PANCHINE URTICANTI NEGLI SPOGLIATOI
Avellino-Reggio Emilia, semifinali campionato di basket
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Caserta. Impugna una roncola e ferisce l'amico alla testa: fermato 50enne
di Lorenzo Iuliano
Caserta. Un uomo di 50 anni ha impugnato una roncola e ha colpito un conoscente con la lama tagliete e appuntita. La vittima è viva per miracolo: è stata medicata all'ospedale Sant'Anna e San Sebastiano di Caserta. Tutto è accaduto all'alba. Il 50enne, in preda a un raptus, ha ferito alla testa e al braccio il suo amico «colpevole», stando alla sua versione, di dissidi sorti in famiglia. L'aggressore è stato bloccato e portato in caserma; l'arma, pericolosissima, è stata sequestrata. Ciò che resta sul luogo della violenta lite è il sangue, tanto sangue nel vano scale e sui pianerottoli del palazzo dove il ferito ha cercato di rifugiarsi. Non sarebbe in pericolo di vita.
Tutto è accaduto alle ore 6 e 30: stando alla versione di alcuni testimoni, l'aggressore avrebbe citofonato all'uomo, residente in un palazzo di via Vescovo Natale, nel centro di Caserta. La vittima è entrata nell'ascensore e si è diretta al piano inferiore, ma quando le porte si sono aperte è stata aggredita con l'arma.
Impugna una roncola e ferisce l'amico alla testa: fermato 50enne | Il Mattino
Napoli. Minaccia madre e figlio: arrestato parcheggiatore abusivo
Intimorisce una madre ed un figlio che avevano parcheggiato l’auto in Via Marino da Caramanico, pretendendo i soldi per la sosta.
La segnalazione giunta alla polizia di Stato, il “113”, ha consentito agli agenti di arrestare in flagranza Claudio Napoletano, pregiudicato 23enne con reati specifici.
I poliziotti, infatti, raccolta la richiesta di aiuto, sono prontamente giunti sul posto accertando che il 23enne, non pago d’aver ricevuto una moneta da 50 centesimi dalla donna, per aver parcheggiato la sua auto nella zona, pretendeva una somma maggiore.
Il giovane, inoltre, aveva intimorito le vittime chiamando altri parcheggiatori abusivi della zona, per poi pararsi addirittura innanzi all’auto.
Napoletano aveva anche provato a rincorrere l’auto, nel momento in cui si stava allontanando dalla zona, provando ad aprire la portiera del conducente.
Rintracciato dai poliziotti tra le varie auto in sosta, è stato riconosciuto, senza ombra di dubbio, ed arrestato perché responsabile del reato di estorsione.
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Dalla Sardegna per comprare auto
Anziano derubato dalla banda
di Cristina Liguori
Credeva di fare un affare comprando una Smart ad un prezzo esiguo dopo aver preso contatti su un notissimo sito internet. Dalla Sardegna prende un aereo e giunge a Napoli, incontra l’intermediario, che aveva già organizzato tutto e viene rapinato. Brutta avventura per un anziano, attirato in una trappola dopo aver visionato l’auto sul web. Per fortuna però i carabinieri, dopo la denuncia, hanno individuato il gruppetto e arrestato i responsabili. Si tratta di Mattia Carandente, 21 anni di Giugliano, Nicola Carraturo 67 anni di Qualiano e Olivia Consiglia 38 anni di Marano.
A pubblicare l’annuncio della finta vendita dell'auto sul noto sito è stato il 21enne. All’appuntamento però, a bordo di una Fiat Punto, si presenta Carraturo. L’uomo, a quel punto, conduce la vittima in una stradina di campagna a Qualiano, con la scusa di dover recuperare la macchina che doveva essere venduta. D’un tratto il 67enne, fingendo una telefonata, si allontana lasciando da solo la vittima. Lì entra in azione la 38enne che si avvicina all’anziano, gli punta un cacciavite alla gola e gli ruba tutti i soldi, ben 3mila euro. L'uomo, terrorizzato, richiama l’attenzione del complice che finge di essere spaventato. Il 67enne però anziché soccorrerlo lo lascia in un distributore di benzina da solo chiedendogli di non allertare subito le forze dell’ordine in quanto privo di copertura assicurativa della macchina. Insomma un raggiro a tutti gli effetti.
La vittima, stravolta e spaventata, si rivolge quindi ai carabinieri della Compagnia di Giugliano diretti dal capitano Antonio De Lise che, dopo giorni di indangini, intercettano la banda di truffatori e li arresta.
Dalla Sardegna per comprare auto Anziano derubato dalla banda | Il Mattino
I bambini giocano a Gomorra
di Gerardo Ausiello
Una volta si giocava a «indiani e cowboys», o a «guardie e ladri», e per mimare le pistole si usavano le dita di una mano. Ma nell’era dei social e delle fiction, nella Napoli dei clan decapitati e polverizzati, che sanno essere più freddi e spietati di quelli raccontati dal primo Tornatore, si gioca a imitare i boss di Gomorra. Vico Carceri San Felice, alle spalle di piazza Dante, nel cuore della città. Sono da poco passate le 19,30 di una calda sera di maggio. Napoli è alle prese con la frenetica e martellante campagna elettorale, a pochi chilometri di distanza Berlusconi sta concludendo il suo comizio pro Lettieri, Bassolino e la sua ex delfina Valente litigano ancora.
Mentre attorno tutto scorre, in quel vicolo accade qualcosa, una scena incredibile, ripresa con un telefonino da un balcone. Nel video, pubblicato da Dagospia, si vede un gruppo di ragazzini che, armi giocattolo in pugno, mimano i boss di Gomorra, con tanto di spietata esecuzione e rocambolesca fuga. Si muovono proprio come gli attori-killer della fiction, sono vestiti allo stesso modo. Ma è solo un gioco? No. Viene fuori, infatti, che l’altra sera quei ragazzini erano attori della loro fiction, girata, come quella in onda su Sky, nei luoghi dell’altra Napoli. Una sorta di mini-Gomorra, insomma.
I bambini giocano a Gomorra: così il regista di 12 anni fa la sua fiction | Il Mattino
BARI
Si allontanava dal Policlinico durante orario di lavoro:
arrestato dirigente medico
Risultava in servizio quando invece era in giro a fare acquisti personali o ad accompagnare familiari in auto.
I carabinieri del Nas di Bari su disposizione della magistratura barese, hanno arrestato Massimo Montarulo, dirigente medico in servizio nell’ufficio qualità del Policlinico di Bari. Il medico, attualmente agli arresti domiciliari, risponde di truffa aggravata ai danni di un ente pubblico.
Dopo un mese di osservazione e pedinamento, i carabinieri hanno accertato che Montaruli si allontanava dal luogo di lavoro ogni martedì pomeriggio, immediatamente dopo avere passato il badge nell’apparecchio marcatempo.
In una nota della Procura di Bari si spiega che in serata, dopo avere provveduto allo svolgimento di attività di interesse esclusivamente privato, il dirigente medico rientrava al lavoro registrando falsamente l’uscita col badge e garantendosi così la retribuzione per ore di lavoro non effettuate.
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Finta avvocatessa arrestata a Bari
truffe con false sentenze
BARI - Una finta avvocatessa barese è stata arrestata, con concessione dei domiciliari, per i reati di truffa ed esercizio abusivo della professione forense. La donna, Veronica Antonella Marino di 41 anni, si sarebbe spacciata per avvocato, «promettendo alle proprie vittime - è detto in una nota della Procura di Bari - di fornire tutela legale in materia civile e penale». Le indagini sono coordinate dal pm Marco D’Agostino e l’ordinanza di custodia cautelare, notificata dalla polizia, è stata emessa dal gip Sergio Di Paola. Domani la donna sarà sottoposta ad interrogatorio di garanzia.
I fatti contestati, otto episodi corrispondenti ad altrettante denunce, risalgono ai primi mesi del 2015 e la presunta truffa ammonterebbe ad alcune migliaia di euro. La 41enne si sarebbe qualificata falsamente come avvocato mentre invece dalle indagini è emerso che in passato era iscritta al corso in laurea in Giurisprudenza senza aver però mai sostenuto esami. «Già i primi casi accertati - spiega la Procura - confermavano che la donna dimostrasse, simulando situazioni inesistenti e formando atti giuridici contraffatti, una elevata capacità ingannatoria e di persuasione nelle persone offese, in genere persone sprovvedute ed in estremo stato di bisogno, costrette a darle fiducia nel timore, da lei stessa ingenerato, di danni economici maggiori». Alcuni mesi fa gli investigatori hanno eseguito una perquisizione a casa sua, sequestrando documentazione riconducibile agli ignari assistiti, oltre a materiale informatico con il quale, secondo la magistratura barese, «elaborava atti contraffatti, quali raccomandate di riscontro a quelle a sua stessa firma, transazioni, sentenze».
"Non mancava neppure di intralciare le investigazioni, - sostiene la Procura - giungendo tra l’altro a suggerire alle vittime di non presentarsi alle convocazioni della polizia adducendo false malattie, nel tentativo di compromettere la genuina acquisizione delle prove». Per realizzare i suoi scopi la donna «riceveva i malcapitati presso la propria abitazione, per guadagnarsi la fiducia - ricostruisce la Procura - mostrava una parvenza di professionalità (scrivania professionale, consultazione di codici); incuteva timori immaginari; pretendeva continuamente somme di denaro contante, senza mai rilasciare ricevute; predisponeva atti falsi in base alle singole situazioni; fingeva all’occorrenza di collaborare con la Fondazione antiusura; illudeva le persone offese di aver risolto le loro vicissitudini finanziarie».
Finta avvocatessa arrestata a Bari truffe con false sentenze - Bari - La Gazzetta del Mezzogiorno
Incidenti falsi o simulati: denunciati 15 napoletani, tutti imparentati
I carabinieri di Civitanova Marche hanno denunciato 15 persone, tutte originarie della Campania e in parte imparentate fra loro, per un giro di pratiche assicurative contraffatte e falsi incidenti stradali, simulati per poter ottenere indennizzi e risarcimenti. Dopo aver stipulato polizze assicurative per motoveicoli sulla base di copie di documenti di circolazione falsi, in modo che i proprietari potessero pagare premi assicurativi più bassi, la banda ha simulato anche 4 incidenti stradali, ottenendo risarcimenti vari per 15 mila euro dall'ufficio liquidazioni di una compagnia assicurativa nazionale che ha un'agenzia a Civitanova Marche.
A capo di tutto, secondo i carabinieri, c'era un 49enne campano residente a Civitanova ma domiciliato in Calabria. L'uomo ha aperto presso l'agenzia marchigiana quattro polizze assicurative per altrettanti motocicli, falsificando i libretti di circolazione e intestandoseli presso la sua residenza civitanovese, così da permettere agli effettivi proprietari, residenti a Napoli, di pagare un premio minore rispetto a quello previsto nel capoluogo campano. I motorini fra il 2014 e il 2015 sono stati coinvolti in incidenti stradali finti, sempre in provincia di Napoli, senza che sul posto venisse mai richiesto l'intervento delle forze di polizia. Dalle indagini è emerso che proprietari degli scooter, feriti, controparti e testimoni altro non erano che conoscenti e parenti tra loro, che hanno tutti mentito per ottenere gli indennizzi. Da una perquisizione a casa del 49enne in Calabria sono emersi elementi utili per altre indagini su truffe analoghe.
Incidenti falsi o simulati: denunciati 15 napoletani, tutti imparentati | Il Mattino
Prestiti con interessi al 200% a imprenditori e artigiani
Conti correnti bancari, partecipazioni societarie, fabbricati, automezzi, terreni e un agriturismo per un valore complessivo di 6 milioni sono stati sequestrati dalla Direzione investigativa antimafia e dalla Guardia di finanza a Tommaso Ricci, 58 anni, di Pomigliano d'Arco e residente a Sarzana. Ricci è ritenuto responsabile dei reati di usura, tentata estorsione, in concorso, e trasferimento fraudolento di valori. Secondo gli investigatori, l'uomo aveva acquisito da un usurato un immobile e un'attività commerciale senza versare denaro, come accertato dalla Guardia di finanza. E ancora, Ricci, secondo la Dia, usava elementi della criminalità vicini alla camorra per intimidire e recuperare i crediti. Ricci, è emerso, che da anni, prestava denaro a imprenditori e artigiani in difficoltà a tassi del 200% annuo. L'indagine della procura della Spezia da una attività investigativa della Dia avviata nel 2014 che portò all'arresto di Domenico Romeo, originario di Roccaforte del Greco, imprenditore spezzino ritenuto contiguo alla 'ndrangheta, per trasferimento fraudolento di valori (ora è in sorveglianza speciale per pericolosità mafiosa).
Prestiti con interessi al 200% a imprenditori e artigiani | Il Mattino
Napoli capitale del crimine: è allarme rapine, dati choc
di Antonio Manzo
Napoli è la città metropolitana italiana con il maggiore indice di criminalità violenta. A certificarlo e il primo rapporto sulla criminalità e la sicurezza a Napoli curato dai professori Giacomo di Gennaro della Federico II e Riccardo Marselli dell'università Parthenope.
I dati. Per spiegare il primato criminale nazionale di napoli sono state analizzate dinamiche e tendenze del decennio 2004 2013. L'indice di criminalità violenta e stato costruito su 100 mila residenti sulla base di particolari fattispecie di reato contro la persona. Per spiegare il primato nel decennio preso in esame ci sono due fattori Il numero di omicidi di camorra che tra il 2004 e il 2006 sono 209 su 319 omicidi mentre tra il 2012 e il 2013 scendono a 62 di camorra su 108 omicidi Il valore dell indice criminale risulta influenzato dal numero delle rapine che nel 2013 e più del 65 per cento dei delitti La presenza della criminalità organizzata altera la sicurezza ambientale. Quanto alle rapine a Napoli: il numero più alto tra le città metropolitane più del doppio del tasso medio milanese.
Napoli capitale del crimine: è allarme rapine, dati choc | Il Mattino
Sicilia, l'emergenza rifiuti rischia di esplodere
Oggi incontri istituzionali a Roma. Il governo vuole un’agenzia centralizzata. L’ennesimo carrozzone?
Emanuela Carucci
Non sarà neanche un commissariamento la soluzione prevista dal vertice che si terrà questo pomeriggio a Roma per l’emergenza rifiuti in Sicilia ormai sempre più pressante.
Il governo, secondo alcune fonti, pare voglia solo una ordinanza valida dall’1 giugno secondo la quale, si troverà una discarica per conferire 3mila tonnellate di rifiuti regionali al giorno. Ma il problema non sarebbe risolto, in quanto in tutta la Sicilia se ne producono il doppio.
È già da un po’ di tempo che la grave questione va avanti. Meno di un mese fa sembrava che il governo fosse disposto ad accogliere la richiesta di poteri speciali fatta dalla giunta Crocetta per risolvere l'emergenza. Ma, in realtà era solo un “do ut des". In cambio veniva chiesta la realizzazione di almeno due inceneritori e il varo immediato di un disegno di legge di riforma degli Ato (l’Ambito territoriale ottimale su cui sono organizzati servizi pubblici integrati tra cui quello dei rifiuti), che accentrasse tutto in un'unica agenzia. Ora la gestione dei rifiuti è divisa fra 19 società e 27 sono gli Ato in liquidazione che hanno creato un buco da 2 miliardi di euro di debiti. Non sono pochi, però, i timori che un'agenzia centralizzata, di fronte a un ginepraio come quello dei rifiuti siciliani, possa diventare il solito carrozzone.
All'orizzonte sembrano esserci esclusivamente soluzioni tampone, mentre si corre verso l'estate con tutti i rischi che ciò comporta per la salute pubblica e l'igiene urbana.
Sicilia, l'emergenza rifiuti rischia di esplodere - IlGiornale.it
Lo scandalo delle cliniche private
Farmaci tagliati ai malati di tumore
"Perché dobbiamo spendere soldi…”. Le intercettazioni che hanno incastrato la dottoressa Maria Teresa Latteri, che per risparmiare negava la somministrazione del Tad, un disintossicante, ai malati di tumore dopo la chemioterapia, hanno dell’agghiacciante e svelano una truffa ai danni dell'Asp per 1,2 milioni di euro che coinvolge tre cliniche private e 17 fra manager e professionisti, fra cui due medici in servizio presso strutture pubbliche.
Grazie alle microspie piazzate dai carabinieri del Nas nel settembre del 2009, presso la clinica di via Cordova a Palermo, è stato scoperto che la Latteri non autorizzava la somministrazione del Tad ai pazienti in day service per i quali la Regione rimborsa solo 100 euro. Ma le frasi che hanno messo nei guai la dottoressa sono solo una parte dell’inchiesta che vede coinvolti i vertici di tre cliniche del capoluogo siciliano (oltre alla Latteri anche la Maddalena e la Noto-Pasqualino) per truffa sui rimborsi di esami e ricoveri, per un totale di 1,2 milioni di euro. Le indagini, condotte dal pm Amelia Luise, sono cominciate nel 2008 e si sono concluse lo scorso anno. Sarebbero 17 i manager e professionisti coinvolti, che dovrebbero essere rinviati a giudizio, fra cui anche due dottori in servizio in ospedali pubblici che venivano pagati per dirottare pazienti alla Latteri e alla Noto, sostenendo che nei nosocomi non ci fosse posto.
Intercettazioni dalla quale emerge che alcuni colleghi non erano d'accordo con la Latteri, che però rispose: “Allora non hai capito che la prassi che fai tu costa alla clinica duecentocinquanta euro e quello (l’assessore regionale alla Sanità Massimo Russo, ndr) mi dà cento euro. Continuo a dire che non si può fare così”.
Il trattamento riguardava solo i pazienti in day service e non quelli in day hospital o normalmente ricoverati, e suscitò parecchie rimostranze fra alcuni colleghi ormai stanchi di condannare i pazienti a dolori e sofferenze pur di risparmiare qualche euro. I carabinieri, nell’agosto del 2009, furono pure costretti a intervenire per salvare un paziente al quale non veniva somministrata l’albumina. Una mossa che insospettì la Latteri: “Io al telefono non parlerò più di nulla”.
Lo scandalo delle cliniche private Farmaci tagliati ai malati di tumore - Live Sicilia
Arrestato per bancarotta l'immobiliarista Danilo Coppola
L'immobiliarista era già stato accusato di evasione nel 2007
Franco Grilli
È stato arrestato per bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte il noto immobiliarista Danilo Coppola. A far scattare le manette è stato il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza su ordinanza del gip di Milano.
Coppola era già stato arrestato nel marzo 2007 per bancarotta, riciclaggio, associazione a delinquere e appropriazione indebita. Dopo aver tentato il suicidio in cella e l'evasione, era finito ai domiciliari. Nel 2010 aveva raggiunto un accordo da 200 milioni di euro col Fisco. In appello venne assolto dall'accusa di bancarotta fraudolenta, ma nell'aprile 2016 il tribunale di Roma lo ha nuovamente condannato per bancarotta fraudolenta a 9 anni di reclusione.
Arrestato per bancarotta l'immobiliarista Danilo Coppola - IlGiornale.it
Diffusione del cognome COPPOLA - Mappe dei Cognomi Italiani
Il manifesto elettorale con la foto del boss della camorra
In primo piano la foto di Giuseppe Riganato, candidato al Consiglio comunale per Ala, la formazione che fa capo a Denis Verdini. Sullo sfondo la foto di Giovanni Di Vincenzo capopiazza di Giuseppe Parisi
Gabriele Bertocchi
In amore e in guerra tutto è lecito, dice un antico proverbio. Ma anche in politica (dovrebbero aggiungere).
Soprattutto a Napoli. E lo dimostrano dei manifesti elettorali con la foto di un capozona della camorra in bella vista.
In primo piano troviamo la foto di Giuseppe Riganato, candidato al Consiglio comunale per Ala, la formazione che fa capo a Denis Verdini. Sullo sfondo invece la foto di Giovanni Di Vincenzo, defunto parente di Riganato, ex Pdl e poi Ala, consigliere comunale e cognato del capopiazza Giuseppe Parisi, o' Nasone, ucciso dai sicari di camorra nel 2011. Il caso è stato segnalato da Repubblica Napoli, che spiega inoltre come Riganato fosse "alter ego, accompagnatore e factotum di Di Vincenzo, esponente della Settima Municipalità di San Pietro a Patierno-Miano-Secondigliano".
Di Vincenzo era destinato da mesi a candidarsi al Comune sotto la bandiera di Ala, poi però è scomparso prematuramente per un'ischemia. E così Rigananto ha deiciso di prenderne il posto. E come spiega Repubblica. "fa stampare e posta sul proprio profilo Facebook il manifesto che tiene insieme le due storie. Alle sue spalle, anche la foto del morto, Di Vincenzo, ovvero il cognato del pregiudicato Parisi, noto capopiazza del clan Amato-Pagano al rione Berlingieri - che fu assassinato da un commando della Vinella Grassi nell'aprile del 2011: ovvero nel periodo di piena guerra di assestamento dopo le faide degli anni precedenti.
Il manifesto elettorale con la foto del boss della camorra - IlGiornale.it
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