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Discussione: Terries

  1. #31
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    Predefinito Re: Terryes

    LA SCUOLA TI ARRICCHISCE! STIPENDIFICIO “SNA”, DOVE TROMBATI E AMICI DEI POTENTI ACCHIAPPANO CATTEDRE E MILIONI A RAFFICA -
    La “Scuola nazionale dell’amministrazione” è l’eldorado dei riciclati - Come docenti ci sono trombati e “amici degli amici”: La Loggia, Miccio, Mattarella, Turatto - Per i fortunati, stipendi che possono arrivare a 314 mila euro - Elargite anche 77 consulenze per un totale di 2 milioni di euro… -
    Stefano Sansonetti per La Notizia
    Doveva essere la versione italiana dell'Ena, Ecole nationale d'administration, ovvero la tanto decantata istituzione francese che "forgia" i più importanti funzionari di Stato transalpini. Peccato che, dopo vari tentativi di rilanciarne la missione, sia diventata uno dei tanti stipendifici e poltronifici nostrani. Parliamo della Sspa, la Scuola superiore della pubblica amministrazione che recentemente ha anche cambiato nome diventando la Sna, ossia Scuola nazionale dell'amministrazione. Una pura e semplice operazione cosmetica.
    Basti pensare, per dirne una, che in questo momento l'istituto italiano paga consistenti stipendi a 21 professori a tempo pieno e a 32 docenti temporanei, tra cui spiccano ex ministri e boiardi di stato che si sono riciclati proprio nella Scuola. Si pensi a Enrico La Loggia, ex ministro per gli affari regionali, a Renzo Turatto e a Leonello Tronti, entrambi ai vertici del ministero della pubblica amministrazione ai tempi di Renato Brunetta, a Mauro Miccio, ancora oggi collezionista di poltrone nei cda di società pubbliche, all'illustre rampollo Bernardo Giorgio Mattarella.
    Senza contare che, nonostante 53 docenti all'opera, la Scuola tra il 2012 e il 2013 si è avvalsa di ben 77 consulenze, molte delle quali per supporto alla didattica, per un esborso totale che supera i 2 milioni di euro. E pensare che molti autorevoli commentatori sostengono che è difficile tagliare la spesa pubblica.
    Vip e mandarini vari
    Nella Scuola nazionale dell'amministrazione, guidata dall'economista Giovanni Tria, si trova di tutto. Il re dei compensi è un docente a tempo pieno che si chiama Alberto Heimler, proveniente dall'Antitrust dove è stato direttore centrale, il quale è accreditato di un emolumento di 314 mila euro per un incarico che scade il 31 dicembre di quest'anno. Alla Scuola insegna "metodi di valutazione economica". Dall'Antitrust, dove è stato segretario generale, arriva anche Fabio Cintioli, che per 152 mila euro insegna "appalti e contratti pubblici".
    Ancora, un supercompenso da 231 mila euro è assegnato a Francesco Verbaro, già segretario generale del ministero del lavoro (all'epoca guidato da Maurizio Sacconi), oggi alla Scuola a insegnare "organizzazione e organici delle pubbliche amministrazioni in relazione al federalismo". Altri 181 mila euro spettano ad Angela Razzino, ex vicecapo di gabinetto dell'allora ministro della funzione pubblica Franco Bassanini.
    In evidenza i nomi di due ex "brunettiani", Renzo Turatto e Leonello Tronti. Il primo, già capo della segreteria tecnica dell'allora ministro Brunetta, per 100 mila euro insegna "innovazione tecnologica ed e-government nella Pa"; il secondo, ex consigliere economico dello stesso Brunetta, per 90.300 euro cura la materia "economia del lavoro".
    Tra i docenti a tempo pieno, ma senza indicazione del compenso, c'è anche l'ex viceministro del lavoro Michel Martone. Tra i docenti "temporanei", invece, spiccano Luca Antonini, che incassa 40 mila euro. Accanto a lui c'è l'ex ministro berlusconiano degli affari regionali, Enrico la Loggia, che incassa anche lui 40 mila euro. Stessa cifra incassata da Mauro Miccio, ex ad di Eur spa, ex consigliere di amministrazione di Rai ed Acea e oggi nel cda dell'Enel. La sua materia di competenza è "la comunicazione nella Pa e i rapporti con i media". E che dire di Bernardo Giorgio Mattarella? Figlio dell'ex ministro Dc Sergio, prende 25 mila euro per insegnare diritto amministrativo. Tutti i nomi e i compensi vengono fuori dal sito internet dell'istituto.
    Incarichi a valanga
    A tutto questo si aggiungono 77 consulenze elargite dalla Scuola tra il 2012 e il 2013, con un esborso complessivo di più di 2 milioni di euro. Per attività di studio e supporto alla didattica se ne vanno compensi anche da 120-160 mila euro. Così, per non farsi mancare niente.

    IL CASO
    Sono 30, in tre anni mai un giorno in cattedra
    Tutto grazie ai documenti fittizi medici fatti in Calabria
    Le maestre fantasma di Milano
    "Falsi certificati di invalidità"
    Tutte residenti al Sud. Le diagnosi: diabete, scoliosi, depressione e stati d'ansia
    MILANO - Certificati medici costruiti ad hoc per ottenere il trasferimento a casa. Maestre elementari affette da invalidità immaginarie, provate da medici compiacenti, per lasciare le scuole della provincia di Milano e farsi assegnare al Sud. Le cartelle mediche parlano di scoliosi, ansia, depressione, diabete.
    Patologie riscontrate dalle Asl di residenza e che scompaiono nei successivi controlli. Ma che, per legge, consentono il trasferimento immediato a casa. Spesso senza aver fatto nemmeno un giorno di lezione nella sede per cui si è vinto il concorso.
    Per vedere chiaro sulla fabbrica dei certificati truccati, il provveditorato milanese ha inviato un dossier alle procure di Milano e di Reggio Calabria. Nelle denunce si ricostruiscono i casi di 27 maestre, invalide e guarite per miracolo, ma intanto trasferite. Le insegnanti sono tutte originarie della provincia di Reggio Calabria: maestre che dal 2006 a oggi hanno chiesto (e ottenuto) di lasciare Milano perché affette da invalidità fantasma. Casi gravi di diabete mellito, almeno dieci, che di colpo si trasformano in "nessuna forma di handicap". Dolori alla schiena "cronici e permanentemente invalidanti" che a ogni prova medica successiva alla prima scompaiono. "Ma è solo la punta dell'iceberg - assicurano all'ufficio scolastico - il malcostume delle false invalidità per ottenere trasferimenti ha dimensioni preoccupanti".
    A consentire questa "truffa di massa", come la definisce un funzionario del provveditorato, sono alcune falle nella legge 104, quella che disciplina l'handicap, e nel contratto sulla mobilità degli insegnanti. Per ottenere un trasferimento è sufficiente presentare un certificato d'invalidità provvisorio, fatto da un medico della Asl di residenza. Alla scuola che il docente lascia, per tutela della privacy, non viene indicata né la patologia né il grado di invalidità, che si presume quindi essere grave. E la maestra può fare le valigie. Entro 90 giorni, a trasferimento già avvenuto, la stessa Asl è tenuta a fare un secondo certificato di conferma, in cui invece si dichiara la percentuale di invalidità. Il verdetto, nei casi arrivati alle procure, è sempre lo stesso: "Non handicap", e a quel punto il trasferimento viene annullato. Ma qui sorge il problema: fra la prima e la seconda visita, per l'inefficienza delle aziende sanitarie, passano anche tre anni. E intanto la maestra insegna al Sud, o non insegna proprio, lasciando scoperta la cattedra che le era stata assegnata per concorso. Un "baco" che nella sola Lombardia lascia ogni anno centinaia di cattedre vuote, da coprire con supplenze (costose).
    Situazioni analoghe a quella milanese si trovano anche a Firenze, Venezia e Torino. Le province di provenienza delle maestre sono sempre le stesse: Reggio Calabria e Agrigento, ma ci sono segnalazioni di casi dal Casertano. "Rivolgendoci alla procura abbiamo voluto compiere un atto di chiarezza", taglia corto il provveditore di Milano, Antonio Lupacchino. E di fronte all'evidenza documentale, neppure i sindacati della scuola coprono i colleghi. Pippo Frisone, responsabile vertenze della Flc-Cgil a Milano, dice: "La responsabilità, specie quella penale, è personale e non bisogna generalizzare. Certo, fa specie la concentrazione di documentazione provvisoria compiacente, rilasciata in attesa di quella collegiale definitiva".
    Scuola, lo scandalo delle maestre false invalide per ritornare al Sud | Milano la Repubblica.it

    Dal parabrezza sparisce l’assicurazione
    Auto controllate con un microchip
    Decreto approvato dal governo. Entro il 2015 fine della carta
    «Favorisca patente e assicurazione». La temuta e tipica frase pronunciata dagli agenti, dopo aver intimato l’alt agli automobilisti, sta per andare in pensione.
    Dal 18 ottobre entrerà in vigore un decreto ministeriale (9 agosto 2013, n. 110) che stabilisce la progressiva dematerializzazione dei contrassegni di assicurazione dei veicoli a motore su strada, attraverso la sostituzione degli stessi con sistemi elettronici o telematici. Al netto del burocratese significa che gli attuali tagliandi assicurativi esposti saranno sostituiti da sistemi elettronici o telematici.
    Le pattuglie della stradale, dei carabinieri o della polizia locale che vorranno procedere al controllo, nel momento in cui fermeranno le automobili non dovranno più guardare il parabrezza ma si collegheranno a una banca dati istituita presso la direzione generale della Motorizzazione «alimentata in tempo reale dalle imprese di assicurazione» che darà loro una risposta immediata sulla regolare copertura assicurativa della vettura.
    Non solo. Il sistema elettronico dialogherà anche con quelli di controllo del traffico come Tutor (in autostrada), autovelox di ultima generazione o telecamere delle Ztl (in città) che «leggono» le targhe e oltre al controllo della velocità potranno collegarsi al database dell’Associazione nazionale imprese assicurative. In questo modo, alle forze di polizia, verranno inviate segnalazioni sulle auto che non sono in regola con l’assicurazione obbligatoria (Rc auto) e gli automobilisti dovranno poi dimostrare invece la loro correttezza. Un problema che non riguarda pochi italiani. Secondo l’ultimo rapporto Ania, si stima che nel 2012, ci siano stati 3,1 milioni di veicoli senza Rc auto. All’incirca il 7 per cento del parco circolante. Una media che sale al 12 per cento nelle province del Sud (con la punta estrema di quasi il 30 per cento a Napoli); si attesta al 6,4 per cento nel Centro, mentre al Nord scende al 4,6 per cento[anche perchè al Nord, purtroppo, ci sono pure tanti terroni...].
    «Questo sistema servirà sia a contrastare la piaga delle auto che circolano senza assicurazione sia quella della falsificazione dei contrassegni - spiega Vittorio Verdone, direttore centrale di Ania - e stroncherà questo vero e proprio mercato clandestino. Non solo grave per la sicurezza stradale ma anche costoso per la collettività onesta che paga i premi in maniera corretta. Gli stessi cittadini che oggi devono pure pagare per le vittime della pirateria stradale». Un problema attuale.
    Dal parabrezza sparisce l’assicurazione Auto controllate con un microchip - Corriere.it

  2. #32
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    Predefinito Re: Terryes

    LA NUOVA ERA IN CURVA COMINCIA CON I SOLITI INSULTI
    COSA FARÀ IL GIUDICE?
    Matteo De Santis per La Stampa
    Sanzioni, vecchie o nuove che siano, in arrivo. Come prima e come se nelle ultime due settimane si fosse parlato di altro. L'inizio della nuova era, quella dell'introduzione della condizionale nella norma sulla discriminazione razziale e territoriale, assomiglia alla fine della vecchia. Roma e Napoli aspettano le decisioni del giudice sportivo, ma già sanno di correre più di qualche semplice rischio.
    I verbali degli ispettori della Procura Federale e, probabilmente, anche i referti dell'arbitro Orsato e del quarto uomo Vuoto dovrebbero includere l'intero campionario di cori, intonati sia nelle due curve romaniste che nello spicchio d'Olimpico riservato ai trasfertisti napoletani, contenenti chiari elementi di discriminazione razziale e territoriale. Per niente sporadici e cantati da qualche isolata pecora nera, ma assolutamente ripetuti e usciti da un bel po' di bocche.
    La fiera dell'insulto tra romanisti e napoletani, bloccata per qualche minuto dall'ovazione bipartisan riservata all'arrivo in tribuna di Diego Armando Maradona, inizia due ore prima del fischio d'inizio, in un Olimpico semivuoto, e prosegue per buona parte della serata. Inaugura le «danze», causa vicinanza con il settore ospiti, la Curva Nord: «Vesuvio lavali col fuoco» e «Senti come puzza Napoli». Risponde, ovviamente a tema, anche una rappresentanza dei quasi quattromila tifosi partenopei: «Romano bastardo», e apprezzamenti irriferibili alle donne della Capitale. Tutto tranquillamente udibile e quindi registrabile dagli uomini del procuratore federale Stefano Palazzi.
    Con il passare del tempo, lo spettacolo non cambia registro: lanci di oggetti, fumogeni, petardi e l'entrata in scena a ugole spianate della Curva Sud, roccaforte romanista. I cori, da una parte e dall'altra, sono sempre i soliti, con qualche aggiunta («Behrami zingaro», più riferimenti vari a colera e terremoto), ma vengono cantanti a volume sempre più alto. Anche nel bel mezzo della gara, quando nella Sud viene issato lo striscione: «Negate i biglietti a tifosi della stessa città o regione e poi parlate di discriminazione? Buffoni!». Impossibile, anche per l'arbitro o per i suoi collaboratori, non poterli notare. Ora la patata bollente passerà tra le mani del giudice sportivo: prima applicazione della «condizionale» o chiusura delle due curve romaniste e napoletane?

    Napoli: Asl/1, fatture a fornitori pagate due volte. Danno da 32mln
    (ASCA) - Napoli, 18 ott - Ammonta a circa 32,3 milioni di euro il danno all'Erario accertato dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza al termine di complesse indagini delegate dalla Procura Regionale della Corte dei Conti per la Campania, avviate in seguito a condotte di negligente gestione in seno all'A.S.L. Napoli 1 Centro, consistenti nella indebita ripetizione dei pagamenti delle fatture a favore di vari fornitori.
    L'indagine, che ha avuto inizio da una pregressa attivita' di polizia giudiziaria delegata dalla locale Procura della Repubblica, ha consentito di evidenziare come sia stato sistematicamente ''bissato'' il pagamento di numerosissime prestazioni fruite a vario titolo dal suddetto Ente ospedaliero (c.d. ''doppi pagamenti''), con un conseguente danno patrimoniale di oltre 31 milioni di euro negli anni 2000-2012. L'ASL Napoli 1 Centro, infatti, nonostante retribuisse regolarmente alla scadenza le prestazioni di cui aveva fruito, non era in grado di dimostrare l'avvenuto pagamento, non essendo capace di gestire correttamente il proprio sistema di contabilita'. Cio' - spiegano alla GdF - accadeva anche nel caso in cui il fornitore avesse citato l'Ente in giudizio sostenendo di non essere stato pagato. Pertanto i pagamenti spontanei/dovuti per le prestazioni fruite si sono sistematicamente sommati (nella quasi totalita' dei casi precedendoli) agli ulteriori e successivi pagamenti delle medesime prestazioni, coercitivamente imposti a mezzo di procedure esecutive avviate dai creditori interessati.
    Tutta la vicenda, sottolineano i Finanzieri, ''e' imputabile al gravissimo disordine amministrativo/contabile nel quale versa l'Ente ospedaliero, che non e' mai stato in grado di opporsi validamente alle procedure esecutive per contestare il gia' avvenuto pagamento delle fatture. In particolare, le registrazioni in contabilita' della documentazione inerente alle ingiunzioni di pagamento non avvenivano nel corso dell'anno in cui la stessa era stata trasmessa da parte del tesoriere (Banco di Napoli), bensi' con ritardi sempre crescenti, con un conseguente gravissimo stato di 'ignoranza' da parte dell'ASL di quanto effettivamente gia' pagato in riferimento ai contesti a base dei vari decreti ingiuntivi''.
    La situazione si e' protratta per oltre un decennio senza che i vertici dell'Ente si attivassero con misure adeguate. Non solo, gli importi del danno finora accertato dai militari del Corpo e' basato esclusivamente sull'esame della documentazione di spesa gia' contabilizzata dagli uffici dell'ASL: presso gli ''archivi'' dell'Ente giacciono ancora documenti da contabilizzare per una spesa complessiva stimata in circa 560 milioni di euro, per la quale gli accertamenti saranno svolti.
    A tutto cio' va aggiunto un comprovato danno all'efficienza, calcolato dalla Procura Contabile in una somma pari a circa il 5% del danno erariale accertato: ulteriori 1,2 milioni di euro.
    La chiusura dell'indagine ha portato all'individuazione, ''per condotta gravemente negligente'', di 15 responsabili: 7 dirigenti pubblici, 5 membri del Collegio Sindacale dell'Azienda Sanitaria; 3 dirigenti della Regione Campania, quale organo preposto al controllo dei bilanci d'esercizio che dovranno rispondere con il proprio patrimonio personale a rimborso del danno causato alla struttura sanitaria. Nei loro confronti gia' notificati i provvedimenti di sequestro conservativo di conti correnti, beni mobili e immobili.
    Napoli: Asl/1, fatture a fornitori pagate due volte. Danno da 32mln - ASCA.it

    Il falso invalido che vive alle spalle della Padania, e i suoi conterronei che gli gridano di sedersi, per non rischiare di perdere l'ingiusto guadagno frodato a chi lavora e produce....
    Questa è l'essenza, anzi, la quintessenza della terronicità: il parassitismo, voluto, cercato e persino esibito.

    https://www.facebook.com/photo.php?v...type=2&theater

  3. #33
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    Predefinito Re: Terryes

    DAI, METTIMELO NEL LOCULO! - VEDOVA FA SESSO CON L'AMANTE ACCANTO ALLA TOMBA DEL MARITO -
    È accaduto a più riprese all’interno del cimitero di Cimitile, in provincia di Napoli - Una 37enne, vedova da qualche anno, andava a farsi soddisfare dall’amante nella cappella gentilizia del cimitero dov’è sepolto il marito deceduto in incidente stradale - Li ha beccati il custode, mentre erano nudi…
    Da "Corriere.it"
    Se volevano sfregiare la memoria del defunto ci sono riusciti più che bene. Perché scegliersi come alcova una cappella gentilizia dove riposa il marito morto è a dir poco diabolico. Il siparietto da B-movie, chiamiamolo così, è accaduto a più riprese all'interno del cimitero di Cimitile, in provincia di Napoli. Come racconta retenews24.it, una 37enne dell'area nolana è stata beccata in flagranza con l'amante. Tra i loculi.
    Da alcuni anni la donna è vedova: il marito è deceduto in un incidente stradale. Gli incontri amorosi per non destare sospetti tra le rispettive famiglie avvenivano da un po' di tempo, a quanto pare, accanto al loculo del marito morto della donna. Il custode però li ha scoperti durante il giro di controllo. Ha strabuzzato gli occhi: i due amanti erano nudi. Non appena hanno visto il custode, imbarazzatissimi, si sono rivestiti e sono scappati. Magari facendosi il segno della croce.

    Filmati e denunciati 40 falsi ciechi, guidavano l'auto, leggevano giornali e ricevevano pensioni per 3,5 milioni
    ROMA - I carabinieri del comando provinciale di Roma, nell'ambito di controlli estesi a tutto l'ambito provinciale, hanno scoperto 40 falsi ciechi, di cui 18 donne e 22 uomini, dichiarati non vedenti al 100%, ma che, in realtà, ci vedevano benissimo. Dovranno rispondere di truffa aggravata ai danni dello Stato.
    I falsi ciechi percepivano, oltre alla pensione, anche l'indennità di accompagnamento per un totale di circa 1.100 euro al mese. L'ammontare complessivo delle indennità illecitamente percepite nel tempo ha causato allo Stato un danno erariale, al 30 aprile 2013, di oltre 3.583.000 di euro.
    Le violazioni riscontrate sono state sottoposte alle valutazioni delle Procure della Repubblica di Civitavecchia, Roma, Tivoli e Velletri. Inoltre è stata informata la Procura Regionale della Corte dei conti per il recupero delle somme illegittimamente sottratte allo Stato.
    I carabinieri hanno attivato in tutta la Provincia di Roma, inclusa la Capitale, accertamenti e verifiche nei confronti di 759 persone dichiarate invalide per cecità assoluta e beneficiarie di indennità da parte dell'Inps, scoprendo 40 casi di falsi ciechi. Tra questi, c'era chi curava il giardino, chi guidava il furgone, l'auto o la microcar, chi faceva la spesa nei supermercati scegliendo oculatamente la merce tra gli scaffali, chi usava normalmente lo smartphone o leggeva i giornali, chi correva e faceva ginnastica nel parco, chi giocava la schedina, chi evitava agevolmente le barriere architettoniche senza alcun tipo di ausilio o supporto. Sono state centinaia le attività di osservazione e di pedinamento svolte dai Carabinieri del Comando Provinciale di Roma per documentare con foto e riprese video i soggetti maggiormente sospettati di avere per lungo tempo truffato lo Stato.
    L'ultimo caso accertato è di qualche giorno fa e riguarda un 69enne di Valmontone che risulta cieco assoluto all'Inps dal 2007, in realtà in grado benissimo di muoversi, di evitare gli ostacoli, di attraversare la strada senza alcun ausilio. Non solo: nel 2011 era stato addirittura arrestato dai carabinieri per aver partecipato ad una rissa. Invitato in caserma, l'uomo è stato pedinato dai carabinieri, i quali hanno riscontrato che era completamente autonomo lungo il tragitto dall'abitazione alla caserma, salvo poi, davanti ai militari, farsi accompagnare sotto braccio dalla moglie.
    Il giorno in cui l'Inps ha pagato la pensione di invalidità - pari a oltre 1.140 euro, incluso l'accompagnamento - i carabinieri hanno arrestato il finto invalido e anche la moglie, perché l'importo era stato accreditato su un conto corrente cointestato, con un illecito beneficio per entrambi. Contestualmente, il Gip del Tribunale di Velletri, su richiesta del Sostituto Procuratore Giuseppe Travaglini, ha disposto il sequestro preventivo, per la successiva confisca, del loro appartamento per l'equivalente della somma indebitamente percepita negli anni, ai danni dello Stato.
    Filmati e denunciati 40 falsi ciechi guidavano l'auto, leggevano giornali e ricevevano pensioni per 3,5 milioni - Il Messaggero

    PENSIONATI MILIONARI NELL'ELDORADO SICILIA
    Sergio Rizzo per il "Corriere della Sera"
    La vera notizia non è che il segretario generale dell'Assemblea Giovanni Tomasello è andato in pensione a 57 anni. Quando si parla di previdenza la Regione siciliana, dove tanto per dirne una la riforma Dini non viene applicata come per tutti gli italiani con decorrenza primo gennaio 1996 bensì primo gennaio 2004 (facendo così guadagnare ai dipendenti otto anni di trattamento retributivo), è un mondo a parte.
    Forse la notizia non è nemmeno che a sostituire il cinquantasettenne Tomasello è stato chiamato il sessantenne Sebastiano Di Bella, ex capo di gabinetto del presidente del consiglio regionale Giovanni Ardizzone, esponente dell'Udc. La notizia, ha raccontato scandalizzato il consigliere dei democratici riformisti per la Sicilia Marco Forzese, sarebbe piuttosto la buonuscita del dirigente pensionato: un milione e mezzo di euro, cifra commisurata a uno stipendio evidentemente sontuoso.
    Ma chi giustamente rabbrividisce davanti a una liquidazione pubblica di tale sbalorditiva entità deve sapere che questo non è un regalo al signor Tomasello. Si tratta del frutto avvelenato di una crescita abnorme e ingiustificata delle retribuzioni (condita da privilegi assurdi come quello che fino a pochi mesi fa consentiva il pensionamento a chi dimostrasse di avere un genitore disabile: 1.261 in sette anni) capace di trasformare negli anni il palermitano palazzo dei Normanni in un inaccettabile Eldorado foraggiato dai contribuenti in mezzo a una valle di lacrime.
    La Corte dei conti ha calcolato che nel 2010 la buonuscita media (media!) di un direttore regionale siciliano aveva raggiunto 420.113 euro, con un aumento superiore al 225 per cento rispetto ai 129.203 di euro del 2001. Per le liquidazioni dei dipendenti pensionati della Regione sono stati spesi in un solo anno la bellezza di 63,7 milioni di euro. Distribuendo così succulenti antipasti di trattamenti previdenziali altrettanto appetitosi, quale certo sarà quello di Tomasello. Al 31 dicembre del 2012 i magistrati contabili ne avevano contati 16.377. Per una spesa di 656 milioni di euro. Costo medio, il doppio rispetto a quello di un pensionato dello Stato.


  4. #34
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    Predefinito Re: Terryes

    che vergogna, e poi si inventano la terra dei fuochi per battere cassa, o le statistiche che li danno tutti disoccupati mentre lavorano tutti in nero e non pagano niente.



  5. #35
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    Predefinito Re: Terryes

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #36
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    Predefinito Re: Terryes

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #37
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    Predefinito Re: Terryes

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #38
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    Predefinito Re: Terryes

    Secondo le notizie di questa sera sui tg, appare evidente una nuova terminologia.
    I terry che non hanno voglia di fare un cazzo, non sono fagnani, sanguisughe o disoccupati, sono "scoraggiati".
    Penso ad un cambio di vocale.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #39
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Secondo le notizie di questa sera sui tg, appare evidente una nuova terminologia.
    I terry che non hanno voglia di fare un cazzo, non sono fagnani, sanguisughe o disoccupati, sono "scoraggiati".
    Penso ad un cambio di vocale.
    Scoreggiati.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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    Predefinito Re: Terryes

    I “FEDELISSIMI” DI ALFANO SONO A CARICO NOSTRO! ALFANO COL ‘QUID’ CHE PAGA I SUOI UOMINI: TUTTI A SPESE DELLO STATO! (E CON STIPENDI DA FAVOLA)
    La segretaria, Danila Subranni, stipendiata dalla Presidenza del Consiglio, come pure il capo della segreteria, l’avvocato Giovanni Antonio Macchiarola, stipendio da 185 mila € - Il capo di cabinetto, Manlio Strano, arriva a 195 mila €, Salvatore Mazzamuto, consigliere per le questioni giuridiche prende 91 mila €…
    Emiliano Liuzzi per "Il Fatto Quotidiano"
    I detrattori lo chiamano Beghelli, per via di quella calvizie arrivata anzitempo; quelli che a capo del Pdl lo avevano sponsorizzato - Gianni Letta su tutti - si limitavano a definirlo servizievole. Questo almeno fino al 2011, quando ha capito che il "gangster", inteso come Berlusconi, aveva qualche pupa in meno e pochi proiettili ancora da sparare.
    Perché Angelino Alfano, probabilmente, la parte dell'allegro fessacchiotto, l'ha solo recitata. La faccia vera, quella del delfino che non ha voglia di farsi sbranare, l'ha mostrata il 2 ottobre 2013, giorno della fiducia. Quando ha riunito le colombe che si sono trasformate negli squali assetati di Silvio Berlusconi.
    Oggi, l'onorevole Angelino Alfano dalla piana di Agrigento, è uno degli uomini più potenti (o almeno ci prova) di questo Paese. Da servitore a servito. Tra le cariche colleziona quella di vicepremier dell'amico di vecchia data, tempi dc per intendersi, Enrico Letta, ministro dell'Interno e, ovviamente, parlamentare. La carica di segretario Pdl gliel'ha tolta Berlusconi, ma la vicenda dello scontro interno al centrodestra deve ancora essere conclusa. Tutto questo vuol dire avere al fianco più che una serie di collaboratori, un'industria che arriva a tre milioni di fatturato all'anno solo per i collaboratori scelti direttamente da lui. Per quello che è dato sapere, visto che il fu delfino alcuni emolumenti ai dipendenti del ministero, nonostante siano obbligatori, non ci pensa proprio a renderli noti.
    Un esercito di persone più che fidate, a partire dalla segretaria, Danila Subranni, ufficialmente stipendiata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri con un compenso (diretta collaborazione dice il riepilogativo) di 50 mila euro all'anno che vanno a sommarsi allo stipendio previsto per i dipendenti di fascia E del ministero, che sono pari a 91.364 euro lordi ogni anno. Questo nel ruolo di portavoce e per la parte di emolumenti ministeriali, quelli che potrebbe ricevere dal partito, ovviamente non sono resi noti.
    A Capo della segreteria particolare del vicepremier siede invece Giovanni Antonio Macchiarola, professione avvocato: lo stipendio, pagato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, 185.097 euro, divisi tra le voci di "trattamento economico fondamentale", "accessorio" e "indennità di collaborazione".
    Stipendio che per il capo di cabinetto, Manlio Strano, arriva - sempre diviso tra le tre voci - a 195.389 euro lordi all'anno. Salvatore Mazzamuto, che di Alfano è consigliere per le questioni giuridiche, ha uno stipendio ufficiale uguale a quello della portavoce Subranni, 91.364 euro lordi all'anno.
    L'industria Alfano non si ferma a questi nomi, ovviamente. Marco Villani, consigliere diplomatico di Alfano, percepisce un compenso annuo lordo di euro 92.846,71. Marco Canaparo, anche lui consigliere del super ministro , 55.354,82. Isabella Rauti (figlia dello storico leader della Fiamma Tricolore Pino Rauti, moglie di Gianni Alemanno), consigliere per le politiche di contrasto alla violenza di genere ha un compenso annuo 74.480,98 euro. La nomina al ministero di Rauti è avvenuta - ma si tratta di una casualità o comunque non abbiamo elementi per dire il contrario - lo stesso giorno in cui il marito ha perso la poltrona di sindaco.
    Ufficialmente a titolo gratuito è l'incarico a collaboratore della segreteria del ministro dell'ex consigliere comunale di Agrigento Davide Tedesco, parente dell'attuale deputato Pdl all'Assemblea Regionale Siciliana Enzo Fontana. Roberto Rametta, anche lui collaboratore della segreteria del ministro, ha uno stipendio di 41.600 euro.
    Tutti sul tetto dei 41 mila euro l'anno anche gli altri collaboratori, come Natascia Marani, Alfonso Gallo Carrabba, Angelo Pisanu Petrini, Aldo Piazza (ex sindaco di Agrigento), Ivan Paci (ex consigliere provinciale e capogruppo del Pdl di Agrigento.
    Siamo alla modestissima cifra di un milione e 354 euro e rotti, ma parliamo solo di quello che riguarda lo staff ristretto del vicepremier. A questa cifra vanno aggiunti gli addetti stampa (solo i direttori dei vari settori sono cinque), e il gabinetto del ministro che può contare su 12 uffici e, i responsabili degli uffici, sono tutti inquadrati come prefetti con uno stipendio che si aggira attorno ai 150.000 euro all'anno, per un totale di un milione e ottocentomila euro all'anno.

    "Lo Stato italiano è tutta una grande clientela. In Italia ormai i giovani crescono o opportunisti o socialisti".
    Vilfredo Pareto, nel lontano 1896....

    CAMPIDOGLIO COMMISSARIATO? – IL CONSIGLIO SALTA DI NUOVO, FINTA CONVOCAZIONE DEL CENTRODESTRA COL MARINO DI CARTONE – BATTAGLIA SUL DOSSIER MUNICIPALIZZATE TRA IL SINDACO E IL PD - SALTA TUTTO?
    La paralisi figlia della crisi di liquidità, dell’inesperienza e della scarsa conoscenza della “macchina” da parte di molti assessori – Il Pd contrario a portare in aula la memoria di indirizzo sulla governance delle municipalizzate, che sottoporrebbe le nomine a bando, togliendole dalla “contrattazione” (e spartizione) partitica…
    Ernesto Menicucci per il "Corriere della Sera - Roma"
    In principio fu un'eccezione. «Niente delibere, niente consiglio», la decisione di Mirko Coratti (Pd), presidente dell'Assemblea Capitolina due settimane fa. Sembrava una boutade politica. Ora, però, è diventata quasi la prassi: la settimana scorsa una sola seduta (sui 70 anni del rastrellamento nazi-fascista del ghetto), in questa zero.
    Se ne riparla la prossima, forse. Motivo? Sempre lo stesso. Dalla giunta non arrivano atti da votare, e il consiglio non va avanti. Ieri, alla capigruppo, stessa scena. Coratti propone di aggiornarsi a martedì prossimo per una nuova riunione e fissare il prossimo consiglio a giovedì, e tutti gli altri - a cominciare da Pd e Lista Marino - acconsentono.
    Il centrodestra si scatena. La capogruppo del Pdl Sveva Belviso, insieme ai colleghi Lavinia Mennuni, Marco Pomarici, Giordano Tredicine, più quelli «parcheggiati» al gruppo misto Giovanni Quarzo e Roberto Cantiani, si sistemano sulla piazza del Campidoglio. Ci sono le sedie, il microfono, la discussione, tutto come se il consiglio si tenesse.
    C'è pure l'inno di Mameli (immancabile, ad ogni seduta) e il sindaco Marino: solo che è una sagoma, di cartone. La Belviso scandisce: «Siamo rispettosi delle istituzioni, ma non insensibili al grido di dolore della città. In molti chiedono le sue dimissioni, caro sindaco, io le faccio un appello estremo, quello di non scappare, ma di amministrare. Forse ha ancora qualche residua possibilità, ma il tempo sta scadendo».
    E insiste: «Non c'è nessuna delibera in Assemblea capitolina, ed è stato ormai varcato il limite dell'emergenza istituzionale». Si fa sentire anche l'ex sindaco Gianni Alemanno che chiede a Marino «di convocare urgentemente i capigruppo di maggioranza e opposizione per un confronto politico sulle cause di questa paralisi». Dal centrosinistra, a quel punto, reagiscono: «Niente lezioni dal Pdl», dice D'Ausilio (Pd).
    La paralisi è figlia di tanti problemi: crisi di liquidità dovuta al bilancio, inesperienza o scarsa conoscenza della «macchina» da parte di molti assessori, un certo «scollamento» della giunta dalla città. Nelle riunioni dell'esecutivo si parla, ci si confronta, a volte si litiga.
    Atti, però, arrivano col contagocce e quasi tutti per incarichi esterni: l'ultimo è per l'assunzione di una collaboratrice di Alessandra Cattoi, responsabile della Scuola. Ci sarebbe, come ha ricordato spesso il vicesindaco Luigi Nieri, la memoria di indirizzo sulla governance delle municipalizzate, che sottoporrebbe le nomine a bando, togliendole dalla «contrattazione» (e spartizione) partitica. Ma il Pd, soprattutto, è contrario a portarla in aula.
    Ufficialmente, perché «rischiamo di finirci incagliati dentro e di non riuscire ad approvare il Bilancio entro il 30 novembre», visto che il centrodestra avrebbe già pronti «diecimila emendamenti sulle municipalizzate». In pratica, però, è da lì che passa una bella fetta di regolamenti di conti nel centrosinistra.





    INGLESI E AMERICANI CI SPIANO A TUTTA FORZA E COSA FANNO I NOSTRI SERVIZI SEGRETI? S’ATTIVANO PER RITROVARE I ROLEX RUBATI A GIGI D'ALESSIO!
    Il cantante ha subito il furto di una collezione di Rolex quando i ladri sono entrati nella sua villa all’Olgiata ma in appena un mese i carabinieri hanno ritrovato la refurtiva. Come? Grazie al lavoro dei servizi segreti antiterrorismo! - Mentre la NSA ci ascolta, all’Aisi ascoltano i cd di Gigi D’Alessio?...
    Emiliano Fittipaldi per "l'Espresso"
    Gigi D'Alessio è un cantante di successo. Per qualcuno, addirittura un mito. Ma l'artista napoletano è anche un uomo assai fortunato: i carabinieri di Roma sono infatti riusciti a ritrovare parte di una preziosa collezione di orologi Rolex che gli era stata rubata lo scorso giugno. La refurtiva è stata rinvenuta dopo un mese, a luglio, ma la notizia non è stata ancora resa pubblica. Forse perché, come spiegano alla Compagnia Cassia, titolare delle indagini, «stiamo cercando di trovare la parte mancante» del malloppo. Oppure, come sospetta qualcuno, perché non si vuole dare pubblicità a una caccia all'uomo che ha visto un dispiegamento di forze senza precedenti: a "l'Espresso", infatti, risulta che all'"Operazione D'Alessio" abbiano partecipato anche una mezza dozzina di agenti dell'Aisi, le spie dei servizi segreti specializzate in antiterrorismo.
    Andiamo con ordine, partendo dal principio. Il furto degli orologi è avvenuto la notte del 4 giugno in una villa dell'Olgiata, quartiere bene di Roma, dove il musicista vive insieme alla sua compagna (e collega) Anna Tatangelo, cantautrice di Sora. Mentre la coppia era fuori città, i ladri sono riusciti a entrare in casa eludendo il sistema di sicurezza (le sirene anti-furto furono ritrovate in piscina), a scovare la cassaforte e a scassinarla. Tra Rolex, gioielli di famiglia e un po' di contanti il bottino - come segnalarono le cronache dei giornali - superò i 200 mila euro.
    «Siamo devastati! Essere derubati della propria serenità nel posto in cui dovresti sentirti più sicuro è terribile!», chiosò la Tatangelo su Twitter, mentre D'Alessio rispose indignato sul suo profilo Facebook agli «invidiosi» che facevano ironia a go-go sui social network («Hanno rubato tutto, ma non hanno toccato i loro dischi», la battuta più gettonata).
    Oltre ai detrattori, però, D'Alessio deve vantare insospettabili fan ai piani alti dell'Aisi, l'Agenzia informazioni e sicurezza interna guidata da un anno e mezzo dal napoletano Arturo Esposito: pezzo grosso dei servizi, probabilmente innamorato del sound neomelodico, deve aver deciso che il ritrovamento dei Rolex fosse una priorità nazionale.
    «Qualche giorno dopo il colpo», racconta a "l'Espresso" un agente che ha partecipato alle ricerche e che chiede l'anonimato, «siamo stati contattati al Centro Roma Uno, che rappresenta il reparto d'eccellenza che si occupa di antiterrorismo. Ci hanno dato l'ordine di attivarci subito, per capire che fine avevano fatto gli orologi».
    Lo 007 e i suoi colleghi sono basiti, ma obbediscono. Per una decina di giorni sospendono le analisi sui gruppi eversivi per setacciare campi rom, pedinare sospetti e spremere ogni fonte che potesse dare qualche dritta. Alla fine l'attività sul campo dei James Bond dà i suoi frutti, e la refurtiva spunta fuori.
    I carabinieri della Compagnia Cassia, ufficialmente unica titolare delle indagini, sono abbottonatissimi, ammettono che parte della collezione è stata ritrovata («È una cosa rarissima», aggiungono), ma alle domande sull'intervento dell'Aisi preferiscono non rispondere. «Io eviterei assolutamente», precisa il comandante Angelo Zito, «a parte che questa cosa non è neanche confermata, io non la confermo questa cosa che loro ci hanno dato una mano». Sarà. Quello che conta è che l'"Operazione D'Alessio" abbia avuto successo: presto Gigi potrà indossare di nuovo i suoi amati orologi.


    Così la legge di stabilità truffa (ancora) il Nord
    Fra le pieghe del provvedimento si trova un fondo per lo sviluppo di 55 miliardi. Altra spesa pubblica, perdipiù destinata quasi esclusivamente al Mezzogiorno. L'ennesima riprova di come sotto il governo dell'Alfetta prosegua la rapina fiscale
    di Matteo Borghi
    Della legge di stabilità si citano sempre due o tre provvedimenti: la mancia di 14 euro al mese (per i redditi fino a 15mila euro, al di sopra si riduce a 7 euro fino ad annullarsi oltre i 50mila) e la riduzione dell’Irpef per le aziende che assumono a tempo indeterminato, che gli imprenditori hanno già bollato come inutile. Fin qui, tutto arcinoto: la notizia è che il duo dell’Alfetta si appresta a varare l’ennesima rapina fiscale contro il Nord. Quel territorio che, come mostra il contatore elaborato da Color 44, viene ogni anno depredato per decine di miliardi.
    Scorrendo fra la settantina di iniziative per lo sviluppo economico (almeno così ci dicono) se ne trova una a cui la stampa nazionale non ha concesso adeguata attenzione, non fosse altro per la stratosferica cifra a bilancio: 54,8 miliardi di euro in sette anni (2014-2020), quasi otto miliardi l’anno. Soldi destinati nientepopodimeno che all’«incremento del Fondo di sviluppo e coesione» che andrà a beneficiare, come sempre, il Sud: è già previsto che l’80% nel Mezzogiorno e solo il 20% al Centronord. Centro-Nord che vuol dire, ovviamente, che di quel 20% in Lombardia, Veneto e Piemonte arriveranno solo poche briciole.
    Quella del Fondo di coesione non è certo una novità. Nel 2009, ad esempio, il Cipe deliberò lo stanziamento di 52,4 miliardi ripartiti per l’85% al Sud e il 15% al Centronord. Per capire meglio le finalità dello stanziamento basta dare un’occhiata al sito della Camera che spiega che «il Fondo per lo sviluppo e la coesione è stato istituito dal decreto legislativo n. 88 del 2011, che ha così ridenominato il Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), nel quale sono iscritte le risorse nazionali destinate al riequilibrio economico e sociale e ad incentivi e investimenti pubblici». Si tratta, nella pratica, di un piano dirigista che distribuisce a pioggia soldi che, specie in territori dominati dalla criminalità organizzata, vanno ad alimentare corruzione e malaffare.Un fondo a cui nessun governo (nemmeno quelli con la Lega Nord all’interno) ha mai voluto fare a meno, temendo un’emoraggia di consenso. Men che meno – ovviamente – l’ha fatto quello guidato da Letta che, lo scorso giugno, ha già votato un provvedimento che facilita le assunzioni, ma solo al Sud. Anzi, temendo forse di perdere consensi per la nuova Dc 2.0 ha deciso pure di aumentarli.
    Che la legge di stabilità abbia un carattere smaccatamente assistenzialista e statalista non lo dimostra, del resto, solo il fondo di coesione. Fra gli altri punti troviamo: social card per immigrati, Iva al 4% per le coop, 100 milioni per potenziale la lotta all’evasione fiscale, 75 milioni per assumere nuovi magistrati e 600 di ammortizzatori sociali.
    Insomma se stavate cercando il governo della crescita e del taglio della spesa pubblica (sbandierato come necessità primaria da Letta nella recente visita a Washington) ci sa tanto che dovrete aspettare.
    Così la legge di stabilità truffa (ancora) il Nord | L'intraprendente

 

 
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