all'ordine compagni. non si tratta di tutta napoli, ma di alcuni condomini in mano alla camorra, nei quali non tutti sono d'accordo. infatti il 40% di questi inquilini paga la corrente. pare che la Camorra non li abbia molestati.


all'ordine compagni. non si tratta di tutta napoli, ma di alcuni condomini in mano alla camorra, nei quali non tutti sono d'accordo. infatti il 40% di questi inquilini paga la corrente. pare che la Camorra non li abbia molestati.




bisogna presentare un progetto credibile. per questo non riescono a farsi dare indietro i soldi dall'Europa. naturalmente deve essere credibile per i tecnici dell'Europa che lo giudicano, non a roma o a napoli.


TERRONI, NON CI SONO PARAGONI...
http://www.blitzquotidiano.it/wp/wp/...paevasione.png
Che dire, niente di nuovo tranne per chi vuole credere alle balle che propinano i media itaglioni...
P.S. ieri sera ho sentito la notizia durante il TG di LA7 e il giurnallista nel darla, ha commentato in primis il dato negativo delle metropoli (roma e Milano), poi ha parlato della fascia appenninica-toscana con un rischio intermedio ed infine la parte meridionale del paese con un rischio elevato... Capito? Le notizie che vanno contro il mantra itaglione del "simme tutti uguaglio uguaglio" bisogna darle bene... nessun accenno alla evidente differenza tra le due parti della triste realtà geografica, un commentino su Milano e via... Così non si può essere attaccati per non aver fornito l'informazione, ma naturalmente le notizie "sgradite ai manovratori" si cerca di minimizzarle...
Schifo...
Ultima modifica di cgs71; 06-04-14 alle 12:44
Abbiamo lasciato sparire tanti sentieri, abbiamo lasciato incolti prati e boschi: siamo perduti in un esodo senza terre promesse. Ma la nostra terra promessa è qui, tra questi monti e questi sassi, qui per stillare latte e miele da questa dura terra


la provincia di milano fa 3 milioni di persone e ha un reddito alto.
i "gialli meridionali" sono basilicata meno di 600 mila circa, molise con meno di 300 mila, irpinia sannio con 700 mila ovvero complessivamente la metà della provincia di milano e con redditi bassi derivanti spesso da attività di piccola agricoltura, su cui basta evadere 100 euro per avere una percentuale di evasione grossa.
ci credo che si parli di milano.
Ultima modifica di MaIn; 06-04-14 alle 12:59


Ah ho capito... ed il fatto che i rischi "1" siano tutti al di sopra della linea gotica (+ 3 in toscana ed 1 nelle marche), mentre che i rischi "5" siano presenti solo nelle solite 4 regioni (per una poi è la regola), anche di questo "ci credi" che non ne abbiano parlato???
Abbiamo lasciato sparire tanti sentieri, abbiamo lasciato incolti prati e boschi: siamo perduti in un esodo senza terre promesse. Ma la nostra terra promessa è qui, tra questi monti e questi sassi, qui per stillare latte e miele da questa dura terra


ma che ragionamento del cazzo, solito modo per girare la frittata ... oppure vuol dire che nemmeno sai come funziona la matematica
LE PERCENTUALI DI EVASIONE SI CALCOLANO SUL PIL DELLA PROVINCIA
se sono 100 abitanti e ci sono 10 omicidi all'anno vuol dire che l'incidenza su quella popolazione è 10%
se gli omicidi sono 10 ma su 10.000 abitanti la percentuale è lo 0,1%
tu in quale paese sceglieresti di vivere?


LASCIATE FALLIRE ROMA, BASTA DERUBARE I CONTRIBUENTI
MATTEO CORSINI
“Roma non può tecnicamente fallire, è sotto gli occhi di tutti che il proprio patrimonio immobiliare e societario è largamente e enormemente superiore ai debiti che in questi anni sono stati contratti. E’ proprio sulla leva del patrimonio che costruiremo le nostre azioni di risanamento: razionalizzeremo, valorizzeremo e metteremo a reddito, tagliando gli sprechi”. (I. Marino)
Queste le parole del sindaco Ignazio Marino poche settimane dopo che il governo ha messo l’ennesima pezza da quasi 600 milioni di euro, ovviamente a carico dei contribuenti, soprattutto del Nord, al malandato bilancio del comune di Roma. Marino sarà probabilmente un ottimo medico, ma di amministrazione e bilanci ho l’impressione che non capisca granché.
Premesso che anche disponendo di un enorme patrimonio immobiliare e societario nessun amministratore che non sia anche proprietario privato di quel patrimonio dovrebbe permettersi di accumulare debiti e perdite come è successo a Roma in modo perfettamente bipartisan nel corso degli ultimi decenni, quelle promesse di Marino sembrano tanto promesse da marinaio. Di razionalizzazioni, valorizzazioni, messe a reddito e taglio di sprechi hanno parlato tutti coloro che hanno portato allo sfascio il bilancio comunale, senza peraltro fare nulla di concreto in tal senso. Si potrebbe obiettare che Marino ha ereditato una situazione difficile e già in gran parte compromessa.
Indubbiamente è così, ma negli ultimi nove mesi qualcosa avrebbe potuto iniziare a fare, mentre pare che l’unico sforzo concreto sia consistito nel battere cassa nei confronti dei cittadini già ultratassati. Quanto al fatto che Roma non possa tecnicamente fallire, non ne sarei così convinto. Il patrimonio che potrebbe avere un valore ben superiore a quello dei debiti accumulati non è lo stesso di pertinenza delle società indebitate e non credo che sia intenzione di Marino mettere monumenti e opere d’arte a collaterale di quei debiti. Ma se un debitore non può o non vuole concedere in garanzia i sui attivi di valore, non può neppure pretendere che i creditori si accontentino di sapere che quegli asset esistono, dato che non potrebbero escuterli in caso di inadempimento da parte del debitore.
Tecnicamente Roma può dunque fallire, e se ciò non accade è solo perché, di volta in volta, si impone al contribuente di tappare i buchi.
LASCIATE FALLIRE ROMA, BASTA DERUBARE I CONTRIBUENTI | Movimento Libertario
Palermo, neonato abbandonato sul balcone: in condizioni gravi
Il piccolo è stato trovata stamattina dagli abitanti della casa sul quale balcone è stato lasciato durante la notte. Ricoverato per ipotermia, la madre ha nascosto la gravidanza alla famiglia
Angelo Scarano
È rimasto per tutta la notte fuori di casa completamente nudo. Un neonato è stato ritrovato sul balcone di una villetta a Bagheria (in provincia di Palermo).
La madre aveva portato avanti la gravidanza nascondendola al padre e alla sorella, probabilmente per paura di ritorsioni nei suoi confronti. Poi, dopo aver partorito da sola verso l'alba, la donna - di circa quarant'anni - ha lasciato il bambino sul balcone del primo piano della villetta vicina, nudo, per tutta la notte. I vicini di casa hanno udito i vagiti incessanti del bambino senza capire da dove provenissero: solo stamattina alle sette, quando sono usciti in balcone, hanno notato il neonato appoggiato vicino alla ringhiera, dando subito l'allarme.
Palermo, neonato abbandonato sul balcone: in condizioni gravi - IlGiornale.it
«Commissariate la Sicilia»
di Pietrangelo Buttafuoco
Adesso basta. Qualcuno dica basta, perché l'autonomia sarà cosa santa e giusta ovunque ma in Sicilia no, è un flagello e si trascina nel baratro l'Italia. Lì l'autonomia regionale, fonte di sprechi e burocrazia, è l'acqua che nutre l'arretratezza economica e sociale della Sicilia. Ed è la fogna in cui nuota la mafia.
Basta, dunque. È urgente, infatti, nominare un commissario dello Stato al posto del governo regionale di Rosario Crocetta; è fondamentale - per come reclama Antonello Montante, presidente di Confindustria in Sicilia - avere nell'Isola un Cottarelli che metta mano alla spesa e al bilancio: il default è in agguato ma, seguendo i passaggi di legittimità, è necessario abrogare lo Statuto speciale.
Basta, quindi. Lo Statuto sarà pur nella Costituzione, ma oggi, questo privilegio, frutto dell'unica e vera trattativa Stato-Mafia, può essere tagliato con un colpo di penna. E un colpo di coraggio. Si lavora alla cancellazione del Senato e non si può estirpare dalla viva carne dell'Italia un obbrobrio come l'Autonomia regionale che serve solo ai parassiti che ne beneficiano?
Basta. Lo Statuto venne concesso dopo la stagione separatista, la cui punta armata non fu l'Ira, come in Irlanda, con arcangeli come Bobby Sands, ma l'Evis, l'Esercito volontario, fortemente inquinato dai mafiosi. Giusto quelli che avevano già collaudato la loro rapacità negli anni dell'Invasione anglo-americana vagheggiando con il boss Lucky Luciano la possibilità di offrirsi come «la 51ma stella degli Stati Uniti» e di fondare una nazione indipendente con il bandito Salvatore Giuliano - non un personaggio di fantasia, ma reale, pronto a proclamarsi luogotenente.
È un cammino torbido, quello dell'autonomia in Sicilia. Fu forse una chimera del riformismo, e persino suggestione rivoluzionaria, ma tanti autorevoli esponenti della sinistra, oggi, con la Fondazione Sturzo e il contributo di studiosi come Andrea Piraino e personalità quali Vito Riggio, presidente dell'Enac, già tra i protagonisti della stagione di rinnovamento della politica, hanno avviato un dibattito in direzione dello «smantellamento della regione».
«Commissariate la Sicilia» - Il Sole 24 ORE
Frodi assicurative, primato per Campania e Puglia
C'è chi testimonia per 400 incidenti diversi in un anno. E chi presenta radiografie provenienti dall'Africa. La classifica delle regioni più colpite da un fenomeno marcato al Sud
di Andrea Monti
“Una volta a Napoli un anziano morto da poco è stato gettato sotto un autobus, per far credere che avesse perso la vita nell’incidente e incassare il risarcimento”. Antonio Coviello insegna Economia e gestione delle imprese assicuratrici alla Seconda Università di Napoli. Di frodi ne ha viste tante: in passato è stato ufficiale della Finanza. Le storie che ci racconta rappresentano bene il vasto e “fantasioso” mondo delle truffe ai danni delle assicurazioni auto.
“Sempre a Napoli è stata scoperta una persona che aveva testimoniato su incidenti diversi per più di 400 volte in un anno – ricorda Coviello. – E a Caserta c’era una banda di nigeriani che si procurava in Africa radiografie di fratture e le portava a testimonianza di presunti infortuni subiti in Italia”.
Il professore cita molti episodi avvenuti in Campania perché è lì che vive, ma anche perché è la regione dove avvengono più truffe di questo tipo. Gli ultimi dati forniti dall’Associazione Nazionale Imprese Assicuratrici (che a sua volta li ha ricevuti dall’Isvap, l’istituto che vigila sul settore) riguardano il 2010, quando in tutta Italia ci sono stati 69.763 “sinistri connessi con reati”: di questi, 25.789 – oltre un terzo - in Campania. Seguono a distanza Puglia (10.821), Sicilia (7.207), Lazio (6.037), e Calabria (3.173).
Le cifre sono influenzate dalla quantità di abitanti delle singole regioni: più è alto il numero degli automobilisti, più è probabile che si alzi quello delle truffe. Il confronto ha più senso se si considera la percentuale di “incidenti con frode” sul totale dei sinistri. I primi due posti non cambiano: guida la Campania con il 9,58%, seconda la Puglia con il 5,93%. Subito dietro Calabria (4,15%) e Sicilia (2,84%). Sopra la media nazionale, che è del 2,3%, ci sono anche il Molise (dove le truffe sono cresciute di quasi il 120% tra 2009 e 2010!) e la Basilicata.
In realtà le compagnie pensano che le cifre Isvap siano sottostimate, perché documentano solo le frodi accertate. Le regioni più virtuose sono Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, che insieme hanno fatto registrare 293 incidenti con truffa: un dato di 88 volte inferiore a quello della sola Campania. La notizia migliore riguarda tutta l’Italia: tra il 2009 e il 2010 i sinistri con frode sono scesi di quasi il 14%. Il governo punta a farli calare ancora. La sfida con la “creatività” dei truffatori è appena iniziata.
PERCENTUALE DI FRODI SUL TOTALE DEGLI INCIDENTI:
1 - Campania 9,58%
2 - Puglia 5,93%
3 - Calabria 4,15%
4 - Sicilia 2,84%
5 - Molise 2,66%
6 - Basilicata 2,52%
7 - Lazio 1,68%
8 - Liguria 1,47%
9 - Abruzzo 0,98%
10 - Piemonte 0,96%
11 - Sardegna 0,95%
12 - Toscana 0,95%
13 - Lombardia 0,89%
14 - Emilia-Romagna 0,71%
15 - Marche 0,70%
16 - Veneto 0,65%
17 - Umbria 0,36%
18 - Trentino-Alto Adige 0,33%
19 - Friuli Venezia Giulia 0,32%
20 - Valle d’Aosta 0,29%
Frodi assicurative, primato per Campania e Puglia - CLASSIFICA - Panorama
![]()


793 UOMINI AL COLLE L'ESERCITO DI NAPOLITANO CI COSTA 40 MILIONI
Silvia D'Onghia per ‘Il Fatto Quotidiano'
La Polizia stradale rischia di rimanere a piedi, ma il presidente della Repubblica può senz'altro sentirsi al sicuro. A fronte dei paventati tagli al comparto, infatti, che tanta maretta stanno generando tra gli operatori delle forze dell'ordine, esiste un servizio che non conosce crisi.
Quattordici milioni e 300 mila euro di stanziamento nel bilancio di previsione 2014; 793 unità, tra poliziotti, carabinieri e corazzieri, il cui stipendio "grava in misura largamente prevalente sulle amministrazioni di appartenenza", quindi costa allo Stato almeno altri 30 milioni di euro l'anno, considerando una retribuzione media di 40 mila euro lordi. E i 14 milioni a che servono? A pagare al personale le indennità supplementari, come vedremo.
Le cifre sono facilmente verificabili: come ogni anno, all'inizio di febbraio, sul sito del Quirinale è apparsa la nota illustrativa del bilancio di previsione 2014. Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha sempre voluto evidenziare i risparmi operati sotto la sua gestione, e la nota non ne fa mistero: i 228 milioni di euro a carico dello Stato "sono pari a quelli del 2008, con una riduzione in valore reale di circa il 12 per cento, tenendo conto dell'inflazione". Cifra che viene confermata anche per i prossimi due anni, "grazie a ulteriori misure di riduzione della spesa adottate nel corso del 2013".
Eppure, quando poi si passa al comparto sicurezza, le cifre relative ai tagli appaiono ben poca cosa: "La consistenza del personale distaccato per esigenze di sicurezza - si legge ancora - si è ridotta nel corso del 2013 di 26 unità, passando da 819 a 793", corazzieri compresi. Ma a che servono tutti questi uomini? La risposta viene dal passato. "È istituito presso la Real Casa un Regio commissariato di pubblica sicurezza per la tutela dell'augusta persona di sua maestà il re e della reale famiglia nell'interno delle reali residenze e fuori di esse... eccezion fatta per quella parte del palazzo ove il servizio è disimpegnato dai carabinieri Guardia del re": così recitava il regio decreto del 6 novembre 1900 che istituiva quello che sarebbe diventato l'Ufficio presidenziale della Polizia di Stato.
Un ex direttore dell'Ispettorato, Vito Rizzi, ha spiegato così qualche anno fa le ripartizioni dei compiti: "Inizialmente il servizio di vigilanza all'interno della residenza era svolto in parte dagli uomini del commissariato e in parte dai carabinieri Guardia del re. Oggi invece tutti i compiti di rappresentanza e di sicurezza all'interno del Quirinale sono completamente assicurati dai corazzieri, mentre i servizi esterni di protezione e di scorta del presidente, nonché di vigilanza e di presidio di tutti i siti presidenziali, sono svolti dal personale del nostro ufficio insieme ai militari del Reparto Carabinieri Presidenza della Repubblica". Naturalmente se Napolitano si reca in visita in qualche città, a loro si aggiunge pure il personale del posto.
Caro Bossi, Napolitano è finlandese, lo sanno tutti
Il Senatùr è accusato di vilipendio con l'aggravante della discriminazione etnica, per aver detto che il presidente è un "terun". A questo punto temiamo per la signora Franca Ciampi, che disse "la gente del Sud è più buona e intelligente". Perché la legge è uguale per tutti, vero Re Giorgio? Nell'attesa, noi ci cauteliamo...
di Albertino
Giorgio Napolitano dev’essersi distratto: da una vita mena il torrone con ‘sta storia dell’indulto per svuotare le carceri sovraffollate (beneficiando anche coloro che hanno commesso reati gravissimi), però non batte ciglio se un’allegra brigata con velleità rivoluzionarie viene sbattuta in galera, con accuse degne di criminali incalliti. Il tutto per aver addirittura camuffato un trattore in un carro indegno del carnevale di Viareggio: per chi non l’avesse ancora capito, parliamo dei Secessionisti veneti finiti al gabbio e a cui ribadiamo la nostra affettuosa solidarietà. Nelle ultime ore, però, la solerte Giustizia italiana ci ha riservato un’altra prova della sua tenace applicazione: Umberto Bossi è accusato di vilipendio al Capo dello Stato con l’aggravante della discriminazione etnica. Motivo: il Senatur aveva dato del “terun” a Napolitano, che in effetti sarebbe difficile etichettare come valdostano.
E’ una notizia, quella della disavventura giudiziaria di Bossi, che ci terrorizza. Non tanto per le conseguenze che subirà quella linguaccia dell’Umberto, ma perché se la legge italiana è uguale per tutti (e certamente lo è…) siamo in ansia per il destino della signora Franca Ciampi. Parliamo della moglie del presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio, fan dell’Ulivo e autentica sciagura nazionale che ci ha regalato – insieme a Prodi – il capolavoro dell’euro. Nel 2006, la signora Franca disse che la gente del Sud “è più buona e intelligente” di quella del Nord. Parere che riteniamo legittimo, anche se a parti invertite abbiamo il sospetto che sarebbe successo il finimondo.
Ora: la signora Ciampi ha espresso un giudizio che sminuisce milioni di cittadini padani. Seguendo lo stesso criterio che un magistrato ha utilizzato per Bossi, dovrebbe finire alla sbarra pure lei (per noi sarebbe una follia, peraltro, ma ci raccontano che in Italia la legge è uguale per tutti e noi ce la beviamo). Bossi, dando del “terun” a Napolitano, più che sminuire una comunità ha invece espresso in modo ruvido una ovvietà. Che però un pm ha ritenuto offensiva. Provate a immaginare. E’ come se – parlando per esempio di Tony Blair – uno saltasse su dicendo: “Quello lì è un inglese”. E Sarkozy? “E’ un francese”. E Berlusconi? “E’ un bauscia di Milano”. Ce lo vedete un giudice, di fronte ad affermazioni simili, che decide di trascinare il chiacchierone di turno in tribunale? Accusa pesantissima di vilipendio a uomo politico con l’aggravante della discriminazione etnica. Eddai!
Diciamo che Bossi è stato particolarmente sfortunato, tanto più che in Italia si può insultare quasi tutti o quasi. Pure il Papa è stato spernacchiato: a Ratzinger davano del nazista o giù di lì credendo di far ridere. Berlusconi, quand’era presidente del Consiglio, subiva volgarità di ogni genere e non risulta scattassero provvedimenti per vilipendio a un uomo delle istituzioni. Napolitano sembra godere di una speciale protezione, certamente a sua insaputa, che punisce duramente chi osa punzecchiarlo. Un clima da Unione sovietica che ha influenzato statisti del calibro di Laura Boldrini e Piero Grasso, prontissimi a inventarsi un regolamento parlamentare tutto loro per impedire a deputati e senatori di pronunciare in Aula il nome della divinità del Quirinale.
Essendo Napolitano persona garbata e squisita, con alto senso delle istituzioni e della misura, siamo certi che appena avrà un paio di secondi liberi interverrà con uno dei suoi moniti. Così da calmare i corazzieri che lavorano con dedizione anche nei tribunali, nelle istituzioni e persino dei giornali di questo Paese. E magari troverà il tempo per dire una parolina sui secessionisti veneti, auspicandone la liberazione come spesso ha fatto per altri detenuti colpevoli di reati ben più gravi e sostanziosi. Dato che la legge è uguale per tutti, il capo dello Stato ci farà anche sapere il destino della signora Franca, che nel lontano 2006 si rivelò incauta quasi quanto Bossi: siamo curiosi di sapere quando e come è stata trascinata in tribunale, perché non ne abbiamo avuto notizia.
Per chiudere questa polemicuccia, infine, ribadiamo che per noi Napolitano non è un “terun”. Siamo convinti sia finlandese. Così va meglio?
Caro Bossi, Napolitano è finlandese, lo sanno tutti | L'intraprendente
Test universitari, i plichi irregolari fanno tremare Bari
Centinaia le irregolarità denunciate nei test di qualche giorno fa. A Bari la prova potrebbe essere annullata
Antonio Bottini
Arrivano da ogni parte di Italia le accuse di manomissione dei test di accesso all'università che quasi 70.000 studenti hanno affrontato nei giorni scorsi.
All'Università di Bari "un plico - afferma Gianluca Scuccimarra, coordinatore nazionale unione degli universitari - non solo è stato aperto prima che gli studenti entrassero, ma addirittura al suo interno sono state ritrovate solo 49 buste a fronte delle 50 che dovevano essere presenti dentro ogni plico: motivo per cui l'intero test potrebbe essere annullato". Scuccimarra denuncia "la palese inefficienza e iniquità di questo sistema: alcune domande palesemente errate, un plico danneggiato e mancante di una busta a Bari, violazioni dell'anonimato che non accennano a finire, ragazzi che si potevano sedere in ordine sparso senza alcun controllo".
Le proteste non sono mancate. Le associazioni Udu e Rete studenti hanno chiesto ai propri legali di presentare un esposto alla Procura "denunciando tutte le irregolarità che si stanno segnalando in queste ore e chiedendo, per il caso di Bari, il sequestro penale di tutti i compiti inoltrati al Cineca per la correzione e tutta la documentazione in originale presente ancora presso l'Ateneo".
Test universitari, i plichi irregolari fanno tremare Bari - IlGiornale.it
Il Comune di Napoli fallisce, De Magistris spende e spande
A Palazzo San Giacomo, dove già lavorano 9mila dipendenti, in arrivo una raffica di promozioni e assunzioni
Sergio Rame
Non importa se il Comune di Napoli sia a un passo dal fallimento economico. Non importa nemmeno se il piano per rimettere in sesto i conti di Palazzo San Giacomo sia stato bocciato dalla Corte dei Conti.
Il sindaco Luigi De Magistris va avanti per la sua strada staccando promozioni a cascata e assumendo decine di nuovi dirigenti. Chi coprirà i conti? I contribuenti, come al solito. L'ex pm sta, infattiti, elemosinando dal premier Matteo Renzi una sorta di "Salva Napoli" sulla falsa riga del dl che servirà ad appianare le casse disastrate del Campidoglio.
Dietro alla gestione ballerina e spendacciona di De Magistris c'è l'assessore al Personale Francesco Moxedano che sta premendo per una nuova iniezione di personale in una struttura pubblica che dà da mangiare a oltre 9mila dipendenti. Nel 2012 700 pensionamenti hanno dato il la a un giro di danze che fa gola a tutti. Fuori i vecchi, dentro i nuovi. Le risorse sbloccate dai pensionamenti sono state subito usate per le 300 assunzioni dalle graduatorie Formez approvate a fine 2013. Per quest'anno, invece, la partita è ancora più ghiotta. Come anticipa ItaliaOggi, la Giunta comunale ha già bandito i concorsi per 72 posti da dirigenti, "trentasei nell'area tecnica tra architetti e ingegneri, trenta nell'area amministrativa, tre nell'area legale e altrettanti in quella informatica". Di questi una trentina sono figure interne, che beneficeranno di un notevole slto di grado, ma gli altri trentasei verranno pescati dall'esterno.
Modexano non intende fermarsi ai dirigenti. Nei piani della Giunta c'è, infatti, un piano per rimodulare la pianta organica di tutto Palazzo San Giacomo in modo da "garantire progressioni verticali a 541 dipendenti di categoria C e D". Tanto De Magistris può contare sull'aiuto di Renzi.
Il Comune di Napoli fallisce, De Magistris spende e spande - IlGiornale.it
![]()


L'ex Prefetto di Avellino Ennio Blasco ai domiciliari per corruzione
Avellino - I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli (Nucleo di Polizia Tributaria), sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Avellino, hanno dato esecuzione - nelle prime ore della mattinata odierna - ad un’ordinanza di arresti domiciliari emessa dal GIP presso il Tribunale irpino nei confronti di quattro persone: l’attuale Prefetto della città di Benevento Ennio Blasco e tre imprenditori di Saviano operanti nel settore della vigilanza privata, i tre fratelli Buglione.
Le misure sono state disposte in relazione a fatti di corruzione posti in essere nell’ambito delle procedure in tema di “certificazione antimafia” nel periodo 2009 – 2011, allorquando l’alto funzionario pubblico ricopriva la carica di Prefetto di Avellino.
Fra le persone poste agli arresti domiciliari insieme al Prefetto di Benevento, vi sono gli imprenditori Carmine, Carlo e Antonio Buglione di Nola (Napoli). Per favorire le imprese di vigilanza privata dei fratelli Buglione il Prefetto Ennio Blasco avrebbe accettato gioielli, viaggi, un'auto con autista per i suoi spostamenti e anche il pagamento di spese di lavanderia. E' quanto emerge dalle indagini del Nucleo di polizia giudiziaria della guardia di finanza di Napoli che ha eseguito l'arresto nei confronti di Blasco.
L'ex Prefetto di Avellino Ennio Blasco ai domiciliari per corruzione » IRPINIANEWS.IT
L'assassinio avviene a Pisa, ma l'assassino è maghrebino, e i suoi amichetti son terruncielli.
Similia similibus....
Pisa, individuati i responsabili dell'aggressione al cameriere
Gli inquirenti hanno identificato quattro persone. A sferrare il pugno che ha ucciso il bengalese un tunisino che è poi fuggito in patria. Sarà chiesta l'estradizione
Lucio Di Marzo
Sono stati identificati questa notte i responsabili della morte di Zakir Hossain, il cameriere bengalese morto martedì mattina in ospedale a Pisa, dopo essere stato aggredito all'uscita dal lavoro.
Il 34enne era stato avvicinato da un gruppo di giovani nella notte di domenica, a pochi metri di distanza dal ristorante Tanduri, dove lavorava. Colpito da un violento pugno al volto, Hossain era caduto a terra, sbattendo la testa sul selciato. Gli aggressori erano fuggiti a bordo di una Ford Fusion con barre nere laterali.
Il datore di lavoro del bengalese aveva chiamato i soccorsi, che lo avevano portato in ospedale, dove Hossain è rimasto in rianimazione fino a martedì mattina, quando è morto.
Già ieri gli inquirenti avevano diffuso un video in cui si mostravano i responsabili dell'aggressione, un gruppo di quattro persone che la stessa notte avrebbe cercato di venire alle mani con almeno altre due persone. Tutti residenti a Cascina, in provincia di Pisa, sono stati riconosciuti anche grazie alle immagini riprese dalle telecamere.
A sferrare il pugno un 27enne, il tunisino Hmarouni Hamza, che è accusa di omicidio preterintenzionale. Il gip del Tribunale di Pisa chiederà per lui la custodia cautelare in carcere. Sarà necessaria anche una richiesta d'estradizione. Hamza ha preso martedì un volo aereo per la Tunisia dallo scalo di Milano Malpensa.
Altre due persone del gruppo, il 22enne Simone Tabbita e un minorenne, sono state denunciate per favoreggiamento. Fabrizio Camarretta, 20 anni, sembra invece estraneo ai fatti.
Pisa, individuati i responsabili dell'aggressione al cameriere - IlGiornale.it
Regione Sicilia: 17.995 dipendenti, cinque volte quelli della Lombardia
La Regione Sicilia raccoglie in se tantissimi record a partire dal maggior numero di dipendenti e finendo col maggior numero di baby pensioni tra questi stessi dipendenti.
Un dirigente ogni sei dipendenti, la Regione Sicilia conta 192 dirigenti, guidati dal Governatore Raffaele Lombardo, e 1385 dipendenti della presidenza della Regione.
Numeri da capogiro, paragonabili soltanto a quelli che può vantare David Cameron, Premier britannico: 198 dirigenti e 1337 dipendenti all’ufficio che equivale alla nostra Presidenza del Consiglio, il Cabinet Office.
Quando si parla di spending review quindi, si dovrebbe pensare in primis ad applicarlo proprio alla Regione Sicilia; la Corte dei conti ha reso noto che i dipendenti ufficiali della Regione Sicilia sono ben 17995, numero che ha fatto sorgere numerose polemiche. Infatti il numero dei dipendenti è cinque volte quello della Regione Lombardia, che ha però il doppio degli abitanti rispetto alla Sicilia.
La cosa scandalosa di queste cifre è che ben 4857 di questi dipendenti, che fino al 2011 erano assunti con contratto a termine, sono stati assunti con contratto a tempo indeterminato.
Ma il numero 17995 non è il reale numero dei dipendenti della Regione Sicilia, poichè ad essi vanno aggiunti 717 altri impiegati che sono distaccati presso altre strutture ma stipendiati sempre dalla Regione, più ancora altri 2293 dipendenti assunti con contratto a termine ma stipendiati sempre dalla Sicilia.
Ci sono poi società controllate dalla Regione Sicilia (oppure ad essa collegate) che hanno altri 7291 dipendenti, che in qualche modo sono pagati sempre dall’Ente stesso, arrivando all’esorbitante numero di 28.796 dipendenti, ai quali non vengono aggiunti i forestali e coloro che sono impegnati in lavori socialmente utili, altri 24880 dipendenti.
La Regione Sicilia ha un debito record nei confronti dello Stato di 5,3 miliardi di euro; le spese per i dipendenti ammontano a 760 milioni di euro, ma se si aggiungono ad esse anche gli oneri sociali si giunge alla cifra di 1 miliardo e 80 milioni di euro. Questa straordinaria cifra è pari a poco meno della metà di quello che impiegano in TOTALE le 15 regioni a statuto ordinario italiane per pagare i propri dipendenti.
Ma c’è da specificare che i dirigenti totali delle 15 regioni italiane a statuto ordinario sono pari al numero dei dirigenti della Regione Sicilia:1836.
Al riguardo la Corte dei conti ha affermato “È poco plausibile, a fronte di oltre 1.800 dirigenti di ruolo, ritenere che non siano già disponibili idonee professionalità all’interno dell’amministrazione. La mancata valorizzazione delle risorse interne è in definitiva la causa dei costi sostenuti per retribuire i dirigenti esterni per i cui emolumenti è previsto un tetto massimo di 250 mila euro, di gran lunga superiore alla retribuzione massima dei dirigenti generali interni” quando sono stati chiamati, lo scorso anno, soggetti esterni a ricoprire cariche dirigenziali.
Le baby pensioni
La Regione Sicilia ha inoltre un altro triste primato, quello delle baby pensioni; in Sicilia all’inizio di quest’anno coloro che avevano un genitore disabile o erano loro stessi colpiti da disabilità potevano andare in pensione con soli 25 anni di servizio.
Ed allora ecco che ben 464 dipendenti regionali sono andati in pensione anticipatamente nel 2011 perchè avevano un genitore disabile, un numero nettamente superiore a quello degli anni precedenti.
Ma il totale delle baby pensioni dei dipendenti regionali dal 2004 ad oggi è di 1736 dipendenti.
Ma in Sicilia assumono in Regione soltanto figli di disabili?
Regione Sicilia:17.995 dipendenti, cinque volte quelli della Lombardia - Attualità - Investireoggi.it
Roma, autista Atac si dà malato per andare per "fraschette"
L'uomo presentava certificati in corrispondenza con le "tournee" programmate e sponsorizzate su internet. Un'attività in nero che gli ha fatto guadagnare insieme alla compagna una discreta somma
Autista Atac “malato” per l’azienda, in perfetta salute durante le performance canore. Si esibiva in decine di locali notturni, sempre in coppia con la propria compagna.
Stefano Vladovich
Il repertorio, vastissimo, apprezzato in tutta l’area dei Castelli Romani. Dalle stornellate cantate nelle “fraschette” romane assieme a un bicchiere di un buon rosso locale, ai motivi “evergreen”, Beatles, Michael Jackson, Domma Summer, Elton John, Spandau Ballet, suonati nei piano bar più eleganti della zona. Un duo particolarmente acclamato, “costretto” per questo a ricorrere al sistema sanitario nazionale pur di non deludere i propri fan.
E così E.C., da anni autista della municipalizzata romana, all’azienda dichiarava il suo precario e assai cagionevole stato di salute, tanto da ottenere, certificati medici alla mano, giorni e giorni di assenza dal lavoro per malattia. Periodi che coincidevano, guarda caso, con le tournee programmate. Un sistema che, alla fine, ha fatto nascere più di un sospetto da parte dei vertici aziendali.
Alcuni ispettori dell’Atac, in particolare, insospettiti dalla pubblicità su Internet dei suoi impegni musicali, avevano avviato accertamenti interni sul suo conto. E così è partita un’inchiesta sull’insolito duo canoro. Inchiesta che una sera porta gli uomini delle Fiamme Gialle della zona in un noto night club della cittadina laziale. L’autista “canterino” non solo lavorava completamente al “nero” (come avrebbe potuto fare altrimenti?), ma fra la strumentazione, mixer, impianto voci e altro, aveva due hard disk zeppi di materiale, canzoni famose, tutte scaricate illegalmente dalla rete.
A quel punto autista infedele e compagna hanno accusato un malore, verosimilmente reale, e per loro sono arrivati i sanitari del 118. Ripreso dallo spavento, il dipendente è stato denunciato a piede libero per truffa ai danni dello Stato, violazione del diritto d’autore. Inoltre l’uomo, sotto il profilo fiscale, aveva guadagnato una discreta somma, accantonata in anni di esibizioni artistiche in totale evasione d’imposta.
Roma, autista Atac si dà malato per andare per "fraschette" - IlGiornale.it
"A noi ce piace de magna e beve
E nun ce piace de lavorà."