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Discussione: Il Bar di POL

  1. #164261
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    Predefinito Re: Il Bar di POL

    Citazione Originariamente Scritto da Dario Visualizza Messaggio
    E che finita la minaccia e i ricatti del regime il 80% degli italiani si scoprirono antifascisti. Ma così tanto amato...
    Adesso viene la Ada e ti dice che erano elezioni valide e democratiche perché gli elettori potevano mettere si o no alla lista unica proposta dal Gran consiglio del Fascismo , poi dopo posterà le 100 opere del Duce e infine ti dirà che leggi solo libri di sinistra, ormai è una laikatrice e generatrice di post automatici preparati

  2. #164262
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    Predefinito Re: Il Bar di POL

    Porca di quella porchetta!
    Pichingiapan!

  3. #164263
    Super Troll
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    Predefinito Re: Il Bar di POL

    Citazione Originariamente Scritto da Dario Visualizza Messaggio
    Quello che lui non è fascista...
    Scritto da autori di provata fede liberale e democratica come Stephane Courtois e Nicolas Werth. Con la scusa della WWII i comunisti - dice Courtois - hanno costruito un'aura di santità e puro antifascismo attorno a loro. Andate a dire ai partigiani bianchi e azzurri cosa avrebbero fatto ai rossi se non fossero serviti... cosa ricambiata: es. Porzus e i romanzi autobiografici di Fenoglio. Fascisti rossi=fascisti neri

  4. #164264
    Super Troll
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    Predefinito Re: Il Bar di POL

    L'occultamento della dimensione criminale del comunismo rimanda, tuttavia, a tre ragioni più specifiche. La prima riguarda l'attaccamento all'idea stessa di rivoluzione. Il superamento dell'idea di rivoluzione quale era stata concepita nel diciannovesimo e nel ventesimo secolo è ancora lungi dall'essere concluso. I suoi simboli - bandiera rossa, Internazionale, pugno chiuso - risorgono ogni volta che compare un movimento sociale di una certa portata. Che Guevara ritorna di moda. Diversi gruppi apertamente rivoluzionari continuano a essere attivi e a operare nella piena legalità, trattando con disprezzo la minima riflessione critica sui crimini dei loro predecessori e non esitando a riesumare i vecchi discorsi giustificatori di Lenin, Trotsky o Mao. Tale passione rivoluzionaria non è stata solo degli altri. Diversi autori di questo libro hanno, infatti, creduto alla propaganda comunista, un tempo. La seconda ragione riguarda la partecipazione dei sovietici alla vittoria sul nazismo, che ha permesso ai comunisti di mascherare dietro un ardente patriottismo i loro fini ultimi, che miravano alla presa del potere. Dal giugno 1941 i comunisti di tutti i paesi occupati sono entrati in una resistenza attiva, e spesso armata, all'occupante nazista e italiano. Come i combattenti di altre fedi, hanno pagato il prezzo della repressione con migliaia di uomini fucilati, massacrati, deportati. E si sono serviti di questi martiri per rendere sacra la causa comunista e impedire qualsiasi critica nei suoi confronti. Inoltre, durante la Resistenza molti non comunisti hanno stretto legami di solidarietà, lotta, parentela con comunisti, il che ha impedito a molti occhi di aprirsi. In Francia l'atteggiamento dei gaullisti è stato spesso dettato da questa memoria comune e incoraggiato dalla politica del generale De Gaulle, che usava l'Unione Sovietica come contrappeso agli Stati Uniti. La partecipazione dei comunisti alla guerra e alla vittoria sul nazismo ha fatto definitivamente trionfare la nozione di antifascismo come riprova della verità a sinistra e, naturalmente, i comunisti si sono posti come i migliori rappresentanti e i migliori paladini dell'antifascismo. Quest'ultimo è diventato per il comunismo un'etichetta definitiva, in nome della quale è stato facile mettere a tacere i dissenzienti. Francois Furet ha scritto su questo punto cruciale pagine illuminanti. Dato che il nazismo sconfitto era stato bollato dagli Alleati come il Male assoluto, il comunismo è passato quasi automaticamente nel campo del Bene. Ciò risultò evidente durante il processo di Norimberga, in cui i sovietici figuravano fra i pubblici ministeri. Gli episodi imbarazzanti dal punto di vista dei valori democratici, come i patti germano-sovietici del 1939 o il massacro di Katyn', vennero quindi prontamente insabbiati. La vittoria sul nazismo fu considerata la prova della superiorità del sistema comunista. E soprattutto, nell'Europa liberata dagli angloamericani, ebbe l'effetto di suscitare un senso di gratitudine nei confronti dell'Armata rossa (di cui non si era dovuta subire l'occupazione) e un senso di colpa di fronte ai sacrifici sopportati dai popoli dell'Unione Sovietica, sentimenti che la propaganda comunista sfruttò debitamente a proprio favore. Parallelamente, le modalità della liberazione dell'Europa dell'Est da parte dell'Armata rossa rimasero largamente ignote all'Occidente, dove gli storici fecero propri due tipi di liberazione molto diversi fra loro: uno conduceva alla restaurazione delle democrazie, l'altro apriva la strada all'instaurazione delle dittature. (S. Courtois, Introduzione: i crimini del comunismo)

  5. #164265
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    Predefinito Re: Il Bar di POL

    Citazione Originariamente Scritto da Lars Visualizza Messaggio
    L'occultamento della dimensione criminale del comunismo rimanda, tuttavia, a tre ragioni più specifiche. La prima riguarda l'attaccamento all'idea stessa di rivoluzione. Il superamento dell'idea di rivoluzione quale era stata concepita nel diciannovesimo e nel ventesimo secolo è ancora lungi dall'essere concluso. I suoi simboli - bandiera rossa, Internazionale, pugno chiuso - risorgono ogni volta che compare un movimento sociale di una certa portata. Che Guevara ritorna di moda. Diversi gruppi apertamente rivoluzionari continuano a essere attivi e a operare nella piena legalità, trattando con disprezzo la minima riflessione critica sui crimini dei loro predecessori e non esitando a riesumare i vecchi discorsi giustificatori di Lenin, Trotsky o Mao. Tale passione rivoluzionaria non è stata solo degli altri. Diversi autori di questo libro hanno, infatti, creduto alla propaganda comunista, un tempo. La seconda ragione riguarda la partecipazione dei sovietici alla vittoria sul nazismo, che ha permesso ai comunisti di mascherare dietro un ardente patriottismo i loro fini ultimi, che miravano alla presa del potere. Dal giugno 1941 i comunisti di tutti i paesi occupati sono entrati in una resistenza attiva, e spesso armata, all'occupante nazista e italiano. Come i combattenti di altre fedi, hanno pagato il prezzo della repressione con migliaia di uomini fucilati, massacrati, deportati. E si sono serviti di questi martiri per rendere sacra la causa comunista e impedire qualsiasi critica nei suoi confronti. Inoltre, durante la Resistenza molti non comunisti hanno stretto legami di solidarietà, lotta, parentela con comunisti, il che ha impedito a molti occhi di aprirsi. In Francia l'atteggiamento dei gaullisti è stato spesso dettato da questa memoria comune e incoraggiato dalla politica del generale De Gaulle, che usava l'Unione Sovietica come contrappeso agli Stati Uniti. La partecipazione dei comunisti alla guerra e alla vittoria sul nazismo ha fatto definitivamente trionfare la nozione di antifascismo come riprova della verità a sinistra e, naturalmente, i comunisti si sono posti come i migliori rappresentanti e i migliori paladini dell'antifascismo. Quest'ultimo è diventato per il comunismo un'etichetta definitiva, in nome della quale è stato facile mettere a tacere i dissenzienti. Francois Furet ha scritto su questo punto cruciale pagine illuminanti. Dato che il nazismo sconfitto era stato bollato dagli Alleati come il Male assoluto, il comunismo è passato quasi automaticamente nel campo del Bene. Ciò risultò evidente durante il processo di Norimberga, in cui i sovietici figuravano fra i pubblici ministeri. Gli episodi imbarazzanti dal punto di vista dei valori democratici, come i patti germano-sovietici del 1939 o il massacro di Katyn', vennero quindi prontamente insabbiati. La vittoria sul nazismo fu considerata la prova della superiorità del sistema comunista. E soprattutto, nell'Europa liberata dagli angloamericani, ebbe l'effetto di suscitare un senso di gratitudine nei confronti dell'Armata rossa (di cui non si era dovuta subire l'occupazione) e un senso di colpa di fronte ai sacrifici sopportati dai popoli dell'Unione Sovietica, sentimenti che la propaganda comunista sfruttò debitamente a proprio favore. Parallelamente, le modalità della liberazione dell'Europa dell'Est da parte dell'Armata rossa rimasero largamente ignote all'Occidente, dove gli storici fecero propri due tipi di liberazione molto diversi fra loro: uno conduceva alla restaurazione delle democrazie, l'altro apriva la strada all'instaurazione delle dittature. (S. Courtois, Introduzione: i crimini del comunismo)
    Più che altro basterebbe leggersi Andrej Amalrik per capire il fallimento sovietico

  6. #164266
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    Predefinito Re: Il Bar di POL

    Citazione Originariamente Scritto da nihilism Visualizza Messaggio
    Più che altro basterebbe leggersi Andrej Amalrik per capire il fallimento sovietico

    Non l'ho letto.
    E non ho letto nemmeno il De Felice.
    Ma posseggo una fonte molto più affidabile di entrambi.
    Il ricordo dello sguardo perso nel vuoto dell'uomo con un numero tatuato sul braccio che trascorreva le giornate sul balcone dopo essere tornato da un campo di concentramento nazista e quello dei ragazzi e delle ragazze di Berlino Est prima della caduta del muro.
    "I carnefici hanno bisogno di urlare per imporre le proprie menzogne!
    Alle vittime basta il silenzio perchè ad esse apprtiene la verità!"

  7. #164267
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    Predefinito Re: Il Bar di POL

    Citazione Originariamente Scritto da Dario Visualizza Messaggio
    Ed aver letto tutta la mistica fascista

    I documenti del periodo fascista: I decaloghi fascisti

    L'ho letto dopo pranzo.
    Sto ancora ridendo.
    "I carnefici hanno bisogno di urlare per imporre le proprie menzogne!
    Alle vittime basta il silenzio perchè ad esse apprtiene la verità!"

  8. #164268
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    Predefinito Re: Il Bar di POL

    Citazione Originariamente Scritto da fiume sand creek Visualizza Messaggio
    I documenti del periodo fascista: I decaloghi fascisti L'ho letto dopo pranzo. Sto ancora ridendo.
    ma la visione del mondo di Giò91 è basata su due testi: la summa di san Tommaso e gli scritti di Niccolò Giani

  9. #164269
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    Predefinito Re: Il Bar di POL

    Citazione Originariamente Scritto da Lars Visualizza Messaggio
    ma la visione del mondo di Giò91 è basata su due testi: la summa di san Tommaso e gli scritti di Niccolò Giani
    È più moderno Ataturk

  10. #164270
    Super Troll
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    Predefinito Re: Il Bar di POL

    Citazione Originariamente Scritto da nihilism Visualizza Messaggio
    È più moderno Ataturk
    ''il valore non si misura dall'antichità'' (Giò)

 

 
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