Napoli, donna si affaccia al balcone per vedere i fuochi d'artificio ed è colpita da un proiettile
di Melina Chiapparino
Non è trascorsa un'ora dallo scoccare della mezzanotte e dai primi botti esplosi a Napoli che il bilancio dei feriti conta già una vittima colpita da un proiettile. Un colpo di pistola ha trapassato la gamba di una signora napoletana che era affacciata al balcone della sua casa in via Comunale Miranda, nel quartiere Ponticelli.
La donna si era sporta per ammirare i fuochi pirotecnici quando è stata trafitta dal proiettile che non è rimasto conficcato nell'arto ma le ha letteralmente trapassato la gamba, come accertato dai sanitari del 118 intervenuti in un primo momento e, successivamente, dal personale medico dell'ospedale 'Loreto Mare' dove la donna è stata ricoverata.
Al momento dei soccorsi la signora non è stata in grado di fornire spiegazioni circa l'accaduto, né si è resa conto da dove potesse provenire il proiettile ma, come ogni Capodanno, è quasi certo che si tratti delle esplosioni d'arma da fuoco utilizzate in maniera balorda per festeggiare l'arrivo del nuovo anno.
Napoli, donna si affaccia per vedere i fuochi ed è colpita da un proiettile | Il Mattino
Taranto, 16enne a capo di baby gang: denunciato
TARANTO - Un ragazzino di 16 anni, ritenuto responsabile di furti e rapine ai danni di negozi del borgo di Taranto, nonché di atti di bullismo ai danni di suoi coetanei, è stato identificato e denunciato dalla Polizia e poi riaffidato ai propri genitori.
Secondo gli investigatori, si tratta del leader di una 'baby gang' che ha preso di mira nei giorni scorsi negozi di bigiotteria del centro cittadino, teatro di frequenti episodi di furti e rapine. Ai poliziotti sono giunte anche numerose segnalazioni di atti di violenza, prevaricazione e bullismo, posti in essere sempre dallo stesso gruppetto di ragazzini. Le indagini hanno consentito di individuare il 16enne, anche grazie alle analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza dei negozi oggetto delle rapine. L’attività investigativa prosegue per identificare gli altri minorenni.
Taranto, 16enne a capo di baby gang: denunciato - La Gazzetta del Mezzogiorno
Napoli, litigano sull'eredità
padre spara in testa al figlio: è grave
di Nico Falco
Una lite per la spartizione di un'eredità, una casetta di proprietà costruita con i sacrifici di una vita. Per questo motivo un padre ha sparato a suo figlio. La tragedia familiare si è consumata poco dopo le 19 a Ponticelli, all’interno di un’abitazione del Rione Incis.
Un dramma familiare nato, stando a quanto hanno accertato gli investigatori del commissariato Ponticelli della Polizia di Stato che sono intervenuti subito sul posto, da una feroce disputa su una eredità che, seppur ancora da maturare, già aveva fatto registrare parecchi dissidi. Sono circa le 19.50 in via Niccolò Paganini, ex via Madonnelle. In casa di Michele Cirella, 80 anni, ex guardia giurata in pensione, ci sono alcuni familiari, tra cui la moglie e due figli. Uno di loro Gennaro, 49 anni, anche lui guardia giurata, è arrivato da poco. Subito inizia una discussione al centro della quale, come è già accaduto altre volte, c'è la spartizione di un appartamentino attiguo alla casa dove vivono l'ottantenne e la moglie.
Si parla della destinazione di quella casa, l’aria si fa incandescente, cominciano a volare parole pesanti. Improvvisamente Michele Cirella si alza, afferra la pistola calibro 7.65 che deteneva da quando era in servizio e spara verso il figlio, che spaventato dall'arma tenta di scappare nel corridoio per uscire di casa. Ma invano un proiettile lo raggiunge alla testa, centrando la nuca. Cade in terra in una scia di sangue.
Una vicina di casa chiama il 118, che in pochi minuti fa arrivare un’ambulanza sul posto. Gennaro Cirella viene trasportato all’ospedale Villa Betania, le sue condizioni appaiono subito gravissime. Viene ricoverato in imminente pericolo di vita e successivamente trasferito al Loreto Mare, dove sta lottando tra la vita e la morte.
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RADDOPPIATO IL NUMERO DEGLI EVASORI. LE CARTELLE? COLPITO SOLO UNO SU 8
Puglia, la crisi del bollo auto nemmeno Equitalia funziona
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - In un decennio gli avvisi di accertamento sono più che raddoppiati, e nemmeno lo spauracchio di Equitalia sembrerebbe sortire più un effetto deterrente. La crisi colpisce duramente gli automobilisti pugliesi, almeno a giudicare da quanto sta accadendo con il bollo auto: il 15% dei proprietari di veicoli ormai non paga più, e sono ben 98mila quelli che rischiano la radiazione delle targhe per morosità. Ecco perché con l’ultimo bilancio la Regione ha tentato la carta della rottamazione: un segnale per favorire i cittadini, ma anche un modo per rivitalizzare il gettito.
In Puglia circolano 2.900.000 veicoli, un dato sostanzialmente costante nel corso degli anni. Gli accertamenti per la tassa auto del 1999 erano stati circa 190mila. Per il 2012, invece, lo scorso anno la Regione ne ha inviati ben 460.000: un aumento di quasi due volte e mezzo che la dice lunga sulle difficoltà di chi, pur possedendo un veicolo, non riesce a far fronte agli adempimenti tributari. Dimenticanza? Non proprio: prima di attivare le procedure di riscossione coattiva, la Regione procede con gli avvisi bonari. Per il 2012 sono state inviate 650.000 lettere di sollecito «soft»: vuol dire che quasi 200.000 persone hanno ottemperato, mettendosi in regola spontaneamente. Gli altri, pur sollecitati, hanno deciso di non pagare.
Dai dati della Regione, del resto, emerge che in materia di bollo auto i pugliesi non temono nemmeno Equitalia. Per ogni annualità di imposta viene effettuata l’iscrizione a ruolo di una quota variabile tra il 40 e il 60% degli avvisi di accertamento, per un valore che si è assestato mediamente sui 60-65 milioni di euro ogni anno. Sono cifre che la Regione iscrive in bilancio come crediti. Tuttavia Equitalia, mediamente, riesce a riscuoterne una piccola parte, cioè circa il 15%: non più di 8 milioni l’anno. Ecco perché nei conti della Regione c’è un carico di bolli non riscossi che ha toccato i 300 milioni, e che oggi è sceso a circa 170. Il resto dei soldi, probabilmente, non verrà mai incassato: si tratta di cittadini che pur avendo una automobile risultano nullatenenti, per cui pure le procedure di riscossione coatta falliscono o comunque vengono abbandonate in quanto ritenute non convenienti.
Anche per questo la Puglia, sulla scorta di quanto già fatto in Lombardia, l’anno scorso ha attivato una possibilità prevista dal Codice della strada: la radiazione del veicolo per chi non ha pagato il bollo per tre anni consecutivi. Il procedimento riguarda a oggi 98mila persone proprietarie di circa 120mila veicoli, per i quali risultano evasi circa 87 milioni di euro. Per la gran parte (76mila proprietari) il debito è inferiore ai 1.000 euro, ma ce ne sono circa 5mila che ne devono oltre 2mila. Di fronte al rischio della radiazione delle targhe, da settembre a dicembre la Regione ha già incassato circa 6,5 milioni da chi ha deciso di mettersi in regola. Con la legge di bilancio i morosi hanno avuto altri 10 mesi (fino a ottobre), ma non è chiaro quello che accadrà: una parte consistente delle procedure di radiazione - si stima fino a 50mila - riguarda vecchie automobili, carrette che non circolano più, o anche veicoli rubati per i quali non è stata effettuata la perdita di possesso al Pra.
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Catania, condannato a 22 anni l’ex maresciallo Antonio Costanzo.
Nel 2001 aveva ucciso un informatore
Catania, 25 Giugno ore 15.15 , E' diventata definitiva la condanna a 22 anni di reclusione dell’ex maresciallo dei carabinieri, Antonino Costanzo accusato di avere ucciso, per motivi di interesse, l’informatore di polizia Massimo Ferrari. La Corte di Cassazione ha infatti confermato la sentenza emessa il 12 maggio del 2009 dalla Corte d’assise d’appello di Catania.
Antonino Costanzo, 51 anni, arrestato dalla polizia il 17 dicembre del 2001 e scarcerato il 9 gennaio del 2002, secondo l’accusa – rappresentata dal pm Francesco Testa – avrebbe assassinato Massimo Ferrari, un confidente di polizia, il cui corpo fu trovato il 22 novembre del 1999 nelle campagne di contrada Tardaria sull’Etna. Secondo la Procura, Ferrari era “un creditore scomodo” di Costanzo con il quale avrebbe avuto “anche rapporti d’affari”.
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INCHIESTA A FOGGIA
Esame commercialista truccato
14 indagati: sospeso un giudice
Un giudice tributario, M. C., presidente della commissione provinciale tributaria di Foggia, è stato interdetto dall'attività giudiziaria per un periodo di 12 mesi in esecuzione di una ordinanza interdittiva emessa dal gip del tribunale di Foggia ed eseguita dalla Guardia di finanza nell'ambito di un'inchiesta della procura per aver truccato l'esame da commercialista.
La misura cautelare personale è stata notificata al termine di una complessa attività investigativa per ipotesi delittuose di falso in atto pubblico, rivelazione di segreti d’ufficio ed abuso d’ufficio, legate all’ultimo esame per l’abilitazione all’esercizio della professione di “dottore commercialista ed esperto contabile” tenutosi nel capoluogo dauno.
In particolare, le indagini, dirette dalla Procura della capitanata e condotte dai militari della Guardia di Finanza di Bari, hanno scoperto un sistema illecito attraverso il quale alcuni candidati all’esame di Stato in argomento, svolto presso la Facoltà di Economia dell’Università di Foggia, nei mesi di novembre 2015, gennaio e maggio 2016, hanno superato fraudolentemente le prove previste (tre scritti e l’orale), ricorrendo all’aiuto di diversi soggetti, sia esterni alla Commissione di esami (“solutori” che svolgono le tracce d’esame e le trasmettono ai candidati interessati), sia interni alla Commissione stessa.
E’ stato accertato infatti che alcuni componenti della Commissione, a vario titolo, hanno svelato le tracce segrete di esami e si sono accordati con i candidati e loro emissari, per le interrogazioni orali, falsificando quindi anche i verbali di commissione.
A conclusione dell’attività investigativa, l’Autorità Giudiziaria, preso atto dei riscontri emersi, ha ritenuto opportuno intervenire, in particolare, nei confronti di un membro della commissione esaminatrice, il quale riveste, altresì, un rilevante incarico nell’ambito della giustizia tributaria foggiana, con la misura dell’interdizione dai pubblici uffici giudicanti rivestiti, per la durata di mesi dodici. Nell'inchiesta sono indagate altre 13 persone
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Vietri sul Mare, atti in ritardo per il Riesame: il tribunale lo rimette in libertà
di Nicola Sorrentino
La notifica arriva fuori tempo massimo e l'indagato viene scarcerato. E' naccaduto al calabrese Gennaro Raimondo, arrestato in autostrada a inizio mese tra Vietri sul Mare e Cava de' Tirreni, per aver minacciato un camionista con una pistola.
I controlli che seguirono portarono la polizia stradale a scovare anche un fucile non dichiarato. L'uomo spiego' di aver impugnato la pistola per paura nei confronti di quel camionista, insieme alla sua guida pericolosa. Un gesto di difesa, anche per proteggere la sua famiglia presente in auto in quel momento, la moglie e il figlio. Sulla provenienza del fucile, invece, riferi' al gip di averlo trovato sulla piazzola dell'autostrada. Una tesi poco credibile secondo il magistrato.
Fu arrestato e trasferito in carcere, ma il tribunale del Riesame di Salerno, in vista dell'udienza fissata per valutare i termini della custodia cautelare, ha fatto trascorrere diversi giorni dall'atto della notifica - tre giorni - portando di fatto all'annullamento dell'ordinanza con la quale il gip del tribunale di Nocera Inferiore aveva disposto l'arresto per l'uomo.
La casa del 43enne invece, difeso dall'avvocato Carmela Bonaduce, fu perquisita con il ritrovamento di 15 fucili da caccia, tutti autorizzati. Meno quel fucile che portava in auto, che gli era costato l'arresto. Ora l'errore materiale commesso dalla cancelleria che ha generato l'immediata liberazione dell'uomo.
Atti in ritardo per il Riesame e l'indagato viene scarcerato | Il Mattino
Assenteismo a Lecce
indagati 9 infermieri
Per la Asl erano ammalati, ma poi avrebbero lavorato nelle postazioni del 118
di Francesco Oliva
Un’inchiesta per assenteismo bussa alle porte della Asl. I nomi di nove infermieri sono finiti nel registro degli indagati per truffa aggravata. La materia è delicata. In passato, per contestazioni analoghe, l’Azienda sanitaria ha anche avviato le procedure di licenziamento per i dipendenti.
Quelli incrociati dall’indagine sono infermieri che avrebbero svolto un doppio lavoro: non solo per la Asl (ospedale o poliambulatori) ma anche per le associazioni che gestiscono postazioni del servizio di emergenza sanitaria del 118. Dov’è la truffa? Secondo quanto ipotizzato dagli investigatori, anzichè presentarsi al lavoro, gli infermieri avrebbero esibito un certificato medico che attestava uno stato di malattia. Ma piuttosto che rimanere a casa e a riposo, gli infermieri sarebbero andati a lavorare per conto dell’associazione del 118. Le informazioni raccolte sono state incrociate: turni di lavoro, orari, certificati di malattia, organici e presenze nelle associazioni del servizio di emergenza sanitaria.
L’inchiesta ha messo in luce somme che sarebbero state erogate indebitamente: la stima si aggira intorno ai dieci milioni di euro.
I reati al vaglio del magistrato sono quelli di truffa aggravata e di abuso d’ufficio. Una questione che potrebbe anche approdare all’attenzione del magistrato della Procura regionale della Corte dei Conti per la valutazione di eventuali danni erariali.
Assenteismo a Lecce indagati 9 infermieri - La Gazzetta del Mezzogiorno
Sanità: Asl NA3, indagine della Corte dei Conti. Pagamenti non dovuti a centri diagnostici: danni erariali per 11 milioni
di Maurizio Capozzo
PORTICI - Ammonterebbe a 11 milioni di euro il danno erariale emerso da una indagine della Guardia di Finanza e Corte dei Conti per pagamenti non dovuti a tre centri diagnostici del Vesuviano. Coinvolti tre dirigenti sanitari dell’Asl napoli 3 Sud, che abbraccia i comuni a sud del capoluogo, un avvocato e due imprenditori finiti nel mirino dei sostituti Ferruccio Capalbo e Francesco Vitiello, coordinati dal nuovo procuratore della Corte dei Conti, Michele Oricchio.
I magistrati contabili hanno firmato stamane un decreto di sequestro e sei inviti a dedurre. Coinvolti Salvatore Brancaccio, direttore del distretto sanitario 34 dell’Asl Napoli 3 Sud, nei cui confronti è stato anche disposto un sequestro da 1milione e.350mila euro per un danno da un milione e 800mila euro.
Maurizio D’Amora, direttore generale dell’Asl Napoli 3 Sud, ha ricevuto un invito a dedurre per un danno da 150mila euro, mentre a Felice Maiorana, dirigente del distretto 55 è stato contestato un danno da un milione di euro. Chiara Di Biase, avvocato e direttore del servizio affari legali dell’Asl dovrà rispondere di un danno da 859mila euro. Nell'inchiesta anche i due titolari dei tre centri diagnostici coinvolti: Antonio Mancino, rappresentante legale del centro di terapia fisica “Silvia” di Portici e Pasquale Esposito rappresentate legale del centro diagnostico “Plinio” di Portici e di Ercolano per il quale è stato disposto anche il sequestro di 1.350mila euro.
Asl Na3, pagamenti non dovuti a centri diagnosi: danni per 11 milioni | Il Mattino
Miano, caccia ai killer della camorra: tanti hanno visto ma nessuno parla
di Giuseppe Crimaldi
Erano in tanti, almeno una ventina, compresi i bambini che giocavano a pallone in strada. Erano tante le persone che nel pomeriggio di venerdi' popolavano vico Cotugno a Miano, teatro di un'efferata azione di sangue costata la vita a Salvatore Corrado e Domenico Sabatino. Dalle finestre delle palazzine popolari a tre piani, come pure lungo la stradina che si snoda disegnando la forma di un ferro di cavallo molti hanno visto chiaramente in viso i sicari armati che scaricavano la pioggia di fuoco sulle vittime. Ma nessuno ha parlato.
Non è riserbo, è omertà: la forma più vile che diventa poi il più straordinario alleato della camorra. Quando poi all'omertà si aggiunge la paura, allora il risultato non puo' che essere questo: il silenzio. Tanti testimoni oculari, nessun testimone pronto a collaborare con la polizia. Non è la prima e certamente non sarà nemmeno l'ultima volta che succede. Fatta eccezione per gli incolpevoli bimbi, i tanti adulti - uomini e donne di ogni età abituati a vivere con le porte dei bassi aperte o fuori le balconate dei piani superiori - hanno obbedito ancora una volta alla legge della sottomissione.
Miano, caccia ai killer della camorra ?tanti hanno visto ma nessuno parla | Il Mattino
L’inefficienza di scuole e Pa del Sud fa perdere 30 miliardi: peggio della Campania solo le regioni turche e bulgare
Alessandro Giuliani
L’inefficienza delle scuole in alcune regioni, al pari di quella di altri servizi pubblici, fa perdere ogni anno allo Stato qualcosa come 30 miliardi di euro. La stima è dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre, che richiamando l'esito di uno studio realizzato dal Fondo Monetario Internazionale, si sofferma sul danno enorme che determinano, sotto forma di mancata crescita, le strutture pubbliche non all’altezza della situazione.
Il risultato del sindacato veneto poggia sulla tesi secondo la quale se la nostra amministrazione pubblica avesse in tutta Italia la stessa qualità nella scuola, nei trasporti, nella sanità, nella giustizia, che ha nei migliori territori, il Pil nazionale aumenterebbe di 2 punti (ovvero di oltre 30 miliardi di euro) all'anno.
Il forte divario esistente tra il Nord e Sud d'Italia sulla qualità/quantità dei servizi erogati dalla nostra Pa, emerge anche dall'analisi degli Artigiani di Mestre su dati relativi a un'indagine condotta dall'Ue sulla qualità della Pa a livello territoriale.
Rispetto ai 206 territori rilevati da questo studio, sette regioni del Mezzogiorno si collocano nelle ultime 30 posizioni: la Sardegna al 178/o posto, la Basilicata al 182/o, la Sicilia al 185/o, la Puglia al 188/o, il Molise al 191/o, la Calabria al 193/o e la Campania al 202/o posto.
Solo Ege (Turchia), Yugozapaden (Bulgaria), Istanbul (Turchia) e Bati Anadolu (Turchia), presentano uno score peggiore della Pa campana.
L?inefficienza di scuole e Pa del Sud fa perdere 30 miliardi: peggio della Campania solo le regioni turche e bulgare




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