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Discussione: Terries

  1. #81
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: Terryes

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #82
    Blut und Boden
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    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #83
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio

    che m.......a

  4. #84
    Blut und Boden
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    che m.......a
    Una belinata.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #85
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    Predefinito Re: Terryes

    teronata.....
    sklöpp & kanù

  6. #86
    email non funzionante
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    Predefinito Re: Terryes

    IL COMMISSARIO UE MALMSTROM E' PROPRIO UN OTTIMISTA: ALTRO CHE 50% DI EVASORI! AL COLOSSEO PAGA LE TASSE 1 SU 5, DAVANTI ALL’OCCHIO ANNOIATO DEI VIGILI
    Se chiedi lo scontrino ai camion-bar o alle bancarelle abusive, la piazza del Colosseo ammutolisce. E' il porto franco di Roma, l'unico paradiso fiscale a forma di Anfiteatro - Accusando un italiano su due di non pagare le tasse, il Commissario Malmstrom ha voluto blandire il Belpaese: la media è 4 centurioni ogni agente di forze dell’ordine…
    Salvo Mistakes per Dagospia
    Le bancarelle non hanno il registratore di cassa e se chiedi lo scontrino ai camion-bar, la piazza del Colosseo ammutolisce come il ristorante di Cetto La Qualunque. E' il porto franco di Roma, l'unico paradiso fiscale a forma di Anfiteatro.
    Ma è meglio delle Cayman, perché l'area di libero scambio all'ombra del Colosseo è difesa da copiose forze dell'ordine. Tutti in uniforme, a bordo di auto e furgoni, magari per tutelare i diversamente contribuenti, che l'ultima sanzione qui l'ha scritta Giustiniano.
    Accusando un italiano su due di non pagare le tasse, il buon Commissario Malmstrom ha voluto blandire il Belpaese. Al Colosseo gli esercenti del porto franco di Roma, sotto Aledanno come sotto Sottomarino, esibiscono un rapporto di almeno 4 a 1. Ogni 4 centurioni ignoti al fisco ecco un vigile della Polizia municipale col sostituto d'imposta, e altrettanto dicasi per il militare dell'Arma ogni quattro bancarelle di pattume, e per l'agente di P.S. ogni 4 bagarini.
    L'esaltante media tricolore salta per colpa di quei 200 evasori d'importazione, i bangla-pakistani con ombrelli e foulard. Ma dove li prendi altri 40 contribuenti in divisa disposti a guardare dall'altra parte tutto il giorno?



    ROMA È IN DISSESTO MA CONTINUANO INARRESTABILI LE PERDITE DELLE CONTROLLATE DEL COMUNE E LE ASSUNZIONI CLIENTELARI - PERFINO LE FARMACIE RIESCONO AD ANDARE IN ROSSO!
    Nella capitale sono in perdita anche le farmacie comunali ma sono tutte le 26 società e la miriade di controllate a contribuire alla voragine nei conti di Roma (1,2 miliardi di rosso) - Ma le macchine clientelari della politica sono sempre attive e le assunzioni e le poltrone si moltiplicano...
    Sergio Rizzo per il "Corriere della Sera"
    È dura da credere. Ma c'è un farmacista, in Italia, che vendendo le medicine riesce perfino a rimetterci una barca di soldi. Si tratta del Comune di Roma. Le farmacie comunali hanno 362 dipendenti e il Campidoglio ha già tirato fuori 15 milioni per tappare i buchi pregressi. Ma per rimetterle in sesto ce ne vorranno altri 20. Dice tutto la verifica affidata alla Ernst & Young che si è resa necessaria per comprendere la reale situazione.
    Gli esperti hanno scoperto uno scostamento di 7,3 milioni nell'attivo rispetto ai dati scritti nel bilancio 2011. Quasi tre milioni solo la differenza fra le «rimanenze di magazzino» contabilizzate e quelle accertate: 9,1 milioni contro 6,2. Sono cifre rivelate da un dossier che il consigliere comunale radicale Riccardo Magi sta per pubblicare sul sito internet Opencampidoglio.it. Il primo di una serie di fascicoli scottanti dedicati allo scenario impressionante delle municipalizzate romane.
    Ventisei società, più una marea di controllate: oltre cinquanta quelle di Acea (energia e acqua), Ama (rifiuti) e Atac (trasporti). Tre gruppi che da soli hanno qualcosa come 31.338 dipendenti, ovvero l'85 per cento del personale di tutte le partecipate comunali, che si aggira intorno alle 37 mila unità. Circa diecimila in più rispetto ai 26.800 dipendenti degli stabilimenti Fiat in Italia. Senza contare i 25 mila dipendenti diretti dell'amministrazione comunale.
    Sostengono i tecnici che Roma Capitale ha un disavanzo strutturale di circa 1,2 miliardi l'anno. Ed è proprio sulla galassia delle società comunali che gravano le responsabilità maggiori di una situazione, in assenza di interventi, ai limiti del dissesto. L'Atac, per esempio. Con un numero di stipendi paragonabile a quello dell'Alitalia ha accumulato in dieci anni perdite per 1,6 miliardi. Negli ultimi cinque anni si sono avvicendati al suo vertice ben quattro amministratori delegati e un numero imprecisato di presidenti e consiglieri, senza riuscire a rimetterla in carreggiata. Il contratto di servizio costa al Comune una cifra che si aggira intorno ai 400 milioni l'anno, ma per il 2014 la richiesta era di oltre 500.
    La verità è che queste aziende, e non è certo una particolarità di Roma, sono state spesso interpretate dalla politica, anche con pesanti complicità sindacali, alla stregua di poltronifici o gigantesche macchine clientelari, piuttosto che strumenti per fornire servizi essenziali alla città da gestire oculatamente.
    Salvo poi trovarsi di fronte a sorpresine al pari di quella spuntata nell'ultimo bilancio dell'Ama, che dà notizia di una raffica di arbitrati innescati dalla società titolare della discarica di Malagrotta. Alcuni dei quali già conclusi nel 2012 in primo grado con la condanna dell'azienda pubblica a pagare alla ditta che fa capo a Manlio Cerroni, tenetevi forte, la bellezza di 78,3 milioni di euro.
    Ma leggere l'elenco delle controversie in cui è incappata la municipalizzata dei rifiuti, indebitata con le banche per 670 milioni, somma paragonabile ai ricavi di un anno, e capace di assumere 1.518 persone fra il 2008 e il 2010, strappa anche qualche amaro sorriso: quando salta fuori che fra le innumerevoli cause in cui è protagonista l'Ama ce n'è persino una con l'Atac. Che va avanti da almeno sette anni, fra sentenze ricorsi e controricorsi, per la gioia degli avvocati. E chissà quanto durerà ancora.
    Il tempo del presidente Piergiorgio Benvenuti, esponente di Fratelli d'Italia, scade invece giovedì 9 gennaio, quando l'assemblea dovrà nominare il suo successore: incrociamo le dita. Al contrario il presidente dell'Acea Giancarlo Cremonesi, nominato dal centrodestra, seduto su una dozzina di poltrone metà delle quali pubbliche nonché socio di un gruppo di imprese edili e immobiliari, è in una botte di ferro. Questo perché in piena campagna elettorale la precedente amministrazione comunale procedette elegantemente al rinnovo dei vertici, confermando in blocco tutto il consiglio. Con clausole tali che la sostituzione prematura comporterebbe comunque il pagamento dei loro emolumenti fino all'aprile 2016. E che emolumenti. Al presidente Cremonesi, 408 mila euro l'anno. All'amministratore delegato e direttore generale Paolo Gallo, un milione 318 mila euro più un appartamento da 4.300 euro al mese ai Parioli e automobile adeguata.
    Agli altri sette consiglieri, una media di 120 mila euro ciascuno. Chi sono? Due rappresentanti del socio francese Gdf, una dirigente del Comune, l'ex parlamentare del Pdl ed ex assessore della giunta Alemanno Maurizio Leo, Francesco Caltagirone junior, il consorte dell'ex Guardasigilli Paola Severino nonché ex commissario Consob (l'Acea è quotata in Borsa) Paolo Di Benedetto, e il segretario generale della dalemiana fondazione Italianieuropei Andrea Peruzy.
    Da una società del genere sarebbe naturale attendersi utili a palate. Invece nel 2012 i profitti netti sono stati di appena 77 milioni e anche se nei primi nove mesi del 2013 hanno superato i 100, restano striminziti. Certi fatti, del resto, parlano da soli. Negli ultimi cinque anni i debiti sono cresciuti di circa un miliardo, toccando 2 miliardi e mezzo. Ed è di qualche mese fa la scelta di fondere due società energetiche del gruppo, una delle quali (Acea energia spa) ha accumulato in 18 mesi perdite per 56 milioni.
    Ma tutto va avanti come nulla fosse. Almeno se è vero che l'ufficio del personale diretto da Paolo Zangrillo, incidentalmente fratello del medico personale di Silvio Berlusconi, ha proceduto qualche giorno fa all'assunzione di un nuovo capo della comunicazione nella persona di Stefano Porro, ex capoufficio stampa del ministro dello Sviluppo dell'ultimo governo del Cavaliere, Paolo Romani, Passera e Zanonato.
    Accade mentre è da un mese senza incarico il vecchio responsabile Maurizio Sandri, licenziato due anni fa dopo essere stato parcheggiato a lungo su un binario morto per ragioni politiche (aveva collaborato in passato con amministrazioni di centrosinistra), e reintegrato all'inizio di dicembre dal giudice del lavoro.
    E accade in una struttura, quella delle relazioni esterne, dove sono in 25. Compreso il capo ufficio stampa Salvo Buzzanca, incidentalmente fratello minore dell'attore Lando Buzzanca nonché, ha ricordato Ferruccio Sansa sul Fatto Quotidiano, zio di Massimiliano Buzzanca: figlio di Lando e compagno di Serena Dell'Aira, collaboratrice di Cremonesi.



    DAI REDUCI GARIBALDINI AGLI ANTIFASCISTI DI SPAGNA, MANCE RICCHE AI COMBATTENTI – I MINISTERI METTONO SUL PIATTO MILIONI PER ASSOCIAZIONI CHE NON HANNO PIU’ RAGIONE DI ESISTERE
    Viminale e Difesa continuano a finanziare organismi ai quali già la manovra del 2010 aveva tentato di togliere soldi pubblici. Per esempio, 1 milione e 476 mila euro sono appena stati destinato all’Associazione nazionale vittime civili di guerra, nata nel 1943, in piena seconda guerra mondiale…
    Stefano Sansonetti per "Lanotiziagiornale.it"
    Non passano mai di moda. Nonostante le sbandierate esigenze di contenimento della spesa pubblica, con incredibile viavai di commissari alla spending review, le mance dei ministeri non sembrano conoscere sosta. E così, proprio mentre la manovra appena approvata porta in dote per l'ennesima volta nuove tasse a carico dei cittadini, i dicasteri fanno piovere regali di ogni sorta per tutta una serie di enti e associazioni.
    Ultimo in ordine di tempo è stato il ministero dell'interno, guidato da Angelino Alfano, che è riuscito a trovare nel suo bilancio circa 2 milioni di euro da elargire a tre associazioni combattentistiche. Per capire di cosa si tratta basta andare a vedere i singoli finanziamenti. Ne viene fuori, per esempio, che la cifra di 1 milione e 476 mila euro è stata appena destinata dal Viminale all'Associazione nazionale vittime civili di guerra.
    Si tratta di un ente nato nel 1943, in piena seconda guerra mondiale, per assistere appunto le vittime civili del conflitto. Nel frattempo, però, sono passati 70 anni. E la stessa associazione, sul sito internet, fa capire che un po' si è dovuta aggiornare, rendendosi attiva "nella promozione della cultura della pace attraverso la valorizzazione del ricordo dei Caduti e il rafforzamento della solidarietà nei confronti di tutti i civili colpiti dalle vicende belliche". Da qui la domanda: ha ancora senso ricevere così tanti soldi dopo la bellezza di 70 anni dalla fine della guerra?
    La lista
    Il dettaglio del finanziamento, a valere sul 2013, viene fuori da un decreto firmato da Alfano, di concerto con il ministro dell'economia Fabrizio Saccomanni, e trasmesso alla commissione affari costituzionali di Montecitorio lo scorso 10 dicembre. Dal pacchetto di finanziamenti vengono fuori altri 227 mila euro a beneficio dell'Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti. Nata nel 1946, ebbe come prima guida Umberto Terracini, presidente dell'Assemblea costituente.
    Ancora, 189 mila euro sono stati assegnati all'Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti. C'è da chiedersi se sia opportuno, in un momento di estrema difficoltà per le casse pubbliche, che milioni di euro continuino a essere distribuiti in questo modo.
    Soldi pure ai reduci garibaldini
    Anche perché il Viminale non è l'unico ministero ad assegnare mance e mancette ad associazioni combattentistiche. All'inizio del 2013, per dire, l'allora ministro della Difesa Giampaolo Di Paola firmò un decreto con cui, a valere sul 2012, si distribuivano 674 mila euro a 16 enti. Il mandato effettivo di pagamento, però, risale allo scorso 9 maggio, quando Di Paola era appena stato sostituito dall'attuale ministro Mario Mauro. Anche qui ci sono diverse sorprese. Un assegno da 67.950 euro è stato staccato a favore dell'Associazione nazionale combattenti e reduci.
    Poi ci sono 57.800 euro per la Federazione italiana volontari della libertà, 10.800 per l'Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini e 10.750 euro per l'Associazione italiana combattenti volontari antifascisti di Spagna. La curiosità è che queste quattro organizzazioni, qualche tempo fa, finirono in una lista di 232 enti grosso modo "inutili" ai quali la manovra 2010, predisposta dell'allora ministro dell'economia Giulio Tremonti, tentò di sottrarre finanziamenti pubblici.
    E qui, visto anche il precedente, ricorre la stessa domanda: ha ancora senso dare soldi ai reduci garibaldini e agli antifascisti di Spagna? Perché è vero che parliamo di finanziamenti previsti dalla legge, per i quali si attinge dal bilancio dei dicasteri. Ma è altrettanto vero che i ministeri possono deciderne l'entità. O addirittura la cancellazione.



    Busalla, tentano di scambiare identità: denunciati
    Genova - Il personale della Stazione carabinieri di Busalla, termine di accertamenti, denunciavano in stato di libertà per “inosservanza del provvedimento dell’autorità” Cataldo C. di 38 anni, di Busalla, con precedenti di polizia.
    L’uomo, in affidamento in prova ai servizi sociali,non si è attenuto alle disposizione imposte dall’Autorità Giudiziaria: durante un controllo non è stato trovato presso la propria abitazione senza giustificato motivo, e nella circostanza, il suo coinquilino identificato in Giuseppe C., calabrese di 45 anni, con precedenti, per favorire il 38enne, ha dichiarato falsamente di essere lui stesso Cataldo.
    È stato denunciato per “favoreggiamento personale, sostituzione di persone e falsa dichiarazione sulla propria identità”.
    Busalla, tentano di scambiare identità: denunciati | Liguria | Genova | Il Secolo XIX

    CATTURATO DANIELE CUTRÌ, 23 ANNI, FRATELLO DELL’ERGASTOLANO EVASO DOPO UN CONFLITTO A FUOCO CHE E’ COSTATA LA VITA A UN ALTRO FRATELLO, ANTONINO
    Quello che ha liberato il detenuto sarebbe un commando reclutato nel giro di conoscenze dei fratelli Cutrì, tra coetanei compagni di risse e di episodi violenti nel territorio dell’Alto milanese, dove risiedono tutti i quattro fermati….
    La Stampa.it
    I carabinieri di Varese hanno catturato Daniele Cutrì, 23 anni, fratello di Domenico, l'ergastolano evaso lunedì scorso davanti al Tribunale di Gallarate dopo un conflitto a fuoco durante il quale era stato ferito un altro fratello, Antonino, poi morto in ospedale.
    Quello che ha liberato il detenuto sarebbe un commando reclutato nel giro di conoscenze dei fratelli Cutrì, tra coetanei compagni di risse e di episodi violenti nel territorio dell'Alto milanese, dove risiedono tutti i quattro fermati.
    Pregiudicati con alle spalle precedenti per droga, detenzione di armi o reati contro il patrimonio, che hanno messo in atto il piano per far evadere il detenuto, lui condannato all'ergastolo per aver fatto uccidere un rivale in amore nel giugno 2006.

    Cognomen omen.....
    CUTRI - Diffusione del cognome CUTRI - Mappe dei Cognomi Italiani

  7. #87
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio
    IL COMMISSARIO UE MALMSTROM E' PROPRIO UN OTTIMISTA: ALTRO CHE 50% DI EVASORI! AL COLOSSEO PAGA LE TASSE 1 SU 5, DAVANTI ALL’OCCHIO ANNOIATO DEI VIGILI
    Se chiedi lo scontrino ai camion-bar o alle bancarelle abusive, la piazza del Colosseo ammutolisce. E' il porto franco di Roma, l'unico paradiso fiscale a forma di Anfiteatro - Accusando un italiano su due di non pagare le tasse, il Commissario Malmstrom ha voluto blandire il Belpaese: la media è 4 centurioni ogni agente di forze dell’ordine…
    Salvo Mistakes per Dagospia
    Le bancarelle non hanno il registratore di cassa e se chiedi lo scontrino ai camion-bar, la piazza del Colosseo ammutolisce come il ristorante di Cetto La Qualunque. E' il porto franco di Roma, l'unico paradiso fiscale a forma di Anfiteatro.
    Ma è meglio delle Cayman, perché l'area di libero scambio all'ombra del Colosseo è difesa da copiose forze dell'ordine. Tutti in uniforme, a bordo di auto e furgoni, magari per tutelare i diversamente contribuenti, che l'ultima sanzione qui l'ha scritta Giustiniano.
    Accusando un italiano su due di non pagare le tasse, il buon Commissario Malmstrom ha voluto blandire il Belpaese. Al Colosseo gli esercenti del porto franco di Roma, sotto Aledanno come sotto Sottomarino, esibiscono un rapporto di almeno 4 a 1. Ogni 4 centurioni ignoti al fisco ecco un vigile della Polizia municipale col sostituto d'imposta, e altrettanto dicasi per il militare dell'Arma ogni quattro bancarelle di pattume, e per l'agente di P.S. ogni 4 bagarini.
    L'esaltante media tricolore salta per colpa di quei 200 evasori d'importazione, i bangla-pakistani con ombrelli e foulard. Ma dove li prendi altri 40 contribuenti in divisa disposti a guardare dall'altra parte tutto il giorno?



    ROMA È IN DISSESTO MA CONTINUANO INARRESTABILI LE PERDITE DELLE CONTROLLATE DEL COMUNE E LE ASSUNZIONI CLIENTELARI - PERFINO LE FARMACIE RIESCONO AD ANDARE IN ROSSO!
    Nella capitale sono in perdita anche le farmacie comunali ma sono tutte le 26 società e la miriade di controllate a contribuire alla voragine nei conti di Roma (1,2 miliardi di rosso) - Ma le macchine clientelari della politica sono sempre attive e le assunzioni e le poltrone si moltiplicano...
    Sergio Rizzo per il "Corriere della Sera"
    È dura da credere. Ma c'è un farmacista, in Italia, che vendendo le medicine riesce perfino a rimetterci una barca di soldi. Si tratta del Comune di Roma. Le farmacie comunali hanno 362 dipendenti e il Campidoglio ha già tirato fuori 15 milioni per tappare i buchi pregressi. Ma per rimetterle in sesto ce ne vorranno altri 20. Dice tutto la verifica affidata alla Ernst & Young che si è resa necessaria per comprendere la reale situazione.
    Gli esperti hanno scoperto uno scostamento di 7,3 milioni nell'attivo rispetto ai dati scritti nel bilancio 2011. Quasi tre milioni solo la differenza fra le «rimanenze di magazzino» contabilizzate e quelle accertate: 9,1 milioni contro 6,2. Sono cifre rivelate da un dossier che il consigliere comunale radicale Riccardo Magi sta per pubblicare sul sito internet Opencampidoglio.it. Il primo di una serie di fascicoli scottanti dedicati allo scenario impressionante delle municipalizzate romane.
    Ventisei società, più una marea di controllate: oltre cinquanta quelle di Acea (energia e acqua), Ama (rifiuti) e Atac (trasporti). Tre gruppi che da soli hanno qualcosa come 31.338 dipendenti, ovvero l'85 per cento del personale di tutte le partecipate comunali, che si aggira intorno alle 37 mila unità. Circa diecimila in più rispetto ai 26.800 dipendenti degli stabilimenti Fiat in Italia. Senza contare i 25 mila dipendenti diretti dell'amministrazione comunale.
    Sostengono i tecnici che Roma Capitale ha un disavanzo strutturale di circa 1,2 miliardi l'anno. Ed è proprio sulla galassia delle società comunali che gravano le responsabilità maggiori di una situazione, in assenza di interventi, ai limiti del dissesto. L'Atac, per esempio. Con un numero di stipendi paragonabile a quello dell'Alitalia ha accumulato in dieci anni perdite per 1,6 miliardi. Negli ultimi cinque anni si sono avvicendati al suo vertice ben quattro amministratori delegati e un numero imprecisato di presidenti e consiglieri, senza riuscire a rimetterla in carreggiata. Il contratto di servizio costa al Comune una cifra che si aggira intorno ai 400 milioni l'anno, ma per il 2014 la richiesta era di oltre 500.
    La verità è che queste aziende, e non è certo una particolarità di Roma, sono state spesso interpretate dalla politica, anche con pesanti complicità sindacali, alla stregua di poltronifici o gigantesche macchine clientelari, piuttosto che strumenti per fornire servizi essenziali alla città da gestire oculatamente.
    Salvo poi trovarsi di fronte a sorpresine al pari di quella spuntata nell'ultimo bilancio dell'Ama, che dà notizia di una raffica di arbitrati innescati dalla società titolare della discarica di Malagrotta. Alcuni dei quali già conclusi nel 2012 in primo grado con la condanna dell'azienda pubblica a pagare alla ditta che fa capo a Manlio Cerroni, tenetevi forte, la bellezza di 78,3 milioni di euro.
    Ma leggere l'elenco delle controversie in cui è incappata la municipalizzata dei rifiuti, indebitata con le banche per 670 milioni, somma paragonabile ai ricavi di un anno, e capace di assumere 1.518 persone fra il 2008 e il 2010, strappa anche qualche amaro sorriso: quando salta fuori che fra le innumerevoli cause in cui è protagonista l'Ama ce n'è persino una con l'Atac. Che va avanti da almeno sette anni, fra sentenze ricorsi e controricorsi, per la gioia degli avvocati. E chissà quanto durerà ancora.
    Il tempo del presidente Piergiorgio Benvenuti, esponente di Fratelli d'Italia, scade invece giovedì 9 gennaio, quando l'assemblea dovrà nominare il suo successore: incrociamo le dita. Al contrario il presidente dell'Acea Giancarlo Cremonesi, nominato dal centrodestra, seduto su una dozzina di poltrone metà delle quali pubbliche nonché socio di un gruppo di imprese edili e immobiliari, è in una botte di ferro. Questo perché in piena campagna elettorale la precedente amministrazione comunale procedette elegantemente al rinnovo dei vertici, confermando in blocco tutto il consiglio. Con clausole tali che la sostituzione prematura comporterebbe comunque il pagamento dei loro emolumenti fino all'aprile 2016. E che emolumenti. Al presidente Cremonesi, 408 mila euro l'anno. All'amministratore delegato e direttore generale Paolo Gallo, un milione 318 mila euro più un appartamento da 4.300 euro al mese ai Parioli e automobile adeguata.
    Agli altri sette consiglieri, una media di 120 mila euro ciascuno. Chi sono? Due rappresentanti del socio francese Gdf, una dirigente del Comune, l'ex parlamentare del Pdl ed ex assessore della giunta Alemanno Maurizio Leo, Francesco Caltagirone junior, il consorte dell'ex Guardasigilli Paola Severino nonché ex commissario Consob (l'Acea è quotata in Borsa) Paolo Di Benedetto, e il segretario generale della dalemiana fondazione Italianieuropei Andrea Peruzy.
    Da una società del genere sarebbe naturale attendersi utili a palate. Invece nel 2012 i profitti netti sono stati di appena 77 milioni e anche se nei primi nove mesi del 2013 hanno superato i 100, restano striminziti. Certi fatti, del resto, parlano da soli. Negli ultimi cinque anni i debiti sono cresciuti di circa un miliardo, toccando 2 miliardi e mezzo. Ed è di qualche mese fa la scelta di fondere due società energetiche del gruppo, una delle quali (Acea energia spa) ha accumulato in 18 mesi perdite per 56 milioni.
    Ma tutto va avanti come nulla fosse. Almeno se è vero che l'ufficio del personale diretto da Paolo Zangrillo, incidentalmente fratello del medico personale di Silvio Berlusconi, ha proceduto qualche giorno fa all'assunzione di un nuovo capo della comunicazione nella persona di Stefano Porro, ex capoufficio stampa del ministro dello Sviluppo dell'ultimo governo del Cavaliere, Paolo Romani, Passera e Zanonato.
    Accade mentre è da un mese senza incarico il vecchio responsabile Maurizio Sandri, licenziato due anni fa dopo essere stato parcheggiato a lungo su un binario morto per ragioni politiche (aveva collaborato in passato con amministrazioni di centrosinistra), e reintegrato all'inizio di dicembre dal giudice del lavoro.
    E accade in una struttura, quella delle relazioni esterne, dove sono in 25. Compreso il capo ufficio stampa Salvo Buzzanca, incidentalmente fratello minore dell'attore Lando Buzzanca nonché, ha ricordato Ferruccio Sansa sul Fatto Quotidiano, zio di Massimiliano Buzzanca: figlio di Lando e compagno di Serena Dell'Aira, collaboratrice di Cremonesi.



    DAI REDUCI GARIBALDINI AGLI ANTIFASCISTI DI SPAGNA, MANCE RICCHE AI COMBATTENTI – I MINISTERI METTONO SUL PIATTO MILIONI PER ASSOCIAZIONI CHE NON HANNO PIU’ RAGIONE DI ESISTERE
    Viminale e Difesa continuano a finanziare organismi ai quali già la manovra del 2010 aveva tentato di togliere soldi pubblici. Per esempio, 1 milione e 476 mila euro sono appena stati destinato all’Associazione nazionale vittime civili di guerra, nata nel 1943, in piena seconda guerra mondiale…
    Stefano Sansonetti per "Lanotiziagiornale.it"
    Non passano mai di moda. Nonostante le sbandierate esigenze di contenimento della spesa pubblica, con incredibile viavai di commissari alla spending review, le mance dei ministeri non sembrano conoscere sosta. E così, proprio mentre la manovra appena approvata porta in dote per l'ennesima volta nuove tasse a carico dei cittadini, i dicasteri fanno piovere regali di ogni sorta per tutta una serie di enti e associazioni.
    Ultimo in ordine di tempo è stato il ministero dell'interno, guidato da Angelino Alfano, che è riuscito a trovare nel suo bilancio circa 2 milioni di euro da elargire a tre associazioni combattentistiche. Per capire di cosa si tratta basta andare a vedere i singoli finanziamenti. Ne viene fuori, per esempio, che la cifra di 1 milione e 476 mila euro è stata appena destinata dal Viminale all'Associazione nazionale vittime civili di guerra.
    Si tratta di un ente nato nel 1943, in piena seconda guerra mondiale, per assistere appunto le vittime civili del conflitto. Nel frattempo, però, sono passati 70 anni. E la stessa associazione, sul sito internet, fa capire che un po' si è dovuta aggiornare, rendendosi attiva "nella promozione della cultura della pace attraverso la valorizzazione del ricordo dei Caduti e il rafforzamento della solidarietà nei confronti di tutti i civili colpiti dalle vicende belliche". Da qui la domanda: ha ancora senso ricevere così tanti soldi dopo la bellezza di 70 anni dalla fine della guerra?
    La lista
    Il dettaglio del finanziamento, a valere sul 2013, viene fuori da un decreto firmato da Alfano, di concerto con il ministro dell'economia Fabrizio Saccomanni, e trasmesso alla commissione affari costituzionali di Montecitorio lo scorso 10 dicembre. Dal pacchetto di finanziamenti vengono fuori altri 227 mila euro a beneficio dell'Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti. Nata nel 1946, ebbe come prima guida Umberto Terracini, presidente dell'Assemblea costituente.
    Ancora, 189 mila euro sono stati assegnati all'Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti. C'è da chiedersi se sia opportuno, in un momento di estrema difficoltà per le casse pubbliche, che milioni di euro continuino a essere distribuiti in questo modo.
    Soldi pure ai reduci garibaldini
    Anche perché il Viminale non è l'unico ministero ad assegnare mance e mancette ad associazioni combattentistiche. All'inizio del 2013, per dire, l'allora ministro della Difesa Giampaolo Di Paola firmò un decreto con cui, a valere sul 2012, si distribuivano 674 mila euro a 16 enti. Il mandato effettivo di pagamento, però, risale allo scorso 9 maggio, quando Di Paola era appena stato sostituito dall'attuale ministro Mario Mauro. Anche qui ci sono diverse sorprese. Un assegno da 67.950 euro è stato staccato a favore dell'Associazione nazionale combattenti e reduci.
    Poi ci sono 57.800 euro per la Federazione italiana volontari della libertà, 10.800 per l'Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini e 10.750 euro per l'Associazione italiana combattenti volontari antifascisti di Spagna. La curiosità è che queste quattro organizzazioni, qualche tempo fa, finirono in una lista di 232 enti grosso modo "inutili" ai quali la manovra 2010, predisposta dell'allora ministro dell'economia Giulio Tremonti, tentò di sottrarre finanziamenti pubblici.
    E qui, visto anche il precedente, ricorre la stessa domanda: ha ancora senso dare soldi ai reduci garibaldini e agli antifascisti di Spagna? Perché è vero che parliamo di finanziamenti previsti dalla legge, per i quali si attinge dal bilancio dei dicasteri. Ma è altrettanto vero che i ministeri possono deciderne l'entità. O addirittura la cancellazione.



    Busalla, tentano di scambiare identità: denunciati
    Genova - Il personale della Stazione carabinieri di Busalla, termine di accertamenti, denunciavano in stato di libertà per “inosservanza del provvedimento dell’autorità” Cataldo C. di 38 anni, di Busalla, con precedenti di polizia.
    L’uomo, in affidamento in prova ai servizi sociali,non si è attenuto alle disposizione imposte dall’Autorità Giudiziaria: durante un controllo non è stato trovato presso la propria abitazione senza giustificato motivo, e nella circostanza, il suo coinquilino identificato in Giuseppe C., calabrese di 45 anni, con precedenti, per favorire il 38enne, ha dichiarato falsamente di essere lui stesso Cataldo.
    È stato denunciato per “favoreggiamento personale, sostituzione di persone e falsa dichiarazione sulla propria identità”.
    Busalla, tentano di scambiare identità: denunciati | Liguria | Genova | Il Secolo XIX

    CATTURATO DANIELE CUTRÌ, 23 ANNI, FRATELLO DELL’ERGASTOLANO EVASO DOPO UN CONFLITTO A FUOCO CHE E’ COSTATA LA VITA A UN ALTRO FRATELLO, ANTONINO
    Quello che ha liberato il detenuto sarebbe un commando reclutato nel giro di conoscenze dei fratelli Cutrì, tra coetanei compagni di risse e di episodi violenti nel territorio dell’Alto milanese, dove risiedono tutti i quattro fermati….
    La Stampa.it
    I carabinieri di Varese hanno catturato Daniele Cutrì, 23 anni, fratello di Domenico, l'ergastolano evaso lunedì scorso davanti al Tribunale di Gallarate dopo un conflitto a fuoco durante il quale era stato ferito un altro fratello, Antonino, poi morto in ospedale.
    Quello che ha liberato il detenuto sarebbe un commando reclutato nel giro di conoscenze dei fratelli Cutrì, tra coetanei compagni di risse e di episodi violenti nel territorio dell'Alto milanese, dove risiedono tutti i quattro fermati.
    Pregiudicati con alle spalle precedenti per droga, detenzione di armi o reati contro il patrimonio, che hanno messo in atto il piano per far evadere il detenuto, lui condannato all'ergastolo per aver fatto uccidere un rivale in amore nel giugno 2006.

    Cognomen omen.....
    CUTRI - Diffusione del cognome CUTRI - Mappe dei Cognomi Italiani
    Feuer|
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #88
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    Predefinito Re: Terryes

    i nuovi padagni.

  9. #89
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da dimecan Visualizza Messaggio
    i nuovi padagni.
    Meglio perderli che trovarli.
    E se li trovi rendili cenere.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #90
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    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Meglio perderli che trovarli.
    E se li trovi rendili cenere.
    Io sul lavoro me ne trovo sempre.Troppi.
    Ultima modifica di Freezer; 09-02-14 alle 22:43
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

 

 
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