@Triangolo nero, quello che scrive @Garat è d'una inesattezza sesquipedale, ma purtroppo comune a molti che sono poco edotti sulla dottrina cattolica, soprattutto se atei/agnostici/laicisti/non praticanti. Il Papa non "fa" la dottrina, anzi, al contrario lui deve confermare ed eventualmente approfondire "eodem sensu eademque sententia", esplicitandole o spiegandole più approfonditamente, verità di Fede e morale che gli sono state trasmesse. Essendo la verità oggettiva, essa va riconosciuta e non, stricto sensu, "decisa" (la parola "decisione", così come il verbo "decidere", in ambito teorico implicano un'arbitrarietà che è quanto meno impropria quando si tratta della veridicità o meno di qualcosa). Nei decreti sia del Concilio di Trento che del Concilio Vaticano I tutto ciò è stato molto ben spiegato, sviluppando coerentemente insegnamenti che risalgono ai primissimi concili ecumenici della Chiesa Cattolica e alla consuetudine ecclesiastica invalsa. In definitiva, il Papa è infallibile o quando insegna ex cathedra (Magistero straordinario infallibile del Papa) oppure quando ripete o conferma un insegnamento già ritenuto definitivo ed infallibile dalla Chiesa (Magistero ordinario infallibile del Papa). Le condizioni dell'infallibilità pontificia ex cathedra sono sostanzialmente quattro: il Papa deve parlare in virtù della sua autorità, deve esercitarla pienamente in materia di Fede e/o di morale, deve esprimere in modo chiaro la propria voluntas definiendi aut condamnandi (cioè, in modo evidente, deve far vedere che sta definendo una dottrina o che la sta condannando) e deve esprimere altrettanto chiaramente la voluntas obligandi (cioè, deve vincolare esplicitamente tutti i fedeli in quanto tali ad obbedire al suddetto insegnamento). Per analogia, queste condizioni si applicano anche al caso del Papa riunito in concilio ecumenico (Magistero straordinario infallibile della Chiesa, cioè del Papa in comunione coi vescovi). Il grado più basso dell'insegnamento ecclesiastico-pontificio è quello del Magistero ordinario non definitivo, detto anche meramente autentico, cioè tutto quell'insieme di pronunciamenti, dichiarazioni, ecc. che costituisce un insegnamento di carattere prudenziale oppure riguardante qualche questione di carattere contingente, il cui vincolo va inteso secondo il tenore delle espressioni usate, le circostanze in cui è stato pronunciato o scritto, ecc. Questo uso del Magistero non vincola i fedeli allo stesso modo del Magistero infallibile, anzi, ci possono essere casi in cui chi è competente e prudente può essere legittimato a sospendere l'ossequio dovuto a questo genere di insegnamenti, se vi si ravvisa una contraddizione palese con quanto insegnamento infallibilmente e/o precedentemente, anche se, finché è possibile, il Magistero non definitivo va interpretato alla luce di quanto è parte del Magistero infallibile. Altra cosa ancora sono le opinioni personali del Papa, le quali, anche quando sono espresse pubblicamente, sono un semplice parere in cui il Papa non impegna neanche il minimo grado della propria autorità. In tal caso, se il Papa si cimenta in questioni di natura dottrinale, si dice che parla come "dottore privato" ovvero come semplice teologo o filosofo. Per tornare a bomba, le dichiarazioni di Papa Francesco sull'immigrazione si stagliano tra l'insegnamento meramente autentico e non definitivo del Magistero ordinario pontificio e le sue opinioni personali. Ciò che insegna il Magistero ecclesiastico-pontificio in materia, in termini di principio, è riassumibile in quanto insegnò Papa Pio XII, parlando ai responsabili americani dell'immigrazione nel 1946, in un momento in cui gli USA stavano varando una legislazione molto più ristrettiva delle precedenti in quest'ambito: "Non stupisce (...) che le mutate circostanze abbiano portato restrizioni circa l'immigrazione, poiché in questo campo si ha da tenere presente non solo l’interesse dell’immigrato, ma anche il benessere della nazione". Già in precedenza, nell'Enciclica "Summi Pontificatus" (1939), Pio XII aveva insegnato: "Tutte quelle direttive e cure, che servono ad un saggio ordinato svolgimento di forze e tendenze particolari, le quali hanno radici nei più riposti penetrali d'ogni stirpe, purché non si oppongano ai doveri derivanti all'umanità dall'unità d'origine e comune destinazione, la Chiesa le saluta con gioia e le accompagna con i suoi voti materni. (...) [Non] è da temere che la coscienza della fratellanza universale, fomentata dalla dottrina cristiana, e il sentimento che essa ispira, siano in contrasto con l'amore alle tradizioni e alle glorie della propria patria, o impediscano di promuoverne la prosperità e gli interessi legittimi, poiché la medesima dottrina insegna che nell'esercizio della carità esiste un ordine stabilito da Dio, secondo il quale bisogna amare più intensamente e beneficare di preferenza coloro che sono a noi uniti con vincoli speciali. Anche il divino Maestro diede esempio di questa preferenza verso la sua terra e la sua patria, piangendo sulle incombenti rovine della città santa". Anche il più recente Catechismo della Chiesa Cattolica, promulgato da Papa Giovanni Paolo II, insegna che le "autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l'esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie. L'immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri". Come ciò, in concreto, possa o debba avvenire può essere oggetto di discussione ed in merito quelle espresse dal Papa odierno sono opinioni e nulla di più.





Rispondi Citando
