
Originariamente Scritto da
Dr. Gori
«come puoi tenere il libro di questo finocchio in ambasciata?»
nel 1965, in visita nella sede diplomatica cubana di Algeri, Guevara si rivolse al suo ambasciatore quando vide la summa «Teatro Completo» del poeta e drammaturgo Virgilio Piñera. L'episodio, raccontato dal vincitore del Premio Cervantes Guillermo Cabrera Infante nel suo «Mi Cuba», dà un'idea dell'odio del Che verso gli omosessuali.
Fu proprio Guevara ad istituire, nel 1960, il primo campo di lavori forzati a Cuba per gay, nella regione orientale di Guanahacabibes, all'entrata del quale c'era scritto «Il lavoro vi renderà uomini». E lì, come lo stesso Che spiegò nel 1962, «ci mandiamo chi ha commesso peccati contro la morale rivoluzionaria». Ovvero gay, trans e lesbiche «che non rientravano nel modello dell'uomo nuovo proposto dal Che, uno dei più convinti leader omofobici dell'epoca» scrive Emilio Bejel nel saggio «Gay Cuban Nation».
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in Venezuela, ad esempio, Guevara scrive che i «negri hanno mantenuto la loro purezza razionale grazie alla scarsa abitudine che hanno di farsi il bagno».
Più avanti, in Brasile, comparando portoghesi e coloured, è sempre lui a scrivere «il disprezzo e la povertà li unisce nella lotta quotidiana ma il modo di affrontare la vita li separa totalmente: il negro, indolente e sognatore, spende i suoi soldi per qualsiasi sciocchezza, l'europeo ha invece una tradizione di lavoro e risparmio».
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nella sua autobiografia Textos Políticos «l'odio come fattore di lotta, l'odio intransigente contro il nemico che spinge oltre i limiti naturali dell'uomo e lo trasforma in una, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere».
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