



Signor Mollicone, che attesa è la sua?
«Sarà un’emozione riavere Serena vicino. Ventuno mesi sono lunghi senza tua figlia, anche se è morta. Una mancanza fisica e nei comportamenti, come non poterle portare i fiori al cimitero».
Ha mai avuto voglia di dimenticare?
«Mai. E non lo farò finché non avrò giustizia. Possono fermarmi, ma nella tomba continuerei a rivoltarmi».
Quando sarà chiusa per lei questa storia?
«Quando ci saranno le condanne, che devono essere esemplari. Parliamo di graduati, ancora in servizio, che scelgono di non rispondere ai magistrati. Ma dai vertici dell’Arma ho sempre avuto vicinanza e solidarietà».
Che cosa manca per arrivare alla verità?
«Dopo il delitto ci furono delle mosse da scacchisti per depistare. Marco Malnati, il compare del brigadiere Santino Tuzi (suicida nel 2008 dopo aver testimoniato la presenza di Serena in caserma, ndr) disse di aver saputo da lui che Mottola, la notte della veglia funebre, entrò in casa mia per lasciare il telefonino di Serena. La sua testimonianza è sparita, Malnati non ha più parlato per paura, ma di quelle frasi, ripetute al funerale di Tuzi, c’è ancora traccia in una Tv locale».
Possibile che ci fosse una così forte intimidazione?
«Paura ne ho anche io. Non di morire, però, perché la mia vita è finita con Serena, ma di non poter dire chi l’ha uccisa».
Al funerale venne chiamato in caserma. Perché?
«Mi convocarono per firmare il verbale di ritrovamento del telefonino. Restai tre ore sulla stessa panca dove aspettò mia figlia e l’unico motivo, l’ho capito poi, era far vedere a tutti che non ero in chiesa, alludendo a chissà quale mistero
erché Serena andò in caserma?
«Per denunciare il figlio di Mottola, Marco, che faceva lezioni private di francese da me e andava a scuola con Serena. Si conoscevano, nessuna storia come è stato scritto, ma lei sapeva che lui spacciava».
Ne è certo?
«Serena me lo disse un giorno a tavola. Aveva anche avvertito Marco, tanto che suo padre, il maresciallo, la diffidò in piazza davanti a tutti. Lei mi disse: “Mottola pensi a suo figlio, piuttosto”. E Serena dava sempre seguito alle sue parole. Oltre alla testimonianza di Tuzi e al nome poi cancellato sul registro degli ingressi, c’è il verbale di una donna delle pulizie che la vide in sala d’attesa e sentì una voce chiamarla negli alloggi del comandante».
Chi era sua figlia?
«Una ragazza comune con un accentuato desiderio di aiutare gli altri. Aveva 18 anni, era un’idealista, generosa, non si preoccupava delle conseguenze. Oggi sarebbe una veterinaria o una giornalista, magari disoccupata, ma sempre uguale. Non voglio santificarla, solo far chiarezza su tante voci».
Arce è cambiata?
«C’è un prima e dopo l’omicidio. Un posto dove si moriva per overdose e con tante amicizie e interessi inconfessabili. In questo senso, quello di Serena è stato un sacrificio che oggi ha riportato pulizia e tranquillità. Merito del nuovo comandante, Gaetano Evangelista, e del procuratore capo, Luciano D’Emmanuele, che hanno riaperto le indagini».
In questi anni ha avuto più paura della verità o di non poterla avere?
«Quello che è successo non si può cambiare. Ma deve essere il punto di partenza per arrivare in fondo. Lo dobbiamo a Serena e grazie a Dio ci stiamo riuscendo».
18 dicembre 2017 | 23:11
https://roma.corriere.it/notizie/cro...serena-mollico
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Delitto Mollicone: l'ultimo dubbio
Dove è stata nascosta Serena
dopo essere stata uccisa?
Frosinone >
Martedì 9 Ottobre 2018 di Vincenzo Caramadre
Giallo di Arce, le indagini alle battute finali, ma restano alcuni importanti interrogativi sull’occultamento del corpo della studentessa. Chi ha trasportato il corpo di Serena? Dov'è stato nascosto prima di essere abbandonato nel boschetto di Anitrella? Da dove provenienti la polvere edile trovata sotto i vestiti di Serena?
Su questi interrogativi si concentrano le indagini per ricostruire l'ultimo segmento investigativo: il trasporto è l’occultamento del corpo della 18enne. Si è in attesa di una importante relazione tecnica sui luoghi dove potrebbe essere stata Serena dopo la morte e si susseguono mirati interrogatori di persone informate sui fatti.
Finora le indagini hanno riguardato la caserma dei carabinieri di Arce, dove la 18enne, il primo giugno 2001 sarebbe stata colpita a morte e il corpo immobilizzato con il nastro adesivo.
La consulenza sulle micro tracce dei Ris di Roma, incaricati dal Pm Beatrice Siravo della Procura di Cassino, di analizzare i microscopici elementi trovati sui vestiti e sui reperti ha incastrato un quadro indiziario sulle possibili fasi dell’omicidio che sarebbe avvenuto in caserma: la lite nell’alloggio nella caserma, l’urto contro la porta e confezionamento c del corpo.
In particolare per la consulenza del Ris, che fa il paio, sul piano scientifico, con la consulenza della professoressa Cristina Cattaneo, tutto sarebbe avvenuto nella caserma. Accertamenti scientifici sulla scena del delitto che si rafforzano a vicenda.
Per la consulenza Cattaneo lo dimostrerebbe la compatibilità della frattura cranica trovata sulla testa di Serena e il segno di effrazione sulla porta sequestrata nell’alloggio della caserma.
Per la consulenza sulle micro tracce - l’ultima in ordine di tempo depositata dai Ris - lo proverebbe, invece, il legno trovato sul nastro adesivo con il quale è stato avvolto il sacchetto di plastica attorno alla testa della 18enne e la colla, trovata sui capelli di Serena, della struttura interna della porta.
Non da ultimo, ed elemento di partenza, sono le dichiarazioni del brigadiere Santino Tuzi, il quale poche ore prima di morire suicida cola sua pistola d’ordinanza riferì al Pm di aver visto Serena entrare in caserma il primo giugno 2001. Ma il Pm e i carabinieri intendono dare una spiegazione logica e cronologica a tutte le fasi, per cui la settimana scorsa hanno ascoltato due donne che avrebbero ricostruito le fasi precedenti l’ingresso in caserma di Serena, ora si concentrano sulle fasi dell’occultamento. L’ipotesi è che il corpo della ragazza sia stato trattenuto in un luogo diverso dalla caserma prima di essere nascosto a Fonte Cupa. Il cerchio sarà chiuso a fine settimana.
Ultimi giorni d’indagine, il termine scade il 13 ottobre prossimo. Tutti in attesa su tutti papà Guglielmo Mollicone (nella foto), ma anche gli indagati, vale a dire l’ex maresciallo comandante della stazione dei carabinieri di Arce Franco Mottola, sua moglie e suo figlio Marco (assistiti dall’avvocato Francesco Germani), ai quali viene contestato l’omicidio e occultamento di cadavere.
Indagato per concorso morale, anche, il luogotenente Vincenzo Quatrale (assistito dagli avvocati Francesco Candido e Paolo D’Arpino), al carabinieri Francesco Suprano viene contestato il favoreggiamento (assistito dagli avvocati Eduardo Rotondi ed Emiliano Germani)
https://www.ilmessaggero.it/frosinon...e_ultimo_dubbi
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