli finiva per fare delle condizioni del Sud, che veniva appiccicato all’Italia, dalla Toscana in su, un quadro convenzionale e di comodo, assolvendo i meridionali dalla specifica responsabilità d’aver fatto ben poco per darsi una classe politica migliore. Esattamente come oggi, a oltre 140 anni di distanza, l’Italia è ancora divisa in due dalle insorgenze napoletane della spazzatura, che nessuno rimuove, ma all’atto di votare il governatore Bassolino può contare su un plebiscito di stima. È il permanere di un visione stantia e pigra che vede nel potere, qualunque esso sia, l’obbligo di soggiacervi con umiltà di suddito e scaltrezza di servo. Non si pretende la virtù ma il trionfo dei vizi più corrivi.
    Non si eleggono gli amministratori più onesti e capaci, ma i protettori più riconoscenti e generosi, i garanti dello “status quo”. La Napoli del dopoguerra, orfana della monarchia di Savoia, come nel 1860 lo era stata di quella dei Borboni, sempre in arretrato di una idea e di una dinastia, decretava il medesimo tributo popolare al comandante Lauro che non prometteva nulla al di fuori di un chilo di pasta e della scarpa sinistra da appaiare alla destra offerta al buon popolo napoletano in campagna elettorale. E la protesta dei forestali di Calabria non ha i contorni della separazione dal resto d’Italia, di un’ennesima insorgenza borbonica, di una rivolta plebeaplebea, con le centinaia di manifestanti accampati sui binari? Che c’è di diverso dalla sollevazione a comando della folla palermitana contro i gendarmi borbonici squartati e messi in vendita sui banchi della Vucciria, dopo l’ingresso di Garibaldi in città nel 1860? Tutto il meridione in fiamme, dal Faro alle Calabrie, al Beneventano delle provole, in un sogno di redenzione di brevissima durata, e il popolo con le roncole e i coltelli a farsi giustizia, le foreste della Sila piene di insorti per poi ritornare all’antico torpore, al fatalismo, alla vocazione assistenziale un secolo e mezzo dopo ovvero ai maneggi soliti del vecchio notabilato solo perché Loiero Agazio, paladino della “rinascita meridionale“, ventilava l’ennesima prevaricazione nordista in danno del povero Sud.
    Anche nell’Ottocento, quando la disputa era appena all’inizio, ci si lamentava dei pregiudizi dei settentrionali, «specialmente dei signori lombardi, secondo cui i meridionali non pagano imposte e scialacquano sul bilancio dello stato…». Se si diceva con tanta insistenza forse qualcosa di vero c’era; ma ciò che si rileva con qualche stupore è che la natura delle critiche non sia in fondo molto cambiata. A proposito dell’incipiente conflitto tra settentrionali e meridionali, l’onorevole Enrico Ferri, socialista, aveva suscitato un vespaio dicendo alla Camera «come al Sud esistono oasi di onestà, così al Nord esistono oasi di disonestà». Insorsero sdegnati i deputati meridionali che non ignoravano come stessero le cose.
    «Dio buono! – esclamava ancora Giustino Fortunato. – Il governo italiano, mediante i deputati e i ministri meridionali, ha sostenuto
    e sostiene, quaggiù, tutte le camorre provinciali e comunali.. L’abisso fra Nord e Sud, anche per questo, si andrà sempre più allargando…».
    Ed è proprio sul Sud – che vede nel Federalismo lo spauracchio che potrebbe mettere fine a una prassi di assistenze e protezioni
    – mentre è ripresa la corsa al Nord di studenti e laureati meridionali, a riprova che forse al Sud qualcosa non funziona – che è scoppiata la crisi di governo con una divaricazione di interessi e patronati che esulano da quelli collettivi e nazionali. Si è tornati ai due partiti di rappresentanza dei due poli del Paese, che non sono la destra e la sinistra, ma il Nord e il Sud, due realtà inconciliabili, come attesta lo scontro più drammatico da un secolo a questa parte. L’olio e l’aceto stanno bene insieme; ma due Paesi sono una cosa diversa.

    Nord e Sud, due Italie, due partiti? | L'Indipendenza Nuova
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #2675
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    L'olio e l'aceto, per quanto si cerchi di amalgamarli, ritornano sempre a dividersi.
    Ognuno per fatti suoi.
    Diversi.
    Poi, da diversi, possono anche unirsi e stare bene.
    In pochi casi.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #2676
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Il ritorno del Grande Fratello (quello di 1984) nel Web
    La giustificano come una misura necessaria per contrastare il terrorismo. In realtà penalizzano la privacy dei cittadini per dare ancora maggiore potere alla magistratura sulle nostre vite. La motivano come una misura necessaria per prevenire gli abusi in Rete. In realtà sacrificano la libertà del Web sull’altare del controllo delle informazioni e delle opinioni per finalità subdole.
    E’ tecnicamente corretto parlare di due interventi legislativi liberticidi a proposito di quelli appena approvati o che si preparano per la prossima settimana al Senato. C’è solo da sperare che vengano modificati, anche in misura minima, in maniera tale da dover tornare alla Camera per una nuova lettura e approvazione. A quel punto si arenerebbero e, con la legislatura agli sgoccioli e l’imbuto di provvedimenti più urgenti, finirebbero nel dimenticatoio. Dal punto di vista formale risultano inseriti nelle “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea-Legge europea 2017”, come se fossero innocue e innocenti norme per adeguare il nostro apparato normativo a quello Ue. Ma sul piano sostanziale producono effetti devastanti sulla tutela dei diritti individuali, in particolare quello alla privacy.
    La prima e più allarmante delle due norme, che deroga peraltro al Testo Unico sulla privacy, in ragione degli allarmi terroristici, estende a sei anni la durata della conservazione dei dati telefonici e di traffico internet degli italiani. Fino ad oggi il limite di conservazione previsto dalle norme vigenti è di due anni per le telefonate, sei mesi per quelle senza risposta, e un anno per i metadati della navigazione online. Al di là dei devastanti effetti economici (ci vorranno decine di milioni di euro per creare nuovi archivi digitali e potenziare le misure di sicurezza), si tratta di una seria ipoteca sulla nostra riservatezza. Sia il Garante della privacy italiano, Antonello Soro, sia il Garante europeo, Giovanni Buttarelli hanno lanciato il grido d’allarme. Queste novità in materia di data retention (conservazione dei dati) riguardano data, ora, durata, mittenti, destinatari, telefonate perse, siti internet. Lasciare questi dati nelle mani dei provider (Tim, Vodafone, Fastweb) per ben sei anni equivale alla legittimazione di una sorta di sorveglianza di massa. Gli operatori telefonici e di rete, per ragioni di repressione di attività legate al terrorismo, dovrebbero dunque conservare i dati di tutti i cittadini italiani, in attesa che le autorità inquirenti, decidano di chiedere informazioni su quei dati, a prescindere dalla effettiva commissione di un reato.
    Tutto ciò che abbiamo detto o fatto col telefono, le chat o internet potrebbe risultare accessibile per sei anni da parte degli operatori privati che ci consentono di accedere alla Rete e che in qualunque momento dovrebbero essere disponibili ad aprire i loro archivi alla magistratura. Senza contare che quei dati potrebbero diventare preda di hacker o merce di scambio per finalità di promozione commerciale e profilazione selvaggia. Le nostre vite digitali, insomma, finirebbero nelle mani di un pauroso duo provider-toghe. Questa misura, che, sarà un caso, è stata promossa dal responsabile giustizia del Pd, Walter Verini, molto vicino al Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, rischia di passare nella sua versione integrale al Senato. E, secondo taluni, è a forte rischio incostituzionalità e ci allontana dall’Europa, considerato che molteplici sentenze della Corte europea, applicando direttive in materia, hanno accorciato i termini di conservazione dei dati. Si è fatto notare da più parti, anche al vertice di Cardiff, che nella maggioranza dei casi l’interesse delle forze di polizia riguarda solo gli ultimi sei mesi di traffico. Dunque appare ampiamente sproporzionato un prolungamento a sei anni dei termini di conservazione di quei dati.
    L’altra misura, che porta la firma di un altro deputato Pd, Davide Baruffi, è ugualmente pericolosa ed è già stata approvata, ma entrerebbe in vigore solo in caso di approvazione definitiva dell’intero testo legislativo. Essa affida all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) nuovi poteri di controllo preventivo sul Web nei casi di presunta violazione, senza attendere l’autorizzazione del giudice, nonostante le direttive Ue dicano il contrario. Dunque l’Agcom, come semplice autorità amministrativa, potrebbe disporre, non solo la cancellazione del contenuto di un sito, ma anche che lo stesso sito, provider, blog o forum (o anche tutti insieme i soggetti) impedisca che ci siano altre violazioni su internet. La norma si applica a blog, forum e piattaforme social. Il pretesto è il diritto d’autore, ma i risvolti applicativi di questa norma sarebbero pericolosi, quando non devastanti, in termini di censura sulla Rete e di sequestro di spazi virtuali. Essa si tradurrebbe di fatto in un’intercettazione di massa, rendendo leciti invasivi “pedinamenti” e controlli preventivi sugli utenti da parte dei provider, su ordine di Agcom e non dell’autorità giudiziaria. Dunque il paradosso di questo tentativo di colpo di mano del governo Gentiloni e in particolare del Partito Democratico sui diritti della personalità e sulla libertà d’espressione è eclatante: in una norma di adeguamento a leggi europee si inseriscono contenuti che stridono palesemente con le previsioni normative europee e che ci allontanano dall’orientamento del legislatore del Vecchio Continente, ponendoci a rischio di procedure di infrazione.
    Il ritorno del Grande Fratello (quello di 1984) nel Web - La Nuova Bussola Quotidiana

    Pazzesco: Gentiloni sta per imporre la censura sul web. Fermiamolo!
    Da mesi diversi opinionisti, tra cui il sottoscritto, denunciano la tendenza da parte dei governi impongano la censura sul web. Ebbene, zitto, zitto, colui che si presenta come un rassicurante moderato, e che ha l’aspetto di un cagnolone innocuo, sta facendo approvare una delle leggi più liberticide della storia politica italiana.
    Sì, avete capito a chi mi riferisco: al premier Paolo Gentiloni, che ha scelto la forma del disegno di legge per far approvare un provvedimento senza un appropriato dibattito parlamentare e senza possibilità di introdurre modifiche, perché quel testo, come spiega il Fatto, andrà votato a scatola chiusa.
    La scusa? Ma sì la conoscete già, è un grande classico: ce lo chiede l’Europa! Ma con uno zelo che non ha precedenti nell’Unione europea.
    E cosa prevede? Primo: i dati internet e telefonici potranno essere conservati per 6 anni, ben oltre le attuali consuetudini internazionali.
    Ma spaventoso è soprattutto il secondo punto: l’Agcom, ovvero l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, avrà il potere di intervenire sulle comunicazioni elettroniche dei cittadini italiani, allo scopo – in via cautelare si intende, come dubitarne – di impedire l’accesso agli stessi cittadini a contenuti presenti sul web.
    Che cosa questo significhi lo spiega benissimo Sarzana con queste parole:
    “da oggi con un regolamento dell’Agcom, in Italia si sperimenta la notice and stay down e le piattaforme dovranno rimuovere i contenuti illeciti e impedirne la riproposizione”.
    Ora, poiché il web è composto di milioni di informazioni che cambiano in nanosecondi e la maggior parte di questi dati sono all’estero, non c’è modo di conoscere in anticipo la riproposizione dei contenuti che la norma vorrebbe censurare, se non con una tecnica di intercettazione di massa denominata Deep packet inspection. L’unico modo, insomma, di fare ciò che il governo sta per fare approvare, è di ordinare ai provider italiani di “seguire” i cittadini su internet per vedere dove vanno, al fine poi di realizzare questo “impedimento” alla riproposizione, attraverso un meccanismo di analisi e raccolta di tutte le comunicazioni elettroniche dei cittadini che intendano recarsi su siti “dubbi”.
    Questo, naturalmente senza alcun controllo preventivo da parte di un magistrato.
    Dunque: l’Agcom potrà seguire e memorizzare quel che voi fate. E, ad esempio, se giudicherà inopportuni i contenuti di questo blog vi impedirà di leggerlo. Vi schederanno e vi censureranno
    Capito? Solo un regime dittatoriale, forse, potrebbe pensare a norme come queste. Ma in una democrazia mai. Eppure a proporle è proprio il premier di un partito che si definisce “democratico”: il PD del finto innocuo Gentiloni.
    Io dico: bisogna impedirlo! C’è qualcuno in Parlamento disposto a far propria questa battaglia e far di tutto per impedire quello che è un inaccettabile tentativo di limitare la libertà d’opinione?
    Salvini, ci sei? E Grillo? E Berlusconi? Accetterete tutto passivamente? Ditemi di no, vi prego. Manifestatevi! Fatelo per la libertà dei vostri concittadini. E di voi stessi.
    Pazzesco: Gentiloni sta per imporre la censura sul web. Fermiamolo! ? il Blog di Marcello Foa


  7. #2677
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #2678
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    MANICOMIO itaGlia (puntata nr.3)
    Di JLS , il 14 ottobre 2017 1 Comment

    ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

    Emblematico che il ritorno di fiamma dell’ennesima ultima riforma della scuola avvenuta nel 2015 col governo frenzye e l’allora ministro giannina, divampi con lo sciopero degli studenti, proprio sotto un ministro che mai ha avuto un titolo di studio e un lavoro vero.

    Cialtronia, la steppa delle meraviglie.



    RIFORMA DEL DIRITTO FALLIMENTARE

    Emblematico anche in questo caso, che la riforma della precedente normativa risalente al 1942, avviene sotto un governo presieduto da chi non ha mai avuto un lavoro vero. Lavoro vero come quello di milioni di operai che l’hanno perso nelle industrie fallite, appunto. Perché quando si ha un lavoro vero si può anche fallire, soprattutto se si devono mantenere lavorando, milioni di parassiti che un lavoro vero l’hanno mai avuto. Il suddetto capo del governo a proposito della riforma, ha dichiarato giulivo: “un contributo a un’economia più sana, aiuterà la crescita” (La Stampa – giovedi 12.10.2017 pag.18). La dichiarazione si commenta da sola, rimangono buoni solo e sempre: disprezzo, insulti e sputi. Destinatari anche i giornalisti che tali stupidaggini riportano sulla loro carta igienica quotidiana e sullo schermo, senza un minimo di senso critico e amore per la verità e la giustizia.



    ILVA – CALENDA

    Un baraccone gigantesco passato per le fauci e gli sfaceli dell’IRI, che produce acciaio in un paese dove la grande industria è morta da decenni o si è delocalizzata. Un baraccone ubicato in un angolo di Italia, come tanti altri posti del sud (Petrolchimico di Milazzo, Petrolchimico di Augusta, Montedison di Crotone, Sir Lamezia Terme, Fiat Termini Imerese, Liquichimica Saline Joniche, ILVA Bagnoli, e altre centinaia di siti piccoli e grandi, ormai morti o moribondi), che avrebbero meritato sorte migliore, se solo quei territori non fossero stati e non fossero ancora affidati in comodato d’uso ai banditi della partitokrazia di Cialtronia. L’ultimo in ordine di tempo a Taranto ha dichiarato: “La proposta dell’azienda (Arcelor Mittal) su salario ed inquadramento dei lavoratori è irricevibile”

    Il suddetto dichiarante a giugno 2017 aveva firmato il decreto di aggiudicazione dell’ILVA che dal 2015 era in amministrazione controllata. Ogni commento è inutile, sempre validi disprezzo, insulti e sputi.



    POLLI IN BATTERIA IN CORSO DI SVEZZAMENTO

    Da La Stampa di Torino di giovedi 12.10.2017:

    Le “multe etiche” dei baby vigili a chi posteggia male. Progetto pensato per stimolare il senso civico degli scolari”

    I bimbi di IV elementare, dotati di apposito libretto contravvenzioni in giro per Torino a mettere multe alle auto, sotto la guida attenta degli insegnanti, e quella vigile appunto, degli eroi in divisa della citta sabauda.

    Non ho più figli piccoli, ma li avessi avuti avrei invitato preside e insegnanti a portare i bambini negli uffici comunali e della polizia municipale di Torino a caccia di nullafacenti e assenti ingiustificati. I bambini non avrebbero imparato il senso civico, ma il buon senso.

    Vergogna di un paese ormai alla canna del gas, nel quale non sanno più cosa inventarsi per non far scappare definitivamente tutti da questa gabbia di matti.


    https://www.rischiocalcolato.it/2017...tata-nr-3.html

    La "G" è originale.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #2679
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Il pentito della super loggia: “C’erano anche capi di Stato ed esponenti di governo”
    di Ignazio Dessì
    Che rapporto esiste tra le mafie e la Massoneria? Ha tentato di chiarirlo la Commissione Parlamentare Antimafia presieduta dall’onorevole Rosy Bindi che, dopo aver impattato contro il diniego delle organizzazioni massoniche italiane a consegnarli, ha deliberato il sequestro degli elenchi degli iscritti. Così gli uomini dello S.C.I.C.O., il Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata, hanno sequestrato le liste degli affiliati alle quattro principali associazioni massoniche italiane: il Grande Oriente d’Italia, la Gran Loggia Regolare d’Italia, la Serenissima Gran Loggia d’Italia e la Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori.
    La reazione delle obbedienze massoniche non si è fatta attendere. Il Gran Maestro del Goi, Stefano Bisi, ha dichiarato: “Noi cerchiamo di utilizzare tutti gli strumenti che la legge consente per respingere l’atto (secondo noi illegale) che la commissione parlamentare antimafia ha fatto. La nostra non è lotta contro lo Stato”.
    Ma Rosy Bindi ha risposto spiegando che “la mancanza di collaborazione con le Istituzioni parlamentari, arrivata al diniego di consegnare i nominativi alla Commissione parlamentare, ha portato al sequestro perché è stata lanciata una sorta di sfida. Ha fatto nascere molti dubbi sull’organizzazione massonica, legittima nella sua esistenza, che non può tuttavia presentarsi come un ordinamento separato rispetto allo Stato rifiutando la collaborazione per proteggere i propri iscritti”.
    Si tratta insomma di gettare un fascio di luce sulla nuova organizzazione delle mafie. Per la commissione la questione è fondamentale. E’ importante cercare di far chiarezza su una realtà che vede “insieme pezzi delle mafie con pezzi delle massonerie, dello Stato e delle classi dirigenti del nostro Paese”, precisa la presidente della commissione.
    “Indizi concreti”
    La esigenza di chiarezza del resto non è ingiustificata, si basa su indizi concreti. “Le conclusioni cui siamo giunti non sono definitive – spiega la Bindi – ma i primi risultati del nostro lavoro dimostrano che fra i nominativi degli iscritti di alcune logge della Calabria e della Sicilia vi sono alcuni condannati in via definitiva per 416 bis, quindi per associazione mafiosa, e un numero considerevole di situazioni giudiziarie in itinere di imputati rinviati a giudizio sia per reati di mafia, sia per quelli che comunemente chiamiamo reati spia, ovvero comportamenti mafiosi o comunque di collusione con la mafia”.
    Ma sono stati scoperti effettivamente dei mafiosi all’interno di logge regolari? Alla domanda della giornalista di PresaDiretta la presidente dell’Antimafia risponde di sì. Ma i Gran Maestri hanno detto seccamente no alla consegna degli elenchi.
    La situazione è ormai a tinte fosche. “I dati quantitativi che stanno emergendo – afferma la Bindi – sono obbiettivamente ed effettivamente preoccupanti, si dimostra che alcune teorie sulle nuove organizzazioni della mafia, per cui questa starebbe assumendo nuove connotazioni che passano anche attraverso le organizzazioni massoniche, sono in qualche modo convalidate”.
    “Quali i nuovi varchi delle mafie”
    E’ allora fondamentale comprendere bene e fino in fondo “quali sono i nuovi varchi delle mafie oggi”, quelle che “sparano meno ma corrompono di più, condizionano l’economia legale, la politica, la Pubblica Amministrazione e riescono a piegare ai loro voleri e interessi le classi dirigenti del Paese”.
    Per l’onorevole Bindi è indubitabile, “dopo i primi risultati, poter dire che anche le associazioni massoniche rischiano di essere un varco o addirittura una nuova forma di organizzazione attraverso cui le mafie creano relazioni con il potere”.
    L’aderente alla massoneria pentito e la super loggia segreta
    Particolarmente istruttiva l’intervista fatta da Raffaella Pusceddu di PresaDiretta ad un aderente pentito della massoneria, Cosimo Virgilio, imprenditore calabrese legato alla ‘ndrangheta e massone d’alto livello. Virgilio inizia col ricordare il suo ingresso in Massoneria, nel Goi (Grande Oriente d’Italia), negli anni ’90, a Messina. Poi il trampolino di lancio per arrivare a Roma: “L’ordine dei Templari, dove si ambiva ad essere riconosciuti dalla Santa Sede, dal Vaticano”, racconta.
    La loggia dove approdò dopo non era una loggia delle obbedienze ufficiali. In sostanza, sintetizza Virgilio, si trattava “dell’accorpamento del vero potere. C’erano Capi di Stato, esponenti del governo, alcuni dei quali ancora in carica”. Descrive anche il suo rito di iniziazione alla loggia segreta. “Un rito molto crudo – afferma – teso a significare la morte della vita terrena, in cui si doveva stare per ore a fianco di quella che rappresentava la morte del profano, ovvero lo scheletro”.
    Una Super Loggia in definitiva, “al di sopra di leggi e governi che decideva le sorti del Paese e non solo”. Il fine ultimo era sempre il solito: “Il denaro e il potere”. Per questo si arrivava alla “costituzione di banche per raccattare i capitali”. E altro. “Per fare un esempio, all’epoca era in ballo la fornitura in Turchia di elicotteri Agusta, mi sembra, e si andava a decidere lì” il da farsi.
    “Anche esponenti della criminalità organizzata”
    E nella Super Loggia segreta c’erano “anche esponenti della criminalità organizzata. Ad esempio, per la ‘ndrangheta si gestivano proventi illeciti, si faceva riciclaggio, insomma. Una nostra missione era inoltre quella di accorpare sempre più avvocati, perché gli avvocati avevano i rapporti con i magistrati, e se un ‘ndranghetista ha bisogno di aggiustare un processo non può andare a parlare direttamente con un magistrato”.
    Ma si tratta di una “’Ndrangheta al servizio della massoneria o di una massoneria al servizio della ‘ndrangheta? “Io lo definisco un sistema di mutuo scambio”, risponde Virgilio nell’intervista. Il punto di vista di uno che sa quello di cui parla. Virgilio infatti, oltre a far parte della loggia massonica segreta faceva parte anche di una loggia ufficiale. Era maestro venerabile della Loggia dei garibaldini. E a questo proposito la domanda dell’intervistatrice è puntuale: si trattava di una copertura o esiste un rapporto tra le logge segrete e quelle ufficiali?
    La risposta dell’imprenditore calabrese fa davvero riflettere: “C’è un riconoscimento universale, ogni massone non può rifiutare il riconoscimento di un altro massone. E’ inutile distinguere tra massoneria riconosciuta e non, con questa super loggia i maestri venerabili avevano grossi interscambi culturali. Diciamo così, culturali....”.
    La giornalista di LineaDiretta a questo punto approfondisce non senza un moto di sorpresa: “Quindi lei mi dice – incalza – che esistevano rapporti tra obbedienze della massoneria ufficiale e quella dove c’era la ‘ndrangheta?”. La risposta: “Si, siamo fratelli comunque”.
    I lavori della Commissione
    Diventa allora ancor più comprensibile lo sforzo portato avanti dalla Commissione Antimafia per acclarare quali siano i rapporti reali tra mafie e massoneria. Davanti alla presidente Rosy Bindi hanno sfilato i nomi più importanti delle obbedienze italiane. Si sono domadati chiarimenti tesi a verificare possibili rapporti con ndrangheta e mafia. Si è chiesto se i Gran Maestri fossero a conoscenza di talune inchieste e rapporti. Si sono infine richiesti i nomi degli iscritti. Ma tutti i responsabili si sono barricati dietro il diritto alla privacy.
    Il 17 gennaio il Gran Maestro del Goi, Stefano Bisi, ha chiarito che “la consegna degli elenchi dei circa 23mila fratelli non può avvenire, perché si compirebbe noi stessi un reato”. La Bindi gli ha detto a quel punto: “Vi siete chiesti perché in Sicilia e Calabria vi è una sproporzionalità tra abitanti di quelle regioni e iscritti alla massoneria rispetto alle altre regioni italiane?”. E Bisi ha risposto: “Sì, conosco i fratelli di quei territori e non sono peggiori di altri, sono come altri. Noi finché non c’è un documento penale non possiamo agire come organi di polizia giudiziaria”.
    Trasparenza e rifiuto degli elenchi
    Inevitabile per la giornalista autrice del servizio porre una domanda al Gran Maestro del Goi intercettato durante una riunione della sua organizzazione. “Come si concilia con la sua annunciata politica della trasparenza il fatto di non voler fornire i nomi dei vostri elenchi alla commissione parlamentare?”. E’ semplice, ad avviso del Gran Maestro: “Nessun’altra organizzazione di persone fornisce l’elenco dei propri iscritti”. In soldoni, tutte le grandi obbedienze rifiutano di consegnare l’elenco degli iscritti.
    E la difesa si è fatta strenua. Schiere di avvocati sono state mobilitate per questo scopo. Inevitabile per la Commissione Antimafia e per Rosy Bindi deliberare per il sequestro degli elenchi attraverso la Guardia di Finanza.
    https://www.radiospada.org/2017/09/i...ti-di-governo/


  10. #2680
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Invito Eri a riportare questo articolo anche su mafia.
    Grazie.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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