E' nato vivo e solo dopo il medico ha avuto il coraggio di non curarlo e lasciarlo morire, d'accordo con lei.
Nostri compatrioti.
Stessa mentalità.


E' nato vivo e solo dopo il medico ha avuto il coraggio di non curarlo e lasciarlo morire, d'accordo con lei.
Nostri compatrioti.
Stessa mentalità.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.




Sparatoria in discoteca a Ginosa: feriti due giovani
TARANTO - Due giovani sono stati feriti con colpi d'arma da fuoco la notte scorsa in una discoteca di Ginosa Marina (Taranto). Un ragazzo di Ginosa è stato curato presso l'ospedale di Castellaneta e dimesso con una prognosi di 35 giorni per una ferita fra il secondo ed il terzo dito piede sinistro. L'altro, originario di Molfetta, è stato medicato invece a Taranto per ferite multiple agli arti inferiori ed è stato giudicato guaribile in 30 giorni. Oltre alle dichiarazioni dei due malcapitati, i carabinieri hanno ascoltato alcuni ospiti della discoteca.
Una prima ricostruzione ha permesso di capire che il ragazzo molfettese, mentre era all'interno del locale, è stato raggiunto da 4 colpi d'arma da fuoco sparati da un giovane con il quale aveva avuto una lite per futili motivi. Al setaccio degli investigatori le immagini del sistema di videosorveglianza del locale, che potrebbero risultare utili all'identificazione dell'autore del duplice ferimento.
Sparatoria in discoteca a Ginosa: feriti due giovani | La Gazzetta del Mezzogiorno.it
Castellammare. Rapina in relax, nella mano pistola e sigaretta: arrestato
Emergono curiosi dettagli sulle due rapine - ai danni di una tabaccheria e di un bar - messe a segno in pochi minuti a Castellammare di Stabia da Giuseppe Esposito, 40 anni, già noto alle forze dell'ordine per reati specifici e arrestato ieri sera dai carabinieri.
Su tutto, l'atteggiamento di estrema normalità del rapinatore che durante i suoi "colpi", in un bar e in una tabaccheria del pieno centro, impugnava in una mano la pistola, nell'altra la sigaretta. Come si evince da un video delle telecamere di sorveglianza, Esposito si avvicina alla cassa e continua a fumare mentre prende i soldi. Ad un certo punto, per afferrare meglio l'incasso, con un'unica mano regge sia la pistola che la sigaretta. A rapina ultimata, va via per il secondo "colpo". Durante la perquisizione in casa di Esposito, i carabinieri hanno trovato e sequestrato anche l'arma usata, una pistola semiautomatica calibro 7,65 con 4 cartucce nel caricatore.
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FARMACI: AUMENTA IL CONSUMO, 1,3MLN CONFEZIONI NEL 2014
(ANSA) - Nel 2014 aumenta il consumo di farmaci da parte degli italiani, e quelli per il sistema cardiovascolare si confermano i più utilizzati. Nei primi nove mesi dello scorso anno, sono stati acquistati infatti 1,3 milioni di confezioni. Non sempre, però, i medicinali sono utilizzati in modo appropriato, come nel caso degli antidiabetici e dei farmaci per l'ulcera.
A scattare l'istantanea di come si curano gli italiani è il Rapporto Nazionale 'L'Uso dei Farmaci in Italia - gennaio-settembre 2014', realizzato dall'Osservatorio Nazionale sull'impiego dei Medicinali (OsMed) dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e presentato oggi dal direttore generale Aifa, Luca Pani.
A livello regionale, si conferma un maggior utilizzo di farmaci nel Centro-Sud, con il Lazio che si colloca al primo posto per dosi medie giornaliere per mille abitanti (1.184), seguito da Calabria, Puglia e Sardegna.
Sito ufficiale della Regione Autonoma Valle d'Aosta
Scandalo in Ateneo
Prof affida lavori a ditta del marito
di GIOVANNI LONGO
BARI - Dalle missioni a Milano e a Edimburgo all’aggiornamento di un sito internet; dall’acquisto di materiale informatico al finanziamento di un’associazione per «ammorbidire» un collega con il quale, i rapporti erano un po’ tesi. E, soprattutto, alcuni lavori affidati dal dipartimento da lei diretto alla ditta individuale del marito, commissionati, secondo l’Accusa, senza gara e ricerche di mercato. Fondi pubblici (Prin) gestiti in modo privato.
Al centro dell’inchiesta, la professoressa Marina Calamo Specchia, all’epoca dei fatti (2010) docente ordinario di Diritto pubblico comparato a Giurisprudenza, indagata per peculato, falso, abuso d’ufficio e truffa; suo marito Marco Terzi; il professor Silvio Suppa, anche lui docente ordinario di Diritto costituzionale. Indagati anche altre sei persone tra ricercatori, dottorandi e una imprenditrice (Pamela Martino, Stefania Spada, Gaetano Marzulli, Laura Fabiano, Maria Rosaria De Leo e Angela Carbonara).
Nelle scorse settimane i Pm Renato Nitti e Luciana Silvestris hanno fatto notificare un invito a comparire, nel caso in cui vogliano chiarire la loro posizione. L’inchiesta - condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria del Comando provinciale di Bari, stralcio di «Do ut des» su presunti concorsi universitari pilotati, accende un faro su quella che gli investigatori definiscono una «area grigia» nella gestione delle risorse messe a disposizione dal 2007 al 2010 nell’ambito dei fondi Prin (Progetti di rilevante interesse nazionale). Nel mirino degli inquirenti la presunta gestione «personalistica» di risorse pubbliche.
L’inchiesta punta soprattutto sul possibile «conflitto d’interesse» tra la professoressa Calamo Specchia e suo marito, Marco Terzi. Settembre 2010, la docente finanzia l’aggiornamento di un sito internet. Al di là della circostanza che - secondo l’accusa - l’attività non è pertinente rispetto al Prin, il lavoro sarebbe stato commissiano sulla carta ad Angela Carbonara, imprenditrice e amica della prof., ma la commessa sarebbe stata materialmente espletata da Terzi e «non fatturata per questioni di opportunità», si legge nel capo d’imputazione.
Poi c’è il capitolo «spese di pubblicazione». Alla ditta di Terzi, viene commissionata la stampa di 300 volumi con trattativa privata, senza indagine di mercato. Addirittura, al momento dell’ordine, la ditta, «Quisquilie», «era di fatto inesistente in quanto non iscritta alla camera di Commercio». Non ancora operativa, ma con un ordine in tasca. I fondi Prin sarebbero stati utilizzati persino per «ammorbidire» alcuni rapporti difficili. La docente dà il via libera per finanziarie con 3mila euro l’Associazione di diritto pubblico comparato ed europeo, anche questa, per l’accusa, «attività non pertinente il Prin».
Ma l’episodio forse più curioso affonda le radici nel lontano 2008 e riguarda Terzi e il professor Suppa. Terzi avrebbe preso lavori anche dal collega della consorte. «Suppa - scrive la Procura - attraverso l’utilizzo di atti falsi (preventivi/fatture) poneva in essere un’operazione fittizia, conferendo sulla carta alla ditta individuale di Terzi, l’incarico per la progettazione, editing, e stampa di due volumi - ritiene la pubblica accusa - mai eseguiti».
La Gazzetta del Mezzogiorno.it
Terronia intraprendente....
Scoperta nel Napoletano fabbrica di detersivi falsi, sei arresti
Una fabbrica fantasma di detersivi con marchi famosi contraffatti è stata scoperta dalla Guardia di finanza a Cercola, in località Caravita, in un'operazione che ha portato all'arresto in flagrante di sei persone e al sequestro di circa 20 mila prodotti contraffatti pronti per essere immessi sul mercato.
La fabbrica (di circa 200 metri quadrati) si trovava dietro una parete mobile all'interno di uno stabile che ospita una ditta di trasporti. Oltre alle confezioni di detersivi le Fiamme gialle hanno trovato e sequestrato numerosi macchinari per la produzione, compresi una tramoggia, un carrello elevatore, compressori, incollatrici e imballatrici.
Secondo gli investigatori la fabbrica fantasma assicurava ogni giorno grossi volumi di produzione di detersivi che - secondo l'ipotesi investigativa - possono essere potenzialmente rischiosi per la salute dei consumatori. Alle sei persone arrestate - tutti napoletani tra i venti e trentacinque anni, ognuno con una propria mansione all'interno della fabbrica, tutti incensurati - si contestano reati in materia di contraffazione di marchi, sicurezza prodotti e frode in commercio.
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«La mia odissea notturna per un'iniezione antitetanica»
di Rosa De Angelis
Nessuna struttura sanitaria disponibile a somministrare un'antitetanica ad una donna con una vistosa ferita alla mano. È questa la vicenda di Gemma Manzi, che ha girato Guardia medica, farmacia e Pronto soccorso senza trovare nessuno disponibile a farle l'iniezione, dopo una ferita alla mano.
I fatti risalgono alla notte tra sabato e domenica scorsa, quando la donna, mentre era alle prese con un trasloco, si ferisce alla mano con un vetro. «Il 17 gennaio scorso, intorno alle 22 era a casa con il mio compagno e mentre facevo dei lavori, si è rotto un vetro e mi sono tagliata ad una mano – racconta la donna – a questo punto, dopo aver tamponato la fuoriuscita di sangue con un fazzoletto di carta e il nastro isolante, non avendo cerotti o nient'altro di più adatto in casa, sono andata alla guardia Medica dell'Asl di Avellino. Il medico che era di turno mi ha detto che non aveva cerotti e mi ha prescritto l'antitetanica, sostenendo che non poteva somministrarmela. Con il fazzoletto intriso di sangue che avevo mi sono recata in farmacia, dove dopo aver comprato l'antitetanica ho chiesto se qualcuno potesse farmela lì».
A questo punto, dopo il rifiuto anche della farmacista, che sostiene di non poter somministrare il presidio medico, la donna si rivolge al Pronto soccorso. «Era notte e il personale di turno mi ha detto che, poiché non era urgente, dovevo recarmi lì la mattina seguente. – racconta Gemma - Allora ho chiesto ad una amica se potesse aiutarmi, ma una volta aperta la confezione, si è accorta che la siringa aveva un ago differente da quelli usati generalmente, e non sapendo come usarlo ha preferito non farmela». La vicenda a questo punto si complica e la donna decide di tornare il giorno seguente al Pronto soccorso, sicura di poter risolvere lì la questione.
«Il personale in servizio mi ha fatto notare che il mio era un codice bianco e che c'era molta gente prima di me. Nonostante ci fossero diversi infermieri e addetti in servizio, mi hanno detto che non potevano farmela, l'unica possibilità che mi è stata offerta era quella di pagare 50 euro come codice bianco per avere la somministrazione. Io non capisco: se non potevano farmi l'iniezione perché c'erano casi più gravi del mio, perché pagando questa cosa sarebbe diventata possibile? – si chiede - In ogni caso non avevo contanti con me e me ne sono andata di nuovo. A questo punto sono tornata alla Guardia medica e il medico di turno mi ha detto ancora una volta che non poteva farmela lui, aggiungendo che loro possono solo prescrivere i farmaci e non somministrarli. Quando gli ho spiegato che si trattava di una siringa con un ago speciale, si è offerto di sostituirlo con un ago normale ma ha ribadito che non poteva farla lui».
Alla fine dopo quasi 24 ore la donna ha trovato una signora che lavora nel suo palazzo come badante disposta a farle l'iniezione e così è riuscita a scongiurare il pericolo del tetano. «È assurdo che nel 2015 possa accadere una cosa del genere – commenta – che una Guardia medica non abbia i cerotti e che nessuno possa somministrare un'antitetanica. Potevo morire se non avessi trovato una persona di buon cuore ad aiutarmi».
«La mia odissea notturna per un'iniezione antitetanica»
Doppio finanziamento pubblico: 3 denunce
MATERA – I legali rappresentanti di due società e un dirigente della Regione Basilicata sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Matera dalla Guardia di Finanza al termine di indagini sull'"indebita percezione di un finanziamento pubblico di oltre due milioni di euro". Secondo quanto accertato dai militari delle fiamme gialle, ad un intervento finanziato dalla Regione per la riqualificazione di un borgo cittadino, il soggetto attuatore, attraverso un’altra società dello stesso gruppo, ha aggiunto un finanziamento nazionale per la "legge turismo" per la realizzazione di una "struttura ricettiva di pregio, edificata su un’area già destinataria del primo finanziamento pubblico".
I reati contestati agli indagati sono quelli di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. L'illecito amministrativo è stato contestato alle due società "attraverso le quali è stata perpetrata l’ingente frode". E' stato anche avviato il procedimento di revoca e recupero del finanziamento erogato dal Ministero dello Sviluppo economico.
La Gazzetta del Mezzogiorno.it
Napoli. Casapesenna cablata per far parlare il boss Zagaria con gli affiliati
di Leandro Del Gaudio
Il boss michele Zagaria comunicava via citofono con gli affiliati durante la sua latitanza. È quanto sta emergendo dalle indagini della mobile del primo dirigente Tocco, nelle indagini sulla grande fuga del boss casalese durata per oltre quindici anni. Inchiesta condotta dai pm Sirignano e Maresca: mezzo paese di casapesenna era collegato grazie a un complesso sistema di citofoni a prova di intercettazioni.
Anche insospettabili nel mirino. Sono in corso perquisizioni e sequestri in numerose abitazioni di familiari e fiancheggiatori di Michele Zagaria. E stato scoperto un sistema di comunicazione citofonico, realizzato per collegare i bunker a punti esterni insospettabili di ascolto, attraverso la cablatura privata di gran parte del territorio di Casapesenna.
Un sistema interrato tecnologicamente all'avanguardia dotato di rilevatori di tensione capaci di segnalare eventuali cali dovuti ad accessi abusivi, di un alimentatore autonomo in grado di assicurarne il funzionamento anche in caso di distacco di energia e di un potenziatore di segnale per raggiungere obiettivi distanti alcune centinaia di metri.
Sono in corso accertamenti per verificare se il sistema era allacciato alla rete della pubblica illuminazione.
Napoli. Casapesenna cablata per far parlare il boss Zagaria con gli affiliati
Napoli capitale della jihad
È la principale centrale europea di documenti falsi: il paradiso per qualunque terrorista islamico voglia colpire sul continente. Non a caso uno degli attentatori di Madrid era stato fermato col clan di Secondigliano.
di Federica Dato
Ci fa più specie il fatto che la città di Pulcinella sia una tappa obbligata per il terrorismo islamico, che lì ci sia la principale centrale europea di documenti falsi. Lì, tra il mare e il Vesuvio, i terroristi trovano coperture e dimore. Le inchieste sono firmate dalla magistratura partenopea, che ha collaborato con Digos e Ros.
Cosa c’entra l’attentato di Madrid con Secondigliano? Uno degli attentatori era stato fermato «insieme ad alcuni camorristi dei clan proprio poco tempo prima della tragedia. All’epoca accertammo che era in possesso di una patente italiana falsificata che aveva utilizzato per viaggiare tranquillamente dalla Spagna all’Italia». A parlare è Michele Del Prete, magistrato della dda napoletana.
Saremmo un tantino in guerra, la camorra sarebbe una delle cose che maggiormente terrorizza l’Europa, ormai infiltratasi oltre confine (la Germania in tal senso non è messa bene). Poi ti torna alla mente, d’improvviso, quella teoria per cui in «Italia di attentati non ce ne sono ancora stati perché è un Paese troppo comodo, una sorta di albergo-supermarket senza controlli». Te la puoi raccontare per un po’ di mesi che la faccenda non è così. Non tiene, la favola si sgretola sotto i colpi della realtà. L’estremismo islamico avanza, tenta di convertire più occidentali possibili, le armi migliori. Forse abbiamo finanziato, liberando Vanessa e Greta, circa 500 attentati. David Cameron ha espresso contrarietà per la linea politica supina di certe nazioni (la nostra in prima fila) di fronte agli islamisti. Non a caso i loro ostaggi li sgozzano, a noi mandano i bigliettini di ringraziamento.
Napoli è il regno dell’anarchia e della miseria. È la faccia peggiore dell’Italia, in cui le regole non esistono. Una città in mano alla criminalità organizzata, in cui, per dirla banale, i vigili ti chiedono di non viaggiare in motorino con il casco, ché rischi la pelle sembrando un killer. È normale sembrare un killer.
Napoli è una terra di cancro, di rifiuti tossici e tumori, di Stato morto, morti di Stato e uomini stritolati da una divisa. Le mancava solo il sangue dei terroristi. Le mancava la jihad, ora ha anche quella.
Napoli capitale della jihad | L'intraprendente
Truffe assicurative, causano la morte di un feto per il risarcimento
Smantellata dalla Gdf e dalla polizia di Stato una banda che truffava le assicurazioni simulando incidenti stradali
Federico Nicci
Una "banda" davvero senza scrupoli. Al punto che, in un caso di truffa, gli indagati avrebbero ottenuto un risarcimento molto elevato provocando un incidente in cui è rimasta ferita una donna incinta e provocando, deliberatamente, secondo l'accusa, la morte del bambino che portava in grembo.
La madre del bambino R. S. avrebbe simulato un incidente stradale tra la 24esima e la 28esima settimana di gestazione e soppresso il nascituro con l'aiuto del medico e di altri due complici. Nonostante la partoriente fosse indotta al parto prematuro, il feto è nato vivo ma è stato privato di ogni assistenza utile per la sua sopravvivenza, causandone così il decesso. La donna ed il medico sono accusati di infanticidio.
Secondo le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Castrovillari, sarebbe pari a due milioni di euro il volume dei raggiri. Sarebbero 144 le persone coinvolte nel provvedimento. Vari i capi di imputazione: dall'omicidio volontario al falso ideologico e materiale in atto pubblico, corruzione, peculato, frode e truffa ai danni dello Stato.
Truffe assicurative, causano la morte di un feto per il risarcimento - IlGiornale.it
CALABRIA, PER INCASSARE L’ASSICURAZIONE UNA DONNA AVREBBE LASCIATO MORIRE UN NEONATO DOPO UN FINTO INCIDENTE D’AUTO – UN’INFERMIERA RICORDA CHE IL BAMBINO ERA VIVO E MUOVEVA LE MANINE, MA IL MEDICO DISSE CHE ERA NATO MORTO -
I fatti sono del 2012 e probabilmente non sarebbero stati scoperti se il telefono del medico, sospettato di partecipare a truffe assicurative, non fosse stato sotto controllo. Adesso i pm della procura di Castrovillari vogliono sapere se il bambino non sia stato addirittura concepito già con l’idea di costruirvi attorno una truffa.
Giuseppe Baldessarro per “la Repubblica”
Si è prima procurata un aborto, poi si è fatta accompagnare dai suoi complici in ospedale dicendo che era stata vittima di un incidente stradale. Il resto lo avrebbe fatto il medico di guardia che, d’accordo con gli altri, avrebbe lascito morire il bambino, con l’obiettivo di spartirsi i soldi dell’assicurazione. In quattro sono ora accusati di infanticidio premeditato. Secondo i magistrati della procura di Castrovillari avevano pianificato ogni cosa da tempo.
La storia di Stefania Russo, la donna di 37 anni protagonista della vicenda, è contenuta nella carte di un’inchiesta che porta la firma dei pm Simona Rizzo e Vincenzo Quaranta. Un’indagine più ampia, che ruota attorno a decine di truffe ai danni delle compagnie assicurative e coinvolge complessivamente centoquarantaquattro persone. Ed è stato intercettando uno degli indagati principali che la Polizia e la Guardia di Finanza di Cosenza hanno ricostruito quanto avvenuto tra il 3 e il 15 maggio del 2012.
Stefania Russo, al settimo mese di gravidanza, si era presentata in ospedale una prima volta sostenendo di avvertire forti dolori a seguito di un incidente stradale. Alle verifiche dei sanitari, tuttavia, era risultato che sia lei che il feto stavano bene e, per questo, era stata rimandata a casa.
Dieci giorni dopo, la scena si era riproposta, questa volta però ad aspettare Russo al pronto soccorso c’era Sergio Garasto, il medico che, secondo gli investigatori, si è limitato a prendere atto della morte del nascituro, che non era ancora avvenuta. Il bimbo, infatti, nonostante l’aborto indotto (forse attraverso dei farmaci) e sia pure nato prematuro e ancora legato alla madre dal cordone ombelicale, era ancora vivo, tanto che un’infermiera ha poi affermato di averlo visto mentre «muoveva le manine». Da qui il sospetto inquietante secondo cui «il nascituro era stato lasciato morire», mentre sarebbe bastato recidere il cordone, attivare l’ossigeno e farlo respirare artificialmente per tenerlo in vita.
In ospedale, Stefania Russo aveva raccontato di essere stata vittima di un incidente stradale e di essere stata soccorsa da una conoscente. In sostanza, mentre si trovava a bordo dell’auto di alcuni amici, una seconda vettura avrebbe tagliato loro la strada facendoli finire fuori dalla carreggiata. A quel punto la donna, sempre secondo il suo racconto, avrebbe chiamato l’amica Annunziata Falcone, per farsi portare in ospedale.
Una versione che non ha poi trovato riscontro alcuno: non è stato infatti possibile rintracciare i presunti accompagnatori né riconoscere il luogo dell’incidente. Stefania Russo aveva detto di conoscere i suoi soccorritori solo per nome e non era stata in grado di identificarli.
Tantomeno fu rintracciato il luogo del presunto sinistro. I quattro però non sapevano che Garasto era intercettato perché sospettato di essere uno dei medici corrotti che, in cambio di denaro, fornivano falsi certificati ai truffatori delle assicurazioni. Quelle intercettazioni, invece, hanno permesso di scoprire tutta una serie di telefonate tra lui e la Falcone, così come tra il medico e Pietro Andrea Zangaro, personaggio che sarebbe stato tra gli ideatori del progetto criminale.
Adesso il sospetto più atroce che resta da accertare, secondo quanto riferito dagli investigatori, è addirittura che il bambino possa essere stato concepito proprio per poter realizzare la truffa.
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Pure a Pavia
Abortivano per raggirare le assicurazioni - Cronaca - La Provincia Pavese
l'inchiesta
Abortivano per raggirare le assicurazioni
L'accusa della procura di Pavia che ha indagato dieci persone per frode. Due donne avrebbero interrotto la gravidanza apposta di Maria Fiore
Dieci indagati in un'inchiesta della procura della Repubblica su una presunta truffa ai danni delle assicurazioni. Secondo quanto emerso, alcuni automobilisti simulavano incidenti e relative conseguenze fisiche - tra cui aborti - per aumentare l'indennizzo. La vicenda è particolamente complessa e delicata: le indagini sono partite nel 2012 dopo un incidente che presentava anomalie ed era finito nel mirino della Polstrada di stradella. Le ipotesi di reato sono truffa, falso e procurato aborto.


Non è questione di località, ormai siamo invasi, ma di mentalità di origine.
Cerca i nomi.
E poi non è esattamente la stessa cosa.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


1) Fa schifo comunque, ma tanto. 2) Si tratta di persone di nazionalità rumena. Truffa alle assicurazioni auto | Falsi incidenti | Aborti
sklöpp & kanù


Appunto.
Concordo sull'1.
Ma come volevasi dimostrare...
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


DALLA TRAGEDIA ALLA FARSA - LA “TEMPESTA DEL SECOLO” NON È ARRIVATA, E A NEW YORK FINISCE SUBITO IL ‘COPRIFUOCO’ DI BILL DE BLASIO. TROPPO TARDI: SCUOLE, UFFICI E NEGOZI CHIUSI. E I NEWYORKESI S’INCAZZANO
A New York fa freddo come tante altre volte, nevica (poco) e le autorità si sono affrettate a cancellare il blocco dei mezzi pubblici e delle auto private, una misura mai vista e che ha fatto infuriare gli americani, che non amano sentirsi dire cosa fare. E chi oggi non è andato al lavoro non sarà pagato…
LA TEMPESTA. UNA BUFALA BUTTATA IN POLITICA (A MANHATTAN )
Andrea Salvadore per il suo blog, AmericanaTVblog | Il blog di Andrea Salvadore
Parliamo di Manhattan. A Long Island e Suffolk County sta nevicando, come altrove sulla East Coast, soprattutto nel New England ( Boston ). Ma a Manhattan mi sono svegliato, ho guardato fuori dalla finestra e la situazione mi sembra uguale a ieri sera e alla notte, che di tanto in tanto ho controllato. Adesso sono 21 gradi F. e le strade sono ghiacciate e pericolose, come spesso accade in inverno. Intendiamoci, il quadro generale non e’ allegro.
Vedo in tv centinaia di persone bloccate negli aeroporti senza possibilita’ di prendere un taxi, non solo di alzarsi in volo. A Central Park, calpestata a quest’ora solo dagli scoiattoli, l’accumulazione e’ di 15 centimetri, misura toccata spesso in passato. Nulla di storico, eccezionale.
Il sindaco Bill de Blasio ci aveva detto che questa sarebbe stata “la tempesta piu’ grande della storia di New York”. Il sindaco non fa il meteorologo. Gli deve essere stato detto della possibilita’ dell’evento storico. Il problema e’ che lui ce l’ha dato per certo. E ha chiuso la città. Evento senza precedenti. Gli aerei non atterrano, treni e metropolitana fermi, e’ vietato circolare con le autovetture. Mai vista una cosa simile.
Bill de Blasio e il governatore Cuomo hanno scelto di farci paura. Ma ora bisognera’ vedere la ricaduta dell’allarme rientrato. Gli americani non amano si dica loro di non prendere la macchina. Sono i cavalli moderni e se la prateria e’ ghiacciata a decidere deve essere il cowboy, non lo sceriffo. In piu’ molti che rimangono a casa stamattina non saranno pagati perche’ cosi’ funziona in America. Non vedo bene il sindaco Bill de Blasio...
Approfitta della protesta all'Asl e si allontana dal posto di lavoro: dipendente dell'Asl denunciato per assenteismo
SALERNO. Approfittando del caos determinato dalla protesta dei dipendenti delle ditte di sanificazione delle strutture ospedaliere, un dipendente dell'Asl di via Nizza si è assentato dal lavoro incappando nei controlli dei poliziotti che lo hanno denunciato per assentesimo.
I poliziotti hanno accertato che l’impiegato, dopo essersi arbitrariamente allontanato dall’Ufficio per diverse ore, vi faceva rientro nel pomeriggio, nell’approssimarsi dell’orario di fine turno, da un ingresso secondario, con l’unico scopo di marcare l’orario di uscita col badge personale.
Nella circostanza l’uomo, pur avvedutosi della presenza di personale degli agenti, tentava in diverse occasioni di approfittare del momento propizio per timbrare il cartellino senza dare nell’occhio, con esito negativo.
Ad un certo punto l’impiegato, ritenendo che in quell’istante i poliziotti fossero disattenti in quanto impegnati in altre attività di Polizia, si è avvicinato ancora una volta al dispositivo elettronico ed ha timbrato il badge registrando l’orario di uscita.
I poliziotti che tenevano d’occhio l’impiegato, avendone capito le intenzioni truffaldine, lo hanno immediatamente bloccato contestandogli il reato commesso e denunciandolo alla magistratura.
Approfitta della protesta all'Asl e si allontana dal posto di lavoro: dipendente dell'Asl denunciato per assenteismo
I dolci fanciulli terrronici....
Salerno. Nove anni, minaccia di tagliare la gola all'amichetto
di Viviana De Vita
SALERNO - Spalle al muro e minacciato con un paio di forbici puntate alla gola: è accaduto in una classe della primaria Rodari di Bellizzi e solo il pronto intervento della maestra che ha fermato il bullo violento ha impedito che il folle gesto potesse sfociare nel sangue. A raccontare l’episodio è il padre della piccola vittima il quale, affidatosi all’avvocato Domenico Fasano, ha già sporto due denunce, una al tribunale per i Minorenni, attraverso un esposto firmato da ben 16 genitori dei ventidue studenti quotidianamente picchiati dal baby-bullo e, l’altra, alla Procura per porre fine ad una situazione che – spiega l’uomo - «va ormai avanti da quattro anni». «I nostri bambini– spiega il genitore – subiscono quotidianamente le angherie del compagno di classe di soli 9 anni che li sottopone costantemente ad atti di violenze fisiche, materiali e psicologiche». Calci, pugni, sputi, palpeggiamenti nelle parti intime ed atti osceni di natura sessuale verso le bambine sono ormai la consuetudine. «Mio figlio – spiega l’uomo – sin dal primo anno è stato vittima della violenza di questo bambino che non perde occasione per sottoporlo a prepotenze fisiche, verbali utilizzando nei suoi confronti un linguaggio scurrile e violento e piscologiche poiché è costantemente umiliato, minacciato e sottomesso moralmente. Lo scorso 14 ottobre quando il compagno di classe minacciò di tagliargli la gola abbiamo davvero toccato il fondo: dopo quell’episodio mio figlio ha cominciato a rifiutarsi di recarsi a scuola per paura di nuovi atti di violenza. L’ultimo si è verificato appena poche settimane fa quando è stato aggredito con pugni e calci e solo il suo allontanamento dalla classe in seguito all’affidamento al personale Ata ha interrotto la violenza. I nostri bambini – prosegue il padre del piccolo – hanno il diritto a ricevere un’adeguata e serena formazione e la scuola ha il dovere di garantire tutto ciò: spetta alla direzione dell’istituto scolastico fare in modo che gli studenti siano adeguatamente seguiti per tutto il tempo che si trovano all’interno dell’istituto scolastico dove la vigilanza deve essere assicurata costantemente anche al di fuori della classe».
Una situazione intollerabile, dunque, quella che ogni giorno si vive all’interno della quarta classe del Rodari dove sempre più spesso durante le lezioni sono costretti ad intervenire i carabinieri per la carica di violenza del bambino che, vittima a sua volta di una situazione familiare drammatica con una madre ex tossicodipendente ed un padre detenuto, è arrivato persino ad aggredire le proprie insegnanti. «La situazione – spiega ancora il padre della vittima – è stata più volte segnalata agli organi competenti, al Provveditorato, al sindaco di Bellizzi, agli assistenti sociali e alla dirigenza.
Salerno. Nove anni, minaccia di tagliare la gola all'amichetto
Terronia intraprendente
Aveva allestito una boutique del falso in casa: arrestata 28enne
Varcaturo - I carabinieri della stazione di Qualiano hanno arrestato per commercio di prodotti con marchio falso una 28enne della zona, I.P. incensurata.
Durante controlli i militari hanno perquisito l’abitazione della donna scoprendo che aveva allestito in casa una vera e propria boutique con tanto di camerino e esposizione per la vendita al dettaglio di capi di abbigliamento e accessori.
In particolare la donna aveva in casa 180 paia di scarpe, 20 orologi, 15 borse, 20 piumini, 30 portafogli, 50 cappelli di lana, 30 profumi 5 paia di orecchini e 40 tute sportive, tutte con marchio falso di note griffe. Il materiale è stato sequestrato. L’arrestata, dopo le formalità di rito, è stata accompagnata nella sua abitazione agli arresti domiciliari, in attesa di rito direttissimo.
Aveva allestito una boutique del falso in casa: arrestata 28enne
Fallì e non pagò i creditori, ma le Fiamme Gialle trovano un milione di euro
Fallì e tentò di frodare i creditori ma le Fiamme Gialle rintracciano un milione di euro e lo sequestrano. Protagonista della tentata truffa un imprenditore nolano coinvolto in una procedura fallimentare iniziata nel 2013, conclusasi senza il pagamento dei debiti accumulati. Ma i militari della compagnia di Nola hanno dimostrato che poco prima di dichiarare il fallimento il rappresentante legale della società nascondeva i beni trasferendoli ad una nuova realtà imprenditoriale consentendo agli indagati di proseguire lo svolgimento dell’attività di lavanderia industriale in violazione delle regole di concorrenza del mercato. Ad usufruire dei vantaggiosi servizi aziende ospedaliere locali ed una nota compagnia di navigazione. quattro responsabili sono stati denunciati alla locale autorità giudiziaria per violazione dei reati fallimentari.
Fallì e non pagò i creditori, ma le Fiamme Gialle trovano un milione di euro
Vendeva on line veicoli inesistenti, smascherato truffatore
Gli Agenti del Commissariato polizia di di Ariano Irpino, hanno deferito in stato di libertà un 30enne originario della Provincia di Napoli perché responsabile di tentata truffa in danno di un 55ene di Ariano. Il 30enne, attraverso un’inserzione su un noto sito internet, spacciandosi quale titolare di una rivendita d’auto usate, aveva posto in “vendita” due autovetture marca Fiat a prezzi molto vantaggiosi, tali da attirare l’interesse del malcapitato che, dopo aver visionato le foto, constatata la convenienza dell’acquisto, a seguito di varie e-mail, era giunto ad un accordo definitivo pattuendo la cifra di 2000 euro per entrambe le autovetture. Come sovente accade in queste circostanze la vendita sarebbe stata convalidata previo il versamento di una caparra di 400 euro che prontamente veniva effettuata tramite bonifico bancario. La truffa avrebbe sortito esito positivo se non fosse stato per i sospetti che il 55enne sin da subito ha nutrito allorquando nel richiedere copia dei documenti dei veicoli non riceveva alcuna risposta se non una e-mail contente una carta di circolazione illeggibile.
Pertanto, a seguito della denuncia sporta in Commissariato, gli Agenti di Polizia sono riusciti a bloccare il bonifico non ancora passato all’incasso, consentendo così di recuperare l’intera somma. Successivamente, allo scopo di identificare l’autore della truffa, è stato avviata un’attività di indagine che consentiva di acquisire, grazie a mirati controlli on-line ed accertamenti postali, utili elementi atti ad identificare l’autore della condotta illecita che è stato pertanto denunciato alla Procura della Repubblica.
Vendeva on line veicoli inesistenti, smascherato truffatore
Agrigento, i predoni del gettone di presenza: oltre mille riunioni di commissione
Nonostante le numerosissime riunioni di commissione, il comune versa in uno stato pietoso: è all'ultimo posto per la qualità della vita nella classifica del Sole
Andrea Riva
È stato uno degli anni più produttivi per il comune di Agrigento. Come scrive Libero, "i consiglieri hanno svolto un'attività febbrile, continua, incessante, avanti e indietro, indietro e avanti, riunione dopo riunione, su e giù per le scale del palazzo, dentro e fuori le stanze municipali, senza fermarsi mai, estate e inverno, domeniche e feste comandate".
Durante il 2014, le commissioni comunali si sono riunite ben 1.133 volte, ovvero si sono svolte in media "3 riunioni di commissioni al giorno, ogni giorno dell'anno, Ferragosto e Natale compreso. Roba da premio Stakanov del consigliere comunale".
Il problema è che, nonostante le numerose riunioni, i risultati ottenuti dal comune di Agrigento sono pessimi, come scrive Libero: "Nella classifica dei 107 capoluoghi di provincia, pubblicata a inizio dicembre dal Sole 24 Ore, infatti, per la qualità della vita la città di Agrigento risulta mestamente 107esima. Cioè ultima".
E agli obiettivi mancati si aggiunge anche lo sperpero di denaro pubblico: "Il gettone di presenza per ogni consigliere ad Agrigento è pari a 50,34 euro. Soldi che scattano ogni volta che la commissione si riunisce, fosse anche solo per qualche minuto, il tempo di di stringersi la mano e prendere un caffè. Una commissione che si riunisce 213 volte costa dunque alla collettività 53.632 euro".
Agrigento, i predoni del gettone di presenza: oltre mille riunioni di commissione - IlGiornale.it
Modello Vendola: duemila euro per un litro di disinfettante
Ogni azienda sanitaria pugliese sborsa il doppio rispetto al resto d'Italia.
Stefano Lippi
Il velo sugli sprechi della sanità pugliese l'ha sollevato la Guardia di finanza di Foggia. Dopo mesi di controlli ha scoperto che l'Azienda sanitaria cittadina per tre anni aveva pagato 1.600 euro più Iva al litro (in totale quasi 2.000 euro) il disinfettante per sale operatorie che ne costava 60.
Un ricarico pazzesco. Le Fiamme gialle hanno indagato una decina di persone tra dipendenti dell'Asl e imprenditori del settore sanitario, ne hanno messe due ai domiciliari, hanno sequestrato beni per 1,6 milioni di euro e hanno accertato un giro di mazzette.
Ma la domanda vera è un'altra: possibile che a nessuno sia sembrato strano sborsare 2.000 euro per un litro di disinfettante? Né a Foggia né a Bari, negli uffici della regione governata da Nichi Vendola, sono suonati campanelli di allarme. Tutto normale, paga Pantalone mentre Vendola sbandiera i risultati della sanità pugliese: macché sprechi, nel 2012 e nel 2013 la gestione si è chiusa in attivo. In realtà la sanità modello Vendola è a sua immagine e somiglianza: chiacchiere senza fine per coprire le inefficienze di un sistema tenuto in piedi dalle spremute fiscali.
Per il leader di Sinistra ecologia e libertà il ticket sanitario era un «balzello medievale». Evidentemente si è sentito un feudatario quando ha imposto un tributo di un euro per ogni ricetta farmaceutica e di 10 euro per prenotare ogni visita specialistica.
Eppure ci sarebbe soltanto l'imbarazzo della scelta su dove affondare il bisturi dei tagli e dei risparmi. Basta scorrere i dati dell'Agenas, l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Per uno stent coronarico medicato (a rilascio di farmaco) le Asl pugliesi sborsano in media 1.410,75 euro contro un costo standard di 448,95: più del triplo. Un ago a farfalla, dispositivo monouso di larghissimo consumo utilizzato per prelievi e infusioni, costa alla regione Puglia 0,054 euro contro una media nazionale di 0,028: il doppio. La spesa per una siringa è superiore di 16 centesimi al prezzo di riferimento elaborato dall'Osservatorio dei contratti pubblici.
Lo scorso luglio la procura regionale della Corte dei conti ha aperto un fascicolo sulle spese fuori controllo della Asl di Bari svelate da una verifica ordinata dal ministero della Sanità. Gli ispettori hanno elencato 62 contestazioni, dalla gestione del personale ai rapporti con le cliniche private, dai ritardi nei pagamenti fino all'erogazione di compensi extra ai medici per prestazioni non effettuate. È stato ipotizzato un danno sui 50 milioni di euro. Il governatore che fu rifondatore non ha trovato modo migliore per difendersi che scaricare le colpe sui dirigenti sanitari che la sua giunta aveva nominato.
La «narrazione» di Vendola se la prende con i tagli del governo ma non si sogna di tagliare i propri sprechi. La centrale unica d'acquisto, Empulia, non è ancora a regime. Da Foggia a Lecce, ogni azienda sanitaria si regola come crede, cioè sborsa almeno il doppio rispetto al resto d'Italia.
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Altro che tagli, in arrivo altri 400 forestali
L'esecutivo precisa che in caso di necessità il numero potrebbe aumentare
Francesco Cramer
Roma Spending review? Cesoie? Cura dimagrante dello Stato? Macché. Lo Stato assume. Basta leggere la bozza di concorso sul sito del Sapaf, sindacato autonomo di polizia ambientale e forestale.
Titolo: «Bando di concorso pubblico per titoli ed esami per la nomina di 393 allievi agenti del corpo forestale dello Stato riservato ai volontari in ferma prefissata annuale o quadriennale o in rafferma annuale, in servizio o in congedo». Insomma, sono in arrivo quasi 400 nuove assunzioni nel Corpo forestale dello Stato.
Anche il sito del Sindacato nazionale forestale esulta: «Le continue sollecitazioni, da ultimo quelle espresse nell'incontro con il ministro (il piddino Maurizio Martina, titolare del dicastero delle Politiche agricole, ndr ) hanno finalmente portato all'esito sperato».
In ogni caso il governo Renzi resta all'insegna del «paga Pantalone»: se sul Jobs Act Poletti salva gli statali, Martina dà un regalino di Natale ai forestali. Il tutto a spese dei privati che verosimilmente non vedranno alcuno sconto fiscale.
Quando si parla di «forestali», urge tuttavia una precisazione. Le assunzioni di cui si parla sono nell'ambito del prestigioso Corpo di polizia, istituito nel 1822, specializzato nella tutela del patrimonio naturale e paesaggistico, nella prevenzione e repressione dei reati in materia ambientale e agroalimentare. In tutto 9.358 divise.
Non si parla, invece, del vero e proprio esercito di «operai forestali», composto da civili, e assunti in massa dalle Regioni con paradossi per cui la Calabria ha più «ranger» dell'intero Canada (10.500) e la Sicilia ha toccato la cifra di 28mila unità. Tutti comunque sempre pagati dallo Stato.
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I benefici effetti del glorioso risorgimento, dell'agognata unità d'itaglia, e dell'accoglienza in Padania dei terryes.....
Inaugurato l'Anno giudiziario
Canzio "mafia ha invaso il Nord"
(AGI) - Milano, 24 gen. - Il presidente della Corte d'Appello di Milano, Giovanni Canzio, ha dedicato un ampio capitolo alla penetrazione della 'ndrangheta in Lombardia nella sua relazione inaugurale dell'anno giudiziario, sottolineando come vi sia, da parte della mafia una "interazione-occupazione".
"Da una attenta lettura delle vicende giudiziarie emerge - constata l'alto magistrato - che la presenza mafiosa al nord debba essere ormai letta in termini non gia' di mera 'infiltrazione', quanto piuttosto di 'interazione-occupazione'. E cio' in forza di un diffuso controllo di intere aree del territorio, esercitato col metodo intimidatorio e in un clima d'omerta', che ne consente la penetrazione negli interstizi della societa', delle istituzioni, dell'economia, secondo una strategia che ruota intorno al nucleo dei flussi dei finanziamenti pubblici e delle vicende corruttive per l'aggiudicazione delle relative opere, forniture e servizi".
https://www.agi.it/cronaca/notizie/a...14-cro-rt10025
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Costruttore contro politico: la «toccatina» anti-malocchio finisce in Cassazione
«Toccarsi» le parti intime per sfidare la cattiva sorte quando si vede una persona che... «non porta bene», non è un’ingiuria ma un atto di «cafoneria». Ha riferimenti «pirandelliani» l’ordinanza con la quale i giudici del Riesame (presidente Massimo Palumbo, a latere Giuliano Rulli e Piero Indinnimeo) hanno rigettato l’appello del sostituto procuratore Roberto Penna contro l’ordinanza di rigetto della misura cautelare da lui chiesta nei confronti dell’uomo che si manipolava le parti intime. Le motivazioni dei giudici, contenute in una paginetta e poco più, non hanno però convinto il pm della procura che ieri mattina ha annunciato di voler portare la vicenda addirittura all’attenzione dei giudici della Suprema Corte di Cassazione.
I protagonisti della singolare storia sono un imprenditore battipagliese, Giuseppe Pontecorvo, e l’ex consigliere comunale Gerardo Motta. È stato quest’ultimo a denunciare la scorsa estate il costruttore con l’accusa di atti persecutori e di stalking. Pontecorvo, che con lui aveva anche avuto rapporti di lavoro in passato, secondo quanto denunciato da Motta, per oltre un anno, ogni volta che lo vedeva, manipolava le sue parti intime per combattere la sfiga. Un comportamento che il costruttore aveva ogni qual volta incrociava l’ex politico di centro destra, tanto da creargli problemi: stati di ansia, imbarazzo nei confronti degli altri, necessità di cambiare stile di vita per evitare di incontrare l’imprenditore.
All’origine della vecchia ruggine, probabilmente, la vicenda della lottizzazione Santa Lucia. La ditta di Pontecorvo aveva rilevato la concessione dallo Iacp Futura che l’aveva ottenuta senza piano di lottizzazione. E su questo già nel 2007 Gerardo Motta aveva sporto denuncia. La querelle era andata avanti poiché la tesi era che non vi fosse bisogno di alcun piano particolareggiato. L’accusa, invece, sosteneva il contrario. Tra sequestri e dissequestri a pagare le pene della lunga vicenda giudiziaria sono stati coloro che avevano acquistato gli appartamenti. Ma i continui interventi di Motta sulla vicenda, che chiese anche al Comune di ritirare la concessione in via cautelativa, di certo non sarebbero stati ben accolti da Pontecorvo.
Costruttore contro politico: la «toccatina» anti-malocchio finisce in Cassazione
Napoli. Vuole parcheggiare nell'area disabili del San Paolo, picchia vigilante: denunciato
Voleva parcheggiare il suo furgone all’interno dell’area adibita ai disabili, nel parcheggio dell'ospedale S. Paolo. Ma, al diniego della guardia giurata, in servizio presso la struttura ospedaliera, non esitò a malmenarla tentando addirittura d’investirla. La vittima, recatasi al drappello di polizia, denunciò l’accaduto. Aveva riportato lesioni guaribili in 10 giorni. Gli agenti del commissariato “Bagnoli” al termine di articolate indagini, sono riusciti ad identificare l’aggressore che, lunedì scorso, si è reso responsabile del reato di lesioni aggravate. F.P., 40enne del quartiere Cavalleggeri d’Aosta, è stato riconosciuto dalla vittima senza ombra di dubbio e denunciato dalla Polizia, in stato di libertà.
Napoli. Vuole parcheggiare nell'area disabili del San Paolo, picchia vigilante: denunciato
Fili elettrici scoperti in strada: il pericolo nel cuore di Napoli
di Oscar De Simone
Ancora atti vandalici durante la notte in pieno centro storico e più precisamente tra la piazza del Gesù ed i muretti che delimitano i giardini della basilica di Santa Chiara.
Ad uno dei pali della luce infatti, proprio accanto alla fontana dell’acqua, è stata rimossa la protezione dai fili elettrici interni che ora occupano parte della strada e mettono a rischio l’incolumità dei cittadini e dei turisti che frequentano l’area.
Sul posto, gli agenti della polizia municipale hanno transennato la zona interessata dal pericolo ed ora attendono l’intervento della squadra dell’Enel. “Aspettiamo la rimozione dei fili elettrici e la messa in sicurezza della zona” commenta De Stasio, “ormai questa piazza è sempre più insicura durante le ore notturne e spesso assistiamo ad azioni scriteriate come questa. Speriamo che l’intervento dell’Enel sia rapido perché i cavi sono proprio a pochi passi dalla fontana dell’acqua e questo aumenta il pericolo per chi percorre questa strada”.
Sul palo intanto, è stato posto un cartello con su scritto “attenzione fili elettrici scoperti”, mentre gli agenti della polizia municipale – che in queste ore stano cercando di chiarire i motivi della rimozione della placca protettiva – non escludono l’ipotesi del tentativo di furto del rame.
Fili elettrici scoperti in strada: il pericolo nel cuore di Napoli
Parcheggiatore abusivo incassa 220 euro
in due ore
Duecentoventi euro in due ore, esentasse.
In sole due ore un parcheggiatore abusivo aveva incassato a Napoli 220 euro.
Lo hanno scoperto i carabinieri nel corso di un servizio di contrasto all'illegalità, in particolare nelle zone di Chiaia, dei Quartieri Spagnoli e intorno a via Toledo.
Nella zona della movida i militari hanno identificato e multato ben 101 parcheggiatori. Quattro di loro sono stati denunciati, uno di loro per estorsione a un cittadino al quale aveva chiesto i soldi con minacce.
Parcheggiatore abusivo incassa 220 euro in due ore
Inps pagava disoccupazione ma lui era ricco: sigilli a beni
ANDRIA – Il reddito del 47enne, Emanuele Melillo, pari a 658 euro mensili, calcolati sull'ultimo decennio, comprensivo di indennità di disoccupazione agricola e assegni familiari, non spiegava come fosse stato possibile avere un tenore di vita che gli inquirenti hanno giudicato "sproporzionato", oltre all’accumulo di beni, mobili e immobili, oltre che conti correnti, di ingente valore e alla compravendita, in pochi anni, di auto e motocicli.
Melillo era stato arrestato un anno fa con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Il provvedimento, previsto dalla legislazione antimafia, hanno spiegato gli inquirenti in conferenza stampa, alla procura di Trani, consente di "sequestrare i beni dei soggetti socialmente pericolosi, di cui non sia possibile dimostrare la legittima provenienza e prevede anche l’aggravamento della sorveglianza speciale", con l’obbligo di soggiorno per cinque anni. Per i beni sequestrati non è prevista la facoltà d’uso, neppure da parte dei familiari.
Oltre a Melillo, a gennaio 2014 furono arrestati anche due coniugi e quattro presunti spacciatori, suoi complici, e furono sequestrate 170 dosi fra cocaina, hashish e marijuana, materiale per il confezionamento, 870 euro in contanti e un impianto di videosorveglianza utilizzato per sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine. Prima del sequestro di oggi, già a luglio scorso, in seguito ad accertamenti patrimoniali sull'indagato, la procura aveva disposto un sequestro preventivo "per equivalente".
Il provvedimento eseguito oggi riguarda, invece, un appartamento di lusso, al cui interno vi erano quadri, arazzi, strumentazioni tecnologiche, gioielli e denaro; un posto auto, due auto e cinque motocicli; una attività commerciale, chiamata "Idea per la Casa", ma chiusa; una quota societaria pari a 5.000 euro nella G.M. Cars s.r.l.; due conti correnti bancari. L'intero patrimonio è ancora in corso di quantificazione.
Inps pagava disoccupazione ma lui era ricco: sigilli a beni | La Gazzetta del Mezzogiorno.it
Vino, controlli dei carabinieri del nucleo antifrodi: sequestrati 10mila litri
Oltre 10mila litri di vino sono stati sequestrati dai carabinieri nel corso di controlli nelle aziende vinicole nel Napoletano. I controlli sono stati efettuati dai carabinieri di Sant'Antonio Abate e di Santa Maria la Carità e del nucleo antifrodi di Salerno, con la collaborazione dell'Ispettorato centrale tutela qualità e repressioni frodi agroalimentari di Napoli.
Nello specifico a Sant'Antonio Abate è stata ispezionata l'azienda vinicola di un 27enne del luogo, dove è stata accertata la giacenza in luogo non idoneo né autorizzato di 7.455 bottiglie contenenti vino rosso e 2.785 bottiglie contenti vino bianco, tutte senza etichetta, la presenza non giustificata né contabilizzata di 275 litri di vino rosso riportante etichettatura Dop Penisola Sorrentina «Gragnano 2014».
A Santa Maria la Carità è stata ispezionata l'azienda vinicola di un 53enne del luogo, con giacenza non giustificata né contabilizzata di 52,9 litri di vino rosso riportante etichettatura Dop «Lacryma Christi». La merce, per un valore di oltre 40mila euro, è stata sequestrata.
Vino, controlli dei carabinieri del nucleo antifrodi: sequestrati 10mila litri
Gli illustri esponenti della "cucciura" universitaria terronica.....
Docente barese truffò risparmiatori
no a patteggiamento
BARI – Non c'è accordo sulla proposta di patteggiamento della professoressa Caterina Coco, ex docente di materie finanziarie all’Università degli Studi di Bari, accusata di decine di truffe ai danni di risparmiatori. Gli avvocati Maurizio Giannone e Andrea Di Comite, difensori della donna, avevano proposto un patteggiamento che non ha trovato d’accordo la Procura, la quale aveva calcolato una pena non inferiore ai quattro anni di reclusione.
L'ex docente risponde di truffa aggravata per oltre 5 milioni di euro, falso ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria. La professoressa Coco, secondo il pm Giuseppe Dentamaro e l’aggiunto Anna Maria Tosto, avrebbe intascato milioni di euro con la promessa di investimenti redditizi in falsi titoli bancari, spacciandosi per promotore finanziario senza averne l’abilitazione.
Nei suoi confronti pende inoltre un procedimento parallelo per reati fiscali che sarà discusso il prossimo 25 marzo. Stando ai calcoli della Procura avrebbe evaso l’imposta per complessivi 1,2 milioni di euro dal 2007 al 2011. Si tratterebbe del denaro indebitamente sottratto ai risparmiatori e non dichiarato al fisco. Nell’ambito di questa indagine la professoressa Coco è stata arrestata nel marzo 2013 e rimessa in libertà dopo 20 giorni di carcere e due mesi di domiciliari.
Docente barese truffo' risparmiatori no a patteggiamento | La Gazzetta del Mezzogiorno.it
La Sicilia è in piena emergenza rifiuti, Crocetta proroga fino a giugno per i commissari
di Giuseppina Varsalona
PALERMO. La Sicilia piomba nell'emergenza spazzatura ma a Roma slitta ancora l'ipotesi del commissariamento. Il ministero dell'Ambiente non sarebbe per nulla convinto del dossier inviato da Palazzo d'Orleans per chiedere i poteri speciali in materia di rifiuti, dopo gli esiti fallimentari degli altri commissari nelle passate fasi di emergenza. Tornano con un nulla di fatto l’assessore all’Energia Vania Contrafatto e il dirigente generale Domenico Armenio, dopo avere avuto un incontro con i funzionari del ministero. Un «incontro tecnico» lo definiscono, durante il quale hanno dovuto fornire dettagli sul Piano di gestione, in un momento in cui nel Palermitano e nel Trapanese non si contano più i cumuli di spazzatura lungo tutte le strade delle province.
Nel frattempo, la riforma dei rifiuti è ferma al palo. Le Srr che, sulla base della riforma del 2010, avrebbero dovuto sostituire gli Ato non sono ancora operative. Il presidente Crocetta ha firmato l’ordinanza con cui vengono prorogati fino al 30 giugno i commissari straordinari dei 18 carrozzoni. L’assessore dell’Energia ha firmato il decreto d’incarico ai professionisti che amministreranno ancora per cinque mesi gli ambiti territoriali. Le Srr esistono solo sulla carta. Solo 15 giorni fa, i Comuni hanno presentato alla Regione i piani di intervento, che comprendono le piante organiche del personale necessario alla raccolta e il modo in cui intendono gestire il servizio, se con affidamenti a privati o a società pubbliche col meccanismo in house.
Sicilia in emergenza rifiuti, Crocetta proroga fino a giugno per i commissari - Giornale di Sicilia
Tra bollette, carta igienica e pulizie. Su internet le spese folli delle p.a.
Grazie al sito Soldipubblici è ora possibile tenere d'occhio Comuni, Province e Regioni. E i dati sono sconfortanti
Andrea Riva
Per sapere quanto un Comune, una Regione o una Provincia spendono c'è ora uno strumento alla portata di tutti.
Si chiama Soldipubblici.gov.it ed è un sito che permetterà a ogni cittadino di controllare come la pubblica amministrazione utilizzi i soldi dei contribuenti.
"Come se d'un tratto fosse venuto giù un altro muro di Berlino" - scrive l'Huffington Post. I risultati che si ottengono cercando informazioni sul sito sono sorprendenti.
Nel 2014, per esempio, il Comune di Palermo ha speso ben 264mila euro per materiale igienico sanitario, mentre il comune di Milano ne ha spesi solo 35mila. Circa 8 volte meno del comune siciliano.
Un altro esempio? La regione Lazio spende per utenze e canoni per energia elettrica, acqua e gas all'incirca 5 milioni di euro. E la regione Campania? 66 milioni, 61 in più.
E ancora: il comune di Roma ha speso per l'acquisto di beni e servizi legati alle spese di rappresentanza 110mila euro, contro il milione del comune di Milano.
Le Prove di trasparenza, insomma, non fanno altro che testimoniare l'enorme sperpero di denaro pubblico.
Tra bollette, carta igienica e pulizie. Su internet le spese folli delle p.a. - IlGiornale.it
’Ndrangheta, nelle intercettazioni si ride del terremoto in Emilia
"È caduto un capannone a Mirandola". "Eh, allora lavoriamo là..."
Sergio Rame
Risate sul terremoto in Emilia. In una intercettazione, citata nell'ordinanza del gip, gli indagati Gaetano Blasco e Antonio Valerio se la ridono mentre l'Emilia è in ginocchio. "È caduto un capannone a Mirandola", dice il primo. E Valerio ridendo risponde: "Eh, allora lavoriamo là...". Blasco insiste: "Ah sì, cominciamo facciamo il giro...".
La conversazione intercettata risale al 29 maggio 2012. È il secondo giorno del sisma emiliano. La telefonata è delle 13.29, la scossa devastante, annota l’ordinanza era stata alle 9.03. Blasco e Valerio sono due indagati ritenuti tra gli organizzatori dell'associazione a delinquere di stampo mafioso, contestata nell’inchiesta sulla 'ndrangheta. La conversazione è citata quasi come simbolica in apertura di un capitolo dedicato proprio alle infiltrazioni nell’attività di ricostruzione post terremoto.
?Ndrangheta, nelle intercettazioni si ride del terremoto in Emilia - IlGiornale.it
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Napoli, mamma porta i bimbi alle Poste per fare una rapina
Campania.Lei era entrata nell'ufficio postale in compagnia di tre minori, due dei quali suoi figli, per simulare di dover compiere una operazione ma in realtà aspettava tre complici, armati e con il volto coperto, con l'obiettivo di compiere una rapina.
"Rischia" che le tolgano l'affidamento (alla rapina) dei figli.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.