Bugie e bufale risorgimentali
di Ulderico Nisticò
Siccome qualcuno capisce fischi per fiaschi e pensa che io dia ragione ai risorgimentali, e in nome della par condicio e delle pari opportunità che non c’entrano niente ma fanno fino, vi elenco chi le bufale e bugie della storiografia ufficiale e libri di testo vari.
1. “Nel 1796 i Francesi portarono la libertà”: a parte saccheggi, stupri e tasse, imposero governi militari sotto apparenze di repubbliche democratiche, i cui apparati non contavano nulla;
2. “L’Italia venne divisa al Congresso di Vienna”: l’Italia era divisa dall’invasione dei Longobardi (568); nel 1814 la sua situazione era questa: Piemonte, Liguria, Toscana, Roma erano annesse all’Impero Francese, città francesi come Marsiglia e Lione; Lombardia, Veneto, Emilia, Romagna, Marche costituivano un Regno d’Italia con re Napoleone; il Meridione, un Regno sotto Giuseppe Buonaparte e Gioacchino Murat; in Sardegna e Sicilia restavano Savoia e Borbone.
3. “Nel 1815 gli Italiani persero le istituzioni rappresentative”: sotto Napoleone e i Napoleonidi non c’erano istituzioni di alcun genere, ma gli assetti delle monarchie militari, con governo autocratico e burocrazie; il Regno d’Italia aveva tre Consigli di nomina regia, quelli che il Foscolo chiama dotto, ricco e patrizio vulgo, e si capisce bene che gente fosse e che potere avesse, zero. Giuseppe Buonaparte, nominato re nel 1806, concesse a Napoli una costituzione, ovviamente rimasta un foglio di carta nemmeno mai letto da nessuno. Vennero messe in atto riforme a vantaggio del ceto borghese, e oggettivamente utili e necessarie nel senso dell’ammodernamento, ma sempre e solo per decreto.
4. “Avvenne la restaurazione”: il Congresso di Vienna ridisegnò l’Europa al fine di assicurarne l’equilibrio e contenere le ambizioni francesi. La carta politica dell’Italia del 1815 è ben diversa da quella del 1796.
5. “Tornò il feudalesimo”: al contrario, tutti gli Stati d’Europa dove a qualsiasi titolo c’era stato un dominio napoleonico anche breve, conservarono gli assetti francesi: centralismo burocratico e nessuna autonomia di aree e ceti; dominio della classe borghese;
6. “I governi assoluti erano tirannici”, e invece erano paternalistici e attenti al diritto e all’ordine pubblico; noiosi e bacchettoni, questo sì, ma tutt’altro che capricciosamente oppressivi.
7. “I popoli fecero i moti”, mentre furono minoranze intellettuali e di abbienti che volevano costituzioni censitarie; e, in genere, i ceti popolari si schierarono con i re contro le costituzioni timocratiche e la borghesia.
8. “Il Nord era sviluppato e il Sud agricolo”: Sud e Nord erano quasi pari non perché entrambi ricchi ma perché entrambi poveri; l’industrializzazione era appena agli inizi dovunque.
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