Scusa @NULLA ma di queste sbrodolate al Bar non frega niente a nessuno, siamo qui per cazzeggiare, puoi continuare i tuoi litigi altrove? Grazie.


Scusa @NULLA ma di queste sbrodolate al Bar non frega niente a nessuno, siamo qui per cazzeggiare, puoi continuare i tuoi litigi altrove? Grazie.
Cum Feris Ferus
Chi striscia non inciampa. Cit.


Un testo mai letto fino in fondo, da nessuno.
Per Aspera Ad Astra


Quali litigi di grazia @Dario?
Di che litigi stai scrivendo?
E poi perdonami, questo è pur sempre un bar virtuale, si chiacchera del più e del meno. Non fare l'oste che mi caccia senza che io abbia fatto NULLA per essere cacciata.
Grazie e di NULLA mi raccomando.
NASCIAMO MORENDO E MORIAMO VIVENDO




Se dovessi star qui a scrivere ogni volta che di quello che postate voi non frega NULLA a nessuno, prima di tutto mi annoierei subito, e poi non ne vedrei la ragione sinceramente, il senso di dover scrivere una cosa del genere, quasi come se scrivessi per tutti coloro che postano qui dentro e che leggono da fuori.
NASCIAMO MORENDO E MORIAMO VIVENDO




Riassunto AI
Il testo presenta un'analisi dettagliata della presenza di cittadini stranieri in Italia, con particolare attenzione ai dati ISTAT e alle stime della Fondazione ISMU. Al 1° gennaio 2026, si prevede che la popolazione straniera residente in Italia raggiunga circa 5,56 milioni, con la Romania che si conferma il paese di origine più rappresentato, seguito da Marocco, Albania, Cina e Ucraina. Le statistiche evidenziano che gli stranieri costituiscono circa il 9,4% della popolazione totale in Italia, con una concentrazione maggiore nel Nord del paese, dove risiede circa il 58% di questa popolazione. Un focus particolare è dedicato al comune di Bariano, in provincia di Bergamo, dove i cittadini stranieri rappresentano il 12,2% della popolazione totale, con una presenza di circa 518 persone provenienti da 30 nazionalità diverse.
La comunità romena è la più numerosa, seguita da quella indiana e marocchina. Bariano si posiziona al 57° posto tra i comuni della provincia per incidenza di stranieri, suggerendo una realtà di integrazione più marcata rispetto a molti altri comuni bergamaschi. Nonostante la presenza significativa di stranieri, il comune non ha superato la soglia in cui i residenti non italiani superano quelli autoctoni. Il testo discute anche le dinamiche migratorie, evidenziando che la maggior parte degli stranieri in Italia non sono rifugiati, ma migranti economici che si sono trasferiti per motivi di lavoro o ricongiungimento familiare.
Si sottolinea la confusione terminologica tra "rifugiato" e "migrante", chiarendo che i rifugiati sono coloro che fuggono da conflitti o persecuzioni, mentre i migranti economici cercano migliori opportunità di vita. La narrazione si sposta poi a considerare l'impatto della migrazione economica, suggerendo che per affrontare il fenomeno è necessario un approccio che favorisca la cooperazione internazionale e la creazione di opportunità nei paesi d'origine. Infine, il testo affronta le sfide legate alla gestione della migrazione, come la necessità di canali di ingresso legali e gestiti e una revisione del Regolamento di Dublino. Si propone una maggiore solidarietà europea e una gestione comune delle frontiere per affrontare il fenomeno migratorio in modo efficace.
La conclusione del testo invita a riflettere sulla complessità della mobilità umana, sottolineando che essa non è solo una questione tecnica o economica, ma anche culturale, richiedendo una comprensione profonda delle motivazioni che spingono le persone a cercare un futuro migliore.
Il testo analizza i potenziali cambiamenti culturali e legislativi in Europa, causati da un processo di ibridazione sociale piuttosto che da un'occupazione improvvisa. Si evidenzia il rischio di una "Libano-izzazione" del continente, dove diverse comunità coesistono senza una cultura dominante, mettendo in discussione l'identità nazionale. Questo fenomeno è accelerato dalle élite europee, che, per mantenere un sistema economico basato sulla crescita e sui salari bassi, accettano il rischio di perdere l'identità culturale. La demografia gioca un ruolo cruciale, poiché l'Europa sta affrontando un "suicidio demografico" con tassi di natalità molto bassi, il che porta a un vuoto di potere che altre popolazioni potrebbero occupare.
Le élite hanno sostituito il concetto di "Patria" con quello di "Mercato", vedendo i cittadini come semplici consumatori. Questo ha portato a una promozione del multiculturalismo che dissolve le identità nazionali e rende più facile il controllo delle masse. Il paradosso della tolleranza emerge quando una civiltà, diventando troppo tollerante, non difende i propri valori fondamentali, rischiando di essere sottomessa da culture con identità più forti. Se l'identità cristiana e laica in Europa si indebolisce, i diritti attualmente considerati intoccabili potrebbero diventare socialmente inaccettabili.
Il testo prevede una trasformazione dell'Europa in un "museo a cielo aperto", dove le vestigia del passato non riflettono più una civiltà viva. In questo contesto, potrebbero sorgere enclavi per élite e quartieri popolari sotto leggi consuetudinarie o religiose diverse. La riflessione finale sottolinea un fallimento collettivo, alimentato da interessi economici e da una mancanza di amore per le proprie radici. Si evidenzia come una società possa cadere in regimi autoritari quando percepisce che le proprie élite hanno tradito il patto sociale.
In situazioni di insicurezza, le masse potrebbero cercare protezione in figure autoritarie, portando a regimi dispotici. I movimenti anti-sistema, pur sostenendo di combattere le élite, possono in realtà servire i loro interessi, distogliendo l'attenzione dai veri responsabili della crisi. La teoria del "pendolo" descrive come l'Europa possa oscillare tra un dispotismo morbido, che sacrifica l'identità per il profitto, e uno duro, che promette ordine attraverso la forza. Per evitare una deriva autoritaria, si suggerisce una riforma profonda del sistema economico, poiché la continua priorità del capitale sulla cultura e demografia potrebbe portare a tensioni esplosive.
La reazione violenta di un popolo minacciato nella propria sopravvivenza è vista come una risposta biologica, ma rischia di distruggere i valori di libertà e diritto che hanno caratterizzato la civiltà europea.
IDEOLOGICAL DECOMPILER
Angine de poitrinisateur du rythme argumentatif


Sul primo punto sottolineato preferisco ipersemplificare concentrandomi sul fattore economico come motore principale delle migrazioni
Sul secondo punto sottolineato sono grosso modo d'accordo che "la mancanza di amore per le proprie radici" sia un fattore disgregante. Il regime autoritario io però lo individuo nel progressismo a trazione relativista che impone valori decisi dagli "ottimati" e non realmente universali (anche se vorrebbe farli passare come tali)![]()
IDEOLOGICAL DECOMPILER
Angine de poitrinisateur du rythme argumentatif


Pipponi mentali da Postalmarket.
Per Aspera Ad Astra


Basta riassumere quando troppo prolisso.
@NULLA dovresti essere molto più sintetico e illustrare per brevi punti![]()
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Angine de poitrinisateur du rythme argumentatif