
Originariamente Scritto da
Giò
@
Triangolo nero, ma ancora perdi tempo con questo qui?

Sarai "pagano" (passami l'espressione), però noto che aspiri a diventare paziente quanto Giobbe.

Bastano poche considerazioni per mandare in frantumi i vaneggiamenti del soggetto in questione: la prima è che ogni trattato internazionale non perde d'efficacia solo perché è cambiato il governo di uno degli Stati che vi hanno aderito, giacché i trattati impegnano gli Stati globalmente intesi, non solamente coloro che, firmandoli individualmente, rappresentano tramite la loro persona fisica il proprio governo. Il governo è tale proprio perché rappresenta lo Stato nel suo insieme. Le dimissioni di Mussolini, quindi, non legittimavano ipso facto lo scioglimento del vincolo d'alleanza e di solidarietà politica e militare con la Germania nazionalsocialista: tant'è che Badoglio disse, molto chiaramente, appena annunciate le dimissioni di Mussolini, che la guerra sarebbe continuata a fianco dell'alleato.
La seconda è che lo stesso trattato d'alleanza fra Germania e Italia, altrimenti noto come "Patto d'Acciaio", prevedeva il seguente articolo:
Art. 5. - Le Parti contraenti si obbligano fin da ora, nel caso di una guerra condotta insieme, a non concludere armistizi e paci se non di pieno accordo fra loro.
https://www.fanpage.it/quando-l-ital...tto-d-acciaio/
Se, di fronte ad una precisa richiesta italiana di uscire dal conflitto per impossibilità di proseguire lo sforzo bellico, il governo tedesco si fosse opposto, senza peraltro dare alcuna garanzia efficace di aiuto e sostegno all'alleato in difficoltà, sarebbe ovviamente valsa la riserva implicita in ogni trattato internazionale, cioè quella del "rebus sic stantibus", e l'Italia sarebbe stata ampiamente legittimata ad arrendersi agli anglo-americani senza tener conto delle rimostranze tedesche. Fu così? La triste cronaca delle vicende che precedettero l'8 settembre 1943 e gli eventi che lo seguirono dimostrano esattamente che nulla di tutto ciò avvenne. Anzi, Badoglio e il suo entourage ingannarono l'alleato tedesco, assicurandogli (a parole) il proseguimento dell'alleanza e addirittura permettendo l'ulteriore invio di truppe germaniche sul suolo italiano...pur nella consapevolezza che tale presenza sarebbe stata un problema enorme in caso di conclusione positiva delle trattative con il nemico per la stipulazione dell'armistizio. Cosa che, del resto, puntualmente avvenne.
Il governo della RSI governo illegittimo e fantoccio? Indubbiamente, il governo regio era legittima, ancorché probabilmente difettosa (la nomina di Pietro Badoglio avvenne senza la previa consultazione della lista dei possibili successori di Mussolini che il Gran Consiglio del Fascismo avrebbe dovuto sottoporre al re), espressione dello Stato nazionale italiano, cioè il Regno d'Italia. Il problema fu che i rappresentanti legittimi del governo italiano non solo lasciarono i propri subordinati, cioè - in soldoni - le FFAA e l'intero apparato dello Stato, senza alcun preciso ordine su come comportarsi in quei drammatici frangenti, ma si ritirarono fisicamente dalla stessa sede del governo (la capitale Roma) senza designare alcuno che ne facesse concretamente le veci. In poche parole: coloro che avevano la responsabilità di reggere lo Stato indietreggiarono e lasciarono una porzione, allora molto significativa, del proprio territorio sguarnita di qualsiasi autorità efficace che potesse realizzarne il bene comune e garantirne almeno l'unità interna. Siccome non può esistere alcuna società pubblica - leggasi: Stato - senza una potestà che, concretamente, la governi, la stessa necessità di un'autorità fece emergere lo Stato fascista repubblicano noto a tutti noi come "Repubblica Sociale Italiana". Pur non essendosi perfezionato costituzionalmente (la Costituente venne annunciata, ma non fu mai realizzata per evidenti motivi, anche se non mancò chi premette per convocarla prima ancora della fine della guerra, nonostante il conflitto in corso), lo Stato fascista repubblicano ebbe tutte le caratteristiche di una realtà politica belligerante. La RSI fu, come
minimo, un'autorità
di fatto costituita, con tutti i crismi della sovranità giuridica e politica tipica di ogni Stato. Moralmente parlando, fu l'unico modo che una parte considerevole di italiani trovò per salvare l'onore nazionale di fronte all'ignominia di un armistizio dai contenuti eccessivamente punitivi nei confronti dell'Italia e, peggio ancora, dalle conseguenze gestite malissimo dal governo Badoglio e dallo stesso Capo di Stato in carica (ovvero il Re), evitando così all'Italia un'occupazione dura quanto quella tedesca in Polonia, in Jugoslavia e, più in generale, nei territori dell'URSS. Ed anche se si volesse ritenere la RSI illegittima sotto ogni profilo (cosa su cui non sono minimamente d'accordo), resta il fatto che a quell'errore, se di errore si trattò, furono indotti migliaia di italiani che la servirono dai gravissimi errori di Badoglio, Vittorio Emanuele III e tutti coloro che, per un motivo o per l'altro, ebbero un ruolo nella gestione delle trattative che portarono all'armistizio e nella cessazione delle ostilità con il precedente nemico. Se teniamo conto che, nel cosiddetto "Regno del Sud", circolava tranquillamente moneta d'occupazione (le famose AM-lire), mentre, appena la RSI riuscì a costituirsi e ad insediarsi, furono ritirati i marchi d'occupazione, noteremo che addirittura lo Stato fascista repubblicano, in quei frangenti, godette di un'indipendenza e di un'autonomia persino maggiore del Regno d'Italia, che era vincolato pesantemente dalle clausole di un armistizio iniquo che aveva previsto la resa incondizionata dello Stato italiano. Il che la dice lunga, dato che, senza alcun dubbio, la RSI fu pesantemente condizionata dall'occupazione dell'alleato tedesco.
Dulcis in fundo, parliamo della questione di fondo: l'atteggiamento tedesco nei confronti dell'alleato italiano fu fedifrago? La risposta a tale domanda non basterebbe ad esaurire le pagine di un manuale di storia contemporanea, ma, anche se dovessimo concludere con un sostanziale "sì", resterebbe il fatto che ciò non avrebbe mai potuto legittimare né moralmente né giuridicamente né politicamente la condotta "badogliana", così come essa storicamente fu.