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Discussione: Terries

  1. #531
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    Predefinito Re: Terryes

    PANCHINE URTICANTI NEGLI SPOGLIATOI
    Avellino-Reggio Emilia, semifinali campionato di basket
    file:///C:/Users/silvio/Downloads/5168664.pdf

    Caserta. Impugna una roncola e ferisce l'amico alla testa: fermato 50enne
    di Lorenzo Iuliano
    Caserta. Un uomo di 50 anni ha impugnato una roncola e ha colpito un conoscente con la lama tagliete e appuntita. La vittima è viva per miracolo: è stata medicata all'ospedale Sant'Anna e San Sebastiano di Caserta. Tutto è accaduto all'alba. Il 50enne, in preda a un raptus, ha ferito alla testa e al braccio il suo amico «colpevole», stando alla sua versione, di dissidi sorti in famiglia. L'aggressore è stato bloccato e portato in caserma; l'arma, pericolosissima, è stata sequestrata. Ciò che resta sul luogo della violenta lite è il sangue, tanto sangue nel vano scale e sui pianerottoli del palazzo dove il ferito ha cercato di rifugiarsi. Non sarebbe in pericolo di vita.
    Tutto è accaduto alle ore 6 e 30: stando alla versione di alcuni testimoni, l'aggressore avrebbe citofonato all'uomo, residente in un palazzo di via Vescovo Natale, nel centro di Caserta. La vittima è entrata nell'ascensore e si è diretta al piano inferiore, ma quando le porte si sono aperte è stata aggredita con l'arma.
    Impugna una roncola e ferisce l'amico alla testa: fermato 50enne | Il Mattino

    Napoli. Minaccia madre e figlio: arrestato parcheggiatore abusivo
    Intimorisce una madre ed un figlio che avevano parcheggiato l’auto in Via Marino da Caramanico, pretendendo i soldi per la sosta.
    La segnalazione giunta alla polizia di Stato, il “113”, ha consentito agli agenti di arrestare in flagranza Claudio Napoletano, pregiudicato 23enne con reati specifici.
    I poliziotti, infatti, raccolta la richiesta di aiuto, sono prontamente giunti sul posto accertando che il 23enne, non pago d’aver ricevuto una moneta da 50 centesimi dalla donna, per aver parcheggiato la sua auto nella zona, pretendeva una somma maggiore.
    Il giovane, inoltre, aveva intimorito le vittime chiamando altri parcheggiatori abusivi della zona, per poi pararsi addirittura innanzi all’auto.
    Napoletano aveva anche provato a rincorrere l’auto, nel momento in cui si stava allontanando dalla zona, provando ad aprire la portiera del conducente.
    Rintracciato dai poliziotti tra le varie auto in sosta, è stato riconosciuto, senza ombra di dubbio, ed arrestato perché responsabile del reato di estorsione.
    Minaccia madre e figlio: arrestato parcheggiatore abusivo | Il Mattino

    Dalla Sardegna per comprare auto
    Anziano derubato dalla banda
    di Cristina Liguori
    Credeva di fare un affare comprando una Smart ad un prezzo esiguo dopo aver preso contatti su un notissimo sito internet. Dalla Sardegna prende un aereo e giunge a Napoli, incontra l’intermediario, che aveva già organizzato tutto e viene rapinato. Brutta avventura per un anziano, attirato in una trappola dopo aver visionato l’auto sul web. Per fortuna però i carabinieri, dopo la denuncia, hanno individuato il gruppetto e arrestato i responsabili. Si tratta di Mattia Carandente, 21 anni di Giugliano, Nicola Carraturo 67 anni di Qualiano e Olivia Consiglia 38 anni di Marano.
    A pubblicare l’annuncio della finta vendita dell'auto sul noto sito è stato il 21enne. All’appuntamento però, a bordo di una Fiat Punto, si presenta Carraturo. L’uomo, a quel punto, conduce la vittima in una stradina di campagna a Qualiano, con la scusa di dover recuperare la macchina che doveva essere venduta. D’un tratto il 67enne, fingendo una telefonata, si allontana lasciando da solo la vittima. Lì entra in azione la 38enne che si avvicina all’anziano, gli punta un cacciavite alla gola e gli ruba tutti i soldi, ben 3mila euro. L'uomo, terrorizzato, richiama l’attenzione del complice che finge di essere spaventato. Il 67enne però anziché soccorrerlo lo lascia in un distributore di benzina da solo chiedendogli di non allertare subito le forze dell’ordine in quanto privo di copertura assicurativa della macchina. Insomma un raggiro a tutti gli effetti.
    La vittima, stravolta e spaventata, si rivolge quindi ai carabinieri della Compagnia di Giugliano diretti dal capitano Antonio De Lise che, dopo giorni di indangini, intercettano la banda di truffatori e li arresta.
    Dalla Sardegna per comprare auto Anziano derubato dalla banda | Il Mattino

    I bambini giocano a Gomorra
    di Gerardo Ausiello
    Una volta si giocava a «indiani e cowboys», o a «guardie e ladri», e per mimare le pistole si usavano le dita di una mano. Ma nell’era dei social e delle fiction, nella Napoli dei clan decapitati e polverizzati, che sanno essere più freddi e spietati di quelli raccontati dal primo Tornatore, si gioca a imitare i boss di Gomorra. Vico Carceri San Felice, alle spalle di piazza Dante, nel cuore della città. Sono da poco passate le 19,30 di una calda sera di maggio. Napoli è alle prese con la frenetica e martellante campagna elettorale, a pochi chilometri di distanza Berlusconi sta concludendo il suo comizio pro Lettieri, Bassolino e la sua ex delfina Valente litigano ancora.
    Mentre attorno tutto scorre, in quel vicolo accade qualcosa, una scena incredibile, ripresa con un telefonino da un balcone. Nel video, pubblicato da Dagospia, si vede un gruppo di ragazzini che, armi giocattolo in pugno, mimano i boss di Gomorra, con tanto di spietata esecuzione e rocambolesca fuga. Si muovono proprio come gli attori-killer della fiction, sono vestiti allo stesso modo. Ma è solo un gioco? No. Viene fuori, infatti, che l’altra sera quei ragazzini erano attori della loro fiction, girata, come quella in onda su Sky, nei luoghi dell’altra Napoli. Una sorta di mini-Gomorra, insomma.
    I bambini giocano a Gomorra: così il regista di 12 anni fa la sua fiction | Il Mattino

    BARI
    Si allontanava dal Policlinico durante orario di lavoro:
    arrestato dirigente medico
    Risultava in servizio quando invece era in giro a fare acquisti personali o ad accompagnare familiari in auto.
    I carabinieri del Nas di Bari su disposizione della magistratura barese, hanno arrestato Massimo Montarulo, dirigente medico in servizio nell’ufficio qualità del Policlinico di Bari. Il medico, attualmente agli arresti domiciliari, risponde di truffa aggravata ai danni di un ente pubblico.
    Dopo un mese di osservazione e pedinamento, i carabinieri hanno accertato che Montaruli si allontanava dal luogo di lavoro ogni martedì pomeriggio, immediatamente dopo avere passato il badge nell’apparecchio marcatempo.
    In una nota della Procura di Bari si spiega che in serata, dopo avere provveduto allo svolgimento di attività di interesse esclusivamente privato, il dirigente medico rientrava al lavoro registrando falsamente l’uscita col badge e garantendosi così la retribuzione per ore di lavoro non effettuate.
    Si allontanava dal Policlinico durante orario di lavoro: arrestato dirigente medico - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Finta avvocatessa arrestata a Bari
    truffe con false sentenze
    BARI - Una finta avvocatessa barese è stata arrestata, con concessione dei domiciliari, per i reati di truffa ed esercizio abusivo della professione forense. La donna, Veronica Antonella Marino di 41 anni, si sarebbe spacciata per avvocato, «promettendo alle proprie vittime - è detto in una nota della Procura di Bari - di fornire tutela legale in materia civile e penale». Le indagini sono coordinate dal pm Marco D’Agostino e l’ordinanza di custodia cautelare, notificata dalla polizia, è stata emessa dal gip Sergio Di Paola. Domani la donna sarà sottoposta ad interrogatorio di garanzia.
    I fatti contestati, otto episodi corrispondenti ad altrettante denunce, risalgono ai primi mesi del 2015 e la presunta truffa ammonterebbe ad alcune migliaia di euro. La 41enne si sarebbe qualificata falsamente come avvocato mentre invece dalle indagini è emerso che in passato era iscritta al corso in laurea in Giurisprudenza senza aver però mai sostenuto esami. «Già i primi casi accertati - spiega la Procura - confermavano che la donna dimostrasse, simulando situazioni inesistenti e formando atti giuridici contraffatti, una elevata capacità ingannatoria e di persuasione nelle persone offese, in genere persone sprovvedute ed in estremo stato di bisogno, costrette a darle fiducia nel timore, da lei stessa ingenerato, di danni economici maggiori». Alcuni mesi fa gli investigatori hanno eseguito una perquisizione a casa sua, sequestrando documentazione riconducibile agli ignari assistiti, oltre a materiale informatico con il quale, secondo la magistratura barese, «elaborava atti contraffatti, quali raccomandate di riscontro a quelle a sua stessa firma, transazioni, sentenze».
    "Non mancava neppure di intralciare le investigazioni, - sostiene la Procura - giungendo tra l’altro a suggerire alle vittime di non presentarsi alle convocazioni della polizia adducendo false malattie, nel tentativo di compromettere la genuina acquisizione delle prove». Per realizzare i suoi scopi la donna «riceveva i malcapitati presso la propria abitazione, per guadagnarsi la fiducia - ricostruisce la Procura - mostrava una parvenza di professionalità (scrivania professionale, consultazione di codici); incuteva timori immaginari; pretendeva continuamente somme di denaro contante, senza mai rilasciare ricevute; predisponeva atti falsi in base alle singole situazioni; fingeva all’occorrenza di collaborare con la Fondazione antiusura; illudeva le persone offese di aver risolto le loro vicissitudini finanziarie».
    Finta avvocatessa arrestata a Bari truffe con false sentenze - Bari - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Incidenti falsi o simulati: denunciati 15 napoletani, tutti imparentati
    I carabinieri di Civitanova Marche hanno denunciato 15 persone, tutte originarie della Campania e in parte imparentate fra loro, per un giro di pratiche assicurative contraffatte e falsi incidenti stradali, simulati per poter ottenere indennizzi e risarcimenti. Dopo aver stipulato polizze assicurative per motoveicoli sulla base di copie di documenti di circolazione falsi, in modo che i proprietari potessero pagare premi assicurativi più bassi, la banda ha simulato anche 4 incidenti stradali, ottenendo risarcimenti vari per 15 mila euro dall'ufficio liquidazioni di una compagnia assicurativa nazionale che ha un'agenzia a Civitanova Marche.
    A capo di tutto, secondo i carabinieri, c'era un 49enne campano residente a Civitanova ma domiciliato in Calabria. L'uomo ha aperto presso l'agenzia marchigiana quattro polizze assicurative per altrettanti motocicli, falsificando i libretti di circolazione e intestandoseli presso la sua residenza civitanovese, così da permettere agli effettivi proprietari, residenti a Napoli, di pagare un premio minore rispetto a quello previsto nel capoluogo campano. I motorini fra il 2014 e il 2015 sono stati coinvolti in incidenti stradali finti, sempre in provincia di Napoli, senza che sul posto venisse mai richiesto l'intervento delle forze di polizia. Dalle indagini è emerso che proprietari degli scooter, feriti, controparti e testimoni altro non erano che conoscenti e parenti tra loro, che hanno tutti mentito per ottenere gli indennizzi. Da una perquisizione a casa del 49enne in Calabria sono emersi elementi utili per altre indagini su truffe analoghe.
    Incidenti falsi o simulati: denunciati 15 napoletani, tutti imparentati | Il Mattino

    Prestiti con interessi al 200% a imprenditori e artigiani
    Conti correnti bancari, partecipazioni societarie, fabbricati, automezzi, terreni e un agriturismo per un valore complessivo di 6 milioni sono stati sequestrati dalla Direzione investigativa antimafia e dalla Guardia di finanza a Tommaso Ricci, 58 anni, di Pomigliano d'Arco e residente a Sarzana. Ricci è ritenuto responsabile dei reati di usura, tentata estorsione, in concorso, e trasferimento fraudolento di valori. Secondo gli investigatori, l'uomo aveva acquisito da un usurato un immobile e un'attività commerciale senza versare denaro, come accertato dalla Guardia di finanza. E ancora, Ricci, secondo la Dia, usava elementi della criminalità vicini alla camorra per intimidire e recuperare i crediti. Ricci, è emerso, che da anni, prestava denaro a imprenditori e artigiani in difficoltà a tassi del 200% annuo. L'indagine della procura della Spezia da una attività investigativa della Dia avviata nel 2014 che portò all'arresto di Domenico Romeo, originario di Roccaforte del Greco, imprenditore spezzino ritenuto contiguo alla 'ndrangheta, per trasferimento fraudolento di valori (ora è in sorveglianza speciale per pericolosità mafiosa).
    Prestiti con interessi al 200% a imprenditori e artigiani | Il Mattino

    Napoli capitale del crimine: è allarme rapine, dati choc
    di Antonio Manzo
    Napoli è la città metropolitana italiana con il maggiore indice di criminalità violenta. A certificarlo e il primo rapporto sulla criminalità e la sicurezza a Napoli curato dai professori Giacomo di Gennaro della Federico II e Riccardo Marselli dell'università Parthenope.
    I dati. Per spiegare il primato criminale nazionale di napoli sono state analizzate dinamiche e tendenze del decennio 2004 2013. L'indice di criminalità violenta e stato costruito su 100 mila residenti sulla base di particolari fattispecie di reato contro la persona. Per spiegare il primato nel decennio preso in esame ci sono due fattori Il numero di omicidi di camorra che tra il 2004 e il 2006 sono 209 su 319 omicidi mentre tra il 2012 e il 2013 scendono a 62 di camorra su 108 omicidi Il valore dell indice criminale risulta influenzato dal numero delle rapine che nel 2013 e più del 65 per cento dei delitti La presenza della criminalità organizzata altera la sicurezza ambientale. Quanto alle rapine a Napoli: il numero più alto tra le città metropolitane più del doppio del tasso medio milanese.
    Napoli capitale del crimine: è allarme rapine, dati choc | Il Mattino

    Sicilia, l'emergenza rifiuti rischia di esplodere
    Oggi incontri istituzionali a Roma. Il governo vuole un’agenzia centralizzata. L’ennesimo carrozzone?
    Emanuela Carucci
    Non sarà neanche un commissariamento la soluzione prevista dal vertice che si terrà questo pomeriggio a Roma per l’emergenza rifiuti in Sicilia ormai sempre più pressante.
    Il governo, secondo alcune fonti, pare voglia solo una ordinanza valida dall’1 giugno secondo la quale, si troverà una discarica per conferire 3mila tonnellate di rifiuti regionali al giorno. Ma il problema non sarebbe risolto, in quanto in tutta la Sicilia se ne producono il doppio.
    È già da un po’ di tempo che la grave questione va avanti. Meno di un mese fa sembrava che il governo fosse disposto ad accogliere la richiesta di poteri speciali fatta dalla giunta Crocetta per risolvere l'emergenza. Ma, in realtà era solo un “do ut des". In cambio veniva chiesta la realizzazione di almeno due inceneritori e il varo immediato di un disegno di legge di riforma degli Ato (l’Ambito territoriale ottimale su cui sono organizzati servizi pubblici integrati tra cui quello dei rifiuti), che accentrasse tutto in un'unica agenzia. Ora la gestione dei rifiuti è divisa fra 19 società e 27 sono gli Ato in liquidazione che hanno creato un buco da 2 miliardi di euro di debiti. Non sono pochi, però, i timori che un'agenzia centralizzata, di fronte a un ginepraio come quello dei rifiuti siciliani, possa diventare il solito carrozzone.
    All'orizzonte sembrano esserci esclusivamente soluzioni tampone, mentre si corre verso l'estate con tutti i rischi che ciò comporta per la salute pubblica e l'igiene urbana.
    Sicilia, l'emergenza rifiuti rischia di esplodere - IlGiornale.it

    Lo scandalo delle cliniche private
    Farmaci tagliati ai malati di tumore
    "Perché dobbiamo spendere soldi…”. Le intercettazioni che hanno incastrato la dottoressa Maria Teresa Latteri, che per risparmiare negava la somministrazione del Tad, un disintossicante, ai malati di tumore dopo la chemioterapia, hanno dell’agghiacciante e svelano una truffa ai danni dell'Asp per 1,2 milioni di euro che coinvolge tre cliniche private e 17 fra manager e professionisti, fra cui due medici in servizio presso strutture pubbliche.
    Grazie alle microspie piazzate dai carabinieri del Nas nel settembre del 2009, presso la clinica di via Cordova a Palermo, è stato scoperto che la Latteri non autorizzava la somministrazione del Tad ai pazienti in day service per i quali la Regione rimborsa solo 100 euro. Ma le frasi che hanno messo nei guai la dottoressa sono solo una parte dell’inchiesta che vede coinvolti i vertici di tre cliniche del capoluogo siciliano (oltre alla Latteri anche la Maddalena e la Noto-Pasqualino) per truffa sui rimborsi di esami e ricoveri, per un totale di 1,2 milioni di euro. Le indagini, condotte dal pm Amelia Luise, sono cominciate nel 2008 e si sono concluse lo scorso anno. Sarebbero 17 i manager e professionisti coinvolti, che dovrebbero essere rinviati a giudizio, fra cui anche due dottori in servizio in ospedali pubblici che venivano pagati per dirottare pazienti alla Latteri e alla Noto, sostenendo che nei nosocomi non ci fosse posto.
    Intercettazioni dalla quale emerge che alcuni colleghi non erano d'accordo con la Latteri, che però rispose: “Allora non hai capito che la prassi che fai tu costa alla clinica duecentocinquanta euro e quello (l’assessore regionale alla Sanità Massimo Russo, ndr) mi dà cento euro. Continuo a dire che non si può fare così”.
    Il trattamento riguardava solo i pazienti in day service e non quelli in day hospital o normalmente ricoverati, e suscitò parecchie rimostranze fra alcuni colleghi ormai stanchi di condannare i pazienti a dolori e sofferenze pur di risparmiare qualche euro. I carabinieri, nell’agosto del 2009, furono pure costretti a intervenire per salvare un paziente al quale non veniva somministrata l’albumina. Una mossa che insospettì la Latteri: “Io al telefono non parlerò più di nulla”.
    Lo scandalo delle cliniche private Farmaci tagliati ai malati di tumore - Live Sicilia

    Arrestato per bancarotta l'immobiliarista Danilo Coppola
    L'immobiliarista era già stato accusato di evasione nel 2007
    Franco Grilli
    È stato arrestato per bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte il noto immobiliarista Danilo Coppola. A far scattare le manette è stato il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza su ordinanza del gip di Milano.
    Coppola era già stato arrestato nel marzo 2007 per bancarotta, riciclaggio, associazione a delinquere e appropriazione indebita. Dopo aver tentato il suicidio in cella e l'evasione, era finito ai domiciliari. Nel 2010 aveva raggiunto un accordo da 200 milioni di euro col Fisco. In appello venne assolto dall'accusa di bancarotta fraudolenta, ma nell'aprile 2016 il tribunale di Roma lo ha nuovamente condannato per bancarotta fraudolenta a 9 anni di reclusione.
    Arrestato per bancarotta l'immobiliarista Danilo Coppola - IlGiornale.it

    Diffusione del cognome COPPOLA - Mappe dei Cognomi Italiani

    Il manifesto elettorale con la foto del boss della camorra
    In primo piano la foto di Giuseppe Riganato, candidato al Consiglio comunale per Ala, la formazione che fa capo a Denis Verdini. Sullo sfondo la foto di Giovanni Di Vincenzo capopiazza di Giuseppe Parisi
    Gabriele Bertocchi
    In amore e in guerra tutto è lecito, dice un antico proverbio. Ma anche in politica (dovrebbero aggiungere).
    Soprattutto a Napoli. E lo dimostrano dei manifesti elettorali con la foto di un capozona della camorra in bella vista.
    In primo piano troviamo la foto di Giuseppe Riganato, candidato al Consiglio comunale per Ala, la formazione che fa capo a Denis Verdini. Sullo sfondo invece la foto di Giovanni Di Vincenzo, defunto parente di Riganato, ex Pdl e poi Ala, consigliere comunale e cognato del capopiazza Giuseppe Parisi, o' Nasone, ucciso dai sicari di camorra nel 2011. Il caso è stato segnalato da Repubblica Napoli, che spiega inoltre come Riganato fosse "alter ego, accompagnatore e factotum di Di Vincenzo, esponente della Settima Municipalità di San Pietro a Patierno-Miano-Secondigliano".
    Di Vincenzo era destinato da mesi a candidarsi al Comune sotto la bandiera di Ala, poi però è scomparso prematuramente per un'ischemia. E così Rigananto ha deiciso di prenderne il posto. E come spiega Repubblica. "fa stampare e posta sul proprio profilo Facebook il manifesto che tiene insieme le due storie. Alle sue spalle, anche la foto del morto, Di Vincenzo, ovvero il cognato del pregiudicato Parisi, noto capopiazza del clan Amato-Pagano al rione Berlingieri - che fu assassinato da un commando della Vinella Grassi nell'aprile del 2011: ovvero nel periodo di piena guerra di assestamento dopo le faide degli anni precedenti.
    Il manifesto elettorale con la foto del boss della camorra - IlGiornale.it


  2. #532
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    Predefinito Re: Terryes

    Marito rientra a casa
    amante precipita dal balcone
    BARLETTA - Un uomo, di 36 anni, è precipitato dal secondo piano di una abitazione alla periferia di Barletta, nella zona 167, nei pressi del commissariato di polizia: la ringhiera sulla quale si era poggiato per nascondersi alla vista del marito della sua amante non ha retto e lui è precipitato nel vuoto. L’uomo non è in pericolo di vita ma ha riportato diverse fratture, alle vertebre e all’osso sacro, e altrettante lesioni. E’ ricoverato all’ospedale «Dimiccoli» di Barletta.
    Sul posto sono accorsi, oltre ai soccorritori del 118, agenti del vicino commissariato di polizia e quelli successivi alla caduta, sono stati momenti di tensione. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, la vittima dell’incidente era nell’abitazione della sua amante quando il marito della donna è rientrato. Sentendolo arrivare il 36enne si è rifugiato sul balcone e per non essere visto si è appeso alla ringhiera, dove è riuscito a rimanere solo per poco: la struttura non ha retto il suo peso e il 36enne è precipitato nel vuoto.
    Marito rientra a casa amante precipita dal balcone - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Salerno, anziano lancia 3.200 euro dal balcone: caos tra passanti e automobilisti
    Un anziano di 84 anni questa mattina ha lanciato banconote da cinquanta euro dal balcone di casa, in via Settimio Mobilio, a Salerno, creando il caos tra automobilisti e passanti. L'uomo, che soffre di disturbi mentali e che si trovava da solo in casa al momento del gesto, ha lanciato dalla finestra 3200 euro che sono finiti sul manto stradale e sugli alberi. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Salerno e un'ambulanza.
    Lancia 3.200 euro dal balcone: caos tra passanti e automobilisti | Il Mattino

    Follia a Napoli, gli alberghi del lungomare sono pieni: minaccia i dipendenti per avere una camera
    Notte di terrore in uno degli hotel a cinque stelle del lungomare di Napoli: un uomo, dopo che gli era stato detto che tutte le camere dell'albergo erano occupate, ha preso un grosso coltello da cucina e ha iniziato a minacciare il personale. L'intervento degli agenti della sezione Volanti dell'ufficio Prevenzione generale, poco dopo la mezzanotte, ha scongiurato una tragedia all'interno di uno degli hotel sul lungomare di via Partenope. A seguito della segnalazione giunta alla centrale operativa circa un uomo che stava minacciando il personale dell'albergo, i poliziotti sono giunti sul posto scorgendo nella hall un uomo che brandiva un grosso coltello per il pane, della lunghezza di 30 centimetri.
    L'uomo, identificato per G.M. di 49anni, poco prima, era giunto in albergo chiedendo di una camera e, al diniego del personale addetto alla portineria, aveva iniziato ad inveire e minacciare i presenti. Il 49enne, incredulo per il fatto che nessuna camera era disponibile in quanto l'hotel era al completo, come una furia si è intrufolato nella sala ristorante uscendone fuori con due coltelli, impugnando, poi, quello più grande. G.M., brandendo il coltello, non si era risparmiato nel dire, al personale alberghiero, che avrebbe fatto «una strage» se non gli avessero fornito una camera. Con non poche difficoltà i poliziotti sono riusciti a bloccarlo e disarmarlo.
    Un agente, infatti, è riuscito a porsi alle sue spalle, mentre l'altro poliziotto rimaneva ben visibile innanzi al 49enne. L'intervento simultaneo ha consentito agli agenti di rendere inoffensivo l'uomo, nonostante un'attiva resistenza nel tentativo di divincolarsi dalla presa. All'interno dell'auto di G.M., parcheggiata nei pressi dell'albergo, gli agenti hanno trovato e sequestrato anche una mazza da baseball. Il 49enne è stato arrestato, in quanto responsabile di resistenza a pubblico ufficiale, minacce aggravate e porto di oggetti atti ad offendere.
    Le camere in albergo sono esaurite 49enne estrae un coltello: vi uccido | Il Mattino

    Biglietti Trenitalia falsi, la rivendita nel Casertano: denunce e sequestri
    Nella mattinata di ieri, gli agenti del compartimento di Polizia Ferroviaria per la Campania, a seguito di alcune segnalazioni ricevute hanno sequestrato 150 biglietti Trenitalia contraffatti. I biglietti erano stati venduti in una ricevitoria tabacchi del Casertano.
    L'indagine ha preso le mossa dalla denuncia di un dipendente Trenitalia che, a seguito di controlli effettuati a bordo treno, si era imbattuto in diversi ticket falsi.
    Inoltre, è stata raccolta anche la denuncia di un ignaro viaggiatore multato perché trovato in possesso di un titolo di viaggio fasullo. Le informazioni acquisite e le successive attività di indagine, hanno permesso agli uomini della Polizia Ferroviaria di individuare la rivendita dei biglietti falsificati. Il titolare della tabaccheria e un dipendente sono stati denunciati in stato di libertà in concorso tra loro per falsificazione di biglietti e truffa aggravata. Indagini in corso per risalire alla filiera della truffa.
    Biglietti Trenitalia falsi, la rivendita nel Casertano: denunce e sequestri | Il Mattino

    Napoli. Ritiravano le pensioni dei parenti morti, 16 sequestri
    Sedici provvedimenti di sequestro, per oltre 200mila euro, sono stati notificati dalla Polizia a Napoli ad altrettante persone che continuavano a percepire pensioni e indennità di loro parenti malgrado fossero deceduti. Una truffa all'Inps interrotta dai decreti emessi dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica dopo accertamenti eseguiti dagli agenti del commissariato di Scampia e della Guardia di Finanza di Napoli.
    Le persone a cui è stato notificato il decreto di sequestro (riguardante conti correnti e libretti postali rintracciati a Scampia, Secondigliano, Miano, Piscinola, San Pietro a Patierno e Casoria, in provincia di Napoli) sono accusate di non avere notificato il decesso dei loro congiunti proprio per continuare a incassare i soldi. Durante gli accertamenti sono state passate al setaccio oltre cinquemila posizioni previdenziali.
    Ritiravano le pensioni dei parenti morti, 16 sequestri | Il Mattino

    Terrore sul treno della Circumvesuviana, passeggeri ostaggi di una baby gang
    di Francesco Gravetti
    Hanno tenuto i passeggeri in ostaggio, impedendo loro di scendere alle stazioni, fino a quando il capotreno e il macchinista se ne sono accorti ed hanno chiamato i carabinieri: ad Ercolano, i militari hanno identificato e portato in caserma una decina di ragazzi, tutti minorenni. Quelli sfuggiti al controllo, invece, si sono recati presso la cabina di comando ed hanno minacciato il personale, reo di aver chiamato le forze dell’ordine.
    Tensione sulla linea Poggiomarino – Pompei – Napoli della Circumvesuviana, dove una baby gang ha seminato il terrore, causando disagi tra i viaggiatori e costringendo il treno a fermarsi. I ragazzini, tutti tra i 15 e i 17 anni, sono saliti alla stazione di Villa delle Ginestre, territorio di Torre del Greco, forse di ritorno dalla visita ad un acquapark. Si sono messi davanti alle porte ed hanno impedito ai passeggeri di scendere: una prevaricazione andata avanti per cinque fermate fino a quando, ad Ercolano, non si sono trovati al cospetto dei carabinieri. Li avevano chiamati il macchinista ed il capotreno che, resosi conto che qualcosa non andava nella vettura di coda (dove si era sistemata la baby gang) hanno dato l’allarme. Il treno è ripartito dopo mezz’ora, ma nel convoglio sono rimasti altri ragazzi, che hanno pensato bene di avvicinarsi alla cabina di guida e, all’altezza della stazione di San Giovanni a Teduccio, minacciare i dipendenti dell’Eav che avevano chiamato i carabinieri.
    Terrore sulla Circumvesuviana passeggeri ostaggi della baby gang | Il Mattino

    Motorini, cartelli stradali, sedie in fondo al mare in Campania
    Motorini, cartelli stradali, sedie, soprattutto pezzi di copertoni e involucri di materiali tossici usati da carrozzerie, bottiglie di plastica, cotton fioc, filo e ami da pesca, mozziconi di sigaretta. Un ricco bottino di rifiuti,riempiti un centinaio di sacchi di ogni tipo, quelli recuperati dai tanti volontari di Legambiente che in questo week end hanno partecipato in oltre 30 località della Campania a Spiagge e Fondali Puliti di Legambiente.
    Dalla pulizia dei fondali del porto di Torre del Greco dove sono stati ritrovati in fondo al mar due carcasse di motorini, 35 pneumatici, 20 computer e altri dispositivi elettronici alla pulizia speciale dei fondali di località Foce nei fondali nel fiume Sarno dove i volontari di Legambiente hanno portato in superficie contenitori di plastica e polistirolo, sedie, due cartelli stradali, mozziconi di sigaretta ma soprattutto pezzi di copertoni e involucri di materiali tossici usati da carrozzerie.
    Iniziative si sono svolte in località Campolongo presso la Marina di Eboli, all'oasi Torre di Mare di Paestum al Lungomare Amendola di Maiori; sulle spiagge di Pontecagnano e Battipaglia e al Litorale di Bagnara a Castel Volturno (CE). In occasione di Spiagge Pulite Legambiente ha presentato i risultati dell'indagine «Beach litter» che ha monitorato nel mese di maggio 16 spiagge campane: dove sono stati rinvenuti 9184 rifiuti spiaggiati con una media di 574 rifiuti ogni 100 metri nelle aree monitorate. E anche quest'anno la regina indiscussa dei rifiuti spiaggiati sulle spiagge campane rimane la plastica con il 69%, per un totale di oltre 6300 rifiuti scovati durante l'indagine. Altro triste primato, quasi la metà (il 45%) dei mozziconi di sigarette trovati nelle spiagge italiane sono stati scoperti in Campania.
    Motorini, cartelli stradali, sedie in fondo al mare in Campania | Il Mattino

    Sembra molto più caucasica di tanti napulitani....

    Un'ammiraglia afro-americana guiderà il comando interforze Nato di Napoli
    Napoli - Una donna afro-americana sarà il prossimo Comandante di JFC Naples, il Comando Nato Interforze con sede a Napoli. Michelle Howard, 56 anni, californiana (è nata a Riverside), è la prima donna ammiraglio quattro stelle della Marina Usa, la prima donna alla guida del Comando Nato di Napoli - uno dei due Comandi dell' Alleanza Atlantica deputato alla stabilità della zona Euro-Atlantica - e la prima afro-americana. L'ammiraglio Howard, attualmente ViceCapo della Marina USA subentrerà il 7 giugno, nel corso di una cerimonia al JFC Naples, a Giugliano all'ammiraglio Mark Ferguson, alla presenza del Comandante Supremo della Nato in Europa e Comandante delle Forze Usa, generale Curtis Scaparrotti.
    Un'ammiraglia afro-americana guiderà il comando interforze Nato di Napoli | Il Mattino



    Scoperto traffico illecito di rifiuti
    «Mattoni fragili usati nell'edilizia»
    Scoperte 250 tonnellate di rifiuti smaltiti illecitamente
    di Nello Mazzone e Alessandro Napolitano
    Mattoni friabili usati per costruire migliaia di abitazioni abusive tra la zona flegrea e quella casertana, miscelando i rifiuti provenienti dagli scarti delle lavorazioni edili con la pozzolana, mentre il calcestruzzo prodotto dagli emissari del clan camorristico dei Polverino era depotenziato per aumentarne i ricavi, mettendo a rischio anche la tenuta statica degli edifici.
    Secondo i pm dell'Antimafia partenopea, infatti, le attività di indagine avrebbero permesso di chiarire che gli indagati raggiunti questa mattina dai provvedimenti cautelari avrebbero miscelato i rifiuti provenienti dalle demolizioni con la pozzolana prodotta nella cava, rivendendone il miscuglio all’industria Moccia di Caserta, produttrice di laterizi e cemento. I controlli dei carabinieri hanno infatti stabilito come i mattoni, destinati all’edilizia civile, presentavano una particolare fragilità, circostanza peraltro emersa in maniera palese anche da alcune conversazioni telefoniche e intercettazioni ambientali finite nell'ordinanza di questa mattina.
    La pluralità di traffici illeciti ha riguardato anche i lavori di ripulitura dell’alveo di via Crocillo, nel territorio di Quarto, in cui gli indagati avrebbero secondo le accuse smaltito illecitamente i rifiuti speciali sia mediante abbancamento sulle stesse sponde del canale e nei terreni circostanti, con successiva copertura con terreno vegetale, che in seguito alle piogge è franato, sia mediante riposizionamento ed occultamento dei rifiuti nella medesima vasca di laminazione dell’alveo ovvero nel luogo da cui erano stati rimossi, con conseguente ostruzione del flusso delle acque.
    Un filone che ripropone un particolare emerso già nella indagine «Quarto Connection» della Dda di Napoli, con cui nel 2011 fu decapitato il vertice maranese e quartese del clan guidato da Peppe Polverino alias 'o Barone.
    Nelle richieste di arresto firmate dagli allora pm antimafia Antonello Ardituro e Marco Del Gaudio si faceva riferimento esplicito alle centinaia di mansarde e sottotetti termici realizzati a Quarto e Marano tra il 2006 e il 2009, alcuni dei quali sarebbero stati costruiti utilizzando il cemento scadente, imposto a suon di minacce agli imprenditori del luogo dal clan camorristico dei Polverino.
    Secondo i carabinieri, infatti, a molti imprenditori della zona di Quarto, Giugliano e Marano gli emissari dei Polverino avrebbero imposto il cemento ritenuto dalla pubblica accusa scadente e realizzato dalla «Ca.Fa.90», società che - secondo le accuse tutte da provare - sarebbe riconducibile al clan di Marano. Una società attiva almeno fino al maggio del 2009, quando è stata sottoposta a sequestro preventivo penale e messa dal tribunale di Napoli in amministrazione giudiziaria. «Calcestruzzo scadente, ma imposto dalla criminalità organizzata alla stragrande maggioranza dei cantieri edili della zona di Quarto, Marano, Calvizzano e Qualiano», come si legge nelle oltre 1.200 pagine dell’ordinanza del gip Paola Valeria Scandone, che il 3 maggio 2011 firmò le 40 richieste di arresto per altrettanti presunti affiliati, gregari e capiclan di Marano e della cosca quartese denominata «Quelli della Montagna».
    Scoperto traffico illecito di rifiuti «Mattoni fragili usati nell'edilizia» | Il Mattino

    Gomorra. Volevano uccidere il cantante Raffaello
    Dalle indagini su un giro di spaccio nel casertano spunta fuori un particolare clamoroso: volevano uccidere il cantante neomelodico Raffaello. Volevano ammazzarlo per un affronto fatto dallo stesso cantante in un locale di Teverola. Raffaello, si sarebbe indispettito per aver perso il suo microfono ed era andato nella sua auto prendendo la pistola per poi sparare nel locale. Secondo le intercettazioni sugli “scusuti”, la famiglia di Giuseppe Russo, stavano organizzando l’uccisione del cantante. Agguato poi scampato dopo la retata che vide arrestare lo stesso boss Giuseppe Russo e i suoi affiliati. Una vicenda che ha visto arrivare sette condanne per il clan Russo.
    Gomorra. Volevano uccidere il cantante Raffaello | Napoli | Cronaca | Metropolis

    Spacciatori in manette, cinquanta donne e decine di bambini aggrediscono gli agenti
    di Marco Di Caterino
    La polizia smantella una piazza di spaccio nel rione Iacp di Caivano, e il quartiere si ribella. Cinquanta donne e decine di bambini hanno aggredito con sputi e lanci di bottiglie di plastica piene di acqua e terra, gli agenti del commissariarto di Afragola, che avevano appena arrestato Aniello Carema, 55 anni, che nonostante l'età svolgeva il ruolo di sentinella in bicicletta, Pietro Palmieri, 47 anni, quello che materialmente consegnava le dosi di cocaina, e Salvatore Tomaciello, 38 anni, il cassiere della "paranza" della piazza di spaccio.
    A dare il là alla rivolta è stato uno dei tre arrestati, che si è messo improvvisamente a gridare: "Aiutateci, ci hanno arrestato le guardie", termine dialettale ad indicare indifferentemente polizia o carabinieri. E in men che non si dica, gli agenti del commissariato di Afragola, diretto dal vice questore Alfredo Carosella che dopo aver ammanettato i pusher si apprestavano a cercare il nascondiglio della droga, si sono trovati circondati da donne e bambini urlanti, che hanno fatto il tiro a bersaglio verso i poliziotti con le bottiglie di plastica, seguite da una "pioggia" di sputi e minacce verbali. Insomma una confusione massima, creata ad arte per impedire agli agenti di individuare il posto dove i tre avevano nascosto le dosi di cocaina. E solo grazie all'arrivo di un'altra volante, quel tumulto si è dissolto in un attimo, e gli agenti sono riusciti a portare via i tre spacciatori, che ora sono agli arresti domiciliari in attesa dell'udienza di convalida.
    Spacciatori in manette, 50 donne e decine di bimbi aggrediscono agenti | Il Mattino

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    Predefinito Re: Terryes

    Denunciato il runner che bara al Passatore… Un giudice Fidal
    Giorgio Calcaterra ha firmato un’impresa eccezionale, ma l’edizione numero 44 della “100 km del Passatore” sarà ricordata non solo per il suo 11° trionfo consecutivo, ma anche per quel furbetto che è stato visto da alcuni podisti prima del ponte di Borgo di San Lorenzo scendere da un’auto e riprendere a correre come fosse la cosa più normale, il tutto coprendo il suo pettorale – ma senza fortuna, perché il suo 888 è stato visto e registrato da altri podisti che lo hanno denunciato ai giudici sul traguardo. Nel giro di poche ore si è così trovato appiedato e squalificato, non potrà gareggiare per i prossimi 12 mesi: lo ha deciso la sua società, ma ora potrebbe muoversi anche la Fidal.
    Sin qui una storia quasi ordinaria, anche se in questi casi non si capisce, ancor più che in altri, perché uno debba barare per partecipare. Ma la scoperta fatta all’arrivo è stata assolutamente disarmante, perché quel numero di pettorale corrisponde a quello di Domenico Mirra, ex arbitro di calcio ed oggi nientemeno che giudice provinciale Fidal della Campania.
    Nell’era dei social, l’episodio attraverso Facebook ha fatto il giro d’Italia in poche ore. Per di più anche per i giudici del Passatore ed è stato sin troppo facile rendersi conto dell’incongruità dei tempi fatti registrare dall’ingannevole ultramaratoneta tra un rilevamento cronometrico e l’altro, passando dai 9’18” del primo tratto addirittura ai 4’23” nei 17 km centrali (facendo segnare il nono tempo assoluto nella frazione), per poi tornare ad una media di 8’43” e chiudere la gara in 12 ore e 28 minuti, secondo nella propria categoria. Tempi incoerenti per un podista che lo scorso febbraio aveva chiuso la Mezza Maratona di Napoli in oltre 2 ore e 10 minuti.
    Il lunedì così è stato il giorno della rabbia del mondo del podismo, che nella pagina social di Domenico Mirra leggeva pure come lui spiegava di “essersi sentito sempre al massimo e ben concentrato” e che “lo sport è anche sacrificio e sofferenza, con nessuno che ti dà niente…”.
    Denunciato il runner che bara al Passatore... Un giudice Fidal - Running

    Caserta, parcheggia nel posto dei disabili senza permesso. Poi scatta la rissa
    Ha parcheggiato la sua auto nei posti dei diversamenti abili e, essendo visto da un disabile, viene sgridato. L'uomo non ha gradito la tirata di orecchie e lo ha massacrato di botte
    Anna
    Un giovane professionista disabile era seduto con la moglie su una panchina quando un'auto si è parcheggiata, senza averne il permesso, nel posto riservato ai diversamente abili: dopo qualche parola è scoppiata la rissa.
    Roberto era in piazza con la moglie nel piccolo paese di Piedimonte Matese (Caserta). I due stavano parlando allgramente del più e del meno quando sono stati protagonisti di un'infrazione. Secondo quanto riportato da Vairanonews, un uomo a bordo di un'auto scura ha parcheggiato nel posto riservato ai disabili. L'uomo, però, non aveva alcun permesso per parcheggiare lì così Roberto ha pensato bene di farglielo notare.
    Dopo diverse imprecazioni rivolte al disabile, il conducente ha lasciato la macchina parcheggiata nel posto riservato e se ne è andato. Ma il peggio non era ancora arrivato. Quando l'uomo è tornato alla sua auto, Roberto e la moglie erano ancora sulle panchine. E l'uomo, guardando il disabile ha iniziato ad urlare: "Sei il Papa? Sei il Re? Oppure forse sei un vigile? No non sei nessuno di questi".
    Finite queste parole l'uomo ha cominciato a massacrare di botte Roberto che ha tentato in tutti i modi di difendersi dalla furia dell'uomo. Il disabile è stato scaraventato a terra e, impossibilitato a muoversi, ha incassato tutti i colpi. Le urla della moglie, però, hanno attirato l'attenzione di alcune persone nel bar lì vicino e subito sono corse in aiuto. L'aggressore, vedendo arrivare i soccorsi, è salito sulla sua auto e si è dato alla fuga.
    Le autorità stanno cercando di rintracciare l'autore dell'aggressione, ma per il momento nessun dettaglio sta facendo risalire a lui.
    Caserta, parcheggia nel posto dei disabili senza permesso. Poi scatta la rissa - IlGiornale.it

    Sorpreso a trainare una Smart rubata, venticinquenne in manette
    di Luigi Ansaloni
    PALERMO. E' stato sorpreso a trainare una Smart nella zona di via Tommaso Natale, quando è stato fermato e arrestato. In manette è finita Francesco Russo, 25 anni. Sabato notte l’equipaggio di una gazzella del Nucleo Radiomobile stava transitando quando i militari hanno notato una Lancia Ypsilon trainare con una corda una Smart percorrendo la strada in direzione opposta.
    Invertito il senso di marcia e giunti dietro la Smart, il conducente accortosi dell’autovettura con le insegne d’istituto, ha frenato di colpo scendendo velocemente dal veicolo lasciato al centro della corsia, dandosi alla fuga a piedi tra i vicoli di Via Drago Casimiro dove ha fatto perdere le sue tracce.
    Nel frattempo l’uomo alla guida della Lancia Ypsilon ha accelerato, la marcia imboccando via Drago Casimiro svoltando in una traversa e terminando la fuga in un vicolo cieco, dove è stato bloccato ed identificato in Francesco Russo, palermitano classe 1990, volto noto alle forze dell’ordine. Dall’accertamento alla banca dati, si accertava che la Smart risultava appartenere ad una ragazza, che contattata dai carabinieri ha riferito di averla parcheggiata sotto casa poche ore prima, così come dichiarato in sede di denuncia.
    Durante la perquisizione della Lancia Ypsilon veniva rinvenuta una borsa piena di attrezzi (quali giravite, tenaglia, pinze, chiavi inglesi, ecc. ecc.) posta sotto sequestro ed un compressore e kit di riparazione gomme della Smart asportata, ma riconosciuta dalla proprietaria e riconsegnatale.
    Sorpreso a trainare una Smart rubata, venticinquenne in manette - Giornale di Sicilia

    Napoli, ladri all'assalto delle scuole: rubate 7 macchine per cucire
    di Nico Falco
    Non si fermano i raid all’interno delle scuole. La notte scorsa è toccato alla “Attilio Romanò” di via Miano, intitolata al ragazzo ucciso da innocente dalla camorra mentre lavorava in un negozio nel gennaio 2005, durante la prima faida di Scampia.
    I ladri, stando a quanto hanno appurato le forze dell’ordine, hanno fatto irruzione col buio rompendo alcuni catenacci. Sono riusciti a portare via sette macchine per cucire.
    Ladri all'assalto delle scuole: rubate 7 macchine per cucire | Il Mattino

    Opera abusiva al convento: sigilli. Denunciato Rettore e un altro frate
    CAVA DE' TIRRENI - Nel corso dell’attività di contrasto all’abusivismo edilizio, la Polizia municipale ha provveduto alla contestazione della terza violazione di sigilli per i lavori abusivi di realizzazione di un fabbricato di diversi piani presso il Convento di San Francesco.
    Questa mattina, gli agenti del servizio Edilizia e polizia giudiziaria, nel corso della notifica del provvedimento di convalida del sequestro del cantiere disposto dalla Procura, in relazione alla contestazione della seconda violazione dei sigilli apposti al cantiere, hanno constatato che i lavori di realizzazione del fabbricato erano proseguiti con ulteriori opere edili, pertanto si è reso necessario procedere alla terza contestazione, che sarà sottoposta all’autorità giudiziaria, nei confronti dei rappresentanti legali, padre Pasquale del Pezzo, della Provincia Salernitana Lucana dei Frati Minori e padre Luigi Petrone, del Rettore del Convento di San Francesco di Cava de’ Tirreni.
    Opera abusiva al convento: sigilli denunciato rettore e un altro frate | Il Mattino

    Rubava materiale sanitario arrestata un'ostetrica a Bari
    BARI - Ha patteggiato la pena a 1 anno e 4 mesi di reclusione (pena sospesa) un’ostetrica del Policlinico di Bari arrestata in flagranza dai carabinieri per aver rubato farmaci e altro materiale sanitario (aghi, siringhe, garze, guanti).
    Dopo aver ricevuto la segnalazione da parte della direzione sanitaria dell’ospedale, i militari hanno iniziato una attività di osservazione che si è conclusa sabato scorso al termine del turno di lavoro della donna. L’hanno seguita all’esterno del Policlinico e nel bagagliaio della sua auto hanno trovato materiale sanitario trafugato nel reparto oltre a quello trovato durante la perquisizione a casa, per un valore complessivo di 600 euro.
    Rubava materiale sanitario arrestata un'ostetrica a Bari - Bari - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Pregiudicato si intesta 268 auto per coprire altri criminali
    Il personale della polizia stradale di Avellino afferente alla sottosezione di Grottaminarda ha provveduto a notificare a S.M., Classe 1962, pregiudicato, ben 268 verbali di contravvenzione per intestazione fittizia di altrettanti veicoli, pari ad un ammontare di 143.000 euro. E’ soltanto il primo passo, a cui seguira’ la radiazione d’ufficio ed il rintraccio dei possessori dei 268 veicoli in circolazione, solitamente utilizzati da persone che ricorrono a tale stratagemma per impedire la loro identificazione e per poter commettere, senza il timore di essere rintracciati, reati ed illeciti di qualsiasi genere.
    I provvedimenti già adottati sono prodromici alla confisca di questo elevato numero di veicoli. L’attivita’ in parola e’ stata possibile grazie alla professionalita’ di due operatori della polstrada che, mentre espletavano il servizio di pattuglia, hanno intercettavanto uno dei 268 veicoli in prossimita’ dello svincolo autostradale di Vallata. Il conducente, alla vista dell’unita’ operativa, si è dato a precipitosa fuga, facendo perdere le proprie tracce, favorito dalle tenebre. Il consequenziale risultato investigativo ha consentito l’individuazione dell’intestatario fittizio dei veicoli, un pluripregiudicato gravitante nella provincia di Salerno, passaggio indispensabile per poter attivare la nuova procedura di radiazione d’ufficio e di confisca degli autoveicoli.
    Pregiudicato si intesta 268 auto per coprire altri criminali | Il Mattino

    Castellammare, omicidio Tommasino
    Parla il pentito: ucciso dalla camorra per l'affaire parcheggi
    di Dario Sautto
    Castellammare di Stabia. Nuove rivelazioni dal pentito imputato, si riapre il caso Tommasino. Il consigliere comunale di Castellammare di Stabia sarebbe stato ucciso dalla camorra «per l'affare parcheggi». A dichiararlo è stato Renato Cavaliere, oggi collaboratore di giustizia e imputato insieme a Catello Romano nel nuovo processo d'Appello.
    Questa mattina, il procuratore generale ha presentato il verbale di interrogatorio con il quale ha ufficialmente chiesto la riapertura del dibattimento e i nuovi interrogatori anche per gli altri pentiti.
    Gino Tommasino fu ucciso nel pomeriggio del 3 febbraio 2009 mentre era in auto in compagnia del figlio minorenne. Pochi minuti dopo, secondo il pentito, avrebbe dovuto incontrare due imprenditori per discutere dell'affare parcheggi.
    Gli ergastoli comminati ai due killer Catello Romano e Renato Cavaliere erano stati annullati in Cassazione per mancanza del movente e rinviati in Appello per la rideterminazione della pena, mentre sono stati già condannati gli altri 2 killer che avevano confessato l'omicidio (i collaboratori di giustizia Salvatore Belviso e Raffaele Polito).
    Delitto Tommasino, parla il pentito «Ucciso per il business parcheggi» | Il Mattino

    Trentola Ducenta. Uccise quattro persone per un'auto parcheggiata male, il pm: «Ergastolo per il poliziotto omicida»
    Trentola Ducenta. Il pm della procura di Napoli Nord, Ilaria Corda, ha chiesto l'ergastolo per Luciano Pezzella, il 51enne, agente di polizia penitenziaria, attualmente sospeso, accusato di aver ucciso il 12 luglio 2015, per una questione di parcheggio, quattro persone a Trentola Ducenta. I tre vicini del poliziotto furono sparati[sic!] con la pistola d'ordinanza. Michele Verde, 61 anni, Enza Verde 58, e Pietro Verde di 31 anni, padre, madre e figlio, morirono all'istante. La quarta vittima era il 37enne Francesco Pinestro, che la mattina dell'eccidio si era recato a casa di Verde per scaricare delle cassette di frutta.
    Questa mattina in aula - il processo si svolge con rito abbreviato davanti al giudice Daniele Grunieri - erano presenti gli altri due figli di Michele Verde e la fidanzata del 31enne Pietro, Antonella, 24 anni, scampata miracolosamente al massacro. Pezzella, stando alla ricostruzione dei carabinieri di Aversa, dopo aver intimato a Pinestro di spostare il furgoncino parcheggiato davanti casa dei Verde, perché gli dava fastidio, salì in casa, prese la pistola d'ordinanza e iniziò a sparare colpendo Pinestro, poi Michele Verde; quindi entrò nell'abitazione delle vittime e colpì con furia cieca Pietro e la madre. La fidanzata di Pietro era a letto, sentì i colpi di pistola, uscì dalla stanza e trovo i corpi distesi a terra in un lago di sangue.
    Uccise quattro persone per un'auto parcheggiata male, il pm: «Ergastolo per il poliziotto omicida» | Il Mattino

    INCHIESTA A PALERMO
    Assenteismo al comando dei vigili, usate le immagini delle videocamere piazzate sopra i badge
    In appena 45 giorni circa c'era chi tra gli impiegati chi aveva eseguito 131 timbrature a favore di altri colleghi e 26 in proprio favore
    PALERMO
    Ci sono interi uffici coinvolti nell'inchiesta antiassenteismo al comando dei vigili urbani di via Dogali a Palermo.
    Ma non sono coinvolti tutti i componenti delle sezioni che lavoravano lì. Si parla della inchiesta che vede coinvolti 84 agenti della polizia municipale del comando di via Dogali a Palermo e dipendenti del Coime, il Coordinamento interventi di manutenzione edile del Comune. Tutti finiti nella indagine «antiassenteismo» della procura di Palermo. Sono invece 420 le posizioni dei vigili urbani che dovranno essere vagliate dalla procura.
    Un gran numero beneficiato delle cortesie di operai del Coime e degli agenti di polizia municipale per potersi assentare dal luogo di lavoro e fare altro. Gli investigatori grazie ai filmati delle videocamere piazzate sopra i badge da fine dicembre 2012 al gennaio 2013 hanno notato che c'erano gruppi di dipendenti che si aiutavano fra loro nel timbrare i cartellini di ingresso.
    Tra gli uffici dove il fenomeno era più diffuso ci sono quello agli accertamenti e ricerche, l'ufficio coordinamento generale e direzioni per obiettivi e l'ufficio protocollo generale. In appena 45 giorni circa c'era chi tra gli impiegati chi aveva eseguito 131 timbrature a favore di altri colleghi e 26 in proprio favore.
    Assenteismo, inchiesta fra vigili e operai Coime
    Un vero recordman delle strisciate. Sono 25 le posizioni tra le centinaia di quelle passate al setaccio dall'inchiesta coordinata dai pm Daniela Varone e Francesco Del Bene quelle "più censurabili", come scrivono gli investigatori.
    Assenteismo al comando dei vigili, usate le immagini delle videocamere piazzate sopra i badge - Giornale di Sicilia

    Tre miliardi in 6 mesi: scoperti 4800 furbetti ​tra i dipendenti statali
    Tra cattiva gestione del patrimonio pubblico, abusi d'ufficio e corruzione lo Stato perde miliardi ogni anno
    Chiara Sarra
    Mentre il governo da anni ormai predica la cosiddetta spending review (il taglio della spesa pubblica), uno stuolo di dipendenti dello Stato si intasca o spreca in sei mesi oltre tre miliardi di euro.
    È quanto rivela un rapporto della Guardia di Finanza riportato oggi dal Corriere della Sera, secondo cui 4835 dipendenti pubblici, tra funzionari, medici, politici e impiegati dovranno rispondere delle loro azioni davanti alla Corte dei Conti. Il rapporto riguarda i danni erariali contestati tra nei primi sei mesi del 2015 e parla di cifre impressionati.
    Per oltre un miliardo e 350 milioni sono chiamati in causa quasi 1300 dipendenti pubblici per corruzione, concussione, truffa e persino appropriazione indebita e abuso d'ufficio. Un altro miliardo viene sperperato nella cattiva gestione del patrimonio immobiliare: non sono rari i casi dove - spesso per promesse elettorali - i funzionari hanno concesso case popolari a canoni quasi simbolici. Come il ben noto caso del Comune di Roma, dove alcuni appartamenti sono stati affittati per soli 7 euro al mese. Poi c'è il capitolo sanità, dove gli sprechi e gli abusi comportano un danno superiore agli 800 milioni di euro. Infine ci sono i corsi di formazione finanziati con soldi pubblici e spesso mai svolti, come nei casi scoperti in Sicilia, dove sono stati sprecati 47 milioni di euro tra il 2006 e il 2011.
    Per non parlare dei casi particolari. Come riporta il Corriere, "è diventato un caso da manuale quello del dipendente di un ente di Catanzaro che per sette anni ha percepito stipendio e pensione". L'uomo era stato congedato, con tanto di assegno Inps, ma ha chiesto di essere riassunto. L'ente lo ha riammesso al lavoro, ma non ha comunicato il provvedimento all'Inps, consentendo al proprio dipendente di avere un doppio assegno.
    E basti poi citare i manager della Ferrovie Sudest di Bari che hanno 912mila euro per l’acquisto di 25 carrozze passeggeri, salvo poi rivenderle a una società polacca per 7 milioni di euro e infine riacquistarle a 22 milioni e mezzo di euro
    Tre miliardi in 6 mesi: scoperti 4800 furbetti ?tra i dipendenti statali - IlGiornale.it

  4. #534
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    Predefinito Re: Terryes

    Truffe assicurazioni, arrestati medici. Sono 200 i denunciati

    <img src="/webimages/img_210x145/2010/9/27/f9fcb65fb708ee6e28d65de310e0fd03.jpg" alt=" (ANSA)" class="img-rf" width="210" height="145" />Calabria.Nel reggino, procura contesta l'associazione a delinquere


    Medici, avvocati, professionisti, politici ecc. ecc. ecc.
    Non c'è proprio nulla da salvare da quelle parti, se non i negri sulle coste libiche.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #535
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    Predefinito Re: Terryes

    Si finge nipote di due anziani per derubarli: arrestato
    Per «spillare» 4500 euro a due anziani, marito e moglie, li ha telefonati[sic!] spacciandosi per il nipote e poi si è presentato, nella veste di un commesso di un negozio di elettrodomestici per farsi consegnare il denaro che, a suo dire, avrebbe saldato il conto di un fantomatico acquisto: un giovane di 23 anni, di Casoria, è stato bloccato dai carabinieri con l'accusa di truffa aggravata.
    La coppia, dopo avere consegnato i soldi, ha telefonato al vero nipote il quale ha detto loro di essere estraneo alla vicenda. La truffa è stata denunciata ai militari che sono riusciti a identificare e a rintracciare il truffatore di anziani nei confronti del quale il gip del Tribunale di Napoli Nord ha emesso un divieto di dimora. Il malvivente, inoltre, è stato riconosciuto da una delle vittime.
    Si finge nipote di due anziani per derubarli: arrestato | Il Mattino

    Senza patente a assicurazione
    non si ferma all'alt, investe Cc
    BARI - Sprovvisto di patente e in sella ad un motociclo risultato poi privo di copertura assicurativa non si è fermato all’alt dei carabinieri e ha investito un militare che poi lo ha arrestato. Il Cc guarirà in sette giorni. E' accaduto nei pressi di Piazza Umberto Bari, in pieno centro, dove i Carabinieri della Stazione di Bari San Nicola e dell’11 Battaglione Puglia, hanno arrestato un 21enne barese, Michele Pellegrino, conducente del mezzo, che ha ottenuto i domiciliari, e hanno denunciato in stato di irreperibilità un 17enne che è riuscito a fuggire e che era sul sellino posteriore.
    I militari nel corso di un servizio di controllo effettuato in via Sparano, hanno notato un motociclo Liberty, con due persone a bordo, sopraggiungere a forte velocità e hanno intimato l’alt al mezzo il cui conducente, allo scopo di guadagnarsi la fuga, ha investito un militare che ha reagito riuscendo a bloccare il conducente del mezzo. L’altro giovane, identificato, è riuscito a fuggire a piedi. I successivi accertamenti hanno permesso di appurare che il 21enne era sprovvisto di patente di guida mentre la moto era priva di copertura assicurativa e revisione.
    Senza patente a assicurazione non si ferma all'alt, investe Cc - Bari - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Abusivismo edilizio, a Palermo 600 casi in cinque mesi
    PALERMO. Raffica di abusi edilizi a Palermo. Seicento casi di violazioni della normativa edilizia, con la segnalazione contestuale all'Agenzia delle entrate e agli uffici tributari per il recupero delle somme evase al fisco e oltre mille persone segnalate all'autorità giudiziaria.
    È il risultato dell'attività svolta a Palermo da gennaio a maggio dal nucleo di polizia urbanistico edilizia dei vigili urbani. L'attività si lega al "Patto per la legalità" siglato tra Agenzia delle entrate, Regione siciliana, Comune di Palermo e Guardia di finanza per contrastare l'evasione fiscale.
    Sulla scorta delle segnalazioni di abusi edilizi, l'ufficio ha eseguito i controlli incrociati con la banca dati messa a disposizione dall'Agenzia delle entrate. La tipologia degli abusi edilizi riscontrati non è uniforme: nelle zone pedemontane e periferiche di Ciaculli, Brancaccio, Altarello, Falsomiele, Tommaso Natale e nella fascia di Partanna Mondello, gli abusi edilizi riguardano soprattutto nuove costruzioni e ampliamenti medio-grandi, fino alle villette unifamiliari; mentre in città e nel centro storico i controlli hanno evidenziato ampliamenti e ristrutturazioni non autorizzate di entità minore ma pur sempre illegali e spesso causa di gravi rischi per l'incolumità pubblica.
    Già ad aprile erano stati individuati e sequestrati circa 72.000 metri quadrati di superfici non dichiarate al fisco. L'aumento della superficie tassabile era stato uno degli elementi che hanno portato alla riduzione della Tari nel capoluogo siciliano compresa fra il 4% e il 7% nell'ultimo anno.
    Abusivismo edilizio, a Palermo 600 casi in cinque mesi - Giornale di Sicilia

    Il Colosseo della vergogna: turisti tra rifiuti ed escrementi
    Bottiglie vuote, giornali, volantini, cartacce e bicchieri. E persino alcuni sacchi di immondizia. È l'istantanea del Colosseo scattata ieri pomeriggio
    Sergio Rame
    Bottiglie vuote, giornali, volantini, cartacce e bicchieri. E persino alcuni sacchi di immondizia ammucchiati per ore sotto il monumento che tutto il mondo ci invidia.
    È l'istantanea del Colosseo scattata ieri pomeriggio. Nella domenica, che precede il ballottaggio per l'elezione del nuovo sindaco di Roma, torna a infiammarsi l'emergenza rifiuti nel centro storico della Capitale.
    Quel che resta di una giornata affollata da turisti provenienti da tutto il mondo, quando i cancelli sono ormai chiusi, quando i saltafila, le guide abusive e i promoter sono tornati a casa e percorrendo l'area esterna dell'Anfiteatro Flavio non si incontra neanche l'ombra di un custode, un vigile, un poliziotto, un addetto alle pulizie, è una cartolina davvero desolante segnata dall'incuria e dalla sporcizia. A documentarla è l'Adnkronos in un servizio che rilancia l'emergenza degrado lanciata l'anno scorso dal New York Times. Tutto intorno rimangono soltanto qualche venditore abusivo, che vende i selfie stick o le sciarpe, e una camionetta dell'esercito. I militari stazionano davanti l'ingresso principale del Colosseo. Accanto a loro campeggia un cartello con la scritta "Work in progress".
    Non bastassero le transenne a gettare ombra su uno dei monumenti più fotografati al mondo. I minuti passano, diventano ore, il sole ormai è calato, ma quei sacchetti sono sempre lì. Nessuno peraltro ne conosce il contenuto. E nessuno, nonostante l'allerta terrorismo nell'anno del Giubileo, sembra preoccuparsene. Tanto che quei sacchi restano lì indisturbati, insieme alle bottiglie vuote, alle cartacce e a un gatto che ci scodinzola intorno. A peggiorare il tutto, a macchiare ulteriormente l'immagine di quello che dovrebbe essere il biglietto da visita non solo di una città ma di un Paese intero, escrementi di cavallo dai quali proviene un odore nauseabondo.
    Il Colosseo della vergogna: turisti tra rifiuti ed escrementi - IlGiornale.it

    Palermo, baby rapinatori in gilet in via Roma: 6 arrestati
    di Silvia Iacono
    Gli arrestati, tra i 15 e i 17 anni, indossavano tutti il gilet. Sono stati sorpresi stanotte mentre aggredivano tre loro coetanei
    PALERMO. La polizia ha arrestato sei giovanissimi rapinatori, tra i 15 e i 17 anni, che hanno derubato tre loro coetanei in via Roma. I sei baby rapinatori sono stati arrestati stanotte e rinchiusi il Centro di prima accoglienza “Laura Morvillo”.
    I sei ragazzini, che indossavano tutti un gilet, hanno avvicinato tre loro coetanei, in via Roma, con la scusa di accendere delle sigarette, per poi aggredire con calci e pugni uno dei tre malcapitati, a cui i baby rapinatori sono riusciti a sottrarre dalle tasche denaro e un telefonino. Gli altri due hanno cercato di aiutare l’amico, ma non sono riusciti a bloccare la violenza del branco.
    Intanto in zona stavano transitando una pattuglia di polizia e una dell’esercito, che sono riuscite a mettere in fuga il branco. I giovani sono stati così raggiunti e identificati dagli agenti. La refurtiva è stata recuperata, tra cui il cellulare che è stato riconsegnato al legittimo proprietario, che nel frattempo è stato curato sul posto dal personale sanitario, avvisato dalle forze dell'ordine.
    Palermo, baby rapinatori in gilet in via Roma: 6 arrestati - Giornale di Sicilia

    Pozzuoli, ospedale nel caos
    boom di pazienti in barella
    di Nello Mazzone
    POZZUOLI. Scoppia l’ennesima emergenza barelle all’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli: da oltre una settimana nel reparto di Medicina generale ci sono una cinquantina di ricoverati, soprattutto anziani in molti casi non autosufficienti, parcheggiati su lettighe di fortuna tra il corridoio e le stanze. Sulla carta in quel reparto c’è la disponibilità di 31 posti letto, ma dallo scorso 30 maggio fino a ieri il numero dei degenti è oscillato tra i 45 e i 51 ricoverati, con appena 4 o al massimo 5 infermieri di turno a dover fronteggiare la situazione nell’ospedale più grande della terza Asl d’Italia. E nelle ore di visita in quel reparto – come denunciano in coro tutte le organizzazioni sindacali – si raggiunge la cifra record di oltre 120 persone che si aggirano tra barelle, letti e separè-paravento ospedalieri piazzati nei corridoi per garantire giusto un minimo di privacy.
    Ieri ennesima giornata di inferno. Tra i ricoverati ci sono moltissime persone anziane, affette da varie patologie: dispnea, problemi epatici, malattie polmonari e reumatiche. Molti di questi anziani, poi, hanno la necessità di portare i pannoloni e devono essere cambiati dietro i separè, nel mezzo dei corridoi. Come hanno denunciato, attraverso fotografie scattate con i telefonini cellulari, alcuni parenti dei ricoverati. Gli infermieri sono allo stremo, così come i medici in servizio che hanno dovuto fronteggiare negli ultimi giorni le proteste dei ricoverati e le aggressioni, verbali e in alcuni casi anche fisiche, dei loro parenti.
    E continuano, poi, anche i problemi alla Tac dell’ospedale Santa Maria delle Grazie già al centro di polemiche dopo la morte avvenuta a inizio anno del 41enne Gianluca Forestiere costretto a girovagare in fin di vita tra Giugliano e Pozzuoli per colpa della Tac malfunzionante: il 24 aprile scorso una donna è arrivata al pronto soccorso di Pozzuoli con un trauma cranico, ma la Tac era fuori uso costringendo la donna al trasferimento all’ospedale San Giuliano di Giugliano.
    Pozzuoli, ospedale nel caos boom di pazienti in barella | Il Mattino

    Abuso d'ufficio, condannato il marito della senatrice Finocchiaro
    CATANIA. Condanna a nove mesi ciascuno per abuso d'ufficio, pena sospesa, per Melchiorre Fidelbo, marito della senatrice del Pd Anna Finocchiaro, e per l'ex direttore generale dell'Asp di Catania, Giuseppe Calaciura; entrambi sono stati invece assolti, "per non avere commesso il fatto", dal reato di truffa.
    E' la sentenza della terza sezione penale del Tribunale di Catania a conclusione del processo sull'appalto per l'informatizzazione del Presidio territoriale di assistenza (Pta) di Giarre, assegnato alla Solsamb, società guidata da Melchiorre Fidelbo. Nel processo sono stati assolti da entrambi i capi d'imputazione, abuso d'ufficio e truffa, il senatore Antonio Scavone, del Gal, nel procedimento per un suo ex ruolo apicale nell'Asp di Catania, "per non avere commesso il fatto", e l'ex direttore amministrativo dell'Asp, Giovanni Puglisi.
    La Procura di Catania aveva chiesto la condanna di tutti i quattro imputati a un anno di reclusione. Al centro dell'inchiesta la stipula della delibera del 2010 che autorizzava l'Asp di Catania a realizzare un convenzione con la Solsamb per il Pta di Giarre che, secondo l'accusa, sarebbe stata redatta "senza previo espletamento di una procedura ad evidenza pubblica e comunque in violazione del divieto di affidare incarichi di consulenza esterna", come prevede la normativa regionale.
    Abuso d'ufficio, condannato il marito della senatrice Finocchiaro - Giornale di Sicilia

    Sparatoria a Catania, grave un uomo. Ferito un quindicenne che passava per caso
    CATANIA. Due persone sono rimaste ferite in una sparatoria avvenuta in serata nello storico rione San Cristoforo a Catania. Sono Sebastiano Musumeci, di 40 anni, che era l'obiettivo della persona che ha esploso diversi colpi di pistola, e un 15enne che passava per caso sul posto.
    Musumeci, colpito al torace, è ferito ricoverato con la prognosi riservata. Il ragazzo, centrato a una gamba, è fuori pericolo. Secondo le prime indagini della polizia di Stato, intervenuta sul posto con agenti della squadra mobile, l'obiettivo della sparatoria, avvenuta in via Di Giacomo, era Musumeci, che in passato è stato denunciato per reati in materia di stupefacenti.
    Gli investigatori stanno cercando di ricostruire la personalità dell'uomo, le sue frequentazione e amicizie per cercare di risalire al movente e all'autore del ferimento. Sull'episodio la Procura di Catania ha aperto un'inchiesta.
    Sparatoria a Catania, grave un uomo. Ferito un quindicenne che passava per caso - Giornale di Sicilia

    Agrigento, favori e assunzioni per non pagare tasse
    Coinvolti funzionari Agenzia entrate e Girgenti Acque
    CRONACA – La Guardia di finanza, coordinata dalla locale Procura, ha fatto luce su un presunto giro di corruzione. In totale sono quindici le misure cautelari, tra dipendenti pubblici infedeli e imprenditori. Spicca il nome di Marco Campione, ad della società che gestisce il servizio idrico nella provincia.
    Cancellazioni di avvisi di pagamento delle imposte in cambio di favori e assunzioni. La Guardia di finanza di Agrigento ha fatto luce su un giro di presunta corruzione attorno all'agenzia delle entrate della città di Pirandello. Coinvolti funzionari e imprenditori tra cui spicca Marco Campione, amministratore delegato di Girgenti Acque, ai domiciliari. In carcere anche dipendenti pubblici infedeli, funzionari e dirigenti locali dell'Agenzia delle entrate, compreso il direttore provinciale, accusati a vario titolo di falso e corruzione.
    In totale sono quindici le misure cautelari: quattro persone in carcere, sette agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, due si dovranno presentare ai carabinieri di Agrigento e per altri due è scattato il divieto temporaneo dell'esercizio della professione. Secondo l'accusa gli imprenditori, tra cui Campione, versavano somme di denaro, assumevano famigliari dei dipendenti e, in un caso, sarebbe stata falsificata una carriera universitaria e in cambio le imposte da pagare venivano cancellate con un colpo di penna.
    Le manette sono scattate per Vincenzo Tascarella, funzionario dell'agenzia delle entrate. «Nella sua qualità di pubblico ufficiale - scrive la Procura - accettava la promessa di una somma di denaro per omettere atti del proprio ufficio e per compiere atti contrari ai propri doveri d'ufficio. Tascarella - prosegue la Procura - accettava la promessa della somma di denaro per favorire l'annullamento dell'avviso di accertamento da lui stesso emesso con un provvedimento di autotutela, piegando la propria funzione istituzionale di funzionario dell'agenzia delle Entrate all'interesse della società contribuente».
    I pubblici ministeri sottolineano poi un caso di presunta corruzione legato a Campione e Pietro Pasquale Leto che all'epoca in cui scattò l'inchiesta era dirigente in servizio alla direzione regionale delle Entrate di Palermo e dal 13 gennaio del 2014 direttore della direzione provinciale delle entrate di Agrigento. «Leto, nella sua qualità di pubblico ufficiale, accettava la promessa di Marco Campione, rappresentante legale della Girgenti Acque, - scrive la Procura - di altra utilità, consistente nell'assunzione a tempo indeterminato della propria figlia, presso l'ufficio legale della Girgenti Acque».
    Già da tempo sulla Girgenti Acque gravano ombre giudiziarie e il caso è stato portato in Parlamento dal Movimento cinque stelle che ha articolato una circostanziata denuncia. A proposito delle facili assunzioni, il 12 marzo del 2015 la commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ha sentito il procuratore di Agrigento, Ignazio Fonzo che, a proposito di Girgenti, prima di chiedere la secretazione degli atti, ha parlato di «assumificio». L'interrogazione torna anche su questo aspetto. «Non risulterebbero chiari - sottolineano i senatori - i criteri di assunzione del personale in un'azienda che finora ha posto diniego alla richiesta di prendere visione della pianta organica e degli elenchi del personale avanzata da deputati dell'Ars».
    Agrigento, favori e assunzioni per evitare tasse. Coinvolti funzionari pubblici*e Girgenti Acque - MeridioNews

    Esame avvocati, scoppia il caso
    sul copia-incolla di 61 candidati
    di Leandro Del Gaudio
    Probabilmente non sarà un record nazionale, di quelli destinati a far gridare allo scandalo. Parliamo dell’esame scritto per l’accesso alla professione di avvocato, il cui test scritto s’è tenuto lo scorso dicembre a Napoli. I toni sono più tranquilli, rispetto allo strepito di qualche mese fa e ad un’inchiesta aperta dalla Procura di Napoli. Ma i dati definitivi, che saranno ufficializzati domani in Corte d’Appello, dicono che qualche problema c’è stato. Sono 61 gli elaborati annullati per aver fatto copia-incolla da un sito internet che offriva la soluzione ai test; mentre ci sono altri 240 compiti che sono stati annullati per il tradizionale «collo lungo», che consiste nel copiare il test dal compagno di banco. Alla fine, su 4700 candidati napoletani, sono 300 le copie annullate.
    Esame avvocati, scoppia il caso sul copia-incolla di 61 candidati | Il Mattino

    Cava de' Tirreni. Lacrime dal Bambinello, accusa di truffa per il Rettore del Santuario
    Aveva «abusato della della credulità popolare» per una statuetta del Bambin Gesù che piangeva lacrime di sangue. La statua, secondo frà Gigino Petrone, aveva iniziato a lacrimare di ritorno da un viaggio in Terra Santa. Per i Ris di Parma quelle gocce di sangue erano umane ma per il sostituto procuratore Roberto Penna, erano state messe con una siringa per suscitare l’effetto miracolo. Ieri mattina il dibattimento in Tribunale a Salerno si è aperto con la dichiarazione di depenalizzazione del reato, ma anche una richiesta di abbreviato a carico del frate al quale potrebbe essere contestato il reato di truffa. Una richiesta possibile non essendo ancora stato aperto il dibattimento. Tutto da rifare, dunque, la prossima udienza è slittata a novembre.
    Nel febbraio del 2011 la statua fu sequestrata per evitare l’esposizione ai fedeli, molti dei quali continuano a credere in un miracolo. Nonostante tutto. Per tre volte il frate ha esposto al pubblico la statua richiamando l’attenzione di numerosi fedeli.
    Lacrime dal Bambinello, accusa di truffa per il rettore del Santuario | Il Mattino



    La provocazione di Bennato: “A Napoli e al Sud servirebbe una secessione”
    Il noto cantautore partenopeo ha parlato del futuro della città e del Mezzogiorno: "Lancio una provocazione, perchè sono un pazzo: il meridione deve camminare da solo, per responsabilizzarsi. L'esempio è la Slovacchia"
    "Dico qualcosa di blasfemo e antipatriottico: credo che così come a volte fanno i genitori con i bambini, per sensibilizzarli, per responsabilizzarli, che dicono ‘ora te la sbrogli da solo’, per Napoli e per il Sud ci vorrebbe una soluzione drastica, ovvero fare in modo che nei prossimi mesi e nei prossimi anni, il Mezzogiorno viaggi da solo. Come è successo in Cecoslovacchia, senza colpo ferire, con la secessione tra Repubblica Ceca e Slovacchia. Negli ultimi trent’anni la Slovacchia ha avuto un incremento pazzesco. Io non sono un politico, sono un pazzo e quindi dico: lasciamo il Sud per conto suo, responsabilizziamolo. La mia è una provocazione, soltanto una provocazione. Prendetela col beneficio dell’inventario". Così il noto cantautore napoletano Eduardo Bennato, parlando del futuro della città di Napoli e del Sud Italia, ha lanciato la sua provocazione nel corso della trasmissione "La Gabbia", in onda su La7.
    "Napoli è sicuramente una delle città più belle del mondo - ha affermato Bennato - ma è una città in ebollizione. Io sono nato a Bagnoli, dove a metà degli anni 80’ ci si è resi conto che l’industria siderurgica non aveva più sbocco, non aveva più futuro. A quel punto sarebbe stato auspicabile che i dirigenti dell’Italsider avessero trasformato tutto in industria turistica, che poi è la vocazione naturale di quel territorio. Da allora, però, tutto è fermo e bloccato perchè purtroppo, con tutto l’affetto che ho per la mia città, per motivi latitudinali, geografici, a Bagnoli in quel momento impera indisturbato il vittimismo, il fatalismo, l’assistenzialismo".
    "Tra Nord e Sud è rimasta purtroppo una differenza, un divario fatto di modo di ragionare, di concepire il sociale e di coscienza sociale. Paradossalmente è la base che condiziona il potere, nonostante sembra che sia il contrario. Io sono un pazzaglione, non ho bandiere e quindi sono completamente svicolato dalle logiche del potere. Napoli è una megalopoli impazzita, ma non cambierà mai niente se non ci credono i napoletani, che devono cominciare a lottare per la propria città e condizionare chi ha il potere, chiunque sia", ha aggiunto Bennato.
    La provocazione di Bennato: "A Napoli e al Sud servirebbe una secessione"


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    Predefinito Re: Terryes

    Maxi-rissa tra due famiglie, 7 arresti. Tra loro anche 4 donne. Tutti i nomi
    di Alessandro Napolitano
    QUARTO. Ci sono anche quattro donne tra le persone arrestate dopo una furibonda lite scoppiata in strada. All'origine della maxi-rissa pare ci siano motivi sentimentali. Ad innescarla, le scintille tra marito e moglie, Gennaro De Rosa (35 anni, già noto alle forze dell'ordine) e la 27enne Angela Di Costanzo. Immediatamente, in via del Primo Maggio, a ridosso del rione popolare «219», sono arrivati i rispettivi familiari. Oltre a marito e moglie, i carabinieri hanno arrestato anche Vincenzo Grillo, 49enne pregiudicato; Maria De Rosa, 33 anni; Anna Edna Riccio, 56 anni; Paolo Di Costanzo, 50 anni e Lucia Di Costanzo, 25 anni. Devono rispondere di rissa, violenza, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Lievemente ferito anche un maresciallo, mentre gli altri coinvolti nella rissa ne avranno dai 3 ai 10 giorni. I fermati sono in attesa del rito direttissimo.
    Maxi-rissa tra famiglie, 7 arresti Tra loro anche 4 donne: i nomi | Il Mattino

    Finge il furto dello scooter
    per evitare le manette, ladro arrestato
    di Nico Falco
    Dopo aver rubato la borsa di una donna aveva denunciato il furto dello scooter, ma è stato incastrato dalle telecamere di sorveglianza. Non è servito a evitare le manette l’espediente escogitato da Michele Uccello, 41enne napoletano, arrestato nella tarda serata di martedì dagli agenti del commissariato Arenella della Polizia di Stato.
    Le indagini sono partite quando una donna ha denunciato di essere stata derubata, poco dopo le 18 di martedì in via Calvanico, da due persone su uno scooter; grazie alla testimonianza della vittima gli agenti hanno identificato Uccello ma l’uomo si era reso irreperibile. Il 41enne è stato bloccato in via dell’Epomeo intorno alle 23 e, condotto in commissariato, ha dichiarato che lo scooter gli era stato rubato alle 17 a Scampia. A smontare la sua versione, però, le immagini riprese da alcune telecamere di sorveglianza, che lo vedevano scorrazzare sul mezzo alle 19 a Pianura, nei pressi della sua abitazione.
    Finge il furto dello scooter per evitare le manette, ladro arrestato | Il Mattino

    Napoli, auto a tutta velocità nella zona
    di Maria Chiara Aulisio
    È l'ultimo «gioco» inventato dai teppisti che dominano il centro antico, l'ennesimo atto di arroganza, inciviltà e prevaricazione consumato alla faccia delle regole e con il «placet» di chi non le fa rispettare. Da qualche settimana accade quasi ogni sera, intorno a mezzanotte, talvolta anche un po' prima, quando il cuore della vecchia Napoli è ancora strapieno di gente e soprattutto di turisti che, attoniti e impauriti, assistono alla scena. L'altra sera era una piccola auto bianca, ma l'auto non è quasi mai la stessa segno che il «gioco» raccoglie sempre nuovi proseliti.
    E consiste in questo: a gran velocità un'auto attraversa la zona pedonale che da calata Trinità Maggiore arriva in piazza del Gesù: qui, sotto la guglia, il guidatore tira il freno a mano e si esibisce in un pericoloso testa coda, accompagnato dal forte stridio delle gomme che si bloccano sull'asfalto, prima di tornare al punto di partenza e ripartire per un'altra corsa. Una incredibile carambola che viene ripetuta tre, quattro volte di seguito, con spavalderia e prepotenza, da chi evidentemente se ne frega di tutto quello che gli sta intorno e pure delle telecamere che dovrebbero controllare e proteggere la zona pedonale.
    Qui, teoricamente, non potrebbe avere accesso nessuno ad eccezione delle auto dei residenti muniti di permesso e contrassegno. Il video dal quale sono state estratte alcune immagini - e che pubblichiamo integralmente sul sito de Il Mattino - è stato girato dal titolare di uno dei tanti locali di Calata Trinità Maggiore e ben presto sarà oggetto dell'ennesima quanto inutile denuncia: «Perdiamo solo tempo - racconta il commerciante sconfortato - sono mesi che ci rivolgiamo a polizia, carabinieri e vigili urbani per denunciare quello che succede da queste parti chiedendo un po' di controllo: niente, non si vede nessuno. Eppure siamo pieni di turisti. Sapete quando cambierà qualcosa? Quando ci scapperà il ferito o peggio il morto».
    Ma il video non è uno solo. Ogni sera, dalle finestre delle abitazioni, i residenti girano le immagini, e scattano foto, di una situazione drammatica che peggiora giorno dopo giorno: scooter che sfrecciano tra la folla come se niente fosse, a bordo tre, anche quattro persone, naturalmente senza casco. «Qualche sera fa - prosegue il titolare del bar - abbiamo assistito a una scena da brivido: a bordo di cinque motorini hanno attraversato la piazza brandendo dei bastoni e urlando frasi incomprensibili. Ho chiamato la polizia, ho raccontato tutto, non si è visto nessuno». L'ultima denuncia inoltrata alla Procura della Repubblica dall'amministratore di uno dei tanti condomini della zona è articolata e mette in luce una serie di altri problemi: «Nell'area compresa tra piazza del Gesù, Calata Trinità Maggiore e via dei Carrozzieri a Monteoliveto si è raggiunta una condizione di assoluta invivibilità».
    E non solo per quanto riguarda la viabilità: «La musica a tutto volume che proviene da alcuni locali sta raggiungendo livelli insostenibili accompagnata da risse continue tra coltelli e bottiglie spaccate». Ma c'è dell'altro: i residenti denunciano anche la «vendita senza regole di alcolici ai minorenni e lo spaccio di sostanze stupefacenti». Un disastro, insomma. Una vera e propria zona franca dove non esistono più regole e controlli. «A peggiorare il tutto - conclude l'esposto - la incontenibile presenza di parcheggiatori abusivi che dispongono delle aree di sosta a loro piacimento come se fossero i padroni assoluti della zona».
    Napoli, auto a tutta velocità nella ztl | Guarda il video | Il Mattino

    Bagnoli, parcheggiatore abusivo ucciso: l'ombra della camorra
    di Nico Falco
    Un'esecuzione di camorra, un atto dimostrativo esemplare per mettere in chiaro chi comanda dopo un “cambio di guardia”. Ci sarebbe questo dietro l’omicidio che si è consumato questa notte tra via Coroglio e via Cattolica, a Bagnoli. La vittima è Gaetano Arrigo, pregiudicato, parcheggiatore abusivo. Lo hanno raggiunto, stando alle prime ricostruzioni, mentre era "al lavoro", nei pressi dei locali della movida del quartiere occidentale napoletano.
    A sparare sarebbero state tre persone, a bordo di un’automobile. Lo hanno affiancato e hanno aperto il fuoco, almeno sei colpi tra torace e volto. L’uomo, 43 anni, è stato soccorso e trasportato all’ospedale San Paolo, dove è arrivato in condizioni disperate ed è deceduto poco dopo. Arrigo sarebbe stato vicino, almeno alcuni anni fa, al gruppo guidato da Alessandro Giannelli.
    Sull’agguato indagano gli agenti della Squadra Mobile e del commissariato Bagnoli della Polizia di Stato, guidati rispettivamente dai dirigenti Fausto Lamparelli e Raffaele Pelliccia. Diverse le piste al vaglio degli investigatori, ma la più verosimile porta alla criminalità organizzata, dopo gli scossoni rappresentati dall’arresto di Giannelli e dalla fuga dal carcere di Felice d’Ausilio, quest’ultimo ancora latitante.
    Parcheggiatore abusivo ucciso a Napoli: l'ombra della camorra | Il Mattino

    C'è la partita, spariscono i bus
    40 autisti denunciati a Palermo
    Nelle stesse ore in cui l'Italia batteva la Svezia sono stati 40 gli autisti dell'Amat, l'azienda di trasporto pubblico urbano di Palermo, assenti per malattia su un totale di 225 autisti previsti in servizio. Stamattina erano otto. Adesso una quindicina di loro rischiano il posto di lavoro. Il Cda dell'azienda, infatti, ha deciso di segnalare questi lavoratori alla Procura della Repubblica perché «valuti la correttezza delle rispettive situazioni». Contemporaneamente l'Amat invierà formale diffida agli stessi lavoratori, «avendone rilevato la scarsa produttività, le prestazioni non sufficienti e non coerenti con le mansioni». In sostanza, l'azienda sta avviando quanto necessario per verificare la sussistenza delle condizioni per il licenziamento. In particolare, si tratta, spiegano dalla partecipata, di coloro che dichiarano, sempre il pomeriggio, il sabato e la domenica, malattie improvvise, in alcuni casi anche per 12 giorni lavorativi nel corso dello stesso mese. «L'Amat - spiega il presidente Antonino Gristina - applica il contratto collettivo tanto per i diritti quanto per i doveri dei lavoratori e, allo stato dei fatti, non può impedire ai lavoratori di assentarsi per malattia pur non potendo svolgere i controlli fiscali di rito. È evidente - aggiunge - però, a meno di non voler considerare uno scherzo della statistica, che siamo di fronte a comportamenti anomali che riteniamo debbano essere valutati nelle forme e sedi opportune anche dalla magistratura».
    Gioca l'Italia, niente bus autisti malati all'improvviso | Il Mattino

    Gioca l'Italia? Cancellati 115 voli
    Ieri lo sciopero dei controllori di volo Alitalia è durato 4 ore. Dalle 13 alle 17, in concomitanza con la partita dell'Italia. Grandi disagi tra i passeggeri che sono rimasti senza voli disponibili
    Francesco Curridori
    Prima i bus di Roma, ora i voli aerei. Gli scioperi “a orologeria” stanno diventando una prassi in questo giugno sportivo contrassegnato dall’Europeo.
    I controllori di volo di alcune sigle sindacali (Unica e Licta) hanno scioperato dalle 13 alle 17, proprio in coincidenza con la partita dell’Italia contro la Svezia.
    Ben 115 voli soppressi
    Dopo che i sindacati hanno vinto il ricorso al Tar del Lazio contro il differimento del ministero delle Infrastrutture, sono cominciati i disagi per i passeggeri. A fine giornata si sono contati 115 voli soppressi all'aeroporto di Fiumicino (56 partenze e 59 arrivi), nonostante Alitalia, così come le altre compagnie, avesse predisposto un piano per ridurre i disagi "offrendo soluzioni alternative di viaggio, ove possibile in giornata, per la stessa destinazione". La ex compagnia di bandiera ha però lamentato lo “scarso preavviso con cui si è avuta notizia dello sciopero”.
    Le contromisure di Enac e Adr
    Da parte sua, l'Enac (Ente nazionale dell'aviazione civile) aveva invitato tutti i passeggeri in partenza a "contattare le compagnie aeree di riferimento per verificare l'operatività dei propri voli prima di recarsi negli aeroporti". Informazioni sullo sciopero dei controllori, con possibili ritardi e cancellazioni dei voli, sono state fornite dalla società di gestione Adr (Aeroporti di Roma), che partecipa peraltro insieme con Enac ed Enav ad un comitato aeroportuale per la gestione delle irregolarità dei voli. L’Adr ha provveduto a far installare dei monitor per consentire la visione della partita Italia-Svezia ai passeggeri e ha previsto il prolungamento dell’orario di lavoro dei punti di ristoro fino a mezzanotte e la distribuzione gratuita di bottiglie d’acqua. Una scena che ricorda molto il film The Terminal dove il protagonista Tom Hanks è riuscito a sopravvivere ‘alloggiando’ per mesi in un aeroporto. Ma chi paga il biglietto non avrebbe il diritto di vivere comodamente le proprie ore di volo senza contrattempi legati agli orari delle partite di calcio?
    Gioca l'Italia? Cancellati 115 voli - IlGiornale.it

    Stromboli, aliscafo spinto dallo scirocco si schianta sul molo e affonda: evacuati i 117 passeggeri
    STROMBOLI. Momenti di panico questo pomeriggio a bordo dell'Aliscafo «Masaccio» della Società di Navigazione Siciliana, finito, durante la fase di ormeggio, contro la banchina del porto di Stromboli a causa del vento di scirocco che oggi ha flagellato la Sicilia provocando anche numerosi incendi.
    L'imbarcazione è parzialmente affondata, ma fortunatamente nessuno tra i 117 passeggeri e i sei membri dell'equipaggio è rimasto ferito, come ha confermato anche la Guardia Costiera. L'incidente è avvenuto attorno alle 16 quando il «Masaccio» - in servizio tra Milazzo, Lipari e Stromboli - stava per attraccare nel porto della frazione di Scari.
    Una raffica di scirocco più forte delle altre ha spinto all'improvviso la prua dell'aliscafo contro il molo e la risacca lo ha fatto «impuntare» con il muso sotto la banchina mentre la poppa si sollevava in aria. Una posizione che ha causato il parziale affondamento del natante, sia pure a pochi metri dalla vicina spiaggia di sabbia vulcanica. A bordo ci sono state urla e attimi di terrore tra i passeggeri, che però sono stati subito tranquillizzati dall'equipaggio e dal comandante del «Masaccio», Salvatore Arena, che ha diretto le operazioni di soccorso ed è stato l'ultimo ad abbandonare l'imbarcazione.
    I 117 passeggeri e i sei uomini dell'equipaggio sono stati fatti sbarcare attraverso le zattere di salvataggio e con l' aiuto dei natanti di alcuni abitanti dell'isola che hanno prestato immediato soccorso alle persone a bordo. Sul posto sono intervenuti anche diversi mezzi della Capitanerie di Porto e un elicottero della Guardia Costiera decollato da Catania. I viaggiatori che erano diretti a Lipari sono ripartiti con l' aliscafo «Antioco» della stessa Società di Navigazione Siciliana. L'aliscafo adesso è semi affondato e si trova con la prua inclinata sotto la banchina. Saranno le inchieste aperte dalla Capitaneria di Porto di Lipari e dai carabinieri ad accertare le cause dell'incidente.
    Stromboli, aliscafo spinto dallo scirocco si schianta sul molo e affonda: evacuati i 117 passeggeri - Giornale di Sicilia



    Castellammare, marche da bollo clonate per gli avvocati: arrestato il rivenditore
    di Dario Sautto
    Castellammare di Stabia. Un negozio stabiese rivendeva marche da bollo false agli avvocati per far risparmiare sulle cause da mettere a ruolo. La maxi inchiesta della Procura di Torre Annunziata ha portato questa mattina al primo arresto. Ai domiciliari è finito il negoziante Errico Giordano, accusato di aver messo in circolo 1.251 marche da bollo clonate per un valore stimato di almeno 57mila euro.
    Le indagini, coordinate dal pm Silvio Pavia della Procura oplontina guidata dal procuratore capo Sandro Pennasilico e dall'aggiunto Pierpaolo Filippelli, sono partite nel 2013 dagli uffici del giudice di pace di Gragnano e Castellammare di Stabia, dove erano state segnalate anomale iscrizioni a ruolo di cause con marche che riportavano sempre lo stesso numero identificativo. In pratica, dai primi controlli, i valori bollati risultavano regolarmente rilasciati, ma si trovavano in diversi fascicoli, fino a 10.
    L'arresto di oggi è solo il primo provvedimento, di una inchiesta ancora aperta e che ha visto l'iscrizione nel registro degli indagati di quasi 400 avvocati del Foro di Torre Annunziata.
    Marche da bollo false per gli avvocati arrestato il rivenditore | Il Mattino

    Napoli, otto cappelle sequestrate nel cimitero di Poggioreale
    Otto cappelle gentilizie di rilevanza storica, poste nel "quadrato" monumentale del cimitero di Poggioreale, a Napoli, sono state sequestrate dai militari della sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza in esecuzione di un provvedimento emesso dal gip del tribunale partenopeo su richiesta della Procura della Repubblica nell'ambito di un'inchiesta sulla compravendita di loculi.
    Il provvedimento è stato emesso nei confronti di Carmine Montuoro, appartenente ad una famiglia di imprenditori di pompe funebri, indagato per truffa aggravata ai danni del Comune di Napoli nonché di privati cittadini che secondo le indagini aveva acquisito la disponibilità delle otto cappelle oggi finite sotto sequestro.
    L'inchiesta è scattata, lo scorso anno, a seguito della segnalazione di una cittadina francese la quale, durante una visita turistica a Napoli, si è recata al cimitero di Poggioreale constando che l'antica cappella di famiglia era stata ristrutturata e che era impossibile accedervi. E inoltre era stata cambiata anche la denominazione. Secondo gli investigatori ad eseguire la ristrutturazione sarebbe stato Carmine Montuoro che avrebbe ceduto i loculi ricavati all'interno della stessa struttura. E Montuoro, sempre secondo gli investigatori, avrebbe acquisito la disponibilità di altre otto cappelle, che sono state sequestrate oggi, cedendo a terzi l'uso dei loculi.
    Napoli, otto cappelle sequestrate nel cimitero di Poggioreale | Il Mattino

    "Voto di scambio con la mafia": 9 indagati a Vittoria. Anche i due candidati sindaco
    VITTORIA. Nove persone sono indagate per voto di scambio con la mafia nell'ambito di un'inchiesta della Dda della Procura di Catania sulle elezioni comunali di Vittoria, nel Ragusano.
    Coinvolti anche i due aspiranti sindaci, che se la vedranno al ballottaggio di domenica prossima: Giovanni Moscato e Francesco Aiello, anche loro destinatari di avviso di garanzia. Un terremoto giudiziario a 72 ore dal voto, che fa tremare la città e che colpisce soprattutto il Pd.
    L'inchiesta della Procura distrettuale antimafia di Catania è stata condotta dall'aggiunto Amedeo Bertone (nominato oggi dal Csm a capo della Procura di Caltanissetta) e dal sostituto Valentina Sincero che coordinano l'indagine affidata alla Guardia di Finanza, che riguarda la campagna elettorale di queste amministrative e quella del 2011.
    Il fascicolo, che fa tremare il cuore dell'economia ragusana, scaturisce dalle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Biagio Gravina e Rosario Avila. Nel registro degli indagati c'è anche Lisa Pisani, imprenditrice, esponente del Pd e assessore uscente allo sviluppo economico: è giunta quarta nella corsa a sindaco, con il 9,30% delle preferenze."Sono serena sull'ipotesi di reato, non c'è alcun nesso ricollegabile alla mia attività elettorale e resto fiduciosa circa l'operato della magistratura".
    Indagato pure il sindaco uscente Giuseppe Nicosia (Pd) e suo fratello Fabio. Tra gli indagati ci sono anche due persone vicine all'ex sindaco, Maurizio Di Stefano e Raffaele Di Pietro, e due candidati al consiglio comunale: Raffaele Giunta e Cesare Campailla. I 5stelle chiedono a Moscato e Aiello di ritirarsi. E sostengono che "il voto di scambio politico mafioso rimane il nodo cruciale della corruzione politica, ci vuole un cambio radicale in merito alla sua applicazione, perché la norma così come è scritta dal Pd al momento attuale non è efficace".
    "Voto di scambio con la mafia": terremoto elettorale a Vittoria - Giornale di Sicilia

    Sicilia in fiamme. Piromani in azione. Gli investigatori sospettano la mafia e la criminalità dietro all’attività di ex forestali…
    Una storia già vista.
    Basta rileggere quello che pubblicammo pochi mesi fa…. il 20 marzo 2016!
    di ROBERTO BERNARDELLI
    La Regione è la Sicilia. La professione è quella dei forestali. In 22 sono esperti di mafia. Altri 1.000 sono esperti di reati contro il patrimonio. Altri, ancora, in 200 sono espertissimi in incendio doloso, altri 2.000 di reati contro la pubblica amministrazione. Per non perdere il giro, altri 600 sono esperti di reati contro la persona, un centinaio di reati contro l’amministrazione giustizia.
    Questo è il quadro dei santi: 3.200 forestali condannati, per reati di una gravità sconvolgente.
    L’elenco del tutto tipico del sistema italiano che tutto crea e nulla distrugge, e anzi peggiora, è finito sul tavolo del presidente Crocetta che, nel 2014, aveva chiesto che gli venissero rendicontati i carichi pendenti e il casellario giudiziario dei forestali: su 25mila dipendenti (in Canada i rangers sono 4.200, giusto per non dimenticare), 3.200 lavoratori non indefessi hanno subito condanne penali. Non sappiamo se sorprenda di più che chi deve difendere il patrimonio, sia processato per averne abusato. Chi è pagato dai cittadini, ben 22 dipendenti, venga processato per il 416bis, cioè per mafia, e poi reintegrato!
    Che chi deve debellare e prevenire gli incendi, sia condannato come incendiario!
    Ma non facciamo prima a mandare l’esercito? Già peraltro pagato da tutti. O dobbiamo spalmare i costi di questa oscenità su tutti i cittadini onesti? Questa Italia, non ci interessa.
    Se leggiamo le cronache siciliane, apprendiamo che Sicilia 3200 addetti inseriti negli elenchi della forestale risulterebbero «incompatibili con incarichi nella pubblica amministrazione». La fuoriuscita di questo personale dal comparto, secondo prime proiezioni, comporterebbe un risparmio per la Regione di circa 25 milioni di euro, che il governo Crocetta intende destinare a un fondo per finanziare misure a sostegno del reddito di cittadinanza. Giusto per intenderci: per i forestali disoccupati?
    “Sono rammaricato per il fatto che non siano mai stati fatti questi controlli” ha fatto sapere il governatore in conferenza stampa a Palermo. Al momento, la Regione ha già deciso di escluderne 66. E tutti gli altri?
    «In 42 hanno riportato condanne per reati gravi; mentre 22 sono stati condannati per associazione mafiosa (416 bis)». «Un caso, che mi ha fatto rabbrividire – ha detto Crocetta – riguarda un soggetto che aveva riportato condanne per spaccio di stupefacenti, tratta di schiavi, riduzione in schiavitù, violenza e stupro nei confronti di soggetti minori di 14 anni».
    E chi sapeva e ha taciuto, non forse meno colpevole, signor governatore?
    “Serve una bonifica storica”, dice Crocetta. Altro che bonifica. Una simile impalcatura deve finire nelle mani dell’authority dell’anticorruzione. Il resto sono blandizie, caro governatore.
    Cosa ci facevano in tutti questi anni dentro la pubblica amministrazione, ” alcuni nomi eclatanti alcuni si chiamano, Brusca, Campanella, Bagarella. Manca Siracusa perché stiamo analizzando alcuni casi”. Ecco, controllate, controllate bene. Licenziateli, ma soprattutto licenziatevi tutti, se non siete stati capaci di generare anticorpi sani!
    Perché oltre alla Sicilia, c’è anche la Calabria. D’altra parte, quando parli di forestali, è sempre lì che finisci.
    Il Canada 400.000 km quadrati ed ha un corpo forestale che conta, circa, 4.200 Rangers.
    La Calabria con 6.500 km quadrati di foreste ha un numero di forestali addetti a “interventi straordinari di competenza regionale nei settori della silvicoltura, della tutela del patrimonio forestale, etc, etc”, pari a, circa 10.500 addetti.
    Calcolatrice alla mano i forestali calabresi ci costano 240 milioni di euro (160 milioni dal Governo della Repubblica e 80 dalla Regione Calabria) oltre 2,5 volte l’intero bilancio che il Canada destina alle gestione del proprio patrimonio forestale (il più vasto al mondo).
    Tradotto in pollo di Trilussa, in Calabria c’è 1 forestale ogni 191 abitanti. In Canada 1 Ranger ogni 7790 abitanti. Insomma in proporzione all’estensione, dove i Canadesi impiegano un addetto, noi ne paghiamo 120! Per non debellare gli incendi. Come in Sicilia con mafiosi e piromani assunti dallo Stato. Italiano.
    Mesi fa l’ennesima scoperta fatta da “l’Espresso” nella bozza della legge: 140 milioni di euro per i forestali della Calabria a decorrere dal 2017. È solo una bozza, ma “l’esercito di oltre diecimila tute verdi possono festeggiare. Puntuale, ogni anno, ecco che dal bilancio dello Stato spuntano finanziamenti cuciti su misura”.
    “Una corsia preferenziale, che ha divorato una montagna di denaro pubblico, iniziata nel lontanissimo 1984. Solo nel triennio 1993-95 è arrivato «un contributo speciale di 1.340 miliardi di lire», quasi 700 milioni di euro. Una lobby che riesce, ad ogni manovra, a portare a casa il finanziamento sperato. Erano 160 milioni nel 2012 – leggiamo – come «contributo speciale alla regione Calabria per l’attuazione degli interventi straordinari di competenza regionale nei settori della silvicoltura, della tutela del patrimonio forestale».
    Così il capo della protezione civile Franco Gabrielli: «La politica ha trovato consenso, collocando persone in contenitori che, lungi dal servire a qualcosa, sono un peso per la finanza pubblica e non svolgono la funzione a cui sono preposti».
    Sicilia in fiamme e quei forestali processati per mafia. Lo avevamo già scritto? | L'Indipendenza Nuova

  7. #537
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    Predefinito Re: Terryes

    Il Garante per l'Infanzia: "In certe zone della Campania l'incesto è la normalità"

    Il Garante dei minori campano lancia l'allarme: "Abbiamo testimonianze dirette e indirette". Pubblicati i nomi dei quartieri a rischio
    Sergio Rame - Mar, 21/06/2016 - 141

    "Abbiamo testimonianze dirette e indirette, che ci sono intere zone in quartieri molto critici in cui l'abuso sessuale, l'incesto, è elevato a normalità".

    A lanciare l'allarme, subito rilanciato dall'Huffington Post, è stato il Garante dell'Infanzia e dell'Adolescenza della Regione Campania, Cesare Romano, che oggi ha presentato una ricerca choc che getta un'ombra su tutta la Campania. Si stimano, infatti, oltre 200 casi di maltrattamenti e violenza "sommersa" fra le mura domestiche. I posti più colpiti? I quartieri Salicelle ad Afragola, Madonnelle ad Acerra, Caivano e alcuni quartieri di Napoli.

    L'allarme del Garante dell'Infanzia

    "Abbiamo fatto questa ricerca proprio per evidenziare che il fenomeno è abbastanza consistente, è trasversale ed è molto sommerso - ha affermato Romano - La nostra ricerca, che è a campione, fatta sugli ambiti territoriali e su alcuni comuni, evidenzia oltre 200 casi e abbiamo testimonianze dirette e indirette, anche se non compaiono nella ricerca, che ci sono intere zone in cui l'abuso sessuale, l'incesto, è elevato a normalità". Secondo il report del Garante dell'Infanzia, ci sono quartieri "molto critici come il quartiere Salicelle ad Afragola, quello di Madonnelle ad Acerra, come tante zone di Napoli, e non ultimo Caivano con i fatti che ben conosciamo". Proprio a Caivano, negli alloggi del Parco Verde, è trtagicamente morta la piccola Fortuna dopo essere stata gettata da un terrazzo da chi avrebbe abusato di lei per anni. "Vogliamo accendere i riflettori su questo fenomeno - ha concluso Romano - e fare qualcosa che sia non solo un approfondimento ma soprattutto prevenzione e contrasto a un fenomeno che va sicuramente combattuto".

    I numeri della ricerca

    Secondo la ricerca presentata oggi a Napoli, l'80% dei minori vittime di abusi è in età preadolescienziale. Nell'87% dei casi si tratta di bambine tra i 6 e i 10 anni. "Purtroppo - si legge - quello degli abusi intrafamiliare resta una stima perché si tratta di violenzesommerse dal momento che una violenza tra le mura domestiche è molto più difficilmente comunicabile dalle vittime, confuse dai vincoli familiari con i responsabili".ì

    Il Garante per l'Infanzia: "In certe zone della Campania l'incesto è la normalità" - IlGiornale.it
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #538
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    Predefinito Re: Terryes

    Al Sud farsi i bambini e soprattutto le bambine tra famigliari è quasi la norma.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #539
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    Predefinito Re: Terryes

    anche nell'antico testamento quelli di Jahweh ammazzavano tutti, tranne le bambine piccole che dai tre anni e un giorno erano usufruibili. anche Jahweh otteneva la sua parte in bestiame di grossa taglia, asini, bestiame minuto e cosiddette vergini (le bambine di tre anni). il tetragramma comanda ancora nel zudde.

  10. #540
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    Predefinito Re: Terryes

    Stessa fazza, stessa razza.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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