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Discussione: Terries

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    Predefinito Re: Terryes

    Palermo, "denaro per evitare multe": in manette tre agenti della polizia stradale
    di Luigi Ansaloni
    PALERMO. Tre agenti della polizia stradale sono stati arrestati questi mattina dalla squadra mobile di Palermo, diretta da Rodolfo Ruperti, con l'accusa di corruzione, concussione e falso. Secondo quanto ricostruito dalle autorità, "puntavano" imprenditori e commercianti con multe e controlli a raffica .In manette sono finiti Nicolino Di Biagio, Giuseppe Sparacino e Francesco Paolo Minà. Titolare dell'inchiesta è il pm di Palermo Pierangelo Padova.
    Le vittime, per evitare tutto questo, erano costretti a dare soldi e dei regali agli agenti. L'indagine sarebbe nata dalla denuncia di due imprenditori, che stanchi delle continue minacce e vessazioni, si sono ribellati. Da lì è iniziato il lavoro della squadra mobile, che ha iniziato a seguire ed intercettare gli agenti della stradale, scoprendo quel giro fatto di "mazzette" e doni per evitare le multe.
    Palermo, "denaro per evitare multe": in manette tre agenti della polizia stradale - Giornale di Sicilia

    Battipaglia, maxi rissa in piazza
    tra bande di ragazzini
    di Paolo Panaro
    BATTIPAGLIA - Scene da far west in pieno centro a ridosso del Municipio. Una ventina i ragazzi che sabato sera, verso le 21,30, hanno partecipato ad una maxi rissa mente la gente passeggiava tranquillamente in via Italia.
    All’improvviso due gruppi di ragazzi hanno iniziato a sbeffeggiarsi, sono volate parolacce e poi sono venuti alle mani. Pian piano la situazione è degenerata e, per strada, dinanzi ai bar della movida si è scatenato il finimondo. Spintoni, pugni e calci. Una vera e propria bolgia, e mentre i ragazzi che litigavano erano sempre di più la gente cercava di mettersi al riparo e di non essere coinvolta nella rissa. C’erano anche dei bimbi con le mamme e i papà che son dovuti fuggire.
    Poi, tra il parapaglia e i ragazzi che se le davano di santa ragione qualche passante ha tentato di riportare la tranquillità ma non ci è riuscito e sono state allertate le forze dell’ordine. In via Italia si sono precipitate le pattuglie dei carabinieri e le volanti della polizia ma i protagonisti della rissa sono fuggiti via. Tantissimi curiosi e passanti hanno assistito alla scena e molti altri sono accorsi quando nell’area pedonale di via Italia, dove ovviamente non transitano auto, sono giunti i carabinieri e la polizia.
    Stando alle prime indagini alla rissa ha partecipato qualche ragazzo maggiorenne mentre tutti gli altri erano minorenni. Tra i motivi che avrebbero scatenato la rissa ci sarebbe una ragazza contesa da due giovanotti, ma anche vere e proprie scaramucce tra gruppi di ragazzini che quasi ogni sabato ostentano la loro violenza. Bande di ragazzi pronte a darsi battaglia per qualsiasi motivo pur di terminare la serata magari vantandosi con gli amici di aver partecipato all’ennesima scazzottata.
    Battipaglia, maxi rissa in piazza tra bande di ragazzini | Il Mattino

    Napoli, lite per terreni confinanti
    imbraccia il fucile e spara al fratello
    Finisce a colpi di arma da fuoco una lite tra due fratelli a Caivano, in provincia di Napoli. I due stavano litigando per terreni confinanti nei giardini delle loro abitazioni quando S.E., 70enne già noto alle forze dell'ordine, ha imbracciato una doppietta detenuta abusivamente e ha esploso 3 colpi in direzione del fratello, che non è stato colpito perché ha trovato riparo dietro un muretto di cemento. S.E. è stato arrestato dai Carabinieri della tenenza di Caivano per tentato omicidio aggravato e detenzione abusiva di armi. All'uomo era già stata ritirata la licenza di porto d'armi anni fa, a seguito di una denuncia per minacce. Al termine delle formalità è stato portato nel carcere di Poggioreale.
    Napoli, lite per terreni confinanti imbraccia il fucile e spara al fratello | Il Mattino

    Uccise parcheggiatore per sostituirlo, condannato a dieci anni
    Una condanna a dieci anni di reclusione per omicidio preterintenzionale per Filippo Lubrano di 33 anni per la morte del parcheggiatore Francesco Ciervo, 69 anni. Il verdetto ieri pomeriggio davanti al collegio giudicante presieduto da Rosario Baglioni con giudice a latere Maria di Carlo, ed i giudici popolari.
    La vicenda risale al 30 luglio dello scorso anno, durante la manifestazione «Cittàinfesta» nell’area dell’ex campo sportivo di Sant’Agata dei Goti. Alla base la gestione di spazi destinati alla sosta dei veicoli da parte di parcheggiatori abusivi. Secondo l’accusa Filippo Lubrano, colpiva Francesco Ciervo cagionandone la morte. La lite scaturiva perchè Filippo Lubrano entrava in contrasto con Francesco Ciervo, volendo esercitare al suo posto l’attività di parcheggiatore abusivo.
    Uccise parcheggiatore per sostituirlo condannato a dieci anni | Il Mattino

    Banconote false, preso napoletano
    ​aveva una stamperia clandestina
    Una stamperia clandestina di banconote e valori bollati falsi è stata scoperta in provincia di Napoli dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Bari nell'ambito di un'indagine, coordinata dalla Procura di Trani, su uno smercio di denaro contraffatto in Puglia. Un pregiudicato di Casoria, che aveva in uso il locale adibito a stamperia, è stato arrestato e trasferito nel carcere napoletano di Poggioreale con le accuse di falsificazione di monete e valori di bollo e di ricettazione.
    Nel corso dell'irruzione nella stamperia clandestina, i finanzieri hanno sequestrato un centinaio di cliché per realizzare banconote in euro e in dollari, macchinari tipografici, più di 5.000 francobolli e marche da bollo, più di 500 banconote italiane ed estere, alcune delle quali in fase di lavorazione, e decine di rotoli di carta dorata e argentata sulla quale era riprodotto l'ologramma presente sulle banconote in euro. I tagli maggiormente riprodotti erano quelli da 50 e 20 euro e da 100 dollari.
    Banconote false, preso napoletano aveva una stamperia clandestina | Il Mattino

    Napoli. Una mattonella al posto dell'Ipad: pacco al turista Usa, arrestati
    I poliziotti si appostano per individuare i truffatori del pacco al porto di Napoli ai danni dei crocieristi. E in diretta scoprono due napoletani che fanno proprio il classico pacco a un turista statunitense. Gli agenti della sezione “Volanti” dell’U.P.G., nei pressi del passaggio pedonale del porto, in via Colombo, hanno notato Enrico Calise, di 42 anni, e Francesco D’Alpino, di 61 anni, entrambi con precedenti penali specifici, entrare in azione alla vista di un gruppo di turisti. Nello specifico, il più anziano dei due, recando con se una custodia per tablet, agganciava la vittima, al fine di convincerla a acquistare ad un prezzo stracciato un I-Pad della Apple, mentre il complice, si metteva di fianco.
    Il turista statunitense preso di mira dapprima si mostrava non interessato all’acquisto e, successivamente, dopo una mediazione sul prezzo, consegnava 100 euro a D’Alpino che, con mossa fulminea, gli cedeva un’altra custodia per tablet, passatagli da Calise.
    I poliziotti, notato lo scambio, intervenivano bloccando i due truffatori. Il turista, in procinto di risalire sulla nave da crociera, all’apertura della custodia del tablet, si è ritrovato tra le mani una mattonella. Ma gli gli agenti hanno restituito i cento euro trovati addosso a D’Alpino.
    Una mattonella al posto dell'Ipad pacco al turista Usa, presi truffatori | Il Mattino

    Le mogli si prostituivano nel club privé dei mariti
    Scoperto giro di prostituzione nella provincia di Avellino. I titolari del locale facevano prostituire anche le loro signore che attiravano clienti in chat e sui social
    Giovanni
    Nel loro club privè facevano prostituire anche le mogli. L’inconsueta storia di sesso, tradimenti e prostituzione arriva dalla placida provincia di Avellino dove un’indagine dei carabinieri e della Procura irpina ha consentito di sgominare un’organizzazione che aveva intessuto – con base in un locale di Monteforte Irpino – una vera e propria rete di squillo pronte a soddisfare tutti i desideri dei clienti che giungevano li' da ogni parte della Campania e del Lazio.
    A tradire gli affari dei mariti, un controllo di routine nel locale a seguito del quale i carabinieri scoprirono la presenza di camere da letto. Cosa strana, in un club che in teoria dovrebbe offrire ai clienti “solo” tavolini e palchi per le esibizioni, per quanto spinte. In poco meno di un anno di indagine, i carabinieri hanno ricostruito la rete di contatti e rapporti gestita dai soci. E hanno scoperto che a reggere la tela c’erano, in prima fila, le loro mogli. Lungi dall’accontentarsi del ruolo di scintillanti maitresse, le donne si offrivano ai clienti che spesso reclutavano nei meandri di internet, ricorrendo alle chat room e ai social network. L’obiettivo primario era quello di affollare il club privé dei mariti e aumentare il volume d'affari del locale.
    Nel locale, stando alle risultanze dell’inchiesta citate da Il Roma, si prostituivano anche altre ragazze e tra di loro ci sarebbe stato anche un transessuale. Le stanze addobbate nel club comprendevano una “stanza dei giochi”, in perfetto stile Cinquanta Sfumature di Grigio, dotata di tutti i gadget utili alle pratiche sadomaso.
    Sono cinque le persone indagate, tutte residenti tra la Campania e il Basso Lazio. L’ipotesi di reato è quella di sfruttamento della prostituzione dal momento che, stando a quanto appurato dall’inchiesta, le ragazze “ospitate” nel club venivano pagate pochissimo e, spesso, dovevano consegnare ai titolari le cifre corrisposte dai clienti in cambio delle loro prestazioni d’amore.
    Le mogli si prostituivano nel club privé dei mariti - IlGiornale.it

    Napoli choc: paziente muore,
    sanitari 118 sequestrati e picchiati
    Notte di violenza contro il personale del 118 che, mai come questa volta, è stato vittima di un'aggressione brutale e di un vero e proprio 'sequestro di persona'. Dottoressa, infermiere ed autista dell'ambulanza in servizio sulla postazione 'Ascalesi' sono stati picchiati con calci, pugni e schiaffi fino a che uno di loro è stato sporto da una balconata al secondo piano della palazzina in vico Duchesca, dove l'equipe era stata chiamata per l'intervento.
    Autori delle violenze, sono stati i familiari e i conoscenti di una 60enne soccorsa all'alba di stamane e sottoposta a manovre rianimative dai sanitari che, dopo circa mezz'ora di intervento, non hanno potuto far altro che constatare il decesso della donna. Al momento dell'arrivo dell'equipe del 118 sul posto, la dottoressa è stata immediatamente aggredita verbalmente e con insulti affinchè si sbrigasse, successivamente, le minacce verbali di una decina di persone che si trovavano nell'abitazione della 60enne si sono trasformate in calci, spintoni, pugni e schiaffi contro i tre operatori del 118.
    Dopo una ventina di minuti dall'inizio della rianimazione, l'infermiere è stato trascinato sulla balconata e sporto dal secondo piano, mentre dai balconi dei vicini la gente urlava spaventata e solo le grida dei vicini hanno evitato la tragedia. Alla notizia del decesso della paziente, alcuni familiari hanno portato con la forza i 3 sanitari in cucina chiudendoli dentro la stanza e malmenandoli. Solo l'intervento di una volante della polizia ha evitato la tragedia. Dottoressa, infermiere e autista sono stati portati in ospedale e stamane hanno denunciato l'accaduto in Questura.
    Napoli choc: paziente muore, sanitari 118 sequestrati e picchiati | Il Mattino

    A Gela si torna a sparare per il pane. Si teme una nuova guerra
    Due episodi fanno temere agli inquirenti il ritorno delle provocazioni in città
    Lucio Di Marzo
    La "guerra del pane" era esplosa a Gela nel 2012, quando i molti fornai della città in provincia di Caltanissetta avevano dato il via a una disputa sul prezzo.
    Per mesi in città alcuni panificatori aveva venduto a un euro al chilo, raccontano le cronache di quell'anno, prima di arrivare a un accordo che aveva messo fine alla disputa.
    Diversi episodi si erano verificati in città, con danneggiamenti a colpi di proiettile ai panifici locali. Ora due nuovi casi preoccupano le forze dell'ordine, che temono gli scontri possano ricominciare.
    Quattro colpi di pistola sono stati esplosi contro la saracinesca del panificio Ventura, in corso Salvatore Aldisio. E nella notte tra mercoledì e giovedì tre colpi avevano raggiunto L'arte del pane, nel quartiere Settefarine.
    Due indagini sono state aperte: nel primo caso a seguire il caso è la polizia, mentre per il secondo si sono attivati i carabinieri. Una delle ipotesi al vaglio è che gli episodi siano collegati tra loro e si stia assistendo all'esplodere di nuove tensioni in città.
    A Gela si torna a sparare per il pane. Si teme una nuova guerra - IlGiornale.it

    Troppa tv e reddito basso pesano su bilancia bimbi
    Favoriscono il sovrappeso insieme alle abitudini alimentari e la propensione a fare sport
    Il tempo trascorso davanti alla tv, il reddito familiare, le abitudini di mamma e papà. Sono alcuni fattori che, insieme all'educazione alimentare e all'attività sportiva influiscono sul sovrappeso nei bambini, secondo un'analisi realizzata dal sito Merendine Italiane - Valori nutrizionali delle merendine, voce dell'Associazione industrie del dolce e della pasta italiane (Aidepi), realizzata incrociando diversi dati (Okkio alla Salute, Passi, Istat).
    Le statistiche indicano che nel Nord Italia i redditi più alti (circa 20 mila euro l'anno) corrispondono al 24,7% di sovrappeso/obesità; nel Centro 18,7 mila euro di reddito e 30,6% di sovrappeso e obesità; mentre al Sud e nelle Isole, dove il reddito crolla (13,2 mila euro), cresce al massimo (37,8%) l’obesità dei ragazzi (dati Istat). Mentre, per quanto riguarda la televisione, prendendo come esempio la Campania, regione con il più alto numero di bambini con problemi di peso, emerge che il 51,7% dei piccoli trascorre più di 2 ore davanti a tv e videogiochi (Okkio alla Salute 2014) contro il 35% della media nazionale. Di contro, in Lombardia, l’altra regione presa a modello per la percentuale più bassa di bambini in sovrappeso, si scende al 28,2%.
    Analizzando le altre regioni, si confermano più virtuose quelle del nord: in Trentino Alto-Adige e in Valle d’Aosta - in assoluto le regioni con la minore percentuale di piccoli con problemi di peso - il dato crolla intorno al 18%. Se invece ci spostiamo nelle regioni prime in classifica per obesità e sovrappeso il tempo trascorso davanti alla tv torna a salire: il 51% dei bambini in Calabria e il 43,8% in Molise, trascorrono più di due ore al giorno davanti a film e cartoni.
    A completare il quadro, il dato sulla tv in camera: presente nel 73% dei casi in Campania, contro il 42% della media nazionale e il 33,1% della Lombardia. Un’indicazione che si lega direttamente al tempo che i bambini trascorrono davanti alla tv, assente in molte camere di bimbi residenti al Nord (il dato crolla al 12,8% nella Provincia Autonoma di Bolzano e al 17,3% in Veneto) e, invece, molto più presente al Sud (oltre il 50% in Sicilia, Puglia e Calabria).
    Troppa tv e reddito basso pesano su bilancia bimbi



    Potenza, la strada dei record (negativi)
    Taglio del nastro alla statale 585. Trent'anni per asfaltare tre chilometri con la "modica" spesa di 34 milioni di euro
    Emanuela Carucci
    Un manto stradale che ha fatto storia. Per i suoi numeri, negativi. Una strada costruita a passo di lumaca.
    Si tratta dei tre chilometri che collegano in provincia di Potenza, la strada statale 585 Fondo Valle del Noce (che attraversa la Basilicata lungo il fiume Noce) con Lauria, centro dell'hinterland lucano. A distanziarli solo pochi chilometri, come dicevamo, e 30 anni. Quelli passati dall'inizio alla fine dei lavori per attivare la bretella, progettata dieci anni prima.
    I conti sono facili da fare: per ogni chilometro sono stati impiegati dieci anni. Parole di circostanza e ad effetto al taglio del nastro: “gap infrastrutturale” e ”opera strategica”. Peccato pero' che oltre alla beffa del tempo c'è anche quella economica. Si', perché per la realizzazione del tratto stradale sono stati spesi di 34milioni di euro. Più di dieci milioni di euro a chilometro.
    In realtà i lavori non sono nemmeno completati; sarà necessario, infatti, anche un altro appalto per riparare le parti danneggiati da atti vandalici durante gli anni in cui i lavori sono stati fermi. E, secondo fonti di stampa, sono, inoltre, previsti ulteriori interventi di manutenzione straordinaria per un costo di 2 milioni di euro.
    Potenza, la strada dei record (negativi) - IlGiornale.it

    L’iscrizione nelle scuole inglesi: “Italiano, siciliano o napoletano?”
    L’ambasciata a Londra protesta: siamo un Paese unito dal 1861
    FLAVIA AMABILE
    Alcune scuole dell’Inghilterra e del Galles con scrupoloso amore per i dettagli hanno posto una semplice domanda agli italiani che decidevano di iscriversi: siete «Italiani» oppure «Italiani-Siciliani» o «Italiani-Napoletani»? L’hanno fatto a fin di bene, si difendono le scuole. Volevano evitare spiacevoli episodi di discriminazione. In realtà mancavano soltanto il ritratto del Padrino e un piatto di spaghetti accanto alle scritte per rendere ancora più chiaro il tentativo «a fin di bene» di non discriminare.
    I moduli d’iscrizione sono stati pubblicati in rete da alcune circoscrizioni scolastiche e da giorni stanno provocando proteste e sdegno da parte delle famiglie degli italiani-napoletani e degli italiani-siciliani e degli italiani-tutti[non certo dei padani-tutti.....]. Ieri il ministero dell’Istruzione ha sollecitato un intervento chiarificatore da parte dall’ambasciata, che è intervenuta con una nota dai toni piuttosto sarcastici nonostante la diplomazia usata nella scelta delle parole utilizzate: «Siamo uniti dal 1861», ricorda l’ambasciatore Pasquale Terracciano, al Foreign Office, il ministero degli Esteri britannico. «Si tratta di iniziative locali – prova poi a minimizzare con i giornalisti l’episodio l’ambasciatore Terracciano - motivate probabilmente dall’intenzione d’identificare inesistenti esigenze linguistiche particolari» e garantire un ipotetico sostegno. «Ma di buone intenzioni - aggiunge - è lastricata la strada dell’inferno»: specie quando diventano «involontariamente discriminatorie, oltre che offensive per i meridionali».
    A denunciare l’accaduto sono stati per primi alcuni genitori, decisamente sconcertati di fronte ad una procedura che non si vedeva da almeno un secolo. All’inizio sembrava una delle tante bufale che circolano in rete, ma dopo alcune verifiche si è capito che non era affatto uno scherzo. L’ambasciata, dunque, ha chiesto al Foreign Office «l’immediata rimozione» di questa indebita caratterizzazione pseudo-etnica[pseudo?].
    L?iscrizione nelle scuole inglesi: ?Italiano, siciliano o napoletano?? - La Stampa


  2. #582
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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli. Raid notturno alla Cumana: teppisti rubano le obliteratrici nella stazione
    Napoli - Ignoti hanno rubato la scorsa notte le obliteratrici nella stazione «Piave» della ferrovia Cumana di Napoli. Il furto, o per meglio dire atto vandalico, è stato reso noto dal consigliere regionale della Campania Francesco Borrelli, dei Verdi: «Ora il numero di coloro che pagano il biglietto prima di salire a bordo del treno sarà ancora più esiguo», dice. Borrelli ricorda come «quello della sicurezza sia uno dei più importanti e urgenti problemi da affrontare» sulle linee gestite dall'Eav, la holding regionale del trasporto pubblico da cui dipendono tra le altre la Cumana e la Circumvesuviana, ferrovie locali utilizzate ogni giorno da migliaia di passeggeri per i collegamenti tra Napoli e la provincia.
    Raid notturno alla Cumana: teppisti rubano le obliteratrici nella stazione | Il Mattino

    Arrestati dipendenti ospedale a Brindisi: rubavano i pannoloni
    Rubavano materiale sanitario dalla farmacia ospedaliera per poi rivenderli al mercato nero: 10 arresti e 46 indagati
    Benedetta Maffioli
    Colti in flagrante a rubare medicinali e dispositivi sanitari dall'ospedale Perrino di Brindisi.
    È successo a sette dipendenti della Sanità Service, socità partecipata dell'Asl, e tre complici esterni, ripresi intenti a derubare la farmacia ospedaliera con la finalità di alimentare un mercato illegale.
    Dalle prime ore di questa mattina, grazie ad un'operazione dei Nas di Taranto -chiamata "Roller band", dal nome dei conteniotri ospedalieri utilizzati per caricare sui furgoni il farmaci rubati - il tribunale di Brindisi ha emesso sette ordinanze di custodia cutelare, due per i domiciliari e un provvedimento di obbligo di dimora.
    Le accuse per tutti i dieci indagati sono di furto aggravato, peculato, ricettazione, truffa aggravata e continuata. In più quattro dipendenti di Sanità Service sono accusati anche di assenteismo, poichè dalle prime indagini è emerso come si sarebbero recati a lavoro solo per rubare il materiale della farmacia.
    Per ora le persone indagate sono in tutto 46 e i carabinieri hanno già inziato le perquisizioni nelle loro abitazioni.
    È stato grazie alla denuncia della direzione generale dell'azienda che sono iniziate le indagini dei Nas. Infatti, il manager Giuseppe Pasqualone aveva più volte segnalato la sparizione di farmaci e materiale utilizzato per l'assistenza dei pazienti, come pannolini e traversine per i letti.
    I carabinieri hanno, così, avviato i necessari accertamenti, installando microcamere nascoste nel magazzino dell'ospedale in cui sono custoditi i farmaci ed effettuando una serie di intercettazioni telefoniche a carico delle persone sospettate. E il 27 settembre, perquisendo l'automobile di un dipendente di Sanità Service, hanno anche trovato alcuni dei farmaci rubati.
    Arrestati dipendenti ospedale a Brindisi: rubavano i pannoloni - IlGiornale.it

    BRINDISI
    Ignoti rubano circa 100 bare da un'azienda di pompe funebri
    Furto senza precedenti a Brindisi: rubate cento bare di un’agenzia di onoranze funebri con sede nei pressi del cavalcavia sulla statale 379 che collega il capoluogo brindisino a Lecce. I ladri sono entrati in azione di notte, hanno forzato l’ingresso e saccheggiato il deposito in cui erano custodite centinaia di bare già assemblate. Il valore della merce rubata è ancora da quantificare, ma il danno è ingente e non ammonta a meno di 100mila euro considerando che il valore medio di un pezzo si aggira intorno ai 1.000 euro.
    Il primo ad accorgersi del furto è stato il titolare, che lavora in agenzia con i tre figli: è arrivato nel deposito dell’azienda intorno alle 7 del mattino e ha trovato ingresso forzato e magazzino svuotato. L’impresario funebre non ha esitato a chiamare il 113. Indagini complicate, visto che il magazzino non è dotato di un sistema di videosorveglianza: niente telecamere e niente assicurazione contro i furti. Quel che è certo è che per mettere a segno il colpo i ladri hanno dovuto dotarsi di un autotreno di lunghezza dai dieci ai tredici metri. Altrettanto certo è che per svuotare il magazzino hanno impiegato diverse ore. Nonostante tutto sembra che nessuno abbia visto né sentito.
    L’altro interrogativo al quale gli inquirenti stanno cercando risposta è su quale possa essere la destinazione della merce rubata. Di certo esiste un mercato nero delle bare che i ricettatori vendono al ribasso, consentendo così all’agenzia funebre di praticare prezzi concorrenziali all’utente finale.
    BRINDISI – Ignoti rubano circa 100 bare da un'azienda di pompe funebri - 18/10/2016 - Salento - Cronaca

    Bari, truffa carte di identità
    sospesi dipendenti comunali
    Tra i casi accertati spunta anche quello di un ex dipendente andato in pensione. Da lui ora il Comune pretende la restituzione delle somme indebitamente percepite. Più gravi invece le posizioni di altri due dipendenti in servizio: sospesi dal lavoro per 30 e 13 giorni con l’interruzione dello stipendio. In sessanta invece sono stati richiamati con censure orali e scritte perché ritenuti colpevoli di episodi sporadici e causati da meri errori materiali o di distrazione. Pare nell’inserimento telematici dei codici. Si chiude cosi' – ma solo sul fronte amministrativo – l’indagine interna di Palazzo di Città sulla presunta «cresta» delle carte di identità.
    Il caso risale ad aprile scorso – raccontato e anticipato da La Gazzetta del Mezzogiorno – quando un cittadino invia una segnalazione al sindaco Decaro denunciando di aver pagato 10,58 euro per un duplicato della carta di identità, ma di essersi stranamente ritrovato con un documento dal valore di 5,42 euro (diritti di segreteria stabiliti solo per i rinnovi, cioè dopo la scadenza della tessera). Il sospetto è che quei cinque euro mancanti, omessi sulla stampa del documento, non siano finiti nelle casse comunali ma nelle tasche dell’impiegato nell’ambito di un sistema truffaldino semplice e collaudato. Per gli uffici Anagrafe è bastato incrociare il numero delle carte di identità rilasciate per tipologia, il numero delle denunce per furto e smarrimento che ogni cittadino presenta per la richiesta di duplicato e soprattutto gli incassi, per scoprire che quel caso denunciato non era forse isolato.
    E cosi' nelle scorse settimane si è chiusa l’indagine che ha passato al setaccio migliaia di documenti rilasciati nell’arco degli ultimi cinque anni, dal 19 aprile 2011 al 19 aprile del 2016 e che ha accertato un ammanco complessivo di 14mila e 700 euro. Di questi ben 5mila sono stati addebitati a un unico dipendente, operante in una delegazione di quartiere e autore di almeno mille casi simili che gli avrebbero fruttato questo insolito straordinario.
    Bari, truffa carte di identità sospesi dipendenti comunali - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Gragnano, punta la pistola contro gli alunni
    all'uscita da scuola: denunciato 16enne
    di Raffaele Cava
    Panico davanti all'ingresso dell'istituto superiore Lorenzo Don Milani di Gragnano a via Quarantola. Al termine delle lezioni, questa mattina intorno alle 13, gli alunni dell'istituto scolastico si sono imbattuto in un coetaneo che brandiva una pistola. Il 16enne abatese, che non frequenta l'istituto di Gragnano, la puntava contro i ragazzini appena uscita dalla scuola terrorizzandoli. Ad evitare il peggio i carabinieri della stazione di Gragnano che hanno bloccato il ragazzo, incensurato, denunciandolo a piede libero per porto abusivo di arma. La pistola successivamente si è rivelata poi un modello ad aria compressa completa di caricatore.
    Il ragazzino denunciato si è presentato davanti all'ingresso della scuola con baffetti, capelli rasati e giubbino in pelle proprio come uno dei personaggi della serie tv Gomorra.
    Punta la pistola contro gli studenti fermato 16enne: «Come Gomorra» | Il Mattino

    C'è un topo nelle corsie dell'ospedale
    choc al Martiri del Villa Malta di Sarno
    di ​Rossella Liguori
    Le immagini sono state scattate con un cellulare nei corridoi dell'ospedale Martiri del Villa Malta di Sarno, nel pomeriggio di ieri, da un utente che si era recato al nosocomio per fare visita ad un parente ricoverato. Un incontro ravvicinato ed immortalato subito. Il topo si vede aggirarsi ed andare da un angolo all'altro pare nei reparti al primo piano.
    Gli scatti sono stati subito messi in rete e in pochi minuti sono diventati virali. Condivisi e commentati da numerosi utenti che hanno chiamato in causa il sindaco, Giuseppe Canfora, che è anche medico dell'ospedale sarnese, per chiedere un intervento.
    Un topo nel reparto al primo piano scandalo nell'ospedale in Campania | Il Mattino











    Messina capitale delle multe
    Oltre 60mila contravvenzioni per la "sosta selvaggia" delle auto. Un record
    Emanuela Carucci
    “Sosta selvaggia” a Messina, città d'Italia dal record poco invidiabile delle multe per parcheggi “non ortodossi”.
    Dall'inizio dell'anno le contravvenzioni elevate agli automobilisti sono state circa 63mila con una crescita del 12 per cento.
    La terapia d'urto della polizia municipale però, fatta di verbali tradizionali e del nuovo sistema “scout system” per rilevare gli automobilisti indisciplinati, come spiega “La Gazzetta del Sud online”, serve a poco perché i messinesi continuano lasciare l'auto in sosta lì dove proprio non si può: dalle intersezioni fra strisce blu e gialle agli scivoli per disabili incivilmente ostruiti. Per non parlare dei marciapiedi.
    L'unico vero deterrente, finora, lì dove è stata effettuato un severo contrasto al fenomeno, in zone come quella vicino alla Dogana, resta la presenza dei vigili urbani. Un deterrente da utilizzare costantemente, senza mollare la presa, perché si è testato anche il contrario: quando i vigili non pattugliano con assiduità le strade “sosta selvaggia” torna più rigogliosa di prima.
    Che fare? L'Amministrazione comunale non può aumentare i controlli per le difficoltà che vive il Corpo di Polizia municipale. Affidarsi al senso civico dei cittadini sembra vana illusione. Così Messina vive tra automobilisti poco furbi e pedoni stressati. Continuando a inanellare record.
    Messina capitale delle multe - IlGiornale.it

    Padre Genna e gli altri. I preti nei guai a Marsala e Trapani
    Padre Nicolò Genna, il noto sacerdote della chiesa dell'Addolorata, a Marsala, indagato per detenzione di materiale pedopornografico (la notizia l'abbiamo data ieri) è sicuro di poter chiarire tutto, e a breve, con la Procura di Palermo, che ha in mano le indagini. Il prete, rappresentato dall'avvocato Stefano Pellegrino, ha subito una perquisizione domiciliare qualche settimana fa, che ha creato non poco trambusto nella popolosa contrada marsalese dove il sacerdote vive. Ma è tranquillo e certo di poter chiarire tutto con gli organi inquirenti, anche se, nel frattempo ha rimesso al Vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero il suo "mandato" decennale nella chiesa dell'Addolorata, retta pro tempore da un altro sacerdote inviato dalla Curia.
    Padre Genna è solo l'ultimo di una serie di prelati a Marsala e Trapani che hanno avuto o hanno a che fare con la giustizia, e spesso per reati di tipo sessuale. Il caso più emblematico è quello a Marsala di Don Vito Caradonna. L'ex parroco di San Leonardo soffriva di ludopatia, spendendo un sacco di soldi in Gratta & Vinci, e, dopo aver chiesto prestiti un po' in giro ai sacerdoti marsalesi, avrebbe anche raggirato un suo parrocchiano, secondo l'accusa di un processo in corso a Marsala. Ma Don Vito Caradonna è stato condannato, con sentenza confermata in Appello, per tentata violenza sessuale nei confronti di un uomo. I fatti risalgono al febbraio 2005. Ad accusare il prete era stato un uomo di 37 anni che nel corso del processo ha ribadito che don Vito lo invitò nella canonica della chiesa per prendere un caffè e che mentre era “stordito” (l’uomo ha sempre avuto il sospetto che nel caffè sia stato messo del sonnifero) avrebbe tentato di abusarne sessualmente. All’uomo che ha accusato il prete, il Tribunale di Marsala riconobbe un risarcimento danni di 25 mila euro.
    A Trapani, invece, ha suscitato gran clamore la vicenda di Don Sergio Librizzi, arrestato e poi condannato per violenza sessuale. Don Librizzi, arrestato nel Giugno del 2014, era direttore della Caritas, e avrebbe abusato sessualmente di richiedenti asilo e giovani immigrati. Librizzi è stato condannato a nove anni di reclusione per i reati di concussione e violenza sessuale. In cambio di agevolazioni nell'ottenimento della documentazione, Librizzi avrebbe chiesto, e ottenuto, favori di tipo sessuale da alcuni migranti. L'accusa aveva proposto una condanna a 10 anni, mentre la difesa, rappresentata dal legale Donatella Buscaino, aveva chiesto l'assoluzione affermando "che in molti casi sono stati i migranti stessi a proporsi per ottenere vantaggi dalla posizione di Librizzi". Il gup ha dichiarato Librizzi interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e interdetto in perpetuo da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all'amministrazione di sostegno. L'imputato è stato condannato al risarcimento dei danni, liquidati in somme che vanno dai 2mila ai 30mila euro, in favore del Comune di Trapani e dell'Associazione per gli Studi Giuridici sull'immigrazione.
    Ma i casi nel tempo sono tanti. A Custonaci Mons. Angelo Mustazza, sacerdote trapanese accusato di atti di libidine e induzione alla prostituzione nei confronti di alcune minorenni (ragazzine di dodici anni) è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione con il patteggiamento. Qui la cosa grave è che anni dopo Mustazza lo troviamo sacerdote nella chiesa di Purgatorio, frazione di Custonaci, come se nulla fosse accaduto...
    Più recente è la condanna a nove anni di carcere emessa nel 2014 dal Tribunale di Marsala per un ex frate originario di Pantelleria, il 39enne Biagio Alberto Almanza, accusato di violenza sessuale su un minore.
    Padre Genna e gli altri. I preti nei guai a Marsala e Trapani

    Gang svaligiava bancomat al Nord: arrestati otto napoletani in Emilia
    Reggio Emilia - Erano specializzati nei furti ai bancomat con l'uso della fiamma ossidrica. I carabinieri di Castellarano, in provincia di Reggio Emilia, hanno arrestato otto persone, tutte di Napoli, accusate del colpo ad una filiale del Monte dei Paschi di Siena il 12 ottobre scorso. Anche se gli inquirenti sospettano che la gang sia coinvolta in altri furti recenti nel Nord Italia. I militari hanno sequestrato circa 20mila euro, provento dell’ultimo colpo, scanner sintonizzati su frequenze radio di forze polizia, inibitori di trasmissioni radio, lance termiche complete di bombole, numerosi attrezzi da scasso e da travisamento oltre ad una serie di appunti recanti importanti dati su altre banche del Nord.
    Gang svaligiava bancomat al Nord: arrestati otto napoletani in Emilia | Il Mattino

    Quando gli inglesi fanno la differenza. A scuola chiedono: “Sei italiano, napoletano o siciliano?”. L’ira dell’ambasciatore Terracciano
    di ROMANO BRACALINI – Carlo Cattaneo diceva che la differenza di temperamenti, usi e costumi tra un lombardo e un napoletano, tra un friulano e un calabrese, riassumeva le differenze sostanziali e inconciliabili tra il Nord e il Sud; e Giustino Fortunato, liberale meridionale, che non le mandava a dire, riconduceva da par suo la questione nazionale a un grado di differenza di cultura e di civiltà. A oltre un secolo e mezzo di distanza le differenze tra i due capi della penisola non si sono attenuate, semmai la litigiosità e le incomprensioni regionali ne hanno accresciuto i contrasti. Se ne sono accorti, oltre che in America da parecchio tempo, anche in Europa, con la notizia di questi giorni che in talune scuole dell’Inghilterra e del Galles le autorità scolastiche chiedono agli studenti italiani se sono “Italiani, napoletani o siciliani”.
    La differenza non dev’essere considerata di poco conto se inglesi e gallesi hanno rischiato le proteste della diplomazia italiana, che è puntualmente arrivata per bocca dell’ambasciatore italiano a Londra, tale Pasquale Terracciano (un nome, una marca, una garanzia!), il quale non facendo mistero di considerare “razzista” il questionario inglese, ha ricordato al colto e all’inclita, che “L’Italia è uno stato unitario dal 17 marzo 1861”, che pertanto, pur esistendo ancora i dialetti, non ci sono più “differenze nazionali”. Vale a dire “non più napoletani o siciliani ma tutti italiani”.
    Beato lui che ci crede!
    Naturalmente gli inglesi non hanno fatto una piega, ritenendo più che legittimo informarsi sulle origini geografiche degli allievi stranieri, come farebbero tra gli stessi studenti scozzesi o gallesi o irlandesi. Ma poco è mancato che il Terracciano (si direbbe per fatto personale), oltre alla protesta formale desse seguito a un grave incidente diplomatico, essendogli sfuggito che l’aver considerato il quesito britannico una forma di discriminazione inaccettabile, ha di fatto avvalorato la tesi che qualche differenza tra Nord e Sud vi sia, e se qualche differenza c’è, come crediamo anche noi, non sia per nulla a vantaggio del Sud.
    Mafia e malavita non sono etichette di virtù. E l’arretratezza economica e culturale non ne è che il corollario. Dove mafia e malavita allignano lo sanno bene anche gli inglesi che hanno tutto il diritto di informarsi su chi si mettono in casa. Del resto già all’inizio del XX secolo il questionario per i visti d’ingresso negli Stati Uniti, che i viaggiatori di tutte le classi (non solo gli emigranti) avevano l’obbligo di riempire e firmare, comprendeva la differenza di razza.
    Secondo il governo americano, gli italiani non formavano una sola razza come i popoli delle altre nazioni d’Europa, ma due: ”North Italy” e “South Italy”, e all’ufficio immigrazione venivano selezionati in due gruppi distinti e separati: settentrionali da una parte e meridionali dall’altra, e nessun diplomatico zelante ritenne di dover protestare.
    Anche la protesta dell’ambasciatore Terracciano finirà in niente. Gli inglesi, freddi e imperturbabili, sono poco propensi a farsi impressionare: e del resto, pare abbiano osservato con ironia, sta ai napoletani e ai siciliani cancellare la cattiva idea che qualcuno si è fatta di loro. La colpa è di chi ruba, non di chi denuncia i ladri.
    Quando gli inglesi fanno la differenza. A scuola chiedono: ?Sei italiano, napoletano o siciliano??. L?ira dell?ambasciatore Terracciano | L'Indipendenza Nuova

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    Predefinito Re: Terryes

    Nardò, intossicati 200 bimbi
    avevano mangiato a scuola
    NARDÒ (LECCE) - Almeno duecento bambini di 10 istituti dell’infanzia e delle elementari dei tre poli scolastici di Nardò sarebbero rimasti intossicati dopo aver mangiato il cibo somministrato dal servizio mensa delle rispettive scuole. Tra gli intossicati ci sarebbero anche insegnanti.
    I primi sintomi, dolori addominali, vomito e diarrea, si sarebbero registrati nel primo pomeriggio di ieri tanto da costringere in molti a disertare oggi le lezioni. Altri invece, a causa dei disturbi manifestatisi oggi, sono stati costretti a fare rientro a casa, accompagnati dai genitori, perché impossibilitati a seguire le lezioni. Numerosi coloro che hanno dovuto fare ricorso alle cure del pediatra. Sono stati gli stessi dirigenti scolastici delle scuole coinvolte a segnalare l'accaduto al Comune che questa mattina ha disposto un sopralluogo.
    All’ispezione ha preso parte l'assessore all’istruzione, Daniela Dell’Anna, che ha successivamente presentato un’esposto al Dipartimento prevenzione dell’Asl perché verifichi quanto accaduto e accerti le cause dell’intossicazione. Il sindaco di Nardò, Pippi Mellone, in queste ore ha portato le relazioni dei dirigenti scolastici delle scuole ai carabinieri dove ha presentato un esposto scritto. Il cibo sospettato di aver causato i malori, sarebbe la carne. Tra alcune delle testimonianze raccolte c'è anche quella di un’insegnante che si è accorta dell’aspetto poco gradevole della carne e ha invitato i bambini a non mangiarla.
    Nardò, intossicati 200 bimbi avevano mangiato a scuola - La Gazzetta del Mezzogiorno

    A BARI
    Medico a processo
    chiedeva rimborso di vaccini non somministrati
    BARI - Avrebbe tentato di farsi rimborsare vaccini antinfluenzali mai somministrati ai pazienti truffando per circa un migliaio di euro la Asl di Bari. Per i reati di falso e tentata truffa, è cominciato a Bari il processo nei confronti del medico di base di Conversano (Bari) Michele Salzo, già protagonista del procedimento penale 'Farmatruffà, relativo ad un presunto raggiro da circa 20 milioni di euro ai danni del Ssn, conclusosi in Cassazione con la prescrizione di tutti i reati per gli oltre 70 imputati.
    Nel nuovo processo in corso dinanzi al Tribunale Monocratico di Bari, Salzo è accusato di aver chiesto il rimborso di 497 vaccini, numero superiore a quello dei suoi pazienti (438). Oltre a questi sessanta vaccini, le indagini di Carabinieri del Nas, coordinate dal pm Luciana Silvestris, hanno inoltre consentito di accettare che almeno 107 pazienti dei 438 non sarebbero mai stati sottoposti a vaccino antinfluenzale, come da loro stessi dichiarato durante le indagini. Il rimborso per ciascun vaccino equivale a poco più di 6 euro. A scoprire la presunta truffa è stata la stessa Azienda sanitaria che ha denunciato il medico. I fatti contestati si riferiscono al 2014. Nel processo, che proseguirà il prossimo 28 ottobre, sono costituiti parti civili la Asl di Bari e l’Ordine dei Medici di Bari.
    Medico a processo chiedeva rimborso di vaccini non somministrati - La Gazzetta del Mezzogiorno

    In moto senza assicurazioni: sospesi sei vigili urbani a Napoli
    di Luigi Roano
    Sei vigili motociclisti - il reparto di massima eccellenza del Corpo - vicini alla sospensione, avevano il compito di fermare e sanzionare i veicoli senza assicurazione. Invece erano i primi a non avere la Rca sui loro mezzi privati. Oltre alla sanzione pecuniaria verranno sospesi, il procedimento già è stato aperto, per danni all’immagine del Corpo. Convinti della loro impunità, sicuri di essere al riparo perché facenti parte della corporazione di chi tiene addosso una divisa, non pagavano l’assicurazione. Invece proprio dall’interno, da chi la divisa la onora, la tresca è stata sventata. Tra i sei anche un paio di dirigenti sindacali molto in vista nel corpo che fanno una brutta figura doppia.
    In moto senza assicurazione: sospesi sei vigili urbani a Napoli | Il Mattino

    Roma, un ristorante su 4 ospita gli scarafaggi
    In base ai dati raccolti dai Nas, a Roma, da novembre 2015 a oggi, la metà dei ristoranti e locali del centro ospita topi o scarafaggi e non è in regola per via delle scarse condizioni igieniche cibi contaminati
    Franco Grande
    A Roma un ristorante su 4 è a rischio chiusura per motivi igienici e uno su 2 ha varie irregolarità. È questa la situazione descritta dai Nas sulla base dei dati raccolti tra novembre 2015 e ottobre 2016, in pieno Giubileo.
    Come riporta il Corriere su 727 locali ispezionati, prevalentemente nel centro storico, solo il 51% era completamente in regola, mentre per il 49% (ossia in 357 casi) l’ispezione ha dato “esiti non conformi”. Sono state fatte 521 multe per un valore di 658mila euro e tra olio e prodotti di carne e pesce sono stati sequestrati beni alimentari del valore di 20mila euro. Ben 349 titolari sono stati denunciati alla Asl e altri 33 sono stati denunciati penalmente per il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza nel posto di lavoro oppure per la vendita di prodotti adulterati.
    Tra i locali sanzionati più famosi, nel quartiere Prati, ci sono Franchi, dove gli scarafaggi popolano le cucine e scorrazzano dentro il registratore di cassa, e la storica cornetteria di via Barletta, dove a farla da padrona sono le blatte. In zona Testaccio, invece, è eclatante il caso di Oishi Sushi che ospitava le feci di topi nell’area di preparazione dei pasti e in magazzino.
    Roma, un ristorante su 4 ospita gli scarafaggi - IlGiornale.it

    Salerno, parentopoli in ospedale
    «Assunti familiari dei sindacalisti»
    di ​Maria Rosaria Sica
    Parentopoli in ospedale, scoppia la polemica. La novità è legata a una nuova cooperativa di servizi. La società cilentana giunta in ospedale da pochi giorni ha assunto diversi operatori parasanitari. Il contratto è a tempo determinato. Tra i neo assunti spiccano le mogli e i parenti di alcuni sindacalisti. Nella lista ci sono anche nipoti e familiari di impiegati sanitari.
    La vicenda non avrà risvolti penali ma ha creato grande imbarazzo tra gli operatori ospedalieri. A uscirne con le ossa rotte è soprattutto il mondo sindacale. I sindacalisti ebolitani, impegnati in ospedale a chiedere sconti sul parcheggio o sulla riapertura della mensa, non aprono bocca. Non reagiscono. Per loro la parentopoli non è un problema imbarazzante: «è un fenomeno che è sempre esistito. Lo fanno tutti, negli ospedali pubblici e privati». La dichiarazione è ovviamente anonima oltre che impacciata. «I raccomandati ci sono sempre stati» è il ritornello di altri sindacalisti che provano a giustificare privilegi e scorciatoie.
    I malumori sono esplosi già da diversi giorni. Molti iscritti al sindacato minacciano di non rinnovare la tessera: «Paghiamo una quota mensile per far sistemare la moglie e la nipote di chi dovrebbe difendere i nostri diritti». Chi per anni si è proclamato difensore dell’ospedale di Eboli oggi non batte ciglio. I redattori di retorici comunicati, di battaglie spesso formali, preferiscono il silenzio complice con i colleghi impegnati ad assumere mogli o parenti.
    Pochi mesi fa, il fratello e la figlia di due consiglieri comunali di maggioranza sono stati assunti in una struttura ospedaliera privata. Anche in questo caso la raccomandazione potrebbe aver avuto il sopravvento sul merito. Uno dei due consiglieri comunali, in particolare, aveva firmato da pochi giorni un documento critico contro la giunta Cariello. Dopo l’assunzione del fratello non ha avuto più dubbi politici o riserve amministrative. Oltre la questione morale non ci sono addebiti da poter sollevare. Il mal costume di raccomandare i propri parenti è il marchio di fabbrica di molti politici. Dall’ospedale pubblico a quello privato, lo scenario si ripete per buona pace di chi da anni spera invano in una società meritocratica.
    Campania, parentopoli in ospedale «Assunti familiari dei sindacalisti» | Il Mattino

    LO STUPRATORE UN 17ENNE
    Bari, violentata a 12 anni
    col «consenso del fidanzatino»
    La vittima vive ora in un'altra regione.
    BARI - 'Offertà a 12 anni dal fidanzato 16enne ad un amico di poco più grande. Obbligata a seguirli a tarda ora in una stradina buia vicino al cimitero di Bari e lì violentata. La vittima, che da alcuni mesi non vive più a Bari, ha raccontato in lacrime l’episodio ai genitori e ha deciso di denunciare. Le indagini della Squadra Mobile della Questura di Bari, coordinate dalla Procura per i minorenni, con il supporto di psicologi, sono partite da quel racconto e sono approdate nei giorni scorsi dinanzi ad un giudice per cristallizzare quelle dichiarazioni in un incidente probatorio.
    I fatti risalgono a circa sei mesi fa. L’ambiente, stando a quanto ricostruito dagli investigatori, è quello dei figli della criminalità organizzata barese, in particolare dei ragazzini riuniti nelle piazzette del quartiere Libertà. La ragazza sarebbe stata costretta contro la sua volontà dall’allora fidanzatino ad avere un rapporto sessuale con un amico 17enne e il suo racconto è ritenuto attendibile.
    Dinanzi al gip Riccardo Leonetti la 12enne ha ripercorso quella notte di sei mesi fa raccontando dettagli degli abusi subiti, il luogo buio e appartato, gli strattoni e le minacce e infine la violenza sessuale da parte del 17enne alla presenza di quello che la 12enne considerava il suo fidanzatino. In sostanza la ragazzina sarebbe caduta in una sorta di trappola, pensando di appartarsi col fidanzatino e ritrovandosi invece costretta ad avere un rapporto sessuale con l’amico del sedicenne. Al momento i due ragazzi, già noti alle forze dell’ordine prima ancora di questo episodio, sono indagati in stato di libertà per violenza sessuale e gli accertamenti della polizia continuano per trovare ulteriori riscontri a quelle dichiarazioni.
    Dopo quell'episodio la vittima e la sua famiglia hanno lasciato Bari e il quartiere Libertà in cui vivevano per trasferirsi fuori regione. Vi hanno poi fatto ritorno nei giorni scorsi per partecipare all’incidente probatorio nel corso del quale la ragazza ha confermato ogni accusa con il supporto di psicologi, che hanno aiutato la dodicenne a ripercorrere i drammatici momenti di quella serata.
    Bari, violentata a 12 anni col «consenso del fidanzatino» - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Camorra e politica, il pentito Misso: elezioni provinciali decise dal clan
    di Marilù Musto
    Caserta. Dalle elezioni provinciali vinte da Sandro De Franciscis nel 2005 «grazie» ai voti di Nicola Ferraro, sponsorizzato dal clan dei Casalesi, alla presunta gita in barca nel 1994 di Nicola Cosentino con Walter Schiavone, fratello del boss «Sandokan», e l’imprenditore Dante Passarelli, fino all'episodio della vaccinazione iniettata a Francesco Schiavone «Cicciariello» dal medico ed ex sindaco di Casal di Principe, Cipriano Cristiano.
    Parte da queste rivelazioni il collaboratore di giustizia Giuseppe Misso, ex cassiere del capo dei capi Michele Zagaria - prima ancora autista di Walterino Schiavone - per poi arrivare al business legato alla costruzione del centro commerciale «Il Principe», considerato serbatoio di voti per i politici vicini a Cosentino, stando alla lettura della Procura Antimafia, ma mai edificato.
    L'episodio della vaccinazione, ad esempio, è emerso solo ora. «Sfruttando la conoscenza dell’ingegnere Nicola Di Caterino al Comune di Casale - dichiara il collaboratore - la famiglia Russo e noi degli Schiavone volevamo realizzare con «il Principe» un’operazione analoga a quella di Zagaria con il centro commerciale Jambo a Trentola Ducenta». Il pentito colloca la famosa vacanza a Ventotene con il politico di Forza Italia nel 1994: «Credo fosse già parlamentare», ha spiegato Misso ai magistrati; ma Cosentino è stato eletto alla Camera nel 1996. Il neo pentito della camorra è stato interrogato in aula venerdì dai pubblici ministeri Alessandro D'Alessio e Fabrizio Vanorio.
    Camorra e politica, il pentito Misso: elezioni provinciali decise dal clan | Il Mattino

    Colpi in banca, presa la talpa: è un poliziotto
    Un agente informava la banda sui movimenti delle forze dell’ordine. I malviventi avevano progettato una rapina a Udine
    di Davide Vicedomini
    UDINE. Si chiama Giuseppe Prestigiacomo ed è la “talpa” che da quasi due anni gli uomini della squadra mobile di Udine e i militari nucleo investigativo dei carabinieri hanno inseguito in relazione al mancato colpo progettato alla Monte dei Paschi di via Marco Volpe.
    È lui il poliziotto in servizio a Palermo, prima all’antirapina e poi nel reparto mobile, che avrebbe spifferato tutto al commando pronto ad agire nell’istituto di credito tra il 6 e il 7 novembre del 2014.
    L’uomo è stato arrestato dalla squadra mobile di Palermo nell’ambito di un indagine, che ha preso piede proprio nel capoluogo friulano, su un gruppo di rapinatori specializzati in assalti alle banche nel nord Italia. Sei le persone in manette, tre dei quali – Pietro Madonia, Vito Leale e Guido Riccardi – già finiti in carcere per i fatti avvenuti in Friuli.
    Le intercettazioni
    «Vi stanno addosso, mollate tutto. La polizia sa che siete andati via da Palermo». Così Giuseppe Prestigiacomo informò la banda il 5 novembre 2014 con una telefonata a uno dei familiari dei malviventi.
    Tutto fu registrato dalle intercettazioni ambientali degli inquirenti. La banda di trasfertisti palermitani stava effettuando l’ennesimo sopralluogo all’istituto del Monte dei Paschi di Siena quando fu raggiunta in auto da quella chiamata mentre si trovava in via Marangoni, a pochi passi dall’istituto di credito.
    In occasione della rapina progettata alla Monte dei Paschi polizia e carabinieri erano pronti a entrare in azione con una task-force per coglierli sul fatto poco prima dell’orario di chiusura della banca, giovedì 6 o venerdì 7. Ma quella telefonata cambiò tutto.
    Successivamente le altre intercettazioni avevano chiarito che la “talpa” era un poliziotto. Fu nel “covo” di via Susans che i malviventi accennarono al “poliziotto” in grado di aiutarli. Quella telefonata non cambiò soltanto i piani dei rapinatori.
    In poche ore polizia e carabinieri decisero che non c’era più tempo da perdere. E così con un blitz nella notte tra il 5 il 6 novembre fecero irruzione nell’appartamento arrestando Vito Leale, Pietro Madonia, Guido Riccardi, Pietro Di Maio, Francesco Paolo Albamonte, Angela Lo Vasco e Rosario Vizzini.
    Gli ultimi arresti
    Terminata l’operazione la Procura di Udine trasmise gli atti alla mobile di Palermo. L’indagine aveva messo in luce che la “talpa” doveva essere in servizio a Palermo. E così è stato.
    Era Prestigiacomo a dare informazioni preziose sulle indagini in corso in cambio di imprecisate somme di denaro. Assieme a lui in manette sono finiti anche Rosolino Lo Iacono e Deborah De Lollis.
    Colpi in banca, presa la talpa: è un poliziotto - Cronaca - Messaggero Veneto

    Truffe anziani: falsi avvocati arrestati in Lombardia e Campania
    Truffavano persone anziane in Lombardia e in Emilia Romagna, fingendosi avvocati che avrebbero aiutato i loro figli o parenti finiti in inesistenti guai, a uscirne. Sono finiti in manette quattro uomini, arrestati tra Sirmione (Brescia), Napoli e Aversa (Caserta): D.M.M. 41enne, E.F. 38enne, M.F. 36enne, S.G. 43enne, tutti originari e residenti nel napoletano. A dare esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare in carcere sono stati i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Pavia.
    Le indagini, avviate a partire da settembre 2015 e dirette dalla Procura della Repubblica di Pavia - Sostituto Paolo Pietro Mazza, hanno permesso di smascherare una vera associazione criminale finalizzata alla commissione di truffe ed estorsioni con vittime persone anziane, che al suo attivo ha almeno una dozzina di raggiri andati a buon fine, commessi in Lombardia tra le province di Pavia, Milano, Monza - Brianza, ed in Emilia Romagna nelle province di Modena e Parma.
    La tecnica di circuizione utilizzata, consisteva dapprima nel contattare telefonicamente la vittima a casa e, dopo essersi spacciati per avvocati, facevano credere all'anziano che un suo stretto congiunto, generalmente il figlio, aveva causato un incidente e per questo era stato trattenuto presso una caserma dei Carabinieri. La vittima, per di piu', veniva invitata a chiamare il 112 per ottenere riscontro della veridicita' dell'accaduto. Il raggiro si completava nel momento in cui l'anziano, "messa giu'" la cornetta del telefono, non si accorgeva che i criminali non avevano riagganciato, mantenendo aperta la linea e, addirittura con il rumore di sirene in sottofondo, rispondevano spacciandosi per militari dell'Arma dei Carabinieri. La convinzione di aver contattato il 112, induceva la vittima ad assecondare le richieste dei truffatori che, per risolvere il problema chiedevano fino a 3 mila euro e/o oggetti in oro. Per gli anziani piu' scettici i toni si facevano piu' minacciosi, l'alternativa al "non pagare" sarebbe stata il trattenimento del parente dai militari con pesanti conseguenze penali. Invece, nel caso in cui la vittima non avesse avuto a disposizione il denaro richiesto, "l'avvocato" si sarebbe impegnato ad "anticipare il resto" o ad accettare monili in oro o anche bancomat per eseguire prelievi, in quanto "amico" del figlio/a. Una volta pattuito il quantum da consegnare per il rilascio del parente, un corriere del sedicente legale si presentava di persona presso l'abitazione della vittima per ritirare i soldi e fornire un falso codice per identificare il procedimento amministrativo.
    Truffe anziani: falsi avvocati arrestati in Lombardia e Campania

    PREGIUDICATO BARESE
    «Ho ucciso il boss corteggiava mia moglie»
    BARI - Ha confessato di aver ucciso il boss del quartiere San Pasquale di Bari Giacomo Caracciolese perché aveva corteggiato sua moglie. Il pregiudicato Donato Cassano ha ammesso per la prima volta il delitto, commesso il 5 aprile 2013, nella prima udienza del processo dinanzi alla Corte di Assise di Appello di Bari in cui sono contestati anche altri due fatti di sangue, il triplice omicidio di Vitantonio Fiore, Antonio Romito e Claudio Fanelli (uccisi al quartiere San Paolo di Bari il 19 maggio 2013) e il tentato omicidio del pregiudicato Domenico Catalice di due giorni prima. Cassano, già condannato in primo grado a 30 anni di reclusione, ha confessato di aver ucciso Caracciolese per motivi personali, aiutato dal cognato - poi ucciso in risposta a quel delitto - Vitantonio Fiore.
    Oltre ai difensori degli imputati, anche la Procura ha impugnato la sentenza chiedendo il riconoscimento dell’aggravante mafiosa, esclusa dal gup perché gli agguati furono definiti dal giudice «delitti di onore».
    «Ho ucciso il boss corteggiava mia moglie» - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Licata, il sindaco non lascia e attacca Crocetta: "Ha detto agli abusivi come salvare le case"
    LICATA. Come già anticipato nelle scorse ore, Angelo Cambiano, il sindaco anti-abusivismo di Licata (Ag), che dopo aver ordinato alcune demolizioni ha subito l'incendio della casa di campagna del padre, non si dimette.
    Lo ha detto oggi durante la conferenza stampa in Comune, appuntamento che lo stesso Cambiano aveva annunciato tre giorni fa, affermando che senza risposte dalle istituzioni avrebbe rassegnato le dimissioni.
    "Stamattina ho ricevuto una telefonata del presidente della Regione Rosario Crocetta - ha spiegato il sindaco - che si è detto disponibile a incontrarmi subito per organizzare un tavolo, una sorta di 'Patto per Licata'".
    Ma durante l'incontro coi giornalisti il sindaco ha fatto ascoltare la registrazione di un incontro avvenuto sabato scorso a Licata (il sindaco era assente) nel quale Crocetta suggerisce ai presenti che "se si vogliono impedire le demolizioni basta che il sindaco dichiari che le case da abbattere sono di pubblica utilità. Gli altri Comuni hanno agito così e lì la magistratura non può farci nulla. La legge non dà alcun potere al presidente della Regione. Se si vogliono evitare le demolizioni gli strumenti legislativi ci sono. Cambiano ha deciso di demolire e ora non può lavarsi le mani".
    Il sindaco ha definito le parole di Crocetta di "inaudita gravità. Crocetta scarica su di me le responsabilità che non ho - ha detto Cambiano -. Non possono dichiararsi di pubblica utilità immobili che sorgono in zone di inedificabilità assoluta".
    Licata, il sindaco non lascia e attacca Crocetta: "Ha detto agli abusivi come salvare le case" - Giornale di Sicilia

    Agli operai forestali pugliesi non è applicata la spending review
    Gli unici privati ad avere il rimborso spese con i fondi della Regione. Fino a 3 milioni l'anno solo per andare al lavoro la mattina
    Emanuela Carucci
    Un altro carrozzone pubblico in Puglia sulle spalle di un'Italia in difficoltà. Una piccola casta, quella degli operai forestali, che solo per rimborso spese costa 3 milioni di euro l'anno ai cittadini.
    A tutelarli c'è l'Arif, l'Agenzia regionale per le attività Irrigue e Forestali. Il suo compito è quello di difendere il patrimonio forestale pugliese attraverso la salvaguardia delle foreste, il rimboschimento, la diffusione e la conservazione della biodiversità.
    Ma sembrerebbe essere anche un corpo d'elite. Infatti, quella del corpo forestale è l'unica categoria ad essere rimborsato anche per andare al lavoro ogni mattina, come rende noto la Gazzetta del Mezzogiorno.
    A quanto pare dal 2012 è in vigore un contratto che prevede, in caso di uso di un mezzo di spostamento collettivo per andare a lavoro, il corrispettivo per il rimborso chilometrico di andata e ritorno.
    Un contratto, a quanto pare, contrario alla spending review e che dovrebbe aggiornarsi con sostanziosi tagli. Ma la questione presenta un'anomalia, perché gli operai forestali non sono dipendenti pubblici, ma privati, nonostante abbiano rimborsi spese con i fondi della Regione.
    Agli operai forestali pugliesi non è applicata la spending review - IlGiornale.it

    L'autocommemorazione di Saviano e i danni che ha procurato
    Sei uno scrittore napoletano o casertano e ti viene in mente di scrivere di camorra? Lascia perdere e sviluppa altri temi, che so, il sole, l’amore… Perché se il libro vende diventa un film e i camorristi che i libri non li leggono il film lo guardano, e col film si entusiasmano. Poi se il film ha successo diventa una serie televisiva e così tutti i delinquenti fra Vesuvio e Volturno anziché eccitarsi una tantum si eccitano periodicamente. Pietro Parisi, cuoco importante di Palma Campania, ha visto nei malavitosi che vanno a chiedergli il pizzo degli emulatori di “Gomorra” e lo dice al Corriere proprio nel giorno in cui Saviano si autocommemora celebrando il decennale della sua scorta.
    Lo scrittore ha appena partecipato alla dissacrazione del sagrato del Duomo di Milano (i funerali parassitari e prepotenti di Dario Fo) e sono dunque dieci anni che conferma il principio dell’eterogenesi dei fini: voleva combattere la camorra e ha fomentato i camorristi, voleva onorare un defunto e ha contribuito a un rito disonorante… Adesso però basta e la prossima volta, mi raccomando, il mare, la pizza…
    L'autocommemorazione di Saviano e i danni che ha procurato

  4. #584
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    Predefinito Re: Terryes

    Superenalotto,Calabria, esce 6 da 163mln - Ultima Ora - ANSA.it

    Era da un po' di tempo che non si davano soldi alla 'ndrangheta in questo modo.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #585
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    Predefinito Re: Terryes

    Catania, scoperti 49 contatori elettrici irregolari
    CATANIA. Quarantanove tra allacci abusivi e manomissioni di contatori della luce sono stati accertati dalla Polizia di Stato in uno stabile di viale Castagnola durante un servizio straordinario di controllo effettuato la notte scorsa insieme con agenti della Polizia Municipale nel quartiere di Librino. Sono in corso accertamenti per accertare le responsabilità degli allacci illegali.
    Un allaccio abusivo alla rete elettrica è stato anche trovato in una rivendita abusiva di frutta e verdura di Viale San Teodoro.
    Al venditore ambulante, che è stato sanzionato perchè senza licenze e requisiti professionali e perchè occupava suolo pubblico, è stata sequestrata la merce, che è stata devoluta in beneficenza. Controlli sono proseguiti in viale Castagnola, dove Polizia di Stato e Vigili Urbani hanno sequestrato sei motocicli e 17 automobili senza copertura assicurativa.
    Catania, scoperti 49 contatori elettrici irregolari - Giornale di Sicilia

    Favori ai clan, loculi scambiati:
    nuovo scandalo al cimitero di Pagani
    di Aldo Padovano
    Pagani. Il mercimonio di loculi al cimitero avrebbe coinvolto anche alcune famiglie camorristiche e sarebbe addirittura menzionato in una delibera di giunta del 2010. Questo il fulmine a ciel sereno caduto nuovamente sulla testa del parroco della chiesa madre del Corpo di Cristo, don Flaviano Calenda, ma anche dell’attuale sindaco Salvatore Bottone.
    I fatti risalgono al 2010 quando l’attuale sindaco Salvatore Bottone era soltanto il facente funzioni del primo cittadino sospeso Alberico Gambino, sospensione che pero'non limitava la sua egemonia sulla vita politica e amministrativa paganese. Secondo la delibera di giunta 123 del 2 luglio 2010, il Comune di Pagani accertava di fatto che i loculi presenti nella cappella gentilizia voluta da don Flaviano Calenda erano ceduti ad altre persone, anche se non facevano parte della comunità religiosa del parroco. La delibera riguarda la sepoltura di Adriano De Risi, pluripregiudicato trentacinquenne originario di Sant’Egidio del Monte Albino ucciso da Alfonso Greco con la complicità di Giovanni Sorrentino, Gennaro Attianese e Aniello Calabrese. Il padre di De Risi «dovendo provvedere alla tumulazione del figlio all’interno della Cappella Cimiteriale del S.S. Corpo di Cristo, ove è concessionario di un loculo, ha rappresentato che all’interno della predetta cappella ed in adiacenza al loculo ove avrebbe dovuto seppellire il proprio figlio, è situato il loculo di cui è concessionaria la famiglia del presunto omicida; per evidenti motivazioni di ordine pubblico che ne potrebbero derivare, ha chiesto l’assegnazione provvisoria di altro loculo ubicato in altro luogo del cimitero» recita la delibera. Quindi sia i De Risi che la famiglia del boss Vincenzo «o’ zombie» Greco e del figlio Alfonso, reo confesso dell’omicidio di Adriano De Risi, vengono citati nella delibera come concessionari di alcuni loculi della cappella gentilizia del Corpo di Cristo.
    Inoltre, per evitare che le due famiglie potessero incontrarsi, con i conseguenti rischi, il Comune di Pagani si adopero' per soddisfare la richiesta del padre di Adriano De Risi dando la possibilità di usufruire di uno dei cinque loculi cimiteriali riservati all’amministrazione per casi eccezionali. Un caso complicato e certificato che evidenzia l’esistenza di un mercato di loculi al cimitero di via Leopardi.
    Favori ai clan, loculi scambiati: nuovo scandalo al cimitero Pagani | Il Mattino

    Napoli, lite per una precedenza negata
    19enne accoltellato al torace: è grave
    di Melina Chiapparino
    Un 19enne napoletano D.E è stato accoltellato in via Zara, poco distante dal carcere di Poggioreale. Il giovane è stato colpito al torace ed è in prognosi riservata. Il fendente non ha leso organi interni e la vittima è stata suturata e ricoverata presso l'ospedale Loreto Mare.
    Una delle ipotesi sul ferimento riguarda motivi di viabilità. Il 19enne potrebbe essere stato accoltellato per una discussione sulla precedenza tra il suo veicolo e quello dei suoi aggressori. La ipotesi e la ricostruzione di quanto accaduto è al vaglio della polizia, intervenuta con le volanti Dell Ufficio Prevenzione Generale della Questura comandato da Michele Spina.
    Lite per una precedenza negata 19enne accoltellato al petto: è grave | Il Mattino

    Vendeva la figlia all'amico 62enne: mamma in manette
    Agghiacciante caso di violenza e degrado in provincia di Salerno: mentre lei si prostituiva in un casolare, spingeva la figlioletta di 13 anni a stare con un muratore della zona
    Giovanni Vasso
    Vendeva la figlia di appena tredici anni alle morbose attenzioni di un “amico” che di anni ne ha sessantadue. Mentre lei, madre di una creatura che aveva avviato sul sentiero infame della prostituzione, si intratteneva (a pagamento) con un 70enne.
    Uno scenario dell’orrore, quello che hanno scoperto i carabinieri di Castel San Giorgio, nelle campagne dell’agro nocerino sarnese tra le province di Salerno e Napoli. Un autentico incubo a cui, con un blitz all’alba di lunedì scorso, i militari hanno messo fine stringendo le manette ai polsi della donna e del suo amico sessantenne.
    Secondo le ricostruzioni delle forze dell’ordine, la mamma aveva accettato – in cambio di poche decine di euro – che la figlia adolescente soggiacesse alle attenzioni sessuali del 62enne, muratore della zona. I sospetti erano venuti perché l’uomo e la ragazzina si facevano vedere insieme fin troppo spesso. Una coppia fin troppo strana anche perché quella 13enne, a scuola, faceva sfoggio – come riporta il quotidiano La Città – di somme di denaro contante troppo importanti per un’adolescente.
    La mamma si affidava all’amico muratore che le faceva anche da “manager” procurandole nuovi amici che poi sarebbero diventati suoi clienti. Li pescava dalle sue conoscenze personali, tutti della zona. E intanto si intratteneva con la figlioletta della 41enne il cui silenzio, ai due, costava relativamente pochissimo: qualche mancetta, qualche regalino di poco conto.
    Vendeva la figlia all'amico 62enne: mamma in manette - IlGiornale.it

    Napoli, spunta «Fuma Campania»
    il pacchetto beffa del contrabbando
    di Giuseppe Crimaldi
    Sono già in «commercio», nel senso che trovano posto nei banchetti clandestini messi in bella vista su strada. Al Borgo Sant’Antonio Abate come a Forcella, ma anche in molti altri posti della provincia. L’ultima trovata del contrabbando si chiama «Campania», e non è uno scherzo: perché si tratta del nome dato al pacchetto di sigarette da venti che viene venduto a tre euro illegalmente. «Campania» dice già tutto. E invece non basta: perché sul pacchetto confezionato chissà dove e da chi, compare addirittura lo stemma della Regione Campania.
    Fascia rossa obliqua su campo bianco. Ecco servita l’ultima truffa dei contrabbandieri. A fare l’incredibile scoperta sono stati alcuni tabaccai, nei giorni scorsi in città. Si tratta ovviamente di «bionde», cioè di sigarette fasulle, anzi doppiamente fasulle; non solo perché vendute illecitamente, ma anche in quanto frutto frutto dell’ennesima contraffazione. Particolare non secondario: da quando sono state immesse nel circuito nessun organo di polizia - nemmeno la Guardia di Finanza - è ancora riuscito a sequestrarne una partita: segno evidente del fatto che si tratta di una novità, che manco a dirlo potrebbe vedere coinvolta anche la camorra.
    Spudoratamente false, quelle sigarette sembrano quasi una presa in giro, un tranello teso agli acquirenti creduloni, ai tabagisti incalliti che pur di risparmiare qualche euro si affidano al mercato illegale del tabacco. Sul logo frontale compare una scritta accattivante: «From Italy Worldwide»; se invece si gira lateralmente il pacchetto, ecco altre indicazioni che sanno di beffa: «I minori non devono fumare», poi «Prodotto in Italia da Campania Srl», e infine «Prodotto non testato su animali» (come se le sigarette si testassero sulle povere bestie...).
    Fin qui la scoperta. Dopodiché iniziano le domande. La prima, che è anche la più importante: chi c’è dietro questa trovata? Poi: che cosa possono contenere quelle sigarette mai omologate né riconosciute dal Monopolio dello Stato? Ed ancora: a chi è venuta la stravagante idea di associare nientemeno che il logo dell’istituzione regionale ad una truffa così spudorata? La verità è che, girando per i crocevia del contrabbando cittadino, le «Campania» ci sono e si vendono pure.
    Le sigarette «Fuma Campania» pacchetto beffa del contrabbando | Il Mattino



    L’assunzione dei figli e il funerale
    le richieste assurde del sindacato napoletano
    di Pietro Treccagnoli
    Aridatece Cipputi, il vecchio operaio di Altan, simbolo del realismo e della sfacciataggine di una classe, quella operaia appunto, che da tempo s’è avviata a rinchiudersi nei libri di storia. Aridatecelo, soprattutto quando si hanno tra le mani comunicati ufficiali di sindacati abbarbicati come cozze agli scogli di un passato di piccole sinecure o privilegi che ora si chiamano elegantemente benefit. Un misto di richieste paternalistiche e di bombe atomiche che non possono essere istituzionalizzate, ma che sottobanco sono state e continuano ad essere praticate in tanti settori dell’occupazione non solo privata. Quello che ha partorito la Rsu di un’azienda internazionale d’avanguardia come la General Electric Avio di Pomigliano d’Arco, che produce componenti meccaniche per l’aeronautica civile e militare, è un tentativo emblematico di riportare indietro le lancette dell’orologio della storia, dettato dalla paura di un’industrializzazione 4.0 di cui quasi nessuno sa definire per bene i contorni.
    Che cosa si elencava nel comunicato? Un misto di richieste capaci di far saltare dalla sedie chi non conosce l’intera storia dello stabilimento centenario. Tra i benefit, venuti fuori dalla discussione, c’erano «orologio, penna, soccorso funerario e prestiti a costo zero». Ma soprattutto «l’assunzione di figli di dipendenti» con l’«individuazione di procedure che assicurino la certezza di una quota certa di assunzioni».
    L?assunzione dei figli e il funerale le richieste assurde del sindacato | Il Mattino

    Migranti, truffa da 9 milioni di euro: arrestato imprenditore
    Indagato insieme ad altre due persone
    Emanuela Carucci
    Su un imprenditore di Potenza, Michele Frascolla, ora agli arresti domiciliari, amministratore unico di una società addetta all'accoglienza dei migranti, pendono l'accusa di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
    Insomma denaro dello Stato destinato all'accoglienza che sarebbe finito nelle tasche sbagliate. L'indagine è portata avanti dalla procura di Potenza che investiga anche sul reato di turbata libertà d'incanti, in relazione ad una procedura aperta per servizi di accoglienza nel potentino dal 1 marzo scorso al prossimo 31 dicembre. Obiettivo: ospitare 900 migranti in Basilicata. La spesa ammonta a un valore complessivo di 9 milioni di euro.
    Sono anche venuti alla luce casi in cui gli stranieri, ufficialmente ospiti a Potenza, erano invece ricoverati in ospedale. Alcuni di loro sarebbero stati ripresi in un servizio della trasmissione televisiva “Le Iene” in cui si documentava lo spaccio di droga a Prato.
    Lo stesso imprenditore è indagato insieme ad altre due persone (sono i rappresentanti di due società rispettivamente di Potenza e di Bitetto in provincia di Bari), impegnate nell'accoglienza dei migranti.
    Migranti, truffa da 9 milioni di euro: arrestato imprenditore - IlGiornale.it

    Assalti a banche e caveau
    sette napoletani gli «arieti»
    di Nico Falco
    Operazione Campo Mi.Na.To, come Milano, Napoli e Torino, le tre città da cui proveniva il gruppo: i napoletani erano esperti negli assalti ai caveau e ai furgoni portavalori, i torinesi nell'apertura delle serrature, i milanesi erano il cavallo di Troia per entrare negli obiettivi[i milnesi e i torinesi erano naturalmente di origini teroniche....].
    Col supporto della batteria di lavoro e con una organizzazione curata in tutti i particolari avevano già messo a segno un furto da venti milioni a Torino e ne stavano preparando un altro che avrebbe fruttato anche di più. Dopo sei mesi di indagini serrate, con l'operazione Campo Mi.Na.To., sono scattate 18 misure di custodia cautelare per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti e rapine, eseguite dalle Squadre Mobili di Milano, Napoli e Torino; 13 sono in carcere, 4 agli arresti domiciliari e una prevede un obbligo di firma. Il furto record era stato commesso tra il 23 e il 26 aprile 2016, tra il fine settimana e il ponte del 1 maggio. Oltre 10 persone erano entrate attraverso un foro perimetrale nel seminterrato della banco SanPaolo di corso Peschiera, a Torino, con l'aiuto di due guardie giurate dell'istituto esterno All System della sala controllo, nella sede della banca Intesa SanPaolo a Milano. I vigilanti avevano silenziato gli allarmi provenienti da Torino, manomissione non rilevata nemmeno da un secondo sistema di allarme esterno al circuito San Paolo, consentendo ai ladri di scassinare la porta blindata del caveau e un centinaio di cassette di sicurezza.
    Le indagini, tra accertamenti telefonici, tabulati e pedinamenti portarono all'individuazione dei componenti della banda, facendo scoprire che era già in preparazione già un altro raid per il 9 giugno ai danni della Battistolli, una società di trasporto valori con sede a Paderno Dugnano, nel Milanese. Con l'espediente di una finta consegna il personale sarebbe stato immobilizzato e, con copie di telecomandi e chiavi, i ladri avrebbero raggiunto la sala conta, ancora con la complicità di vigilanti corrotti. Sarebbero scappati su un furgone a noleggio con targhe contraffatte, apparentemente riconducibili proprio alla società rapinata. Bottino previsto: oltre venti milioni di euro. La rapina è stata sventata dalle Squadre Mobili di Torino e Milano nel giorno previsto per l'irruzione con un blitz nella base logistica, una villetta a Paullo, in provincia di Milano.
    Furono trovate maschere di lattice e indumenti per il travestimento, un'arma clandestina e delle pistole giocattolo, materiale informatico sulla società da rapinare e immagini dei sistemi di sorveglianza della banca derubata, duplicati di chiavi e telecomandi, attrezzi da scasso e numerosi cellulari usati per creare una rete chiusa; in un garage c'era parte della refurtiva del precedente furto. Destinatari delle misure i napoletani Giuseppe e Salvatore Avagnano, 52 e 47 anni; i torinesi Giovanni La Montagna e Luigi Vurro, 51 e 64 anni; i complici dell'area milanese, guardie giurate, Andrea e Vincenzo Di Flora, 43 e 44 anni, Alessandro Luigi Salemi, 26 anni, Maurizio Paesano, 38 anni, Saverio Aquino, 40 anni, Andrea Nunzio Di Stefano, 45 anni, Silvestro Minio, 53 anni, Angelantonio De Angelis, 45 anni, e Marcellina Bussini, 53 anni, sottoposta ad obbligo di firma; i sodali, Salvatore e Rosario Castiello, 60 e 48 anni, Andrea Iapigio, 41 anni, Alfonso Paduano, 52 anni, Arcangelo Simeone, 59 anni, e un'altra persona che resta da ricercare.
    Assalti a banche e caveau sette napoletani gli «arieti» | Il Mattino

    Omicidio a Napoli, baby killer scarcerato per un cavillo
    di ​Leandro Del Gaudio
    Non hanno avvisato per tempo i genitori di un presunto babykiller, tanto è bastato a cancellare un ordine di arresto. Scarcerato (se non detenuto per altro), a piede libero a dispetto dell’accusa di aver consumato un omicidio di camorra.
    Strana storia, quella di F.V., conosciuto con un nomignolo che sembra uno scioglilingua, ritenuto testa di ponte tra i vicoli dei Quartieri spagnoli per conto della cosiddetta «paranza dei bimbi». Pochi giorni fa è stato arrestato come responsabile dell’omicidio di Mario Mazzanti, ma la misura cautelare è stata annullata per ordine dello stesso gip dei Colli Aminei, in relazione ad un difetto di notifica negli avvisi dell’interrogatorio di garanzia. Indagini della Dda e della Procura minorile in fumo, proviamo a capire perché. Contro F.V. ci sono soprattutto intercettazioni ambientali, grazie a cimici e telecamere nascoste piazzate nell’Istituto minorile di Catania, dove il ragazzino resta detenuto per un residuo di pena (dovrà scontare ancora pochi mesi).
    Parlando con il fratello e con altri amici, il ragazzino sembra offrire una sorta di confessione extragiudiziaria, vantandosi di aver colpito Mazzanti alla schiena («dalla scapola al cuore», sembra dire), ma anche mimando il momento clou degli spari. Per dare forza alle proprie accuse, il pm minorile si è anche avvalso di una perizia sul labiale del ragazzino, che ride mentre fa riferimento al movente del delitto. Mazzanti, in sintesi, sarebbe stato ucciso perché intervenuto a dirimere una lite tra ragazzi nella zona delle cosiddette «chianche», dove la sua famiglia gode di un certo carisma criminale.
    Tutto chiaro? Cosa ha provocato la revoca della misura cautelare? Ieri mattina, il gip Draetta del Tribunale minorile ha accolto l’istanza sollevata dai penalisti Domenico Dello Iacono e Roberto Saccomanno, a proposito di quanto avvenuto in sede di fissazione dell’interrogatorio di garanzia. Venerdì scorso, è stata infatti eccepita un’omessa notifica ai genitori, che - come previsto dal codice - devono essere convocati dinanzi al giudice in quanto titolari della patria potestà. Di fronte all’istanza difensiva, il gip di Catania (interrogatorio si era svolto per rogatoria) prende tempo e aggiorna l’udienza di qualche giorno, andando ben oltre il limite previsto dei cinque giorni. F.V. - è il ragionamento fatto dal gip - è ancora detenuto per altro, quindi per lui il limite per sostenere un interrogatorio di garanzia si dilata di dieci giorni. Versione respinta dalla difesa che ha dal canto suo ricordato che il minorenne in questo caso era detenuto non per altra misura cautelare, ma per un cumulo di pene definitive. Giustizia a maglie larghe, non è il primo caso che riguarda F.V.: condannato in primo grado a nove anni e dieci mesi per un tentato omicidio (consumato sempre per conto della cosiddetta paranza dei bimbi), viene scarcerato per un ritardo della Procura nell’esercizio dell’azione penale.
    Venerdì è atteso in appello per la definizione del secondo grado di giudizio, mentre per lui è partito il countdown: tra qualche mese, salvo altri colpi di scena, potrà tornare a casa, in quella zona dei Quartieri dove pare abbia un certo seguito criminale, come emerso da alcuni pizzini sequestrati in casa di presunti camorristi in erba. Pizzini in cui il ragazzino insisteva: «Uccidiamo per sport, prendiamoci i Quartieri».
    Omicidio a Napoli, baby killer scarcerato per un cavillo | Il Mattino

    Costi della politica, conto salato alla Regione Campania: 25 milioni per il personale distaccato
    Costi della politica
    E' quanto l'ente presieduto da De Luca deve rimborsare agli organismi di appartenenza dei dipendenti presi in prestito. A cominciare dal Comune di Napoli che ha già recapitato una ingiunzione di pagamento di 1 milione di euro. Per i "comandati" utilizzati nelle segreterie politiche dei consiglieri di tutti i partiti
    di Fabrizio Geremicca
    Circa 25 milioni di euro per l’ esercito dei comandati che si è avvicendato dal 2004 al 2016. E’ pesante il debito del Consiglio regionale nei confronti di Comuni, ministeri, aziende ospedaliere, Asl ed in generale enti pubblici i quali, con il proprio personale concesso in prestito, hanno gonfiato le segreterie politiche e gli organici dei portaborse a disposizione dei consiglieri regionali campani.
    MAL DI ENTE “Come prevede la legge”, spiega ilfattoquotidiano.it Lucia Corretto, da un anno direttore generale del settore Risorse umane, strumentarie e finanziarie del consiglio regionale, “avremmo dovuto rimborsare regolarmente e periodicamente stipendi ed oneri accessori dei comandati agli enti di appartenenza. In moltissimi casi, perٍ, nell’arco di oltre un decennio non è stato fatto. Le amministrazioni dalle quali provenivano quelle persone hanno continuato a pagare lo stipendio ai dipendenti, nonostante non li avessero più a disposizione, ed il Consiglio regionale ha omesso di restituire quelle somme”.
    Il debito è dunque cresciuto a dismisura e c’è chi, come il comune di Napoli, ha già avviato le procedure per mettere in mora la Regione guidata dal governatore Vincenzo De Luca, recapitando una ingiunzione di circa un milione di euro relativa ai soldi mai incassati, dal 2007 ad oggi, per tre impiegati comunali che hanno prestato la propria attività in Consiglio regionale. Altri creditori si apprestano a seguire l’esempio ed a pretendere quanto avrebbero dovuto incamerare già da tempo per i comandati che hanno ceduto all’ente regionale. Che rischia seriamente, a questo punto, di essere sommerso da migliaia di lettere di messa in mora e di dover saldare, in futuro, parcelle da capogiro, comprensive di interessi e compensi per gli avvocati delle controparti.
    RIMETTIAMO IL DEBITO Negli uffici del Consiglio si corre ai ripari, dunque, e si mette in conto di pagare quanto dovuto. I problemi, pero' sono due: recuperare le risorse perché 25 milioni circa non sono uno scherzo, e quantificare esattamente, oltre alla dimensione totale del debito, il numero dei creditori. Ci si è affidati, dunque, a due gruppi di lavoro e ad altrettanti progetti specifici, finanziati entrambi con risorse pubbliche. Il più recente è stato affidato a cinque dipendenti, remunerati complessivamente con ottomila euro, e dovrà mettere ordine nei numeri e fotografare con esattezza la situazione debitoria relativa al periodo compreso tra il primo luglio 2015 ed il 31 dicembre 2016. Per capire, invece, quanto il Consiglio regionale dovrà sborsare per i comandati che si sono avvicendati tra il 2004 e la prima metà del 2015 ed a chi dovranno essere versati i soldi ha lavorato un altro gruppo, coordinato da Francesco Capalbo, all’epoca capo dipartimento della segreteria generale e fratello di Ferruccio, magistrato alla Corte dei Conti. I risultati di quell’accertamento sono stati trasmessi al settore Bilancio, ma al momento neppure uno dei creditori ha ricevuto quanto dovuto.
    PER CHI PAGA LA CAMPANIA Il caso riaccende i riflettori su un tema, quello della pletora di comandati nel Consiglio regionale della Campania, che già in passato ha suscitato polemiche e dibattiti. L’anomalia è nei numeri ed appare evidente: a fronte di 212 dipendenti, il Consiglio regionale ha la bellezza di 103 persone che frequentano gli uffici e le segreterie politiche in virtù di una posizione di comando. Provengono dai ministeri, dall’Agenzia delle Entrate, dalle Università, dai Comuni, dalle società controllate dalla Regione, dall’Istat e da altre realtà. Approdano in Regione con la copertura di una qualche inderogabile esigenza e necessità temporanea, formulata ed argomentata da chi ne fa richiesta – consigliere o membro dell’ufficio di presidenza che sia – e rimangono per anni in quelle stanze, tra gli uffici delle commissioni, delle segreterie particolari e dei gruppi politici presenti nell’assemblea consiliare. Liberi, finalmente, da rigidi orari di lavoro da rispettare e mansioni precise da svolgere. Sempre meglio che timbrare.
    Costi della politica, conto salato alla Regione Campania: 25 milioni per il personale distaccato - Il Fatto Quotidiano

    “Bruciate Napoli”
    [...] Il film “Bruciate Napoli”, il cui titolo deriva da una frase di Adolf Hitler: «Ridurre Napoli in fango e cenere» [...]
    ?Bruciate Napoli? - Agenpress




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    Predefinito Re: Terryes

    Ruba 40 kg di rame: arrestato operaio della Ferrosud
    MATERA - La Squadra Mobile della Questura di Matera ha arrestato in flagranza di reato un operaio di 35 anni accusato di aver rubato 40 chilogrammi di rame dallo stabilimento Ferrosud, presso il quale è dipendente.
    L’uomo, che dopo l’udienza di convalida ha ottenuto la misura degli arresti domiciliari, aveva occultato il materiale nel proprio armadio, nel quale gli agenti hanno scoperto anche materiale per taglio del rame, un cutter e del nastro gommato.
    Le indagini della Polizia sono cominciate dopo le segnalazioni dell’azienda che aveva segnalato la sparizione di rame dalla struttura. La Ferrosud, che ha un organico di 140 addetti, produce materiale rotabile e opera nell’area industriale di Jesce.
    Ruba 40 kg di rame: arrestato operaio della Ferrosud Matera - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Manifesti funebri selvaggi, il Comune di Qualiano dice basta
    di Ferdinando Bocchetti
    QUALIANO. Stop ai manifesti funerari selvaggi. E' la presa di posizione del sindaco di Qualiano Ludovico De Luca, che ha già varato un atto (una manifestazione d'interesse) per l'individuazione delle ditte, o meglio di uno sponsor, che dovrà installare sul territorio trentasei bacheche su cui potranno essere affissi i manifesti funebri.
    «Su questo fronte - spiega il primo cittadino - Qualiano è terra di nessuno. E' ora di dire basta, bisogna dare decoro anche questo settore. Non è bello né per i familiari dei defunti né tanto meno per il decoro cittadino. Spesso, infatti, i manifesti restano affissi per mesi sulle cabine elettriche, telefoniche o sui muri e non è certo un bello spettacolo». Nel provvedimento emanato dall'ente comunale è contenuto anche il disciplinare in cui sono spiegate le modalità e i criteri di utilizzo delle future bacheche, che potranno essere utilizzate da tutte le imprese funebri - indipendentemente dallo sponsor titolare della piccola struttura - per un totale di tre anni.
    Manifesti funebri selvaggi il Comune dice basta | Il Mattino

    Frattamaggiore, lascia l'auto in sosta
    per 10 minuti, ecco come la trova al ritorno
    di Marco Di Caterino
    I ladri “nostrani” sono diventati così rapidi, da fare un baffo anche a Usain Bolt, che è l’uomo più veloce del mondo sulla pista di atletica. E pure noi, sotto il Vesuvio nemmeno scherziamo. Dopo la performance di appena cinquanta secondi per rubare uno scooter con antifurto, ora c’è il record di 10 minuti, per smontare da un’auto in sosta sulla pubblica via e in pieno giorno, il cruscotto completo, e tutto quello che c’è di valore all’interno della vettura, dalla pulsantiera elettrica degli alza vetri alla tappezzeria degli sportelli, dalla cappelliera ai poggiatesta. L’esordio, si fa per dire, di questa nuova ed inquietante tecnica dei ladri, è capitata suo malgrado ad un professionista di Frattamaggiore, che ha subito il furto choc ad Afragola, in una delle strade della zona immediatamente adiacente al santuario di Sant’Antonio.
    Lascia l'auto in sosta per 10 minuti, ecco come la trova al ritorno | Il Mattino

    Chiedevano soldi e regali minacciando di multare gli imprenditori, arrestati 3 poliziotti a Palermo
    Gli agenti incastrati dalle intercettazioni: sono accusati di corruzione, concussione e falso. La denuncia scattata da un negoziante ricattato
    Pretendevano somme di denaro e regali da commercianti e imprenditori in cambio di “sconti” su multe e sanzioni. Per questo tre poliziotti del Polstrada di Palermo - Nicolino Di Biagio, Giuseppe Sparacino e Francesco Paolo Minà - sono finiti in manette all’alba con l’accusa di corruzione, concussione e falso. A incastrare i tre poliziotti sono state le stesse vittime, piccoli imprenditori e commercianti, stanchi di subire in silenzio le minacce: se non avessero pagato, avrebbero subito multe e controlli continui.
    E' cosi' scattata l’inchiesta della sezione reati contro la pubblica amministrazione della Mobile, diretta da Silvia Como. Gli agenti sono stati intercettati per diversi mesi: ignari di essere ascoltati, parlavano al telefono delle vessazioni sulle vittime. Ora si trovano agli arresti domiciliari.
    Chiedevano soldi e regali minacciando di multare gli imprenditori, arrestati 3 poliziotti a Palermo - La Stampa

    «Quei pannoloni sono scadenti»:
    scatta la denuncia all'Asl di Napoli
    Un esposto in procura in nome e per conto dei propri genitori. Una denuncia lunga otto pagine depositata in tribunale per «difendere diritti e dignità di chi, anziano e ammalato, meriterebbe maggior rispetto». In calce quattro nomi, gli stessi che firmano anche una lettera di protesta inviata, tra gli altri, al direttore generale della Asl Napoli 1, Elia Abbondante, per metterlo al corrente di quel che sta accadendo. La vicenda riguarda la quantità, ma soprattutto la «qualità particolarmente scadente degli ausili monouso ad assorbenza» forniti dal Distretto 27 della Asl Napoli 1 ai propri genitori. I pannoloni per intenderci, così come più semplicemente li chiamano le persone che soffrono di incontinenza e chi, di loro, si prende cura. Qualità scadente, dunque. Vale a dire che - si legge nell'esposto - «contengono poco, non si allacciano e cascano continuamente minando la già instabile condizione degli ammalati e aumentando le loro sofferenze». Ma c'è dell'altro: i firmatari dell'esposto denunciano anche altri problemi collegati sempre alla cattiva qualità dei cosiddetti ausili.
    Quali? «Le allergie, le dermatiti e le piaghe da decubito che si formano sulla pelle degli ammalati a causa del contatto diretto con l'involucro esterno realizzato con del materiale di plastica che evidentemente provoca irritazioni e non consente la traspirazione». Da qui una riflessione: è vero che i pannoloni scadenti sono più economici e la Sanità risparmia, ma è anche vero - scrivono i firmatari dell'esposto - che i costi per curare tutte le patologie che derivano da quel risparmio, ancorché contenere la spesa sanitaria, la fanno lievitare inutilmente». A niente sarebbero servite le numerose segnalazioni inviate ai dirigenti del Distretto sanitario 27, in via San Gennaro ad Antignano, che «non solo non ne hanno mai tenuto conto - raccontano e scrivono i protagonisti della vicenda - ma ci hanno anche dimezzato la fornitura solo perché, almeno in un caso, era stata richiesta una taglia più grande». La domanda è d'obbligo: qual è il collegamento tra una eventuale extra large, tanto per fare un esempio, e la riduzione del numero dei pannoloni all'ammalato? Ecco la risposta: «Le misure più grandi costano di più e, dunque, ci è stato comunicato che ce ne spettano di meno. Vi sembra possibile? A noi francamente no, eppure abbiamo dovuto accettare e firmare altrimenti manco quelli ci davano. Per altro la riduzione numerica confligge con l'abbassamento della qualità: ausili più scadenti durano meno e richiedono il cambio con maggiore frequenza. Per queste ragioni abbiamo deciso di rivolgerci direttamente alla Procura della Repubblica». Per la verità uno dei quattro autori dell'esposto è già alla terza denuncia: «Andrò ancora avanti - spiega con determinazione - si tratta di una situazione che riguarda decine di pazienti, in tanti non parlano, temono una ulteriore riduzione del servizio e preferiscono tirare avanti così. Ma non è una situazione accettabile: dove è finita la dignità dell'ammalato di cui tanti parlano?».
    «Quei pannoloni sono scadenti»: scatta la denuncia all'Asl di Napoli | Il Mattino

    Speranza di vita, Napoli è ultima
    tre anni in meno di Firenze
    di Marco Esposito
    Tre anni in meno. Vivere nella città metropolitana di Napoli toglie tre anni di aspettativa di vita rispetto a Firenze o Milano. Lo certifica l'Istat che ha appena aggiornato al 2015 le tabelle provinciali dell'aspettativa di vita per ciascun anno di età. Fra le tredici città metropolitane spicca Firenze con 81,2 anni per gli uomini e 85,8 per le donne seguita da Milano con 81 esatti per i maschi e 85,5 per le donne mentre Napoli è ultima in Italia con 77,9 per gli uomini e 82,3 per le donne: in pratica tre anni e mezzo in meno. Anche la speranza di vita a 65 anni è decisamente più bassa a Napoli: 17 anni per gli uomini e 20 per le donne mentre a Firenze l'aspettativa di vita al momento della pensione è di 19,3 anni per i maschi e 22,8 per le femmine.
    La media nazionale per gli uomini è di 80,1 anni alla nascita e di 18,7 a 65 anni mentre quella per le donne è di 84,6 alla nascita e di 22 a 65 anni. Tutte le province della Campania sono sotto la media nazionale con la longevità relativamente migliore a Benevento per le donne (84 anni) e ad Avellino per gli uomini (79,3 anni). La provincia con il risultato migliore in assoluto è Trento con 81,2 per gli uomini e 85,8 per le donne mentre l'ultima è ancora una volta Napoli. Penultima in Italia è Caserta con 78,3 anni per gli uomini e 82,8 anni per gli uomini.
    Speranza di vita, Napoli è ultima tre anni meno di Firenze e Milano | Il Mattino

    Napoli, ventiseienne accoltellato per futili motivi in piazza d'Acquisto
    Aggressione per futili motivi, la scorsa notte a Napoli, dopo una lite tra giovanissimi. Un 26enne, che si trovava con amici all'esterno di una paninoteca in piazza Salvo d'Acquisto, è stato colpito con una bottiglia in testa e poi accoltellato alla gamba destra da un altro giovane, che era in compagnia di amici e che dopo l'episodio si è allontanato facendo perdere le proprie tracce.
    La vittima dell'aggressione, avvenuta poco dopo la mezzanotte, è stata medicata in ospedale con prognosi di 10 giorni per trauma cranico e ferita lacero-contusa alla gamba destra. Sull'episodio indaga la polizia.
    Accoltellato a 26 anni dopo lite per futili motivi in piazza d'Acquisto | Il Mattino

    Agrigento, scoperti altri 250 furbetti della 104: indagine su medici, insegnanti e impiegati
    Avevano chiesto di assistere parenti non autosufficienti o di usufruire del falso status di ammalato. Due anni fa il blitz, adesso l'inchiesta della Digos a una nuova svolta.
    di ADRIANA LICAUSI
    AGRIGENTO - Una nuova inchiesta sulla maxi truffa sulla legge 104 in provincia di Agrigento. Dopo i 100 indagati dei mesi scorsi, adesso altre 252 persone sono finite nel mirino degli investigatori: sono un centinaio di medici che avrebbero firmato false attestazioni, ma anche insegnanti e impiegati, per la gran parte residenti nei comuni di Raffadali e Favara, che avrebbero chiesto e ottenuto i benefici della norma senza averne diritto. I poliziotti della Digos hanno notificato a tutti un avviso di proroga delle indagini emesso il 13 ottobre dal gip di Agrigento.
    Le accuse contestate dalla procura di Agrigento sono quelle di falso materiale e falso ideologico commessi da pubblico ufficiale. Nel settembre di due anni fa, l'inchiesta denominata "la carica dei 104" aveva portato a 19 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 19 persone, così come richiesto dall’allora procuratore della Repubblica Renato Di Natale, dell’aggiunto Ignazio Fonzo e dal sostituto Andrea Maggioni. Per sei persone era stata disposta la custodia in carcere, per otto i domiciliari, a cinque indagati venne imposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
    Adesso la nuova tranche dell'inchiesta, che prende spunto dalla prima. Alcuni dei nuovi indagati erano già stati coinvolti nella prima tranche. L'inchiesta della procura di Agrigento ha svelato un "collaudato sistema clientelare e corruttivo", come lo chiamano gli inquirenti. Un sistema legato all’invalidità per ottenere benefici della legge 104. Anche il nuovo filone mira ad accertare eventuali abusi nell’assegnare status di ammalato a chi non possedeva il requisito.
    Tra gli indagati della nuova inchiesta anche molti medici già invischiati nella prima tranche, e anche il bidello ex consigliere comunale di Favara Angelo Alaimo, e Daniele Rampello, baby pensionato di Raffadali. Alaimo e Rampello sono ritenuti gli ideatori del consolidato sistema legato alla legge 104.
    Agrigento, scoperti altri 250 furbetti della 104: indagine su medici, insegnanti e impiegati - Repubblica.it

    Segnalava un’area di cantiere sull’A12, operaio muore travolto da un’auto
    Genova - Un operaio che stava indicando agli automobilisti l’area di un cantiere sull’autostrada A12 tra Sestri Levante e Deiva Marina (in direzione Livorno) è stato travolto e ucciso da un’auto.
    L’incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio sulla A12. Sul posto la polizia stradale, medici e ambulanze del 118.
    A causare l’incidente è stato un automobilista che non si sarebbe accorto di uno scambio di carreggiata proseguendo dritto, travolgendo e uccidendo il lavoratore che è stato sbalzato a 40 metri di distanza.
    L’operaio deceduto è un uomo di 60 anni residente a Massa Carrara che aveva l’incarico di custode del cantiere: è stato soccorso dai medici del 118 ma è morto dopo pochi minuti.
    Alla guida dell’auto che l’ha investito un uomo di 39 anni, B.C., originario di Altamura e residente a Carrodano, è stato trasferito al pronto soccorso dell’ospedale di Lavagna in stato di choc. All’esame dell’alcol test è risultato positivo ed è stato arrestato per omicidio stradale.
    http://www.ilsecoloxix.it/p/la_spezi...travolto.shtml

    NEL TARANTINO
    Spara alla gola il padre dell'amica: arrestato
    IN cella un 27enne di Palagiano: ha punito il genitore della sua amata che non gradiva la frequentazione
    Ha cercato di uccidere il padre di una sua amica, che non gradiva la sua frequentazione, ed è stato rintracciato e arrestato dai carabinieri. L’uomo aggredito, che ha 42 anni, è stato ferito gravemente al collo da un colpo di pistola ed è ora ricoverato con riserva di prognosi.
    Il giovane arrestato è Lino Latagliata, di 27 anni, bracciante agricolo di Palagiano, con precedenti penali, accusato di tentato omicidio, ricettazione e porto abusivo di arma clandestina.
    Il fatto è accaduto la scorsa notte. Dopo un’animata discussione, il giovane ha sparato un colpo di pistola (detenuta illegalmente) contro il padre della ragazza. Lo sparo attirava l'attenzione dei vicini che costringevano il ragazzo ad allontanarsi a bordo di un’auto. La vittima, trasportata all’ospedale Santissima Annunziata, è riuscita comunque a riferire ai militari elementi validi per la ricostruzione dei fatti. Latagliata è stato poi individuato ed arrestato.
    I carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato un bossolo calibro 380 e l’ogiva. Il 27enne, sottoposto all’esame dello stub, nelle prossime ore sarà interrogato dal giudice delle indagini preliminari.
    Spara alla gola il padre dell'amica: arrestato - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Foggia, così l'ex direttore Aci se la spassava coi soldi dei bolli
    I giudici: restituisca 800mila euro. Per anni si girava i bonifici sul suo conto personale
    BARI -Dalle casse dell’Automobile Club di Foggia mancavano 927mila euro, soldi provenienti dalle quote associative e dalle licenze sportive Csai. Avrebbe dovuto riversarli la Aci Foggia Gestore srl, una società partecipata dallo stesso Automobile Club nel frattempo fallita, lasciando un «buco» che ha poi portato al commissariamento della sede dauna. Per questa vicenda la Corte dei Conti della Puglia, accogliendo la ricostruzione del vice-procuratore Pierpaolo Grasso, ha condannato l’ex direttore provinciale, Nunzio Tarantino, a restituirne circa 800mila: il resto della somma è nel frattempo andato prescritto, ma è ancora in piedi il processo che riguarda bolli regolarmente incassati ma mai pagati.
    La vicenda, finora mai emersa, è stata scoperta nel 2013 dal successore di Tarantino, che ha presentato un esposto proprio a proposito della società Gestore srl, partecipata dagli Automobil Club provinciali di Foggia (51%) e di Taranto (49%) e poi fallita. Ad amministrarla lo stesso Tarantino, che - annotano i magistrati - per anni «aveva continuato a disporre bonifici in proprio favore per “emolumenti per missioni”, nonché ad effettuare prelevamenti di contanti ed emettere assegni circolari per causali e beneficiari ignoti». Nel frattempo la Gestore, «anche in data successiva alla dichiarazione di fallimento», aveva continuato a ricevere somme ingenti dall’Ac Foggia.
    La Corte dei Conti ha affidato allo stesso curatore fallimentare della Gestore il compito di ricostruire quello che è avvenuto. La società a partire dal 2006 era stata delegata a occuparsi del front office dell’Automobile Club dauno, compreso quindi l’incasso di tasse e quote di iscrizione, con la possibilità di accedere al sistema informatico dell’Aci: nel periodo 2009-2013 la Gestore ha riversato solo 472mila euro relativi a quote associative e licenze Csai, trattenendone circa 940mila. La stessa Gestore aveva poi creato società satelliti per le strisce blu in vari Comuni della provincia Chieuti, Cerignola, Margherita di Savoia, a loro volta beffati. In sede fallimentare è emerso il vorticoso giro di assegni, contanti e rimborsi spese del direttore provinciale, nonché le numerose cartelle esattoriali che gli erano state notificate come amministratore della Gestore per il mancato pagamento delle imposte. Tarantino è stato allontanato dall’Aci nel 2013, pare con il pagamento di una buonuscita.
    Davanti ai giudici contabili è in corso un altro procedimento nei confronti di Tarantino, quello per i bolli auto incassati dalla Gestore e mai riversati all’Aci che li ha invece dovuti pagare alla Regione per altri 235mila euro. Il processo penale, per i fatti relativi al 2009, si sta invece svolgendo davanti al Tribunale di Foggia.
    Nel 2014 il procuratore Grasso aveva chiesto e ottenuto il sequestro conservativo dei beni di Tarantino, ma la Finanza ha trovato soltato due terreni agricoli di scarso valore. Tuttavia Grasso ha chiesto e ottenuto la revocatoria della donazione del suo 50% di una villa nel complesso Ippocampo di Manfredonia che Tarantino aveva ceduto alla moglie.
    Foggia, così l'ex direttore Aci se la spassava coi soldi dei bolli - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Napoli, Lo Russo contro Mallo
    «Diedi ordine di tagliargli la testa»
    di ​ Giuseppe Crimaldi
    Era l'ultimo del gruppo di giovani pronti a tutto che volevano scalzare il clan Lo Russo dai quartieri dell'area nord di Napoli. Mancava solo lui all'appello, perché i suoi tre complici - a cominciare da Walter Mallo, il capo del clan che ha seminato terrore e morte al Rione don Guanella - era già finito in galera con altri due complici prima dell'estate. Fine della corsa, adesso, anche per Rudi Rizzo, 31 anni: ad arrestarlo sono stati i carabinieri del Nucleo operativo di Napoli che hanno eseguito un'ordinanza cautelare in carcere con le accuse di associazione camorristica finalizzata al traffico di armi, di stupefacenti e alle estorsioni.
    L'ordinanza del gip è la sintesi di un'attività investigativa recente, coordinata dal procuratore aggiunto della Dda partenopea Filippo Beatrice: un documento che fornisce il più lucido e agghiacciante quadro della camorra cittadina, sempre più frammentata e in bali'a di nuove bande emergenti composte da giovani pronti a tutto.
    In questi atti c'è spazio anche per le dichiarazioni di un pentito eccellente, l'ex capo del clan dei Capitoni di Miano, Carlo Lo Russo. I Mallo lo volevano morto ed è per questo che lo stesso Carlo Lo Russo diede ordine ai suoi sicari di farlo fuori. «Avevo dato l'ordine - spiega Lo Russo - a Luigi Cutarelli (suo fidato uomo del gruppo di fuoco dei Capitoni, ndr) di uccidere Mallo e poi di tagliargli la testa, portarsela e lasciarla in un water al centro del rione don Guanella. L'idea mi venne perché lui si chiama Walter, come il gabinetto...»
    Furono mesi di fuoco, quelli che si susseguirono tra la fine dell'inverno e la primavera scorsa tra Miano e il Don Guanella. Scanditi da giornate e nottate in cui si susseguivano i raid armati degli uni e degli altri contendenti, con una serie di "stese" e sparatorie tra la gente e in presenza anche dei bambini che giocavano in strada. Durante uno di questi agguati venne anche uccisa un'innocente: Giovanna Paino, 60 anni, travolta mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali da uno scooter con a bordo i killer dei Lo Russo. Successive intercettazioni misero in luce la spietatezza dei camorristi: "Abbiamo ucciso una vecchia", dissero senza mostrare alcuna pietà i due investitori parlando al telefono con alcuni complici.
    Rudi Rizzo, ultimo "acquisto" fatto dal clan Mallo, divideva con i complici tutto, persino la casa. I quattro (Mallo, Vincenzo Danise, Paolo Russo e Rudi), dopo aver sfrattato una famiglia legittima assegnataria di un appartamento al nono piano nel Rione, vivevano insieme e da quel covo programmavano la strategia della tensione al don Guanella e a Miano.
    Dopo l'arresto dei suoi compagni si era fatto tatuare sul braccio un kalashnikov e i nomi di tre suoi amici, tra cui quello del boss, finiti in cella. Ad incastrare Rizzo sono state le intercettazioni registrate nell'abitazione di Walter Mallo, che - sempre secondo gli inquirenti - aveva avviato una guerra contro il clan Lo Russo, i cosiddetti «capitoni», a cui voleva strappare l'egemonia negli affari criminali nel rione Don Guanella. Un gesto sfociato in numerose sparatorie, tra cui quella in cui lo stesso Mallo venne ferito e per la quale è indagato anche il boss Carlo Lo Russo.
    La casa dove Walter Mallo abitava era stata letteralmente espropriata alla legittima proprietaria. In una delle stanze, il boss della lacrima (ne aveva una tatuata sotto l'occhio sinistro, ndr), custodiva anche un rettilario con un pitone.
    Napoli, Lo Russo contro Mallo «Diedi ordine di tagliargli la testa» | Il Mattino

    “Bruciate Napoli”
    [...] Il film “Bruciate Napoli”, il cui titolo deriva da una frase di Adolf Hitler: «Ridurre Napoli in fango e cenere» [...]
    ?Bruciate Napoli? - Agenpress




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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli. Al bar dei vip il latitante in posa con Cecilia, sorella di Belen
    La foto su facebook è del primo ottobre. Leopoldo Vitucci era latitante e se la spassava al bar tra amici e feste. L’occasione ghiotta si è presentata proprio quella sera del primo ottobre al bar di corso Garibaldi «Over Faie». La bella Cecilia, sorella di Belen Rodriguez, ospite di una festa vip. E lui, Leopoldo, pronto a farsi immortalare al fianco della bella Cecilia ignara dell’identità e delle pendenze di un ricercato internazionale. Una foto? Perchè no? Ed eccoti Cecilia e il latitante a braccetto su facebook.
    Vitucci, catturato ieri nel suo bar mentre era in compagnia di Ettore Bosti, solo cugino ed omonimo del boss, era ricercato da marzo in tutta Europa su ordine delle autorità francesi che lo ritengono responsabile di associazione per delinquere, truffa e riciclaggio. Per le accuse che gli vengono rivolte dalle autorità francesi rischia fino a dieci anni di carcere. Dopo le formalità, ieri mattina, è stato portato nel carcere di Poggioreale in attesa dei contati tra autorità giudiziarie italiane e francesi che dovranno definie l’evolversi della questione.
    Il latitante in posa con sorella di Belen | Il Mattino



    Siracusa, insegnante rimprovera alunna: il padre picchia il docente
    SIRACUSA. L'insegnante picchiato dal padre di un'alunna ha preferito non denunciare, ma la segnalazione è comunque arrivata ai carabinieri. Il 28 ottobre scorso, all'interno dell'istituto comprensivo Karol Wojtyla di Siracusa, si è verificata un'aggressione nei confronti di una docente «colpevole» di aver rimproverato una sua allieva.
    Il padre della studentessa delle scuole medie ha deciso di farsi giustizia da solo. Al mattino, durante le lezioni, l'uomo è entrato in istituto e si è precipitato nella classe dove si trovava l'insegnante e davanti agli studenti, dopo aver spiegato le sue ragioni, avrebbe sferrato un pugno in pieno volto al docente. Poi è andato via. Inutili i tentativi del personale scolastico di fermarlo. Solo un escoriazione al mento per l'insegnante che non ha voluto denunciare il genitore.
    Siracusa, insegnante rimprovera alunna: il padre picchia il docente - Giornale di Sicilia

    Ladra avellinese palpeggiava pensionati e il marito li borseggiava
    Derubavano anziani dopo averli palpeggiati per distrarli o fingendo malori per entrare in casa. Con le accuse di rapina aggravata e furto aggravato i carabinieri hanno arrestato una coppia di Gioia del Colle. Ai due, marito e moglie originari lui di Gravina in Puglia (Bari) e lei della provincia di Avellino, l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Bari Francesco Pellecchia è stata notificata nelle carceri di Foggia e Bari, dove i coniugi sono detenuti da agosto. Erano stati infatti già arrestati perché, dopo essere entrati in una casa di riposo, si erano avvicinati ad un'anziana ospite e con violenza le avevano strappato dai lobi gli orecchini d'oro.
    Le successive indagini, coordinate dal pm Bruna Manganelli, hanno consentito di accertare altri cinque episodi ai danni di anziani risalenti ai mesi di giugno e luglio scorsi. In una occasione, simulando un malore della moglie, i due si sarebbero introdotti in casa di una 72enne impossessandosi di 120 euro in contanti. In altri quattro episodi, mentre la moglie avrebbe distratto gli anziani, tutti ultrasettantenni, che passeggiavano nelle strade del centro della città, palpeggiando le loro parti intime, il marito gli avrebbe sottratto collanine in oro e portafogli, per un valore di più di mille euro complessivi. Uno di questi colpi sarebbe sfociato in rapina perché la vittima avrebbe reagito finendo immobilizzata e strattonata con violenza.
    Palpeggiava pensionati e il marito li borseggiava | Il Mattino

    Napoli. Finti carri da morto grazie ​a una talpa in Motorizzazione
    di Leandro Del Gaudio
    Qualcuno dall’interno ha duplicato e messo il timbro. Qualcuno, seduto alla scrivania del suo ufficio, non ha avuto grosse difficoltà a clonare una o più carte di circolazione, producendo un numero di documenti fasulli per il momento rimasto imprecisato. Un sospetto che diventa sempre più forte, sempre più concreto, che spinge gli uomini della polizia stradale a fare visita alla Motorizzazione civile di Napoli.
    I fatti. In queste settimane, sono stati sequestrati alcuni carri funebri in giro per l’Italia, oltre ad una serie di vetture risultate non in regola con la carta di circolazione. Episodi e controlli avvenuti da nord a sud, in diverse regioni italiane, che hanno acceso i riflettori della Procura di Napoli, anche alla luce di una segnalazione di quelle forti. L’ipotesi ha del grottesco: sembra che da queste parti ci sia una gang strutturata su più livelli - quello meccanico e quello amministrativo - in grado di fabbricare carri funebri illegali. E di assegnare a ogni conducente una carta di circolazione apparentemente pulita. Sono cinque veicoli e sono stati sequestri in mezza Italia, ora finiscono al centro delle indagini, alla luce di un sospetto di fondo: c’è l’ipotesi che si tratti di automobili di grossa cilindrata «mascherate» da carri funebri e munite di documenti di viaggio posticci, proprio grazie alla complicità di una o più talpe interne alla motorizzazione civile. Un sospetto che nasce proprio alla luce del giro di denaro che ruota attorno alla gestione dei carri che trasportano le salme in cimitero: in genere costano in media tra i centomila e i 120 mila euro (tra auto e licenze), una cifra che ovviamente viene abbattuta grazie all’uso di finti carri da morto.
    Tutto chiaro? Facciamo un passo indietro, tanto per ripercorrere le mosse degli inquirenti: siamo a Belluno, alla fine dello scorso agosto, quando una pattuglia della stradale blocca un veicolo che viaggia con una carta di circolazione sospetta. È un documento clonato - diranno poi le indagini sul posto - che conduce direttamente a Napoli. Nel frattempo, sia in Campania che in altre regioni, vengono messi a segno cinque sequestri di carri funebri, che offrono conferme alle indagini, che puntano dritto sugli uffici della Motorizzazione. C’è la convinzione che qualcuno abbia svolto un ruolo in una massiccia opera di ricettazione e riciclaggio. Indagini in corso, al di là degli accertamenti tecnici vengono ascoltati alcuni testimoni, ci sono nuovi particolari da verificare: spunta addirittura un tariffario, una sorta di vademecum che fa emergere i contorni economici del caso.
    Ci vogliono sessanta mila euro per sedersi in un carro funebre fasullo, che ha però la possibilità di svolgere un servizio su scala nazionale, andando all’incasso in un mercato potenzialmente sterminato. Una realtà che richiede un contributo su più livelli: c’è l’aspetto puramente meccanico, con officine attrezzate a trasformare auto di grossa cilindrata in carri funebri, poi c’è il versante amministrativo, che richiede una complicità interna in quel di via Argine.
    E non c’è solo la questione legata al trasporto dei defunti. No, il caso sembra essere decisamente più ampio. Il mercato di carte di circolazione potrebbe riguardare anche altri livelli, anche auto d’epoca e vetture ordinarie. Fenomeno legato ovviamente ai furti che vengono messi a segno nell’area metropolitana, che rendono possibile il reimpiego di vetture ripulite ad arte. Scenario complesso, ci sono state delle acquisizioni di atti, nel fascicolo sono finiti dei documenti che potrebbero spingere gli inquirenti su livelli di responsabilità più ampi. Tanto per capire chi è riuscito in questi mesi a produrre falsi seriali per duplicare anche carri funebri, buoni da usare a Napoli come a Belluno.
    Finti carri da morto grazie a una talpa in Motorizzazione | Il Mattino

    Migranti, ultimo trucco
    Nozze con gli italiani ma a loro insaputa
    Napoli, scoperto un business di matrimoni finti per ottenere il permesso di soggiorno
    Simone Di Meo
    Il poveretto in questione è un uomo di trent'anni che, un bel giorno, scopre dal certificato di stato civile di essere felicemente coniugato con una donna extracomunitaria che lui, ovviamente, non ha mai conosciuto né visto in vita sua. Secondo le carte dell'ufficio Anagrafe della IV Municipalità, sarebbe convolato a giuste nozze il 2 luglio 2014 tra la felicitazione di amici e parenti.
    Quel che sembra una trovata alla Woody Allen, è l'inizio di un incubo burocratico. Il malcapitato si rivolge ad un avvocato e avvia il procedimento amministrativo per chiedere la rettifica dei documenti e la cancellazione del «lieto evento». Parallelamente, il Comune di Napoli avvia le ispezioni di propria competenza. La storia è talmente buffa che impiega un secondo a uscire dall'angusto recinto di Gianturco per raggiungere Palazzo San Giacomo e diventare la barzelletta del mese. Alcuni buontemponi propongono pure di studiare la Smorfia e di provare a costruire un bel terno.
    Il lavoro degli «007» comunali si rivela più facile del previsto, comunque: la pratica è stata istruita dall'unica dipendente in servizio in quel periodo. Viene convocata e «interrogata». Si scopre così che, dietro le immancabili giustificazioni sui problemi familiari e sul carico di lavoro troppo gravoso, l'impiegata ha proprio commesso delle gravi negligenze nel disbrigo dell'incartamento. Non si è accorta che la firma del vero promesso sposo e di quello «sostitutivo», diciamo così, non erano uguali. Non si è resa conto che abitavano in due strade diverse (il primo a San Giovanni a Teduccio, il secondo a Poggioreale; e quindi era anche incompetente per territorio a segnare l'atto). Né ha trovato il tempo e la voglia di allegare, al fascicolo, le fotocopie delle carte di identità limitandosi solo a registrare (e invertire) nelle pubblicazioni gli estremi dei documenti. Insomma, un gran bel rompicapo.
    Chi si aspettava però una punizione esemplare per la lavoratrice non proprio modello è rimasto deluso: secondo i canoni dei «giudici» comunali, l'errore non è così grave in fin dei conti. L'«imputata» ha sbagliato in buona fede, e non risultano a suo carico altri procedimenti. Dunque, può tirare un sospiro di sollievo. Il direttore generale della Municipalità le commina tre giorni di sospensione dallo stipendio. Insomma, una sanzione da 110 euro, ticket mensa inclusi.
    E lo sposo che non sapeva di essere sposato? Ha quasi terminato le pratiche per il «divorzio». Ha dovuto, ovviamente, pagare di tasca propria non solo l'avvocato ma anche le marche da bollo e tutta la chincaglieria da apporre sulla modulistica ma almeno potrà riconquistare così il suo status di single. La Procura di Napoli, intanto, si è già messa al lavoro. Il legale dell'uomo ha inviato una dettagliata denuncia per eventuali profili di reato. Sarà pure stato un incidente di percorso, ma il grande business dei matrimoni finti come ha ricordato il quotidiano Il Mattino non conosce crisi: ci sono vere e proprie organizzazioni in grado di combinare nozze di comodo con anziani napoletani per poche migliaia di euro. Un modo facile e veloce per ottenere l'ambita cittadinanza italiana.
    Migranti, ultimo trucco Nozze con gli italiani ma a loro insaputa - IlGiornale.it

    Assenteismo a Furci Siculo, 65 indagati
    Obbligo di firma per 16 comunali
    FURCI SICULO. Timbrano il badge, ma non entrano in ufficio a lavorare o fanno timbrare il cartellino da altri colleghi. Così anziché andare dietro la scrivania i dipendenti del Comune Furci Siculo sarebbero andati a fare la spesa oppure hanno accumulato 20 ore di “pausa caffè”.
    E’ quanto è stato accertato indagini a carico di 16 dipendenti del Comune della costa ionica. I poliziotti di Taormina hanno eseguito l'ordinanza del Gip del Tribunale di Messina, emessa su richiesta della Procura della Repubblica, che stabilisce la misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
    I reati contestati vanno dalla truffa ai danni di un ente pubblico alla falsa attestazione mediante la illecita timbratura del cartellino.Tra i 16 indagati ci sarebbero casi limite. Uno dei dipendenti, in un periodo di osservazione di 26 giorni lavorativi, si sarebbe assentato arbitrariamente dal luogo di lavoro per complessivi 25 giorni.
    Le ore di assenza contestate ai singoli dipendenti arriverebbero ad essere contabilizzate, in alcuni casi, anche fino a più di 150. La condotta dei dipendenti è stata dettagliatamente descritta e comprovata attraverso pedinamenti e appostamenti della polizia nei confronti di 65 indagati, in un lasso di tempo che va dal giugno al luglio 2015.
    Ai pedinamenti si sono aggiunti i filmati e l’analisi dei registri interni alla struttura municipale relativi a personale con incarichi e posizione differenti nell’organigramma. Dai filmati emerge che spesso che i diretti interessati non si presentino affatto, affidando il badge a colleghi che strisciano più tesserini. In altri casi, l’assenza ingiustificata viene registrata come assenza per “servizio esterno”, apponendo un codice specifico.
    Sono stati anche registrati abusi per il permesso per la cosiddetta “pausa caffè”, per la quale è previsto un tempo di 10 minuti da recuperare al termine del turno. In alcuni casi alcuni dipendenti hanno accumulato sino a 20 ore di pausa caffè non recuperata.
    Durante la notifica stamani ai dipendenti del comune di Furci Siculo (Me) dei provvedimenti di obbligo di firma d parte della polizia un'impiegata si è sentita male ed è stato chiamato il 118.
    Assenteismo a Furci Siculo, obbligo di firma per 16 comunali - Giornale di Sicilia

    Pompei, il centralissimo albergo è fuorilegge: da 55 anni
    di Susy Malafronte
    Pompei. Choc all'ombra degli Scavi: albergo con vista sulla città archeologica abusivo da 55 anni e nessuno se ne accorge. È uno degli alberghi più accoglienti e recensiti positivamente dai turisti. È un tre stelle, affaccia sugli Scavi e si trova a metà strada tra piazza Esedra e Porta Anfiteatro, i due ingressi principali del sito archeologico, ed è vicinissimo al santuario. È gestito dall'ex comandante della polizia municipale di Pompei e da sua moglie, titolare dell'attività ereditata dal padre di quest'ultima. Insomma, l'hotel Degli Amici è una struttura ricettiva ideale per chi decide di trascorrere giorni di relax nella città degli Scavi e del santuario. Ma con un difetto: è abusivo dal 1961. Ad accorgersi che l'intero piano superiore, metà del piano inferiore e altre strutture annesse sono illegali sono stati i vigili urbani di Pompei, che fino a qualche anno fa erano al comando del gestore della struttura ricettiva risultata essere abusiva. Gli investigatori sono al lavoro per stabilire la data esatta in cui è stato commesso ogni singolo abuso in 55 anni. I caschi bianchi, agli ordini del comandante Gaetano Petrocelli e del suo vice Ferdinando Fontanella, sono arrivati fino all'albergo di via Plinio nel corso dell'operazione denominata «Uragano», disposta dal prefetto Donato Cafagna, commissario prefettizio del comune di Pompei dallo scorso primo settembre, che punta ad accendere i riflettori su ogni tipo di abusivismo intorno all'area archeologica.
    I caschi bianchi, con l'ausilio dell'ufficio Tecnico comunale, hanno relazionato nei dettagli gli abusi, punto per punto, e inviato il corposo dossier alla procura di Torre Annunziata. La titolare è stata denunciata, come primo step, per reato urbanistico. Successivamente gli uffici competenti procederanno con altre sanzioni e denunce relativamente allo «svolgimento abusivo di una attività commerciale». È illegale, infatti, svolgere una attività commerciale all'interno di strutture abusive. L'ufficio Tecnico inoltre, è impegnato a redigere una comunicazione di ripristino ad horas dello stato dei luoghi. Tecnicamente non è stato possibile sequestrare la parte abusiva dell'albergo, in quanto in uso. Non è consentito, infatti, apporre i sigilli a una struttura abitata o, come in questo caso, che ospita turisti. Oltre ai procedimenti amministrativi, faranno seguito quelli penali. La magistratura oplontina, infatti, procederà con una richiesta di abbattimento. Secondo gli inquirenti, inoltre, ci sono gli estremi per un'inchiesta - per iniziare contro ignoti - al fine di individuare, a vario titolo, le responsabilità dei mancati controlli in 55 anni. Come mai nessuno si è mai accorto che un albergo che affaccia negli Scavi è in parte abusivo? Come mai una attività commerciale è stata svolta in una struttura sconosciuta all'ufficio Tecnico comunale? Chi ha proceduto con il collaudo? Questi i nodi centrali della possibile inchiesta. I gestori fanno sapere che sono tranquilli e che non erano a conoscenza di tali abusi, in quanto la struttura è stata ereditata dai loro genitori. A loro difesa, inoltre, sostengono che cercheranno di sanare tutti gli abusi. «Cosa impossibile», spiegano i tecnici, in quanto la struttura alberghiera sorge nella zona di «rispetto archeologico», istituita dall'Unesco per salvaguardare gli scavi Patrimonio dell'Umanità.
    Pompei, il centralissimo albergo è fuorilegge: da 55 anni | Il Mattino

    Non gli fa tutti gli esami e lo dimette: paziente muore, medico condannato
    di Nicola Sorrentino
    NOCERA INFERIORE. Avrebbe omesso di svolgere gli accertamenti medici necessari per poi curare il paziente: la Corte d'Appello lo ha condannato ad un anno per omicidio colposo, con il beneficio della pena sospesa. E' di giorni fa la pronuncia dei giudici di secondo grado nei confronti di A.C. , medico in servizio presso l'ospedale di Nocera Inferiore, finito imputato per la morte del 44enne Fulvio Giorgi. L'episodio risale a giugno del 2008, quando l'uomo giunse in presidio perchè affetto da una cardiomiopatia sclerotico dilatativa. Si ricovero' in pronto soccorso, dove fu preso in gestione proprio dal medico di guardia. Quest'ultimo non si sarebbe accorto che nell'organismo dell'uomo era in pratica in atto un principio di infarto, dimettendolo poco dopo e non effettuando tutti gli esami del caso. In primo grado, il sanitario era stato condannato ad un anno di pena, avendo il tribunale riscontrato il nesso casuale tra le omissioni poste in essere nell'ospedale nocerino e le dimissioni del paziente, qualche ora dopo. Il giorno successivo, l'uomo fu colto da un infarto del miocardio, morendo. La Corte d'Appello ha confermato la condanna ad un anno per il medico dei giudici di primo grado.
    Non gli fa tutti gli esami e lo dimette: paziente muore, medico condannato | Il Mattino

    L'affare dei soldi falsi, nove arresti in Campania
    Sgominata l'organizzazione che riforniva e usava euro e dollari falsi. E in provincia di Napoli è boom di stamperie clandestine dove viene contraffatto di tutto
    Giovanni Vasso
    Un bllitz[sic!] della polizia ha sgominato, in Campania, un’organizzazione accusata di gestire il traffico di soldi falsi.
    Nove persone, a vario titolo, sono coinvolte nell’ennesima inchiesta relativa alla falsificazione di denaro e, in questo caso, non erano solo gli euro a essere contraffatti ma pure i dollari americani.
    A incastrare i presunti trafficanti di valuta fasulla sarebbero decine e decine di acquisti, transazioni in cui sarebbero stati utilizzati, come pagamento, proprio i soldi contraffatti. L’organizzazione, secondo le prime indiscrezioni, avrebbe avuto ramificazioni in tutta la provincia di Napoli e in parte della Campania.
    Non è la prima volta che gli inquirenti si trovano a fronteggiare casi di soldi falsi, in Campania. Anzi. Negli ultimi tempi le operazioni a contrasto delle stamperie, delle zecche clandestine e delle vere e proprie fabbriche (abusive) di denaro (falso) si sono letteralmente moltiplicate. In molte aree della provincia di Napoli sono stati scoperti gli opifici della contraffazione.
    A luglio scorso, a seguito di un’operazione congiunta della Tributaria di Napoli e della polizia valutaria di Roma venne scoperto un fornitissimo laboratorio di Casavatore dei falsari in cui cinque persone, a vario titolo coinvolte nell’indagine, erano riuscite a carpire praticamente da subito i segreti “tipografici” delle nuovissime banconote da venti euro. Ne erano state prodotte già per un ammontare complessivo di ben sette milioni di euro.
    Solo a metà ottobre, invece, un altro blitz delle forze dell’ordine portò alla chiusura di un’importante “copisteria” di denaro e valori bollati a Casoria, nella provincia nord di Napoli. Nella stamperia clandestina gli inquirenti trovarono rotoli e rotoli di carta dorata e argentata su cui era già stato riprodotto l’ologramma di garanzia delle banconote. C’erano lì i torchi e i “timbri” utilizzati per stampare le banconote, di vari tagli ma per lo più da 20, 50 e 100 euro. Secondo l'inchiesta, quei soldi falsi erano diretti al "mercato" pugliese. Nel laboratorio, inoltre, c’erano pure gli attrezzi utili alla contraffazione delle marche da bollo e alla riproduzione di dollari americani.
    I soldi falsi, in quanto tali e non perché ritenuti autentici, sono diventati nel tempo anche un mezzo di pagamento nelle transazioni criminali, spesso come merce di scambio nella compravendita di droga.
    L'affare dei soldi falsi, nove arresti in Campania - IlGiornale.it

    Poliziotto in congedo per motivi familiari: girava film porno a Miami
    L'uomo si è difeso dicendo di essere stato adescato da due signore in una piscina ma di non aver capito si trattasse di una produzione hard
    Marta Proietti
    Aveva chiesto un periodo di congedo retribuito dal servizio nel Corpo forestale dello Stato per "gravi motivi familiari" e invece faceva il pornoattore a Miami, in Florida.
    Come scrive Libero, un uomo di 43 anni, lucano, è indagato per truffa aggravata per essersi allontanato dalla Basilicata per 36 giorni dei 268 che gli erano stati concessi per assistere un parente malato. Inclusi quelli "dal 23 luglio al 10 agosto 2015", quando "si recava negli Stati Uniti per girare un film porno".
    S.V. è stato sospeso dal servizio dal gip di Potenza Amerigo Palma. Il caso era già emerso all'inizio dell'anno quando i suoi superiori avevano scoperto il trailer del film, ancora in vendita sul sito di una pornostar di base a Las Vegas.
    La guardia forestale si è giustificata dicendo di essere un habitué di Miami da diversi anni, e di essere stato realmente adescato da due signore nella piscina di un albergo. Ma aveva aggiunto di non essersi reso conto, data anche la scarsa conoscenza della lingua inglese, di aver appena superato il casting per una produzione hardcore.
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    Terrore a bordo del bus per Roma: bloccati e rapinati in viaggio
    Terrore la notte scorsa a bordo di uno dei pullman della linea Marozzi in viaggio da Taranto verso Roma. Un commando composto da quattro uomini ha assaltato un autobus bipiano poco prima del casello autostradale di Cerignola, in provincia di Foggia. Il mezzo, con a bordo una sessantina di passeggeri, aveva ripreso la marcia dopo la sosta a Canosa di Puglia quando ha trovato la strada sbarrata da un Suv e un'Audi A6. Secondo la denuncia presentata dall'autista al comando provinciale carabinieri di Taranto, due malfattori sono rimasti a fare da palo, mentre gli altri due sono saliti sul bus e hanno aggredito uno dei due conducenti, colpendolo con il calcio del fucile. L'altro è stato invece minacciato con l'arma e tenuto sotto tiro. I banditi hanno rapinato i passeggeri del piano terra, impossessandosi di telefoni cellulari e portafogli. Prima che potessero continuare l'operazione al piano superiore, però, sono stati messiin allarme dall'arrivo di un tir che ha acceso gli abbaglianti per far spostare le auto e i malfattori - tutti con il volto coperto da calzamaglia - sono fuggiti a bordo delle due vetture. Denunce sono state presentate da singoli passeggeri ai carabinieri di Cerignola e da uno degli autisti ai carabinieri di Taranto.
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    Predefinito Re: Terryes

    Napoli, lite condominiale per un cane:
    in commissariato la cognata del boss
    di Melina Chiapparino
    Capelli strappati, urla, graffi e minacce di morte. E’ stata violenta la lite condominiale che ha coinvolto due donne napoletane, entrambe 47enni, esplose come una furia tra le mura del palazzo. L’episodio è avvenuto alle 13.30 di oggi in via Luigi Settembrini, una delle traverse a ridosso di via Duomo e solo l’intervento della polizia ha evitato che la lite potesse degenerare in un episodio ancora più cruento.
    «Ti devo ammazzare e conficcare un coltello in gola», sono state le parole pronunciate da F.M., conosciuta alle forze dell’ordine perché sorella della moglie di Luigi Giuliano, ex boss di Forcella oggi collaboratore di giustizia. Parole pronunciate in presenza dei poliziotti del Commissariato Vicaria - Mercato giunti con la volante su chiamata dell’altra donna S.R. che, prima dell’arrivo degli agenti, aveva cominciato a discutere col figlio della rivale di litigio.
    In realtà, la discussione era esplosa per le lamentele di S. R. che criticava il comportamento dell’uomo sostenendo che, quotidianamente, lascia libero all’interno del palazzo il suo cane di grossa taglia che inveisce contro gli altri cani, inclusi quelli della donna che sono di piccola stazza.
    Quando i toni del litigio si sono accesi è intervenuta la madre dell’uomo, F.M. e tra le donne sono volati insulti pesanti e minacce che persino l’arrivo della polizia Vicaria - Mercato non ha placato immediatamente. Le signore continuavano a strapparsi l’un l’altra i capelli ed inveire tra loro al punto che è stato necessario l’ausilio di altre pattuglie della polizia che hanno tradotto le donne al commissariato per deferire i fatti all’autorità giudiziaria. Al momento solo la donna che aveva allertato la polizia, S.R. ha sporto querela di parte.
    Napoli, lite condominiale furiosa: in questura la cognata dell'ex boss | Il Mattino

    Napoli, giallo al Loreto Mare
    «Donna ferita durante la tac»
    di Ettore Mautone
    L’allarme è del figlio di una donna ricoverato ieri d’urgenza per un sospetto ictus al Loreto Mare, a Napoli. «Ho trovato mia madre con un taglio circolare alla testa, come se fosse stata colpita all’interno della Tac. Per questo ho chiamato i carabinieri». Tutto è avvenuto all’inerno del tubo della tac. Secondo la ricostruzione dei tecnici e dei sanitari del presidio ospedaliero di Napoli est, sarebbe caduta dallo stretto lettino della Tac su cui vengono adagiati i pazienti e si ferisce al capo. Quel che è certo è che riporta un lungo e profondo taglio alla testa chiuso con 15 punti di sutura. Operazione che quando arriva il secondo figlio della donna è ancora il corso.L’ Asl ha disposto un’immediata ispezione e indagine interna per ricostruire l’accaduto.
    Carabinieri in ospedale a Napoli «Donna ferita durante la tac» | Il Mattino

    Legato mani e piedi, Mastrogiovanni morì
    in ospedale: condannati anche gli infermieri
    di Petronilla Carillo
    SALERNO - I giudici della Corte d'Appello riformano la sentenza di primo grado a carico di medici e infermieri dell'ospedale San Luca di Vallo della Lucania accusati della morte di Francesco Mastrogiovanni, il maestro deceduto ad agosto del 2009 nel reparto di Psichiatria dopo essere stato legato mani e piedi a un letto senza un attimo di libertà, mangiando una sola volta all'atto del ricovero e assorbendo poco più di un litro di liquidi da una flebo.
    Gli infermieri, assolti in primo grado sono ora stati condannati ciascuno di loro ad un anno e tre mesi di reclusione, pena sospesa, per sequestro di persona e conseguente decesso. Piccolo sconto di pena, anche per i medici condannati in primo grado in quanto sono state riconosciute loro le attenutanti generiche. Per loro l'accusa è di falso in atto pubblico. Per tutti pena sospesa e sospese anche le misure interdittive.
    Mastrogiovanni aveva 58 anni. A disporre per lui il Tso obbligatorio, l'allora sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, dopo che il maestro aveva fatto un bagno senza vestiti in mare e aveva cantato a squarciagola delle canzioni ritenute anarchiche.
    Mani e piedi legati morì in ospedale: condannati anche gli infermieri | Il Mattino

    Napoli, vandali all'assalto in metro:
    «Proviamo piacere a distruggere»
    L'ultimo raid, ieri notte. A bordo di un treno regionale. Una sassaiola. Vetri rotti anche nella metropolitana di Napoli: stazioni distrutte più volte e pendolari costretti ad abbandonare i vagoni per sfuggire alle aggressioni. Sono 46 i raid e ben 22 le aggressioni registrate nel 2016. La violenza ormai «corre sui binari» e ha il volto dei ragazzini delle baby gang attive in città. «Non riusciamo più a lavorare in sicurezza», dice Raffaele Cofano, macchinista dell’Anm. «Nella violenza proviamo piacere», racconta un ragazzo. «Dalle stazioni alle piazze, di volta in volta si sceglie una zona in cui commettere le violenze. Il divertimento sta proprio nell'andare oltre i limiti, senza paura ed usando qualsiasi mezzo a disposizione».
    Napoli, vandali all'assalto in metro: «Proviamo piacere a distruggere» | Il Mattino

    BRINDISI
    Corruzione e peculato a processo 4 forestali
    e 2 imprenditori
    BRINDISI - Il gup del Tribunale di Brindisi, Maurizio Saso, ha disposto il rinvio a giudizio di quattro appartenenti al Corpo forestale dello Stato e di due imprenditori al termine dell’udienza preliminare relativa a presunti reati, contestati a vario titolo, di corruzione, peculato, abuso d’ufficio, violazioni ambientali, rivelazione del segreto d’ufficio, falso ideologico, e truffa aggravata ai danni dello Stato. Un altro forestale e altri due imprenditori hanno scelto di essere processati con riti alternativi: abbreviato e patteggiamento.
    Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri di Brindisi, ci sarebbe stata una disponibilità a consentire ad alcuni imprenditori di sversare e incendiare rifiuti in cambio di danaro, mozzarelle, prosciutti e regalie varie, per lo meno da parte di un forestale, Gianfranco Asciano, di Carovigno (Brindisi). Agli altri sono contestate ipotesi di assenteismo dal posto di lavoro, indebito utilizzo dei telefonini di servizio e l’appropriazione di 400 cartucce da offrire gratis a un amico cacciatore.
    Corruzione e peculato a processo 4 forestali e 2 imprenditori - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Napoli, falsi incidenti, sospesi giudice di pace, avvocati e medici
    Un giudice di pace del circondario giudiziario di Nola e sei tra avvocati, periti e medici sono stati sospesi dalla professione o sottoposti all' obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria al termine di un' inchiesta della Procura di Roma su un' organizzazione che lucrava su incidenti stradali e danneggiamenti mai avvenuti.
    Le indagini sono state condotte dalla Guardia di Finanza di Napoli. Il giudice di pace onorario in servizio a Nola - secondo quanto emerso dalle indagini - riceveva denaro e regali in cambio della propria compiacenza verso le azioni di risarcimento avviate da tre avvocati, con il supporto di un medico e di un perito ingegnere.
    Falsi incidenti, sospesi giudice di pace, avvocati e medici | Il Mattino

    Castellammare, spogliano le tombe:
    anche quelle dei bambini
    di Francesco Fusco
    CASTELLAMMARE. Non trovano pace nemmeno i morti. Troppo spesso le tombe vengono prese di mira dai ladri, che portano via tutto ciò che capita sotto mano. L'ultimo raid ieri mattina, all'interno del cimitero di via Napoli. Ignoti hanno portato via un vaso in ottone, una lettera del nome del defunto ed un coprifoto.
    Pochi giorni fa, invece, furono tagliati i fili per rubare la lampadina della luce perpetua sulla tomba di un altro stabiese. E sono furti anomali, quelli che sempre più spesso capitano al cimitero cittadino; il valore economico del bottino è tanto scarso che amareggia più il comportamento di chi si impossessa di piccoli oggetti, con il solo effetto di infliggere un dolore a chi va a pregare sulla tomba di un proprio caro defunto e la trova spogliata dei piccoli segni di affetto e di decoro. Cose che, forse, servono più ai vivi che ai morti. Saccheggiarle, senza neppure l'alibi di poterle rivendere, sembra solo una cattiveria.
    Nel mirino dei ladri non finiscono solo i fiori portati via dai vasi delle tombe e dei loculi: i soliti ignoti fanno sparire anche i lumini a batteria ed i rosari che i familiari collocano sulla lapide di qualche loro caro a ricordo di un pellegrinaggio fatto in qualche località religiosa.
    In questo triste elenco non vengono risparmiate nemmeno le sepolture dei bambini. Sulle tombe degli angioletti c'è chi ha voluto mettere piccoli oggetti come statuette ed altre cose, per ricordare i piccoli che ci hanno lasciato troppo presto. I ladri, in passato, hanno portato via anche questi. Durante l'estate sono stati rubati i bicchieri in vetro delle tombe marmoree di quanti riposano nella nuda terra. Un bottino di poco o nessun valore, ma che ha provocato l'indignazione di chi si è trovato di fronte alla scena.
    Non trovano pace nemmeno i morti spogliate le tombe dei bambini | Il Mattino

    Far West in centro a Napoli,
    ​notte di follia: feriti tre poliziotti
    Giuseppe Crimaldi
    Vestire una divisa per rappresentare la legge a Napoli può trasformarsi nel più ingrato dei compiti. O dei lavori, se fai il poliziotto o il carabiniere. Ciò che altrove - in ogni parte del mondo - è il simbolo dello Stato qui diventa quasi un disvalore. Tre agenti della Questura di Napoli feriti: è l’ultimo bilancio di una assurda notte di follia che ricorda da vicino quanto accaduto già il 16 ottobre scorso nel cuore del centro storico, a piazza Bellini, dove un centauro a bordo di uno scooter non si era fermato all’alt e aveva centrato in pieno un poliziotto che gli aveva intimato l’alt.
    Stesso copione, ma stavolta è successo poco distante. Siamo in via Cesare Rosaroll, a due passi da Porta Capuana. Sono le 22,15 di sabato, e nella zona sono stati predisposti - come di consueto - alcuni posti di blocco. La zona è quella che resta sempre rovente, anche se ormai la faida dei baby boss di Forcella è finita da un pezzo. Ma lungo questa strada, così come nel dedalo di vicoli che la tagliano in lungo e in largo, rimane un tasso di criminalità (piccola e grande) che resta elevatissimo.
    In strada c’è una pattuglia del Reparto prevenzione crimine Campania. Quattro uomini in servizio, tutti in divisa. Uno di loro si accorge dell’arrivo a tutta velocità di un Honda SH con a bordo due persone (un uomo e una donna), entrambi senza casco. L’agente alza la paletta e intima ai due di fermarsi: per tutta risposta il conducente dà gas all’acceleratore. Il mezzo centra in pieno il poliziotto. I colleghi lo soccorrono, e immediatamente lanciano l’allarme via radio alla centrale operativa della Questura fornendo le indicazioni dello scooter ormai in fuga.
    Scatta immediatamente la caccia ai fuggitivi, che coinvolge numerose pattuglie già presenti in zona. Alla Ferrovia solo qualche ora prima s’è scatenato un altro parapiglia che ha costretto diverse Volanti e motociclisti ad un superlavoro per catturare un algerino armato di pistola alle Case Nuove. Nel frattempo l’agente ferito - che perde sangue per un profondo taglio alla testa - viene ricoverato all’ospedale Cardarelli, dove i medici gli diagnosticano un trauma cranico e lesioni varie.
    Le indicazioni del centro radio sono precise: gli investitori sono fuggiti guadagnando l’imbocco di salita Pontenuovo; ed è lì che si dirige una pattuglia motorizzata dei «Falchi». La coppia di agenti intercetta l’Honda SH e lo tallona: ne nasce un inseguimento che semina il panico anche tra passanti e automobilisti, e che si prolunga fino a via Foria. Qui accade l’imponderabile. Una ragazza di 18 anni sfreccia da una traversa a bordo della sua minicar e si trova improvvisamente di fronte i due «Falchi». L’impatto è inevitabile, e ne esce contusa. I due poliziotti vengono disarcionati dalla moto e si feriscono: il primo in maniera leggera, il secondo riportando la frattura di un polso. Arrivano altri soccorsi e le ambulanze. Ma per i due delinquenti in fuga quell’incidente è provvidenziale: riescono a far perdere le proprie tracce anche se verranno (inutilmente) ricercati per l’intera notte.
    Posti di blocco e ricerche proseguono, nel tentativo di individuare l’investitore. Sembra la scena in fotocopia che a metà del mese scorso fece rischiare la vita a un altro agente in servizio su strada. Assurdo. In quel caso, però, provvidenziali risultarono le immagini di videosorveglianza stradale che avevano registrato l’investimento; questa volta - a quanto pare - gli investigatori non sarebbero riusciti a trovare telecamere che hanno ripreso l’impatto iniziale.
    Per l’incidente del 16 ottobre era stato poi arrestato un 19enne, Filippo Viola, incensurato. «Non volevo investirlo, mi dispiace... chiedo scusa», continuò a ripetere il ragazzo nel corso dell’interrogatorio rispondendo alle domande del pm Graziella Arlomede. Ora è in carcere con l’accusa di tentato omicidio: la stessa che toccherà al pirata della strada che in via Rosaroll ha deliberatamente centrato un altro servitore dello Stato. Colpevole solo di avere fatto il proprio dovere di poliziotto.
    Centauro travolge tre poliziotti | Il Mattino

    Si arrende in aula Tore 'o maligno: «Sì, ho ucciso per una sigaretta»
    di Leandro Del Gaudio
    «Sì, va bene, sono stato io. Ammetto la mia responsabilità, sono stato io a ucciderlo». Udienza finita, se ne parla tra qualche giorno quando, preso atto dell'avvenuta confessione, tocca al pm Patrizia Imparato chiedere la condanna a carico del giovane imputato. Colpo di scena a porte chiuse, parla Tore o maligno, uno dei presunti esponenti della paranza dei bimbi. Ritenuto alleato al gruppo di Pasquale Sibillo, risponde dell'omicidio di Maurizio Lutricuso, ucciso il 10 febbraio del 2014, all'esterno di una discoteca di Pozzuoli - il Private One - al termine di una rissa scoppiata per motivi banali.
    Copione conosciuto da queste parti, con un 23enne ucciso per aver chiesto una sigaretta. Ed è proprio l'imputato a vantarsi dell'impresa dinanzi ai propri capi, al cospetto di quella che poi, di lì a poco, sarebbe stata battezzata come la paranza dei bambini.
    Cinque proiettili al torace, secondo la ricostruzione fatta dalla Dda di Napoli, che prende le mosse proprio da alcune intercettazioni ambientali piazzate in casa Sibillo. Ricordate quelle parole? «Questo fa fra' tieni una sigaretta?, no, non la tengo, e lui quando te la compri?». E scoppia la rissa. Fatto sta che Tore incassa gli schiaffi, prende un «pacchero» in pieno viso, decide di usare la pistola: «L'ho sfondato boom, bang...», dirà vantandosi. Poi tornando al motivo scatenante, «mi ha dato fastidio come me l'ha detto, altrimenti la sigaretta gliela davo...».
    Si arrende in aula Tore 'o maligno: «Sì, ho ucciso per una sigaretta» | Il Mattino

    Estorsioni per l'avvio dei lavori per il Ponte sullo Stretto: 26 arresti
    Le accuse vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso all’estorsione, passando per la detenzione di armi, il favoreggiamento di latitanti e procurata inosservanza della pena
    Redazione
    Avevano deciso di giocare d'anticipo chiedendo il pizzo sull'avvio dei lavori per il Ponte sullo Stretto di Messina ancora da iniziare.
    Ventisei persone sono state fermate in un'operazione congiunta dei carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Reggio Calabria: i fermati stavano iniziando a chiedere tangenti per l'avvio dei lavori.
    Secondo la Direzione distrettuale antimafia che ha emesso le ordinanze, sarebbero i fiancheggiatori del boss Domenico Condello, arrestato nel 2012 dopo oltre vent'anni di latitanza. L'inchiesta ha permesso anche di scoprire gli assetti attuali delle associazioni criminali collegate al boss che operano nell'area metropolitana del capoluogo calabrese. Cosche che erano dedite soprattutto alle estorsioni e che esercitavano - secondo gli investigatori - una pressione asfissiante nei confronti di commercianti, imprese, associazioni.
    Le accuse vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso all’estorsione, passando per la detenzione di armi, il favoreggiamento di latitanti e procurata inosservanza della pena.
    Estorsioni per l'avvio dei lavori per il Ponte sullo Stretto: 26 arresti

    Meridione ricco e progredito prima dei Savoia. Davvero?
    di ROMANO BRACALINI
    Quando nel 1900 Francesco Saverio Nitti, politico e scrittore meridionale, pubblicò il libro “Nord e Sud”, ovviamente per difendere il “povero” Sud e vantarne gli inesistenti primati, Gaetano Salvemini, pugliese, dopo averlo letto, esclamò da par suo: ”Non mi meraviglierei se Nitti, da buon meridionale, avesse falsificato le cifre”.
    E’ una tentazione ricorrente nei paladini del Sud e specie nel redivivo movimento neoborbonico. I lettori dell’Indipendenza ne hanno avuto un recente saggio. E tuttavia benché al Sud sia tradizione abbandonarsi al piagnisteo e dare sempre la colpa agli altri, non sono mancati meridionalisti e storici di vaglia, come appunto Gaetano Salvemini, Giustino Fortunato, Rosario Romeo, Arturo Labriola e altri, che alla manipolazione delle cifre hanno sempre preferito la fredda e obiettiva rappresentazione dei fatti ed è a questi studiosi onesti che ho sempre fatto riferimento nei miei lavori, anche nel mio ultimo libro “Brandelli d’Italia”, edito da Rubbettino.
    Al momento dell’unità nel Mezzogiorno restavano le vestigia del feudalesimo. La società era immutabile. Giustino Fortunato dice che nessuno immaginava che mezza Italia, dal Lazio e dagli Abruzzi in giù, poco difforme dalla Turchia, ad essa così prossima, sarebbe stata come un vaso di coccio accanto a uno di ferro. Aggiunge, nel suo epistolario pubblicato da Laterza, che da un luogo all’altro si andava a dorso di mulo come nei secoli passati.
    Nel settentrione, le strutture sociali e l’atmosfera culturale dell’epoca comunale avevano sviluppato legami “orizzontali” e favorito la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e il senso civico diffuso. Nel meridione, invece la “frattura” tra governo e popolo, risalente alla monarchia feudale normanna, si era allargata durante tutta l’epoca moderna e i rapporti sociali si erano sviluppati sull’asse “verticale” dei privilegi, delle clientele, dei favori. Non governano i più capaci e meritevoli, ma quelli che danno maggiori garanzie di fedeltà al sovrano. Il senso civico latita, perché il risentimento meridionale si esercita nel danneggiare il bene pubblico che essendo pubblico non è di nessuno. Provate a visitare un giardino pubblico al Sud. Se trovate una panchina intatta, è un miracolo. Le città meridionali sono ancora oggi disordinate e sporche.
    E’ il paesaggio medesimo che testimonia della educazione civica di un popolo. Dal 1504 al 1860, l’Italia meridionale passò dal dominio spagnolo a quello dei Borboni i quali con un sistema d’arbitrio e di corruzione diffusero la convinzione che si potessero conseguire incarichi e onori solo con la furbizia, l’inganno, la piaggeria. Al Sud la mentalità non è cambiata.
    Quanto a un Sud industrializzato, basta lo studio accreditato dell storico Pasquale Villani a confutare il quadro d’ottimismo. Nel 1811 il 90% della popolazione del regno di Napoli era classificata “povera, indigente, ai livelli minimi di sussistenza”. Non c’era borghesia moderna, la società era divisa come nel Medio Evo in nobili, latifondisti e plebe analfabeta. L’agricoltura era primitiva. Non strade, non porti degni del nome, sui fiumi spesso in piena non vi erano ponti, non utilizzo delle poche acque del regno. Agli emissari del re sabaudo parve d’essere arrivati in un altro mondo. Si impose subito una scelta di vita. Fortunato dice che senza l’unità il Mezzogiorno sarebbe diventato un paese balcanico. C’è riuscito senza sforzo, nonostante la forza trainante del Nord.
    Al Sud, la grande industria manifatturiera non era quasi sorta. Ad eccezione di una piccola zona industriale intorno a Napoli (Poggioreale), degli stabilimenti della valle dell’Irno e del Liri, di piccole industrie alimentari (maccheroni) e tessili prevalentemente in Campania, delle ferriere in Calabria (alimentate a legna), non vi era traccia di opifici moderni, e ciò per difetto di capitali, mancanza di iniziativa individuale, scarsezza di strade rotabili e di ferrovie. In tutto il Sud, fino al 1860, c’erano solo 90 chilometri di ferrovie, contro i 1800 chilometri del Nord.
    Quando al Nord si venne a conoscenza di queste misere condizioni, i più espressero la convinzione che era meglio abbandonare il Mezzogiorno al suo destino. Il Nord pagava più tasse, il Sud consumava più di quanto producesse. Il divario pareva insormontabile. Il progresso economico e industriale del Nord poteva essere paragonabile a quello dell’Inghilterra, della Francia, della Germania; lo sviluppo delle regioni meridionali era paragonabile a quello dell’Algeria dell’epoca.
    Metà della ricchezza nazionale, calcolata in 65 miliardi di lire, era prodotta nel Nord il quale deteneva l’85 per cento dell’intero prodotto nazionale nei settori dell’industria e dei servizi. Quando nel 1861 il Sud insorse con le armi contro lo stato italiano, in quella che è stata chiamata “guerra al brigantaggio”, Massimo D’Azeglio dichiarò: ”Se non ci vogliono, peggio per loro, vuol dire che non ci porteremo dietro questa grossa e sdrucita barca dell’Italia meridionale”. Anche Salvemini era convinto che convenisse a entrambi, “nordici e sudici”, andare ciascuno per la propria strada.
    I meridionali dicono che la rovina del Sud furono i Savoia. Davvero? Allora come si spiega che nel 1946, nel referendum repubblica-monarchia, i meridionali compatti, dal Roma in giù, votarono Stella e Corona? Se non c’era il Centro-Nord, dalla Toscana in su, avevamo ancora “lu re”.
    Sud 1/ Meridione ricco e progredito prima dei Savoia. Davvero? | L'Indipendenza Nuova


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    Predefinito Re: Terryes

    Palermo, professore aggredito dai genitori dell'alunno dopo averlo mandato fuori dall'aula
    L'insegnante è stato aggredito dopo aver parcheggiato nel quartiere Tommaso Natale dai genitori dell'alunno e da un'altra coppia di pregiudicati
    Enrica Iacono
    È stato picchiato dai genitori dell'alunno che aveva buttato fuori dall'aula perché disturbava la lezione un professore di Palermo della scuola media Antonino Caponnetto.
    Dopo aver parcheggiato, infatti, il quarantanovenne insegnante di Scienze e Matematica è stato aggredito nel quartiere Tommaso Natale dai genitori del ragazzo e da un'altra coppia di pregiudicati per rissa e occupazione abusiva.
    "Sono stato accompagnato subito in ospedale e ho deciso di denunciare perché ho riconosciuto tra gli aggressori i genitori del mio allievo e non deve passare il concetto che si possa essere così violenti senza pagarne le conseguenze", ha dichiarato il docente.
    Palermo, professore aggredito dai genitori dell'alunno dopo averlo mandato fuori dall'aula - IlGiornale.it

    Grado, preso sull’Eurostar il rapinatore delle Poste
    È un siciliano di 45 anni, bloccato nel vagone tra Bologna e Roma, dopo aver fatto il “giro d’Italia”.
    di Marco Bisiach
    GRADO È finita su un vagone dell’Eurostar tra Bologna e Roma la fuga del presunto rapinatore dell’ufficio postale di Grado. M.P., 45 anni, pluripregiudicato di origine siciliana, si trova in carcere a Roma, in stato di fermo. Gli inquirenti lo ritengono con ogni probabilità l’autore della rapina a mano armata dello scorso 11 novembre in via Caprin. Il bottino di 6mila euro però non è stato ancora trovato.
    Al termine di prolungate ricerche e indagini da parte dei carabinieri è così stato individuato e fermato martedì mentre da Bologna stava raggiungendo la capitale in treno. Una fuga, la sua, che è stata una sorta di giro d’Italia. Il 45enne residente a Grado, oltre ad essere indiziato per la rapina all’ufficio postale, è sospettato di essere pure l’autore di un furto in una sala scommesse, sempre a Grado, del 31 ottobre scorso.
    L'uomo ha esibito agli agenti alcuni documenti falsi (una carta d’identità e due tessere sanitarie), intestati a soggetti inesistenti italiani e stranieri, che sono stati immediatamente sequestrati. Per lui invece si sono aperte le porte del carcere.
    Grado, preso sull?Eurostar il rapinatore delle Poste - Cronaca - Il Piccolo

    Napoli, movida choc. Difende i figli
    madre picchiata dalla babygang:
    «Così ci hanno attirato in trappola»
    di Giuseppe Crimaldi e Melina Chiapparino
    «I miei figli invitati per un caffé e poi colpiti a tradimento. Io finita in ospedale per difenderli. Lasciati soli, senza che nessuno tra la folla intervenisse». È il duro atto d’accusa di una madre che ha cercato di aiutare i suoi figli, di sottrarli alla furia di una baby gang. «Nessuno ha aiutato i miei figli»: parole durissime quelle di Maria Rosaria, la mamma 52enne scesa in strada per fermare la furia della baby gang.
    Le parole non raccontano solo il dolore per la violenza subita ma anche l’amarezza per l’indifferenza del quartiere. Lei, medicata all’ospedale San Paolo con una prognosi di cinque giorni per i colpi ricevuti al torace e alla testa, ha tentato di difendere Vincenzo e Raffaele, che «sono dei bravissimi ragazzi che studiano e lavorano».
    La testimonianza dell'assurda terribile aggressione sullo sfondo della movida napoletana del quartiere Chiaia, finita per l'appunto, con una doppia rissa e una madre ferita in ospedale quella che doveva essere una serata di divertimento tra i baretti di via Bisignano. Due fratelli, giovanissimi, attirati in una trappola con il pretesto di un caffé e un chiarimento dopo una lite. I ragazzi si presentano all’appuntamento, ma la babygang composta da almeno dieci persone si scatena. Calci pugni, bastoni. Un amico dei due giovani corre ad avvertire la madre dei due malcapitati che abita poco distante. La donna si precipita sul posto, cerca di fermare gli scalmanati. Ma viene a sua volta aggredita, ripetutamente colpita al punto di essere costretta a ricorrere alle cure in ospedale. Arriva la polizia, quattro minorenni vengono bloccati, identificati e riaffidati ai genitori. Altri sei sono ricercati.
    Difende i figli, botte da babygang: «Ci hanno attirato in trappola» | Il Mattino

    Caserta, un omicidio svela la truffa alle assicurazioni auto: 8 arresti
    Sotto accusa anche 4 vigili urbani
    Quattro vigili urbani in servizio nei comuni di San Marcellino e Villa di Briano, nel Casertano, sono stati arrestati dai carabinieri e posti ai domiciliari su ordine del Gip del Tribunale di Napoli Nord perché ritenuti partecipi di un'associazione a delinquere responsabile di decine di truffe alle compagnie assicurative.
    L'indagine ha coinvolto anche altre quattro persone, tra cui i fratelli Arturo e Cipriano Cioffo - destinatari di ordinanza
    di custodia in carcere - già detenuti da mesi nella struttura napoletana di Poggioreale per l'omicidio di una romena, Mariana Veronica Sologiuc; ai domiciliari, cosi' come gli agenti, sono invece finiti il padre dei Cioffo e la moglie di uno dei fratelli.
    L'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, è nata proprio dall'inchiesta sul delitto della romena, il cui cadavere con tre ferite d'arma da fuoco alla testa fu trovato nelle campagne del comune di Villa di Briano nella notte tra il 19 e 20 maggio 2015. La donna gestiva un bar a Parete; l'omicidio, è emerso, maturo' nell'ambito di contrasti sorti tra la donna e i fratelli Cioffo, che gestivano un traffico illecito di vetture, per la spartizione dei proventi. Durante gli accertamenti sul delitto, i carabinieri del Reparto Territoriale di Aversa e la Procura si sono cosi' imbattuti in una serie di truffe che coinvolgevano auto di lusso, poste in essere dagli stessi indagati con l'aiuto dei quattro vigili urbani.
    Caserta, un omicidio svela la truffa alle assicurazioni: 8 arresti Sotto accusa anche 4 vigili urbani | Il Mattino

    «Pubblicità choc a Napoli: è una bimba ma sembra una donna». Verdi: «Rimuovete quei manifesti che istigano alla pedofilia»
    Manifesto pubblicitario di un'azienda di abbigliamento per bambini
    di Gennaro Pelliccia
    «In giro per Napoli c’è una campagna pubblicitaria di una marca di abbigliamento per bambini che lascia qualche perplessità per le immagini scelte visto che riprende foto di bambine abbigliate da adulte e in atteggiamenti da donne navigate».
    A denunciarlo il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, e Gianni Simioli de La radiazza, per i quali «foto del genere andrebbero evitate sia perché vanno contro la naturalezza dei bambini di quell’età, ma anche perché possono richiamare alla mente immagini pedofile di cui si farebbe volentieri a meno».
    «Pubblicità choc a Napoli: bimba sembra una donna» | Guarda | Il Mattino



    Coppia napoletana compra bebè
    scoperta con il test del Dna
    Il trucco: finta amante per l'adozione
    Le indagini sono scattate a seguito di una segnalazione in Procura per un sospetto fiocco rosa appeso sulla porta di casa di una coppia napoletana di ultraquarantenni, che aveva, tra l'altro, presentato domanda di adozione di una bimba al Tribunale. Così si è scoperto il falso riconoscimento di una neonata, che era stata comprata da una donna rom. A intervenire gli agenti dell'unità operativa Tutela minori della Polizia municipale di Napoli, coordinati dalla Procura della Repubblica per i minorenni di Napoli.
    In pratica, l'uomo aveva dichiarato di aver avuto una relazione extraconiugale con una donna, dalla quale era nata la bambina e che sua moglie aveva perdonato l'infedeltà e accettato anche di accogliere il piccolo in famiglia, con il consenso della madre naturale.
    Le prove acquisite hanno, invece, consentito in tempi brevi al Tribunale per i Minorenni di Napoli di allontanare la minorenne e, una volta esclusa la paternità, attraverso la prova del Dna, di dichiarare il bambino adottabile. Si legge nella nota diffusa dalla Polizia municipale: «Negli ultimi tempi si sono avuti più casi simili», un modo per aggirare le norme sull'adozione, ma con conseguenze penali.
    Coppia napoletana compra bebè: finta amante per avere l'adozione | Il Mattino

    Colpo milionario nel caveau: nella banda due fratelli napoletani
    Ci sono anche quattro guardie giurate, due coinvolte nel furto alla filiale torinese di Intesa Sanpaolo e due nel tentato furto all'istituto di vigilanza milanese "Btv Battistolli" tra gli arrestati dalla Squadra Mobile di Torino nel blitz che portato all'emissione di 18 misure cautelari, di cui 17 già eseguite, nei confronti di altrettanti soggetti accusati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di rapine e furti pluriaggravati. Delle 18 misure tredici sono in carcere, quattro ai domiciliari (le guardie giurate, ndr) e un obbligo di firma.
    Tra gli altri arrestati figurano due fratelli napoletani e due esperti in serrature di sicurezza, gli unici con competenze tecniche e attrezzature idonee per poter aprire la porta del caveau della banca e duplicare chiavi e telecomandi per entrare nell'istituto di vigilanza. Uno di questi ultimi è considerato la mente della banda ed era in grado di duplicare una chiave semplicemente da una foto ricevuta su WhatsApp.
    Colpo milionario nel caveau nella banda due fratelli napoletani | Il Mattino

    «A quest’ora scippano le vecchie», i calabresi contro Magalli
    Genova – Il telefono squilla a vuoto, nessuno risponde, poi arrivano le parole che indignano i calabresi: al centro delle polemiche c’è una battuta fatta da Giancarlo Magalli durante la puntata dei “Fatti vostri” del 15 novembre scorso.
    Durante uno dei giochi della seguitissima trasmissione in onda su Rai Due è successo che un telespettatore di Casignana, in provincia di Reggio Calabria, sorteggiato a caso dall’elenco telefonico, non ha risposto alla chiamata, perdendo la possibilità di essere baciato dalla fortuna. A quel punto il conduttore, seccato, se n’è uscito dicendo che «ci abbiamo provato anche oggi eh… Se poi voi andate in giro a scippare ‘e vecchie è colpa vostra... lo fanno... lo fanno, non stanno a casa perché a quest'ora si danno a queste attività criminali», scatenando la rabbia dei calabresi che hanno invaso la sua pagina su Facebook con decine e decine di commenti di protesta e accuse di razzismo.
    Durante ?fatti vostri? - «A quest?ora scippano le vecchie», i calabresi contro Magalli | Liguria | cultura | Il Secolo XIX

    Anziano operato al femore sano: primario nei guai nel Napoletano
    di Dario Sautto
    Torre Annunziata. Anziano operato al femore sano: rischiano il processo in dodici, tra medici e infermieri. Il sostituto procuratore Antonella Lauri della Procura di Torre Annunziata ha chiuso le indagini sull'insolito caso di malasanità che si verificò all'ospedale Sant'Anna di Boscotrecase e fatto notificare l'avviso di chiusura indagini alle parti interessate. L'intervento chirurgico sbagliato fu eseguito il 29 giugno 2015 e dopo una seconda operazione (stavolta al femore fratturato), tre settimane dopo il paziente morì all'ospedale di Castellammare di Stabia. Tommaso Stara, 86enne ex professore di protesi dentarie dell'Istituto Casanova di Napoli, originario di Sassari ma da anni residente a Torre Annunziata, fu sottoposto a una classica operazione di riduzione della frattura, con l'applicazione di un «chiodo gamma», un intervento di routine, in una struttura sanitaria in cui se ne effettuano a centinaia ogni anno. Uscito dalla sala operatoria, fu subito chiaro l'errore: qualcosa non aveva funzionato e il chirurgo aveva operato l'arto sano.
    Il caso fu subito denunciato da una delle figlie del paziente, che decise di raccontare quell'assurda vicenda. Il secondo intervento riuscì, ma le condizioni dell'anziano andarono lentamente peggiorando, fino al decesso avvenuto il 20 luglio dopo un nuovo ricovero ospedaliero.
    Durante le indagini è emerso un dettaglio considerato rilevante: nessun componente dello staff medico del reparto di Ortopedia aveva pensato di «contrassegnare» con un simbolo l'arto da sottoporre ad intervento. Dunque, per questo motivo, è stato iscritto nel registro degli indagati anche il nome del primario di Ortopedia, Gaetano Sannino, inizialmente escluso dall'inchiesta poiché i familiari di Stara chiesero espressamente che l'86enne venisse operato dal suo assistente anziano.
    Anziano operato al femore sano: ?primario nei guai nel Napoletano | Il Mattino

    LAVORI MAI FATTI
    Ente irrigazione la grande beffa delle centrali idroelettriche
    BARI - L’idea era di sfruttare le dighe lucane per produrre energia elettica pulita, grazie anche ai contributi dello Stato. Ma dopo 12 anni i progetti sono rimasti sulla carta, e - anzi - l’Ente irrigazione, che in questa operazione si era imbarcato nel 2004 affidandosi mani e piedi a un socio privato, rischia di rimetterci l’osso del collo: almeno una decina di milioni di euro, forse più, per pagare i debiti del socio che nel frattempo è a un passo dal fallimento.
    E' la storia di Sim, che sta per Società idroelettrica meridionale e che ha sede, curiosamente, in un appartamento del quartiere Poggiofranco di Bari. Una iniziativa lanciata con tutti gli onori e che, nel frattempo, è passata attraverso un vortice di cambi societari. Nel 2006, dopo un bando pubblico, nel capitale di Sim erano entrate due società specializzate, Icq srl e Girpa spa, che nel dicembre 2012 escono di scena per lasciare l’80% a Icq Holding. Ma prima di questo cambio, a maggio del 2012, Sim affida a Icq srl l’appalto per realizzare le due centrali idroelettriche di Senise e Tursi. Solo che, attenzione, Icq srl è controllata al 100% da Icq Holding: e prima di consentire quell’intreccio di interessi, qualcuno avrebbe dovuto rendersene conto.
    Nei 12 anni di operatività, Sim non ha fatto praticamente nulla: si è limitata a riattivare nel 2009 la vecchia centrale di Ginosa, realizzata dallo Stato nel 1995 e chiusa nel 2002. L’investimento principale, le centrali idroelettiche di Senise e Tursi, pur autorizzate dalla Regione Basilicata nel 2012 ancora non esistono. Anzi, con molta probabilità non potranno più essere realizzata, perché il termine ultimo per ottenere i contributi statali del Gse - quelli destinati a chi produce energie rinnovabili - è scaduto il 13 maggio scorso.
    Ma manca ancora un particolare. Prima di uscire di scena dal capitale di Sim, a giugno 2012, Icq srl affida alla Siemens l’appalto per costruire le centrali di Senise e Tursi. Un contratto da 9 milioni che non è stato onorato, nonostante un piano di rientro: ora la multinazionale tedesca vuole essere pagata. A finanziare l’operazione avrebbe dovuto essere il socio privato di Sim, ovvero Icq Holding, che pero' è finita in crisi ed ha presentato un piano di ristrutturazione: c’è insomma il fondato timore che le due centrali, e i relativi contratti, possano essere ceduti a terzi.
    Icq Holding fa capo a imprenditori romani e specialisti delle energie rinnovabili, alcuni con saldi rapporti in Basilicata, nelle stanze della Regione. Eppure in tutta questa storia, l’Ente Irrigazione è stato beffato due volte. La prima perché non ha potuto sfruttare il progetto per l’energia, e nemmeno incassare i relativi contributi pubblici, e neppure il canone decennale di concessione delle centrali (pagato solo in parte) e quello per l’acqua utilizzata nella centrale di Ginosa. La seconda perché nei bilanci di Sim sono stati riversati i costi dell’appalto affidato a Icq, nonostante i lavori non siano mai stati effettuati.
    Ente irrigazione la grande beffa delle centrali idroelettriche - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Trentamila euro per entrare in Polizia, ecco come si vendono i posti di lavoro
    Sgominata in Campania una banda che garantiva a giovani in cerca di lavoro il superamento di un concorso nella forze dell'ordine in cambio di denaro
    di Antonio Menna
    C'era una volta la vocazione. Non solo quella sacerdotale. La vocazione a un mestiere. Sentirselo nello spirito, nella cultura. Da grande voglio fare. E poi crescere con quel principio, quell'obiettivo. Inseguirlo. Impegnarsi. C'era una volta il lavoro che ti identificava, ti caratterizzava. Io sono quello che faccio. Quel sentimento si è smarrito. Oggi, con la crisi, con la disoccupazione galoppante, con l'angoscia di restare senza un lavoro, si insegue il posto - possibilmente pubblico - come una lotteria. Non conta cosa farai, dove andrai, che sarai. Conta raggiungerlo. A qualunque costo.
    Violare la legge per indossare una divisa
    Cosi' si è disposti a tutto. Anche al più estremo dei paradossi. Cioè, che per entrare nella Polizia penitenziaria o nella Guardia di Finanza o nella Polizia di Stato, ci si renda disponibili alla corruzione. Cioè, un reato per indossare una divisa. Cioè, violare la legge per poi tutelarla. E' successo in Campania, dove nei giorni scorsi, è stata sgominata una gang che garantiva a giovani in cerca di lavoro, il superamento di un concorso nella forze dell'ordine in cambio di denaro.
    Un ufficiale dell'Esercito
    In manette sono finiti un ufficiale dell'Esercito, poi una donna e suo fratello, considerati la mente del gruppo. Provvedimenti cautelari anche per tre agenti della Polizia penitenziaria. Coinvolte anche altre persone, tra cui un insegnante di scuola superiore, che avrebbe aiutato alcuni ex studenti ad entrare in contatto con la gang.
    Le accuse
    Tutti sono accusati di truffa, millantato credito e abuso di potere. Per un gruppo ristretto è scattata l'accusa di associazione per delinquere. L'indagine si è focalizzata su 24 episodi. In tutti questi casi, il gruppo avrebbe intascato denaro da ragazzi, o dalle loro famiglie, che desideravano superare concorsi pubblici in particolare nella Polizia penitenziaria, ma in qualche caso anche nella Polizia di Stato e nella Guardia di Finanza.
    La modalità
    Con una fitta rete di mediatori, il ragazzo o la sua famiglia che voleva superare il concorso entrava in contatto con gli organizzatori del gruppo e a loro doveva versare il denaro, ovviamente prima della prova concorsuale. Gli importi andavano dai 10mila ai 30mila euro, a seconda dell'importanza del ruolo cui si concorreva. Il gruppo avrebbe raccolto circa 282mila euro. Secondo la procura sarebbero circa ottanta i ragazzi truffati. La gang usava tecniche molto persuasive. Esibiva biglietti personali con auguri e messaggi attribuiti ad alte cariche dello Stato, millantava amicizie e aderenze. «Una volta ci invitarono a casa loro per festeggiare il compleanno di nostro figlio - raccontano due genitori al quotidiano Il Mattino - con una torta a forma di volante di polizia e un manichino che rappresentava un agente».
    La denuncia
    Il sistema sarebbe saltato in seguito alla denuncia di alcuni ragazzi che non hanno superato la prova e che hanno, subito dopo, preteso la restituzione della cifra versata. «Quando chiedemmo la restituzione del denaro - hanno raccontato i genitori del ragazzo truffato, secondo quanto riportato dal Mattino - ci offrirono degli assegni scoperti». Al rifiuto del rimborso, alcuni si sono rivolti alle forze dell'ordine - quelle vere, in questo caso - e hanno rivelato tutto. Immediatamente è partita un’indagine, alla ricerca di riscontri e si sono evidenziati decine e decine di episodi di questo tipo. Cosi' , alla fine, sono arrivati i provvedimenti cautelari.
    Vittime un po' colpevoli
    La vicenda, nel suo insieme, mette tristezza. Non solo per l'esistenza di una banda di presunti truffatori con l'intento di fare denaro sul bisogno della gente. Ma anche e soprattutto per la spregiudicatezza di tutti gli attori. E' vero che ci sono colpevoli e vittime, eppure in casi come questi le vittime - se non penalmente, almeno moralmente - sembrano anche loro un po' colpevoli. Possibile che nessuno si sia fatto uno scrupolo etico? Possibile che nessuno si sia chiesto se fosse giusto pagare una tangente per avere un posto di lavoro? Possibile che si finisca alla denuncia solo perchè il concorso è andato male e non si è ottenuto un rimborso? Ma soprattutto, possibile che si ambisca ad indossare una divisa per tutelare la legge e al tempo stesso si sia disponibili a farsi truccare un corcorso su misura?
    Trentamila euro per entrare in Polizia: vendesi posti di lavoro - Tiscali Notizie

    Renzi vuol farci pagare il Sì della Sicilia
    Altre 5mila assunzioni nel pubblico, altri 2 miliardi per la sanità, altri finanziamenti per le periferie. Il tour del premier nell'isola (già regno di sprechi) è all'insegna dell'elemosina di Stato. Obiettivo 4 dicembre...
    di Carlo Lottieri
    È impossibile negare che Matteo Renzi abbia qualità. Da democristiano che era è riuscito a diventare presidente della Provincia di Firenze, quindi sindaco del capoluogo toscano e, di seguito, segretario del Pd e premier. Questi risultati li si ottiene solo se si è abili a navigare tra mille insidie e a ordire trame, a costruire e disfare alleanze con grande disinvoltura. Non necessariamente, però, queste virtù sono utili ad aiutare una società come quella italiana, che sta affogando tra debiti, malgoverno e inefficienze.
    Da un lato, Renzi si muove a Bruxelles con le stesse logiche (da volgare politicante) che l’hanno portato alla guida del Paese. Mentre dovrebbe lavorare notte e giorno sul bilancio pubblico alla ricerca di spese da eliminare e organici da sfoltire, è impegnato in un braccio di ferro con l’Unione al fine di gestire alla sua maniera un bilancio dissestato, evitando tagli e austerità. A questo scopo ha annunciato il proprio veto sul bilancio Ue, con l’evidente scopo di giocare alla Ghino di Tacco, e al tempo stesso si muove da un capo all’altro della penisola con l’obiettivo di strappare consensi al “No” e far passare la propria riforma costituzionale. In che modo? Promettendo soldi a tutti.
    Esemplare il suo tour in Sicilia, già oggi regno di sprechi e sciupii, ma che – secondo quanto raccontava La Repubblica – sta per ricevere altre generose elemosine di Stato. Davanti a una platea di medici (in una regione che conta 50 mila dipendenti della sanità) Renzi ha ricordato lo stanziamento di altri 2 miliardi per la sanità nazionale, ma soprattutto nel corso della sua visita in Sicilia è stata affermata la necessità di sbloccare l’assunzione di altri 5 mila addetti. Il presidente del Consiglio non ha usato perifrasi nell’illustrare la sua disponibilità a spendere e spandere: ha ricordato i 5 miliardi del patto per l’isola, i 500 milioni dell’accordo tra Anas e regione e, a Catania, dopo che il sindaco Bianco aveva ricordato come Roma avesse destinato più di un miliardo alla città, egli è giunto perfino a correggerlo, aggiungendo alla lunga lista pure i finanziamenti per le periferie. C’è qualcosa di scandaloso in tutto ciò, perché – se l’ipocrisia è l’ultimo omaggio che il vizio riserva alla virtù – appare ormai spudorato questo premier che usa la spesa al solo scopo di comprare consenso. E tutto ciò in una fase storica che vede sempre più vicino il momento in cui il rialzo dei tassi di interesse sul debito costringerà a scelte drammatiche.
    Renzi può essere tanto esplicito, “votate come voglio io e vi darò soldi”, anche perché quanti dovrebbero censurare un simile clientelismo sono del tutto silenziosi. Non c’è più sulla scena politica una forza in qualche modo che abbia il coraggio di criticare la spesa pubblica in quanto tale e che sappia sfidare l’impopolarità tra i beneficiari dell’elemosina di Stato per difendere i diritti dei contribuenti e le regole di una convivenza che non si basi sulla legge del più forte. Oltre a ciò, la stessa Lega – da qualche tempo in cerca di suffragi pure al Sud – non è disposta a puntare il dito contro questa politica che massacra le tre regioni più produttive (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) per inondare di aiuti larga parte del resto del Paese. Il risultato è che i voti della rivolta territoriale sono in una sorta di frigorifero che contribuisce a perpetuare questa grande rapina che danneggia il Nord con la tassazione e massacra il Sud con l’assistenzialismo.
    In fondo, il furbetto di Firenze può agire così perché sa bene che i suoi competitor ragionano allo stesso modo e sono determinati a prendere il suo posto per fare qualcosa di molto simile a quello che sta facendo. Quando il default – o qualcosa di simile – investirà l’Italia dovremo allora prendere atto di responsabilità e colpe assai bene distribuite.
    Renzi vuol farci pagare il Sì della Sicilia - L'intraprendente | L'intraprendente

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    Predefinito Re: Terryes

    Rubava le fedi nuziali: preso ladro a Napoli
    Rapinava gli automobilisti bloccati nel traffico, le sue vittime colpite dell'insolito dettaglio hanno indirizzato l'indagine su un 43enne di Scampia
    Giovanni Vasso
    Era diventato l’incubo degli automobilisti: preso il rapinatore seriale del traffico, tradito da un curioso e difficilmente trascurabile dettaglio, l’essere quasi completamente senza denti.
    Il bandito sdentato colpiva nel traffico di Napoli, approfittando degli incolonnamenti e dello scarso margine di manovra che gli automobilisti avrebbero potuto avere. In sella a un potente scooterone su cui viaggiava insieme alla figlioletta di appena quattro anni, si avvicinava alle auto delle vittime e brandendo una pistola si faceva consegnare soldi e gioielli. Sotto la minaccia delle armi sottraeva alle vittime specialmente fedi nuziali d’oro che avrebbe potuto, evidentemente, monetizzare con estrema facilità.
    Era da mesi che i carabinieri gli stavano dando la caccia e, grazie alle telecamere che ne avevano filmato le discutibilissime gesta, finalmente hanno avuto una pista da seguire e che portava direttamente a un 43enne, a loro già noto, di Scampia. La certezza che si trattasse di lui, i militari l’hanno avuta confrontando le immagini ai resoconti delle vittime del rapinatore seriale. Ma, soprattutto, grazie al fatto che l’indiziato fosse soprannominato negli ambienti da lui frequentati come ‘o scugnato, termine che in dialetto partenopeo indica, appunto, lo sdentato. Una circostanza che è suonata come la conferma dei loro sospetti.
    Per gli inquirenti c’erano abbastanza elementi per incastrarlo. E così i carabinieri e la Procura hanno ottenuto dal giudice per le indagini preliminari di Napoli l’ordine di custodia cautelare in carcere a carico dell’uomo. Il rapinatore sdentato è finito al carcere di Poggioreale. È indagato per rapina aggravata ed evasione.
    Rubava le fedi nuziali: preso ladro a Napoli - IlGiornale.it

    Napoli, sfonda la parete e si impossessa
    della casa del vicino: indagine in corso
    di Attilio Iannuzzo
    Accade nel quartiere storico di Forcella a Napoli. Una intera famiglia sfrattata per il sopruso del vicino, il quale, uscito da poco dal carcere, ha pensato di sfondare un tramezzo e di impossessarsi di un'ala della casa dei malcapitati accanto con annesso terrazzino.
    "Non credevamo ai nostri occhi - ha dichiarato Umberto Liberti, l'architetto vittima del sopruso - ma tornati a casa, abbiamo ritrovato parte della nostra casa occupata; Tra l'altro, il cancelletto del terrazzino fungeva da ingresso al nostro appartamento e non siamo potuti entrare più a casa".
    Da circa un mese Umberto è costretto a vivere con la madre a casa di un amico alla palazzina a fianco. "La nostra fortuna - aggiunge Umberto - è stata la generosità e disponibilità di un mio amico che ha ospitato me e mia madre a casa sua; per ora restiamo in attesa del giudizio del Magistrato, ma i tempi sono lunghi e noi abbiamo necessità di tornare a casa, questa vicenda è stata per noi un fulmine a ciel sereno".
    Liberti ha fatto regolare denuncia al Commissariato Decumani due mesi fa, che per competenza territoriale è stata inviata al Commissariato Vicaria. Con il suo avvocato penalista, Gianluca Esposito, la pratica è stata inviata alla Procura di Napoli, ora è nelle mani del giudice Rivellese. La settimana prossima verrà effettuata un'integrazione di denuncia in Procura. La madre di Liberti è 84enne e disabile, ha una malattia rara agli occhi.
    Sfonda la parete e si impossessa della casa del vicino: la denuncia | Il Mattino

    Castellammare, ostie rubate in chiesa: allarme sette sataniche
    di Annalisa Ferrante
    CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Prendere l'ostia in mano ed allontanarsi senza consumarla per celebrare riti satanici o, come sostengono alcuni, anche per rivenderla, a caro prezzo, a chi demanda insospettabili nelle chiese così da appropriarsi del «corpo di Cristo».
    D'altronde i furti di ostie dai tabernacoli non sono una novità. Un'ostia consacrata sarebbe pagata da 50 a 150 euro. Ostie trafugate, riti davanti a chiese in altura, nei pressi del cimitero, in case private. Cittadini che chiedono la benedizione delle abitazioni. Per officiare una messa nera l'ostia consacrata è un elemento essenziale come la croce rovesciata.
    Succede domenica in chiesa. «Il Corpo di Cristo»: l'uomo presente nella chiesa di santa Rita prende l'ostia in mano poi si allontana.
    Padre Boniface, 38 anni, ammette: «Ho pensato che avrebbero utilizzato l'ostia per delle messe nere. Ho trattenuto l'uomo e poi con l'intervento degli altri fedeli ha lasciato l'ostia consacrata che tratteneva in mano che io ho consumato».
    Castellammare, ostie rubate in chiesa: allarme sette sataniche - Giornale di Sicilia

    Morto in clinica per dimagrire
    l'autopsia: stomaco lacerato
    Michele Alfano nell'ultima foto inviata alla moglie prima dell'intervento
    CAPACCIO-PAESTUM - Peritonite causata dalla lacerazione dello stomaco. È questa la causa della morte di Michele Alfano, il 40enne di Capaccio Paestum deceduto il 17 novembre scorso in una clinica privata di Vallo della Lucania, nel Cilento. A chiarire le cause della morte, è stata l'autopsia eseguita questo pomeriggio dal medico legale Adamo Maiese su ordine della Procura di Vallo della Lucania. L'uomo era stato sottoposto a un intervento di riduzione dello stomaco per perdere peso. Dimesso, aveva però accusato nei giorni successivi dolori lancianti, tanto da essere nuovamente ricoverato, nella stessa struttura, dove poi è deceduto. L'autopsia ha appurato che a uccidere Michele Alfano è stata una peritonite «chimica» provocata dalla lacerazione della parete posteriore dello stomaco.
    Morto in clinica per dimagrire l'autopsia: stomaco lacerato | Il Mattino

    A PALERMO
    "Cieco ma scendeva le scale", scoperto centralinista di un ente regionale
    di Luigi Ansaloni
    PALERMO. I finanzieri del gruppo di Palermo hanno scoperto un falso invalido, residente in un comune dell’hinterland, che da più di 10 anni percepiva indebitamente un’indennità di accompagnamento in quanto riconosciuto “cieco assoluto” ed una retribuzione per la mansione di centralinista presso un ente della Regione Siciliana, per la quale era stato assunto proprio perché non vedente.
    Si tratta di un cinquantaseienne di origine palermitana, che è stato osservato dalle fiamme gialle del capoluogo mentre svolgeva le normali attività quotidiane: recarsi da solo sul posto di lavoro in autobus, andare a prendere il caffè durante la pausa lavorativa senza alcun supporto “esterno”, scendere correndo la gradinata delle poste centrali di Palermo. Attività, queste, svolte in completa autonomia e con la disinvoltura tipica di una persona dotata di vista normale.
    L’attività investigativa è scaturita da una segnalazione al 117. I militari del gruppo della guardia di finanza di Palermo, dopo aver verificato la fondatezza di quanto segnalato, hanno seguito e filmato il falso invalido, in giorni e fasce orarie diverse, smascherando la truffa.
    L’indagato, riconosciuto “cieco assoluto” nell’anno 1997, ha riscosso da allora l’indennità di accompagnamento e, dall’anno 2005, anche la retribuzione da centralinista.
    Il danno per le casse pubbliche supera i 300.000 euro, per cui il soggetto è stato denunciato alla procura della Repubblica di Palermo per truffa aggravata. I fatti sono stati inoltre segnalati alla procura Regionale della corte dei Conti.
    Preziosa si è rivelata la collaborazione della direzione Provinciale Inps di Palermo, con la quale è in atto un progetto condiviso finalizzato a smascherare altre analoghe situazioni.
    "Cieco ma scendeva le scale", scoperto centralinista di un ente regionale - Giornale di Sicilia

    Tangenti, arrestato primario: prendeva soldi per procreazione assistita
    Chiedeva alle coppie fino a 2.500 euro promettendo di ridurre a pochi mesi una lista d'attesa pubblica lunga 2 anni. Blitz della Guardia di finanza nel suo ufficio dell’ospedale di Pieve di Cadore (Belluno). È accusato di concussione. Compostella: per noi è una vera mazzata
    PIEVE DI CADORE Sarebbe di concussione l’ipotesi di reato contestata a Carlo Cetera, direttore dell'unità operativa di ginecologia e direttore del centro provinciale di procreazione assistita all’ospedale di Pieve di Cadore. L'accusa: chiedeva tangenti ai pazienti per far saltare le liste d'attesa della procreazione assistita. Il primario collabora anche con alcuni centro privati, a Villorba di Treviso e a Bologna. Da ieri pomeriggio Cetera, 62 anni, si trova agli arresti domiciliari nella sua abitazione.
    L’inchiesta della Guardia di Finanza di Belluno sarebbe partita da una segnalazione anonima. La Gdf ha raccolto elementi probanti tali da giustificare l’ordine di custodia cautelare, emesso dal gip del tribunale di Belluno su richiesta del pm Antonio Bianco. Il primario è accusato di concussione aggravata e continuata oltre a interruzione di pubblico servizio. Secondo la ricostruzione, il medico induceva gli aspiranti genitori a pagare sino a 2.500 euro per ogni tentativo di p.m.a. (procreazione medicalmente assistita), riducendo a pochi mesi, in cambio, una lista d'attesa pubblica normalmente pari a 2 anni. Gli incontri per incassare le 'tangenti' solitamente erano fissati presso bar, stazioni, gelaterie, caselli autostradali, parcheggi.
    Tangenti, arrestato primario: prendeva soldi per procreazione assistita - Cronaca - Corriere delle Alpi

    Diffusione del cognome CETERA - Mappa dei Cognomi


    Napoli provincia più cementificata d'Italia: i dati choc in uno studio
    di Maurizio Capozzo
    Una provincia devastata dal cemento: sempre più costruzioni in rapporto al numero di abitanti. E' quanto emerge da uno studio dell'ISPRA, l'Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale che ha pubblicato la classifica dei comuni più cementificati d'Italia e che assegnano alla provincia napoletana il triste primato. Sono 11, infatti le città dell'hinterland che figurano tra i primi venti comuni italiani a maggiore concentrazione edilizia.
    Spetta a Casavatore il primato, è proprio il caso di dire, “poco edificante”, con l'89,3 per cento della superficie consumata per costruirci case, capannoni ed edifici vari. Secondo posto ad Arzano con l'82 per cento mentre al terzo posto compare Melito con l'81. Seguono, poi, nell'ordine, Cardito, Frattaminore, Torre Annunziata, Casoria, Portici, San Giorgio a Cremano, Frattamaggiore e Mugnano che figura al 19° posto col 63,5 per cento di superficie edificata.
    Napoli provincia più cementificata d'Italia: i dati choc in uno studio | Il Mattino

    Campania: più di un milione i bambini poveri, due su cinque hanno lasciato la scuola
    Più di un milione di minori su 5 vive sotto la soglia della povertà relativa: sono i dati del Settimo Atlante dell'infanzia (a rischio) di Save the Children che fotografano la situazione in Campania. Uno su 5 abbandona la scuola precocemente, 1 su 3 non raggiunge competenze minime in matematica e lettura. Ed è sempre la Campania, secondo Save the Children, a raggiungere i livelli più alti di obesità infantile, in Italia.
    In Campania la percentuale dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato la scuola, tocca il 18,8%, un dato superiore alla media nazionale che è del 14,7%. Un alunno di 15 anni su 3 non raggiunge le competenze minime in matematica e lettura. In Campania, il 35,8% degli alunni di 15 anni non raggiunge le competenze minime in matematica e il 28,2% in lettura, risultati peggiori rispetto alla media in Italia (24,7% in matematica e 19,5%). La percentuale di giovani campani tra i 18 e i 24 anni che abbandonano precocemente gli studi, fermandosi alla licenza media, tocca il 18,8%, un dato superiore alla media nazionale del 14,7%. Solo Sicilia e Sardegna fanno registrare percentuali più elevate (24,3% e 22,9%).
    Ed è, inoltre, 1 bambino su 5 tra gli 8 e i 9 anni, ad essere obeso (19,2%) mentre 1 su 3 è in sovrappeso (28,6%). Dati che consegnano alla Campania la maglia nera per l'obesità infantile. Nella provincia di Napoli, 1 minore su 3 fino ai 17 anni risiede in un Comune sciolto per mafia.
    Campania, 1 milione di bimbi poveri: 2 su 5 hanno lasciato la scuola | Il Mattino

    Ubriacavano anziano per farsi nominare eredi: coppia in manette
    Per dieci mesi hanno stordito un anziano imbottendolo di vino, bevande alcoliche e psicofarmaci con l'obiettivo di indurlo a nominarli eredi universali e prosciugare il suo conto corrente. Con questa accusa i Carabinieri hanno arrestato una 54enne originaria di Mercogliano e il suo compagno albanese di 44 anni.[terry&alby....]
    Le ipotesi di reato sono circonvenzione di incapace, concorso in ricettazione, detenzione di arma. La vittima è un 74enne di Vercelli.
    I militari hanno sequestrato una Nissan Xtrail e una Peugeot 207, acquistate dalla coppia con i soldi rubati dal conto corrente dell' anziano e una revolver con 36 cartucce, rubati in una casa di Gambolò (Pavia). Dal conto corrente sarebbero stati prelevati circa 110 mila euro, ma l'obiettivo della coppia era mettere le mani su un conto aperto dalla vittima in Svizzera, su cui sarebbero stati accreditati a breve 600 mila euro.
    Ubriacavano anziano per farsi nominare eredi: coppia in manette | Il Mattino

    Xylella, produttori trentini sul piede di guerra: esportiamo meno mele per colpa degli ulivi pugliesi
    Il flop delle vendite in Giordania per paura del batterio crea un caso nazionale
    Emanuela Carucci
    L'ombra del batterio Xylella, che ha colpito gli ulivi pugliesi, si allunga ora sull'export italiano. A scendere sul piede di guerra i produttori di mele della Val di Non, in Trentino, che hanno accusato i colleghi agricoltori pugliesi del settore olivicolo di aver fatto calare le esportazioni di mele addirittura in Medio Oriente e più precisamente in Giordania.
    Il regno di Abdallah e di Rania, infatti, ha chiesto agli esportatori italiani che si certifichi che nella zona di provenienza del prodotto ortofrutticolo sia assente il batterio e ha comunque deciso di diminuire le importazioni dall'Italia.
    Xylella, produttori trentini sul piede di guerra: esportiamo meno mele per colpa degli ulivi pugliesi - IlGiornale.it

    Tumore, 800mila italiani cambiano regione per curarsi
    La Calabria è la regione che più risente del fenomeno
    Enrica Iacono
    Secondo l'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) sarebbero circa 800.000 gli italiani che si spostano dalla propria città natale per curarsi dal cancro.
    Le regioni più colpite dalle migrazioni sono quelle del Sud Italia in particolare la Campania con 55.000 persone, la Calabria con 52.000 e la Sicilia con 33.000 pazienti. Secondo l'Aiom la Calabria presenta una situazione molto preoccupante perché il 62% dei pazienti con tumore del polmone e il 42% delle donne malate di tumore al seno migrano verso altre regioni per potersi curare. Lombardia ed Emilia-Romagna le regioni più richieste. La migrazione sanitaria in Calabria raggiunge il 37% e a questo si aggiunge un 10% di pazienti che si ricoverano in ospedali extra-regione per la chemioterapia.
    Tumore, 800mila italiani cambiano regione per curarsi - IlGiornale.it

    Bari, quartiere si ribella per evitare l'arresto del fratello di Cassano
    Giovanni Cassano, fratello del calciatore Antonio, stava per essere fermato dalla polizia quando il quartiere ha fatto muro e gli ha favorito la fuga
    Claudio Cartaldo
    C'era tutto il quartiere ad aiutare Giovanni Cassano, 41 anni, a sfuggire dall'arresto. Donne, amici, abitanti del quartiere di Bari e pure bambini. Tutti uniti contro quei due agenti della squadra mobile che il 4 novembre scorso avevano scovato il fratello del calciatore Antonio, pronto a realizzare un agguato di mafia.
    Quando il 4 novembre due agenti vedono un uomo con una parrucca bionda da donna lo riconoscono subito. Gli intimano di fermarsi. Giovanni Cassano ha addosso un giubbotto antiproiettile e, in sella ad una moto, si nasconde dietro ad un cassonetto. Poi tenta la fuga: prima punta la pistola contro un agente, intimandogli di lasciarlo andare "se no finisce male". Poi quando uno dei due agenti lo blocca, lui lo colpisce con calci e pugni. A quel punto, per evitare che i poliziotti riuscissero a fermarlo, gli abitanti del quartiere si sono messi in mezzo, realizzando - scrive Repubblica - un "muro umano". Infine qualcuno gli mette a disposizione anche un'auto per fuggire.
    Quartiere si ribella per evitare l'arresto del fratello di Cassano - IlGiornale.it

 

 
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