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Discussione: Quarta Internazionale.

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    Predefinito Quarta Internazionale.

    Apro questa discussione quale temporanea sostituta dell'eventuale forum dedicato alla Quarta Internazionale, per la creazione del quale ho già avanzato richiesta all'Amministrazione.

    Si pubblicano testi, comunicati, notizie e documenti di vario genere circa posizioni e movimenti appartenenti all'area politica marxista della Quarta Internazionale.

  2. #2
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    Predefinito Re: Quarta Internazionale.

    Lev Trotsky
    Pacifismo come servo dell'imperialismo
    (1917)


    Non ci sono mai stati tanti pacifisti al mondo quanti ve ne sono oggi, quando in tutti i paesi gli
    uomini si stanno uccidendo l'un l'altro. Ogni epoca storica ha non solo la propria tecnica e la propria
    forma politica, ma anche una forma di ipocrisia da essa peculiare. Una volta i popoli si
    distruggevano l'un l'altro nel nome dell'insegnamento cristiano di amore per l'umanità. Oggi solo
    governi arretrati si richiamano a Cristo. Le nazioni progressiste si sgozzano a vicenda in nome del
    pacifismo. Wilson trascina l'America in guerra nel nome della Società delle Nazioni e della pace
    perpetua. Kerensky e Tsereteli richiamano all'offensiva nell'interesse di una pace imminente.
    La nostra epoca manca dell'indignata satira di un Giovenale. In ogni caso, persino le più potenti
    armi satiriche corrono il rischio di risultare impotenti ed illusorie a confronto della trionfante
    infamia e della spregevole stupidità; due elementi egualmente liberati dalla guerra.
    Il pacifismo fa parte della stessa stirpe storica della democrazia. La borghesia ha fatto un grande e
    storico tentativo per ordinare tutte le relazioni umane in conformità alla ragione, per soppiantare
    cieche e mute tradizioni con le istituzioni del pensiero critico. Le gilde con le loro restrizioni della
    produzione, le istituzioni politiche con i loro privilegi, la monarchia assolutista - tutte queste cose
    erano relitti tradizionali del medio evo. La democrazia borghese esigeva uguaglianza legale per la
    libera concorrenza, e il parlamentarismo come mezzo per governare gli affari pubblici. Essa ha
    cercato di regolare anche le relazioni internazionali alla stessa maniera. Ma qui essa è venuta
    incontro alla guerra, cioè incontro ad un metodo di risolvere i problemi che è una completa
    negazione della "ragione". Così essa ha preso ad insegnare alle persone la poesia, la filosofia, l'etica
    ed i metodi commerciali, che sono molto più utili per loro per diffondere la pace perpetua. Questi
    sono gli argomenti logici per il pacifismo.
    L'ereditato fallimento del pacifismo, però, fu il male fondamentale che caratterizzò la democrazia
    borghese. Le sue critiche toccano soltanto la superficie dei fenomeni sociali, esso non ha il coraggio
    di tagliare nel profondo, nei sottostanti fatti economici. Il realismo capitalista, però, accarezza l'idea
    di una pace perpetua basata sull'armonia della ragione forse più spietatamente delle idee di libertà,
    uguaglianza e fratellanza. Il capitalismo, che ha sviluppato tecniche razionali, ha fallito nel
    regolarne razionalmente le condizioni d'uso. Esso ha costruito armi di mutuo sterminio che i
    "barbari" dei tempi medievali non si sarebbero mai sognati.
    Il rapido intensificarsi dei rapporti internazionali e l'incessante crescita del militarismo, hanno tolto
    la terra da sotto i piedi del pacifismo. Ma, allo stesso tempo, queste stesse forze stavano dando al
    pacifismo nuova vita sotto i nostri stessi occhi, una nuova vita che è differente dalla vecchia tanto
    quanto un tramonto rosso sangue è differente da una rosea alba.
    I dieci anni che hanno preceduto la guerra sono stati un periodo che è stato definito di "pace
    armata". L'intero periodo fu in realtà nient'altro che una guerra ininterrotta, una guerra intrapresa in
    terre coloniali.
    Questa guerra venne combattuta sui territori di popoli deboli ed arretrati; essa ha determinato la
    partecipazione di Africa, Polinesia ed Asia, ed ha preparato la via per la guerra attuale. Ma, in
    quanto non vi sono state guerre europee sin dal 1871, sebbene vi sia stato un numero alquanto
    considerevole di piccoli ma intensi conflitti, l'opinione comune tra i piccoli borghesi è stata quella di considerare sistematicamente la continua crescita degli eserciti come una garanzia per la pace,
    che avrebbe gradualmente portato i suoi frutti in una nuova organizzazione del diritto
    internazionale. Per quanto riguarda i governi capitalisti e le grandi imprese, essi naturalmente non
    hanno avuto niente da obiettare a questa interpretazione "pacifista" del militarismo. Nel frattempo il
    conflitto mondiale era in preparazione e la catastrofe mondiale era lì in attesa d'esplodere.
    Teoricamente e politicamente, il pacifismo ha esattamente le stesse basi della dottrina dell'armonia
    sociale tra i differenti interessi di classe.
    L'opposizione tra stati nazionali capitalisti ha esattamente le stesse basi economiche della lotta di
    classe. Se noi siamo pronti ad accettare la possibilità di una graduale attenuazione della lotta di
    classe, allora dobbiamo anche accettare la graduale attenuazione e regolazione dei conflitti
    nazionalistici.
    Guardiana dell'ideologia democratica, con tutte le sue tradizioni ed illusioni, era la piccola
    borghesia. Durante la seconda metà del diciannovesimo secolo essa si è completamente trasformata
    al suo interno, ma non è ancora scomparsa di scena. Nello stesso periodo in cui lo sviluppo delle
    tecniche capitalistiche stava permanentemente minando il ruolo della piccola borghesia, il diritto di
    voto universale ed il servizio militare obbligatorio le stavano dando, grazie alla sua forza numerica,
    le sembianze di importante fattore politico. Laddove il piccolo capitalista non era stato del tutto
    eliminato dalle grandi imprese, esso venne completamente soggiogato al sistema creditizio. Restava
    alle grandi imprese solo da soggiogare anche politicamente la piccola borghesia, raccogliendone
    tutte le sue teorie ed i suoi pregiudizi e fornendo loro valore fittizio. Questa è la spiegazione del
    fenomeno che è stato osservato negli ultimi dieci anni precedenti la guerra, quando l'imperialismo
    reazionario stava crescendo a tassi terrificanti sotto un illusorio fiorire di democrazia borghese,
    riformismo e pacifismo. Le grandi imprese hanno assoggettato la piccola borghesia ai loro fini
    imperialistici per mezzo dei suoi propri pregiudizi.
    La Francia è stata il classico esempio di questo duplice processo. La Francia è un paese di capitale
    finanziario sostenuto sulla base di una piccola borghesia numerosa e generalmente conservatrice.
    Grazie ai prestiti stranieri, alle colonie e all'alleanza con Russia e Inghilterra, lo strato superiore
    della popolazione è stato trascinato in tutti gli interessi e conflitti del capitalismo mondiale. Nel
    frattempo il piccolo borghese francese è rimasto provinciale fino al midollo. Egli ha un istintivo
    terrore geografico, e per tutta la sua vita si porta dietro il più grande orrore verso la guerra,
    principalmente poiché egli ha in genere un solo figlio, al quale vorrebbe lasciare tutti i suoi affari e
    possedimenti. Questo piccolo borghese ha mandato un radicale borghese a rappresentarlo in
    parlamento, poiché quel gentiluomo gli ha promesso di preservare la pace, attraverso la Società
    delle Nazioni da un lato, e dei cosacchi russi che taglieranno per lui la testa del Kaiser dall'altro. Il
    deputato radicale è giunto a Parigi, direttamente dal suo circolo di avvocati provinciali, non solo
    pieno del desiderio di pace, ma anche con solo una vaga nozione di dove si trovi il Golfo Persico e
    senza neppure un'idea chiara del perché e per chi la ferrovia di Baghdad sia necessaria. Questi
    deputati "pacifisti radicali" hanno scelto al loro interno un Ministro Radicale; questi si è
    improvvisamente trovato imbrigliato fino alle orecchie nelle maglie di tutti gli obblighi diplomatici
    e militari precedentemente assunti per via degli interessi bella Borsa francese in Russia, Africa e
    Asia. Il Ministro ed il Parlamento non hanno mai cessato di intonare la loro fraseologia pacifista,
    ma allo stesso tempo hanno portato avanti la politica che in fine ha condotto la Francia in guerra.
    Il pacifismo inglese ed americano, malgrado tutte le differenti condizioni sociali ed ideologiche
    (malgrado anche l'assenza di ogni ideologia come in America) hanno portato a termine
    essenzialmente lo stesso lavoro: essi forniscono uno sfogo per la paura del cittadino piccolo
    borghese verso gli eventi che scuotono il mondo, che dopo tutto possono solo deprivarlo di ciò che resta della sua indipendenza. Essi addormentano la sua vigilanza con gli inutili concetti di disarmo,
    diritto internazionale e tribunali d'arbitraggio. Poi, ad un dato momento, essi lo consegnano anima e
    corpo all'imperialismo capitalista che ha già mobilitato ogni mezzo necessario ai suoi fini: cioè,
    conoscenze tecnologiche, arte, religione, pacifismo borghese e "socialismo" patriottico.
    "Noi siamo contro la guerra, i nostri deputati, i nostri Ministri, noi siamo tutti contro la guerra", urla
    il piccolo borghese francese: "Perciò, ne segue, la guerra viene a noi imposta da altri, e sì da
    realizzare i nostri ideali di pace noi dobbiamo continuare questa guerra sino ad una fine vittoriosa".
    E il rappresentante del pacifismo francese, Barone Estournel de Constant, consacra questa filosofia
    pacifista con un solenne "jusqu'au bout!" - guerra fino alla fine!
    Ciò che prima di tutto serviva alla borsa inglese per poter condurre la guerra con successo, erano un
    pacifista come il liberale Asquith ed il demagogo radicale Lloyd George. "Se questi uomini stanno
    conducendo la guerra" ha detto il popolo inglese "allora la ragione dev'essere dalla nostra parte".
    E così il pacifismo ha avuto il suo ruolo da giocare nel meccanismo della guerra, come gas velenoso
    e crescente fornitore di crediti di guerra.
    In USA il pacifismo piccolo borghese ha mostrato da sé il suo vero ruolo di servo dell'imperialismo
    in maniera anche meno mascherata. Là, come altrove, sono state le banche ed i trust a determinare
    realmente la politica. Persino prima della guerra, a causa dello straordinario sviluppo dell'industria e
    delle alte esportazioni, gli USA si sono stabilmente mossi nella direzione degli interessi mondiali e
    dell'imperialismo. Ma la guerra europea ha spinto questo sviluppo imperialistico ad un passo
    febbricitante. Proprio nel momento in cui persone realmente pie (persino Kautsky) stavano
    sperando che gli orrori del macello europeo avrebbero indotto la borghesia americana al ribrezzo
    verso il militarismo, gli eventi europei continuavano a produrre una forte influenza, non psicologica
    ma bensì materialistica, che avrebbe portato ai risultati opposti. Le esportazioni statunitensi, che nel
    1913 ammontavano a 2.466 milioni di dollari, crebbero nel 1916 al pazzesco livello di 5.481 milioni
    di dollari. Naturalmente la parte del leone in questo commercio d'esportazione era ricoperta
    dall'industria di armi belliche. Seguì l'improvvisa minaccia di una cessazione delle esportazioni
    verso le nazioni dell'Intesa, quando intervenne la guerra sottomarina illimitata. Nel 1915 l'Intesa
    aveva importato beni americani per più di trentacinque miliardi, mentre Germania e AustriaUngheria avevano importato beni per un valore di quindici miliardi scarsi. Così si paventava non
    solo una diminuzione dei giganteschi profitti sin qui ottenuti, ma addirittura la minaccia di una seria
    crisi per l'intera industria americana, che aveva le sue basi nell'industria bellica. È a questi numeri
    che noi dobbiamo guardare per comprendere la divisione delle "simpatie" in America. E così i
    capitalisti hanno fatto appello allo Stato: "Sei tu che hai iniziato lo sviluppo di questa industria
    bellica all'insegna del pacifismo, tocca a te ora trovarci un nuovo mercato". Se lo Stato non era in
    condizione di permettere "libertà dei mari" (in altre parole, libertà di spremer capitale dal sangue
    umano) allora esso doveva aprire per l'industria bellica in crisi un nuovo mercato - nella stessa
    America. E così le necessità del macello europeo hanno prodotto un'improvvisa, catastrofica
    militarizzazione degli USA.
    Quest'impresa era destinata a destare l'opposizione di grandi masse popolari. Sconfiggere
    quest'indefinito malcontento, e trasformarlo in patriottica cooperazione, fu il compito più
    importante della politica interna statunitense. E questa fu la strana ironia del destino del pacifismo
    ufficiale di Wilson, allo stesso modo in cui il pacifismo "d'opposizione" di Bryan fornì la più
    potente arma per l'adempimento di questo compito, cioè, l'addomesticamento delle masse con
    metodi militaristi.
    Bryan fu sollecito nel dare sonora espressione alla naturale avversione degli agricoltori e di tutti i
    piccolo borghesi verso l'imperialismo, il militarismo e l'aumento delle tasse. Ma proprio nel
    momento in cui egli stava per spedire vagoni carichi di petizioni ai suoi collegi pacifisti, che
    occupavano i posti più alti del governo, egli stava anche compiendo ogni sforzo per rompere con la
    componente rivoluzionaria del suo movimento.
    "Se giunge la guerra", Bryan per esempio ha telegrafato ad un meeting contro la guerra tenutosi a
    Chicago in febbraio, "allora, certamente, noi appoggeremo il governo, ma fino a quel momento è
    nostro più sacro dovere fare tutto ciò che è in nostro potere per salvare il popolo dagli orrori della
    guerra". In queste poche parole troviamo l'intero programma del pacifismo piccolo borghese. "Tutto
    ciò che è in nostro potere per prevenire la guerra" significa fornire uno sfogo per l'opposizione delle
    masse nella forma di innocui manifesti, nei quali al governo è data garanzia che se la guerra dovesse
    arrivare nessun ostacolo verrebbe posto dall'opposizione pacifista.
    In questo infatti risiede tutto ciò che era richiesto al pacifismo Ufficiale personificato da Wilson,
    che aveva già dato prove più che sufficienti ai capitalisti che stavano facendo la guerra della sua
    "prontezza a lottare". E persino lo stesso signor Bryan si è trovato a fare tale dichiarazione, con la
    quale ha messo felicemente da parte la sua rumorosa opposizione alla guerra. Come il signor
    Wilson, il signor Bryan si è affrettato a trovar rifugio mettendosi dalla parte del governo. E non solo
    la piccola borghesia, ma anche grandi masse popolari si sono dette: "Se il nostro governo, guidato
    da un pacifista di reputazione mondiale come Wilson, può dichiarare guerra, e lo stesso Bryan può
    appoggiare il governo sulla questione della guerra, allora questa dev'essere certamente una giusta e
    necessaria guerra". Questo spiega perché il pio, quacchero modello pacifista, che asseconda i
    demagoghi che guidano il governo, fu così altamente valutato dalla borsa valori e dai direttori delle
    industrie belliche.
    I nostri menscevichi e socialrivoluzionari pacifisti, malgrado differenze nelle condizioni esterne,
    hanno recitato a modo loro esattamente la stessa parte. La risoluzione sulla guerra, che fu adottata
    dalla maggioranza del Congresso di tutta la Russia dei consigli degli operai e dei soldati, è basata
    non solo sui comuni pregiudizi pacifisti concernenti la guerra, ma anche sulle caratteristiche di una
    guerra imperialistica. Il Congresso ha dichiarato che il "primo e più importante compito della
    democrazia rivoluzionaria" era quello di velocizzare la fine della guerra. Ma tutte queste premesse
    sono dirette solo verso un singolo fine: poiché gli sforzi internazionali della democrazia hanno
    fallito a porre fine alla guerra, la democrazia rivoluzionaria russa deve esigere con tutta la sua forza
    che l'Armata Rossa sia pronta a lottare, sia in senso difensivo che offensivo.
    La revisione dei vecchi trattati internazionali rende il Congresso russo dipendente dalle volontà
    della diplomazia dell'Intesa, e non è nella natura di questa diplomazia liquidare il carattere
    imperialistico della guerra, persino se fosse in condizioni di farlo. Gli "sforzi internazionali della
    democrazia" rendono il congresso ed i suoi leader dipendenti dal volere dei social-patrioti, che sono
    strettamente legati ai loro governi imperialisti. E la stessa maggioranza del congresso, essendo
    entrata in questo vicolo cieco del "finire la guerra il più presto possibile", è ora giunta, per quel che
    concerne la politica pratica, all'ovvia conclusione: l'offensiva. Un "pacifismo" che chiama a raccolta
    la piccola borghesia e che ci porta ad appoggiare l'offensiva, sarà naturalmente accolto in modo più
    caloroso non solo dall'imperialismo russo, ma anche da quello dell'Intesa.
    Miliukov, per esempio, dice: "Nel nome della nostra lealtà agli alleati e ad i nostri vecchi trattati
    (imperialistici), l'offensiva deve inevitabilmente aver inizio".
    Kerensky e Tsereteli dicono: "Poiché i nostri vecchi trattati non sono stati ancora modificati,
    l'offensiva è inevitabile".
    Gli argomenti cambiano, ma la politica è la stessa. E non potrebbe essere altrimenti, considerato che
    Kerensky e Tsereteli sono inestricabilmente legati nel governo con il partito di Miliukov.
    Il pacifismo socialdemocratico e patriottico di Dan, come il quacchero pacifismo di Bryan, sono,
    quando si viene al sodo, egualmente al servizio dell'imperialismo.
    È per questa ragione che i più importanti compiti della diplomazia russa non consistono nel
    persuadere la diplomazia dell'Intesa a rivede questo o quello, o ad abrogare qualcos'altro, ma nel
    convincerla che la rivoluzione russa è perfettamente affidabile, e che può essere creduta con
    sicurezza.
    L'ambasciatore russo Bachmatiev, nel suo discorso al Congresso degli USA del 10 giugno, ha anche
    definito l'attività del Governo Provvisorio da questo punto di vista:
    "Tutti questi eventi", ha detto, "ci mostrano che il potere e l'importanza del Governo Provvisorio
    crescono di giorno in giorno, e che maggiore è la loro crescita maggiore sarà la possibilità che il
    governo elimini tutti gli elementi disintegranti, sia quelli reazionari che gli agitatori di estrema
    sinistra. Il Governo Provvisorio ha appena deciso di usare tutti i mezzi possibili per raggiungere
    questo fine, anche a costo di far ricorso alla violenza, per quanto non cessa di cercare soluzioni
    pacifiche a questo problema".
    Non è il caso di dubitare nemmeno per un attimo sul fatto che "l'onore nazionale" dei social-patrioti
    sia rimasto imperturbabile nel momento in cui l'ambasciatore della "democrazia rivoluzionaria" ha
    dimostrato con ardore alla plutocrazia americana che il governo russo era pronto a versare il sangue
    del proletariato russo in nome del diritto e dell'ordine. Il più importante elemento del diritto e
    dell'ordine essendo il suo leale supporto al capitalismo dell'Intesa.
    E proprio nello stesso momento in cui Herr Bachmatief era in piedi col cappello in mano,
    rivolgendosi umilmente agli sciacalli della borsa valori americana, Messieurs Tsereteli e Kerensky
    stavano tenendo la "democrazia rivoluzionaria" per le orecchie, assicurando loro ch'era possibile
    combattere "l'anarchia della sinistra" senza ricorrere all'uso della forza, e stavano minacciando di
    disarmare gli operai di Pietrogrado ed il reggimento che li appoggiava. Possiamo ora vedere come
    queste minacce siano state fatte proprio nel momento giusto: essi erano la miglior garanzia per i
    prestiti americani alla Russia.
    "Come vedi", Herr Bachmatiev potrebbe aver detto a Mr. Wilson, "il nostro pacifismo
    rivoluzionario non differisce nemmeno di un capello dal pacifismo della vostra borsa valori. E se
    questa può credere a Mr. Bryan, perché non dovrebbe credere a Herr Tsereteli?".
    Ultima modifica di Leon Trotsky; 26-07-13 alle 18:47

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  4. #4
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    Predefinito Re: Quarta Internazionale.

    Breve sintesi storica della Quarta Internazionale: https://www.google.com/url?sa=t&rct=...pDCnJ-sg5IXV-w

  5. #5
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    Predefinito Re: Quarta Internazionale.

    sei membro di uno ?
    No, svolgo militanza indipendente.

  7. #7
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    Predefinito Re: Quarta Internazionale.

    Citazione Originariamente Scritto da Leon Trotsky Visualizza Messaggio
    No, svolgo militanza indipendente.
    un trotskista senza partito ha senso?

  8. #8
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    Predefinito Re: Quarta Internazionale.

    Citazione Originariamente Scritto da MaIn Visualizza Messaggio
    un trotskista senza partito ha senso?
    Sì, finché manca l'Avanguardia.

  9. #9
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    Predefinito Re: Quarta Internazionale.

    Il Partito Comunista Internazionale più che a Trotskij mi sembra faccia riferimento a Bordiga...
    Comunque, alla lista aggiungerei anche altri movimenti:
    Sinistra Anticapitalista e Solidarietà Internazionalista sorte dalla recentissima scissione di Sinistra Critica (Nuovi inizi). Entrambe continuano ad essere legate alla Quarta Internazionale.
    E inoltre FalceMartello e Controcorrente, che fanno entrismo nel PRC.

    « Nous ne sommes rien, soyons tout »

  10. #10
    ___La Causa del Popolo___
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    Predefinito Re: Quarta Internazionale.

    Una dozzina di partiti trotzkisti che se si mettono tutti insieme non arrivano manco all'1%... fantastico.
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
    "O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch

 

 
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