





a proposito...
Achille Lollo (Roma, 8 maggio 1951) è un giornalista e attivista italiano, militante del gruppo della sinistra extraparlamentare Potere Operaio econdannato a 18 anni di reclusione, pena prescritta, per incendio doloso, duplice omicidio colposo, uso di esplosivo e materiale incendiario[1], nel caso del rogo di Primavalle.
La notte tra il 15 ed il 16 aprile 1973, Achille Lollo incendiò, insieme a Clavo e Grillo, la porta dell'appartamento di Mario Mattei, all'epoca segretario della sezione "Giarabub" di Primavalle del MSI, con una sorta di bomba incendiaria. Le fiamme si propagarono, accidentalmente secondo la sentenza, a tutto l'appartamento e nel rogo morirono Stefano, 10 anni, e Virgilio Mattei, 22 anni, figli del segretario.
Il processo di primo grado ad Achille Lollo, Marino Clavo e Manlio Grillo iniziò il 24 febbraio 1975. In stato di detenzione c'era il solo Achille Lollo. Manlio Grillo e Marino Clavo erano latitanti.[2]. All'inizio l'accusa ipotizzata era di strage e la pubblica accusa aveva sollecitato la pena dell'ergastolo. Il processo in Corte d'Assise (il cui inizio fu caratterizzato dagli scontri di piazza in cui fu ucciso il giovane greco di destra Mikis Mantakas) si concluse il 15 giugno 1975 con tre assoluzioni per insufficienza di prove, per i reati di incendio doloso e omicidio colposo. In secondo grado, gli accusati vennero condannati a 18 anni di carcere per omicidio colposo e altri reati, il 16 dicembre 1986. Sentenza confermata dalla Cassazione il 13 ottobre 1987, i giudici sottolinearono che gli imputati non avevano intenzione di uccidere ma di "intimidire l'avversario politico".[3] Lollo scontò due anni di carcere preventivo in attesa della sentenza definitiva, per poi fuggire dopo la condanna in appello.
Dopo una tappa in Svezia e in Angola - dove ha sposato l'attuale moglie, che è angolana - andò in Brasile. Vive a Rio de Janeiro dal 1986. Ha quattro figli brasiliani e lavora come giornalista e editore di tre riviste politiche della sinistra brasiliana.[4] Nel gennaio del 2005, arrivò la decisione della corte d'appello di Roma, che dichiarò prescritta la sentenza.[5] L'inchiesta sul rogo di Primavalle è stata archiviata.[2][6]
Il 2 febbraio 2005 Achille Lollo ha rilasciato un'intervista in cui espone la sua ricostruzione sui fatti del rogo di Primavalle, affermando che si trattò di un'azione dimostrativa degenerata per errore, affermando di non aver gettato benzina nell'appartamento (e che quindi qualcun altro deve averlo fatto):
« Non volevamo provocare l'incendio, né uccidere. Doveva essere un'azione dimostrativa, come altre che avevamo fatto contro i fascisti a Primavalle. Ma al momento di montare l'innesco, mi si ruppe il preservativo... La Lilli, così si chiamava all'epoca la bomba artigianale, si costruiva con una tanica, un po' di benzina — due o tre litri — e i due preservativi servivano per l'acido solforico, il diserbante e lo zucchero. L'innesco doveva far esplodere i gas della benzina. Se tutto avesse funzionato, avremmo provocato un botto e annerito la porta dell'appartamento. Invece io sbaglio, l'acido mi cola tra le mani e scappiamo, lasciando la tanica inesplosa. Da quel giorno ho il dubbio su cosa sia davvero successo dopo. Non abbiamo mai pensato di far scivolare la benzina sotto la porta per dar fuoco all'appartamento. Mai. Tutte le perizie ci hanno dato ragione, tra l'altro.[7] »
Ha altresì ribadito che non era sua volontà uccidere nessuno (come sostenuto anche dalla sentenza di condanna per omicidio colposo e non volontario), ma solo spaventare Mattei danneggiando l'ingresso dell'appartamento.
« Noi non abbiamo incendiato la casa dei Mattei. Ci sono troppe cose strane successe quella notte. Nessuno fece scivolare la benzina sotto la porta. L'innesco non si accese. E poi loro non vennero colti nel sonno, ci stavano aspettando... Non so cosa pensare. Ma non mi sto dichiarando innocente. (…) E se mi avessero dato otto anni invece che sedici, li avrei scontati senza scappare. Avevo fiducia che le indagini ricostruissero i fatti. Invece ho dovuto farlo io, dopo 32 anni.[8] »
Nel gennaio 2011, Lollo è ritornato in Italia. Il 15 gennaio ha annunciato che il giorno successivo si sarebbe recato in una Procura italiana per parlare coi giudici come persona informata sui fatti di Primavalle. Ha dichiarato già precedentemente che l'azione fu realizzata da sei persone: lui, Clavo, Grillo, Paolo Gaeta, Elisabetta Lecco e Diana Perrone.[9][10]
Sentenza finale: 1987
Fo e Rame difesero quindi un imputato innocente fino a condanna definitiva.
anche loro subirono atti simili da fascisti: era una guerra, come detto da Erri De Luca.
Nel 1973 la moglie Franca Rame venne sequestrata e violentata da alcuni neofascisti legati alla destra eversiva e ad ambienti militari, come ritorsione per l'attività politica svolta assieme al marito nei movimenti di sinistra.[31] La compagnia teatrale Fo-Rame ebbe numerosi processi e querele, nonché intimidazioni e minacce, compreso il posizionamento di bombe artigianali inesplose nei luoghi dove si esibiva.[32]




Ma sticazzi.
A parte che lui non è fascista, per quanto posso avere capito, io rispetto l'intelligenza e la coerenza, a prescindere dalla stazza. Poi magari la penso in modo diametralmente opposto, ma non è questo il punto.
Triangolo Nero, al di là delle sue idee per me lontanissime, è una persona assai intelligente e coerente.
Avessimo avuto tempo, probabilmente ci saremmo scannati a Bologna, ma credo rispettando chi si aveva di fronte.
Teniamoci stretti, che c'è vento forte.
Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.
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Lollo teppistello di periferia, vandalo incendiario, non stragista. O le sentenze valgono solo per Sofri? e cmq brigatista è una scelta politica violenta, brigatista non vuol dire mostro. Mio padre, qualche anno fa, per lavoro, ha conosciuto uno degli assassini di Tobagi, e non era un mostro, benché abbia compiuto un atto criminale.


ma dal vivo con Triangolo non ci riuscirei a litigare, ispira troppa simpatia![]()
"Pistilloni in crabettura boccidi sa zanzara" (Don Gigi)"Internet è stato creato per dare ai malati di mente qualcosa da fare" (Frank Darabont)






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