
Originariamente Scritto da
nicolaj198vi
Carissimo @
FLenzi,
ti spiego subito, e nella maniera più chiara possibile, sperando sia abbastanza per farti desistere dal fingere di non capire.
La legge in discussione prevederebbe:
- cittadinanza per il nascituro di una coppia di stranieri residenti regolarmente in Italia da almeno 5 anni
- cittadinanza per un minore (età non superiore ai 12 anni, se non vado errato) che abbia completato un ciclo di istruzione con profitto nel nostro Paese
Per me, e anche per te da quanto scrivi, essere italiani (o turchi, russi, francesi, senegalesi, indiani...) è una questione relativa alla condivisione di un modello culturale. Condivisione che si sviluppa, come hai correttamente scritto, prevalentemente in ambito familiare, ed in seconda battuta in ambito scolastico.
Ora, la mia domanda è: due adulti, diciamo due trentenni, che vivono da 5 anni in un Paese straniero, magari anche immersi in una cultura che è molto distante dalla loro, possiamo considerarli appartenenti/aderenti alla cultura del Paese che li ospita?
Per intenderci: se per lavoro io mi trasferissi in Cina, con la mia compagna, dopo 5 anni avrei aderito/assimilato i valori di quella cultura tanto da eventualmente crescere mio figlio come un cinese?
E' una domanda abbastanza rilevante, posto che se al figlio di questa coppia concedi cittadinanza italiana, e se la cittadinanza non è questione di sangue o suolo ma di condivisione di valori comuni (e direi anche di una storia comune, ma non allarghiamo troppo), allora è cruciale capire se i genitori di quel bambino, che sono stranieri ed appartenenti ad un'altra cultura, lo cresceranno prendendo come riferimento culturale i valori del Paese che li ospita piuttosto che quelli del Paese di origine.
La stessa questione si ripropone anche nel secondo caso: perchè se è vero che un bambino che frequenta le elementari qui è parecchio esposto alla nostra cultura, è altrettanto vero che rimane esposto alla cultura della famiglia, che non necessariamente avrà aderito ai valori di riferimento della società italiana e che potrebbe, e molto spesso accade (prendi i casi di ragazzine picchiate dai genitori, o punite, per roba come indossare jeans, rifiutare il velo), decidere di crescerlo secondo i riferimenti culturali del proprio Paese di origine.
Quindi, ribaditi questi punti in maniera un attimino più chiara, rimane da capire se 5 anni siano un periodo sufficiente per esser certi che degli adulti siano abbastanza assimilati da crescere la propria prole nel rispetto di valori che non sono i loro natii ma quelli della società che li ospita.
Tu contesti che nei Paesi da me elencati non sia in vigore lo ius soli. Io quei Paesi li ho elencati per mettere in evidenza come le differenze culturali permangano anche a fronte di periodi di permanenza più lunghi di 5 anni.
Rimangono forti differenze anche nelle seconde e terze generazioni, gente nata in Europa da genitori non europei. Due giorni fa, o forse ieri, ho postato un articolo che metteva in evidenza questo fenomeno prendendo in esame il caso Germania-Turchi (di prima e seconda generazione). Quasi il 50% del campione rispondeva che se la legge tedesca prevede norme in contrasto con le prescrizioni religiose, quest'ultime prevalgono. Questa è gente che vive in Germania da più di 5 anni, o che ci è nata, e ciononostante è evidentemente non-assimilata. Non condivide uno dei valori cardine della civiltà occidentale, cioè la separazione tra potere temporale e spirituale. Non proprio questioni di lana caprina insomma...
La situazione in altri Paesi europei è la seguente:
In più o meno tutti questi, Portogallo escluso, vige uno ius solis "temperato", alle volte anche più temperato che rispetto a quello in discussione da noi.
In gran parte di questi Paesi osserviamo una mancanza abbastanza netta di assimilazione dei modelli culturali locali, e dei valori, da parte non solo di stranieri residenti da lungo periodo, ma pure dai figli di questi, nati e cresciuti in quel Paese e spesso cittdini di quel Paese.
Ergo, questa tipologia di approccio alla concessione della cittadinanza ha dimostrato essere di abbastanza dubbia utilità.
Tu dici che è a costo zero. Potrebbe essere. Se prendiamo in esame solo i costi economici (e non credo che lo sia comunque).
Se prendiamo in esame i costi sociali, non lo è affatto invece, ed è inutile che lo neghiate tanto quanto sarebbe inutile negare che l'erba è verde.
Spero di essere stato abbastanza chiaro.
Ah. Onde prevenire ridicole accuse di razzismo, che arriveranno comunque ma poco importa, chiarisco ulteriormente con un esempio: Balotelli è assolutamente un italiano, nel bene e nel male direi! Indipendentemente dal colore, dalla genetica, perchè cresciuto da una famiglia italiana e quindi secondo valori e modelli culturali italiani. Camoranesi, per continuare con l'esempio calcistico, non è italiano, nonostante il passaporto ed i nonni italiani. Perchè cresciuto secondo un modello culturale e dei valori diversi da quelli italiani.