



Le Iene incalzano la Boldrini e lei fugge davanti alla telecamera
La presidente della Camera non sa spiegare perché i suoi uffici non hanno ancora risposto alle mail dell'avvocato di Federica Brocchetti, ex assistente dell'onorevole Caruso
Ivan Francese
Due mesi fa aveva promesso giustizia e impegno nella ricerca della verità per il caso degli "assistenti fantasma" alla Camera dei Deputati.
Ma nonostante siano passate otto settimane, Laura Boldrini non sa ancora rispondere alle domande delle Iene sulle fragilità dell'indagine condotta dai questori di Montecitorio e anzi si dà alla fuga davanti alle telecamere di Mediaset.
La vicenda risale alla tarda estate del 2017, quando il programma di inchiesta in onda sulle reti del Biscione scoperchia il caso di Federica Brocchetti, che sostiene di aver lavorato in nero come assistente parlamentare e senza essere pagata dall'onorevole Mario Caruso. Il caso mediatico fece discutere tutta l'Italia e la presidente della Camera si impegnò coram populo per sanare la ferita.
"Io ho chiesto ai questori di fare un'istruttoria sul caso specifico, perché devono andare fino in fondo. Faremo di tutto per tutelare queste persone", dichiarò ad ottobre.
Ma due mesi dopo, l'assistente parlamentare dice che nessuno si è mai fatto sentire. Non solo: assicura che il proprio avvocato ha scritto sia alla Camera che alla presidente Boldrini chiedendo di fornire i dati con gli accessi che attestino la sua presenza negli uffici di Caruso per ben un anno e mezzo. Ma nessuno, sostiene, ha mai risposto.
Inevitabile, dunque, che le Iene tornassero nell'ufficio della terza carica dello Stato per chiedere conto di quel silenzio. La presidente della Camera sostiene che dall'istruttoria è emerso che vi fosse un contratto di lavoro a titolo gratuito esibito da Caruso ai questori. L'ufficio di presidenza, sostiene la Boldrini, ha chiesto a Caruso di versare quanto dovuto alla Brocchetti.
La fuga della Boldrini
Le cose però cambiano quando le domande vertono sul silenzio col legale dell'assistente parlamentare. In imbarazzo, la Boldrini si dà poi alla fuga quando l'inviato delle Iene le chiede conto della mancata risposta alle comunicazioni dell'avvocato. "Non sono cose di cui mi occupo io direttamente. Non ho letto la mail indirizzato a me, perché la segreteria non mi passa... La Camera risponderà..."
La Boldrini, che non sa nemmeno spiegare perché i questori della Camera che lei stessa presiede hanno ascoltato in istruttoria solo l'onorevole sotto accusa e non la donna che avrebbe subìto il torto, imbocca quindi le scale per non rispondere più alle domande e la sua scorta si impegna anche a trattenere il cameraman alla base della scalinata. L'imbarazzo è evidente: ma un'accusa di una gravità tale come quella sostenuta dalla Brocchetti meriterebbe ben altra attenzione.
Le Iene incalzano la Boldrini e lei fugge davanti alla telecamera
Il grande fratello del Fisco: controlli pure sui cellulari
La Guardia di Finanza potrà cercare prove dell'evasione anche su sistemi di messaggistica, cellulari e tablet
Claudio Cartaldo
I controlli del fisco anche su tablet, smartphone, client di posta elettronica e applicazioni di messaggistica.
L'ultima circolare operativa della Guardia di Finanza permetterà ai Finanzieri di fare verifiche fiscali anche sulle memorie degli smartphone.
A rivelare l'ultima mossa anti-evasione del Fisco è Italia Oggi. L'obiettivo sarebbe quello di permettere di acquisire elementi, potenzialmente utili all'attività tibutaria, che il contribuente potrebbe aver nascosto in sistemi digitali complessi o in sistemi Cloud.
A realizzare le verifiche, scrive Italia Oggi, sarà "personale qualificato Cfda (Computer forensics e data analysis) che verrà impiegato per le verifiche su contribuenti che utilizzano sistemi informatici avanzati e complessi di protezione e archiviazione dei dati".
Nella pratica i possibili accertamenti dovrebbero essere di due tipi. Il primo sui dispositivi spenti (le Fiamme Gialle lavoreranno sulla copia forense del dato informatico o del documento digitale acquisito), il secondo su sistemi attivi in modo da evitare che, una volta spenti, i dispositivi possano perdere i dati (i Finanziari opereranno in contraddittorio con il soggetto sottoposto a verifica o con un suo delegato). Ma il manuale prevede anche operazioni specifiche in caso di necessità di acquisire dati dall'uso di browser o client di posta, applicazioni di messaggistica o chat, oppure qualora occorresse recuperare la cronologia delle operazioni eseguite sul sistema.
"In altre circostanze - scrive Italia Oggi - le analisi e le ricerche da effettuare sono direttamente correlate da un punto di vista tecnico e degli strumenti da utilizzare dal sistema in cui le prove possono essere celate. Da questo punto di vista si pensi ad esempio agli smartphone o ai tablet oppure ad analisi da svolgersi su sistemi cloud o virtualizzati". Infine, il manuale della Gf ricorda come sia possibile anche acquisire dati informatici "detenuti presso soggetti terzi diversi dal verificato".
Il grande fratello del Fisco: controlli pure sui cellulari
Ora traslochiamo da Trump
Trump ha varato la riforma fiscale: taglio alle tasse per le imprese con l'abbattimento delle aliquote dal 35 al 20%
Pompeo Locatelli
Trump ha varato la riforma fiscale: taglio alle tasse per le imprese con l'abbattimento delle aliquote dal 35 al 20%.
E riduzione delle imposte anche per le persone fisiche (quattro scaglioni: 12, 25, 35, 39 per cento). Allo scopo di favorire la crescita economica degli Usa. Il beneficio sarà evidente. Per l'intera collettività. Andiamo tutti negli Usa, allora. Perché qui non riusciamo proprio a imparare semplici lezioni di libertà.
Finché non si interverrà con decisione per abbattere il muro di una tassazione insostenibile, è illusorio ritenere che il sistema Italia possa ripartire. Il punto di svolta non può che venire dall'introduzione di una ragionevole flat tax. A chi obietta che lo Stato non potrebbe reggere tale riforma, dico che è vero. Se, nel frattempo, la macchina pubblica continuasse a mantenere la pratica viziosa dei conti fuori controllo.
Occorre un rinascimento amministrativo. Non più il recupero con le tasse del troppo che lo Stato spende, ma il contrario: tanto si incassa e tanto si può spendere. Così dovrebbe procedere un saggio ad. Nell'avvio della flat tax. Ovvero: aliquota unica. A quel punto l'evasore non avrebbe più alibi cui aggrapparsi. Chi sbaglia viene costretto a pagare; non per via penale (come cittadino non mi interessa, e l'iter lo paghiamo noi), ma civile: anche dieci volte quel che il furbo ha evaso. Una riforma fiscale con queste caratteristiche non può escludere interventi sul personale della Pa. Per un periodo vi saranno scompensi ma se i sindacati non si metteranno di traverso, è facile prevedere per i lavoratori «vogliosi» una nuova collocazione nel privato. Meno tasse a carico delle imprese vuol dire una ricerca di collaboratori a cui destinare salari interessanti. Come accadeva una volta.
Ora traslochiamo da Trump


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Tutto vero, caro Bracalini.I meridionali dicono che la rovina del Sud furono i Savoia. Davvero? Allora come si spiega che nel 1946, nel referendum repubblica-monarchia, i meridionali compatti, dal Roma in giù, votarono Stella e Corona? Se non c’era il Centro-Nord, dalla Toscana in su, avevamo ancora “lu re”.
Ma visto che ci sei e lo sai, scrivila tutta.
Lu re non ce l'abbiamo più grazie ai brogli elettorali.
I primi della lunghissima serie dell'idaglia una e demogradiga.
Quella che oggi ha un Presidente della Repubblica siciliano, un Presidente del Senato, seconda carica dello sctato, siciliano, un Ministro dell'Interno siciliano, un Ministro degli Esteri siciliano.
Poi si parla della mafia di Riina...
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.




Casini, lista moderati con Pd - Ultima Ora - ANSA.it
PD che gli ha affidato la Presidenza della Commissione d'inchiesta sulle Banche...
Più marcio del marcio.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Brescello allagata.
La Protezione civile non sa se attendere gli ordini di Peppone o quelli di Don Camillo.
Che in realtà sono identici.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.




Giustizia italiana, come l’Italia
13 Dic 2017 · 0 Comment
di ROMANO BRACALINI
Confesso che non mi perdo mai la requisitoria di un P.M. italiano quando ho l’occasione di sentirlo in tribunale o alla TV. Non tanto per la ferrea logica, le metafore sconclusionate e le formule astruse esibite per raggiungere il suo scopo: ma per la lingua in cui sono esposte a detrimento del pubblico costretto ad assistere al massacro della sintassi. La P.M. Ilda Boccassini, a Milano da una vita, non solo parla con forte accento napoletano, ma ha un cattivo rapporto con l’italiano. Non è la sola. Sotto questo aspetto Di Pietro ha fatto scuola. L’ho sentito rivolgersi così a un testimone: ”Vorrei chiederle una domanda”. Ma neppure Ingroia, di scuola palermitana, eraun purista alla Basilio Puoti.
La lingua è il veicolo essenziale per comunicare, quando la si conosce. Nel mondo giuridico internazionale le richieste di estradizione italiane sono famose per le motivazioni insufficienti, approssimative e poco chiare dal punto di vista linguistico. Sono i magistrati del Sud quelli meno dotati. Un sintomo evidente delle condizioni in cui si trova la scuola di laggiù. Basta leggere le motivazioni delle sentenze. La sintassi è malferma, il vocabolario limitato. E tuttavia, a fronte di questo scarso bagaglio, i magistrati italiani hanno poteri enormi che esulano dai loro compiti specifici. Ogni tentativo di riformare la giustizia italiana sul modello europeo è fallito complice la debolezza dei governi e dei partiti (o l’appoggio dato ai giudici per combattere il “nemico” di turno, ieri Craxi, oggi Berlusconi) e le resistenze della categoria che vuol mantenere intatti i propri poteri e privilegi di casta. Succede in ogni epoca che i giudici acquisiscano potere “politico”, in ragione della diminuita autorità dello Stato, ma in nessun luogo come in Italia capita che il “terzo potere” colmi il vuoto politico lasciato dai partiti con la pretesa non solo di surrogare lo Stato ma addirittura di invocare un “governo togato” che dovrebbe avere la prerogativa di emettere sentenze con forza di legge: cosa che aumenterebbe la tendenza delle Corti ad estendere il proprio raggio d’azione sul piano politico ampliando la portata del conflitto con gli altri poteri dello Stato. Ma intendiamoci: non sono i giudici che hanno invaso il campo della politica; è lo Stato che glie lo ha consentito.
Il grado di “politicizzazione” dipende dal grado di tolleranza che gli altri organi istituzionali, governo, Parlamento, sono disposti a tollerare, senza pretendere di ricondurre l’azione dei giudici nell’ambito della loro specifica competenza. I giudici non fanno le leggi. O meglio non dovrebbero farle. Ma solo in Italia la norma è contraddetta dalla prassi. Chiesero una volta a un membro della Corte Suprema americana, John Smith: ”I giudici fanno le leggi?”. ”Certo che le fanno. Io stesso ne ho fatte alcune”. I giudici fanno le leggi nel momento in cui non applicano quelle che ci sono o solo si permettono di discuterle. L’immigrazione, specie quella clandestina, ce ne offre infiniti esempi. Di recente un magistrato italiano ha detto esplicitamente: ”E’ arrivato il momento di disobbedire alle leggi”.In quale altro Stato un magistrato avrebbe osato esprimere un concetto così eversivo senza finire sotto processo o essere cacciato per indegnità? E’ stata “l’orgia legislativa” del Welfare, lo Stato sociale (il primo a inventarlo fu il fascismo), con gli innumerevoli conflitti in materia di lavoro e una matassa normativa intricata di formule astruse e macchinose, interpretata per una giunta da una lingua mediocre e lacunosa,a richiedere continue e laboriose verifiche legali e costituzionali. Non è un mistero che la magistratura italiana sia la più scalcinata d’Europa, e la più potente. Così questa magistratura, chiamata con più frequenza a fare da arbitrato, ha finito per avere un compito esclusivo di mediazione tra le parti e in buona sostanza di esautorare lo Stato e di legiferare in sua vece, emettendo sentenze in forza di legge, come in un supposto e invocato “governo dei giudici”. Si aggiunga che i giudici godono di una sorta di immunità, non pagano se sbagliano, insieme al diritto di attentare allo spirito della legge e di massacrare a piacimento la lingua.
Giustizia italiana, come l'Italia | L'Indipendenza Nuova
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.