Sinceramente, Platone, non si capisce dove tu voglia andare a parare.
Vuoi dire che la mistica non fa parte del Cristianesimo?
E se sì, perchè allora la Chiesa vede fra i suoi Santi Dottori proprio un grande mistico come Bernardo di Chiaravalle?


Sinceramente, Platone, non si capisce dove tu voglia andare a parare.
Vuoi dire che la mistica non fa parte del Cristianesimo?
E se sì, perchè allora la Chiesa vede fra i suoi Santi Dottori proprio un grande mistico come Bernardo di Chiaravalle?


Se avessi letto la discussione con attenzione avresti capito dove voglio andare a parare..nessuno nega che il cristianesimo abbia avuto la mistica, le grandi dottrine religiose hanno sempre una componente esoterica..gli Ebrei la kabbalah..gli islamici il sufismo..in oriente lo yoga, l'advaita..il politeismo greco i culti misterici di Dioniso, Cibele, l'Orfismo..quel che sostengo è che alcune peculiarità proprie del cristianesimo lo rendono costitutivamente più distante da tale dimensione..non solo l'essenza del messaggio evangelico (e già questo basterebbe a chiuderla qui) ma anche il fatto che più di ogni altra esperienza religiosa ha inteso abbracciare e assorbire le categorie interpretative elleniche, quest'ultimo aspetto poi svolge (in un senso più generale) un ruolo di primo piano nel radicalizzare la differenza tra l'Oriente e l'Occidente.
Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.


Un severiniano col nick greco tempo fa ci spiegava che "siamo già eternamente salvi" e quindi non c'è motivo di affannarsi nell'una o nell'altra forma di follia. In questo caso la differenza sarebbe più apparente che altro.
"L'Oriente non è la liberazione dalla malattia dell'isolamento e del conflitto: l'Oriente è lo stato di incubazione della malattia" (E. Severino, La tendenza fondamentale del nostro tempo).


Ho fatto l'esame con Galimberti su (anche su) quel libro.
Quanto scrivi qui sopra indurrebbe a introdurre ulteriori elementi in gioco..per Severino la differenza sostanziale tra l'Oriente e l'Occidente è la filosofia greca, che permette di accogliere l'orizzonte di senso delle discipline orientali all'interno delle categorie concettuali e dunque di sondarne il significato autentico e legittimo. In questo senso l'Oriente non può essere la salvezza ma l'incubatrice della malattia..la malattia è pensare il divenire dell'ente..pensiero che appartiene anche all'essenza del mondo orientale..anche krishna, dicendo ad Arjuna che essi sono da sempre e per sempre non nega che le loro individualità corporee siano destinate a disciogliersi..e come tali a uscire dal nulla per ritornarci..si limita a dire che l'atman sopravvive alla morte e si reincarna o si riallaccia al brahaman..un discorso che echeggia da distante la trasmigrazione delle anime in Pitagora, Platone, Plotino, il rapporto tra anima e Dio poi nel cristianesimo..in questo senso il pensiero greco si limita a formalizzare l'errore, cioè comincia a rigorizzare la coerenza dell'alienazione del pianeta..
Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.




Sì, ma anche nel caso in cui tutto fosse "predestinato" dovrebbe essere "in armonia", cioè non è che Dio decide di donarti la salvezza e poi ti lascia allo sbando, aspettando che muori - dopo aver commesso qualsiasi crimine - per mandarti in paradiso. Se Dio ha deciso in anticipo che devi essere premiato ha deciso anche che devi "essere" una persona fatta in modo tale da poter essere premiata.
Tutto sarebbe comunque ordinato alla perfezione, quindi predestinazione o meno non cambia niente.
Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.



