Palermo, assalto ai pandori in sconto. Il video della "lotta"
Una scena da "black friday" in salsa natalizia
Assalto all'ultimo pandoro in un supermercato di Palermo. Un episodio da "black friday" in salsa natalizia è andato in scena pochi giorni prima di Natale tra gli scaffali di una nota catena italiana di distribuzione. Dove gli sconti su alcuni pandori hanno scatenato una ressa tra i clienti che ricorda quelle del "venerdi'" nero dello shopping. Il momento è stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza del supermercato e postato su Facebook da un dipendente.
Nel video si vedono alcune persone che si accalcano davanti ai bancali per accaparrarsi i dolci natalizi. In pochi minuti altri clienti si accorgono dell'offerta e si crea un vero assalto attorno agli scaffali, con decine di persone che cercano di afferrare il maggior numero di pandori possibile. In pochi minuti di "lotta" gli avventori fanno scomparire i dolci, facendo persino cadere gli scatoloni che reggevano la struttura di pandori. Il video ha fatto subito il giro del web.
Palermo, assalto ai pandori in sconto. Il video della "lotta" - Cronaca - quotidiano.net
Fuma e gioca al cellulare alla guida: passeggera filma l'autista di un bus in viaggio sulla Tangenziale di Napoli
Insicurezza e pericoli per i cittadini in strada e per i passeggeri a bordo. Questo quanto riscontrato da una donna di ritorno a casa, lungo la tratta Vomero-Corso Malta a bordo di un pullman in transito sulla Tangenziale di Napoli, che durante il percorso ha notato la conducente intenta a digitare sulla tastiera del proprio cellulare, oltre che a scrivere ed a fumare senza alcun problema.
A nulla sarebbero valse le richieste ed i reclami dei passeggeri che in più occasioni avrebbero intimato all’autista, di rispettare le regole e le norme utili alla salvaguardia dell’incolumità e della salute pubblica.
Le azioni contrarie alle direttive vigenti e pericolose per la propria incolumità, per quella degli altri automobilisti e dei passeggeri a bordo, sono durate per gran parte del percorso come lo stesso video dimostra chiaramente.
https://www.ilmattino.it/napoli/cron...e-3456011.html
Macchinisti tutti al "cenone": a Capodanno Roma si ferma
Raggi come Marino: nel 2014 furono i vigili, questa volta sono i conducenti della metro a disertare i turni notturni
Angelo Amante
Neanche il tempo di rimuovere le spoglie dell'abete Spelacchio e già Virginia Raggi deve fare i conti con un'altra grana.
I disservizi registrati l'ultimo dell'anno sulla metropolitana di Roma non rimarranno senza conseguenze. Il Codacons annuncia iniziative legali per protestare contro il cattivo funzionamento delle due linee metro della Capitale e della ferrovia Roma-Lido la notte del 31 dicembre. «Comprendiamo le difficoltà durante le feste, ma un anno sono i vigili urbani, un altro i trasporti», dice il presidente dell'associazione dei consumatori, Gianluca Di Ascenzo.
L'ultimo giorno del 2014, i pizzardoni romani furono infatti protagonisti di un clamoroso episodio di assenteismo. Grazie a una pioggia di certificati medici falsi, oltre 700 vigili non si presentarono al lavoro la notte di San Silvestro, lasciando sguarnite le strade di Roma. Sono stati appena sette, il mese scorso, i vigili rinviati a giudizio per truffa. Nel 2014, il primo cittadino era Ignazio Marino, e i rapporti tra i sindacati della polizia municipale e il Comune erano tesi più che mai. Non meno di quelli tra l'Atac, la società che gestisce il trasporto pubblico, e i rappresentanti dei macchinisti. Che come i colleghi in divisa hanno preferito passare il cenone in famiglia, infischiandosene dei turni. Come riportato dal Messaggero, la metropolitana di Roma ha chiuso alle 2 e mezza di notte, e prima di prendere un treno potevano trascorrere fino a venti minuti. La ferrovia che collega il centro alla costa ha chiuso i battenti alle 21.30 appena. Colpa del fallimento della trattativa con i sindacati sui compensi extra da attribuire a chi avesse lavorato l'ultimo del''anno.
Sulla linea A hanno circolato 12 treni su 21; sulla B soltanto 9 su 20. Nessun macchinista, invece, ha dato la propria disponibilità a mettersi alla guida delle vetture in servizio sulla Roma-Lido. E pazienza se nelle altre capitali europee, come Londra e Parigi, il servizio è andato avanti per tutta la notte. E gratis, per giunta.
Subito dopo l'Epifania, fanno sapere dal Codacons, partiranno i ricorsi. «Già ai tempi di Marino si registravano disagi notevoli sulla metropolitana, anche se non a Capodanno. Gli autisti si appellavano a normative sulla sicurezza, e non facevano partire i convogli, uno sciopero bianco», ricorda Di Ascenzo. Che aggiunge: «Quando i disagi si verificano il 31 dicembre, si danneggia l'immagine della città agli occhi dei turisti che accogliamo per le feste. Non si tratta soltanto della mancata erogazione di un servizio».
Macchinisti tutti al "cenone": a Capodanno Roma si ferma
Napoli, la sfida della babygang: vandalizzata l'opera di Iodice nella Galleria Umberto I
«L’albero dei desideri di Natale è rimasto al suo posto, ma le babygang hanno preso di mira la scultura in legno che l’artista Salvatore Iodice aveva donato alla città affiancandola all’abete addobbato dal Gambrinus». A darne notizia il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, per il quale «a nulla sono valsi gli appelli alle forze dell’ordine a cui abbiamo chiesto di intensificare i controlli per evitare che le babygang portassero a termine altri raid contro quello che è ormai diventato un simbolo della lotta della Napoli migliore contro quella che si alimenta di violenza e prepotenza».
https://www.ilmattino.it/napoli/cron...a-3454287.html
Napoli, acido sul sedile del bus alla stazione: militare in ospedale con ustioni di terzo grado
di Paolo Barbuto
Sul sedile dell'autobus qualcuno ha versato un liquido corrosivo, forse dell'acido, l'uomo sale sul mezzo, va a sedersi, si rende conto che il sedile è umido. Cambia posto ma inizia a sentire un lieve bruciore. Inizialmente pensa a una reazione allergica, solo dopo qualche ora, quando il dolore diventa insopportabile, si rende conto che l'acido gli ha divorato la pelle e c'è sangue dappertutto.
E' accaduto giovedi' mattina sul bus che collega Avellino a Napoli. L'uomo è un militare che sta andando alla stazione ferroviaria per salire sul treno che lo porterà a Torino dove presta servizio. Solo dopo aver raggiunto il capoluogo piemontese il militare riesce a raggiungere il pronto soccorso dell'ospedale Mauriziano. I medici restano attoniti: gli riscontrano ustioni di terzo grado con area di necrosi centrale. Inviano l'uomo dal chirurgo plastico che dovrà prodigarsi per rimettere assieme la pelle ridotta a brandelli.
Nel frattempo interviene la polizia di Stato, su denuncia del militare. La società dei bus ha immediatamente smontato i sedili contaminati che, probabilmente, verranno sequestrati per essere sottoposti ad analisi e capire qual è il liquido corrosivo che ha provocato le ustioni al militare.
https://www.ilmattino.it/napoli/cron...i-3454297.html
Si finge amico del figlio e si fa consegnare 5.000 euro dalla mamma 85enne: arrestato truffatore napoletano
Continua incessante l’attività dell’Arma finalizzata alla prevenzione e repressione dell’odioso fenomeno delle truffe. In quest'ambito i carabinieri della compagnia di Baiano hanno arrestato un 50enne napoletano. I fatti si sono verificati in Montoro alla fine dello scorso mese di ottobre: a cadere nella trappola, una 85enne circuita dall’uomo che, con modi garbati, presentatosi come amico del figlio, riusciva a farsi consegnare la somma in contanti di 5mila euro.
https://www.ilmattino.it/avellino/tr...o-3454078.html
Abusa della cugina dopo la disco, lei trova in borsa gli indumenti intimi. «Cosa mi hai fatto?» «Un approccio»
di Ferdinando Bocchetti
MARANO. Doveva essere una serata di festa, da passare con gli amici in una delle tante discoteche del litorale flegreo, e invece la notte tra il 25 e il 26 dicembre si è trasformata in un incubo per una ragazza di Marano. Alessia (nome di fantasia) ha 22 anni e, come tanti suoi coetanei, decide di festeggiare il Natale in un locale di Pozzuoli. Con lei quattro amici ai quali, all'ultimo momento, si aggiunge il cugino 25enne Giovanni (nome di fantasia). Proprio quel cugino, con cui è cresciuta, l'avrebbe poi violentata finendo cosi ' in manette.
Lo stupro si sarebbe consumato nell'autovettura del giovane, alle prime luci dell'alba del 26 dicembre. Il 25enne, che aveva bevuto meno alcol rispetto al resto del gruppo, si era offerto di accompagnare a casa alcuni ragazzi della comitiva. Rimasto solo in auto con la cugina, che era in evidente stato di ubriachezza e di semincoscienza, l'avrebbe prima svestita e poi avrebbe abusato di lei. Non è ancora chiaro se la violenza sia avvenuta nei pressi dell'abitazione di Alessia o se in qualche strada isolata di Marano o dell'hinterland, dove Giovanni potrebbe essersi appartato.
La giovane, rientrata a casa ancora sotto l'effetto degli alcolici, impiega non poche ore per ricostruire gli eventi della sera precedente. I ricordi, in un primo momento, sono confusi e le scene tutt'altro che nitide. Alessia accusa dolore nelle parti intime e non ha ancora smaltito gli effetti dei drink bevuti nel locale. Col passare delle ore, per o' , le tornano alla mente alcuni particolari. Si rende conto che qualcosa non quadra. Troppe stranezze, troppe le cose su cui rimugina. Quegli strani dolori, ad esempio, e gli indumenti intimi ritrovati nella sua borsa. Decide cosi ' di contattare un'amica, tra quelle presenti in discoteca, che le riferisce pero'di non aver notato nulla di strano. La sensazione che qualcosa di brutto fosse realmente successo, tuttavia, non abbandona Alessia, che a quel punto rompe gli indugi e decide di chiedere spiegazioni, attraverso whatsApp, al cugino. I due si scambiano diversi messaggi. Giovanni nega di aver abusato di lei, ma tra le righe le fa intuire che c'era comunque stato un avvicinamento. Un approccio intimo da non rivelare a nessuno.
I toni utilizzati dal ragazzo sono minacciosi, ma Alessia non si perde d'animo e, ancora sotto choc, decide di confidarsi con la mamma e, in un secondo momento, con una esperta psicologa. Le tre, qualche giorno dopo, si recano dai carabinieri della locale Compagnia, dove Alessia racconta ai militari quel che l'è accaduto e sporge denuncia contro il familiare. I carabinieri avviano immediatamente le indagini: ascoltano le testimonianze di chi era con lei quella sera, acquisiscono le chat dal cellulare di Giovanni e sequestrano l'auto e gli abiti indossati dal 26 enne la notte di Santo Stefano. Le successive analisi sul veicolo evidenziano la presenza, su uno dei sediolini, di materiale organico, frutto - secondo quanto accertato dagli investigatori - di un recente rapporto sessuale.
Un'ulteriore prova per gli inquirenti, insomma, che la mattina del 31 dicembre sottopongono a fermo il il presunto violentatore, che viene poco dopo trasferito nel carcere di Poggioreale. Le accuse nei suoi confronti sono pesanti: violenza sessuale aggravata, lesioni e minacce.
https://www.ilmattino.it/napoli/cron...o-3462155.html
Circuisce l'anziana incapace
notaio nei guai per il testamento
di Petronilla Carillo
Hanno circuito un’anziana signora per intascare l’eredità. La vicenda del testamento falsificato della signora di Maiori finirà in un’aula di tribunale. Lo ha deciso il gup Maria Zambrano rigettando la richiesta di archiviazione del pm e chiedendo per quattro professionisti l’imputazione coatta ipotizzando i reati di appropriazione indebita, falsità in atto pubblico commesso da pubblico ufficiale e favoreggiamento.
Nei guai finiscono il medico Maurizio Coppola, il notaio Emilia D’Antonio e due persone, dipendenti del notaio, che avrebbero testimoniato il falso, Rosa Ferraioli e Raffaele Mauri. A denunciarli, i parenti della signora tramite il loro legale di fiducia, l’avvocato Enzo Rispoli, esclusi da quello che, per il giudice dell’udienza preliminare, è risultato essere un falso testamento. Secondo l’accusa il medico si sarebbe impossessato dei due immobili approfittando dello stato di infermità psichica dell’anziana, successivamente deceduta e all’epoca dei fatti incapace di intendere e di volere. All’indagato era stato richiesto dai parenti della donna di assistere la loro congiunta che, non avendo figli, viveva da sola. Il medico - secondo gli inquirenti - avvalendosi della complicità di altri soggetti, tra i quali il notaio di Angri, era riuscito a farsi nominare dalla donna erede universale estromettendo dall’asse ereditario tutti gli eredi legittimi.
https://www.ilmattino.it/salerno/tes...o-3461966.html
«Pino Daniele è morto per gravi negligenze». Il medico legale: fu omicidio colposo
di Enzo Gentile
Nell’anniversario del terzo anno dalla scomparsa di Pino Daniele il ricordo esplode doloroso: mentre la sua Napoli gli dedica una mostra, un flashmob con pianoforte vista mare e prepara memorial e concerti, si riaccende la polemica sulla morte del cantautore. «Daniele non è morto a causa del destino ma di gravi negligenze», denuncia Luisa Regimenti, presidente nazionale dell’Associazione Medicina Legale Contemporanea e consulente della vedova del musicista, Fabiola Sciabbarrasi: «Ho la sensazione che nessuno abbia voluto e voglia andare a fondo sulla morte di Pino Daniele. Su un omicidio colposo non si puo'dire la parola fine senza essere consapevoli che ci sono state gravi negligenze che hanno causato la morte di Pino».
A riaprire il caso è stato il settimanale «Giallo» rivelando che, secondo la perizia medico-legale disposta dal Tribunale di Roma, a provocare il decesso fu «lo shock cardiogeno in soggetto affetto da cardiomiopatia dilatativa post-ischemica, coronaropatico e sottoposto a intervento di by-pass aortocoronarico, iperteso». Insomma, per il pool di esperti che ha esaminato il caso, «la scelta di ricorrere alle cure dell’ospedale Sant’Eugenio in Roma ha privato il Daniele della possibilità di giovarsi di opportunità terapeutiche in modo tempestivo (considerando una latenza temporale di circa un’ora in merito all’effettività di inizio terapia)». Si riapre cosi ' la polemica tra la Sciabbarrasi e Amanda Bonini, all’epoca nuova compagna del musicista ed al suo fianco nella folle corsa dalla villa di Magliano all’ospedale romano, dove il Nero a Metà arrivo'morto. Secondo la perizia a peggiorare il quadro fu anche il trasporto in auto da seduto anziché sdraiato: cio'avrebbe provocato un accumulo di sangue nelle «zone declivi» del corpo determinando un’ulteriore diminuzione della distribuzione del sangue agli organi disposti più in alto, in particolare cuore e cervello.
«Se tali negligenze sono state compiute nella più completa buona fede o in una situazione di emergenza che non ha dato modo di riflettere, non sta a me valutarlo», spiega la Regenti (che rappresenta solo una parte della famiglia, non i primi due figli, Cristina e Alessandro), «ma, come affermano i periti del pubblico ministero, per salvare Daniele bastava andare al più vicino ospedale di Grosseto la cui ambulanza si trovava fuori dalla porta della villa pochi minuti dopo la partenza della signora Amanda Bonini che, con il cantautore in stato di incoscienza e quindi caricato a bordo di peso, ha guidato, invece, verso Roma per raggiungere il reparto del dottor Gaspardone nel’ospedale Sant’Eugenio dove Gaspardone, pero', non c’era, trovandosi in quei giorni in vacanza in montagna».
«Al momento della morte», ricorda la dottoressa, «la famiglia non aveva in mente alcuna ipotesi di reato. Io ho assistito all’autopsia in qualità di consulente di Fabiola Sciabbarrasi e dei suoi figli. Ora purtroppo questo omicidio colposo ha assunto i connotati di una guerra fra due donne: bisognerebbe allontanare questo scenario. Ma è senza dubbio inspiegabile che un’ambulanza viene chiamata, arriva davanti alla porta della villa di Pino che nel frattempo viene trasportato in macchina a due ore di distanza e muore durante il tragitto. Resta da capire chi ha preso questa decisione, perché questa decisione ha causato la morte di Pino. E questo lo dicono anche i consulenti del pm».
https://www.ilmattino.it/spettacoli/...o-3463797.html
I ladri colpiscono anche al cimitero: presa coppia che rubava arredi funerari
I carabinieri della stazione di Vitulazio hanno tratto in arresto in flagranza di reato Due persone, Pietro Del Core, 28 anni e Simona Nuvoli, 21, entrambi di Camigliano. I militari hanno sorpreso i due all’interno del cimitero di Vitulazio, in provincia di Caserta, oggi chiuso al pubblico e senza custode, mentre trafugavano dai loculi oggetti di arredo funerario.
La successiva perquisizione veicolare all’autovettura del Del Core, parcheggiata nei pressi del cimitero, ha consentito ai carabinieri di rinvenire nel suo interno, refurtiva (arredo funerario sempre prelevato dal medesimo cimitero) per un valore di circa mille euro. Quanto rubato è stato riconsegnato all’ufficio tecnico comunale. Gli arrestati ora si trovano agli arresti domiciliari.
https://www.ilmattino.it/caserta/i_l...a-3435771.html
Bari, sparatorie in strada: donna usata come scudo umano
Uccisa un'84enne. Ferito un 20enne con precedenti penali per vari reati. Non è escluso che fosse proprio lui il bersaglio
Marianna Di Piazza
Almeno dieci spari in una duplice sparatoria in pieno giorno, per strada, nel centro storico di Bitonto, in Puglia.
Uno colpo ha ucciso un'anziana che stava passando, un altro ha ferito un giovane 20enne pregiudicato, con piccoli precedenti per reati contro il patrimonio. I colpi di arma da fuoco sono stati sparati da una o più persone non ancora identificate in circostanze ancora da chiarire a Porta Robustina, all'ingresso del centro storico di Bitonto.
Non è stato ancora accertato se i colpi siano stati sparati a scopo intimidatorio o se si sia verificato un conflitto a fuoco tra esponenti di clan rivali. Probabilmente era proprio il giovane 20enne l'obiettivo di chi ha sparato. Sulla dinamica della sparatoria sono in corso le indagini della Squadra Mobile. Gli investigatori non escludono che la donna sia stata usata dal giovane come scudo umano.
Poco prima dell'agguato nel centro storico altri colpi di arma da fuoco sarebbero stati sparati contro l'abitazione di un esponente di spicco della criminalità bitontina.
L'anziana è rimasta ferita ma è morta in ambulanza poco prima dell'arrivo all'ospedale. Un altro proiettile ha colpito un giovane al torace. Il ferito è stato soccorso da personale del 118 e trasportato al policlinico di Bari. Sul posto polizia e carabinieri.
Bari, sparatorie in strada: donna usata come scudo umano
Milano, ex calciatore ucciso: fermata una donna e suo figlio | "Non volevano restituire un prestito"
Secondo gli inquirenti, i due hanno sgozzato Andrea La Rosa e hanno tentato poi di sciogliere il cadavere nellʼacido
Due persone, Antonietta Biancaniello e il figlio Raffaele Rullo, di Quarto Oggiaro, Milano, sono state sottoposte a fermo perché ritenute responsabili in concorso dell'omicidio e della soppressione del cadavere di Andrea La Rosa, l'ex calciatore di cui era stata denunciata la scomparsa a metà novembre. I due sono stati bloccati giovedi' sulla superstrada Milano-Meda a bordo di un'auto, nel cui bagagliaio è stato trovato il corpo del 35enne.
Hanno tentato di sciogliere il cadavere nell'acido - Il fermo è scattato dopo un lungo interrogatorio proseguito per tutta la notte: i carabinieri già da tempo erano sulle tracce dei due. Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, come riporta il Corriere della Sera, La Rosa sarebbe stato ucciso, sgozzato, subito dopo la sua sparizione. Poi madre e figlio avrebbero cercato di far sparire il cadavere, sciogliendolo nell'acido. Il tentativo si è rivelato subito maldestro, essendo la quantità di acido che i due si erano procurati insufficiente. Per un mese quindi i resti dell'ex calciatore sono rimasti conservati all'interno di un bidone.
"Non volevano restituire un prestito" - I carabinieri avevano già sentito Biancaniello e Ruffo subito dopo la denuncia di sparizione: a loro erano arrivati tramite le testimonianze dei giocatori del Brugherio Calcio, la società della quale La Rosa era direttore sportivo. Parlando negli spogliatoi, il 35enne aveva detto di doversi recare proprio a Quarto Oggiaro, nella via in cui risiedono i due fermati, per risolvere una questione di soldi. Inoltre prima che il cellulare di La Rosa venisse spento, era stato localizzato proprio nell'appartamento. Secondo gli inquirenti i due non avrebbero mai restituito un prestito di denaro a La Rosa. Quando l'ex calciatore ha iniziato a insistere per riavere indietro i soldi, forse minacciando anche una denuncia, sarebbe stato ucciso.
Milano, ex calciatore ucciso: fermata una donna e suo figlio | Volevano sciogliere il corpo secondo il "metodo Brusca" - Tgcom24
«Cancro, al Nord terapie di serie B per i meridionali»
di Ettore Mautone
Cura del cancro, terapie innovative e protocolli sperimentali: terapie di serie B per i pazienti del Sud che vanno a curarsi al Nord, secondo lo scienziato Antonio Iavarone, beneventano, titolare, del laboratorio di ricerca clinica della Columbia University. Il ricercatore sannita in un'intervista pubblicata ieri dal Mattino ha gettato il sasso nello stagno quando ha sostenuto che i meridionali che si recano al Nord per ricevere cure migliori in realtà sono sottoposti a protocolli vecchi e terapie obsolete. Dichiarazioni choc che scatenano diverse reazioni tra gli studiosi campani.
Un fenomeno, quello dell'esodo dei campani in viaggio verso altre regioni per aggrapparsi alla speranza di maggiori possibilità di guarigione di fronte a una diagnosi di cancro, da anni costante e che conta circa 25 mila pazienti. Afferiscono ai centri clinici e alle strutture specialistiche di tutti il centro nord preferendo soprattutto la Lombardia, l'Emilia Romagna e la Toscana. Eppure secondo Iavarone sarebbe tutto inutile, visto che i cittadini del Mezzogiorno che vanno al Nord ricevono cure inadeguate in un'Italia che già di suo sarebbe indietro nell'applicazione di protocolli di cura innovativi e sperimentali.
«Sono io stesso a volte a suggerire ai meridionali di andare al Nord, dice Iavarone, però quando entri in un ospedale del nord Italia sono trattati con il protocollo per meridionali. Una terapia di Serie B. Chi si cura fuori sede dopo qualche tempo è costretto a rientrare. E quindi determinate terapie che richiedono la presenza del paziente non vengono neppure iniziate. Per esempio l'estrazione di cellule immunitarie che vanno poi rinfuse nel paziente. La terapia basata sulle analisi genetiche è complessa e però è la sola in grado di portare risultati perché permette cure mirate e personalizzate».
https://www.ilmattino.it/primopiano/...a-3464640.html
Mega discarica abusiva sull’arenile: 80mila metri cubi di rifiuti speciali a ridosso del mare
Anche amianto sbriciolato tra i rifiuti abbandonati. L'area è stata individuata e sottoposta a sequestro in provincia di Napoli dalla guardia di finanza.
Agata Marianna Giannino
Un arenile adibito a discarica abusiva di rifiuti speciali, anche pericolosi. E' quanto hanno scoperto i militari della guardia di finanza a Torre Annunziata, in provincia di Napoli.
Nella zona di Rovigliano, su circa 137mila metri quadrati dell’area demaniale, risultano abbandonati 80mila metri cubi di scarti di ogni genere: principalmente amianto, pneumatici, carcasse di animali, asfalto, materiale edile di risulta, residui di vetroresina bruciata. L’enorme quantità di ‘monezza’ smaltita in modo irregolare dimostra che da tempo quella superficie veniva usata dagli ecocriminali come sversatoio a cielo aperto. Le fiamme gialle del gruppo di Torre Annunziata l’hanno individuata nell’ambito di servizi di prevenzione generale e controllo economico del territorio, effettuati con particolare attenzione al fenomeno dello smaltimento illecito dei rifiuti.
L’area è stata segnalata all’autorità giudiziaria e il gip del tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della locale procura, ha emesso un decreto di sequestro preventivo in relazione alla commissione di reati ambientali. Al provvedimento hanno dato esecuzione i finanzieri del comando provinciale di Napoli. Nel sito su cui sono scattati i sigilli, nel corso delle specifiche indagini è stata rilevata anche la presenza di materiale pericoloso per la salute. Tra la ‘monnezza’ abbandonata c’era dell’amianto sbriciolato che, esposto agli agenti atmosferici, diventa nocivo per la salute: le fibre che rilascia, se inalate, possono determinare l’insorgere di patologie tumorali. E nelle vicinanze dell'area sequestrata, oltre al mare, sono situate pure diverse attività produttive.
Mega discarica abusiva sull?arenile: 80mila metri cubi di rifiuti speciali a ridosso del mare
Omicidio ai Quartieri, la superteste: «Odio tribale tra famiglie dietro gli spari a una donna incinta»
di Leandro Del Gaudio
La prima scena è quella dell’omicidio: una donna incinta salta giù dallo scooter, quando capisce che il marito non potrà fare nulla contro i colpi che gli vengono esplosi da pochi metri. Un balzo decisivo, quello della donna, con cui riesce a salvare se stessa, la vita che porta in grembo e quella di un cagnolino che aveva con sé. Per lui, per il conducente dello scooter, niente da fare: Gennaro Verrano, 38 anni, cinque colpi di pistola in punti vitali, l’inutile corsa in ospedale. Ma ci sono altre tre scene, che vengono fuori dalla ricostruzione fatta dal gip Anna Laura Alfano, nel corso dell’ordinanza di custodia cautelare che tiene in cella Francesco Valentinelli, ritenuto responsabile di un’esecuzione a sangue freddo, intorno alle tre del pomeriggio dello scorso 17 novembre ai Quartieri spagnoli. Sono i racconti di una testimone, una donna che ha ricostruito il clima di odio feroce cresciuto nel corso dell’ultimo anno tra le famiglie della vittima e dell’assassino.
Tre giorni prima del delitto - ha spiegato la supertestimone - intorno alle 23.30, entrano in azione le donne legate alla famiglia di Valentinelli. Una rappresaglia: «Si tratta di tre donne arrivate sotto casa di mia nonna - ha spiegato la ragazza -, armate di mazze e coltelli, urlavano contro la mia famiglia, dicendoci di andare via dai Quartieri Spagnoli, altrimenti ci avrebbero ammazzato». Urla ferine, odio tribale, senza un motivo concreto, secondo quanto emerge dalle testimonianze messe agli atti. E c’è dell’altro. Come la scena di violenza ricostruita grazie alle indagini dei carabinieri di Napoli centro e del comando provinciale di Napoli, riguarda un ferimento a colpi di pistola: siamo nella zona di via Nuova Marina, di sera, nel traffico incontrollato all’esterno di focaccerie e cornetterie, quando ad entrare in azione sarebbe stato lo stesso Francesco Valentinelli, evidentemente in attesa della propria preda: impugna l’arma, secondo la ricostruzione fatta da una testimone, spara e colpisce alle gambe un altro esponente del gruppo di famiglie rivali.
Ed è ancora una donna a decidere di rompere il silenzio, denunciando un episodio subi'to negli ultimi due anni: «A marzo del 2016, sono stata accoltellata alla fronte da una stretta congiunta di Francesco Valentinelli, avvenne in pieno giorno, scoppio' una lite per motivi banali, poi fui colpita con un coltello alla fronte. In ospedale, al Vecchio pellegrini, per paura di una ritorsione dissi che ero caduta». Ma perché tanto odio? Agli atti finiscono anche le dichiarazioni rese dallo stesso assassino, che ammette di aver ucciso Verrano, ma sostiene di aver premuto il grilletto in quanto suggestionato dalla posizione assunta dal guidatore in sella allo scooter, temendo che Verranno stesse per ucciderlo. Una ricostruzione che non ha convinto il gip, che si è invece fermata sul clima di violenza che da tempo si respirava tra gruppi familiari contrapposti, residenti nella stessa zona, a ridosso di via Toledo. Una vicenda che ha visto protagoniste soprattutto le donne. Prima con gli insulti, le aggressioni fisiche e verbali denunciati dalle parenti delle vittime, poi con il tentativo di coprire la latitanza di Valentinelli, subito dopo il delitto.
Stando alla ricostruzione fatta dalla Procura di Napoli, infatti, a prelevare in auto l’assassino ci avrebbe pensato un gruppo di sue parenti. La corsa in auto, la raccolta di soldi e indumenti, la copertura nei primi giorni di fuga. Quanto basta a spingere gli inquirenti a denunciare per favoreggiamento due donne, mentre verifiche sono in corso anche per eventuali episodi di violenza. Ma torniamo alla prima scena, a quella che si consuma dopo le quindici di un venerdi' pomeriggio di metà novembre. Scrive il gip: «Non vi è dubbio che dopo l’aggressione raccontata dalla teste, subita tre giorni prima dell’omicidio, dopo l’imposizione di lasciare i quartieri spagnoli, il clima si era fatto incandescente. Valentinelli è armato e scende in strada, e li' decide di aspettare la vittima, descritta nel corso dell’interrogatorio (dallo stesso assassino reo confesso) come un violento. Si avvicina e spara e continua a sparare anche dopo averlo ferito, preso da una furia incontrollabile». Uno scenario che ora fa i conti con un processo per omicidio, con gli spari contro un uomo e il balzo via dallo scooter di una donna incinta, riuscita comunque a difendere se stessa, la vita del nascituro e quella del cagnolino che aveva portato con sé, in sella allo scooter guidato dal marito.
https://www.ilmattino.it/napoli/cron...a-3430733.html
Scarcerato il figlio del boss Belforte, fuochi d'artificio nel rione
di Mary Liguori
MARCIANISE. Una batteria di fuochi d’artificio ha accolto il ritorno a casa di Camillo Belforte perché, in certi rioni, la libertà è qualcosa che va, in ogni caso, festeggiata. E, da ieri, il giovane di belle speranze di casa «mazzacane», il figlio del boss sanguinario ed ex cutoliano, Domenico Belforte, è, di fatto, un uomo libero.
Sarà sorvegliato di pubblica sicurezza, forse con obbligo di soggiorno nel comune di Marcianise, ma le restrizioni che il tribunale della sorveglianza gli affibbierà saranno poca cosa rispetto alle sbarre delle carceri di Nuoro e Ferrara, dietro le quali ha trascorso gli ultimi sei anni della sua vita. Ha finito di pagare il suo debito con la giustizia, dunque, i sei anni inflitti con l’accusa di avere retto le fila del clan dopo l’arresto di suo padre.
Quando fini' dentro, Camillo Belforte aveva 32 anni e Marcianise era una città molto diversa da quella che trova adesso, spettacoli pirotecnici a parte. Diversa è oggi, soprattutto, la sua famiglia, all’epoca in un assetto diverso da quello attuale. In sei anni tante cose sono cambiate e, soprattutto, il clan oggi è decimata da arresti e condanne e decapitato dal pentimento dello zio, Salvatore Belforte. Secondo quanto sostenuto dalla Dda al processo conclusosi con una condanna, Camillo eredito' lo «scettro» dal padre quando quest’ultimo era detenuto a Biella. Durante un colloquio - era il 2010 - il padre gli passo' la reggenza del clan. Durissimo il gip nell’ordinanza che porto' alla condanna «Domenico Belforte - scrisse - si occupava di perfezionare la formazione criminale del figlio, impartendogli i fondamentali insegnamenti di natura criminale necessari ad esercitare in modo carismatico il ruolo di capoclan erede del padre detenuto». Da ieri, quel giovane capo, catturato appena dopo essere stato «incoronato», è tornato e il «regno» ha fatto festa.
http://www.ilmattino.it/caserta/scar...e-3237582.html




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.Vedrai quando spariranno tutti i razzisti padani , i fragili ostacoli al caos totale salteranno e vedrai che macello .

