Il popolo di Forza Italia si stringe intorno a Silvio
Migliaia di fan sotto casa del Cavaliere a Roma Slogan, inni e bandiere per dire: non ti molliamo
Il popolo di Forza Italia si stringe intorno a Silvio - Politica - iltempo
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C’è di tutto tra le testimonianze. In primis le dichiarazioni di solidarietà e di vicinanza al leader. Dal paragone storico e forse ardito: «Silvio sei più grande di Giulio Cesare». Passando per i classici:«Forza Italia, Forza Silvio» e ancora «Io amo Silvio, io amo la libertà». La gente però è lì per fare quadrato contro la giustizia, quella considerata strumento politico. E l’obiettivo viene ribadito negli slogan. Dallo stile salomonico (farcito anche di errore grammaticale): «Guai al popolo che affida il propio destino solo alla giustizia» per arrivare al più apocalittico: «Ora condannateci tutti». A rappresentare meglio lo stato d’animo è il più semplice: «C’hann scassat o’cazz». Non elegante ma efficace. In fondo là nella via c’è uno spaccato del Paese: impiegati, casalinghe, professionisti. Si chiamava classe media una volta . Quella schiacciata dall’austerity targata Monti. E che prova a farsi sentire.
I militanti sono arrivati presto. Alle 16 la via che collega Piazza Venezia a Piazza del Gesù è chiusa e le bandiere si muovono nella folla. Tutti uniti, uno vicino all’altro nel gran caldo di Roma che non provoca svenimenti solo perché il sole e già dietro i palazzi settecenteschi. Un capannello di gente preferisce sostare nel retro di Palazzo Grazioli, residenza del Cavaliere. Scrutano impazienti i movimenti delle persone nel chiostro. Arriva Mara Carfagna, elegante in pantofole: camicina di seta color crema, un filo di trucco. Si ferma, parlotta con i sostenitori. Poi sale da Berlusconi con le altre donne del Pdl: Laura Ravetto e Annagrazia Calabria. C’è anche Domenico Scilipoti. Ma resta giù a farsi immortalare in foto con i fan del Pdl.
Nella via l’atmosfera si scalda. La musica è da amarcord. L’inno di Forza Italia è il più gettonato, nella classifica anche «Meno male che Silvio c’è». Le bandiere seguono le note. Si attende il leader. Non si affaccia al balcone. Forse per non offrire facile ironia a chi lo attacca da venti anni. Al posto suo i fedelissimi: Daniela Santanchè applaude la folla, Maurizio Gasparri in maniche di camicia saluta con modi ecumenici. Escono anche Sandro Bondi, Denis Verdini e Nitto Palma a braccia scoperte. Solo Daniele Capezzone mantiene la formalità: giacca scura. Intanto la folla attende. L’incontro con il leader si avvicina. Alle 18 e 15, si crea agitazione davanti al portone di Palazzo Grazioli. È il segnale che il capo sta per apparire. Passa solo qualche minuto. Parte l’inno di Mameli, lo cantano tutti a squarciagola e le bandiere roteano impazzite. Ci siamo. Silvio sale sul palco. Giacca e maglietta scura. È un tripudio. Il primo applauso parte dopo il ringraziamento del Cavaliere che è anche un riconoscimento alla fedeltà: «È il 4 agosto ed è un piacere vedervi tutti qui». Poi è il Silvio di sempre. Tranquillizza: «Non buttiamo giù il governo». Attacca i giudici, quella parte che usa la giustizia con fini politici: «Comunisti» li appella. Una parola che risveglia il collante del suo popolo.
Un vecchio signore, alto e con i capelli bianchi urla: «Maledetti» (i comunisti ndr).
La piazza è così. Umorale e faziosa. Il Cav spiega la sua versione e il perché non doveva essere condannato. Ma la folla quasi non lo ascolta. Lo ha già assolto. Anzi meglio non lo ha mai condannato. Berlusconi lo sa. Si commuove. Poi affonda: «Non mollo». E la piazza, idealmente, lo abbraccia. È il Silvio di sempre oggi più che mai, e oggi è anche un martire della libertà.
Fine. Silvio scende con la mano della fidanzata Silvia Pascale, in elegante abito nero, sulla sua spalla.
Si torna a casa. La piazza si svuota. A cose fatte arriva anche l’ex sottosegretario del governo Monti: Gianfranco Polillo. Scarpe da barca e camicia aragosta. Forse passava di lì per caso.
...ORA E SEMPRE RE SI STEN ZA...
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