



Mmmmolto pitoresko!
Ladro ruba in canonica, prete lascia gli sposi sull'altare per inseguirlo: è corsa al lotto
di Lucia Allocca
Matrimonio col ladro. Non è il titolo di un film, ma semplicemente quanto avvenuto stamattina a Somma Vesuviana, nella chiesa di San Pietro al Casamale. Sull'altare una coppia di sposi, i testimoni ed il sacerdote pronto a celebrare il rito, tra le panche gli invitati, e nella canonica l'intruso.
Un uomo, sulla cui identità stanno tentando di fare luce i carabinieri della locale stazione (diretti dal comandante Raimondo Semprevivo), si è introdotto nella canonica, portando via circa 580 euro ed un telefono cellulare di proprietà proprio del religioso. Un movimento maldestro, forse un rumore accidentale, ma la scena non è passata inosservata ed il sacerdote, con testimoni al seguito, ha lasciato la coppia sull'altare dandosi all'inseguimento del malvivente. Tra incredulità e stupore la scena si è consumata sotto lo sguardo di chi stamattina affollava il centto cittadino, ma soprattutto a restare attoniti i poveri sposi che, giunti in chiesa alle 10 e 30, sono stati dichiarati marito e moglie solo alle 12,40, orario in cui hanno lasciato la chiesa tra riso e fiori.
Giornata amara per il sacerdote, invece, che nonostante tutto non è riuscito ad acciuffare il ladro, ma confida nell'intervento delle forze dell'ordine. Intanto in città è scoppiata la febbre da gioco ed è corsa al lotto. "Gli sposi, il prete e il ladro", il terno da giocare.
Ladro ruba in canonica, prete lascia gli sposi sull'altare per inseguirlo: è corsa al lotto
Ennesimo padano gonzo che va in Terronia....
Napoli. Strattonato e buttato a terra per scippargli la catenina, turista milanese ferito
di Melina Chiapparino
Gli hanno strappato la collanina mentre passeggiava su via Duomo insieme alla famiglia. Un 60enne milanese è stato vittima di uno scippo consumato poco dopo le 11 di questa mattina. L'uomo è stato strattonato e aggredito mentre camminava insieme alla moglie, il malvivente lo ha sorpreso alle spalle tirandogli violentemente la catenina e facendolo cadere a terra.
L'uomo ha riportato ferite alle braccia e alla bocca che ha impattato al suolo ed è stato soccorso dal 118.
Napoli. Strattonato e buttato a terra per scippargli la catenina, turista milanese ferito
Shylock gli fa una pippa.....
Tassi del 300%, sott'usura imprenditori e commercianti: sgominato clan
NAPOLI - Sette persone sono state arrestate dal Nucleo operativo della Guardia di Finanza di Napoli perché accusate di aver sottoposto a usura una serie di privati cittadini e commercianti per conto del clan camorristico Ferone-Pagano di Casavatore, quale articolazione del clan Amato-Pagano, arrivando ad applicare tassi usurari fino al 316,8% annuale.
Tra le vittime ci sono un commerciante di libri all'ingrosso, commercianti ambulanti, un consulente aziendale, un direttore tecnico di azienda, un imprenditore nel settore della carpenteria metallica e un commerciante di auto, tutti abitanti o esercenti a Casavatore.
Case, azienda e risparmi. In particolare il commerciante di libri, deceduto il 24 aprile 2012, è stato costretto a dilapidare il suo patrimonio immobiliare, dal valore di 1 milione di euro, la propria azienda e le proprie disponibilità liquide.
Alcuni degli indagati hanno prevalentemente concesso prestiti mediante monetizzazione di assegni post-datati con rilascio di contante o titoli esigibili per importo inferiore, applicando interessi usurari calcolati sulla distanza temporale tra la data di accettazione dei titoli post-datati e quella di esigibilità indicata sugli stessi, reinvestendo poi il provento in attività d'impresa a Casavatore o in società a loro riconducibili, operanti nelle regioni Marche ed Emilia Romagna. Gli arrestati, spiega il procuratore aggiunto Filippo Beatrice, «con i proventi delle attività criminose hanno acquistato importanti immobili e finanziato numerose società, sequestrate contemporaneamente all'adozione del provvedimento restrittivo».
Tassi del 300%, sott'usura imprenditori e commercianti: sgominato clan
Test medicina nuovo scandalo a Tor Vergata a Roma
Il test di medicina che non si sa se l’anno prossimo sarà riproposto, o se quello tenutosi l’8 aprile scorso è stato l’ultimo: tiene sempre banco per le continue irregolarità scoperte il giorno della prova che potrebbero inficiare tutta la prova.
Dopo Bari dove continuano le indagini della Digos per la sparizione di una busta contenente le domande dei test ora tocca all’Università di Tor Vergata a Roma.
Il giorno delle prove a Tor Vergata è avvenuto di tutto da quando si apprende solo oggi dall’Unione degli universitari, infatti, contrariamente da quanto indicato nel bando dei test a numero chiuso, gli aspiranti medici sono stati fatti accomodare uno accanto all’altro senza rispettare che ci sia almeno un posto libero fra loro.
Test medicina nuovo scandalo a Tor Vergata a Roma, si attende riforma ministro Giannini | Baritalia News
Troppo?
Sempre troppo poco!
Ue bacchetta Italia, troppo arsenico in acque Lazio
(ANSA) - BRUXELLES, 10 LUG - La Commissione Ue ha aperto una procedura d'infrazione contro l'Italia per la contaminazione dell'acqua da arsenico e fluoro, in particolare nel Lazio, ancora irrisolto nonostante la concessione di tre deroghe di tre anni ciascuna. I valori limite previsti dalla direttiva Ue sull'acqua potabile non sono ancora rispettati in 37 zone.
Il Messaggero - Flashnews
Invalsi: i promossi e i bocciati d’Italia
Valutazione in cifre: ecco il risultato dell’indagine capillare sullo stato di preparazione degli studenti italiani, stilata dall’Invalsi.
DI SKUOLA.NET
Come scriviamo su Skuola.net, l’Invalsi ha pubblicato i risultati dei test del 2013-2014: I test di valutazione sono stati effettuati in 13.200 scuole, 122016 classi su quasi due milioni e 300mila studenti di II e V elementare, III media e II superiore. In tutto sono stati distribuiti quasi 6 milioni e 900mila fascicoli.
PROMOSSI – Buoni i risultati riscontrati nella scuola primaria: si confermano primi della classe i ragazzi di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trento. In vetta anche le Marche che, negli anni, hanno fatto una graduale avanzata per affermarsi oggi tra le migliori regioni d’Italia. Da registrare anche l’ottima performance degli istituti tecnici del Nordest nelle prove di matematica per le quali i risultati sono gli stessi, se non addirittura migliori, di rilevati nei licei, tradizionalmente più preparati.
BOCCIATI – Note dolenti per Campania, Calabria e Sicilia: le regioni del Sud e delle Isole che si piazzano in ultima posizione. La Campania nello specifico contribuisce notevolmente ad abbassare la media delle regioni del Sud. Altro discorso invece per la Calabria che regge per quanto riguarda la scuola primaria ma crolla inesorabilmente nel rendimento di scuole medie e superiori.
TERZA MEDIA – Analizzando i dati dal punto di vista dell’ordine di scuole, va specificato che per la secondaria di primo grado le due macro-aree settentrionali registrano punteggi medi superiori alla media italiana statisticamente significativi, mentre il Centro resta in media e le due macro-aree del Sud e del Sud e Isole risultano invece significativamente inferiore alla media italiana.
Nello specifico, tra le regioni del Nord Ovest, Piemonte e Liguria ottengono un punteggio superiore alla media nazionale, stesso boom nel Nord Est per il Veneto e le due Province Autonome di Bolzano e Trento. Tra le regioni meridionali e insulari, la Campania, la Calabria e la Sicilia ottengono in Italiano punteggi significativamente inferiori alla media nazionale. La regione che registra il migliore risultato in assoluto (212 punti) è la Liguria, fanalino di coda invece la Sicilia con un punteggio di 184
SUPERIORI –Tra i licei, le regioni con un punteggio significativamente al di sopra della media italiana sono la Lombardia e tutte le regioni e province del Nord-Est. Quelle con un punteggio significativamente inferiore alla media italiana sono invece l’Abruzzo, la Campania, la Calabria, la Sicilia e la Sardegna. Tra i tecnici, spiccano quelli delle Marche. Ben al di sotto della media italiana sono invece il Lazio, la Campania, la Calabria, la Sicilia e la Sardegna. Tra gli Istituti Professionali si differenziano in positivo quelli delle regioni settentrionali e in negativo quelli di Campania e Puglia.
FENOMENO CHEATING – Anche i prof sbagliano o, meglio, imbrogliano. Non solo medie e valutazioni didattiche, tra i risultati dell’Invalsi c’è anche il fenomeno “cheating”. Quello strano dato che riesce ad evidenziare il copia-copia generale nelle singole classi. La distribuzione a rotazione delle domande permette di capire se lo studente, che ha copiato, sia riuscito a farlo con il benestare del prof. Anche qui i cheating ricadono molto più sulle Regioni del Sud che su quelle del Nord.
Invalsi: i promossi* e i bocciati d?Italia
Leonardo Evaso Facco
"Microsoft ne licenzia 18.000".
L'Italia si offre per assumerli tra i forestali.
Inchiesta sul bus della morte: scoperte mille revisioni false della Motorizzazione, Napoli il terminale
di Gian Pietro Fiore
Avellino. Inchiesta sulla strage del bus: la Procura di Avellino ha scoperto un vasto giro di false revisioni, effettuate in tutta Italia, ma immesse nel sistema informatico a Napoli. Il terminale delle revisioni fasulle era Antonietta Ceriola, 63 anni, di Giffoni Sei Casali, dipendente della Motorizzazione Civile di Napoli, arrestata per la finta revisione del pullman che, lo scorso 28 luglio, precipitò dal viadotto Acqualonga, provocando la morte di 40 persone.
Mattino Digital
Marano, bonus di 600mila euro ai dipendenti del Comune: rinviati a giudizio dirigenti e politici
di Ferdinando Bocchetti
Marano. Danni erariali per 584 mila euro, la Corte dei conti cita in giudizio funzionari ed ex amministratori del Comune. Sono in quattordici, tra cui l'ex sindaco Salvatore Perrotta, l'ex segretario generale Aldo Ferrara e i dirigenti Luigi De Biase e Giovanni Cirillo.
Assieme a loro un nugolo di ex assessori che avallarono, ognuno per le proprie responsabilità, le procedure per l'erogazione a pioggia di risorse economiche da destinare ai dipendenti comunali. Quella procedura, riferita al biennio 2007-2008, finì nel 2009 nel mirino dell'ispettore del ministero delle Finanze Vito Tatò e, successivamente, spinse il sostituto procuratore generale della Corte dei conti, Marco Catalano, ad aprire un'inchiesta e a formalizzare una serie di inviti a dedurre.
I chiamati in causa fornirono una serie di giustificazioni, che tuttavia non sono state giudicate sufficienti o esaustive.
Marano, bonus di 600mila euro ai dipendenti del Comune: rinviati a giudizio dirigenti e politici
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Piano di Sorrento. Si finge medico e abusa di una paziente, arrestato sanitario
PIANO DI SORRENTO. Nella mattinata odierna, i carabinieri della stazione di Piano hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in regime di arresti domiciliari, emessa dal gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della locale procura della Repubblica, nei confronti di un 62enne ritenuto responsabile dei reati di violenza sessuale aggravata, lesioni personali ed esercizio abusivo della professione medica.
L’indagine condotta dalla stazione dei carabinieri di Piano di Sorrento ha permesso di appurare come l’arrestato, impiegato presso un laboratorio di analisi di Piano di Sorrento, con mansioni di biologo addetto ai prelievi, aveva compiuto un esame clinico nei confronti di una donna e, durante lo stesso, l’aveva palpeggiata.
Piano di Sorrento. Si finge medico e abusa di una paziente, arrestato sanitario
Napoli. Tre quintali di pesce mal conservato: scatta il sequestro
La guardia costiera di Napoli, insieme con i carabinieri del comando provinciale hanno messo a segno una vasta operazione per contrastare gli illeciti nel settore ittico.
Una nota azienda operante nel settore all’ingrosso nella zona Orientale è risultata aver violato fondamentali normative igienico-sanitarie. L’operazione ha comportato il sequestro di quasi tre quintali di pesce (pagro) e la contestazione di varie violazioni amministrative.
Napoli. Tre quintali di pesce mal conservato: scatta il sequestro
Salerno. Rivenduti sulle bancarelle gli abiti rubati alla Caritas
di Gianluca Sollazzo
SALERNO - Rubano abiti usati dai raccoglitori della Caritas: scoperto il deposito dei vestiti sottratti ai poveri. Anziché finire alle persone in stato di disagio, quegli abiti riposti dai cittadini sarebbero caduti nelle mani di malintenzionati disposti a tutto pur di racimolare qualche euro di bottino.
Invece, grazie all’intervento dei caschi bianchi, gli indumenti sono stati recuperati e restituiti. È accaduto sabato sera a Torrione, dove una squadra in borghese degli agenti di polizia municipale si è trovata di fronte a un centro di raccolta abusivo di abiti dismessi che erano stati trafugati in precedenza dai cassonetti autorizzati dal Comune e dislocati in vari punti del capoluogo.
Salerno. Rivenduti sulle bancarelle gli abiti rubati alla Caritas
I 180 Comuni italiani a un passo dal default
Intanto a Napoli e Roma, grandi bacini elettorali, non vengono richiesti pari sacrifici
Sergio Rame
Alzano le tariffe e le tasse al massimo. Cercano a fatica di consolidare i debiti delle partecipate.
Mettono in cassa integrazione i dipendenti. E bloccano qualsiasi tipo di investimento. Eppure ancora non basta. La nuova piaga del Paese sono i Comuni a un passo dalla bancarotta: una schiera di circa 180 amministrazioni a rischio default che, come si fa coi libri d'impresa in tribunale, sono stati costretti a portare i bilanci al ministero dell'Interno nella speranza di ricevere un aiutino dallo Stato. Peccato che le regole non siano uguali per tutti. Alla Napoli di Luigi De Magistris e alla Roma di Ignazio Marino, città dai buchi colossai ma anche bacini elettorali imponenti, non vengono chiesti gli stessi sacrifici.
Nel 2009 i Comuni in dissesto erano soltanto due. Negli ultimi cinque anni, però, la situazione è precipitata. Come racconta Federico Fubini su Repubblica, a metà di quest'anno sono già saliti a 63. A Casal di Principe (20mila abitanti), per esempio, debiti per 16 milioni di euro obbligano il neo sindaco Renato Natale a tagliare le spese, alzare le tasse e svendere i beni per liquidare i creditori. Tutto questo senza più essere in grado di garantire la sicurezza, il servizio idrico o gli aiuti alle famiglie in difficoltà. Anche a Caserta (77mila abitanti) il debito è da 200 milioni di euro, ma qui il bilancio è di soli 24 milioni.
Alle 63 città in default se ne aggiungono altre 120 circa in pre dissesto. "Quando è così la ristrutturazione è meno dura - spiega Fubini - spesso limitata a un lungo rinvio delle scadenze di pagamento e alla cancellazione degli interessi di mora". I sacrifici, però, sono pur sempre sacrifici. E in città come Frosinone, Reggio Calabria, Catania e Messina si fanno sentire sempre di più. Le imposte continuano a crescere, i servizi pubblici si fanno sempre più scadenti. È un malessere generalizzato.
Laddove non entra in campo la politica. A Roma e a Napoli, per esempio, la posta (elettorale) è troppo alta perché si costringano i sindaci a una ristrutturazione del debito forzosa. Così i sacrifici sono meno duri. I debiti del Campidoglio, per esempio, sono stati spostati in una sorta di bad company che ha permesso a Roma Capitale di ripartire senza tagliare nemmeno gli sprechi. Ne sanno qualcosa all'Ama o all'Acea dove l'andazzo è tutt'altro che cambiato.
I 180 Comuni italiani a un passo dal default - IlGiornale.it
Concorso Università a Bari: 11 indagati tra cui 4 professori
di Massimiliano Scagliarini
BARI - Una dottoranda con il registratore sempre acceso in tasca e un concorso da ricercatore in Diritto commerciale annullato dal Consiglio di Stato. Un calderone di vita universitaria che ha scatenato una guerra tra Procure, coinvolgendo 11 persone (tra cui 4 docenti) che oggi si ritrovano indagati con l’accusa di aver truccato non solo le selezioni, ma persino l’assegnazione degli incarichi gratuiti di supplenza.
Il punto è che la dottoranda Monica Bruno, che dal 2009 ha inviato diverse denunce sulla questione, è moglie di un magistrato di Taranto, Ciro Fiore, all’epoca dei fatti gip nel Tribunale jonico ed oggi trasferito al Minorile. A febbraio il procuratore aggiunto di Bari, Lino Giorgio Bruno, aveva chiesto e ottenuto l’archiviazione delle accuse per una parte dei fatti, ma a inizio giugno il pm di Taranto, Remo Epifani, ha inviato l’avviso di conclusione delle indagini ad 11 persone: oltre ai commissari del concorso annullato, nell’elenco ci sono il vincitore, Giuseppe Sanseverino, 46 anni, di Massafra, ed i docenti baresi Gianvito Giannelli, 54 anni, e Ugo Patroni Griffi, 48 anni.
Ce n’è abbastanza per parlare di liti in famiglia. Anche perché Patroni Griffi, presidente della Fiera del Levante, della Bruno è stato non solo tutor ma anche testimone di nozze. E Giannelli, ultimamente molto noto alle cronache per l’incarico di curatore fallimentare del Bari calcio, è a sua volta sposato con un sostituto procuratore. Ma quando la commissione che doveva nominare un ricercatore in Diritto commerciale ha prescelto Sanseverino rispetto agli altri tre partecipanti (tra cui c’erano il figlio del professor Giorgio Costantino e la figlia della professoressa Eda Lofoco), la dottoressa Bruno ha preso carta e penna e con l’avvocato Carlo Raffo ha denunciato una serie di irregolarità, arrivando a formulare persino i capi di imputazione: nell’avviso di conclusione delle indagini la procura di Taranto li ha ripresi quasi tutti, e quasi parola per parola.
In particolare, la Bruno ha denunciato quello che lei stessa chiama il «metodo del cappello» per l’assegnazione delle supplenze: il professor Patroni Griffi (che per questo è accusato di truffa e falso ideologico) avrebbe presentato domanda salvo poi ritirarla all’ultimo momento, avvantaggiando così il dottor Sanseverino.
Il concorso per ricercatore del 2009, che a breve dovrà essere ripetuto con una nuova commissione e presumibilmente vedrà di nuovo la Bruno ai blocchi di partenza, è stato annullato sulla base di una decisione della giustizia amministrativa sulla valutazione comparativa dei titoli. Per questo la procura di Taranto accusa di abuso d’ufficio sia Sanseverino sia i commissari, tra cui oltre a Giannelli ci sono il bolognese Filippo Paolucci e il campano Ermanno Bocchini. Ma soprattutto, nei guai dopo le denunce (e le registrazioni) della Bruno sono finiti alcuni suoi ex colleghi dottorandi, accusati di favoreggiamento aggravato per aver negato ciò che probabilmente hanno detto a proposito del concorso mentre non sapevano di essere intercettati.
Al di là dei docenti di ruolo, il vero beffato di tutta questa storia finora è proprio Sanseverino, che oltre a non aver ottenuto il posto è accusato anche di aver «barato» nel curriculum. Sanseverino ha depositato in procura una lunga memoria, in cui esamina in dettaglio i propri titoli accademici, si toglie qualche sassolino dalla scarpa, ma passa anche al contrattacco nei confronti della Bruno: ha infatti documentato che la collega, mentre percepiva l’assegno di dottorato da parte dell’Università di Bari, continuava a svolgere l’attività professionale di revisore dei conti. Nel frattempo il dossier di Sanseverino è finito alla Corte dei Conti: questa storia non finirà mai...
Concorso Università a Bari 11 indagati, tra cui 4 prof | La Gazzetta del Mezzogiorno.it
L'IDEONA DI DE MAGISTRIS: LANCIARE LA TASK-FORCE ANTI-CROLLI A NAPOLI, MA NE FANNO PARTE I DIRIGENTI INDAGATI PER LA GALLERIA-KILLER!
Come in un film di Toto', i parcheggiatori abusivi si incatenano davanti al pronto soccorso perche' i vigili gli fanno le multe - Il gesto di protesta nei confronti della polizia municipale colpevole, ai loro occhi, di averli “tartassati” troppo duramente negli ultimi giorni…
Dagoreport
1. ABUSIVI, MA NON TROPPO
Per rendere l'idea è un po' come se il mariuolo si mettesse in strada a protestare contro i poliziotti che non lo fanno lavorare (cioè, rubare). A Napoli, succedono anche cose così: ieri, dieci parcheggiatori abusivi, che dirigono traffico e parking davanti all'ospedale “Cardarelli”, il più grande del Mezzogiorno, si sono incatenati all'ingresso del pronto soccorso in segno di protesta nei confronti della polizia municipale. Colpevole, ai loro occhi, di averli multati troppo duramente negli ultimi giorni. Pure l'abusivo tiene famiglia.
2. COMUNE, TASK-FORCE ANTI-CROLLO: METÀ DEI MEMBRI INDAGATI PER LA GALLERIA UMBERTO
P. Fratt. per “Il Roma”
Nasce la task-force anti-crollo. Fortemente voluta dal sindaco Luigi de Magistris, per accelerare le risposte all'emergenza edilizia, avrà poteri di gestione diretta delle manutenzioni in materia di «sicurezza abitativa, difesa idrogeologica e igiene urbana» e potrà disporre tutti gli atti per intervenire in maniera risolutiva, con ordinanze verso privati e delibere di urgenza e di somma urgenza. Ne fanno parte 6 dirigenti comunali, di questi la metà è indagata per il crollo alla Galleria Umberto I.
L'unità è guidata dal dirigente della Protezione Civile, Giovanni Spagnuolo, affiancato dai dirigenti Giancarlo Ferulano (Pianificazione e gestione del Territorio Sito Unesco), Giuseppina Silvi (Cuag), Salvatore Iervolino (Ciclo Integrato delle Acque) e Vincenzo Salzano (Igiene della Città). Inoltre, risponde al vice direttore generale di Area Tecnica, Giuseppe Pulli. Proprio Pulli, Spagnuolo e Ferulano sono tra i 4 dirigenti comunali che hanno ricevuto l'avviso di garanzia nell'ambito dell'inchiesta per il crollo in Galleria, nella quale il Comune si è dichiarato parte offesa. Ma a che serve la task-force?
«La novità - spiega de Magistris - è che la nuova unità - che si chiama tecnicamente 'Coordinamento operativo degli interventi urgenti in materia di sicurezza e igiene urbana nella città di Napoli' ed è stata istituita mercoledì con ordine di servizio del direttore generale Attilio Auricchio -, potrà intervenire in maniera più veloce, andando a snellire le procedure amministrative interne, per realizzare interventi più efficienti, tempestivi e mirati».
Il Coordinamento, per operare, nel prossimo bilancio di previsione, avrà 6 milioni di euro. «Ma speriamo di aumentare il budget di 20 milioni - assicura l'assessore al Bilancio, Salvatore Palma -, recuperandoli da fondi residui». Opererà fino al 31 dicembre, ma potrà essere prorogato.
Sicilia, il segretario generale da 600mila euro all'anno in pensione prima dei tagli
Nominato l'anno scorso, il 61enne Di Bella andrà in pensione tra qualche giorno. Forse per evitare la sforbiciata alle pensioni di agosto?
Angelo Scarano -
All'Ars c'è baraonda. Qualcuno non manda giù il maxi stipendio di Sebastiano Di Bella, segretario generale del parlamento siciliano.
Secondo i rumors di palazzo si parla di 600mila euro l'anno. Secondo il questore Paolo Ruggirello, invece, Di Bella "attualmente guadagna 530mila euro. Al netto - ci ha tenuto a precisare - fanno circa 30mila euro". Non saranno certo quei 70mila euro a fare la differenza. Anche perché a sollevare aspre polemiche è stata la decisione di segretario 61enne di andare in pensione a fine luglio, giusto qualche giorno prima che entri in vigore il tetto agli stipendi dell'Ars che, dal prossimo agosto, dovrebbe portare di pari passo una concreta sforbiciata alle pensioni d'oro.
Come riporta il Messaggero, la polemica sul maxi stipendio di Di Bella, succeduto a Giovanni Tommasello che era andato in pensione a 57 anni per problemi familiari, ha sicuramente influito sulla decisione di fissare a 240mila euro il tetto massimo di stipendio per i funzionari dell'Ars. Tetto che, va da sé, ricade inevitabilmente anche sulle pensioni. La norma entrerà in vigore a partire da agosto. Forse anche per questo Di Bella ha deciso di andarsene in pensione qualche giorno prima.
Di Bella è stato nominato segretario generale a sessant'anni dopo aver lavorato come capo di gabinetto del presidente dell'Ars Giovanni Ardizzone. Dopo le polemiche sullo stipendio da quasi 600mila euro all'anno, adesso Di Bella è destinato ad aprire una nuova contesa sulla pensione d'oro che, dal prossimo agosto, andrà a incassare.
Sicilia, il segretario generale da 600mila euro all'anno in pensione prima dei tagli - IlGiornale.it
1. MENTRE QUELLO CHE RIMANE DELLA COSTA CONCORDIA SI ACCINGE A FARE IL SUO ULTIMO VIAGGIO VERSO LA ROTTAMAZIONE, SCHETTINO SI DIMENA NEL SUO "ULTIMO BALLO" - 2. ECCOLO L’INEFFABILE COMANDANTE (32 SONO LE VITTIME DEL NAUFRAGIO DELL’ISOLA DEL GIGLIO), IN “VACANZA-ESILIO” IN UN APPARTAMENTO PRESO IN FITTO AD ISCHIA, PER EVITARE L’ASSEDIO DEI GIORNALISTI DAVANTI ALLA SUA CASA DI META DI SORRENTO, FOTOGRAFATO MENTRE SI SOLLAZZA AL ‘WHITE PARTY’ ORGANIZZATO DALL’EDITORE PIERO GRAUS - 3. VESTITO DI BIANCO COME TUTTI GLI INVITATI, PASCIUTO E ABBRONZATO, SI È FATTO IMMORTALARE TRANQUILLAMENTE INSIEME AGLI ALTRI OSPITI E DALLE CHIACCHIERE DELLA FESTA, SPUNTA UN’INDISCREZIONE: SAREBBE IMMINENTE LA PUBBLICAZIONE DI UN LIBRO NEL QUALE RACCONTERÀ LE SUE VERITÀ SU QUANTO ACCADDE LA NOTTE DEL 13 GENNAIO 2012 -
Alberto Dandolo per Dagospia
Mentre la Concordia si accinge a fare il suo ultimo viaggio, Schettino si dimena nel suo "ultimo ballo".
L’ex comandante della Costa Concordia Francesco Schettino infatti è in “esilio” ad Ischia per evitare l’assalto dei giornalisti, fotografato mentre invece si diverte alla festa annuale in una villa esclusiva organizzata dall’editore Piero Graus. Un ‘white party’ esclusivo e mondano come ha documentato Gaetano Ferrandino per il Golfo il quotidiano delle isole diretto da Mauro Iovino.
In una villa presa in affitto per l’occasione, vestito di bianco come tutti gli invitati, si è fatto immortalare insieme agli altri ospiti, mentre chiacchierava e persino nella foto di gruppo. E spunta un’indiscrezione: la sua presenza all’evento potrebbe essere dettata dall’imminente pubblicazione di un libro nel quale racconterà le sue verità su quanto accadde quella tragica sera del 13 gennaio 2012.
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UNA TASSA CHIAMATA “AUTOMOBILE CLUB D’ITALIA”: 191 MILIONI OGNI ANNO PER UN REGISTRO INUTILE CON TREMILA DIPENDENTI E 106 STRUTTURE PROVINCIALI
Questa tassa occulta, cifra pari a sei volte e mezzo lo stanziamento 2014 per il dissesto idrogeologico in tutta Italia, rappresenta l’assicurazione sulla vita per il carrozzone dell’ACI, che non solo è sopravvissuto a ogni tentativo di riforma, ma usa alchimie contabili per nascondere i buchi di bilancio…
Dal "Corriere della Sera"
Anche se pochi ormai se la ricordano, quella storia Pier Luigi Bersani certo non l'ha dimenticata. Non fosse altro perché è una delle sconfitte più brucianti che da ministro delle liberalizzazioni abbia dovuto subire ad opera di una lobby. Due volte ha provato ad abolire il Pubblico registro automobilistico, e due volte è stato respinto con perdite. La prima, nel 2000; la seconda, sette anni più tardi.
Poco importava che i cittadini italiani avrebbero potuto risparmiare un bel po' di quattrini su ogni passaggio di proprietà, e che dal 1992 il Pra fosse un inutile doppione degli elenchi della Motorizzazione civile. Prima di Bersani, anche i sostenitori di un referendum promosso nel 1995 da un comitato presieduto dall'ex direttore del Sole24ore Gianni Locatelli e composto da una serie di associazioni e dalla rivista Quattroruote si erano dovuti arrendere.
Le firme vennero raccolte in abbondanza, ma la Corte costituzionale dichiarò il quesito inammissibile. Tanto è misteriosamente potente, la lobby del Pra, da essere sfuggita alle grinfie della spending review, risultando appena sfiorata dal decreto semplificazioni: gli automobilisti non dovranno più comunicare le perdite di possesso e i cambi di residenza, che saranno acquisiti d'ufficio. Troppa grazia...
Sopravvive così uno degli ultimi residui della normativa fascista, considerato che l'iscrizione dei veicoli al Pra è prevista da un decreto del 1927. Ma ciò che conta di più, questa tassa occulta da circa 200 milioni l'anno, cifra pari a sei volte e mezzo lo stanziamento 2014 per il dissesto idrogeologico in tutta Italia, rappresenta una formidabile assicurazione sulla vita per un carrozzone chiamato Automobile club d'Italia. L'unica federazione sportiva dipendente dal Coni che oltre a gestire per legge una funzione statale obbligatoria per i cittadini riscuote pure una imposta: il bollo auto.
Ovviamente non gratis. Per la riscossione di quella tassa ha incassato lo scorso anno 41 milioni, che sommati ai 191 introitati grazie alla gestione del Pubblico registro automobilistico fanno 232 milioni. Somma alla quale vanno aggiunti 14 milioni di ricavi «diversi» dalle amministrazioni statali e dalle Regioni per i servizi di informazione sulla mobilità. Totale del fatturato pubblico, 246 milioni: vale a dire l'84,8 per cento delle entrate complessive, risultate pari a 290 milioni. Proporzioni che ben descrivono l'anomalia della quale stiamo parlando, ma non dicono proprio tutto.
Perché se fino a qualche anno fa i soldi comunque giravano, la botta che negli ultimi tempi ha preso il mercato dell'auto, sceso ai livelli di cinquant'anni fa, ha fatto emergere di colpo tutto il peso di una struttura elefantiaca: tremila dipendenti, 106 strutture provinciali e Dio solo sa quante società appese. L'Aci nazionale controlla innanzitutto la Sara assicurazioni, cui fanno capo altre nove partecipazioni.
C'è il 21% della compagnia turistica Valtur di Carmelo Patti, finita in amministrazione straordinaria. C'è il 10% della società finanziaria Zenit. C'è l'87% della Ala assicurazioni e il 100% della Sara vita. Nonché una piccola quota in Nomisma, il centro studi bolognese fondato da Romano Prodi. Ma non è finita di sicuro qui. Nel portafoglio dell'Aci c'è per esempio l'Aci informatica, cui era stata assegnata l'architettura informatica del costosissimo sito turistico nazionale Italia.it, protagonista di innumerevoli disavventure.
E poi una impresa di progettazione, studi e consulenze (Aci Consult), quindi la società proprietaria dell'autodromo di Vallelunga nei pressi di Roma (Aci Vallelunga), una ditta di «assistenza tecnica ai veicoli e assistenza sanitaria alla persona» (Aci Global), una immobiliare (Aci Progei), una società sportiva (Aci sport) e un'agenzia di viaggi (Ventura).
Senza poi contare il diluvio di controllate e collegate alle Aci provinciali. Trovarle tutte è un lavoro di ricerca estenuante: il loro numero è dell'ordine del centinaio. C'è di tutto, da società immobiliari, a imprese turistiche, ad aziende che gestiscono parcheggi. Soltanto di «Aci service» se ne contano sedici diverse.
Da questo ai bilanci colabrodo, il passo è breve. Antonio Fraschilla ha raccontato l'anno scorso che di quelle 106 associazioni locali ben 57 risultavano in perdita. Ma è niente al confronto della voragine dell'Aci nazionale. E qui attenti ai giochini.
Il bilancio 2010 si è chiuso con una perdita di 30,3 milioni, ma sarebbero stati più di 41 senza gli 11 milioni di proventi straordinari: 9,8 di «utilizzo fondi di accantonamento» e un milione di cancellazione di residui passivi. Quello del 2011 è andato in attivo per 26,6. Attivo puramente contabile, conseguito grazie a plusvalenze per 48,8 milioni. Anch'esse puramente contabili, perché ottenute con la cessione per quasi 53 milioni di un fabbricato in via delle Perle a Roma alla immobiliare del gruppo Aci Progei. Traduzione, venduto a se stesso. Azzardiamo: senza quella curiosa partita di giro il bilancio si sarebbe chiuso in rosso per 22 milioni? Lo schema si è ripetuto nel 2012, con plusvalenze contabili per 7,6 milioni: la vendita delle sedi di Roma e Palermo alla solita Aci Progei e di un terreno alla società, sempre controllata dall'Aci, che ha in gestione l'autodromo di Vallelunga.
Ma stavolta l'«ammuina» non è servita se non a mitigare il drammatico passivo: 28,7 milioni la perdita netta. Risultato, senza considerare quei singolari proventi straordinari, negli ultimi tre anni nei conti dell'Aci si sarebbe aperta una voragine di un centinaio di milioni. E quest'anno? Taglia di qua, taglia di là, il preventivo dice che si chiuderà in pareggio. Già. Ma anche qui con la previsione di una plusvalenza di 8 milioni: visto che ormai si dev'essere raschiato il fondo del barile con gli immobili, ecco che si pensa di cedere una fettina della compagnia di assicurazioni. Che però nessuno ancora ha comprato.
Di fronte a una situazione del genere qualunque governo sarebbe già intervenuto da tempo con la dovuta decisione. Tanto più dopo le solenni bacchettate della Corte dei conti. Oltre ad evidenziare alcune irregolarità, la magistratura contabile non ha mancato di sottolineare la vistosa entità di certi emolumenti dei vertici. Il segretario generale Ascanio Rozera, potentissimo factotum da 41 anni dipendente dell'Aci, viaggia intorno ai 300 mila euro annui.
Mentre al presidente Angelo Sticchi Damiani, nominato ai vertici dell'ente come ha raccontato il Fatto quotidiano alla vigilia di una sentenza della stessa Corte dei conti che l'ha condannato in primo grado a pagare 21.986 euro per un danno erariale arrecato proprio all'Aci riguardo alcune sponsorizzazioni per i campionati automobilistici italiani di tanti anni fa, ne toccano 236 mila. E ai tre vicepresidenti tre? La Corte dei conti dice che ciascuno di loro ha diritto a 105.799 euro l'anno.
Un piccolo obolo, a giudicare dal calibro della terna, nella quale spicca un nome: quello dell'ex potentissimo Pasqualino De Vita, classe 1929. Da ben 18 anni, ancora prima di essere nominato a capo dell'Unione petrolifera, occupa la poltrona di presidente dell'Automobile club di Roma. Ed è stato anche presidente di Aci informatica e Aci Mondadori, quindi consigliere della Sara.
Un caso tipico, il suo, di come funzionano le cose in quel mondo chiuso e autoreferenziale nel quale gruppi di potere ristretti e intramontabili fanno il bello e cattivo tempo, passando da un incarico di vertice all'altro. Rosario Alessi, classe 1932, è diventato presidente dell'Aci a cinquant'anni, nel 1982.
Dopo 18 primavere, nel 2000, ha passato la mano: «Ritengo di essere un uomo col senso della misura e penso non si possa stare diciott'anni seduto allo stesso posto». Ad aprile scorso, in prossimità dell'ottantunesimo compleanno, è stato confermato alla presidenza della Ala assicurazioni. Nel 2012 era stato nominato presidente della Sara. Prima ancora Sara Life, Sara immobili, Banca Sara, Holding Banca Sara...
Va detto che talvolta si registra anche qualche spettacolare new entry, come quando all'Aci di Milano arrivò il commissario Massimiliano Ermolli, figlio di Bruno Ermolli. E come da commissario diventò presidente, ecco sbarcare in consiglio Geronimo La Russa, figlio del ministro Ignazio e già consigliere della Premafin della famiglia di Salvatore Ligresti.
Del resto, quello che proprio all'Aci non manca sono i posti. Ognuno delle 106 strutture provinciali ha un consiglio di amministrazione, di regola formato da cinque persone, più un collegio di tre revisori. Fate il conto: superare quota 800 poltrone è un attimo.
I governi, dicevamo. Forse anche questo spiega perché l'Aci sia stato sempre trattato con i guanti. Basta pensare all'ultimo regalino: il decreto ministeriale con il quale sono state graziosamente aumentate le tariffe dovute all'Aci in debito d'ossigeno per la tenuta dell'inutile Pra. Era il 21 marzo del 2013 e il governo di Mario Monti autore del provvedimento, dimissionario da tre mesi, fremeva per passare il testimone. Ma se si eccettua la reazione della Unasca, l'associazione delle autoscuole, che fece ricorso al Tar lamentando per i cittadini un salasso ulteriore da almeno 30 milioni (contestato dall'Aci), nel Palazzo nessuno fiatò.
A Napulè......al peggio non c'è mai fine....
Napoli, il disastro della raccolta differenziata: da un anno è in calo. Bufera sul Comune
di Valerio Iuliano
La raccolta differenziata non abita più qui. O meglio: non è quasi mai stata praticata a Napoli e, a giudicare dagli ultimi dati, c'è il rischio che la tendenza prosegua. I cattivi risultati recenti riaprono l'eterno dibattito sulla gestione dell'intero ciclo dei rifiuti, con una selva di voci - anzitutto politiche - nella quale è difficile districarsi.
E accuse al sindaco Luigi de Magistris, che proprio sul vertiginoso aumento della differenziata aveva scommesso durante la campagna elettorale di tre anni fa.
Quello che è certo è che nel 2013 le percentuali di differenziata in città sono ulteriormente diminuite, rispetto ai livelli già molto bassi del 2012. La percentuale di rifiuti correttamente smaltiti lo scorso anno, attraverso il porta a porta o le campane stradali, corrisponde a poco più del 20%. Lo certifica uno studio del Comieco - il consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica - che analizza i dati relativi alla raccolta esclusiva di carta e cartone, così come di quella totale, per tutti i materiali da separare. In entrambi i casi, Napoli risulta agli ultimi posti della graduatoria nazionale. Tuttavia, sono proprio i dati relativi alla raccolta complessiva quelli più utili ad una valutazione approfondita.
Dal rapporto tra le 106mile tonnellate annue di rifiuti differenziati e le 497mila di rifiuti globali, viene fuori la percentuale del 21,3%, inferiore di tre punti a quella dello scorso anno.
Una battuta d'arresto che solleva molti interrogativi sulla gestione della differenziata e, di riflesso, sull'intero ciclo di smaltimento dei rifiuti che ha il suo punto di forza proprio nell'accurata selezione dei materiali.
Napoli, il disastro della raccolta differenziata: da un anno è in calo. Bufera sul Comune
Insegnanti di sostegno con titoli di studio falsi
un arresto e 56 indagati
FOGGIA - E’ stata arrestata oggi e messa ai domiciliari quella che viene ritenuta la principale indagata nell’inchiesta della Procura di Foggia "Zero in condotta" su un vasto gruppo di insegnanti di sostegno che sarebbero riusciti ad ottenere supplenze e persino l’assunzione scalando le graduatorie grazie a titoli di studio falsi.
La donna, Anna Maria Stoico, di 40 anni, originaria di Lesina (Foggia), è stata arrestata da militari del comando provinciale della Guardia di Finanza, che hanno anche individuato la stamperia dove venivano falsificati i titoli. Allo stato sono 56 gli insegnanti sostegno indagati perchè accusati di avere utilizzato titoli falsi per ottenere incarichi.
Secondo l’accusa, la donna arrestata oggi, con la collaborazione tecnica del titolare di una cartoleria di Lesina avrebbe organizzato la falsificazione dei titoli vendendoli ai docenti ad un prezzo che arrivava sino a 14.000 euro ciascuno. I docenti venivano anche 'istruitì sulle modalità di compilazione e di presentazione delle domande per la messa a disposizione e indirizzati sulla scelta degli istituti scolastici presso cui inoltrarle.
La Gazzetta del Mezzogiorno.it
I soldi anti-ndrangheta per auto e vestiti. Arrestata attivista Canale
Sei arresti, di cui 5 in carcere e uno ai domiciliari, nei confronti di ex amministratori comunali e imprenditori di San Luca, a vario titolo indagati per associazione per delinquere di stampo mafioso, intestazione fittizia di beni e reati contro la pubblica amministrazione, aggravati dall'aver agito al fine di agevolare l'associazione mafiosa.
Tra gli arrestati l'ex sindaco Sebastiano Giorgi e l'assessore al territorio Francesco Murdaca. Giorgi è stato l'ultimo sindaco di San Luca in ordine di tempo, fino al 17 maggio 2013, data in cui il Comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Gli arrestati sono indagati a vario titolo per associazione per delinquere di stampo mafioso, intestazione fittizia di beni e reati contro la pubblica amministrazione aggravati ai sensi dell'art.7 L.203/1991 avendo agito al fine di agevolare l'associazione mafiosa.
Nel corso dell'indagine "Inganno" sono poi emerse responsabilità per truffa aggravata e peculato (ma non aggravate dalla condotta mafiosa) anche a carico di Rosy Canale (ora ai domiciliari), nota per il suo impegno antimafia come coordinatrice del «Movimento delle donne di San Luca», associazione creata con finalità di sostegno sociale. A lei gli inquirenti contestano, tra l'altro, l'acquisto di auto e vestiti coi soldi destinati alla lotta contro la 'ndrangheta.
La Canale era impegnata in questi giorni per interpretare sul palco "Malaluna", piece teatrale liberamente tratta dal volume "La mia 'ndrangheta". «Storie di ordinaria resistenza nella terra di nessuno», così si presenta Malaluna, di e con Rosy Canale, musiche di Franco Battiato e con l'adesione del presidente della Repubblica e sua medaglia di rappresentanza.
Soldi anti-mafia in vestiti. Arrestata Canale - Italia - l'Unità - notizie online lavoro, recensioni, cinema, musica
Truffatori napoletani in trasferta in Friuli: 30 colpi. Sgominata la "gang delle ragazze"
UDINE - Servendosi di falsi documenti di identità e buste paga falsificate riuscivano ad ottenere finanziamenti per l'intero valore del mezzo dalle autoconcessionarie per l'acquisto di utilitarie e, una volta ritirato il veicolo, lo rimettevano in vendita attraverso autosaloni compiacenti o su siti web.
Dalla Campania al Friuli per truffare
Una banda composta da una decina di persone, tutte provenienti da Napoli e Provincia, che tra la fine del 2011 e settembre 2012 ha messo a segno una trentina di colpi nelle province del Friuli Venezia Giulia e del Centro Italia, è stata sgominata al termine dell'attività investigativa della Polizia stradale che ha portato anche all'arresto di nove esponenti della banda, mentre viene attivamente ricercato un decimo componente, considerato l'ideatore e il il vertice dell'organizzazione criminale.
L'organizzazione campana è stata scoperta dalla Polizia Stradale di Amaro (Udine), che ha eseguito nove ordinanze di custodia cautelare in carcere. Una decima persona, ritenuta il 'capo' del gruppo, è sfuggita alla cattura. L'indagine ha ricostruito una trentina di episodi avvenuti tra l'ottobre 2011 e il settembre 2012. Le concessionarie coinvolte nella truffa sono in provincia di Udine, in Liguria, Emilia Romagna e Abruzzo.
Una decima persona è ricercata. L'indagine è stata avviata alla fine di ottobre 2012 dalla Polstrada di Amaro (Udine), sulla base di una segnalazione da parte di una società finanziaria, che aveva scoperto un tentativo di truffa alla concessionaria «Michelutti» di Gemona del Friuli (Udine).
Truffatori napoletani in trasferta in Friuli: 30 colpi. Sgominata la "gang delle ragazze" | Foto
Le "invenzioni" dei terryes....
Furto con bucatura, l'ultima invenzione dei ladri per derubare gli automobilisti
di Stefania Battista
Furto con...bucatura. Una nuova tecnica dei ladri per trafugare portafogli e valori. L'automobilista incauto parcheggia la propria vettura ed al ritorno la trova con una gomma a terra.
Distratto dal nervosismo e dalla necessità di sostituire la gomma non presta attenzione al resto. Ed il ladro ne approfitta: con gesto veloce si porta via portafogli e telefono cellulare. E' accaduto a Bellizzi, dinanzi ad un noto supermercato. Sull'episodio indagano i carabinieri. Pochissimi elementi su cui lavorare: pare molto difficile, perciò, che riescano a rintracciare ladro e maltolto.
Furto con bucatura, l'ultima invenzione dei ladri per derubare gli automobilisti
Frosinone: timbrano cartellino in Comune e escono, denunciati moglie e marito
Roma - Sono accusati di truffa aggravata ai danni della pubblica amministrazione e per questo motivo moglie e marito sono stati denunciati. I due, entrambi dipendenti del Comune di San Giovanni Incarico, timbravano il cartellino e andavano via. Per questa ragione sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Cassino, e i militari gli hanno notificato anche la misura cautelare dell'interdizione dal pubblico servizio, della durata di due mesi, emessa dal gip del tribunale di Cassino.
Marito e moglie, erano stati assunti come addetti alle pulizie degli uffici comunali. I due coniugi timbravano regolarmente il cartellino, per poi allontanarsi dal luogo di lavoro e fare rientro puntuali per la timbratura dell'uscita. La loro prestazione lavorativa risultava, cosi', dal punto di vista formale, regolarmente effettuata, senza che nessuna ora di lavoro fosse stata realmente svolta. I carabinieri della Stazione di San Giovanni Incarico hanno filmato e fotografato i due dipendenti comunali accertando che, quotidianamente, dopo aver attestato la presenza sul luogo di lavoro, i due si allontanavano senza alcun permesso. Dalle indagini sono emerse anche prestazioni di lavoro straordinario non effettuate ed ora i militari stanno cercando di quantificare le somme percepite dalla coppia per poi procedere alla restituzione.
http://roma.ogginotizie.it/153299-fr.../#.UpKmLsTuL1o
Caserta, cronaca di un concorso pubblico all’italiana
di LUIGI VALENTE
Piedimonte Matese (CE), correva l’anno 2010 quando scopro, grazie a voci di corridoio, che il Comune aveva bandito un concorso pubblico per l’assunzione di 4 istruttori amministrativi. E’ richiesto soltanto il diploma. Il bando viene pubblicato a pochi giorni dalla scadenza, ma riesco comunque a preparare la documentazione e a partecipare. Sedici euro il costo totale. Passano i mesi, durante i quali controllo giornalmente gli avvisi del Comune. Nulla. Per circa un anno.
Poi compare un avviso, sotto le feste, che ci invita cortesemente a sostenere le due prove scritte in due giorni tra Capodanno e l’Epifania. Un avviso che avranno letto tutti, perché è risaputo che in periodo di feste uno si aspetta di fare le prove del concorso per il quale ha fatto richiesta un anno prima. Comunque, su 660 partecipanti previsti, quella mattina davanti alla scuola media G. Vitale di Piedimonte Matese ci sono la metà dei concorrenti.
Dopo la lunga procedura di controllo degli ingressi, veniamo fatti accomodare nei corridoi e nell’aula magna della scuola, dove erano stati sistemati banchetti e sedie. I riscaldamenti erano spenti, quindi congeliamo per circa un’ora prima dell’inizio della prova. Si aprono le buste, vengono consegnati i fogli con 4 domande di diritto amministrativo, ed inizia la follia. Gente inizia a lamentarsi perché qualcuno (tra cui io) ha con sé i testi normativi sui quali si sarebbe svolta la prova, così come espressamente permesso dal bando del concorso, nelle ultime due righe, che nessuno aveva letto perché troppo faticoso arrivare in fondo.
La commissione, impietosita dai compaesani che non sapevano leggere, mette dunque a disposizione una copia dei testi normativi. Si alzano tutti, si crea confusione, nella ressa iniziano a venir sussurrate le risposte. “Devi copiare l’articolo tot comma tot!” “Sient ma comm se fa sta cosa?” “Scusate ma è qua il Comicon?” “Jamm jà facit’m cupià assinnò pigl’ doi” e altri commenti simili. Nel giro di mezz’ora sono tutti esperti di diritto amministrativo e la prova diventa pleonastica. Consegniamo, alla faccia di quegli sfigati del resto del mondo che fanno i concorsi senza copiare e senza l’aiuto della commissione. Quelle stesse persone che invocavano il rispetto delle regole per coloro che avevano con sé i testi normativi, avevano bellamente svolto la prova insieme ad amici ed amiche.
Prova successiva. Stesse condizioni, il gelo nei corridoi, il naso congelato, le mani intorpidite, il respiro che condensa e denti che battono. In questa atmosfera molto sovietica, riceviamo la prova del giorno: scrivere un testo amministrativo. Boh.
La traccia è abbastanza confusionale, soprattutto perché la commissione inizia a dare suggerimenti strani, e parliamo di persone che avevano si e no la terza media e che presumevano di saperne più di noi. Nei bagni si formano capannelli di suggeritori e la prova viene svolta in un comunistissimo clima collettivista. Uno della commissione mi passa accanto e mi costringe a cambiare la mia prova perché “non devi scrivere un atto amministrativo, devi scrivere blablabla”. Stronzate. Devo scrivere un atto. E lo riscrivo, consultando le norme di legge che avevo diligentemente e legalmente con me ancora una volta. Torniamo a casa e restiamo in attesa. Tuttora aspettiamo i risultati del concorso e la convocazione alle prove orali.
Scopriamo che c’è stato qualche ricorso perché qualcuno che già lavorava nell’amministrazione voleva che il concorso fosse chiuso ai soli dipendenti comunali, giusto per preservare la casta dei dipendenti pubblici. Sento dire anche che i posti non erano realmente disponibili, ma il concorso serviva solo a stabilire una graduatoria per eventuali posti che si sarebbero liberati. Ahah, come no. E la graduatoria dura per 3 anni dalla pubblicazione del bando. Insomma, incassi per oltre 10.000 euro se calcoliamo che tutti abbiano speso 16 euro come me per la partecipazione. Spese minime per quello schifo di commissione, diciamo 100 euro a testa? Erano sei o sette… andiamo per eccesso e diciamo che 1.000 euro se ne son andati di spese. Di fotocopie non ne hanno fatte, la traccia del bando ce l’hanno dettata.
Inviai un resoconto di questo schifo ad un giornale locale (mi perdonerete se non ricordo quale) ed al Corriere del Mezzogiorno, ma non ho mai ricevuto risposte né è stata scritta una sola riga al riguardo: immagino che i concorsi truccati e svolti in collettività come la maggior parte delle azioni degli ovini, siano la norma e facciano poca notizia.
Ah, già: le prove si sono svolte poco prima delle elezioni comunali, ed il sindaco è stato rieletto. Spesa pubblica, controllo del voto, clima di illegalità generale e diffusa. Sempre la stessa storia.
Caserta, cronaca di un concorso pubblico all?italiana | L'Indipendenza
Ecco l’ultima invenzione politica: “la democrazia acquisitiva”!
di CLAUDIO ROMITI
Non credo di dire una eresia se sostengo che gran parte dei conduttori televisivi di talk politici mostrano un evidente orientamento collettivista, intendendo con questo termine la pretesa di attribuire al potere coercitivo dello Stato il diritto di intervenire in ogni modo nello sterminato settore dei bisogni umani. Tanto è vero che nel corso degli anni si è sviluppata una numerosa truppa di masanielli dell’informazione che si sentono investiti del ruolo di guardiani della pubblica felicità. Tra questi spicca senz’altro Tiziana Panella, popolare telegiornalista de L7 che conduce da anni Coffe Break, programma mattiniero di approfondimento.
Con atteggiamento apparentemente compassato, costei spesso ama aprire il suo spazio mediatico mandando in onda un servizio che racconta una delle tante facce dell’attuale crisi economica, per poi utilizzare ciò come spunto per cercare di prendere in castagna i politici e gli uomini pubblici presenti in studio. Presupponendo, dunque, che la politica debba risolvere genericamente i problemi delle persone comuni, la nostra Panella ha preparato il suo agguato televisivo ai danni di alcuni membri del cosiddetto palazzo. Ha infatti aperto il talk con una lunga intervista ad una povera disgraziata che vive, insieme ai figli ed al marito, in una specie di tugurio, dopo aver perso il posto di lavoro insieme al compagno.
Ebbene, nell’introdurre la discussione, la Panella ha tenuto a sottolineare la condizione della povera derelitta in relazione alle schermaglie del teatrino della politica. Ma così facendo non si migliora affatto la condizione delle fasce più povere della popolazione. L’unico risultato di questa forma raffinata di propaganda collettivista è quello di offrire ulteriori alibi ad un sistema cialtrone che non perde una occasione per intervenire in nome e per conto dei più bisognosi a colpi di rapina fiscale.
Tanto è vero che nel corso della stessa puntata l’ex sindaco di Milano Albertini, in risposta a questo continuo delirio assistenzialista, ha espresso in modo magistrale il concetto della democrazia acquisitiva, ritenuta da quest’ultimo il vero male del nostro Paese. In breve, Albertini ha spiegato che l’eccesso di risorse che l’apparato pubblico assorbe, i cui organici continuano a crescere in modo vertiginoso, impediscono alla società reale che opera sul mercato di svilupparsi secondo le proprie potenzialità, a tutto vantaggio di una enorme casta di mandarini e di privilegiati che vivono di spesa pubblica. Egli ha citato un recente studio della Cisl -quindi non una associazione di libertari estremisti- secondo cui in Italia oltre un milione e centomila persone vivono direttamente di politica, mentre una cifra ben più alta si sostiene economicamente e parassitariamente grazie alle decisioni della politica medesima. Basti pensare, ha aggiunto, che per ogni senatore della Repubblica vi sono in servizio tre uscieri pagati profumatamente, il cui costo complessivo supera i 150.000 euro a cranio. Ma quando Albertini stava per tirare le conclusioni del suo cristallino intervento, la Panella lo ha interrotto mostrando di non gradire affatto un discorso che avrebbe portato il telespettatore più critico a porsi alcune scomode domande sul valore e sui limiti di questa democrazia di furbi e dei paraculi.
Sennonchè in soccorso del partito unico dello Stato mamma è intervenuto un liberale con tre elle, l’europarlamentare piediellino Crescenzio Rivellini, detto Enzo. Napoletano doc e proveniente dalle fila di Alleanza nazionale, questo politico di professione ha attaccato indirettamente il ragionamento di Albertini, sventolando la bandiera degli infiniti bisogni del popolo. Sarà forse una certa frequentazione di quel vasto sottogoverno additato da Albertini – a quanto risulta Rivellini è stato per alcuni anni amministratore delegato di una spa meridionale, la Recam, a maggioranza pubblica – che lo rende solidale con l’industria del nulla che ruota intorno alla politica, ma se il suo risentito intervento lo avesse pronunciato un esponente di Sel non sarebbe stato altrettanto efficace quanto a collettivismo.
Tacciando di minimaliste le tesi che lo hanno preceduto, includendo quindi anche quella di Albertini, Rivellini ha solennemente dichiarato che occorre una svolta nella nostra politica, tale da mettere in campo tutta una serie di iniziative pubbliche a sostegno dei più bisognosi, a cominciare dal sacrosanto diritto alla casa ed all’occupazione. Quindi, nulla di nuovo sotto il sole. La destra italiota continua ad invocare ulteriori iniezioni di liquidità da sacrificare sull’altare della spesa pubblica corrente. E questo messaggio, osservando l’espressione soddisfatta della sinistra conduttrice Panella, costituisce il miglior viatico per farsi ascoltare dai nostri cantastorie dell’informazione.
Al contrario della antipatica disquisizione sulla democrazia acquisitiva del lombardo Gabriele Albertini, troppo semplicistica per intrigare la mente dei nostri benefattori mediatici, alla continua ricerca di nuove formule con cui raschiare il barile dei soldi altrui.
Ecco l?ultima invenzione politica: ?la democrazia acquisitiva?! | L'Indipendenza
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Alfano contro 'vu cumprà', radere a suolo contraffazione - Cronaca - ANSA.it
Parole della contraffazione mal riuscita del nano.
Che continua a reggere il moccolo al più grande dei vuccumprà.
Ultima modifica di ventunsettembre; 11-08-14 alle 21:41
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


UN RETTORE PROPRIO MAGNIFICO - IL FRATI CHE URLA “POLIZIA DI MERDA” E’ IL PADRONE ASSOLUTO DELLA “SAPIENZA” DI ROMA - FIGLIO DI UN MINATORE, HA MESSO IN CATTEDRA LA MOGLIE, LA FIGLIA E IL FIGLIO
La figlia aveva fatto legge, e allora ecco la cattedra in medicina legale. Il figlio Giacomo, cardiochirurgo, diventa professore a 31 anni, esaminato da due igienisti e tre odontoiatri. E sul fattaccio del volantinatore conteso con la polizia, Frati dice: “Ho solo difeso la libertà d’espressione…”
“DAGLI AFFARI DI FAMIGLIA ALLA LITE CON LA POLIZIA L’ULTIMA STAGIONE DEL RAS DELLA SAPIENZA”
Sebastiano Messina per “La Repubblica”
Non sappiamo ancora se sarà ricordato come il difensore della libertà di volantinaggio — per aver tentato di sottrarre ai poliziotti quel rumeno che per dieci euro distribuiva volantini anonimi contro un professore che ha osato candidarsi a prendere il suo posto — o come il primo rettore che ha gridato «polizia di merda!» in un commissariato. Quel che è certo è che Luigi Frati, «fino al 31 ottobre rettore della Sapienza», come lui si è firmato scrivendo al questore per sottolineare chi stavano denunciando, dovrà difendersi dalle accuse di abuso d’ufficio, resistenza a pubblico ufficiale e calunnia.
Non se l’era immaginata così la sua ultima stagione, il figlio di un minatore che è diventato il più potente cattedratico d’Italia, per vent’anni preside e dominus assoluto della facoltà di Medicina e per altri dieci — prima come pro-rettore vicario e poi come rettore — al comando della Sapienza, restando inchiodato alla sua poltrona persino dopo il pensionamento. Finora aveva sempre pensato a salire sempre più in alto, dal giorno in cui suo padre lo portò con sé in miniera, come apprendista: «Avevo 14 anni e mi occupavo di dare l’acqua ai minatori » raccontò una volta al Messaggero . «Un paio di mesi mi sono bastati. Ho scoperto l’esistenza dell’ascensore sociale: o vai giù o vai su».
E lui l’ascensore l’ha preso al piano giusto, quello della politica. A 36 anni, grazie al sindacato cislino Federscuola, si fa nominare — lui che è solo un docente incaricato — nel Consiglio universitario nazionale. Ci rimarrà per 21 anni («Ho messo in cattedra più di 200 professori », ama vantarsi) mentre il suo ascensore comincia a salire. Primo piano, la cattedra di Patologia generale alla Sapienza. Secondo piano, la vicepresidenza della Commissione unica del farmaco. Terzo piano, la presidenza del Consiglio superiore di Sanità. Quarto piano, il posto di primario di Oncologia.
Arrivato al quinto piano — preside della facoltà di Medicina — Frati mette radici e ci rimane per vent’anni esatti. Risulta abilissimo nella moltiplicazione delle cattedre: con lui il Policlinico arriva ad avere un primario ogni sei pazienti e un consiglio di facoltà più affollato della Camera dei deputati: 700 membri.
Già che c’è, Frati fa prendere l’ascensore anche alla moglie, Luciana Rita Angeletti, insegnante di lettere in un liceo: per lei c’è una cattedra di Storia della Medicina. Poi fa salire anche la figlia maggiore, Paola. Lei, discoletta, aveva voluto laurearsi in Giurisprudenza, ma il comprensivo papà non si è arreso: oggi è ordinaria di Medicina legale. Restava Giacomo, il secondogenito. Poteva il padre lasciarlo fuori dall’ascensore? Certo che no. Anzi, proprio per lui Frati — che intanto nel 2008 è salito di un altro piano, il sesto, quello di rettore dell’Università — realizza il suo capolavoro: accompagnarlo fino alla poltrona di primario prima che compia 37 anni.
L’impresa merita di essere raccontata. Il giovane Giacomo vuol fare il cardiochirurgo. E naturalmente ci riesce. Ricercatore a 28 anni, diventa professore associato a 31. Vince il concorso con una prova (orale) sui trapianti cardiaci, davanti a una commissione composta da due igienisti e da tre odontoiatri. A quel punto il premuroso padre riesca a ottenere l’apertura di un centro di cardiochirurgia a Latina (costo: 32 milioni) dove il giovanotto diventa aiuto primario.
L’esperimento non riesce e il centro verrà chiuso, dopo la scoperta che la mortalità era pari a due volte e mezza la media nazionale. Ma intanto Giacomo ha vinto anche il concorso a ordinario, e il padre lo chiama nella sua facoltà. Con un tempismo straordinario: solo quattro giorni prima che scattino le norme antinepotismo, con il divieto tassativo di assegnare cattedre ai parenti fino al quarto grado.
Ora si tratta di trovargli il posto di primario. Antonio Capparelli, nominato un mese prima da Frati direttore generale del Policlinico, crea dal nulla un reparto ad personam: «Unità Programmatica Tecnologie cellulari-molecolari applicare alle malattie cardio-vascolari». E chi nomina come primario? Giacomo Frati. L’operazione è così clamorosa che la procura apre un’inchiesta, su quel reparto «di fatto voluto dal rettore Luigi Frati per favorire il figlio Giacomo», scrivono i pm Pioletti e Caporale.
Quella però era solo la penultima tappa, perché il rettore vuole per il suo erede il primariato di Cardiochirurgia. Ce ne sarebbero due, ma sono occupati. Come si fa a liberare quei posti? Ci pensa ancora una volta papà. Prima sospende il primario del Policlinico, Michele Toscano, trascinandolo per quindici volte davanti al Tar, poi denuncia — facendolo persino arrestare — quello del Sant’Andrea, Riccardo Sinatra, accusandolo nientemeno che di aver fatto fare turni di 24 ore agli specializzandi. Il Tar gli dà torto, e i due primari sono ancora al loro posto. Ma Frati non si arrende: l’ascensore del figlio deve fare un altro piano. E lui, come ha scritto al questore, è "fino al 31 ottobre rettore della Sapienza".
IN ALITALIA I PRIVILEGI VOLANO SEMPRE - AI DIPENDENTI IN MOBILITÀ ANDRÀ L’80% DELL’ULTIMO STIPENDIO PER 5 ANNI - AI COMUNI MORTALI TOCCA UN MASSIMO DI 1.100 EURO AL MESE PER DUE ANNI
Un pilota potrà prendere fino a 6 mila euro per starsene a casa. I soldi escono dal Fondo speciale per il trasporto aereo, alimentato con la tassa di 3 euro versata da ogni passeggero in partenza. Tassa che potrebbe aumentare…
Da “l’Espresso”
Un normale lavoratore messo in mobilità può arrivare a percepire al massimo 1.100 euro al mese per due anni. Potrebbe andare molto meglio ai dipendenti dell'Alitalia che perderanno il posto in seguito all'accordo con Etihad. Per loro, secondo quanto ricostruisce “l'Espresso” in edicola venerdì, l'assegno di mobilità durerà cinque anni, con un importo pari all'80 per cento dello stipendio degli ultimi 12 mesi.
Insomma, un pilota con una certa anzianità potrebbe arrivare ad incassare, senza lavorare, fino a 6 mila euro al mese per un intero lustro. È quanto concordato l'8 agosto da sindacati, compagnie aeree e gestori aeroportuali. Un'intesa per ora priva di valore legale, visto che manca la firma del governo.
Ma il fatto che l'incontro sia avvenuto nella sede del ministero del Lavoro indica che la benedizione dell'esecutivo c'è. Chi salderà il conto finale? Tecnicamente, il Fondo speciale per il trasporto aereo. In pratica, a pagare saranno tutti i viaggiatori, dato che il Fondo è alimentato quasi interamente dalla tassa di 3 euro versata da ogni passeggero in partenza da un aeroporto nazionale.
E c'è pure la possibilità che la tassa aumenti in futuro. Secondo quanto promesso dal governo, dei 2.171 dipendenti dell'Alitalia dichiarati in esubero dopo l'accordo con Etihad, saranno circa 980 a finire in mobilità, mentre per gli altri si prospetta un ricollocamento in altre aziende o l'inizio di un contratto di solidarietà.
Se le cose andranno così, i 3 euro dovrebbero essere sufficienti per saldare il conto, altrimenti bisognerà aumentare le entrate del Fondo. Un'eventualità che sindacati e società del settore hanno già messo in preventivo. Nell'accordo, che “l'Espresso” ha potuto leggere, le parti si sono infatti impegnate ad ottenere dal governo l'incremento della tassa entro il 31 ottobre del 2015.
Leonardo Evaso Facco
Italo, l'impresa ferroviaria del prenditore per antonomasia, è mezza fallita. L'avesse chiamato Germano, forse c'era una speranza.
In vacanza con l'auto senza assicurazione, scattano sequestri e multe salate
di Pasquale Sorrentino
Salerno - Sei auto sotto sequestro perché senza copertura assicurativa. Si tratta di provvedimenti presi dai carabinieri della Compagnia di Sala Consilina all'interno dell'attività controllo per verificare la presenza di auto in circolazione prive di assicurazione.
Le vetture erano tutte parcheggiate in alcune zone di sosta del centro cittadino di Sala Consilina. I militari con l'ausilio del carro attrezzi hanno provveduto a prelevare le auto sprovviste di Rca. I proprietari delle auto sequestrate potrebbero vedersi affidata in custodia l’auto ed inoltre dovranno pagare una sanzione pecuniaria compresa tra gli 841 ed i 3.366 Euro. Sono state effettuate contravvenzioni per una somma pari a 5mila euro.
In vacanza con l'auto senza assicurazione, scattano sequestri e multe salate
Napoli, tutti a mare in mezzo ai rifiuti: a Coroglio tuffi nel lido off-limits
di Gennaro Di Biase
Il mare che bagna Napoli è come una farfalla che, man mano che ci si avvicina, rivela tratti di bruco. Tanto bello il Golfo quanto sporche le spiagge e attivi i divieti di balneazione, sistematicamente ignorati.
Il Lungomare è pieno ma non troppo. La crisi colpisce anche Mappatella Beach e il litorale bagnolese, da anni abbandonato a se stesso. Altra novità dell'estate 2014, il turismo del sacchetto di monnezza abbandonato o non ritirato in riva al Mediterraneo, con vista Vesuvio e o Nisida.
A piazza Bagnoli, l'ingresso alla spiaggia comunale somiglia più alla soglia di una discarica che a un accesso al mare.
Napoli, tutti a mare in mezzo ai rifiuti: a Coroglio tuffi nel lido off-limits | Foto e video della vergogna
Napoli, la foto del custode addormentato al museo fa il giro del mondo
L'immagine catturata da Scott Schuman, noto per il blog "The Sartorialist". E i fan già si scatenano: "Queste scene si vedono solo in Italia"...
Giovanni Masini
La fotografia sta facendo il giro della Rete: il custode di un noto museo di Napoli "pizzicato" mentre dorme nel luogo di lavoro.
La scena sarebbe già clamorosa di per sé, se ad immortalarla non fosse stato uno dei blogger più famosi di Instagram. A denunciare l'episodio sul social network è stato infatti Scott Schuman, noto per il suo blog The Sartorialist: lo scatto è stato pubblicato sul suo profilo con tanto di commento ironico.
"Un addetto alla sicurezza del museo intento a dormire piuttosto rumorosamente. Ma non ho rubato nulla perché ho già un Giotto appeso sul caminetto", è la chiosa divertita.
Il popolo dei social network, però, non sembra averla presa altrettanto bene: nei commenti alla foto (su Instagram Schuman ha ben 370mila fan) le frecciate al Bel Paese si sprecano.
"Perfetta rappresentazione dell'italiano contemporaneo", si legge. E ancora: "Che figura di m...", "Solo in Italia" e "Italian Style".
Napoli, la foto del custode addormentato al museo fa il giro del mondo - IlGiornale.it
Gli insegnanti del Sud tolgono il posto a quelli del Nord
Trentamila insegnanti precari del Mezzogiorno superano nelle graduatorie i colleghi del Nord. Ecco perché
Luisa De Montis
Trentamila insegnanti precari del Mezzogiorno superano nelle graduatorie i colleghi del Nord.
Merito di punteggi più alti, ottenuti però con una sorta di stratagemma. Il fenomeno è stato accentuato dalla revisione avviata dal ministero dell'Istruzione negli ultimi tre anni sugli organici delle scuole in funzione degli studenti iscritti. Ma, come racconta Libero, se prima c'erano degli argini, introdotti dai governi di centrodestra e dall'ex ministro Mariastella Gelmini, che evitavano l'esodo, di recente alcune sentenze del Tar hanno cancellato tali vincoli (per esempio quello di indicare obbligatoriamente di indicare la provincia di residenza) col risultato che molti precari del Sud sono entrati nelle graduatorie provinciali al centro-nord non più dal fondo ma col punteggio maturato nel frattempo nelle graduatorie di provenienza. Così succede per esempio che nelle graduatorie degli asili a Mantova il primo insegnante lombardo è 61esimo, mentre per le elmentari a Milano il primo è 251esimo.
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L'assenteismo è una piaga: il sindaco di Locri scrive a Gesù
La provocazione dopo una serie di provvedimenti inutili per tentare di risolvere la situazione
Lucio Di Marzo
Se l'assenteismo dei dipendenti del Comune diventa un problema troppo grosso da risolvere con mezzi terreni, allora tanto vale affidarsi a Dio.
Qualcosa del genere ha pensato Giovanni Calabrese, sindaco di Locri, quando pur di risolvere la situazione ha pensato di chiedere un "miracolo".
A scriverlo è l'edizione online di Repubblica, che ricorda i tentativi fatti dal primo cittadino, passato da forze dell'ordine e provvedimenti disciplinari senza ottenere davvero una soluzione al problema. "Alcuni dipendenti comunali", si legge nella lettera, "immobilizzano l'apparato burocratico e si comportano in maniera poco corretta sul posto del lavoro, tralasciando il senso del dovere". E "mi rivolgo a te - ha detto Calabrese - non sapendo a chi altro rivolgermi".
Secondo quanto racconta il sindaco di Locri 20-25 dipendenti su 125 vanno realmente al lavoro, a fronte di una massa di persone pronte a presentare certificati medici uno dietro l'altro, per le ragioni più svariate: depressione, mal d'inchiesta, impossibilità di svolgere lavori pesanti.
L'assenteismo è una piaga: il sindaco di Locri scrive a Gesù - IlGiornale.it
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DA X-FACTOR A POGGIOREALE - ARRESTATO MARCO MARFE’, L’ASPIRANTE CANTANTE “FRIZZANTINO” CHE PROVO’ AD ENTRARE NEL PROGRAMMA DELLA VENTURA - AUTORE DE “IL FRAGOLONE”, MARFE’ ERA IN UN GIRO DI USURA GESTITO DALLA MADRE: LUI MENAVA CHI NON RIUSCIVA A PAGARE
Arrestato Marco Marfè. Il cantante neomelodico finisce ai domiciliari. È coinvolto in un giro di usura. Diventato famoso per una sua esilarante partecipazione ai provini di X Factor, e per l’ancor più esilarante brano “Il Fragolone”, diventato un must per gli ovvi doppi sensi, ora è agli arresti: faceva il picchiatore per sua madre usuraia...
Da “ilmattino.it”
Casoria. I «mala-melodici». Dalle luci della ribalta agli arresti domiciliari. Questa volta ad ingrossare l’elenco dei neomelodici finiti nei guai con la giustizia, ci ha pensato Marco Marfè, 27 anni, di Casoria, “famoso”per una sua esilarante partecipazione ai provini di X Factor, e per l’ancor più esilarante brano “Il Fragolone”, diventato un must per gli ovvi doppi sensi.
Marco Marfè è stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Casoria, nell’ambito di una inchiesta su un giro di usura gestito dalla mamma Vincenza D’Elia, per la quale svolgeva il ruolo di picchiatore per le vittime che non riuscivano a pagare le pesanti rate.
PAGHE-RAI E MI REINTEGRE-RAI! - MILO INFANTE VINCE LA CAUSA CONTRO VIALE MAZZINI: RITORNO IN VIDEO E MAXI-RISARCIMENTO - DA QUANDO L’EX PRESENTATORE È STATO FATTO FUORI, LA FASCIA DEL PRIMO POMERIGGIO DI RAI 2 HA PERSO META’ DEGLI SPETTATORI
Il Tribunale di Milano dà ragione a Milo Infante che aveva denunciato l’azienda per averlo demansionato: oltre al suo stipendio (da 150mila euro lordi) il conduttore riceverà 3000 € al mese per i prossimi due anni - La tv di Stato può presentare appello ma la sentenza del giudice parla chiaro: di giorno, di pomeriggio o di mattina ma Infante deve tornare in video
Da “il messaggero.it”
“Reintegro immediato nel ruolo di conduttore o equivalente e risarcimento danni”. La sentenza del Tribunale civile di Milano inchioda la Rai: Milo Infante vince la causa contro viale Mazzini e dovrà tornare in video. Non solo: riceverà, oltre al suo stipendio, 3.000 euro al mese per i prossimi due anni.
La decisione è arrivata questa mattina per mano del giudice Di Lorenzo, che ha messo così fine a un tormentone che va avanti da settembre 2012. A quell’epoca Infante, conduttore della striscia pomeridiana di Rai2 “Italia sul due” insieme a Lorena Bianchetti, dopo aver denunciato l’azienda per averlo demansionato e tagliato fuori da tutte le scelte della sua trasmissione, fu messo da parte. All’improvviso. Senza alcun preavviso.
Rimasto senza lavoro, ma comunque pagato (150.000 euro lordi l’anno il suo contratto), ha iniziato la sua battaglia, affidata all’avvocato Maurizio Borale dello studio legale Fezzi di Milano. Per Infante le problematiche erano duplici: da un lato l’impossibilità di partecipare alla scaletta e di scegliere gli ospiti (banditi i giornalisti di alcune testate), dall’altra un ruolo che da primario (i temi di politica e attualità erano di sua competenza) è passato a secondario (si dovette occupare di gossip e costume). La Rai nei palinsesti autunnali appena presentati, ha inserito Infante, ma “solo” per affidargli dei documentari. La sentenza del giudice è chiara: deve andare in video come conduttore.
La tv di Stato a questo punto può presentare appello ma intanto dovrebbe comunque offrirgli un programma. Che sia mattina, pomeriggio o notte poco conta. Da quando il presentatore è stato fatto fuori da Rai 2, la sua fascia è diventata un caso. Due anni fa viaggiava con medie share del 12-13%, “Detto Fatto” di Caterina Balivo ha chiuso la stagione attorno al 6%. Perdita di ascolti e perdita di incassi. Le cause alla Rai sembrano essere infinite. E continuano a costare molto.
Tariffe d'oro all’Asl
Maxidanno da 50mln
Scatta il recupero
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - La priorità «amministrativa» è il recupero delle somme che medici dipendenti, personale del comparto e anche cliniche private e professionisti convenzionati avrebbero percepito illegittimamente, tanto da causare alla Asl di Bari un danno erariale non inferiore a 50 milioni di euro. Ma quelle condotte dalla Ragioneria generale dello Stato da settembre 2012 allo scorso gennaio sono verifiche a campione, che hanno riguardato un numero limitato di casi e che ora andranno ripetute a tappeto, spingendosi a tutto ciò che è accaduto negli ultimi 5 anni, così da avere una mappa precisa degli sprechi. Ed in molti casi – come le dichiarazioni sugli orari di lavoro e certe richieste di rimborso di prestazioni effettuate a domicilio, definite «inconcepibili» - si intravedono responsabilità penali. Dopo la stagione delle inchieste sugli appalti, dunque, la terza azienda sanitaria d’Italia torna nell’occhio del ciclone.
Anche ammettendo che una parte delle 62 contestazioni dei Servizi di finanza pubblica sia infondata, resta il problema centrale: la mancanza assoluta di controlli sull’operato di medici e strutture, su cui gli esempi si sprecano. Oltre ai pagamenti di prestazioni extra a chi ha dichiarato di aver lavorato 23 ore al giorno, la relazione evidenzia ad esempio casi di medici di base e specialisti convenzionati incompatibili: «Si evidenzia – denuncia il documento – la mancata costituzione del servizio ispettivo per il controllo sul rispetto delle norme relative all’incompatibilità».
Sugli orari di lavoro per le prestazioni aggiuntive (quelle che la Asl chiedeva per smaltire le liste d’attesa), gli ispettori ministeriali hanno esaminato ad esempio appena 42 cartellini su oltre 1.500. In quanto ai medici di base che hanno chiesto ed ottenuto – per la rimozione di suture o per l’effettuazione di medicazioni – di moltiplicare il compenso previsto pari a 12 euro per il numero di punti o di medicazioni («in totale dispregio» agli accordi nazionali ed integrativi, che secondo gli ispettori «non pongono dubbi di interpretazione»), sono stati individuati reati: «Alcuni medici hanno giustificato il numero di punti rimossi allo stesso paziente come avvenuti, invece, in giorni diversi ma “contabilizzati nel medesimo giorno per semplicità di calcolo”». Più o meno ciò che è accaduto per le commissioni Uvm: «Esistono casi in cui nella stessa Commissione sono stati discussi dal medesimo medico 10 pazienti a fronte dei quali è stato corrisposto un compenso di 400 euro anziché di 40: in sostanza una miracolosa moltiplicazione dei pani e dei pesci». Un meccanismo cui non sono sfuggiti gli avvocati esterni incaricati del contenzioso: c’è chi ha presentato parcelle da 300 euro per 500 casi-fotocopia che non sono nemmeno stati discussi, visto che i ricorsi erano stati ritirati.
Tariffe d'oro all'Asl di Bari Maxi-danno da 50 milioni Scatta il recupero dei soldi | La Gazzetta del Mezzogiorno.it
Il museo dei Bronzi di Riace ci è costato 32 milioni: incassa 840 euro al giorno
I visitatori sono pochi. Ma la sovrintendente: "Meglio così, sarebbe difficile mantenere pulita e in ordine la struttura"
Sergio Rame
I Bronzi di Riace si trovano nel Museo nazionale archeologico di Reggio Calabria, fresco di restauro. Dal 2009 al dicembre del 2013 è rimasto chiuso per un intervento da 32 milioni di euro. Un progetto mastodontico affidato all'ABDR Architetti Associati che, purtroppo, non viene ripagato dalle visite. Come riporta Paolo Conti sul Corriere della Sera, nel primo quadrimestre di quest'anno i visitatori paganti sono stati poco più di 21mila per un incasso complessivo di quasi 101mila euro. Se contiamo anche i non paganti, invece, si arriva a superare i 57mila. Se si divide l'incasso per sette (il Museo è aperto tutta la settimana dalle 9 alle 19) si arriva a un incasso giornaliero di 840 euro. "Forse stupirò qualcuno, ma mi ritengo soddisfatta dei risultati - spiega la sovrintendente Simonetta Bonomi al Corsera - abbiamo appena calcolato qui a Reggio Calabria i dati finali del semestre gennaio-luglio 2014 e, tra paganti e non paganti, siamo a quota 98.672". Nel 2010, quando i Bronzi di Riace si trovavano a Palazzo Campanella, le visite furono meno di 47mila. "Mi auguro di mantenermi su questa quota - continua la Bonomi - di non superare mai i 240mila ingressi perché le visite ai Bronzi di Riace hanno limitazioni di tempo e quindi il museo soffre spesso per l'inevitabile usura causata dai numeri, soprattutto dalle scolaresche. Difficile mantenere pulita e in ordine una struttura simile". Peccato che a questi ritmi non solo non si ripagheranno mai 32 milioni euro spesi per il restauro, ma non basteranno nemmeno a pagare gli stipendi ai 45 dipendenti. Per fortuna, rispetto agli anni Novanta, sono diminuiti. Un tempo erano un vero e proprio esercito: 120.
Il museo dei Bronzi di Riace ci è costato 32 milioni: incassa 840 euro al giorno - IlGiornale.it
I calabresi si tengono i bronzi di Riace. E noi lombardi il residuo fiscale
Sgarbi li voleva per Expo, ma gli rispondono picche: a Milano non possono farsi belli con le attrattive altrui. Benissimo. Con la stessa logica, però, da oggi ci teniamo i 60 miliardi l'anno di rapina di Stato, che servono (anche) a pagare il socialismo della Calabria, la regione che più vive di spesa pubblica...
di Marco Bassani
Vittorio Sgarbi è un convinto nazionalista italiano, un maestro della parola e della provocazione, che parla benissimo, scrive discretamente e si lascia veramente ascoltare e leggere solo sulle (poche) cose che conosce. Fuori dalla critica artistica, tuttavia, le sue provocazioni non di rado rendono lapalissiano un fatto: siamo, da Capo Passero alle Alpi all’interno del medesimo contesto istituzionale – pare che la Costituzione più bella del mondo sia in vigore in tutto il Paese facendo danni ovunque – ma nessuno pensa davvero di far parte di una nazione.
Ora, l’ultima uscita del duo Sgarbi/Maroni sui bronzi di Riace è stata in grado di render palese l’ovvio: l’Italia è solo un aggregato istituzionale tenuto insieme dalla forza coattiva dello Stato. I fatti sono di ieri: Sgarbi ha chiesto i bronzi di Riace a Milano per l’Expo e subito ha sollevato una levata di scudi da parte degli amministratori locali calabresi. Mentre vi scrivo sto ascoltando tal Simonetta Bonomi, sovraintendente ai beni archeologici della Calabria, la quale afferma che Milano non è una città mediterranea (ma no?) e che i bronzi stan bene dove stanno. Altri ascoltatori chiamano affermando che a Milano c’è solo la nebbia e non si possono far belli con le attrattive artistiche altrui. Ne viene fuori un quadro semplicemente realistico: ogni cosa al suo posto.
Nel 1882 il grandissimo Ernest Renan si chiedeva che cos’è una nazione e dava una risposta che è passata alla storia. La nazione è un plebiscito di ogni giorno. Però cosa vuol dire? Significa che l’elemento psicologico, volontaristico e di adesione per consenso diventa quello cruciale, se non unico, della costruzione comunitaria. Sotto questo profilo, l’Italia è uno Stato e null’altro. L’ente coattivo per eccellenza decide delle appartenenza, che son considerate fittizie da tutti. Cose che capitano, si dirà, le nazioni non esistono in natura e son ben difficili da costruire. Verissimo, ma quello che accade è una redistribuzione selvaggia della ricchezza su base territoriale che potrebbe reggere solo in presenza non dico della realtà, ma almeno di un simulacro di nazione.
Lombardia e Calabria sono i due volti estremi della non nazione. La prima paga circa il 60 % di tasse e vede riversato sul proprio territorio non più del 40% del maltolto. Ossia paga per un “socialismo” esasperato ottenendo in cambio un “liberismo” di necessità. In breve, finanzia il socialismo degli altri. La Calabria è il polo negativo della Lombardia. La spesa pubblica si aggira sul 76% di ciò che produce, ossia vive e spreca ben al di sopra delle proprie possibilità. Perché è evidente che nessuna popolazione potrebbe mai impiegare i 4/5 delle risorse prodotte in spesa pubblica, neanche nella Kampuchea comunista di Pol Pot accadeva questo. Le risorse che lo Stato riversa sulla Calabria sono solo una quota di quelle sottratte ai lombardi.
Un dato spiega tutto il dramma lombardo-calabrese o italiano: per generare un euro di spesa pubblica sul proprio territorio il contribuente lombardo versa al fisco circa due euro e mezzo. Al contribuente calabrese basta pagare 27 centesimi di euro per ottenere lo stesso risultato.
Attenzione: il rapporto non è di due e mezzo a uno, ma circa di uno a dieci. Il lombardo deve pagare dieci volte tanto per ottenere lo stesso. Che poi ovviamente è quasi nulla sia in Calabria che in Lombardia, visto che i soldi gestiti dallo Stato e sottratti ai privati hanno in generale una resa semplicemente ridicola in termini di efficienza. Ma la loro sottrazione è reale, vera e indiscutibile: insomma, quando te li portano via un euro vale un euro, quando lo Stato li spende valgono un beato nulla.
A fronte di tutto ciò l’evasione fiscale media in Lombardia è la più bassa dello Stato (che altrimenti sarebbe già saltato) e quella calabrese la più alta. Solo negli ultimi dieci anni la Lombardia ha avuto un residuo fiscale (la differenza tra quanto paga e il costo dei servizi ricevuti) valutabile intorno ai 500 miliardi di euro: poco meno di un quarto dell’intero ammontare del debito pubblico, tanto per intenderci. È un salasso che avrebbe distrutto l’economia di qualunque area anche più ricca della Lombardia. Rimane un fatto del quale nessuno parla, ma inimmaginabile in qualunque altro contesto istituzionale al mondo.
Se vi fosse un minimo di “coscienza nazionale” i bronzi di Riace dovrebbero essere spediti a Milano immediatamente, se non altro come compensazione. Allo stesso titolo, ogni singolo lombardo dovrebbe poter soggiornare gratuitamente d’estate sulle spiagge e negli alberghi calabresi, bussare in ogni casa del Sud per usufruire della grande e ben nota ospitalità meridionale. Provateci.
Non siamo una nazione. Questo è pacifico. E allora come mai solo i lombardi, e massimamente i milanesi, devono comportarsi come se lo fossimo?
Che ognuno si tenga e viva di ciò che ha: alla Lombardia i 60 miliardi di euro l’anno di rapina fiscale (che la renderebbero il Paese più ricco d’Europa), a Reggio Calabria i bronzi. Ciò segnerebbe l’inizio della soluzione del problema “nazionale” e anche la fine delle recriminazioni, dei piagnistei e dei vittimismi.
I calabresi si tengono i bronzi di Riace. E noi lombardi il residuo fiscale | L'intraprendente
Chiamatelo Sblocca Spesa
Renzi lancia lo Sblocca Italia. Nei fatti, l'ennesima distribuzione di soldi a pioggia, specie al Sud. Se questa è la via maestra per la crescita siamo a posto...
di Matteo Borghi
C’era un tale che, qualche tempo fa, diceva che «il matto è quello che fa sempre le stesse cose, nella speranza che producano risultati diversi». Se questa è davvero la definizione giusta possiamo ben dire che Renzi, in fondo, un po’ matto lo è.
Ora negli ultimi quindici anni (ma anche prima) il governo italiano non ha fatto che una cosa: alzare la spesa pubblica. All’ingresso nella moneta unica, nel 2002, eravamo a 614 miliardi di euro (dati Istat), mentre oggi superiamo gli 800 con la promessa di arrivare a 850 nel 2018. Il risultato è stato uno solo: aumentare la pressione fiscale, soffocando l’iniziativa privata e bloccando quindi qualsiasi crescita. Matteo sarà anche nuovo ma non ha alcuna intenzione di invertire la vecchia tendenza.
Basti leggere le prime righe del decreto “Sblocca Italia” – ogni volta che esce un decreto con due parole una delle quali è Italia c’è da fare qualche bel gesto apotropaico, basti ricordare che il Salva Italia fu quello che ha introdotto l’Imu – che recitano: «Disposizioni urgenti per sbloccare gli interventi sugli assi ferroviari Napoli–Bari e Palermo-Messina-Catania». In particolare la posa della prima pietra della tratta dell’alta velocità Napoli-Bari (dal costo di 4,5 miliardi di euro) viene anticipata dal gennaio 2018 al novembre 2015: cosa mai vista per le opere pubbliche del Nord che, al contrario, vengono puntualmente rimandate.
Non solo, scorrendo le “priorità” del governo (che ci costeranno fra gli uno e i tre miliardi nel solo 2013) si trovano anche lo sblocco di altri cantieri e inquietanti «disposizioni per il potenziamento dell’operatività di Cassa Depositi e prestiti a supporto dell’economia». Una norma che estende l’intervento della società partecipata (all’80%!) dal Ministero dell’Economia a tutti gli interventi con «finalità di servizio di interesse economico generale» e a tutte le «iniziative di pubblica utilità nonché investimenti finalizzati a ricerca, sviluppo, innovazione, ambiente e efficientamento energetico». Con tanto di «garanzia dello Stato, incondizionata e a prima richiesta». In pratica con questa norma il governo potrà intervenire più o meno dappertutto finanziando, rigorosamente a debito, in nome dell’“utilità generale”.
Peccato che, quando interviene, lo Stato non è poi così efficiente. Basti ricordare cosa ha fatto con le società partecipate sprecone, in rosso di ben 26 miliardi nel 2013, con patrimonio pubblico, per la gran parte inutilizzato e a rischio crolli, con un sistema pensionistico che ci grava sempre di più (cento miliardi secchi in più dal 2001 al 2010) perché distribuisce privilegi a pioggia. O una sanità pubblica che, specie in certe zone d’Italia, può voler dire morte certa.
Il commento più sensato lo fece Vittorio Sgarbi in una puntata di Piazzapulita del marzo scorso in cui paragonò la spesa pubblica italiana al rifiuto organico che tutti noi espelliamo all’incirca una volta al giorno. Peccato che, da parte di molti politici, questo rifiuto venga spesso considerato molto buono.
Chiamatelo Sblocca Spesa | L'intraprendente
Leonardo Evaso Facco
"Salva Italia", "Semplifica Italia", "Destinazione Italia", "Cresci Italia", "Fare Italia", "Sviluppo Italia" e ora "Sblocca Italia". Questi, alcuni dei decreti dei governi da Monti a Renzi.
Urge un governo che faccia un ultimo, definitivo decreto: "Fanculo Italia".
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Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


fosse stato per me quei due non avrebbero guadagnato una lira.


Truffa alle assicurazioni con false residenze: denunciati 11 napoletani
I Carabinieri della Stazione di Castel San Vincenzo (Isernia) hanno denunciato undici persone di età compresa tra i venti e i sessant'anni, tutte della provincia di Napoli, per i reati di truffa e falsità ideologica.
Per poter ottenere tariffe dell'assicurazione auto più basse rispetto a quelle delle città dove vivono realmente, avevano chiesto e ottenuto, con documentazione falsa, la residenza nel piccolo comune di Pizzone (Isernia). Le indagini sulla vicenda non sono concluse e i militari dell'Arma non escludono ulteriori sviluppi già nei prossimi giorni.
Truffa alle assicurazioni con false residenze: denunciati 11 napoletani
Casoria. Treni bersagliati dai sassi, tre bambini scoperti dalla polizia. «Lo facevamo per divertirci»
Tre bambini, di circa 10 anni, sono stati sorpresi dalla polizia lungo la linea ferroviaria nel territorio di Casoria: secondo gli uomini della «ferroviaria» nei giorni precedenti avrebbero lanciato dei sassi contro i treni in corsa senza arrecare, per fortuna, alcun danno ai passeggeri. I tre hanno poi ammesso di aver bucato la rete di recinzione e lanciato per «divertimento» quei sassi contro «i treni che venivano dal nord»[!!!!!]. Sorpresi non lontano dai binari, sono stati riaffidati ai loro genitori.
Le indagini sono scattate nei giorni scorsi quando alcuni treni sono stati bersagliati da un lancio di sassi. Nel pomeriggio di ieri, gli agenti dislocati nella zona interessata avevano trovato alcune piccole biciclette a ridosso della linea ferrata ed un foro nella recinzione. Poco dopo gli agenti hanno avvistavano i tre ragazzini che alla vista dei poliziotti hanno cercato di allontanarsi.
Casoria. Treni bersagliati dai sassi, tre bambini scoperti dalla polizia. «Lo facevamo per divertirci»
Liti condominiali terroniche...
Casalnuovo. Lite condominiale con affiliato a clan: pestato da nove persone
I carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna, in provincia di Napoli, la scorsa notte hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere arrestando cinque persone, tra le quali affiliati al clan camorristico dei Veneruso, tutte ritenute responsabili di lesioni personali aggravate da finalità mafiose.
Nel corso di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, i militari dell'Arma hanno identificato i cinque come gli autori di una violenta aggressione di gruppo partita per risolvere problemi di vicinato e condominiali tra la vittima del pestaggio e uno dei soggetti adesso arrestati.
Picchiato da almeno nove persone. È stato punito così un cittadino di Casalnuovo (Napoli) che ha deciso di opporsi alla decisione di un affiliato al clan Veneruso relativa ad una banale vicenda condominiale. A far scatenare la furia, secondo quanto ricostruisce in una nota il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, sarebbe stato l'atteggiamento del figlio della vittima che, per motivi condominiali, ha affrontato a muso duro Gabriele Arienzo. Una offesa, secondo il clan, in seguito alla quale è scattata la violenza.
In un incontro, Arienzo ma anche Luigi Di Costanzo (soprannominato Gigino 'o specchiato, già più volte arrestato e condannato quale componente del clan Veneruso) e Sabato Casertano, avevano cercato di convincere la vittima in merito alla installazione di un meccanismo di apertura del cancello. Un "confronto" nel corso del quale, però, il figlio della vittima ha detto quello che pensava ribadendo il no. Da qui la decisione del raid.
Arienzo, considerato l'istigatore, con Salvatore Rea, che si è presentato come "capozona" di Casalnuovo per conto dei Veneruso, suo cognato Emanuele Esposito e Di Costanzo, prima si sono recati a casa della vittima. Dopo che li ha invitati a risolvere la questione in un bar nelle vicinanze, lo hanno picchiato con calci, schiaffi, pugni in una delle strade principali del comune. La vittima ha subito plurime lesioni personali, alcuni anche di carattere permanente all'occhio: per lui una prognosi di oltre 40 giorni.
Casalnuovo. Lite condominiale con affiliato a clan: pestato da nove persone
La rivolta che Napoli non farà mai. Quella contro la camorra
L'uccisione accidentale di un giovane da parte di un carabiniere ha mosso un intero quartiere alla guerriglia. Se accadesse sempre così anche di fronte ai boss...
di Albertino
Auto della polizia distrutte, un intero quartiere in rivolta, la rabbia che esonda dai palazzoni popolari e travolge strade, vicoli e pizzerie. Con un unico obiettivo: le forze dell’ordine. E in particolare i carabinieri.
Un militare ha sparato e ucciso un 17enne. La vittima era su uno scooter insieme ad altri due amici (tre in tutto, avete capito bene). Uno di loro era pregiudicato. Non si erano fermati all’alt e sono stati inseguiti da una gazzella. Il carabiniere giura che il colpo è partito accidentalmente.
Ci sono due certezze oggettive.
La prima, scontata, è che siamo di fronte a una tragedia. La seconda è che se i napoletani reagissero con la stessa rabbia per ogni vittima della camorra, be’, la criminalità organizzata non esisterebbe più da un pezzo. E invece, al di là del dolore comprensibile di parenti e amici, emerge una reazione rabbiosa di gente che ringhia contro le forze dell'ordine.
Non ci risulta, purtroppo, che i partenopei siano scattati a decine per dare alle fiamme le auto di qualche boss. Nessuna reggia di capoclan è stata presa d’assalto dalla folla inferocita contro la camorra. Viceversa, vengono attaccate le macchine della polizia e sale la tensione davanti alle caserme dei carabinieri. Il tutto in un territorio dove è quasi normale gironzolare in tre sullo scooter e senza casco. Scappare dalle forze dell’ordine è un’abitudine o un gioco. Come è quasi normale leggere di morti ammazzati ogni giorno, soprattutto durante le cicliche guerre tra clan. Quelle che non risparmiano nessuno e che lasciano in una pozza di sangue molti innocenti. Che magari passavano lì per caso, quando i sicari della malavita hanno aperto il fuoco contro un rivale.
Per errore hanno ucciso anche donne, bambini, anziani. Ma per loro non c’è stata rabbia. O meglio, non c’è stata rabbia contro la camorra. Qualche fiaccolata, un po’ di lacrimucce che a Napoli non mancano poi. Una spruzzata di dichiarazioni ipocrite dei politici. E poi via, con la stessa vita di sempre, in tre sullo scooter e senza casco, perché accà nisciuno è fesso.
Troppo spesso, durante qualche arresto eccellente, le tv ci hanno mostrato la reazione dei vicini di casa. Tutti in piazza. Ma per insultare le forze dell’ordine che si portavano via il malvivente, non per sputacchiare il galantuomo diretto in cella.
Si rassegnino le mogli e le fidanzate straniere di alcuni calciatori del Napoli: in molte vedono la città e se ne innamorano. Poi assaggiano rapine e violenze e dicono che Napoli fa schifo. Scatenando indignazione dai giornali locali e non solo.
La verità è che Napoli è un territorio di guerra. E’ il nostro Iraq.
La rivolta che Napoli non farà mai. Quella contro la camorra | L'intraprendente
MAI DIRE RAI! - VIANELLO&GUBITOSI GIUBILANO ANNUZZA LA ROSA E RIVELANO: “IL COSTO DI UNA PUNTATA DI TELECAMERE ERA PARECCHIO AL DI SOPRA DEL COSTO DI UNA SERATA DI INTRATTENIMENTO IN PRIMA SERATA SU RAITRE”. E QUANTO COSTAVA?
Che fine ha fatto ora la conduttrice col suo mega stipendio da direttora? Ah saperlo… Alcuni parlamentari a sprezzo del ridicolo hanno provato a salvarla: “Utilizzava una grammatica televisiva efficace per narrare la scena politica”. Sì, efficace alle casse di viale Mazzini!...
DAGOREPORT
Non contenta di aver fatto registrare ascolti vicino al prefisso telefonico e aver infranto ogni barriera della marchetta, Annuzza La Rosa giubilata da Andrea Vianello ha cercato in extremis di farsi difendere dai politici amici. In una interrogazione trasversale, presentata a luglio, i parlamentari Maurizio Gasparri e Luca D’Alessandro di Forza Italia, Pino Pisicchio del Gruppo Misto e Lorenza Bonaccorsi del Pd chiedevano conto alla Rai se rispondesse al vero la voce secondo cui la trasmissione “Telecamere” sarebbe stata cancellata dai palinsesti di Raitre.
“Rappresenta un programma storico di approfondimento politico della Rai – spiegano i parlamentari – in grado di utilizzare una grammatica televisiva efficace per realizzare la narrazione della scena politica nazionale a beneficio di un pubblico composito”.
Senza soffermarsi troppo sulla “grammatica” di Anna La Rosa, la Rai ha risposto tranchant proprio oggi, confermando la chiusura del programma nella nuova stagione e motivando così la decisione: “Si tratta di un talk che da tempo non sembrava più rappresentare con un linguaggio moderno il racconto della politica italiana.
I risultati di ascolto erano diventati sempre più scadenti, passando nelle due collocazioni domenicali dal 2,99% di share, nello spazio mattutino, e dal 4,06%, nella replica notturna, per la stagione 2013-2014, al 2,19% di mattina e al 2,99% di notte per la stagione appena conclusa.
Molto al di sotto della media di rete. Sul piano dei costi, peraltro, il programma pesava in maniera significativa sul budget della rete: complessivamente il costo di una puntata era parecchio al di sopra del costo di una serata di intrattenimento in prima serata, quantomeno di Rai Tre. Costi non sostenibili con l'esigenza peraltro di ottimizzazione del palinsesto a seguito della richiesta aziendale di ridurre la produzione in fasce non strategiche”.
Mentre lo storico caporedattore della trasmissione Saverio Cicala è stato pensionato e viene visto spesso in Transatlantico, la domanda che gira tra gli addetti ai livori è un’altra: come passerà ora le sue giornate Anna La Rosa[calabbrese], con il suo mega stipendio da direttore con retribuzione annua a sei cifre?
SPENDING DI PIÙ - ALLA FACCIA DI COTTARELLI, VENDOLA VUOLE ASSUMERE 2500 PERSONE, INFORNATA DI MEDICI E INFERMIERI - DAL 2007 IL DISAVANZO DELLA PUGLIA E’ STATO DI 1 MILIARDO E 312 MILIONI: UNO DEI PIÙ PESANTI D’ITALIA
“Evidentemente, non contento di essere a capo di un sistema sanitario tra i più costosi d’Italia, tanto da dover approfittare della solidarietà del fondo sanitario da cui incassa 487 euro pro capite, Vendola vuole pure assumere. Pazienza se questo si tradurrà in un aumento del ticket”…
Maurizio Belpietro per “Libero Quotidiano”
Ci sono voluti pochi giorni per capire chi avesse ragione tra Carlo Cottarelli e Matteo Renzi. Il dubbio che il commissario alla spending review avesse esagerato nel descrivere lo stato di salute dei conti pubblici è stato dissipato ieri da due notizie. La prima è la marcia indietro del governo sul prepensionamento di 4 mila insegnanti e sul tetto dell’età pensionabile per i primari, ossia sull’emendamento che proprio Cottarelli aveva dichiarato senza alcuna copertura, sostenendo che fosse stato finanziato con un generico quanto inesistente taglio di prossime spese.
La precedente settimana, quando il Parlamento aveva votato il provvedimento, il ministro della Pubblica amministrazione era stato zitto, lasciando intendere di essere favorevole alla misura. Ma poi, vista la denuncia del super commissario il quale ha di fatto dato le dimissioni beccandosi pure un poco gratificante saluto dal premier, ecco la retromarcia di Palazzo Chigi e di Marianna Madia.
Segno evidente che le critiche erano fondate, altrimenti il presidente del Consiglio avrebbe tirato dritto. E allo stesso tempo prova concreta che la spending review è diventata la madre di tutte le spese, in quanto annunciando futuri tagli si dà via libera a costi immediati che prossimamente graveranno sullo stato di salute della contabilità nazionale e dunque sulle spalle dei contribuenti.
Tuttavia non c’è solo l’episodio di ieri a confermare che Cottarelli ha ragione e Renzi torto. E dunque che i tanto sospirati risparmi sulle uscite dello Stato sono solo sospirati ma non destinati a tradursi in realtà. L’altra notizia della giornata è che la sanità pugliese si prepara ad assumere 2.500 persone. Ad annunciarlo è stato il governatore della Regione che poi è pure il numero uno di Sinistra ecologia e libertà.
Evidentemente, non contento di essere a capo di un sistema sanitario tra i più costosi d’Italia, tanto da dover approfittare della solidarietà del fondo sanitario da cui incassa 487 euro pro capite, Nichi Vendola vuole pure assumere. E poco importa che - come segnalava ieri il Sole 24 Ore - dal 2007 al 2013 il disavanzo della regione sia stato di 1 miliardo e 312 milioni, cioè uno dei più pesanti tra quelli registrati in Italia: il governatore preferisce fare un’altra infornata di medici e infermieri.
È questo il fantastico mondo della spending review, che dopo le parole di Cottarelli è stata ribattezzata Spending di più. Del resto, l’operazione di rimettere in equilibrio i conti del welfare, facendo sparire il fondo sanitario che grava sulle regioni virtuose (Lombardia tra le prime) a favore di quelle che invece sono spendaccione, ha poche speranze di successo. La chiusura del rubinetto che ogni anno toglie alle Regioni meritevoli per dare a quelle che non meritano avrebbe dovuto avvenire nel 2013 e invece con i ritmi adottati da diversi governatori l’addio al sistema di finanziamenti a fondo perduto alle sanità colabrodo arriverà nel 2066. Sì, avete capito bene: fra cinquant’anni, parola della bibbia salmonata diretta da Roberto Napoletano.
C’è da stupirsi dunque se in Italia continuano ad aumentare le tasse? Ovvio che no. La logica conclusione dei tagli alla spesa non fatti è il Fisco che diventa sempre più vorace. E a proposito di imposte si segnala che è in dirittura d’arrivo un nuovo siluro: la riforma del catasto, ovvero la revisione degli estimi che venerdì scorso ha ricevuto il via libera dalla commissione Finanze del Senato.
Sempre secondo il solito Sole 24 Ore in molte città si registreranno rincari d’imposta, in quanto tra i valori catastali attuali e quelli di mercato che si vorrebbero adottare c’è una differenza che in qualche caso sfiora il 300 per cento. Ma a rischiare di più a quanto pare non sono i proprietari di attici, ma chi possiede un’abitazione di categoria A3, cioè quelle considerate economico popolari.
Essendosi queste case rivalutate di molto nel corso degli anni, l’Agenzia delle entrate si prepara a battere cassa. E ovviamente con i soliti metodi molto gentili, dato che nonostante il cambio al vertice nulla è cambiato. Insomma, Cottarelli ha ragione. Governo, Parlamento e Regioni spendono senza tagliare e ai soliti noti tocca pagare.
vendola vuole assumere 2500 persone nella sanità: mega-infornata di medici e infermieri - Politica
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