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Discussione: Terries

  1. #331
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Sentenza Visualizza Messaggio
    Perché, si può cambiare? Si può diventare settentrionale?
    Si può ritornare lì. Si deve. Dovete.
    Per restarci.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #332
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Si può ritornare lì. Si deve. Dovete.
    Per restarci.
    Ma io sono già lì (cioè qui).
    Spaghetti e pistole

  3. #333
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Non fare il furbo, che non sei capace.
    Guarda che quello che avevo quotato io era un'altra frase, è stata cambiata dopo il mio quote.
    Spaghetti e pistole

  4. #334
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Sentenza Visualizza Messaggio
    Guarda che quello che avevo quotato io era un'altra frase, è stata cambiata dopo il mio quote.
    Ok.
    Ma se vuoi venire qui dicci qualcosa di sensato.
    Ciao.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #335
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    Predefinito Re: Terryes

    Lite per il posto barca al Porto di Catania, pescatore gambizzato

    Lite per il posto barca al Porto di Catania, pescatore gambizzato - Giornale di Sicilia

    IL CINEPANETTONE DEI VANZINA CHE CI MANCAVA: SCROCCONI A CORTINA - UNA FAMIGLIA DI ROMA PASSA QUATTRO GIORNI DA FAVOLA IN UN NOTO HOTEL DI CORTINA E POI SCAPPA SENZA PAGARE IL CONTO - ACCIUFFATI SULL’AUTOSTRADA, HANNO DOVUTO PAGARE
    Da Corriere della Sera
    Sembra la cornice di un cinepanettone o dello storico «Vacanze di Natale» del 1983, invece è accaduto veramente a Cortina, nel ponte della Befana, con una famiglia di tre persone che soggiorna in un noto hotel nel centro di Cortina dal 2 al 6 gennaio e poi si dilegua senza pagare il conto. Il portiere si rivolge al Commissariato di Polizia. Scattano le ricerche e l’auto viene avvistata nell’area di servizio di Pian di Vedoia. Quando i turisti escono dal bar, ad aspettarli trovano una pattuglia dell’autostradale.
    I fatti. Una famiglia di Roma, composta da M.F. di anni 49 romano, la moglie R.A. cittadina russa di 27 anni e un bimbo di due anni, si erano presentati nella serata del due gennaio per occupare una suite di un noto albergo in centro a Cortina, regolarmente prenotata alcuni giorni prima e per la quale aveva versato regolare caparra.
    Nella mattinata del 6, poco dopo le sette, il portiere dell’Hotel ha nota dei movimenti che sembra sospetti e infatti accerta che la famiglia sta abbandonando l’albergo. Alla richiesta di spiegazioni l’uomo risponde che sta semplicemente andando a trovare un amico. Pochi minuti dopo il portiere sale in camera e nota che è stata completamente sgomberata.
    Scende velocemente nel parcheggio privato della struttura dove aveva appena il tempo di scorgere la macchina che si sta allontanando, annotando comunque il tipo di autovettura, una Mini Minor bianca, e la targa. A quel punto raggiunge velocemente il Commissariato di Polizia raccontando l’accaduto.
    Vengono immediatamente diramate le ricerche dell’auto anche in ambito autostradale. Il portiere torna nel frattempo in albergo per verificare se la carta di credito prepagata usata per versare la caparra avesse sufficiente capienza per il saldo, accertando ovviamente che così non era.
    Nel frattempo una pattuglia del COA di Udine, in servizio sull’A27, nota la Mini descritta parcheggiata nei pressi dell’area di servizio di Pian di Vedoia, senza nessuno a bordo. Si apposta nei pressi dell’auto in attesa dei proprietari, che escono poco dopo. Richieste spiegazioni sulle modalità di partenza da Cortina, M.F. cerca di giustificarsi in qualche modo, dopo di che chiede di poter saldare il conto.
    Gli agenti gli permettono allora di fare alcune telefonate al termine delle quali l’uomo spiega di aver provveduto a ricaricare la carta per l’importo dovuto (1.690 euro). A quel punto segue la verifica dell’amministrazione dell’albergo, con la transazione andata a buon fine. La proprietà decide di non sporgere denuncia visto che la somma è comunque rientrata nelle casse dell’albergo, mentre la famiglia ha fatto ritorno a Roma.

    Finte raccolte per il corteo religioso: truffe nel nome dei Misteri a Trapani
    di Luigi Todaro
    Sedicenti rappresentanti dei vari ceti in questi giorni si sarebbero recati presso gli esercizi commerciali del capoluogo per raccogliere offerte per l’allestimento del corteo religioso
    TRAPANI. Truffe nel nome dei Misteri. A lanciare l’allarme è l’Unione maestranze che cura la secolare processione che per circa 24 ore si snoda lungo le strade della città nella giornata del Venerdì Santo. Sedicenti rappresentanti dei vari ceti in questi giorni si sarebbero recati presso gli esercizi commerciali del capoluogo per raccogliere offerte per l’allestimento del corteo religioso. Il presidente dell’Unione maestranze Vito Dolce lancia un appello agli esercenti: “Diffidate da questi soggetti che chiedono soldi spacciandosi per appartenenti ai diversi Gruppi”. Una denuncia è stata presentata gli organi di polizia affinchè venga fatta luce sulla vicenda.
    “Gli incaricati alla raccolta fondi – spiega Dolce – sono muniti di un apposita autorizzazione controfirmata dal capo-console di ogni Sacro gruppo”. Insomma, i commercianti sarebbero stati raggirati da falsari che facendo leva sull’attaccamento dei trapanesi alla processione del Venerdì Santo avrebbero trovato il modo per fare soldi facili.
    Non è la prima volta che in città vengono perpetrate truffe nel nome di manifestazioni religiose. Lo scorso mese di settembre, sedicenti volontari della parrocchia "San Michele Arcangelo" di Erice Casa-Santa si sono presentati presso attività commerciali per raccogliere offerte per la processione del Santo. Un modo per spillare soldi, carpendo la buona fede delle vittime. A denunciare il caso era stato il parroco, don Francesco Vivona.
    Finte raccolte per il corteo religioso: truffe nel nome dei Misteri a Trapani - Giornale di Sicilia

    Napoli, Vandali all'assalto della cava Greca. Sfregi ai segni di 2.500 anni fa
    di Paolo Barbuto
    «Non è possibile, non è possibile», ha un fisico da gigante ma si dispera come un bambino Enzo Albertini di fronte al nuovo sfregio che ha scoperto.
    Il pesantissimo portone in ferro che avrebbe dovuto proteggere la Cava Greca, il ritrovamento archeologico più misterioso della città, non c’è più. Non è stato semplicemente aperto, è stato letteralmente strappato via dai cardini e portato via, probabilmente dai ladri di ferro che vanno a rivendersi il materiale a peso. Così l’antica cava creata duemilacinquecento anni fa dai greci che costruivano la città, è alla mercè di tutti. E ovviamente qualcuno ne ha approfittato.
    Albertini s’infila nel cunicolo d’accesso con un pizzico di timore. Spera di scoprire che tutto è a posto, com’era 25 anni fa, quando lui entro per la prima volta in quel luogo e ne annunciò al mondo l’esistenza, invece già sa che qualcosa è accaduto.
    Avanza di pochi passi e si imbatte nei resti di un pasto veloce: buste di patatine, bottiglie di birra.
    Così capisce che qual luogo è stato violato e accelera il passo per coprire rapidamente di 150 metri di cunicolo che sbucano all’interno della cavità. Anche lì dentro sorprese amare, bottiglie di vino e cocci ovunque, incisioni sul tufo che hanno cancellato per sempre i segni lasciati qui dagli antichi greci.
    Napoli, Vandali all'assalto della cava Greca. Sfregi ai segni di 2.500 anni fa | Video

    Regione, permessi per parenti disabili, via 1 dipendente su 5
    MASSIMILIANO SCAGLIARINI
    BARI - Il caso più eclatante riguarda una impiegata in servizio nel palazzo della giunta regionale. Nel 2014 la signora ha chiesto (e ottenuto) tre distinti congedi straordinari, quelli che spettano secondo la legge 104 a chi deve assistere parenti disabili: sono tre giorni di assenza dal lavoro al mese per ciascun parente in difficoltà. Fanno 9 giorni al mese. Ma sommando le malattie e le ferie, nel 2014 l’impiegata ha lavorato in media 6 giorni al mese. Ma ha percepito stipendio pieno.
    Benvenuti nel fantastico mondo del lavoro pubblico. In Regione Puglia, dove (dirigenti esclusi) lavorano circa 2.500 persone, sono 490 i dipendenti che nel 2014 hanno usufruito di congedi straordinari secondo la legge 104. Praticamente uno su cinque. In molti (circa 20) hanno usufruito di più di un congedo straordinario.
    Intendiamoci: quello previsto dalla legge 104 è un diritto del lavoratore, e come tale va trattato. Eppure quel 20% è un dato molto alto, considerando che il tasso di assenza medio del 2013 (ultimo dato disponibile) ammonta a circa il 17%: il 10% è dovuto alle ferie (con un picco quadruplo ad agosto e triplo a dicembre), il 4% alle assenze per malattia, e il 3% ai permessi (legge 104 e distacchi sindacali).
    Per fruire dei congedi per la 104 serve un certificato di disabilità grave che raramente viene rilasciato dalle Asl entro i 90 giorni previsti dalla legge. A quel punto è sufficiente presentare il certificato di uno specialista. In più, è possibile cumulare i giorni di permesso secondo la legge 104 con altri tipi di permessi (ad esempio quelli per l’allattamento), che poi magari vengono intervallati dalle ferie. I certificati provvisori valgono fino alla certificazione definitiva, e se poi il certificato di disabilità non viene rilasciato si dovrebbe procedere al recupero dei giorni di permesso (che vengono anticipati dal datore di lavoro, ma sono a carico dell’Inps). Questo accade molto raramente. Anche perché non è raro il caso di persone che fruiscono del permesso per anni sulla base di un certificato provvisorio, non ottengono il certificato definitivo, presentano ricorso e poi nel frattempo vanno in pensione.
    Regione, boom di permessi per assistere parenti disabili assente un dipendente su 5 | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    I dolci fanciulli terronici...

    Gragnano. Baby banditi aggrediscono e rapinano anziano
    di Francesco Ferrigno
    Castellammare di Stabia. Aggrediscono e rapinano un anziano delle chiavi di casa, poi si recano nell’appartamento per svaligiarlo: è qui che i carabinieri hanno sorpreso i malviventi già pronti per darsi alla fuga con il bottino. I militari hanno fermato una banda composta da tre giovanissimi, tra cui un minorenne, tutti residenti a Castellammare: Catello Aponte di 19 anni, già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato per rapina e furto aggravato; stesse accuse per un 16enne incensurato, anch’egli arrestato; un 19enne pregiudicato è invece stato denunciato a piede libero per furto.
    L’episodio ha avuto luogo nella serata di domenica scorsa. Un uomo di 84 anni è stato preso di mira da due rapinatori, secondo le prime ricostruzioni Aponte e il 16enne incensurato, mentre si trovava nei pressi dell’abitazione di alcuni parenti al centro di Castellammare.
    L’anziano, molto probabilmente seguito da tempo dai malviventi che ne avevano studiato i comportamenti, è stato minacciato, aggredito e strattonato. I rapinatori erano alla ricerca delle chiavi del suo appartamento di Gragnano e, una volta trovate, le hanno portate via unitamente a cento euro in denaro contante. I giovani si sono poi dati alla fuga. Ancora sotto choc per l’accaduto l’84enne è riuscito comunque ad avvertire i carabinieri. L’uomo ha raccontato quanto accaduto ai militari ed è a questo punto che gli uomini del Nucleo Operativo e Radiomobile (Norm) di Castellammare, agli ordini del tenente Carlo Santarpia, hanno intuito quanto stava per accadere. I carabinieri stabiesi, insieme ai colleghi della stazione di Gragnano, coordinati dal maresciallo Sossio Giordano, si sono recati subito presso l’abitazione dell’84enne. Qui i carabinieri hanno sorpreso a rubare gioielli ed altri oggetti preziosi tre persone, ovvero i due 19enni e il 16enne. Colti in flagrante i tre sono stati fermati.
    Come già accennato il 19enne che non avrebbe preso parte alla rapina è stato solo denunciato per furto: gli inquirenti sospettano, però, che sarebbe stato lui a portare il resto della banda da Castellammare a Gragnano con la sua auto. Il 16enne è stato portato al centro di prima accoglienza dei Colli Aminei di Napoli.
    Aponte, invece, sottoposto ieri mattina al rito direttissimo, dopo la convalida dell’arresto, ha chiesto i termini a difesa ed è stato trasferito agli arresti domiciliari.
    L’episodio di ieri è solamente l’ultimo di una lunga serie e riaccende i riflettori sull’allarme criminalità a Castellammare e nei Comuni limitrofi negli ultimi mesi. Secondo gli inquirenti, sarebbero più bande ad agire sul territorio cittadino. Poco tempo fa si sono registrati furti a ripetizione negli esercizi commerciali come anche nelle abitazioni private.
    Da ricordare, infatti, il colpo avvenuto in pieno centro a Castellammare alla gioielleria «Romano»: i rapinatori in quel caso hanno colpito alla testa una donna presente nel negozio e portato via merce per circa 20mila euro. La vigilia di Natale, invece, due persone armate hanno cercato di rapinare una tabaccheria a Sant’Antonio Abate esplodendo un colpo di pistola contro il titolare. Il proiettile ha centrato solamente una vetrata le cui schegge hanno colpito al volto il negoziante.
    Gragnano. Baby banditi aggrediscono e rapinano anziano

    Dolci scaduti e pesce avariato: sequestrate 60 tonnellate di cibo
    Controlli a tappeto di Nas e Nac: oltre 650 persone segnalate
    Oltre 60 tonnellate di prodotti alimentari sono state sequestrate dai Nas (Nuclei antisofisticazioni e sanità) e dai Nac (Nuclei antifrodi carabinieri). I provvedimenti hanno riguardato prodotti dolciari e ittici di ignota provenienza o in cattive condizioni igienico-sanitarie. Sequestrate 56 strutture, oltre 650 persone segnalate all'autorità giudiziaria.
    A Salerno i carabinieri hanno sequestrato 180 quintali di dolci, per un valore di 400mila euro, tra cui cioccolata e caramelle scadute, alcune fin dal 2007, destinati a riempire le calze dell'Epifania da vendere sui banchi degli ambulanti. Nella stessa struttura c'era frutta secca in decomposizione e invasa da parassiti, che veniva mescolata con la cioccolata per mezzo di una chiave inglese.
    Oltre mezza tonnellata di pesce venduto senza etichetta è stato invece sequestrato nei mercati di Pozzuoli e Salerno. E sempre in provincia di Salerno, in uno stabilimento di produzione di olio extravergine d'oliva biologico al limone, sequestrate 1.600 bottiglie di olio con un'etichetta che vantava l'uso di 'Limone Costa d'Amalfi I.G.P.', rivelatasi ingannevole. Dolci, vini pesche e olive in quantità sequestrati invece nel casertano.
    Dolci scaduti e pesce avariato: sequestrate 60 tonnellate di cibo - Tgcom24

    L’ufficio stampa Asl Lecce a responsabile del blog di Vendola
    BARI - Un avviso pubblico lampo, lanciato il 19 novembre e aggiudicato il 30 dicembre, giusto lo stesso giorno in cui la giunta regionale ha commissariato le Asl facendo decadere i vecchi direttori generali. Ma a Lecce, prima di lasciare la scrivania, il dg uscente Valdo Mellone ha voluto dotare l’azienda di un ufficio stampa con un contratto di collaborazione da 21mila lordi per 12 mesi. Contratto che è stato affidato a Sonia Pellizzari, 36 anni, sociologa, esponente della direzione nazionale di Sel, già candidata alla Camera nel 2013 nonché responsabile dei contenuti del blog di Nichi Vendola.
    Ad accorgersene è stato ieri il consigliere regionale Luigi Mazzei, secondo cui si tratta di «regali di fine mandato» e di «un atto illegittimo che conferma i nostri dubbi sull'occupazione bolscevica in atto nella nostra Regione». Mazzei ha chiesto alla giunta regionale di revocare la delibera in quanto «approvata in un momento in cui era consentita la sola amministrazione ordinaria». Una delibera che la Asl di Lecce, del resto, ha fatto di tutto per imboscare: è stata pubblicata sul sito, ma senza il nome del vincitore né tantomeno la graduatoria finale della selezione, in maniera che fosse impossibile capire a chi è stato assegnato il contratto.
    Oltre che la firma di Mellone, che proprio il 30 dicembre ha lasciato la direzione generale della Asl di Lecce (dove sta per insediarsi come commissario Giovanni Gorgoni, proveniente dalla Bat), la delibera è stata sottoscritta anche dall’ex direttore sanitario Ottavio Narracci, a sua volta passato alla direzione generale della Bat.
    L'ufficio stampa Asl Lecce a responsabile del blog di Vendola | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Napul'è mille culure.......

    Napoli. Ragazzina si cala in un contenitore per gli indumenti usati
    di Gennaro Pelliccia
    NAPOLI - A prima vista, da lontano, sembra un pantalone che fuoriesce dal contenitore per la raccolta degli indumenti usati. In realtà, la triste realtà, si tratta di una ragazzina che rovista in un contenitore per gli abiti usati. La scena in via Lepanto a Fuorigrotta.
    La giovane ha voluto “vederci chiaro” e si è calata con il suo corpo fino all’interno del cassonetto, rischiando anche di farsi male. Al temine dell'«operazione» ha recuperato due cappottini per bambini, una borsa, due paia di stivali e diverse maglie di lana. Oggetti che, quasi sicuramente, presto compariranno in qualche mercatino abusivo di oggetti usati.
    Napoli. Ragazzina si cala in un contenitore per gli indumenti usati

    Napoli. Emergenza barelle, stop ai ricoveri e pazienti parcheggiati sul tavolo operatorio
    di Maria Pirro
    Emergenza barelle sempre più forte. Al San Giovanni Bosco un anziano in barella sul pavimento, accanto a donne e uomini di ogni età sistemati sulle sedie e, in una stanza in fondo, ammalati addirittura da giorni in attesa che si liberi un posto nei reparti. Per accoglierne altri, in condizioni più gravi, sono state temporaneamente occupate le sale operatorie, esauriti letti e barelle nella rianimazione.
    Ma l’emergenza attraversa tutta la città, ne è informata la prefettura (che ieri ha inviato una nota ai vertici di Asl 118 e ospedali), e ogni struttura adotta le sue «soluzioni»: ad esempio, al Cardarelli è scattato il blocco di ricoveri programmati con ripercussioni sul calendario degli interventi.
    Napoli. Emergenza barelle, stop ai ricoveri e pazienti parcheggiati sul tavolo operatorio | Video



    Shylock gli fa una pippa.....

    Usura ed estorsioni, in manette il figlio del prefetto Sessa
    AVELLINO - Daniele Sessa, 31 anni, figlio del prefetto di Avellino, Carlo, è stato arrestato ieri dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Taranto, su disposizione del giudice per le indagini preliminari. Sessa è finito in carcere all’alba insieme a Cosimo De Pasquale. I due, entrambi tarantini, sono dietro le sbarre con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all'usura e all'estorsione.
    Nel corso delle indagini della Guardia di Finanza, eseguite anche con l'ausilio di intercettazioni telefoniche ed ambientali, è emerso che Sessa e De Pasquale, gestivano nel capoluogo ionico un giro di usura nei confronti di numerosi commercianti, con il supporto anche di altre tre persone, delle quali due legate da vincoli di parentela.
    Secondo la ricostruzione degli inqirenti, mentre Daniele Sessa si occupava principalmente di procurare i capitali e di gestire la parte contabile, Cosimo De Pasquale, sfruttando la sua fama di uomo violento, si assicurava con continue minacce e intimidazioni fisiche e psicologiche, il rispetto delle scadenze da parte delle vittime finite nel giro di usura.
    Gli altri tre componenti dell’associazione a delinquere, denunciati a piede libero, fungevano, a loro volta, da collettori insospettabili per la raccolta delle rate usurarie, mettendosi a disposizione come supporto logistico dell'associazione malavitosa.
    Le indagini delle Fiamme Gialle di Taranto sono andate avanti per circa un anno. I finanzieri sono entrati in azione dopo la denuncia di alcuni commercianti finiti nella rete degli strozzini. Secondo quanto accertato dagl inquirenti, Sessa e De Pasquale imponevano agli esercenti del rione Italia, che avevano chiesto piccole somme di denaro in prestito, tassi usurai che si aggiravano tra il 150-180 per cento.
    Usura ed estorsioni, in manette il figlio del prefetto Sessa


  6. #336
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Sentenza Visualizza Messaggio
    Ma io sono già lì (cioè qui).
    Bravo. E allora restaci.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #337
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    Predefinito Re: Terryes

    Anche perchè stando lì qualche chanches che a noi è negata ce l'hai...

    Dopo 6 domenica 1 mln euro in stesso bar


    Montepaone ancora protagonista, centrato un "5stella"


    (ANSA) - MONTEPAONE (CATANZARO), 13 GEN - Ancora una vincita milionaria al Superenalotto, dopo il 6 di domenica scorsa da 4,3 milioni di euro con una giocata di un solo euro, nella ricevitoria del Bar Gerace di Montepaone, ubicata, forse non a caso, in via Padre Pio. Stavolta è stato realizzato un "5stella" da un milione di euro. Una circostanza che la Sisal, in un comunicato, definisce "clamorosa". "Sono stati tre giorni bellissimi", commenta con l'ANSA il titolare della ricevitoria, Pantaleone Rocco Gerace

    Se per caso vieni qui devi solo pagare.
    Quindi non venire, per cortesia, neppure per scrivere o provocare.
    Grazie.
    Ultima modifica di ventunsettembre; 13-01-15 alle 23:39
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #338
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    Predefinito Re: Terryes

    IL PAESE DI PULCINELLA - IL SINDACATO DEI VIGILI SCENDERA’ IN PIAZZA PER DIFENDERE IL DIRITTO ALLA FINTA MALATTIA DEI PIZZARDONI ROMANI LATITANTI LA NOTTE DI CAPODANNO
    Merlo - Mai si era visto un oltranzismo corporativo così cieco, mai il tribalismo italiano di un mestiere organizzato come una cosca era arrivato al punto di marciare su Roma per difendere il non lavoro, la truffa del certificato patacca, la viltà del malessere simulato...
    Francesco Merlo per La Repubblica
    ‘’Da una malattia vera si può guarire, da quella finta no” sarà lo slogan. E dunque sciopereranno per difendere il diritto alla finta malattia i vigili urbani di tutta Italia aderenti all’Ospol- Csa, che non è il nome del medicamento del dottor Dulcamara di Donizetti. E cioè «l’odontalgico mirabile liquore / dei topi e delle cimici possente distruttore ».
    È invece la sigla del più affollato sindacato della polizia locale, 15mila iscritti che il 12 febbraio manifesteranno per le strade di Roma in solidarietà con i pizzardoni infingardi che, nella notte di Capodanno, essendo — veramente — finti malati, furono costretti a presentate finti certificati che il sindaco di Roma ancora oggi si ostina a non prendere per veri.
    Non capisce, Ignazio Marino, che nulla è più doloroso e contagioso di una malattia finta. L’Ospol-Csa, che si attribuisce «grande senso di responsabilità», rivendica contro il Comune e contro il Governo «le risultanze numeriche» della notte di Capodanno, e dopo avere «discusso sino all’alba del 15 gennaio a San Benedetto del Tronto» attende ancora «l’inoltro formale per le correlate verifiche» della «possibile preintesa contrattuale», contro «la cancellazione dell’equo indennizzo, la causa di servizio e la pensione privilegiata, che si aggiunge all’usurpazione della indennità di pubblica sicurezza ».
    Questo linguaggio che, a differenza delle malattie e dei certificati di Capodanno, è autentico, non riesce più a suonare ridicolo, perché mai si era visto un oltranzismo corporativo così cieco, mai il tribalismo italiano di un mestiere organizzato come una cosca era arrivato al punto di marciare su Roma per difendere il non lavoro, la truffa del certificato patacca, la viltà del malessere simulato per inasprire la lotta sindacale godendosi, intanto, il cenone.
    Purtroppo il Comune di Roma ha fatto ballare il totale degli ammalati di comodo, ma anche se «le risultanze numeriche » dei bugiardi sbugiardabili fossero davvero scese dall’ottanta al quaranta per cento, la sostanza non cambierebbe.
    vigili fanno assemblea
    La notte di Capodanno un agente patogeno espertissimo in sindacalese ha decimato i vigili urbani di Roma e qualcuno di questi poliziotti ha donato il sangue, qualcun altro si è rifugiato nell’assistenza retribuita di familiari disabili per dare una credibilità morale alla diserzione commessa come un reato associativo con la complicità dei soliti medici compiacenti e con la regia dei sindacati, anche quelli confederali, nel ruolo inedito dei finti malati moderati.
    Avevamo scritto che non c’è niente di peggio che usare le generose norme di civiltà come espedienti, come forconi, come fasci di combattimento sociale. Ebbene ci sbagliavamo. È infatti oltre ogni decenza e ogni logica l’annuncio che i finti malati d’Italia porteranno spavaldamente in corteo, da piazza della Repubblica a Piazza Santi Apostoli, le ragioni dell’impunità, la forza antica e prepotente del clan, il diritto del topo di stare nel formaggio e del verme di avanzare nella mela.
    Non manifestano, infatti, soltanto per salvaguardare i salari proteggendo l’accumulo di piccole rendite di posizione e di incrostazioni paradossali come l’indennità stradale, la pulizia della divisa, la famosa seminotte che comincia alle 15,48…
    La verità è che i finti malati in piazza, al di là del pittoresco, non sono solo una deviazione sindacale estremista ma un avviso sgangherato, un assaggio della resistenza disperata dell’Italia delle corporazioni, siano essi impiegati di Stato, architetti, professori universitari, orchestrali o vigili urbani.
    È questa la vera malattia che i finti certificati rivelano. Perché si chiuda perfettamente il cerchio, il prossimo 12 febbraio i vigili urbani dovrebbero presentare un finto certificato medico e non andare alla manifestazione.

    Non solo vigili. Sprechi e privilegi degli statali romani
    di Enrico Reardo
    Scrivere in questi giorni dei privilegi dei dipendenti pubblici del Comune di Roma è quasi straniante. Eppure scrivere degli statali dell’Urbe è anche un modo per tornare a quella diversamente assurda normalità che permea l’Italia. Quella in cui alcune categorie di lavoratori, con la difesa dei sindacati, vengono avvantaggiate a scapito di tutte le altre che pagano le tasse. Quella in cui sembra normali che ad alcuni tocchino dei benefit che in altri contesti (e in altri Paesi) susciterebbero l’immediata ilarità generale.
    Parliamo della prassi del salario accessorio fatto di piccoli, odiosi, privilegi che sommati possono contare fino a 500 euro al mese. Fra le voci più divertenti troviamo i due euro dati ad ogni impiegato capitolino per strisciare il badge giornaliere (40 euro in tutto), l’indennità aggiuntiva per il lavoro pomeridiano anche se contenuto entro le sette ore e 12 minuti al giorno (36 ore a settimana, quattro in meno dei normali contratti nel settore privato), e i 20-40 euro come indennizzo per la presunta pericolosità dell’uso del pc. Computer che – a quanto riporta La Stampa – buona buona fetta dei dipendenti neppure usava.
    E che dire dell’indennità data alle maestre dell’Urbe per i colloqui con i genitori, l’affissione degli avvisi nelle bacheche scolastiche e l’indennità di reperibilità nonostante le scuole abbiano gli stessi orari da sempre. Per i vigili invece un’indennità di servizio esterno (come se stare all’addiaccio per un vigile fosse strano), 20 euro al mese per lavare la divisa e orario notturno a partire dalle…ore 16 del pomeriggio.
    Insomma ce n’è per tutti i gusti. Peccato ci sia voluto uno scossone come quello dei 767 vigili rimasti a casa la notte di Capodanno per accorgersene. Altrimenti si sarebbe andati avanti senza neppure guardarsi attorno.
    Non solo vigili. Sprechi e privilegi degli statali romani | L'intraprendente

    Allacci abusivi all'energia elettrica
    17 arresti a Barletta
    BARLETTA – Dieciassette persone sono state arrestate dai carabinieri con l’accusa di aver utilizzato energia elettrica con allacci abusivi. Si tratta dei capifamiglia di nuclei familiari che occupano abusivamente alcune palazzine di proprietà del Comune, alloggi realizzati per ospitare anziani, in una zona dell’ex distilleria di Barletta. Da quando, però, quegli edifici sono stati completati, nel 2009, sono stati occupati abusivamente, non consentendone neppure le operazioni di collaudo. Gli arresti sono avvenuti in fragranza durante un controllo dei militari.
    A quanto si è appreso i carabinieri, recatisi presso le palazzine dell’ex distilleria in seguito a segnalazioni di attività illecite, per lo più spaccio di sostanze stupefacenti, non hanno trovato droga ma hanno scoperto che gli appartamenti erano collegati con un allaccio abusivo a una centralina dell’energia elettrica che si trova all’interno dell’orto botanico dell’ex distilleria.
    Allacci abusivi ad energia elettrica 17 arresti a Barletta | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    I dolci fanciulli terronici....

    Napoli. Fermato il rapinatore dei giardinetti di via Ruoppolo: ha sedici anni
    Gli agenti del commissariato del Vomero hanno rintracciato a Casandrino A.C., 16 anni, napoletano, destinatario della misura cautelare dell'ordinanza di collocamento in comunità. Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale per i Minorenni di Napoli in relazione al reato di rapina commessa dal 16enne nello scorso mese di maggio, quando sottrasse con minacce un portafogli ad un coetaneo.
    L'indagine condotta dai poliziotti ha consentito di risalire ed identificare il rapinatore. Il minore non è nuovo a questi reati, avvenuti sempre all'interno dei giardinetti pubblici di via Ruoppolo: oramai il 16enne era temuto dagli adolescenti abituali frequentatori di quei giardinetti. Il minore è stato condotto presso la comunità di Nisida.
    Napoli. Fermato il rapinatore dei giardinetti di via Ruoppolo: ha sedici anni

    Salerno. Terrore in classe: crolla il solaio, il soffitto piove sui banchi
    di Viviana De Vita
    Pezzi di intonaco sono caduti dal soffito della IV C dell'istituto Giovanni XXIII di via Moscati, a Torrione. La scoperta è stata fatta dai bidelli prima dell'ingresso degli alunni. Lezioni sospese, nessuno studente è entrato.
    Salerno. Terrore in classe: crolla il solaio, il soffitto piove sui banchi | Foto



    Brindisi, in due mesi crolla la differenziata
    passa dal 37 al 16%
    PIERLUIGI POTI'
    BRINDISI - Differenziata a picco nel comune capoluogo: dal 37,56% del mese di ottobre si è passati, dapprima, al 25,32% di novembre per poi sprofondare addirittura al 16,41% di dicembre.
    Una flessione impressionante, ma anche ampiamente prevedibile (e preannunciata), laddove l’inversione di tendenza è stata la diretta conseguenza di quanto avvenuto a novembre (precisamente il 17 e nei giorni successivi) in concomitanza del passaggio di consegne nella gestione del servizio di raccolta dei rifiuti tra la Monteco (azienda uscente) e la “Ecologica Pugliese” (azienda subentrante), avvenuto ufficialmente il 21 novembre scorso. Periodo durante il quale Brindisi ha dovuto convivere con montagne di immondizia, abbandonata per strada a causa della “sparizione” di tutti i cassonetti e alla naturale fase di “rodaggio” che - regola vuole - segue all’ingresso di una nuova ditta affidataria del servizio.
    A ben guardare, però, sul dato di novembre ha certamente pesato l’ultima decade del mese (diciamo, le due ultime settimane), quando cioè l’emergenza rifiuti ha raggiunto il suo apice, ma a dicembre, francamente, non ci si attendeva un flop del genere, anche perchè - se si escludono i primi giorni (durante i quali i meccanismi di raccolta non erano ancora entrati a pieno regime) - per il resto la differenziata (con la distribuzione, da parte di Ecologica Pugliese, del nuovo kit e il posizionamento definitivo dei nuovi cassonetti nei rioni dove non vige il “porta a porta spinto”) avrebbe dovuto decollare nuovamente (magari non raggiungendo le percentuali dei mesi precedenti, ma almeno tra il 25-30%). E, invece, si è raggiunto il minimo storico da quattro anni a questa parte.
    Brindisi, in due mesi crolla la differenziata passa dal 37 al 16% | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Scuolabus abusivo portava 15 bambini su sedie da cucina, sequestrato
    FRATTAMAGGIORE - Aveva trasformato il suo veicolo, un Fiat Scudo, in un servizio di minibus scolastico, in barba alle più basilari norme di sicurezza, soprattutto in considerazione del trasporto di bambini e di autorizzazioni per effettuare tale attività.
    Gli agenti del Commissariato di P.S. “Frattamaggiore”, nel corso dei normali servizi di prevenzione e controllo del territorio, nel pomeriggio di ieri, hanno fermato il conducente del veicolo, avendo notato dai finestrini che, al suo interno, vi erano diversi bambini accalcati tra loro.
    I poliziotti, infatti, hanno accertato che, all’interno del veicolo, omologato come autocarro, erano state collocate ben 3 sedie, del tipo che comunemente vengono utilizzate per il tavolo da cucina, legate tra loro in maniera molto rudimentale con del nastro adesivo, per mantenerle in fila.
    I bambini, 15 in totale, tutti di età compresa tra i 4 e gli 8 anni, erano stati prelevati da un istituto scolastico ed erano destinati ad una ludoteca della zona. Gli agenti per non allarmare i piccoli passeggeri, hanno provveduto a scortare il veicolo sino a destinazione, per poi elevare al conducente sanzioni amministrative per circa €.1000.
    Il veicolo, su cui poteva viaggiare solo il conducente ed un passeggero, è stato sottoposto a fermo amministrativo per 60 giorni e la carta di circolazione è stata ritirata Sono in corso verifiche di natura amministrativa nei confronti della ludoteca e della titolare, risultata la moglie del conducente del Fiat Scudo.
    Scuolabus abusivo portava 15 bambini su sedie da cucina, sequestrato



    Caruso professore universitario, scoppia la bufera
    Si scatena a Catanzaro la polemica per la decisione dell'Università Magna Grecia di affidare all'ex parlamentare di Rifondazione comunista ed ex esponente no global Francesco Caruso una cattedra in Sociologia dell'ambiente e del territorio.
    A quanti polemizzano sulla decisione dell'Ateneo ha replicato l'ex deputato il quale ha evidenziato che la scelta dell'Università si è basata sul suo curriculum. Il primo ad aver sollevato il caso è stato il presidente del consiglio comunale di Catanzaro, Ivan Cardamone (Forza Italia), il quale aveva osservato che «l'università di Catanzaro è statale e allora mi sembra normale sollevare un problema di opportunità morale ora che è stato affidato un incarico a Francesco Caruso. Non voglio entrare nel merito delle valutazioni effettuate dalla commissione, il mio dubbio infatti è sull'opportunità di affidare la formazione di studenti ventenni, a chi si è reso protagonista di fatti controversi e le cui idee politiche sono quantomeno discutibili».
    A far eco alla polemica di Cardamone era stato il segretario del sindacato di polizia Coisp della Calabria, Giuseppe Brugnano, secondo il quale si tratta di una «nomina francamente inspiegabile che ci indigna e ci preoccupa per la ricaduta che potrebbe avere sugli studenti. A parlare chiaro è il curriculum del signor Caruso, noto alle cronache per essere stato uno dei principali artefici della rete no-global del G8 di Genova, per aver seminato marijuana nei cortili della Camera dei Deputati».
    Caruso professore universitario, scoppia la bufera



    Maria Giulia, la guerriera napoletana di Allah: Mediaset svela il suo volto
    «Sono italiana convertita all'Islam e Allah dice indossate degli abiti che non eccitino gli uomini». A dirlo è Maria Giulia Sergio, la 27enne di Torre del Greco che ora si fa chiamare Fatima e che farebbe parte dei combattenti stranieri che si sono uniti all'Isis, nel corso di un'intervista a Pomeriggio 5.
    All'epoca di quella puntata del 2009 dedicata all'integrazione tra l'Islam e la società occidentale, Fatima aveva 21 anni e si era da poco convertita alla religione islamica. Difficile immaginare che questa stessa donna, nel giro di qualche anno, sarebbe finita nella lista stilata dai servizi segreti, dei Foreign Fighters, i combattenti occidentali che si arruolano nell'esercito dello Stato islamico.
    Secondo il Viminale, Fatima sarebbe ora in missione in Siria, grazie ai contatti del secondo marito albanese con gli estremisti balcanici. Ha comprato un biglietto aereo per la Turchia, poi le sue tracce si sono perse.
    Maria Giulia, la guerriera napoletana di Allah: Mediaset svela il suo volto | Guarda



    Clan Mallardo, falsa infermità mentale per il boss: 12 arresti, c'è un dirigente Asl
    Blitz contro i Mallardo
    Il capoclan, soprannominato «'o malato», avrebbe ottenuto non solo benefici carcerari e la pensione di invalidità
    di Mariano Fellico
    GIUGLIANO - Operazione della Guardia di Finanza di Roma dalle prime ore del mattino sul territorio. In manette sono finite 12 persone ritenute affiliate al clan Mallardo di Giugliano. Sono accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso ad estorsione agravata dall'articolo 7.
    In manette anche il responsabile del Dipartimento di Salute Mentale dell'Asl Napoli 2 Nord Gennaro Perrino (ex assessore alle politiche giovanili del comune di Giugnano nei primi anni 2000). Tra i fermati anche Vincenzo D'Alterio detto 'o malato ritenuto dagli inquirenti come elemento di spicco della cosca giuglianese. Indagata anche una guardia penitenziaria in servizio al carcere di Poggioreale che veicolava notizie riservate di interesse tra detenuti e affiliati non detenuti dell’organizzazione. I finanzieri stanno anche effettuando dei sequestri preventivi.
    Il dirigente medico dell'Asl, secondo le indagini della Finanza, emetteva false attestazioni nei confronti di Vincenzo D'Alterio "propedeutiche - scrivono nel provvedimento - al riconoscimento della infermità mentale, che gli hanno consentito l’ottenimento non solo dei benefici carcerari ma anche di specifici emolumenti previdenziali. Al riguardo, gli investigatori del GICO di Roma, hanno documentato come in realtà il D’Alterio avesse, sistematicamente e per l’intera durata delle indagini, assunto comportamenti certamente non indicativi di deficit psichiatrici, soprattutto se coniugati alla sua capacità di impartire direttive ai propri sodali".
    Clan Mallardo, falsa infermità mentale per il boss: 12 arresti, c'è un dirigente Asl

    Arrestato avvocato falsificava atti giudiziari per truffare i clienti
    FOGGIA – I militari del Comando provinciale di Foggia della guardia di finanza hanno arrestato e posto ai domiciliari l’avvocato Ugo Mario Severo Marciello, 45 anni, del Foro di Foggia, con l’accusa di truffa per aver falsificato provvedimenti emessi dai giudici del tribunale civile del capoluogo dauno, per ottenere ingiusti profitti a danno di ignari assistiti.
    Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Lecce. L'attività investigativa ha tratto spunto da una denuncia sporta da un cliente del professionista insospettito sulla bontà di alcuni atti giudiziari emessi nei suoi confronti da giudici del Tribunale di Foggia.
    Nel corso delle indagini sono state eseguite perquisizioni presso lo studio e l’abitazione del professionista ed effettuate numerose attività di riscontro documentale presso uffici giudiziari e pubblici. In particolare è risultato che l’avvocato modificava atti di ricorsi realmente esistenti (decreti ingiuntivi e/o richieste di sequestro redatti da altri colleghi) presentandoli, successivamente, al personale degli uffici giudiziari competenti che, inconsapevolmente, li notificava ai clienti del suo studio legale. Avviava di fatto un iter giudiziario, in realtà inesistente, convincendo i suoi assistiti a conferirgli il mandato per impugnare i provvedimenti da lui stesso artificiosamente realizzati.
    Successivamente creava ulteriori atti giudiziari falsi che, in sostanza, attestavano l’accoglimento dei ricorsi da lui presentati procedendo anche all’annullamento di decreti ingiuntivi e di richieste di sequestri cautelativi. In un caso, secondo gli investigatori, era riuscito a far cancellare presso la Conservatoria dei registri immobiliari di Foggia il pignoramento di una banca gravante su cinque immobili, consentendone la successiva vendita da parte di suoi assistiti a danno di ignari acquirenti.
    La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    "Rapine in trasferta in Lombardia", arrestati cinque palermitani -
    di Mirko Lupo
    Le indagini del Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Monza fu avviata nel settembre 2013 in seguito a una serie di rapine commesse ai danni di banche in Lombardia che avevano tutte lo stesso “modus operandi”
    MONZA. I carabinieri hanno arrestato cinque palermitani accusati di far parte di una banda dedita a rapine in banca operate nelle provincie di Monza Brianza e Milano. La misura cautelare emessa dal Gip di Monza su richiesta della Procura della Repubblica monzese, è scattata per Ignazio Randazzo, Benito Lo Re, Natale Caravello, Calcedonio Grimaldi e Antonino Pipirone. Per loro l'accusa è di associazione a delinquere finalizzata alle rapine pluriaggravate ed ai sequestri di persona. Deferite in stato di libertà anche due persone: A. M. P. e P. R.
    Le indagini del Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Monza fu avviata nel settembre 2013 in seguito a una serie di rapine commesse ai danni di banche in Lombardia che avevano tutte lo stesso “modus operandi”. Inoltre, fu accertato che i componenti del gruppo avevano l'accento siciliano. In particolare, i malviventi accedevano all’interno degli istituti di credito all’orario di chiusura, praticando dei fori nel muro perimetrale del piano interrato. Una volta all’interno, travisati e abbigliati in maniera uguale tra loro per non essere identificati, intimavano ai responsabili delle filiali di procedere all’apertura della cassaforte. Alla fine i dipendenti bancari venivano immobilizzati con fascette da elettricista.
    Le indagini per invididuare i responsabili di questi reati hanno puntato sugli accertamenti documentali, i tabulati di traffico telefonico, i riscontri effettuati sulle liste di imbarco di aerei e traghetti provenienti dalla Sicilia. In particolare gli inquirenti si sono concentrati su soggetti originari di Palermo che, in occasione delle rapine analizzate, avevano effettuato dei viaggi dal capoluogo siciliano fino a Milano. Indagini non rese semplici dalle cautele adottate dai componenti della banda che modificavano i propri nominativi nelle liste di imbarco e cambiavano le utenze telefoniche in occasione di ogni “sopralluogo” e di ogni “colpo”. Nel febbraio dell'anno scorso gli inquirenti sono riusciti ad arrestare in flagranza di reato sette persone mentre erano in procinto di rapinare la “Banca Agricola Mantovana”. In quel caso finirono in manette Ignazio Randazzo, Salvatore Ferdico, Benito Lo Re, Natale Caravello, Antonino Pipitone, Attilio Mustica e Antonio Casamento.
    Secondo quanto emerso dalle indagini la banda sarebbe stata responsabile anche di altre tre rapine tra giugno e settembre 2013 ai danni di tre banche nel Milanese. Sarebbe stato riscontrato anche che subito dopo le rapine un familiare di uno degli indagati partiva dalla Sicilia per recuperare la refurtiva e trasportarla in Sicilia.
    "Rapine in trasferta in Lombardia", arrestati cinque palermitani - Video - Giornale di Sicilia

    E c'è pure chi dice "i terryes sono comunque meno peggio degli immigrati".....

    Uccide un uomo a calci e pugni perché aveva accarezzato il cane
    È successo a Cusano Milanino. La lite davanti a un locale
    Luisa De Montis
    Il 52enne romeno Ioan Popa, trovato morto il 15 ottobre scorso davanti a un pub a Cusano Milanino (Milano), è stato ucciso per aver provato ad accarezzare il dogo argentino del suo assassino, Rocco Rendina, un 22enne di Milano incensurato.
    Il giovane ha ammesso di aver ucciso a calci e pugni lo sconosciuto quando è stato convocato nella caserma di Sesto San Giovanni al termine di una complessa indagine iniziata il 16 ottobre, il giorno dopo il ritrovamento del corpo all’esterno del locale in via Ferrari, a Cusano Milanino.
    I carabinieri hanno dovuto abbattere lo spesso muro di omertà dei sei amici dell’assassino (3 femmine e 3 maschi tra i 18 e i 20 anni, tutti italiani e incensurati) che erano presenti al momento dell’aggressione e che hanno sempre raccontato una versione in cui Rendina non c’era. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri, alle 2 del 15 ottobre scorso il proprietario del pub in via Ferrari ha chiuso il locale lasciando all’esterno i 7 ragazzi. Poco dopo è arrivato Ioan Popa che ha iniziato a chiacchierare con loro e ha provato ad accarezzare il cane del 22enne dicendo di essere un esperto di dogo perché in Romania suo zio aveva un allevamento.
    Il tentativo indispettisce il proprietario che lo aggredisce a calci e pugni lasciandolo privo di sensi sull’asfalto. Nessuno degli amici interviene per fermarlo, anzi scappano e decidono di incontrarsi a Cormano per stabilire una versione comune in difesa dell’aggressore. Alle 2.30 il proprietario del locale torna indietro per prendere una bottiglia che aveva dimenticato e trova il corpo esanime del romeno: trasportato in ospedale, morirà dieci ore dopo per le botte ricevute. I carabinieri hanno identificato i sei giovani e dopo diversi interrogatori hanno trovato delle incongruenze nel racconto di una ragazza che ha fatto il nome di Rendina.
    Uccide un uomo a calci e pugni perché aveva accarezzato il cane - IlGiornale.it

    RENDINA - Diffusione del cognome RENDINA - Mappe dei Cognomi Italiani

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    Predefinito Re: Terryes

    NOMINE FANTASMA – L’ANAS RIMUOVE UN DIRIGENTE SICILIANO DOPO IL CROLLO DEL VIADOTTO SCORCIAVACCHE E LO SOSTITUISCE CON UN FUNZIONARIO CHE HA AVUTO PROBLEMI GIUDIZIARI – TEMPO 24 ORE E SI RIMANGIA LA NOMINA
    L’azienda diretta da Pietro Ciucci, il 15 gennaio, ha fatto saltare la testa di Claudio Bucci e l’ha sostituita con Sergio Lagrotteria, proveniente da Anas Abruzzo. Solo che Lagrotteria nel 2010 ha subito una condanna per tangenti, poi trasformata in assoluzione in secondo grado. La sua nomina è durata appena un giorno…
    Stefano Sansonetti per La Notizia (
    Un pasticcio più unico che raro, destinato a entrare nella storia della pubblica amministrazione italiana. Per lavare l’onta di quella rampa d’accesso al viadotto siciliano clamorosamente “spaccatosi” alla vigilia di Capodanno, dopo pochi giorni dall’inaugurazione, l’Anas ne ha combinata una davvero grossa.
    Il presidente del consiglio, Matteo Renzi, dopo le immagini del cedimento che hanno fatto il giro di televisioni, giornali e web, aveva chiesto l’individuazione immediata dei responsabili. E così il presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, è passato all’azione. Il 15 gennaio ha predisposto la rimozione di un funzionario finora responsabile dell’Area progettazione e nuove costruzioni della direzione regionale per la Sicilia e ha nominato al suo posto un altro funzionario proveniente dall’Abruzzo.
    A quanto pare, però, dopo sole 24 ore dalla firma del relativo ordine di servizio, la società stessa dice che il documento è da considerare “superato”. E afferma di voler puntare su nomi differenti. Ma come è possibile una cosa del genere, su una vicenda così delicata?
    IL FATTO
    La storia, che La Notizia è in grado di documentare, è la seguente. Con un ordine di servizio firmato da Ciucci il 15 gennaio viene di fatto trovato un responsabile (o forse un capro espiatorio) per la “dolorosa” vicenda del cedimento della rampa d’accesso al viadotto Scorciavacche, lungo la statale 121 Palermo-Agrigento. Si tratta di Claudio Bucci, fino a qui responsabile dell’Area progettazione e nuove costruzioni della direzione Anas in Sicilia.
    Al suo posto, scrive Ciucci nell’ordine di servizio, viene nominato Sergio Lagrotteria, finora capo della stessa Area nell’ambito del Compartimento viabilità per l’Abruzzo. Ieri la società pubblica, contattata da La Notizia, ha però fornito attraverso un’e-mail una versione differente, spiegando che l’interim dell’Area progettazione e nuove costruzioni in Sicilia è stato affidato a Salvatore Tonti, il grande capo dell’Anas nell’isola. In più la società ha precisato che in relazione ai lavori di ammodernamento del tratto Palermo-Lercara Friddi, lungo il quale c’è l’ormai famoso viadotto, a breve sarà nominato Domenico Renda, un altro funzionario dell’Anas in Sicilia.
    La versione, però, parrebbe cozzare con l’ordine di servizio del 15 gennaio che nomina soltanto Lagrotteria, di cui La Notizia è in possesso. Interpellata telefonicamente su quella che sembrerebbe come minimo un’anomalia, l’Anas ha fatto sapere che quell’ordine di servizio, predisposto soltanto 24 ore prima, può considerarsi “superato”. Ma come è possibile?
    IL GIALLO
    A quanto pare potrebbe aver pesato il fatto che nel passato di Lagrotteria c’è una disavventura giudiziaria. Nel 2010, per fatti risalenti a quando svolgeva un’altra attività, ossia era Magistrato per il Po, è stato condannato per tangenti dal tribunale di Padova in relazione a una serie di lavori su argini e letti dei corsi d’acqua. Poi però, come confermato dall’Anas, è stato assolto nel 2011 dalla Corte d’appello. Fino al 15 gennaio, data in cui Ciucci firma l’ordine di servizio che nomina Lagrotteria in Sicilia, evidentemente la vicenda giudiziaria non era considerata “ostativa”. Dopodiché ieri, nello stesso giorno in cui La Notizia ha chiesto all’Anas di conoscere la posizione giudiziaria di Lagrotteria, la società di Ciucci ha fatto sapere che il documento che solo 24 ore prima attivava la sua nomina può considerarsi “superato”.
    Non c’è che dire, proprio un esempio di funzionamento da manuale della pubblica amministrazione. Formalmente la procedura di nomina lanciata dall’Anas nell’ordine di servizio è ancora in piedi, ma è chiaro che la riposta data dalla società pubblica pare archiviare la scelta inizialmente caduta su Lagrotteria. Insomma, per trovare il responsabile evocato da Renzi, l’Anas ha combinato un enorme pasticcio.



    Bari, test truccati a Medicina
    57 condanne, 16 assoluzioni
    BARI - Dopo più di 12 ore di camera di consiglio la prima sezione del Tribunale di Bari (presidente Pietro Silvestri) ha condannato 57 imputati a pene comprese fra 1 anno e 6 mesi di reclusione e 2 mesi di reclusione (per tutti pena sospesa) e ne ha assolti 16 al termine del processo sui presunti test d'ingresso truccati nel 2007 alle facoltà a numero chiuso di Medicina e Odontoiatria delle Università di Bari e Ancona.
    Le condanne più elevate, a 1 anno e sei mesi di reclusione, sono state inflitte nei confronti del ginecologo Giuseppe Varcaccio e del professor Maurizio Procaccini, direttore della cattedra di odontoiatria di Ancona, accusati, insieme con il tecnico informatico Francesco Avellis e con Emanuele Valenzano, padre di uno dei candidati (per loro condanne rispettivamente a 7 mesi e 9 mesi di reclusione), di aver allestito per i test del 4 e 5 settembre 2007 due centrali operative da cui partivano via sms le risposte ai quesiti ministeriali. Gli altri 51 imputati, tra studenti, genitori, fratelli, cugini e zii dei candidati, sono stati condannati dal Tribunale a pene comprese fra 1 anno e 2 mesi di reclusione. Stando alle indagini della magistratura barese i genitori sarebbero stati direttamente coinvolti nella truffa in qualità di intermediari con le centrali operative.
    Test truccati a Medicina 57 condanne, 16 assoluzioni | La Gazzetta del Mezzogiorno.it

    Arresti Sanità: anche un parroco lesse un pizzino durante la messa della santa Pasqua
    Pasqua 2012, anche un parroco dal pulpito si prestò a svolgere un ruolo nella spartizione degli appalti, come ricorda il pentito Venosa, che cita un esempio legato alla celebrazione della santa messa.
    C'era stato uno sconfinamento nella richiesta del pizzo e qualcuno mandò una lettera alla parrocchia di Casapesenna, che il parroco lesse durante la messa: nella lettera si diceva che i sanciprianesi stavano dando fastidio ai casapesennesi e nessuno prendeva provvedimenti.
    La cosa - aggiunge il pentito - impressionò molto Antonio Zagaria, che ci disse di fermarci nella raccolta del pizzo.
    Arresti Sanità: anche un parroco lesse un pizzino durante la messa della santa Pasqua

    I dolci fanciulli terronici.....

    Baby gang semina il panico nella Metro e aggredisce i viaggiatori: bloccati dagli agenti, due denunciati
    In tre hanno formato una vera baby gang, che ha seminato il panico su un treno proveniente da Giugliano in Campania (Napoli). Ma sono stati bloccati dagli agenti della Polizia di Stato del commissariato di Chiaiano.
    I poliziotti sono intervenuti nella stazione Chiaiano della linea 1 della Metropolitana di Napoli, dove era stata segnalata la presenza dei tre giovani, un 13enne e due 17enni. Gli agenti hanno accertato che i componenti della baby gang avevano aggredito, insultato e molestato alcuni passeggeri del treno.
    Il più giovane si era impossessato di un portafoglio custodito nella borsa di un passeggero per poi ridarglielo avendolo trovato privo di denaro. Il 13enne era in possesso di un coltello a serramanico e di un accendino, con il quale ha tentato di dare fuoco alla barba di un uomo dopo che questi aveva reagito perché si era accorto che il ragazzino voleva rubargli l'ombrello.
    I poliziotti hanno bloccato i tre minori sulla banchina, appena giunti alla fermata di Chiaiano per prendere il treno della linea 1 in direzione Garibaldi. I due 17enni sono stati denunciati in stato di libertà e affidati ai genitori mentre il 13enne, figlio di una pregiudicata sottoposta agli arresti domiciliari, è stato portato a casa dai poliziotti.
    Baby gang semina il panico nella Metro e aggredisce i viaggiatori: bloccati dagli agenti, due denunciati

    Chiaia, psicosi a scuola: epidemia di vermi intestinali tra i bambini
    L'asl ha consigliato una sanificazione straordinaria di tutta la struttura
    Un gruppo di bambini della scuola elementare e materna De Amicis di Napoli, nel quartiere Chiaia, è stato contagiato da ossiuriasi, ovvero vermi intestinali. Nei giorni scorsi la Asl ha effettuato un sopralluogo nell'istituto consigliando una sanificazione straordinaria di tutta la struttura che inizierà domani. A lanciare l'allarme sull'epidemia di ossiuriasi sono stati i genitori dei bambini che nei giorni scorsi parlando tra loro si sono accorti che i casi erano in aumento.
    La preside della scuola De Amicis, Rosa Baffa, ha annunciato che «i bambini torneranno a scuola solo con la certificazione che non sono più infetti». «La preside - dicono le mamme - non ha il polso della situazione, questa epidemia si trascina da un po' di tempo e molti genitori senza coscienza non parlano. Non sappiamo come sia arrivata a scuola questa infestazione ma di sicuro ne va accertata la provenienza».
    Intanto la preside Boffa nei giorni scorsi ha allertato la Asl che dopo un sopralluogo ha consigliato alla scuola una sanificazione di suppellettili, bagni, giochi, in quanto la trasmissione avviene per contatto con oggetti infetti o mani sporche.
    Chiaia, psicosi a scuola: epidemia di vermi intestinali tra i bambini



    Nascondeva in casa duemila pacchetti di sigarette di contrabbando: arrestato
    Napoli - Oltre duemila pacchetti di sigarette nascosti in casa e 196 in un'auto. Un uomo di 50 anni, già noto alle forze dell'ordine, è stato arrestato dai carabinieri a Melito, per detenzione a fini di vendita di tabacchi lavorati esteri di contrabbando.
    Nell'auto dell'uomo, fermato per un controllo alla circolazione stradale, sono stati trovati 196 pacchetti di «bionde» di varie marche, mentre nel corso della successiva perquisizione domiciliare i militari hanno rinvenuto e sequestrato 2.209 pacchetti di sigarette. L'arrestato è stato portato nel carcere di Poggioreale.
    Nascondeva in casa duemila pacchetti di sigarette di contrabbando: arrestato

    I terronici tutori dell'ordine e della legalità.....

    Truffa sull'acquisto della moto d'acqua: arrestato un poliziotto napoletano
    Un poliziotto in servizio presso la squadra nautica di Napoli, G.D.R., di 49 anni, è stato arrestato, a Gela, dai suoi colleghi del commissariato di polizia, con l'accusa di avere truffato un commerciante presso il quale stava acquistando una moto d'acqua. L'agente è stato bloccato all'interno del porto rifugio mentre, con un furgone, prelevava lo scooter.
    Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, G.D.R. aveva avviato la compravendita della moto d'acqua al costo di 8.200 euro, pagandola con due assegni circolari. Ad un attento controllo, sollecitato, pare, dalla denuncia del venditore, insospettito, sono risultati falsi sia gli assegni che lo stesso contratto di compravendita.
    Il poliziotto napoletano è stato rinchiuso nel carcere di contrada Balate, a disposizione della magistratura.
    Truffa sull'acquisto della moto d'acqua: arrestato un poliziotto napoletano

    Se un deputato siciliano guadagna 27 euro al minuto
    Il "parlamento più frettoloso d'Italia" è anche il più costoso
    Andrea Riva
    La situazione in cui versa la Regione Siciliana è a dir poco imbarazzante, come spiega Il Fatto: "La poltrona di vicepresidente è vuota da giugno, la legge sulle Province è rimasta incompleta e il bilancio è ancora tutto da disegnare: in compenso sono state approvate una decina di norme tutt’altro che epocali".
    L'ultima votazione dell'Assemblea Regionale Siciliana - che aveva per oggetto la votazione dei tre grandi elettori da mandare a Roma per eleggere il nuovo presidente della Repubblica - è durata solamente un'ora. Come grandi elettori sono stati scelti Crocetta, Giovanni Ardizzone (presidente dell'Ars) e il capogruppo di Forza Italia, Mario Falcone.
    Veloci. Velocissimi. E non solo in questa occasione, ma anche - come scrive Il Fatto - "nelle altre 29 sedute successive alla fine delle vacanze". Non che i deputati siciliani non avessero avuto il tempo di riposare durante l'estate, avendo goduto di ben 32 giorni di ferie (dal 7 agosto al 18 settembre). I parlamentari dell'Ars, va detto, non lavorano parecchio, con la loro "media di una seduta d'aula ogni settimana". Ma, in queste sedute, si potrebbe pensare che i parlamentari si diano da fare, lavorando per parecchio ore.
    In realtà, come rileva Il Fatto, "l'Ars vanta anche il record di Parlamento più frettoloso d'Italia: ci sono sedute veloci, come quella che il 15 ottobre scorso era durata 57 minuti, oppure le sedute lampo, come il 23 ottobre 2013, quando l'assise dei parlamentari siciliani era durata 29 minuti tondi". E in quell'occasione, ogni deputato è stato ricompensato con quasi 27 euro al minuto, ovvero 1.614 euro l’ora.
    Se un deputato siciliano guadagna 27 euro al minuto - IlGiornale.it



    E’ FINITA A TARALLUCCI E VIGILI - SOLO TRENTA “PIZZARDONI” SU 767 RISCHIANO SANZIONI DISCIPLINARI DOPO AVER “DISERTATO” A CAPODANNO - I LICENZIAMENTI MINACCIATI DA IGNAZIO MARINO SONO L’ENNESIMO BLUFF DEL SINDACO-CICLISTA -
    L'inchiesta interna che avrebbe dovuto individuare chi tra i 767 vigili che non si sono presentati al lavoro il 31 dicembre aveva le carte in regola per restarsene a casa, starebbe per finire in una bolla di sapone - Cifre ben diverse da quelle formulate finora e che avevano fatto pensare a una reazione dura da parte del Campidoglio…
    Patricia Tagliaferri per “il Giornale”
    Sulle assenze record dei vigili romani la notte di Capodanno rischia di passare, per quanto grottesca possa sembrare, la linea dell'epidemia di massa, rimbalzata anche con grande eco sulla stampa straniera. Altro che i licenziamenti paventati dal sindaco Ignazio Marino.
    L'inchiesta interna che avrebbe dovuto individuare chi tra i 767 vigili che non si sono presentati al lavoro il 31 dicembre aveva le carte in regola per restarsene a casa, starebbe per finire in una bolla di sapone. I procedimenti disciplinari, infatti, alla fine potrebbero essere al massimo una trentina. Molto meno dei 90 di cui si era parlato.
    Dunque soltanto il 5 per cento dei 571 pizzardoni risultati «malati» la notte di San Silvestro sarebbe destinato a finire sotto accusa e a rischiare lievi sanzioni (le restanti assenze erano state motivate da donazioni di sangue, assistenza a figli malati o a parenti disabili).
    Questi sarebbero i numeri della relazione predisposta dal comando della polizia locale per il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia. Cifre ben diverse da quelle formulate finora e che avevano fatto pensare a una reazione dura da parte del Campidoglio nei confronti degli assenteisti, dopo che anche il premier Matteo Renzi era intervenuto a caldo promettendo via Twitter «di cambiare le regole del pubblico impiego».
    Per i fatti di Capodanno il Comune avrebbe le armi spuntate, e i sindacati conoscono bene il contratto e gli escamotage necessari per legare le mani agli ispettori. Il 31 gennaio, nonostante l'improvvisa diserzione di massa, il Campidoglio non ha inviato le visite fiscali. E non avrebbero dato esito le verifiche nei confronti degli 81 caschi bianchi che hanno fatto ricorso alla legge 104, dei 63 che hanno scelto proprio l'ultimo giorno dell'anno per andare a donare il sangue e degli altri che hanno usufruito di permessi. In pratica alla fine a rischiare saranno soltanto i pochi vigili, tra i 571 malati, accusati di non aver fornito in tempo utile i certificati medici all'amministrazione e quelli che non sono entrati in servizio nonostante fossero reperibili. Gli altri oltre 700 potrebbero passarla liscia.
    Eppure i dati della straordinaria epidemia di Capodanno, che ha colpito 767 vigili, risultano ancora più eloquenti se messi a confronto con quelli degli anni precedenti: nel 2013 i malati nella notte di San Silvestro sono stati 135, l'anno prima 132.
    Certo è che nel pubblico i licenziamenti non sono cosa facile. Come dimostrano i numeri di quelli disciplinari: nel 2013 (ultimo dato disponibile) sono stati licenziati 220 dipendenti, il 45 per cento dei quali per assenze ingiustificate. Non molti su un totale di 3,5 milioni di lavoratori statali. E se si considera che nel privato su 18 milioni di dipendenti ci sono circa 73mila licenziamenti l'anno.



    Tre militari accusati di un attentato
    Nei guai un maresciallo dell’esercito e due sottoposti. Avrebbero incendiato l’auto di un vicino di casa per futili motivi
    di Ubaldo Cordellini
    TRENTO. Ci sono voluti più di quattro anni, ma alla fine i carabinieri di Vezzano sono riusciti a individuare i presunti autori di un inquietante attentato incendiario ai danni di un uomo di Terlago, Matteo Defant. Nella notte tra il 12 e il 13 settembre 2010 l'Audi A4 station wagon di Defant venne incendiata nel parcheggio sotto casa sua, in piazza Torchio. Per molto tempo le indagini sono rimaste al palo. Poi, i carabinieri hanno imboccato una pista interessante e sono riusciti ad arrivare al presunto mandante e ai due presunti esecutori materiali. Si tratta di tre militari. Il mandante sarebbe un maresciallo dell'esercito in servizio a Trento e vicino di casa del proprietario della vettura, Vincenzo Palumbo, 51 anni, mentre i due esecutori sarebbero Paolo Rubino, 32 anni di Trentola Ducenta e Pompeo Laudadio, 31 anni di Capua, entrambi militari che hanno prestato servizio a Trento e che ora vivono al sud. Per tutti e tre il pubblico ministero Alessia Silvi ha chiesto il rinvio a giudizio per incendio doloso. Le indagini hanno portato alla luce una vicenda che, a prima vista, sembra incredibile.
    Secondo quanto ipotizzato dall'accusa alla base dell'attentato incendiario vi sarebbero banali screzi. Si tratterebbe di episodi di scarsa importanza. Un rapporto di vicinato non certo idilliaco che, però, sarebbe sfociato in qualcosa di molto grave, almeno per queste latitudini. Non accade tutti i giorni che normali discussioni per il posteggio della macchina o per la legna accatastata più o meno bene possano portare a incendiare l'auto del rivale. Secondo l'accusa, il maresciallo Palumbo avrebbe avuto un cattivo rapporto con Defant e proprio per questo avrebbe deciso di fargli saltare l'auto. Per farlo, avrebbe convinto due militari con un grado inferiore al suo, Laudadio e Rubino. I due si sarebbero prestati e la notte tra il 12 e il 13 settembre 2010 avrebbe dato fuoco all'Audi di Defant usando della benzina. L'auto era parcheggiata sotto casa dell'uomo, tanto vicino che le fiamme avevano anche attaccato in parte il portone. Per fortuna non ci furono altri danni e l'incendio interessò solo la macchina. Ma l'attentato scosse subito tutta Terlago.
    Infatti, fin dal primo momento apparve chiaro che si trattava di un incendio doloso. In molti si chiesero cosa potesse esserci alla base di un atto tanto grave. Poco lontano dalla macchina venne trovata una tanica con dentro della benzina. L'allarme scattò verso le due e un quarto di notte quando alcuni residenti hanno sentito degli strani rumori, dei botti che hanno agitato il silenzio della notte. Nel giro di pochi minuti si affacciò alla finestra anche Matteo Defant che vide la sua auto andare a fuoco. Immediatamente chiamò vigili del fuoco e carabinieri, che intervennero sul posto. I pompieri domarono le fiamme. Il giorno dopo Defant sporse denuncia contro ignoti. Era scioccato e non sapeva spiegarsi l’accaduto. Per mesi e mesi sull'attentato c'è stata la nebbia più fitta. Non si riusciva a trovare il bandolo della matassa. Lo stesso Defant non riusciva a immaginare chi potesse avercela tanto con lui. Non aveva avuto discussioni o contrasti degni di rilievo. L’attentato, però, aveva colpito molto la comunità di Terlago e anche i paesi vicini. Un attentato degno della malavita organizzata era una novità per un piccolo paese tranquillo. Poi è arrivato il tassello giusto. I carabinieri hanno seguito la pista e sono arrivati ai tre militari. Le indagini sono partite dalla tanica con la benzina. Poi sono stati messi insieme tutti i pezzi del puzzle.
    Dalle informazioni raccolte in paese, è emerso il rapporto non idilliaco che c’era tra Defant e il suo vicino maresciallo dell’esercito. Sulla base di queste prima informazioni, i carabinieri hanno iniziato a dipanare la matassa. Hanno controllato Palumbo e, partendo da lui e dalla tanica , sono riusciti a individuare anche i due esecutori dell’attentato. Secondo quanto ricostruito, dai carabinieri e dalla Procura, i due avrebbero agito per accontentare il loro superiore, forse per ottenere dei vantaggi sul lavoro.
    Tre militari accusati di un attentato - Cronaca - Trentino Corriere Alpi

    PALUMBO - Diffusione del cognome PALUMBO - Mappe dei Cognomi Italiani

  10. #340
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    Predefinito Re: Terryes

    No, dico, ammazzare il figlio ancora in grembo, a 7 mesi, per incassare un maggior rimborso assicurativo, in una simulazione di incidente automobilistico.....
    Ma neanche le bestie.
    In calabria si.

 

 
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