







Cum Feris Ferus
Chi striscia non inciampa. Cit.






vabbè... ora datemi una mano...
cosa ne pensate di questo tel?
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Se non hai il coraggio di mordere, non ringhiare.


Buttati dalla finestra invece che fare le strade , non si sa mai che ci sia una corrente ascensionale così forte da farti atterrare dolcemente.
Ritornando seri se temi una mutazione del virus a maggior ragione devi cercare di limitarne la presenza tramite i vaccini , fino alla eradicazione : se è dentro di noi nascosto(dove?) e noi moriamo non è che salta da un uomo all'altro.
Meno virus ci sono in giro e meno è probabile la mutazione.
Io stimo più il trovar un vero, benché di cosa leggiera, che 'l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nissuna


@chicca.s un articolo di Repubblica (credo)
"Viaggio nella Questione settentrionale, dove il governo gialloverde non piace agli imprenditori
19 NOVEMBRE 2018
DI ROBERTO RHO
MILANO - Pian Camuno, bassa Valcamonica, provincia di Brescia. La Camfart, mole abrasive per l’industria, 4 milioni di fatturato, una trentina di dipendenti, è una delle migliaia di piccole aziende della fascia pedemontana lombarda. Giovanni Silvioli, proprietario e presidente, è uno delle migliaia di imprenditori piccoli, medi e grandi, piemontesi, lombardi, emiliani o veneti, che forse per la prima volta nella storia recente hanno messo in crisi l’assunto – dettato da Gianni Agnelli parecchi decenni orsono – per cui gli industriali "sono governativi per definizione". Il decreto dignità è in vigore da qualche settimana, la prima manovra finanziaria del governo gialloverde marcia in Parlamento, la congiuntura è grigia come il cielo sopra la val Padana. A questo punto il concetto è chiaro: tra il governo Lega-Cinque Stelle e il mondo produttivo del Nord – che in misura significativa il 4 marzo ha attribuito il proprio speranzoso consenso ai due movimenti – non soltanto la luna di miele è durata poco, ma le procedure di divorzio sono conflittuali. "Questo governo sta facendo un pericolosissimo gioco d’azzardo – accusa Silvioli – ma se in Consiglio dei ministri ci sono amanti del poker o del blackjack vadano a giocare al casinò, e non sulla pelle delle nostre aziende".
Le riunioni associative di industriali e artigiani vibrano di preoccupazione e indignazione, i toni dei leader confindustriali – più quelli territoriali dei nazionali – si alzano, la spinta di chi, dopo la piazza Sì Tav di Torino, vorrebbe manifestazioni analoghe a Milano, a Brescia, a Vicenza, a Padova cresce ogni giorno di più. La Questione Settentrionale è esplosa nelle mani del governo, e soprattutto della Lega che in queste regioni raccoglie percentuali bulgare e storicamente si è proposta come paladina degli interessi delle piccole e medie aziende del Nord. Il peggioramento del quadro congiunturale è la premessa del malumore montante e delle angosce. Reduci da tre anni di crescita vigorosa, gli imprenditori puntavano al recupero dei livelli di produzione degli anni prima della Grande Crisi. E invece, in vista del traguardo, hanno dovuto frenare anche bruscamente. A Brescia nell’ultimo trimestre i due settori chiave dell’industria manifatturiera, metallurgia e meccanica, sono in calo rispettivamente del 4,6 e del 4,4%. Ma i nuvoloni grigi si distinguono ovunque, da Torino – che già nella prima parte dell’anno aveva visto crollare le esportazioni – al Triveneto. A Vicenza, un’altra provincia ad alta intensità manifatturiera, l’export è in calo per la prima volta da tre anni. La frenata ovviamente si spiega con fattori internazionali – guerra dei dazi, Brexit, stop dell’industria dell’auto – ma anche con fattori interni. Ed è proprio questo che scatena la rabbia degli imprenditori.
Roberto Saccone, Olimpia Standard di Cellatica, pochi chilometri fuori dalla tangenziale Ovest di Brescia, circa 60 milioni di fatturato: "Noi vendiamo prodotti per il comfort domestico e siamo un termometro affidabile per misurare la tendenza dei consumi: ecco, dall’autunno il rallentamento è chiarissimo e ciò non può essere altro che lo specchio dell’incertezza che si respira in Italia". E che, a sentire gli umori dei circa 700 imprenditori bresciani che martedì scorso hanno affollato il Brixia Forum per l’assemblea dell’Aib, è la diretta conseguenza delle mosse del governo in materia di finanza pubblica e politica industriale.
I rapporti con l’Europa e i conseguenti rischi sui costi e l’agibilità del credito bancario. Il lavoro e le politiche sociali. Gli investimenti pubblici e gli stimoli agli investimenti privati. Le politiche fiscali. L’insoddisfazione, in molti casi l’ira, di industriali e artigiani sta tutta nello svolgimento di questi quattro titoli. "Non abbiamo materie prime, importiamo quasi tutto, come possiamo pensare di metterci in conflitto con l’Europa?", chiede Lorella Forelli, imprenditrice di lungo corso nel settore della raffinazione dei metalli, media azienda quasi centenaria a Capriano del Colle, una manciata di chilometri a sud di Brescia. "Sono di ritorno da una grande fiera internazionale: indiani e cinesi ci stanno portando via tutta la materia prima offrendo prezzi per noi insostenibili – racconta Forelli – E il nostro governo, invece di aiutarci, studia il modo per litigare con i partner europei". Giuseppe Pasini, il leader degli industriali bresciani, la dice in modo ancor più diretto: "Abbiamo il dovere di rafforzare e migliorare l’Europa, semplificando le regole e avvicinandola ai cittadini. Ma questo non significa attaccarla quando siamo richiamati all’ordine. Cominciamo a fare meglio i compiti, senza tante polemiche".
Ancor più sensibile il capitolo delle politiche sociali. Non è solo il reddito di cittadinanza, che da queste parti digeriscono come un mattone per cena. E’ la combinazione dell’assistenzialismo con il decreto dignità e lo smantellamento della legge Fornero a far montare la furia del mondo produttivo settentrionale. I primi effetti del decreto Di Maio sono già misurati: meno 20 per cento di lavoratori interinali a Milano, Lodi e Brianza, meno 26 per cento nel Bresciano. I pensionati a quota 100: "Il governo dice che libereranno posti per i giovani, addirittura due o tre neoassunti per ogni pensionato. Come imprenditore – chiosa Saccone – io dico che le assunzioni si decidono quando ci sono prospettive di crescita. Ciò che farò io, nella mia azienda, per sostituire i nuovi pensionati, sarà attingere alle risorse interne". "Nessun dato empirico comprova l’ipotesi che un pensionato anzitempo lasci il suo posto a un giovane – ha detto il leader di Assolombarda Carlo Bonomi nel suo applauditissimo discorso della Scala – al contrario i dati mostrano che a crescere di più è chi ha insieme più occupati giovani e anziani, senza nessun automatico effetto sostitutivo".
Lavoratori giovani al fianco degli anziani. Affiancamento per favorire la formazione. Ecco un’altra delle ferite che fanno malissimo, perché il governo gli incentivi per la formazione li ha sbrigativamente tagliati, così come le ore di alternanza scuola-lavoro. Insomma, il decreto dignità accorcia la durata dei contratti a termine, e di conseguenza la possibilità di “formare” nuovi dipendenti in azienda, e nello stesso tempo cala la mannaia sui finanziamenti alle altre soluzioni formative. Eppure l’industria ha una gran fame di tecnici qualificati: solo a Brescia si calcola un fabbisogno di 130mila unità da qui al 2021. Anche la promessa del ministro Di Maio di confermare gli incentivi del piano Industria 4.0 si è rivelata un bluff. Cancellato il superammortamento, fortemente ridotto l’iperammortamento, tagliato il credito d’imposta su ricerca e sviluppo. La bresciana Olimpia Splendid nel primo semestre 2018 aveva aumentato del 20% gli investimenti in tecnologie e ricerca: "Ho sfruttato l’iperammortamento per dare un’accelerata al rinnovamento degli impianti – spiega Saccone – ora che non c’è più e che il clima in cui lavorano le imprese è peggiorato valuterò gli investimenti con molta prudenza".
A pochi fa piacere dirlo pubblicamente ma nelle confidenze a margine dell’assemblea dei bresciani erano tantissimi gli imprenditori che si confrontavano sull’eventualità di fermarsi o almeno frenare. Anche perché, se gli incentivi aiutano, la benzina per i nuovi investimenti sono i prestiti delle banche, e nessuno è disposto a scommettere sulla possibilità che i rubinetti del credito restino aperti a lungo e per tutti. La somma di tutto questo, con l’aggiunta in calce della rabbia per l’insufficienza degli investimenti pubblici, lo stop alle infrastrutture, la completa sparizione dai radar di ogni ipotesi di taglio del cuneo fiscale, il revival delle nazionalizzazioni (Alitalia, Autostrade, magari anche Telecom…) è il senso della Questione settentrionale che, negli equilibri instabili delle relazioni tra Lega e Cinque Stelle è stata più o meno consapevolmente sacrificata. Le distanze tra il Nord e la capitale sono enormemente aumentate. Imprenditori, artigiani, grandi commercianti e professionisti si sentono trascurati, se non proprio ignorati, e meditano proteste anche clamorose. Carlo Bonomi: "Sembra quasi di intravvedere la volontà di affossare il Nord". "Perché il valore economico e sociale delle nostre imprese è più apprezzato all’estero che in Italia? – si chiede il varesino Riccardo Comerio – Non riusciamo a dare risposte a questa domanda". "Se oggi la politica non c’è – tuona il bresciano Pasini – state certi che ci ascolterà perché non mancheremo di farci sentire in altre sedi". Non è l’annuncio di un’altra piazza come quella del 10 novembre a Torino, non è l’evocazione della storica marcia dei quarantamila del 1980, ma poco ci manca. "Di certo non possiamo restare passivi – dice Silvioli – qualcosa faremo sicuramente. Quarantamila? Altro che, in Lombardia saremo dieci volte tanti"
Cum Feris Ferus
Chi striscia non inciampa. Cit.

