
Originariamente Scritto da
standing bull
Perdonami, ma certe considerazioni su Milano mi fanno un po’ sorridere. Sarà che qui alla Ghisolfa siamo un po’ più rilassati, ma l’africano che staziona davanti alla Conad o quello che è posizionato davanti alla ricevitoria del Superenalotto o la zingara che sta davanti all’edicola gestita da un cinese, e ti chiamano “capo” o “maestro” non spaventano nessuno. Qualcuno ogni tanto si ferma anche a scambiare due parole, qualche signora si fa aiutare a caricare l’auto con la spesa fatta alla Conad; difficile che si lamentino. Semmai la gente si lamenta dei sudamericani che spacciano, ma quelli sono arrivati in aereo, mica coi barconi. E poi magari le mogli degli spacciatori vanno a fare le pulizie in casa loro. Il cinese in via Bramante che ripara il cellulare o il computer in tempi brevi, a prezzi umani e con scontrino e garanzia è un classico, ormai, come l’egiziano che ha la pizzeria non lontano da Spontini, e che è sempre piena. A lui gli fa una pippa Spontini (*).
Nelle zone che citi tu i problemi non sono mica nati con l’immigrazione dall’estero: prima c’erano i ligera, poi i terùn, e poi sono arrivati sudamericani (sempre in aereo), asiatici e africani. Ma non è che prima si stava meglio. Negli anni sessanta alla Comasina c’era Vallanzasca, mica le Orsoline e negli anni settanta a Parco Lambro vendevano l’eroina mica il giornaletto parrocchiale. Prima che inventassero i frontalini la gente si portava l’autoradio al cinema e al ristorante, altrimenti si ritrovava il vetro dell’auto spaccato e l’autoradio in qualche mercatino di periferia. E non è che ti succedeva nelle periferie degradate, succedeva dovunque. In viale Jenner prima degli islamici c’era un affollamento incredibile di zoccole per via dei camionisti che parcheggiavano dagli spedizionieri della zona. E non è che a puttane ci andassero da sobri. I racconti di Testori sulle zone della Bovisasca, Vialba e Roserio parlano di miseria e delinquenza piccola e grande. E sono storie di vita vissuta, non fantasie.
C’è modo e modo di affrontare queste cose: uno è quello di gridare “basta negri!”, che in fondo è un sistema collaudato. Ieri gridavano “basta terroni!” e dicevano che era tutta gente che non aveva voglia di far niente, che ti si infilava in casa e non usciva più, che venivano qui e si mettevano in mutua il giorno dopo, e poi usavano i medicinali pagati da noi per far crescere i pomodori che coltivavano nella vasca da bagno, perché tanto non si lavavano. E poi erano tutti mafiosi, anche perché a quei tempi non si facevano mica tante distinzioni.
(*) Spontini è una importante catena di pizzerie di Milano