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  1. #2661
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    E come potrebbero cambiare quando si ritengono i migliori del mondo.
    Come servi della massoneria certamente , senza gli idaGliani le guerre mondiali sarebbero andate in un'altro mondo ed ora nelle logge riderebbero di meno .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  2. #2662
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Quando la grande stampa è complottista. Sugli atleti russi (e sui carabinieri “stupratori”)
    Ebbene sî. Esistono due tipi di complottismi: quello che la grande stampa mainstream disapprova costantemente e con il quale si tende ad etichettare tesi che contrastano troppo la narrativa ufficiale. Però esiste un altro complottismo, che non solo non è scandaloso ma è indicato e indispensabile, se ad attuarlo è proprio la grande stampa mainstream e se serve a confermare la tesi ufficiale o perlomeno il frame dominante.
    Già, perché l’obiettività assoluta è difficile nel giornalismo, che invece si caratterizza per un certo conformismo. Pubblica le notizie ma già con un’intonazione di fondo, un giudizio di fondo. E quando emergono fatti che contrastano quel frame, spesso anziché ammettere ci si rifugia nel complottismo, quello buono. Perché serve a confortare la tesi iniziale.
    Un esempio è proprio di questi giorni. Vi ricordate titoli come questo?



    Certo che sì. Dall’autunno del 2015, in seguito a un’inchiesta giornalistica, tutti i giornali del mondo hanno pubblicato, in crescendo, migliaia di articoli sul doping degli atleti russi. Era un coro; anzi un’autentica valanga mediatica, che ignorava e all’occorrenza travolgeva, screditandola, qualunque posizione dubitativa. D’altronde non potevano esserci dubbi. Gli atleti russi erano tutti dopati! Infatti la squadra di atletica russa fu esclusa dai Giochi Olimpici di Rio. E dopo qualche mese addirittura dalle Paraolimpiadi.
    Oggi veniamo a conoscere la verità. La Wada, ovvero l’Agenzia anti-doping mondiale, ha scagionato 95 dei 96 atleti sospesi. Clamoroso non c’è che dire. Ma è a questo punto che scatta il complottismo “giustificazionista” secondo gli schemi dello spin. A fare lo scoop è ancora una volta il New York Times che dà l’intonazione a tutta la stampa internazionale. E infatti si mette in risalto, ad esempio sulla Repubblica, che è “Una decisione destinata a suscitare polemiche, con l’interrogativo se sia prevalsa l’efficacia del sistema russo nel distruggere le prove o l’approccio soft degli investigatori”.
    Capito? La Wada, che era elogiata e ritenuta una fonte sicurissima un anno e mezzo fa, ora viene ritenuta poco seria perché, tra l’altro, non avrebbe sentito la “gola profonda” dell’inchiesta. Si dubita, improvvisamente, dell’integrità di chi giudica.
    Notate bene: l’idea che gli atleti fossero puliti e che la loro esclusione dai Giochi sia stata un’ingiustizia non viene nemmeno presa in considerazione.
    Il complottismo necessario traspare anche in una drammatica vicenda di questi giorni, quella del denunciato stupro delle due turiste americane a Firenze. Sia chiaro: saranno i giudici a stabilire cos’è successo e i carabinieri si sono comportati comunque in maniera inaccettabile, avendo violato le regole e il codice d’onore dell’Arma.
    L’intonazione di fondo della stampa, però, è colpevolista nei loro confronti. L’altro giorno, ad esempio, il Corriere della Sera aveva un titolo in home page in cui si parlava di ”prime ammissioni” di uno dei due carabinieri. E io, come migliaia di lettori, ho pensato: ecco, ha confessato lo stupro. Poi però leggendo l’articolo, si scopriva che le ammissioni riguardavano il fatto che ci fosse stato un rapporto sessuale consenziente.
    E lo stesso atteggiamento traspare ora, dopo l’interrogatorio del secondo carabiniere. Entrambi sostengono la stessa tesi però, evidenzia il Corriere nel sommario, “ci sono buchi e violazioni nella notte dei carabinieri”.
    Ne converrete: un conto è violare il regolamento, un altro è violentare due turiste, peraltro in circostanze strane, a quanto pare. Una in ascensore, l’altra sul ballatoio di un condominio. Volendo essere complottisti in loro favore – anche escludendo quelle più controverse come la polizza antistupro, prima annunciata e poi smentita – si potrebbe sostenere che le circostanze rafforzano la tesi dei carabinieri: perché violentarle sul ballatoio? Sarebbe stato molto più semplice in appartamento. Un rapporto in un luogo semipubblico come quello lascia prefigurare più un rapporto impetuoso, fugace, fuori dagli schemi e consenziente che una violenza. E poi: perché la ragazze li hanno fatti salire?
    Visto? Volendo si può dare un’intonazione tesa a scagionare i due agenti dall’accusa più infamante. Ma non è questo l’atteggiamento prevalente che, invece, perlomeno sui grandi media (che a loro volta influenzano gli altri media, non dimenticatelo) è quello improntato sul sospetto colpevolista.
    E se poi finisce come gli atleti russi?
    La verità si saprà fra mesi se non anni, quando la vicenda non interesserà più il grande pubblico. Quel che conta è l’intonazione del momento; perché è adesso che si influenza l’opinione pubblica. Questo conta in termini mediatici. Con poca oggettività e tanto complottismo conformista.
    Ma, vi prego, non ditelo alla maggior parte dei miei colleghi; potrebbero offendersi.
    Quando la grande stampa è complottista. Sugli atleti russi (e sui carabinieri ?stupratori?) ? il Blog di Marcello Foa

    La maxi-infornata di statali spacca politica e imprese
    Cgia di Mestre si scaglia contro le 500mila assunzioni: "Prima lo Stato paghi i 64 miliardi di debiti arretrati"
    Gian Maria De Francesco
    Ha scatenato numerose polemiche l'ipotesi, ventilata dal sottosegretario Angelo Rughetti, di un maxiconcorso nella pubblica amministrazione per gestire circa 500mila assunzioni, favorendo il ricambio con i pensionandi della pa attesi nei prossimi 4 anni.
    Quella che Rughetti ha dipinto come una «occasione straordinaria» per far entrare i giovani nel mercato del lavoro è stata duramente stigmatizzata dal presidente della commissione Lavoro, Maurizio Sacconi (Energie per l'Italia). «Si evidenzia l'assenza di un approccio industriale ai processi di riforma», ha dichiarato aggiungendo che «le nuove tecnologie digitali, che hanno già trasformato un terziario simile come banche e assicurazione, avrebbero dovuto indurre il ripensamento delle funzioni pubbliche e della loro organizzazione». Secondo Sacconi, «il reclutamento dovrebbe corrispondere alla riduzione qualitativa del peso dello Stato affinché il meno generi il più per l'economia e la società».
    Durissimo l'attacco della Cgia di Mestre. «Prima di dar luogo a nuovi assunzioni - ha sottolineato il coordinatore dell'Ufficio studi Paolo Zabeo - la pubblica amministrazione azzeri i debiti commerciali contratti con le aziende fornitrici che, secondo le stime della Banca d'Italia, ammontano a 64 miliardi di euro, di cui 34 ascrivibili ai ritardi nei pagamenti». Questa piaga, conclude la Cgia, continua a mettere in difficoltà moltissime imprese private, soprattutto di piccola dimensione.
    Nessuna presa di posizione ufficiale, invece, da parte di Confindustria, ma, riferendosi proprio alla prossima legge di Bilancio per il 2018, il presidente Vincenzo Boccia aveva rimarcato come sia necessario «finanziare lo sviluppo e non la disoccupazione». Un modo come un altro per dirottare gli incentivi verso gli investimenti e verso la decontribuzione sui neoassunti piuttosto che su forme varie di sussidio a chi viene espulso dal mondo del lavoro, inclusi i multiformi anticipi pensionistici che Rughetti aveva lasciato intendere (facendo poi retromarcia) potessero essere ulteriormente estesi agli statali.
    È chiaro, però, che in vista delle elezioni l'infornata di statali è una delle poche carte che il Pd può giocare per aumentare il proprio consenso, soprattutto nel Mezzogiorno. Ieri il premier Paolo Gentiloni ha ribadito che si cercherà sfruttare al massimo i margini aperti dalla maggiore crescita e che le «poche misure possibili» riguarderanno il lavoro, i giovani, appunto, e l'innovazione nell'impresa. Senza contare che la Funzione pubblica ha da gestire i 50-60mila esuberi stimati dai sindacati in seguito al taglio delle partecipate che entro il 30 settembre gli enti locali dovranno predisporre in base alla riforma varata dal ministro Marianna Madia. si stima un disboscamento di circa 3mila società su 8mila con un risparmio di almeno un miliardo.
    Il ministro ha garantito che «non saranno i dipendenti ad avere conseguenze negative, dal processo di razionalizzazione». Pur trattandosi in alcuni casi di società private con azionista pubblico si cercherà di assorbire le eccedenze nella pa. Ecco perché il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano (Pd) è tornato a suggerire il superamento dell'«irragionevole e burocratico blocco indiscriminato del turnover», invitando a recuperare con il maxiconcorso «i precarii della pa, i vincitori e gli idonei di concorso». Insomma, liberi tutti.
    La maxi-infornata di statali spacca politica e imprese - IlGiornale.it

    L'infornata da 500mila statali Un insulto a chi paga le tasse
    Il sottosegretario Rughetti annuncia nuovi concorsi per sostituire chi si pensionerà nei prossimi 4 anni
    Carlo Lottieri
    Dopo che nei giorni scorsi il debito pubblico ha raggiunto un nuovo record (2.299,968 miliardi di euro a luglio, secondo le rilevazioni della Banca d'Italia), lascia davvero più che perplessi l'intenzione del governo di realizzare una mega-programmazione al fine di assumere, in soli quattro anni, quasi 500 mila nuovi dipendenti pubblici.
    Quanto è stato affermato dal sottosegretario alla Pubblica amministrazione, Angelo Rughetti, dovrebbe allora spingere gli italiani a protestare con forza. Un Paese che sta giorno dopo giorno declinando per colpa di uno statalismo che assorbe una quantità crescente di risorse non può, sulla base di calcoli elettorali o di altro tipo, accettare senza reagire che, per giunta in tempi tanto ristretti, un esercito così massiccio di funzionari si aggiunga a quelli già esistenti.
    Quanto Rughetti ha affermato muove dalla considerazione che un numero rilevante di dipendenti statali andrà presto in pensione, ma bisognerebbe saper cogliere questa occasione per immaginare un vero ridimensionamento della funzione pubblica. Assumere in quattro anni mezzo milione di persone vorrebbe dire portare nello Stato moltissimi soggetti ben poco qualificati. Oltre a ciò c'è l'esigenza fondamentale di ridefinire il rapporto tra lavoratori del privato e del pubblico. E poiché non è politicamente facile lasciare a casa quanti oggi hanno un posto fisso, bisognerebbe almeno sfruttare i pensionamenti per ridurre in maniera massiccia la grande massa dei lavoratori statali.
    Quanti lavorano in imprese private, come proprietari o dipendenti, sono all'origine della ricchezza che finanzia le guardie forestali, gli uffici del catasto, le prefetture e via dicendo. È quindi interesse dei lavoratori del privato che i super-concorsi per reclutare più di centomila persone all'anno non partano.
    Se non si inizia a mostrare un minimo di rispetto per quanti pagano le tasse e non si riduce il prelievo fiscale che essi subiscono, anche il settore pubblico sarà travolto. Ed è ovvio, quindi, che la disoccupazione non si vince in questo modo, ma invece creando le condizioni per una rinascita dell'economia.
    Per giunta, è bene ricordare che lo Stato non è solo una struttura che produce servizi per i cittadini. Qualche volta è così, anche se i costi dei servizi sono altissimi e anche se le risorse sono ottenute senza consenso. Ma oltre a ciò, in tantissimi casi quanti lavorano nella funzione pubblica sono d'ostacolo alla libera espressione della società civile e dell'economia privata.
    Si parla di continuo, anche con una certa retorica, di sburocratizzare la società, semplificare, ridurre il peso che lo Stato esercita sui cittadini. Ma come si potrà ottenere questo risultato se non si individuano i settori in cui lo Stato deve ritirarsi e se non si inizia a ridimensionare il numero dei lavoratori statali?
    Assumere 500mila statali porterebbe un colpo terribile alle imprese private: per le conseguenze di tutto ciò sulla finanza pubblica, ma anche a causa della perpetuazione di una regolazione asfissiante che, al contrario, va seriamente combattuta.
    L'infornata da 500mila statali Un insulto a chi paga le tasse - IlGiornale.it

  3. #2663
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Ogni Paese ha l’immigrazione che si merita
    lindipendenzanuova.com/ogni-paese-ha-limmigrazione-che-si-merita-2/

    di ROMANO BRACALINI – Dice un proverbio toscano: “Col tempo e con la paglia matura la sorba e la canaglia”. Ma, con tutte le distinzioni del caso, sarà possibile assimilare in una società civile ed evoluta lo spirito tribale “skipetaro”? Sarà possibile, secondo il vaticinio di chi “vuole abolire le frontiere”, integrare la confraternita del pugnale senza sconvolgere pacifiche abitudini?
    Il clima è esasperato. Ricorda la tensione in Olanda dopo l’assassinio di Theo Van Gogh. L’intera Europa è a rischio. La situazione è destinata a degenerare.
    Come sorprendersi se dopo quanto succede una parte preponderante dell’opinione pubblica chiede la cacciata in massa dei clandestini stranieri, seguiti da albanesi, rumeni, maghrebini, le tre etnie maggiormente indiziate come portatrici di disturbo e di criminalità?
    Con l’Albania abbiamo purtroppo una lunga storia in comune. L’Italia vi mise piede per farne una pedina della sua politica di penetrazione nei Balcani. Fu così che ci toccò mantenerla, allora come oggi. L’Albania, detta anche il “Paese delle aquile”, è il Paese più arretrato e inospitale d’Europa e più che un popolo, sebbene misero e feroce, è un’accozzaglia di tribù in perenne lotta tra loro, diviso tra i due maggiori gruppi linguistici, toschi e gheghi rispettivamente a Sud e a Nord del fiume Skumbin e in clan religiosi: musulmani (il 70%), il resto ortodossi e cattolici.
    Il lavoro non è tenuto in particolare onore, e nessuno aspira a tanto. Nella loro storia di popolo vassallo, ora dei turchi ora degli italiani, hanno sempre trovato il modo di sfamarsi con le briciole dei dominatori di cui diventavano servi fedeli e obbedienti. I turchi, attingendo al loro naturale istinto di violenza, arruolavano le loro truppe più feroci tra i “giannizzeri” albanesi convertiti; e furono i giannizzeri a fare il lavoro più sporco nelle province più riottose dell’Impero. Nel 1939 l’Albania venne occupata e annessa al regno d’Italia. Le truppe italiane sbarcano a Durazzo quasi senza sparare una colpo. Gli albanesi non aspettavano altro. Re Zogu d’Albania era stato pagato perché si rifugiasse in una moschea e abdicasse spontaneamente. Quello stesso anno il Tci pubblicò una guida turistica dell’Albania per invogliare il pubblico italiano a visitare il più recente acquisto. L’avventura era assicurata, non così l’incolumità fisica dei viaggiatori sprovveduti.
    Il Paese era rimasto alla condizione di arretrata e marginale provincia dell’Impero ottomano. Nell’interno scorrazzavano bande di predoni come nel Medioevo. Il regime comunista di Enver Hoxha lo governò col pugno di ferro. Non ce l’avrebbe fatta in altro modo. Poi, purtroppo, il Comunismo è caduto e il risucchio ha portato la feccia anche da noi.
    All’epoca della conquista italiana non esistevano in Albania né strade né ferrovie (nemmeno adesso sono una bellezza). Di conseguenza non si vedeva come un turista avrebbe potuto visitare tanto splendore. La guida suggeriva gli itinerari più convenienti. Era opportuno portarsi da casa la motocicletta o la bicicletta al seguito. Indispensabili una certa quantità di cloridrato di chinino contro la malaria, di aspirina, di tintura di iodio e di ammoniaca, senza dimenticare coperte da viaggio e una zanzariera. Alloggiando presso privati, giacchè qualche albergo c’era solo a Tirana, la guida raccomandava al turista di usare la massima discrezione verso le donne di casa, ”astenendosi dal guardarle e più ancora dal rivolgere loro la parola”. Il delitto d’onore era un’antica pratica tribale. Un’occhiata a una donna e ti beccavi una coltellata.
    Tutti portavano il coltello alla cintura, una coltello a lama lunga arrontondata alla turca. Un segno di distinzione e di virilità. Un bel 20 centimetri da piantare nella pancia di un italiano se ti dice “albanese di merda”. I clandestini albanesi se lo portano in Italia, perché loro non passano dalla Dogana. L’Albania è un “protettorato” italiano, nel senso che continuiamo a mantenerla. Ma siamo noi a doverci proteggere dalla violenza atavica degli albanesi.
    Nessuno è più sicuro in casa propria, certo più a Lorenteggio che in via della Spiga. La criminalità straniera, albanese e romena, in primo luogo, aumenta nell’indifferenza e nella rassegnazione. Non c’è certezza che un omicida vada in galera e ci resti; e ci si meraviglia che la protesta popolare salga. Niente giustizia da sé, d’accordo! Ma sempre che qualcuno la faccia. Alla base della nostra insicurezza c’è innanzi tutto l’incapacità politica a gestire l’immigrazione clandestina che non è rubricata come reato e che perciò tende a perdere ogni connotato di violazione di una norma. Viene consentito all’immigrato, in virtù della sua condizione di povero e di sfortunato, ciò che non verrebbe mai permesso a un cittadino italiano, che di fatto scade nella scala dei diritti e dei doveri uguali per tutti. Anche la legge distingue e interpreta con criteri di generosa larghezza.
    Ma forse, ogni paese ha l’immigrazione che si merita.

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    Direttore Responsabile. Stefania Piazzo - Credits

    Ogni Paese ha l'immigrazione che si merita | L'Indipendenza Nuova
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #2664
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Laura Boldrini entra in un caffè...
    Ho voluto acquistare questo libretto allegato a “Il Giornale” (D. Ferrara, Tutte le boldrinate dalla A alla Z) come memorabilia degli anni che stiamo passando (uso il pluralis maiestatis perché spero che lo sconforto sia condiviso). Nonostante si tratti di una semplice antologia delle sparate più spettacolari dell’attuale Presidente/a/ssa della Camera, corredata da un commento didascalico per l’elettore medio di destra, è comunque un documento degno di essere conservato, per non dimenticare cosa ha significato essere rappresentati da persone come la Boldrini.
    Perché, pur riconoscendo che la Presidenta sia giunta alla ribalta mediatica in circostanze avverse anche per il politico più capace (e lei, obiettivamente, non lo è), l’infelicità delle sue dichiarazioni, unita a un vittimismo che mal si concilia col clima “anti-casta” (peraltro fomentato dalla stessa stampa che ora le tiene bordone), ha suscitato una particolare antipatia nei suoi confronti. Sarà forse colpa dell’atavico maschilismo o della congenita ignoranza degli italiani, ma sta di fatto che, tanto per fare un esempio, la sua collega Roberta Pinotti, seppur alla prese con un ruolo ben più compromettente per una donna (Ministro alla difesa senza nemmeno aver fatto il militare…), non è praticamente mai stata contestata.
    Ma chi è veramente Laura Boldrini?, chiederebbe retoricamente un giornalista d’inchiesta. Beh, difficile rispondere: il suo curriculum “mondialista” la fa assomigliare a uno di quegli inquietanti personaggi femminili che fanno capolino nei centoni complottisti stile Massoneria e sette segrete, un’entità a metà strada tra Annie Besant, Barbara Marx Hubbard e… Jodie Foster. Personalmente, come ripetuto tante volte, mi ricorda la tipica comparsa di un vigilante film, la politicante liberal che nell’economia della trama serve solo a far saltare i nervi al “giustiziere della notte” di turno.
    La Boldrini ne ha dette e fatte talmente tante che ormai non rimane più molto spazio per una discussione serena sul suo ruolo. Resteranno probabilmente solo degli elenchi sterminati delle sue gesta, da quando ha affermato che ridurre la donna a madre e sposa è fascista (fonte), a quando ha proposto di “sbianchettare” l’obelisco al Foro Italico (fonte); da quando ha paragonato gli immigrati ai partigiani (fonte), a quando ha stilato un vademecum del “linguisticamente corretto” per le redazioni dei quotidiani (fonte); da quando ha denunciato il maschilismo delle pubblicità (fonte) a quando è andata in ciabatte dal Papa (fonte); e, dulcis in fundo, da quando ha definito gli immigrati “avanguardia di uno stile di vita che presto sarà molto diffuso per tutti noi” (fonte), verso l’infinito e oltre.
    Nihil novi sub sole, per chi la conosce. Tuttavia da questo “florilegio boldriniano” saltano fuori perle misconosciute, come le parole con cui, dalla sala Regina di Montecitorio, la Presidenta ammonì gli albergatori riuniti per un convegno sul turismo: «Non possiamo, senza una insopportabile contraddizione, offrire servizi di lusso ai turisti affluenti e poi trattare in modo, a volte inaccettabile i migranti che giungono in Italia dalle parti meno fortunate del mondo, spesso in condizioni disperate» (fonte).
    Ammetto di aver percepito un brivido lungo la schiena nel momento in cui ho sentito ripetere lo stesso concetto a Bergoglio nell’ultima “aeroconferenza” di ritorno dal viaggio colombiano: «Oggi, a Cartagena, io ho incominciato da una parte, chiamiamola, povera, di Cartagena. Povera. L’altra parte, la parte turistica, lusso e lusso senza misure morali, diciamo. Ma quelli che vanno di là, non si accorgono di questo? O gli analisti sociopolitici, non si accorgono?» (fonte).
    Aiuto! L’allieva ha superato il maestro? Il Papa copia la Papessa? In effetti la Boldrini era finita prima di lui sulla copertina di “Famiglia Cristiana” (come Italiana dell’anno nel 2009!), dunque la cosa non dovrebbe stupire più di tanto (suscitare una tristezza abissale sì, ma stupire no).
    Che altro aggiungere? L’unica critica che posso muovere al pamphlet è che giunge a legislatura non ancora conclusa, come a implicare che la crestomazia boldriniana non potrà arricchirsi di ulteriori esemplari. Questo è del resto anche il punto di forza del libretto, come abbiamo osservato all’inizio: un samizdat dei nostri anni bui, che ci fa sperare un giorno di poterne finalmente ridere senza il timore di essere denunciati o censurati.
    https://materialismosacro.blogspot.i...&by-date=false



    TRENTA RIGHE FUORI MODA
    Alessandro Gnocchi
    Il “genio femminile”
    In un giornale, “trenta righe”, sono come un sigaro toscano e una medaglia di cavaliere: non si negano a nessuno. Sono perfette per i primi balbettii di un praticante, per i funambolismi del vecchio cronista, per l’elzeviro del professore un po’ dandy e per l’editoriale del direttore. Dunque bastano anche a noi per dare un taglio veloce ed esaustivo a questa rubrica che commenta quanto accade dentro e fuori la Chiesa. Ma per favore, anche se la forma non è più quella della risposta alle vostre lettere, continuate a scrivere. Gli spunti migliori vengono sempre da voi.
    Confesso che questa faccenda del “genio femminile” mi è sempre stata sullo stomaco fin da quando la inventò e la propagò per l’Orbe cattolico Giovanni Paolo II. Con buona pace del docile ossequio al magistero espletato fin nella sua sfumatura ordinaria più tenue. Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa.
    Mi è sempre stata sullo stomaco perché era uno degli innumerevoli cedimenti all’agenda mondana presentati come virile intento di “raccogliere la sfida”. Concetto anche questo che non mi è mai andato né su ne giù.
    Ma, soprattutto, era evidente dove si sarebbe andati a finire a colpi di “genio femminile” applicato al dialogo con la laicità: a mettere sul pulpito la “genialità” di “femmine” come Laura Boldrini ed Emma Bonino.
    Emma, così cara al vescovo di Roma, è ormai la star della compagnia di giro che va per navate e sacrestie sotto il nome di “Ero straniero”. A luglio, in una chiesa, per far posto a lei, hanno proibito l’ingresso ai cattolici che non riescono dimenticare i diecimila aborti di cui è direttamente responsabile, oltre alle svariate decine di migliaia su cui si allunga la sua ombra sinistra.
    Laura è invece una new entry che ha fatto il suo debutto nella chiesa di Terrasini, in provincia di Palermo, in occasione della Festa di “Avvenire”, il quotidiano dei vescovi italiani. Le facevano da spalla, Tarquinio&Pennisi, rispettivamente direttore di “Avvenire” e arcivescovo di Monreale.
    Il concetto più memorabile espresso dalla signora Boldrini, statuaria mentre dava le spalle al Tabernacolo, è il seguente: “Invertire la rotta dell’Europa è l’unica possibilità che abbiamo per i nostri figli e i nostri nipoti. Lo dobbiamo fare mettendo al centro le persone, il lavoro e le istanze vere della vita reale”.
    Questo sarebbe il “genio femminile” frutto di decenni di benedicente dialogo. Urge ermeneutica della continuità.
    https://www.riscossacristiana.it/tre...andro-gnocchi/

    Guerra nella maggioranza sulla caccia al contante
    La sanatoria sul nero per Bersani "è riciclaggio". E il governo vuol disincentivare i pagamenti cash
    Antonio Signorini
    Tante proteste, nessuna smentita. Annunciate (forse involontariamente) dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Maria Elena Boschi sotto l'etichetta di «aggressione al contante» detenuto dagli italiani, le misure che troveranno spazio nella legge di Bilancio potrebbero andare oltre la sanatoria sui liquidi.
    Potrebbero ad esempio spuntare incentivi all'utilizzo della moneta elettronica o, più probabilmente, disincentivi per scoraggiare le compravendite in banconote e monete. Già da due anni è in vigore il limite per l'uso del contante a 3.000 euro. Soglia decisa dall'ultima legge di Bilancio firmata dal governo Renzi. Per un breve periodo era stata fissata a 1.000 euro. L'uscita della Boschi potrebbe suonare come la volontà di ritornare alla vecchia soglia.
    Per ora nei cassetti resta la voluntary disclosure sul contante detenuto dagli italiani. Nel mirino i 200 miliardi che si stima siano detenuti dagli italiani nelle cassette di sicurezza oppure in storage box che non fanno parte del circuito delle banche.
    Resta anche in campo l'ipotesi di inserire l'obbligo di acquistare con parte dei soldi emersi dei titoli di Stato. L'obiettivo è piazzare Bot e Btp e quindi e tamponare (in minima parte visti i volumi) l'effetto della fine del Quantitative easing della Bce. Poi, soprattutto, fare cassa e tappare i tanti buchi della legge di Bilancio che stanno emergendo. «Sulla legge di prossima presentazione, peggio di come ha iniziato il Governo non poteva fare», ha commentato il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta, che definisce la sanatoria con obbligo di acquisito dei Bot come una nuova edizione del «risparmio forzoso».
    Guerra nella maggioranza sulla caccia al contante - IlGiornale.it

    Addio alla pensione di reversibilità: il Governo fa cassa sulle vedove
    L'allarme del segretario generale dello Spi-Cgil, Ivan Pedretti, sul nuovo disegno di legge delega
    anziana donna vedova con bastone
    di Marina Crisafi - Il Governo vuole far cassa sulla pelle delle vedove, andando a toccare anche la pensione di reversibilità. È questo l'allarme lanciato dal segretario generale dello Spi-Cgil, Ivan Pedretti che, sulle colonne dell'Huffington Post, denuncia l'arrivo di un disegno di legge delega del Governo alla commissione lavoro della Camera, contenente un punto molto controverso che andrebbe ad incidere appunto sul diritto alla pensione di reversibilità.
    Spiegato con parole semplici, secondo il ddl le reversibilità saranno considerate prestazioni assistenziali e non più previdenziali.
    Ciò significa letteralmente che l'accesso alla pensione di reversibilità sarà legato all'Isee e quindi al reddito familiare, andando a ridurre inevitabilmente il numero delle persone che continueranno a veder garantito questo diritto.
    Com'è noto, infatti, l'asticella dell'Isee è molto bassa (fissata spesso a redditi da fame) e per superarla, facendo saltare tutti i benefici, basta poco.
    Per fare un esempio, è sufficiente che una donna anziana viva ancora con suo figlio che percepisce anche un piccolo reddito da lavoro per far saltare il diritto o che la stessa donna decida di condividere la casa con un'amica (magari vedova titolare di pensione) per rendere meno grama la vecchiaia per perdere la reversibilità. A contribuire all'Isee è anche la casa: la vedova che vive nella dimora coniugale rimarrebbe così con la casa ma senza alcun reddito.
    Ad essere colpite, com'è evidente, saranno soprattutto le donne, principali beneficiarie della prestazione in quanto aventi un'età media più alta rispetto agli uomini. Donne che sarebbero – afferma Pedretti "doppiamente colpite" perché oggi hanno una pensione media inferiore a quella degli uomini e che "in futuro rischiano di impoverirsi ulteriormente".
    Sinora per loro la reversibilità costituiva una piccola certezza su cui contare. Sinora appunto. Perché se dovesse passare così com'è il ddl andrebbe a demolire un diritto individuale che diventerebbe inaccessibile per centinaia di migliaia di soggetti.
    "Questo non è solo profondamente ingiusto – prosegue Pedretti - ma è anche tecnicamente improprio e rischia di aprire un contenzioso anche a livello giuridico. La pensione di reversibilità infatti è una prestazione previdenziale a tutti gli effetti, legata a dei contributi effettivamente versati. Che in molti casi quindi sparirebbero nel nulla, o meglio, resterebbero nelle casse dello Stato".
    In parole povere, una sorta di "rapina legalizzata" ai danni degli italiani che si augura possa essere oggetto di ripensamento nella discussione che si aprirà a breve in commissione lavoro.
    Addio alla pensione di reversibilit?: il Governo fa cassa sulle vedove

  5. #2665
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta


  6. #2666
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio
    Laura Boldrini entra in un caffè...
    Ho voluto acquistare questo libretto allegato a “Il Giornale” (D. Ferrara, Tutte le boldrinate dalla A alla Z) come memorabilia degli anni che stiamo passando (uso il pluralis maiestatis perché spero che lo sconforto sia condiviso). Nonostante si tratti di una semplice antologia delle sparate più spettacolari dell’attuale Presidente/a/ssa della Camera, corredata da un commento didascalico per l’elettore medio di destra, è comunque un documento degno di essere conservato, per non dimenticare cosa ha significato essere rappresentati da persone come la Boldrini.
    Perché, pur riconoscendo che la Presidenta sia giunta alla ribalta mediatica in circostanze avverse anche per il politico più capace (e lei, obiettivamente, non lo è), l’infelicità delle sue dichiarazioni, unita a un vittimismo che mal si concilia col clima “anti-casta” (peraltro fomentato dalla stessa stampa che ora le tiene bordone), ha suscitato una particolare antipatia nei suoi confronti. Sarà forse colpa dell’atavico maschilismo o della congenita ignoranza degli italiani, ma sta di fatto che, tanto per fare un esempio, la sua collega Roberta Pinotti, seppur alla prese con un ruolo ben più compromettente per una donna (Ministro alla difesa senza nemmeno aver fatto il militare…), non è praticamente mai stata contestata.
    Ma chi è veramente Laura Boldrini?, chiederebbe retoricamente un giornalista d’inchiesta. Beh, difficile rispondere: il suo curriculum “mondialista” la fa assomigliare a uno di quegli inquietanti personaggi femminili che fanno capolino nei centoni complottisti stile Massoneria e sette segrete, un’entità a metà strada tra Annie Besant, Barbara Marx Hubbard e… Jodie Foster. Personalmente, come ripetuto tante volte, mi ricorda la tipica comparsa di un vigilante film, la politicante liberal che nell’economia della trama serve solo a far saltare i nervi al “giustiziere della notte” di turno.
    La Boldrini ne ha dette e fatte talmente tante che ormai non rimane più molto spazio per una discussione serena sul suo ruolo. Resteranno probabilmente solo degli elenchi sterminati delle sue gesta, da quando ha affermato che ridurre la donna a madre e sposa è fascista (fonte), a quando ha proposto di “sbianchettare” l’obelisco al Foro Italico (fonte); da quando ha paragonato gli immigrati ai partigiani (fonte), a quando ha stilato un vademecum del “linguisticamente corretto” per le redazioni dei quotidiani (fonte); da quando ha denunciato il maschilismo delle pubblicità (fonte) a quando è andata in ciabatte dal Papa (fonte); e, dulcis in fundo, da quando ha definito gli immigrati “avanguardia di uno stile di vita che presto sarà molto diffuso per tutti noi” (fonte), verso l’infinito e oltre.
    Nihil novi sub sole, per chi la conosce. Tuttavia da questo “florilegio boldriniano” saltano fuori perle misconosciute, come le parole con cui, dalla sala Regina di Montecitorio, la Presidenta ammonì gli albergatori riuniti per un convegno sul turismo: «Non possiamo, senza una insopportabile contraddizione, offrire servizi di lusso ai turisti affluenti e poi trattare in modo, a volte inaccettabile i migranti che giungono in Italia dalle parti meno fortunate del mondo, spesso in condizioni disperate» (fonte).
    Ammetto di aver percepito un brivido lungo la schiena nel momento in cui ho sentito ripetere lo stesso concetto a Bergoglio nell’ultima “aeroconferenza” di ritorno dal viaggio colombiano: «Oggi, a Cartagena, io ho incominciato da una parte, chiamiamola, povera, di Cartagena. Povera. L’altra parte, la parte turistica, lusso e lusso senza misure morali, diciamo. Ma quelli che vanno di là, non si accorgono di questo? O gli analisti sociopolitici, non si accorgono?» (fonte).
    Aiuto! L’allieva ha superato il maestro? Il Papa copia la Papessa? In effetti la Boldrini era finita prima di lui sulla copertina di “Famiglia Cristiana” (come Italiana dell’anno nel 2009!), dunque la cosa non dovrebbe stupire più di tanto (suscitare una tristezza abissale sì, ma stupire no).
    Che altro aggiungere? L’unica critica che posso muovere al pamphlet è che giunge a legislatura non ancora conclusa, come a implicare che la crestomazia boldriniana non potrà arricchirsi di ulteriori esemplari. Questo è del resto anche il punto di forza del libretto, come abbiamo osservato all’inizio: un samizdat dei nostri anni bui, che ci fa sperare un giorno di poterne finalmente ridere senza il timore di essere denunciati o censurati.
    https://materialismosacro.blogspot.i...&by-date=false



    TRENTA RIGHE FUORI MODA
    Alessandro Gnocchi
    Il “genio femminile”
    In un giornale, “trenta righe”, sono come un sigaro toscano e una medaglia di cavaliere: non si negano a nessuno. Sono perfette per i primi balbettii di un praticante, per i funambolismi del vecchio cronista, per l’elzeviro del professore un po’ dandy e per l’editoriale del direttore. Dunque bastano anche a noi per dare un taglio veloce ed esaustivo a questa rubrica che commenta quanto accade dentro e fuori la Chiesa. Ma per favore, anche se la forma non è più quella della risposta alle vostre lettere, continuate a scrivere. Gli spunti migliori vengono sempre da voi.
    Confesso che questa faccenda del “genio femminile” mi è sempre stata sullo stomaco fin da quando la inventò e la propagò per l’Orbe cattolico Giovanni Paolo II. Con buona pace del docile ossequio al magistero espletato fin nella sua sfumatura ordinaria più tenue. Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa.
    Mi è sempre stata sullo stomaco perché era uno degli innumerevoli cedimenti all’agenda mondana presentati come virile intento di “raccogliere la sfida”. Concetto anche questo che non mi è mai andato né su ne giù.
    Ma, soprattutto, era evidente dove si sarebbe andati a finire a colpi di “genio femminile” applicato al dialogo con la laicità: a mettere sul pulpito la “genialità” di “femmine” come Laura Boldrini ed Emma Bonino.
    Emma, così cara al vescovo di Roma, è ormai la star della compagnia di giro che va per navate e sacrestie sotto il nome di “Ero straniero”. A luglio, in una chiesa, per far posto a lei, hanno proibito l’ingresso ai cattolici che non riescono dimenticare i diecimila aborti di cui è direttamente responsabile, oltre alle svariate decine di migliaia su cui si allunga la sua ombra sinistra.
    Laura è invece una new entry che ha fatto il suo debutto nella chiesa di Terrasini, in provincia di Palermo, in occasione della Festa di “Avvenire”, il quotidiano dei vescovi italiani. Le facevano da spalla, Tarquinio&Pennisi, rispettivamente direttore di “Avvenire” e arcivescovo di Monreale.
    Il concetto più memorabile espresso dalla signora Boldrini, statuaria mentre dava le spalle al Tabernacolo, è il seguente: “Invertire la rotta dell’Europa è l’unica possibilità che abbiamo per i nostri figli e i nostri nipoti. Lo dobbiamo fare mettendo al centro le persone, il lavoro e le istanze vere della vita reale”.
    Questo sarebbe il “genio femminile” frutto di decenni di benedicente dialogo. Urge ermeneutica della continuità.
    https://www.riscossacristiana.it/tre...andro-gnocchi/

    Guerra nella maggioranza sulla caccia al contante
    La sanatoria sul nero per Bersani "è riciclaggio". E il governo vuol disincentivare i pagamenti cash
    Antonio Signorini
    Tante proteste, nessuna smentita. Annunciate (forse involontariamente) dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Maria Elena Boschi sotto l'etichetta di «aggressione al contante» detenuto dagli italiani, le misure che troveranno spazio nella legge di Bilancio potrebbero andare oltre la sanatoria sui liquidi.
    Potrebbero ad esempio spuntare incentivi all'utilizzo della moneta elettronica o, più probabilmente, disincentivi per scoraggiare le compravendite in banconote e monete. Già da due anni è in vigore il limite per l'uso del contante a 3.000 euro. Soglia decisa dall'ultima legge di Bilancio firmata dal governo Renzi. Per un breve periodo era stata fissata a 1.000 euro. L'uscita della Boschi potrebbe suonare come la volontà di ritornare alla vecchia soglia.
    Per ora nei cassetti resta la voluntary disclosure sul contante detenuto dagli italiani. Nel mirino i 200 miliardi che si stima siano detenuti dagli italiani nelle cassette di sicurezza oppure in storage box che non fanno parte del circuito delle banche.
    Resta anche in campo l'ipotesi di inserire l'obbligo di acquistare con parte dei soldi emersi dei titoli di Stato. L'obiettivo è piazzare Bot e Btp e quindi e tamponare (in minima parte visti i volumi) l'effetto della fine del Quantitative easing della Bce. Poi, soprattutto, fare cassa e tappare i tanti buchi della legge di Bilancio che stanno emergendo. «Sulla legge di prossima presentazione, peggio di come ha iniziato il Governo non poteva fare», ha commentato il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta, che definisce la sanatoria con obbligo di acquisito dei Bot come una nuova edizione del «risparmio forzoso».
    Guerra nella maggioranza sulla caccia al contante - IlGiornale.it

    Addio alla pensione di reversibilità: il Governo fa cassa sulle vedove
    L'allarme del segretario generale dello Spi-Cgil, Ivan Pedretti, sul nuovo disegno di legge delega
    anziana donna vedova con bastone
    di Marina Crisafi - Il Governo vuole far cassa sulla pelle delle vedove, andando a toccare anche la pensione di reversibilità. È questo l'allarme lanciato dal segretario generale dello Spi-Cgil, Ivan Pedretti che, sulle colonne dell'Huffington Post, denuncia l'arrivo di un disegno di legge delega del Governo alla commissione lavoro della Camera, contenente un punto molto controverso che andrebbe ad incidere appunto sul diritto alla pensione di reversibilità.
    Spiegato con parole semplici, secondo il ddl le reversibilità saranno considerate prestazioni assistenziali e non più previdenziali.
    Ciò significa letteralmente che l'accesso alla pensione di reversibilità sarà legato all'Isee e quindi al reddito familiare, andando a ridurre inevitabilmente il numero delle persone che continueranno a veder garantito questo diritto.
    Com'è noto, infatti, l'asticella dell'Isee è molto bassa (fissata spesso a redditi da fame) e per superarla, facendo saltare tutti i benefici, basta poco.
    Per fare un esempio, è sufficiente che una donna anziana viva ancora con suo figlio che percepisce anche un piccolo reddito da lavoro per far saltare il diritto o che la stessa donna decida di condividere la casa con un'amica (magari vedova titolare di pensione) per rendere meno grama la vecchiaia per perdere la reversibilità. A contribuire all'Isee è anche la casa: la vedova che vive nella dimora coniugale rimarrebbe così con la casa ma senza alcun reddito.
    Ad essere colpite, com'è evidente, saranno soprattutto le donne, principali beneficiarie della prestazione in quanto aventi un'età media più alta rispetto agli uomini. Donne che sarebbero – afferma Pedretti "doppiamente colpite" perché oggi hanno una pensione media inferiore a quella degli uomini e che "in futuro rischiano di impoverirsi ulteriormente".
    Sinora per loro la reversibilità costituiva una piccola certezza su cui contare. Sinora appunto. Perché se dovesse passare così com'è il ddl andrebbe a demolire un diritto individuale che diventerebbe inaccessibile per centinaia di migliaia di soggetti.
    "Questo non è solo profondamente ingiusto – prosegue Pedretti - ma è anche tecnicamente improprio e rischia di aprire un contenzioso anche a livello giuridico. La pensione di reversibilità infatti è una prestazione previdenziale a tutti gli effetti, legata a dei contributi effettivamente versati. Che in molti casi quindi sparirebbero nel nulla, o meglio, resterebbero nelle casse dello Stato".
    In parole povere, una sorta di "rapina legalizzata" ai danni degli italiani che si augura possa essere oggetto di ripensamento nella discussione che si aprirà a breve in commissione lavoro.
    Addio alla pensione di reversibilit?: il Governo fa cassa sulle vedove

    Non c'è pericolo che il libro venga ritirato?

  7. #2667
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    Non c'è pericolo che il libro venga ritirato?
    Penso che non ne abbiano bisogno . La donna è destinata all'oblio ed ormai lei ha sdoganato uno stile , presto sarà sostituita da altre , femmino sinistre senza ritegno .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  8. #2668
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #2669
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    GOVERNO LADRO
    Date a Cesare tutti i vostri contanti
    “Dobbiamo porci il problema di come aggredire il contante che è presente nelle case degli italiani”. La frase ormai è celebre e i lettori la riconosceranno. Non l’ha pronunciata un bandito, ma la nostra vicepremier, Maria Elena Boschi. E lo ha detto in un evento dal titolo eloquente: “A Cesare quel che è di Cesare”.
    “È quindi diventato un reato detenere del contante, lecitamente guadagnato e già abbondantemente scremato dall'esosità del fisco! – commenta Maurizio Milano, esperto di finanza - Per non parlare del termine utilizzato, "aggredire", indegno di un politico che consideri il proprio ruolo come quello di servitore del bene comune”.
    La Boschi ha anche vantato, nella stessa occasione, il recupero di 23 miliardi di euro di evasione, con la sottolineatura “in Italia c’è la percezione di un’eccessiva pressione fiscale”. “Ammesso e non concesso che la cifra riportata sia realistica – dice Milano - secondo il Boschi-pensiero in Italia la colpa è sempre dei cattivi evasori: non è vero che il nostro sia tra i Paesi più tassati al mondo e non vi è assolutamente una pressione fiscale esorbitante che schiaccia famiglie ed imprese. Macché, è solo una "percezione" falsa, senza basi reali. E dire che la scorsa estate i media ci hanno vessato con l'idea della temperatura "percepita" bel più alta di quanto indicava la colonnina di mercurio. Reale o percepito? Insomma, «così è, se vi pare».
    Peccato però che i dati ufficiali stimino il total tax rate gravante sulle imprese italiane a ridosso del 65%, contro il già elevato 49% della Germania ed il più ragionevole 29% della Svizzera: è ragionevole affermare che le imprese italiane si lamentano a torto, per una "percezione" distorta della realtà?”. Inoltre: “A fronte di una persecuzione fiscale da fare invidia allo sceriffo di Nottingham, il "quantum" del recupero dell'"evasione" fiscale andrebbe poi analizzato accuratamente, distinguendo tra ciò che corrisponde ad effettive evasioni ed elusioni, giustamente da sanzionare, e quanto invece alla pressione su dirigenti e funzionari dell'Agenzia delle Entrate a centrare i loro "obiettivi monetari" di recupero dell'"evasione", con ogni mezzo. Un po' come quelle amministrazioni comunali che si trovano a fine anno sotto budget sulle contravvenzioni stradali ed iniziano a mettere autovelox ovunque: viene davvero raggiunto l'obiettivo "sicurezza stradale", nel secondo caso, e l'obiettivo "equità fiscale", nel primo? È lecito dubitarne, l'importante è fare cassa”.
    E qui si arriva al punto veramente dolente. Cioè ai contanti da “aggredire”. Il denaro a cui si riferiva Maria Elena Boschi ammonta a 180-230 miliardi di euro (a seconda delle stime) in contanti nelle cassette di sicurezza, secondo le stime di Banca d’Italia e organi investigativi. Due “voluntary disclosure” (emersione volontaria), una nel 2015 e l’altra nel 2017 ancora in corso non hanno avuto il successo sperato. Anche perché non era conveniente: facendo “emergere” il contante, rendendolo tracciabile, le tasse sarebbero state ricalcolate negli ultimi cinque anni, con un forte aggravio per il contribuente. Cosa stanno per fare, allora? Dal 2015 è in vigore il reato dell’auto-riciclaggio, che può costare fino a 9 anni di reclusione. Per chi ha molti contanti l’alternativa è secca: o non usa quel denaro, oppure rischia un’incriminazione per auto-riciclaggio.
    Oltre al bastone c’è anche la carota. Il governo si adopererà per rendere più facile il pagamento con moneta elettronica. Ma anche in questo caso, quella che è una carota per il consumatore, è un’altra bastonata per i venditori e i professionisti che prestano servizi al pubblico: arrivano adesso, infatti, le sanzioni per chi non è dotato di Pos per i pagamenti con bancomat e carte di credito e debito.
    La battaglia contro i contanti non è affatto nuova. E’ in corso in tutto l’ultimo decennio, con una campagna mediatica martellante rilanciata da dichiarazioni politiche a tema. Il governo Monti, nel 2012, aveva fissato il limite del pagamento in contanti a 999,99 euro, dunque dai 1000 euro in su, come tutti noi ricordiamo ancora, dovevamo necessariamente pagare con moneta elettronica. Dal gennaio 2014, le banconote da 200 e 500 euro sono considerate “a rischio” di attività di riciclaggio e stanno sparendo dal mercato. Entro il 2018, la banconota da 500 euro sarà ritirata. Renzi ha alzato la soglia del pagamento in contanti a 2999,99 euro, rilassando leggermente il vincolo. Tuttavia il suo stesso governo ha introdotto l’obbligo dei Pos (su cui, appunto, adesso scattano le sanzioni), la fattura elettronica per tutti i fornitori della Pubblica Amministrazione, lo scontrino elettronico, che è già obbligatorio per la grande distribuzione, che comunica direttamente al Fisco tutto ciò che si incassa.
    Ma i controlli non si limitano a questi, perché se è vero che c’è un tetto sui pagamenti in contanti, coerentemente c’è anche sul denaro che versiamo in banca e su quello che preleviamo. Sia chi preleva che chi versa deve anche dimostrare, documentazione alla mano, con date e circostanze certe, come ha speso i soldi che ha prelevato, o dove ha recuperato quelli che sta versando. Altrimenti deve pagare tasse aggiuntive sui contanti, che a quel punto vengono considerati automaticamente come reddito.
    A queste norme, sfornate una dietro l’altra a ritmo crescente, si accompagna una campagna stampa martellante. Contante è uguale a criminalità: “Ricordo che solo tre categorie umane non possono fare a meno del contante: lo spacciatore, il delinquente e l’evasore” diceva la giornalista Milena Gabanelli nella sua trasmissione Report, nel 2012, quando lanciò una vera e propria crociata contro il contante. Ma la criminalità ha bisogno dei contanti, necessariamente? No, come spiega, con dovizia di dettagli, il giornalista ed editore Leonardo Facco in Elogio del contante, la più accorata difesa del più classico metodo di pagamento. No, perché un bravo hacker è, già da ora, perfettamente in grado di mascherare origine e destinazione di ogni pagamento elettronico.
    Possibile che tanta enfasi sulla criminalità non celi altri intenti? A pensar male… si può pensare che la tracciabilità serva soprattutto al prelievo dai conti privati di tutto il necessario da parte dello Stato, senza possibilità di difesa. E' un ulteriore modo di penetrare nelle mura domestiche della famiglia, entro cui è difficile che un padre o una madre o un fratello paghino con bonifici, mentre è molto più facile che si prestino o regalino soldi in contanti. E’ insomma, un’ennesima imposizione di un potere verticale sulla società. “Date a Cesare quel che è di Cesare” – conclude Milano - è fondativo della legittima autonomia delle realtà temporali ma rischia di venire assolutizzato se non è letto insieme al resto della frase "e date a Dio quel che è di Dio". Non compete davvero allo Stato decidere se i cittadini possono o meno detenere contante, che rimane un legittimo presidio di libertà. Uno degli ultimi”.
    Date a Cesare tutti i vostri contanti - La Nuova Bussola Quotidiana

    Trump taglia le tasse sulle imprese al 20%. Ecco quanto si paga negli altri Paesi
    Il presidente Usa ha svelato i primi dettagli del suo piano fiscale. L'obiettivo è ridurre sensibilmente le imposte sul reddito delle imprese. Ma resta lo scoglio del Congresso
    Una sforbiciata senza precedente alle tasse sulle imprese, e un dimezzamento delle aliquote per le persone fisiche. Sono questi i primi dettagli forniti da Donald Trump dell'annunciato piano di riforma fiscale che il presidente Usa spera di varare quanto prima, Congresso permettendo. Il cuore è il taglio netto al 20% della corporate tax, l'imposta sul reddito delle imprese, che oggi si aggira intono al 35%. Un intervento che porterebbe Washington molto più in alto nella classifica dei Paesi con un fisco vantaggioso per le imprese. Ancora lontano dall'Irlanda, paradiso europeo delle tasse non a caso già finito sotto la lente di ingrandimento dell'Antitrust Ue, e della Bretagna, il cui corporate tax rate è del 19%.
    Se si guarda invece al tax rate complessivo, incluse altre imposte e contributi, la Cina svetta tra le maggiori economie mondiali con il 68%. In Europa Francia e Italia guidano la classifica con il 62,2% e il 62%.
    Trump taglia le tasse sulle imprese al 20%. Ecco quanto si paga negli altri Paesi - Repubblica.it

  10. #2670
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Dare a cesare? La ghigliottina. O, se preferite, 33 coltellate.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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