Pagina 50 di 83 PrimaPrima ... 4049505160 ... UltimaUltima
Risultati da 491 a 500 di 829

Discussione: Terries

  1. #491
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    44,142
     Likes dati
    1,276
     Like avuti
    2,954
    Mentioned
    29 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Terryes

    Campania, sprechi in sanità e danni erariali per 16 milioni

    <img src="/webimages/img_210x145/2012/7/26/a3b3b383d0590a78762ad23f2a2e7cee_922349.jpg" alt="Ospedale (ANSA)" class="img-rf" width="210" height="145" />Campania.Incarichi a primari in esubero rispetto a spending review. La Guardia di Finanza di Napoli notifica provvedimenti giudiziari emessi dalla Corte dei Conti di Napoli a dirigenti delle aziende sanitarie, ospedaliere ed universitarie campane per danno erariale

    E poi dobbiamo avere le nostre strutture sanitarie invase dai terry.
    Basta!
    Per pietà, basta!
    Fuori dai coglioni!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #492
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Terryes

    Ancora sangue a Napoli. Ragazzo spagnolo accoltellato per uno sguardo
    di Nico Falco
    Un giovane è stato ricoverato al Cardarelli con un trauma cranico e una ferita da coltello alla gamba destra intorno alle 22 di mercoledì. Il ragazzo, un ventunenne spagnolo, ha dichiarato che poco prima, all’angolo tra vico della Neve e discesa Sanità, si era imbattuto in una coppia che stava litigando. Quando si era avvicinato, l’uomo si era scagliato contro di lui rimproverandolo di essersi impicciato in affari non suoi e lo aveva colpito alla testa con il calcio di una pistola e accoltellato alla gamba; subito dopo, ha riferito il giovane, l’aggressore era scappato insieme alla donna che era con lui. Sul posto sono intervenuti gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale della Questura di Napoli e quelli del commissariato Dante. La versione del ventunenne è al vaglio degli inquirenti.
    Ancora sangue a Napoli. Ragazzo spagnolo accoltellato per uno sguardo | Il Mattino

    Pugliese bloccato al Brennero con Rolex e Cartier rubati
    BOLZANO - La Guardia di Finanza di Bressanone ha bloccato al confine del Brennero un pugliese a bordo della cui auto sono stati trovati 90 mila euro in contanti e 13 orologi d’oro, tra cui alcuni Cartier e Rolex per un valore di oltre 150 mila euro. La merce è stata trovata grazie al fiuto di un cane appositamente addestrato per cercare banconote nascoste, nel quadro dell’attività della guardia di finanza contro l'esportazione clandestina.
    La merce è stata trovata all’interno di tre calzini annodati. Gli orologi risultano rubati nel corso di furti in abitazioni in varie località dell’Italia Nord-Ovest. Gran parte dei proprietari sono già stati identificati per la restituzione. Il conducente dell’auto è stato denunciato per ricettazione e riciclaggio.
    Pugliese bloccato al Brennero con Rolex e Cartier rubati - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Rubati 510 pannelli solari da impianto fotovoltaico nel Nolano
    Il bottino ammonta a più di cinquecentocinquantamila euro. A mettere a segno il colpo sono stati, la scorsa notte, alcuni ignoti che hanno portato via ben 510 pannelli solari da un impianto fotovoltaico. Il fatto è accaduto a Liveri, in provincia di Napoli. Ogni pannello sottratto ha la dimensione di un metro per un metro e novanta centimetri. Sulla vicenda indagano i carabinieri della caserma di San Paolo Belsito e quelli del nucleo radiomobile della Compagnia di Nola. Gli investigatori stanno ricostruendo la dinamica del furto.
    Rubati 510 pannelli solari da impianto fotovoltaico | Il Mattino

    Litiga con altri passeggeri sull'autobus, 44enne accoltellato al torace
    di Melina Chiapparino
    Stava rincasando a casa il 44enne napoletano che è stato accoltellato mentre era a bordo di un autobus sulla tratta tra via Medina e Piazza Bovio. L'uomo, secondo quanto riferito dalla testimonianza fornita alle autorità, è stato trafitto da un coltello all'altezza dell'addome in seguito ad un diverbio con altri passeggeri che erano presenti sul mezzo. La ferita ha immediatamente procurato alla vittima un'abbondante perdita di sangue per cui è stato soccorso da un'ambulanza del 118 e poi trasferito d'urgenza all'ospedale Loreto Mare.
    Litiga con altri passeggeri sull'autobus, 44enne accoltellato al torace | Il Mattino

    "Siamo originari del Sud e siamo qui per lavorare".
    Botte a colpi di salame al supermercato: quattro all'ospedale
    Violenta lite al banco della gastronomia tra due coppie. Il diverbio per futili motivi
    Prato - Galeotto fu... il pollo allo spiedo. Una serie di sguardi fraintesi e giù botte a colpi di salame in mezzo agli scaffali del supermercato. Non è una barzelletta, a Prato succede pure questo. Il diverbio finito alle mani è avvenuto ieri pomeriggio all’Esselunga di via Fiorentina dove due coppie (una di italiani e una di cittadini dell’est Europa) hanno avuto una furiosa lite sotto gli occhi attoniti e impauriti dei tanti clienti che, a quell’ora, affollavano il supermercato. Il tutto sarebbe scoppiato per futili motivi e la situazione è degenerata a tal punto che è stato necessario l’intervento di due ambulanze, della Pubblica Assistenza e della Misericordia, e della polizia.
    Il tutto comincia quando la donna italiana, in stato interessante, si trova in coda in attesa di prendere un pollo allo spiedo. La donna nota lo straniero che getta qualcosa dentro il carrello in modo nervoso. Lui, infastidito dagli sguardi dell’italiana, afferra un salame e le dice: «Mangiati questo». La donna si risente e gli risponde: «Il salame dallo a tua madre». Non l’avesse mai fatto, l’uomo va su tutte le furie e le tira addosso il salame. «Ero poco distante da mia moglie, al banco della gastronomia – racconta il marito dell’italiana –, non capendo che cosa stesse succedendo mi sono precipitato dicendo a quest’uomo di lasciare stare mia moglie. Lui è diventato aggressivo e ha provato a picchiarmi, non ci ho visto più: gli ho dato un pugno in faccia ed è caduto».
    Scoppia un parapiglia generale. L’italiano tenta di fuggire ma lo straniero lo rincorre e lo butta a terra ingaggiando una violenta colluttazione. Arriva la moglie dello straniero, pure lei incinta. E’ il caos. «Mi sono messo a urlare finché non sono arrivati le guardie e il direttore del supermercato – aggiunge il marito ancora sotto shock – Poi è arrivata la polizia e le ambulanze. Io ho riportato la contusione a un ginocchio, mia moglie, per fortuna, sta bene. Siamo andati a fare la spesa come sempre e ci siamo ritrovati in mezzo a una situazione davvero sgradevole. Siamo originari del Sud e siamo qui per lavorare».
    I quattro sono stati portati al pronto soccorso dalle ambulanze e sono stati tenuti in due luoghi separati per non rinfocolare la rissa. I quattro si sono riservati di sporgere denuncia reciproca.
    Botte a colpi di salame al supermercato: quattro all'ospedale - Prato - La Nazione

    Ruba portafogli a una parente del defunto durante inumazione
    di Antonio Russo
    Nola. Si è impadronito del portafogli della parente di un defunto mentre, all'interno del cimitero di Nola, era in corso l'inumazione della salma. Un uomo di 47 anni, D.I. originario di Boscoreale, è stato denunciato in stato di libertà per il reato di furto aggravato: nel corso dell'interrogatorio ha confessato di aver commesso il fatto e di essere pentito. A identificare il responsabile un poliziotto del commissariato di Nola libero dal servizio, che (due giorni dopo il fatto) ha notato l'uomo e lo ha riconosciuto come uno dei sospettati di quel crimine.
    Dopo alcuni rapidi accertamenti per chiarire la sua effettiva responsabilità, per D.I. è scattata la denuncia. Le indagini intanto continuano per accertare se l'uomo possa essersi reso responsabile di episodi simili per il recente passato. Alle forze dell'ordine infatti sono state presentate alcune denunce per furti più o meno assimilabili a quello confessato dall'uomo, sempre nel cimitero di Nola.
    Ruba portafogli durante un'inumazione, riconosciuto si dichiara pentito: denunciato | Il Mattino

    Si fingevano fattorini per compiere furti al Centro-Nord: arrestati 4 napoletani
    Si fingevano fattorini di note aziende private di corriere espresso, si presentavano negli esercizi commerciali che avevano ricevuto poco prima merce con corriere, e, adducendo errori di consegna o di qualità dei prodotti consegnati poco prima, ritiravano i manufatti facendoli immediatamente sparire. In sette mesi, da settembre 2014, hanno rubato in 19 negozi di 14 città di una decina di regioni del Centro-Nord beni per 300 mila euro, in parte recuperati. Gli autori dell'astuto sistema sono quattro pregiudicati napoletani che sono stati arrestati dai Carabinieri di Trieste, i quali hanno operato con i colleghi della Compagnia di Napoli Centro.
    Le indagini dell'Operazione Kimifa, coordinate dalla pm Lucia Baldovin della Procura di Trieste, sono state avviate nel settembre 2014 dopo che la banda aveva compiuto furti in quattro esercizi commerciali triestini. I quattro, di età compresa tra i 29 e i 48 anni, avevano scelto come sede logistica Bologna, dove un dipendente di un corriere espresso nazionale confezionava i colli rubati che venivano poi spediti in Campania. I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di via Hermet hanno arrestato la banda tra Napoli e Caserta, in esecuzione di ordinanze di custodia emesse dal GIP di Trieste: una persona è stata chiusa in carcere, gli altri tre sono agli arresti domiciliari con l'accusa di furto aggravato; il dipendente del corriere espresso è stato denunciato in stato di libertà per il reato di riciclaggio. I furti sono stati commessi in 19 negozi di abbigliamento, telefonia mobile e prodotti di bellezza.
    Si fingevano fattorini per compiere furti al Centro-Nord: arrestati 4 napoletani | Il Mattino

    Mafia, droga e armi
    22 persone arrestate
    Anche vice sindaco Parabita
    PARABITA (LECCE) – Dalle prime ore di questa mattina i carabinieri del Ros di Lecce stanno eseguendo nel territorio di Parabita e dintorni un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari emessa dal gip di Lecce Alcide Maritati su richiesta del procuratore aggiunto antimafia Antonio De Donno, nei confronti di 22 persone ritenute responsabili di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, detenzione illegale di armi, corruzione e altri reti, aggravati dalle finalita mafiose. L'operazione è chiamata 'Colturà.
    Al centro delle indagini ci sarebbe – a quanto si è appreso – lo storico clan "Giannelli" nel sud Salento, facente capo al boss ergastolano Luigi Giannelli. Le indagini hanno permesso di documentare il processo di riorganizzazione del clan con la reggenza assunta dal figlio del boss, Marco Antonio Giannelli. Il nuovo gruppo operava nel narcotraffico, taglieggiando gli operatori commerciali, instaurando rapporti collusivi con amministratori pubblici, condizionandone l’attivita in cambio del sostegno elettorale.
    C'è anche l’attuale vice sindaco e assessore con delega allo Sport del Comune di Parabita, Giuseppe Provenzano (Lista civica Uniti per Parabita), di 53 anni, tra le 22 persone destinatarie di ordinanza di custodia cautelare, in carcere e ai domiciliari. Il vice sindaco di Parabita è indagato per concorso esterno nell’associazione mafiosa per essersi interessato dell’assunzione di alcuni sodali e dei loro congiunti come operatori ecologici nell’impresa di raccolta dei rifiuti che opera a Parabita, contribuendo, inoltre, – secondo quanto accertato nel corso delle indagini – alle casse del sodalizio con versamenti periodici destinati al sostentamento dei complici detenuti, in cambio del sostegno nelle elezioni amministrative del maggio 2015.
    Analoga contestazione è stata mossa anche nei confronti di Pasquale Aluisi, titolare di un’azienda di onoranze funebri di Parabita, indagato per aver elargito periodicamente somme di denaro al sodalizio al fine di garantire alla propria attività un regime di sostanziale monopolio, anche commissionando al sodalizio attentati incendiari ai danni di imprese concorrenti.
    Mafia, droga e armi 22 persone arrestate Anche vice sindaco Parabita Direttive nei colloqui in carcere - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Brindisi, droga su figli minorenni "Diventeranno camorristi"
    I carabinieri di Brindisi hanno arrestato 14 persone per traffico e detenzione di stupefacenti. Tra i colpevoli anche due genitori che occultavo sostanze stupefacenti addosso ai figli minorenni
    Gabriele Bertocchi
    Per eludere i controlli delle forze dell'ordine, due genitori nascondevano addosso ai figli, all'epoca dei fatti di soli 5 e 7 anni, la droga già divisa in dosi.
    I carabinieri di Brindisi con un'indagine iniziata a febbraio 2013 e conclusa a giugno 2015, hanno arrestato, in vari comuni della provincia, 14 persone. Tra questi, con una aggravante specifica prevista da un decreto in materia di stupefacenti, anche i genitori R.P., 30 anni e M.F. di 26. Sono state emanate 6 ordinanze di carcere e 7 ai domiciliari, tra cui quella per la mamma dei piccoli. L'accusa per il gruppo di spacciatori è di concorso in traffico e detenzione illeciti di quantità ingenti di sostanze stupefacenti.
    Per portare a termine le indagini e arrestare il gruppo di pusher sono state utilizzate intercettazioni ambientali e telefoniche, oltre che servizi di osservazione e pedinamento. Proprio dai dialoghi registrati emerge la figura della madre dei 2 "bimbi corriere": "Sta imparando bene, da grande sarà un camorrista?", commenta orgogliosa la donna. Non solo, la 26enne nascondeva nei pannolini del piccolo di 2 anni la droga da smerciare. E invece alla figlia di 5 anni veniva occultata nelle tasche.
    L'età dei piccoli non era importante. Venivano inoltre istruiti sul comportamento da tenere qualora fossero stati fermati e controllati dalle forze di polizia. A quanto dichiarato dal procuratore della Repubblica, Marco Dinapoli, opportuna segnalazione sarà inoltrata anche al Tribunale dei minori di Lecce.
    Brindisi, droga su figli minorenni "Diventeranno camorristi" - IlGiornale.it

    Vendevano olive colorate con la clorofilla e nocive per la salute
    Diciotto imprenditori sono stati denunciati: dovranno rispondere di commercio di sostanze alimentari nocive e produzione di alimenti con aggiunta di additivi chimici non autorizzati dalla legge
    BARI - Oltre 10.000 kg di olive da tavola colorate e pericolose per la salute sono state sequestrate in Puglia. Diciotto imprenditori sono stati denunciati: dovranno rispondere di commercio di sostanze alimentari nocive e produzione di alimenti con aggiunta di additivi chimici non autorizzati dalla legge.
    La colorazione, con il fine di nascondere i difetti delle olive, avveniva utilizzando sia la clorofilla ramata sostanza alimentare classificata dalla UE come colorante E141, procedimento vietato dalla legislazione nazionale e da quella europea, sia il solfato di rame particolarmente nocivo alla salute umana. In molte aziende è stata accertata la presenza e l'utilizzo del colorante clorofilla ramata nei locali di produzione, in altri casi è risultato fondamentale il campionamento delle olive effettuato dai forestali.
    Gli imprenditori denunciati sono titolari di aziende dislocate nelle città di San Ferdinando, Polignano a Mare, Bitetto, Bitritto, Bisceglie, Margherita di Savoia, Bari, Sannicandro di Bari, Modugno, Noicattaro, Andria, San Giovanni Rotondo, Cassano delle Murge e Lucera.
    «Il metodo di lavorazione principale per le olive dolci da tavola, il Castelvetrano, prevede l’utilizzo di soda caustica che permette la 'deamarizzazione' del frutto, da cui deriva il nome 'dolce'. - spiega il coordinatore dell’attività di indagine, Giuliano Palomba del Corpo Forestale dello Stato, Comandante del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente di Altamura, Parco Nazionale dell’Alta Murgia - Ma durante la lavorazione il loro color verde tende a sfumare verso il giallo e questo fa emergere le macchie e i difetti delle stesse olive». «L'ingannevole l’utilizzo della clorofilla ramata E141 e del solfato di rame, con la conseguente colorazione verde brillante delle olive, - aggiunge - ha il fine di mascherare tali difetti di qualità».
    Nel corso di questa attività oltre alla colorazione delle olive, sono state riscontrate violazioni che riguardano il falso «made in Italy» (olive spagnole e greche come vendute come olive pugliesi), il falso «Nocellara del Belice IGP» e la cattiva conservazione delle stesse, con la conseguenza contestazione dei reati di frode nell’esercizio del commercio, di contraffazione di indicazioni geografiche e di cattivo stato di conservazione degli alimenti.
    Vendevano olive colorate con la clorofilla e nocive per la salute - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Si finge medico per rubare in ospedale
    Arrestata è una 52enne italiana
    MILANO, 4 FEB - Per tre mesi, da ottobre a gennaio, si è finta medico aggirandosi tra i reparti dell'ospedale di Sesto San Giovanni (Milano) con un camice, mascherina e cuffia.
    Tutto per rubare indisturbata negli spogliatoi della struttura.
    Con questa accusa Dora Tateo, 52 anni, è stata arrestata dagli agenti del commissariato di Sesto lo scorso 29 gennaio dopo l'ennesimo furto commesso col travestimento. La donna aveva rubato mesi fa gli abiti e 12 mazzi di chiavi e da quel momento ha svuotato diverse volte gli armadietti dei dipendenti e preso materiale medico (per esempio protesi o medicinali) che rivendeva. Il 29 è stata scoperta da veri medici mentre provava a scassinare una porta, una volta nell'atrio è stata bloccata dal custode (già avvertito dalla polizia della presenza di una ladra) e consegnata a un agente.
    Si finge medico per rubare in ospedale - Lombardia - ANSA.it

    Diffusione del cognome TATEO - Mappe dei Cognomi Italiani

    Bimba morta in sala operatoria:
    "L'anestesista era al bar"
    di Cristiana Mangani
    Di quella mattina ricorderà per sempre le urla strazianti dei genitori, la concitazione, i carabinieri che arrivano, la morte di Giovanna Fatello: la bambina di 10 anni entrata in sala operatoria per un intervento di routine, uccisa da anomalie, negligenze, irregolarità.
    Maria Rollo è una delle testimoni chiave dell'inchiesta sul decesso della piccola. Sorella della titolare del bar interno alla Casa di cura Villa Mafalda, sabato 29 marzo 2014 era dietro il bancone a servire i clienti di una giornata scarsamente affollata. E ha ben chiaro che, pochissimo tempo dopo l'ingresso in sala operatoria della giovane paziente per un semplice intervento di timpanoplastica, l'anestesista che avrebbe dovuto vegliare sul buon andamento del suo “sonno”, era a prendere il caffé con due amiche, e si è trattenuto all'interno del locale per più di mezz'ora.
    Maria è stata sentita dai carabinieri a luglio scorso, dopo che l'inchiesta sul drammatico decesso aveva preso una strada diversa. Si è parlato di una malformazione, di un problema legato alle allergie.
    Ma la verità, giorno dopo giorno, è cambiata totalmente. Davanti allo strazio di Valentina Leoni e di Matteo Fatello, genitori che non sanno darsi pace, e di dichiarazioni che hanno sempre fatto acqua da tutte le parti, il pm Mario Ardigò ha delegato indagini, ha chiesto la ricostruzione dei tabulati telefonici, e il risultato è totalmente diverso da quello ipotizzato inizialmente: Giovanna sarebbe morta per un problema di ossigenazione e ventilazione, gli anestesisti avrebbero dimenticato di azionare una levetta che attivava il giusto meccanismo di scambio. E questo sarebbe avvenuto perché il dottor Dauri era al bar e il suo sostituto, da pochissimo tempo frequentatore della clinica, non sarebbe stato in grado di azionare tutto regolarmente, perché non conosceva la macchina. Inutile la chiamata dalla sala operatoria per chiederne il ritorno immediato. Ormai la situazione era senza rimedio.
    LE CAUSE
    Il pm nella richiesta di incidente probatorio, durante il quale verrà raccolta una testimonianza importante per l'inchiesta, conferma: «La morte avveniva dopo l'allontanamento ingiustificato dell'anestesista Dauri e in presenza di un altro anestesista non componente dell'equipe operatoria, il dottor Francesco Santilli, che non gestiva correttamente le vie aeree della paziente mediante l'apparato per anestesia Drager Fabius, non monitorava l'efficienza della ventilazione meccanica dopo averla avviata e non verificava visivamente lo stato di Giovanna Fatello per rilevare tempestivamente un eventuale stato di cianosi della pelle e delle mucose, indicativo di difetti di ossigenazione e di ventilazione, derivandone un arresto cardiaco in asistolia conseguita e progressiva ipossia per un tempo di alcuni minuti, tra le ore 9,40 e le ore 9,50».
    Ma non è tutto, perché, oltre alle gravi negligenze mediche, ne sarebbero state messe in piedi molte altre, nel tentativo di limitare i danni di un simile disastro. Il pm ritiene che la cartella clinica sia falsa, che attesti la morte della bambina alle 13,40 mentre sarebbe morta tre ore e mezza prima. Che la macchina per l'ossigenazione non fosse perfettamente funzionante, così come rilevato in precedenza da un altro medico. Che qualcuno del personale infermieristico e uno degli anestesisti lavorassero “in nero”, come il dottor Santilli già dipendente dell'ospedale di Rieti, la cui presenza in sala operatoria non è stata indicata sulla cartella clinica. Nei suoi riguardi e sulla sua partecipazione “fantasma” ai tentativi di rianimazione della piccola si aggiunge anche un'indiscrezione, altrettanto grave, che è stata riferita agli inquirenti da una fonte confidenziale: qualcuno ha parlato di duecentomila euro che gli sarebbero stati dati sottobanco affinché si assumesse tutta la responsabilità della vicenda. Una accusa sulla quale non sono stati trovati riscontri, anche se le indagini continuano.
    Bimba morta in sala operatoria: "L'anestesista era al bar" | Il Mattino

    Diffusione del cognome SANTILLI - Mappe dei Cognomi Italiani

    Diffusione del cognome DAURIA - Mappe dei Cognomi Italiani

    E per le assicurazioni di Napoli pagherà tutta Italia
    Rc auto, l'ipotesi di una tariffa unica nazionale che penalizza gli automobilisti onesti
    Gian Maria De Francesco
    Roma - Le compagnie di assicurazione non sono un bancomat e non hanno intenzione di soddisfare le tirate demagogiche di M5S. I populisti grillini, spalleggiati dal Pd, intendono introdurre nel ddl Concorrenza (ora in commissione Industria al Senato) alcune modifiche alla normativa della Rc Auto che comporterebbero notevoli aggravi per gli automobilisti, come la tariffa unica su base nazionale.
    Quello che, in realtà, sembra un sogno potrebbe trasformarsi in un incubo. La residenza del proprietario del veicolo in tutta Europa è la base per misurare gli altri elementi di rischio che determinano la frequenza dei sinistri e il loro costo medio. A Southampton si paga meno della metà di Liverpool; a Madrid la metà che a Bilbao. In Italia alla fine del terzo trimestre 2015 il premio medio si attestava a 450 euro circa spaziando dai 330 euro di Udine ai 430 di Milano per arrivare ai 530 di Roma e ai 710 di Napoli.
    «L'obiettivo del provvedimento era far calare i prezzi, invece molti degli emendamenti tendono a farli lievitare perché non rispettano le regole del mercato», spiega Dario Focarelli, direttore generale dell'Ania (la Confindustria delle imprese assicurative).
    C'è un altro punto che rischia di svantaggiare tutti per accontentare pochi. Si tratta dell'eliminazione dell'obbligo di accertamenti strumentali, cioè le radiografie, per documentare i famigerati «colpi di frusta». Il direttore generale dell'Ania, invece, ricorda che l'obbligo di allegare una radiografia ha permesso una diminuzione dei danni fisici lievi (da 1 a 9 punti di invalidità) da 580mila del 2011 a 370mila nel 2014. «M5S insiste che serve l'accertamento visivo in quanto alcune lesioni non sono rilevate dalle radiografie, ma il testo di legge già prevede che in casi come le cicatrici basti questo. È un'apertura enorme al mondo delle truffe», evidenzia. Tutto ciò ha portato a un risparmio medio di 25 euro per 40 milioni di polizze, ovvero un miliardo di euro all'anno. «Se si preferisce darlo ai furbi e toglierlo agli italiani, deve essere una scelta consapevole», rimarca Focarelli.
    Un altro punto è lo stralcio del limite dei 90 giorni per la presentazione dei testimoni e della denuncia di sinistro. Le ultime statistiche al 2014 mostrano che in Italia il 5,5% degli incidenti viene denunciato 18-24 mesi dopo. A Napoli si supera il 30%. «Abbiamo chiesto la decadenza del diritto alla denuncia se non è stata presentata entro 90 giorni, salvo cause di forza maggiore. Contrastare gli illeciti potrebbe far ridurre i costi delle polizze proprio in quelle zone».
    L'altra contestazione è sulle tabelle per il danno biologico. Alcuni emendamenti presentati hanno effetti maggiorativi su quelle di Milano, assunte come punto di riferimento nazionale. «Se si vogliono abbassare i prezzi delle polizze a livello europeo, occorre purtroppo contenere i risarcimenti per i danni fisici gravi», magari prendendo a riferimento l'Inail. È una scelta politica ma è strano che un provvedimento che dovrebbe limitare il livello dei prezzi ne determini un aumento», conclude il direttore generale Ania.
    E per le assicurazioni di Napoli pagherà tutta Italia - IlGiornale.it

  3. #493
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    44,142
     Likes dati
    1,276
     Like avuti
    2,954
    Mentioned
    29 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Terryes

    Evaso ticket di pronto soccorso, 4,7 mln di danno a Cosenza

    <img src="/webimages/img_210x145/2016/2/8/be554481422d771500499c63ca993031.jpg" alt=" (ANSA)" class="img-rf" width="210" height="145" />Calabria.In tre anni, dal 2011 al 2014, all'ospedale di Cosenza 150 mila prestazioni di pronto soccorso non urgenti - i codici "bianco" e "verde" - sono state svolte senza il pagamento del ticket, comportando un danno erariale di 4,7 milioni di euro.


    Fanno bene!

    Fin quando sanno di poter contare su coglioni che pagano per loro...
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #494
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Terryes

    Castellammare. Battaglia con arance e uova. Pomeriggio di Carnevale in balia dei teppisti: ferita una vigilessa
    di Francesco Ferrigno
    CASTELLAMMARE DI STABIA. Pomeriggio di Carnevale in balia dei teppisti a Castellammare, sia in centro sia in periferia. Centinaia le segnalazioni da parte dei cittadini e degli automobilisti presi di mira da lanci di uova ed arance. Le forze dell'ordine stanno presidiando il territorio e nel corso di uno degli interventi è rimasta ferita una vigilessa. Gli agenti della polizia municipale, guidati dal comandante Antonio Vecchione, sono intervenuti nei pressi del rione "Scanzano", dov'era in atto un fitto lancio di uova e arance contro veicoli e passanti.
    I poliziotti hanno rincorso il gruppo di ragazzini: nel fuggi fuggi generale, per sottrarsi alle forze dell'ordine, una vigilessa è caduta in terra, restando ferita alla schiena. L'agente ha fatto ricorso alle cure del pronto soccorso dell'ospedale "San Leonardo": per lei dieci giorni di prognosi per alcune contusioni. Alla fine quattro giovani sono stati identificati e denunciati a piede libero. Altri teppisti sono stati segnalati nel centro cittadino e nei rioni Scanzano, "Annunziatella", "San Marco" e "Madonna delle Grazie", al confine con Gragnano. Qui è avvenuto un altro episodio particolare: un gruppo di ragazzini si è appropriato di un contenitore per la raccolta differenziata utilizzandolo per nascondere le arance da lanciare. La situazione è poi andata normalizzandosi, anche grazie all'intervento di carabinieri e polizia che stanno presidiando le zone più "calde".
    Battaglia con arance e uova. Pomeriggio di Carnevale in balia dei teppisti: ferita una vigilessa | Il Mattino

    Castellammare. Lasagna avariata, 22 intossicati nella mensa Fincantieri
    di Francesco Fusco
    Castellammare di Stabia. Cibo avariato, cotto male o semplice indigestione? Certo è che nei piatti serviti giovedì pomeriggio alla mensa Fincantieri di via Caio Duilio c'era qualcosa che non andava. È stato dopo aver consumato quel pasto infatti che 22 operai (tra cui anche due donne che lavorano per la ditta del servizio mensa) hanno iniziato ad accusare nausea, lievi dolori allo stomaco e diarrea, tanto da essere costretti a «marcare visita» in infermeria. Le tute blu poi, a scopo precauzionale, hanno deciso di ricorrere alle cure dei medici del pronto soccorso dell'ospedale San Leonardo. Tutti sono stati dimessi in serata, dopo essere stati sottoposti ad una terapia a base di flebo.La pietanza sotto accusa sarebbe la lasagna cucinata dalla mensa, affidata a una ditta esterna, per il consueto pranzo quotidiano. Subito dopo aver consumato il pasto, 22 lavoratori si sono sentiti male. In un primo momento si era temuta un'intossicazione alimentare, ma i successivi accertamenti medici sembrerebbero aver scongiurato quest'ipotesi. Intanto, proprio al fine di chiarire bene i motivi che hanno portato a questi malori, Fincantieri ha deciso di prelevare un campione della lasagna «incriminata», per farlo analizzare dall'Asl.
    Intossicati dalla lasagna avariata, notte da incubo per 22 persone | Il Mattino

    Benevento, terminal bus distrutto dai vandali: dopo l'inaugurazione mai entrato in funzione
    di Maria Sara Pedicini
    BENEVENTO - Vandalizzato nella nottte il terminal bus inaugurato un anno fa e mai entrato in funzione. Realizzato con i fondi del "Piu Europa", inaugurato ufficialmente oltre un anno fa con tanto di taglio del nastro e benedizione, mai davvero entrato in funzione e già vandalizzato. Il terminal di Santa Colomba ha visto accentuarsi, nel corso della notte, una situazione di degrado già latente. Infrante due vetrate antisfondamento della palazzina che doveva ospitare biglietteria, infopoint e sala d'attesa. All'interno i resti di una pesante struttura posacenere verosimilmente utilizzata come ariete, e le scritte lasciate dagli autori dell'incursione. All'esterno, lo scenario di sempre: immondizie, altre scritte, cestini gettacarte fatti a pezzi o usati come cassonetti.
    Benevento, terminal bus distrutto dai vandali: dopo l'inaugurazione mai entrato in funzione | Il Mattino

    Minaccia il titolare di un bar con un fucile a canne mozze
    BRINDISI - In pieno giorno ha minacciato il titolare di un bar con un fucile a canne mozze. È accaduto ieri pomeriggio a Francavilla Fontana (Brindisi), all’interno di un bar di corso Garibaldi. I carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana, intervenuti sul posto dopo le segnalazioni fatte da alcuni cittadini, hanno ricostruito i fatti grazie alle immagini dell’impianto di video sorveglianza del locale.
    Dalle immagini, fanno sapere i militari, si vedeva un uomo, con il fucile, minacciare il barista: sono così scattate le ricerche del responsabile, un 54enne, rintracciato poi a piedi nel centro abitato.
    Recuperato, in seguito, anche il fucile calibro 16 carico che l’uomo aveva nascosto non lontano dal bar. Nell’abitazione del 54enne sono state sequestrate anche altre 16 cartucce dello stesso calibro. L'arrestato, che dovrà rispondere dei reati di detenzione e porto illegale di arma alterata e minaccia grave, è stato messo ai domiciliari.
    Minaccia il titolare di un bar con un fucile a canne mozze - Brindisi - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Napoli. Lanciano oggetti contro i passanti e si arrampicano sulle statue: fermati 7 ragazzini terribili
    Infastidivano pesantemente i passanti lanciandogli oggetti addosso, danneggiavano aiuole e fioriere e si arrampicavano sulle statue: sono stati tutti identificati dalla Polizia Municipale, che poi li ha segnalati alla Procura dei Minorenni, i sette ragazzini, tra 9 e 13 anni, che nel tardo pomeriggio di ieri sono entrati in azione, con le loro scorribande, nel quartiere «bene» di Chiaia, a Napoli, tra piazza dei Martiri, piazza Vittoria e via Partenope, sul lungomare della città, zona frequentata dai turisti specialmente nel fine settimana.
    La baby gang è risultata composta da giovani residenti nei Quartieri Spagnoli. Tutti sono stati riaffidati ai genitori a cui gli agenti del Reparto Tutela Minori hanno chiesto una maggiore vigilanza sui figli.
    Lanciano oggetti contro i passanti e si arrampicano sulle statue: fermati 7 ragazzini terribili | Il Mattino

    Rotti i pavimenti a mosaico in 3D alla stazione Università. La denuncia: «Sono stati vandalizzati»
    di Attilio Iannuzzo
    NAPOLI - La stazione Università, realizzata nel 2011, è stata vandalizzata. I mosaici infatti risultano spaccati già da qualche tempo. La denuncia è del Comitato Portosalvo. I bellissimi pavimenti a mosaico in 3D, realizzati dal famoso artista anglo - egiziano Karim Rashid, stando alle dichiarazione del Comitato, sono stati vandalizzati nei giorni scorsi ed abbandonati al degrado più totale. La critica è rivolta soprattutto alla manutenzione che è evidentemente carente. Questa nuova denuncia del Comitato Portosalvo accomuna, secondo il presidente Antonio Pariante, l'arte contemporanea allo stesso destino dei monumenti storici, per i quali non esiste alcuna cura.
    Rotti i pavimenti a mosaico in 3D alla stazione Università. La denuncia: «Sono stati vandalizzati» | Il Mattino

    Ricette rubate ai medici e falsificate per farmaci ed esenzione ticket: arrestata coppia napoletana
    I Carabinieri di Roma hanno arrestato un uomo ed una donna napoletani, di 50 e 49 anni che - con ricette del rubate ad ignari medici riportanti nominativi di persone inesistenti e con codici riconducibili a categorie con esenzione totale del ticket - ottenevano costosi medicinali nelle farmacie della Capitale con grave danno al Servizio Sanitario Nazionale.
    Grazie ad un'accurata campagna informativa svolta dai Carabinieri del Nas di Roma nel circuito delle farmacie della Capitale, per segnalare la presenza di persone dedite a compiere tali truffe, i Carabinieri del Comando di Roma piazza Venezia, chiamati proprio da un farmacista del centro storico, sono riusciti a bloccare e ad arrestare la coppia malviventi con le accuse di truffa e ricettazione. Il titolare della farmacia ubicata nei pressi di via del Corso, resosi conto di una possibile truffa in atto, ha comunicato direttamente ai Carabinieri la presenza sospetta dei due, fornendone anche un'ampia descrizione. Poco dopo i Carabinieri del Comando di Roma piazza Venezia sono riusciti a bloccarli in due distinte farmacie nei paraggi. L'uomo è stato sorpreso munito di una ricetta con nominativo fasullo - tuttavia con codice di esenzione totale - mentre era in fila, in attesa della consegna di un farmaco che costa più di 50 euro a confezione.
    La complice è stata invece bloccata, appena uscita da un'altra farmacia, dove era riuscita già ad ottenere ben 4 confezioni di identico farmaco, con lo stesso modus operandi, senza quindi pagare nulla. Una volta perquisiti, i due sono stati trovati in possesso di 81 confezioni del medesimo medicinale, per un valore complessivo di circa 3700 EUR, nonché di 76 ricette del S.S.N., risultate oggetto di furto presso alcuni studi medici privati in provincia di Latina, tutte riportanti identità di persone inesistenti, ma con codici di esenzione totale.
    Ricette rubate ai medici e falsificate per farmaci ed esenzione ticket: arrestata coppia napoletana | Il Mattino

    "Intascavano i soldi dei biglietti", custodi del museo indagati per truffa
    MARSALA. Avrebbero intascato il denaro versato da alcuni visitatori consegnando loro biglietti con la scritta «ingresso gratuito».
    È questa l'accusa mossa a due custodi del Museo archeologico regionale Lilibeo di Marsala, Giuseppe Graffeo, di 54 anni, e Pietro Ferreri, di 52, entrambi indagati per truffa in concorso in danno della Regione. Ai due custodi è stato notificato l'avviso conclusione indagini preliminari, atto che solitamente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. I casi accertati e contestati ai due custodi sono quattro e risalgono al 4 giugno 2015.
    Ma da quanto accertato dalla sezione di pg della Guardia di finanza della Procura di Marsala, che ha svolto l'indagine (coordinata dal sostituto procuratore Giulia D'Alessandro), è emerso anche un dato sospetto. Nella stessa giornata del 4 giugno 2015, infatti, sono stati staccati ben 47 biglietti gratuiti (quelli riservati a minori, disabili e forze dell'ordine) a fronte di soli 19 biglietti ceduti a pagamento. Il costo del biglietto è di 4 euro (2 euro il ridotto).
    "Intascavano i soldi dei biglietti", custodi del museo indagati per truffa - Giornale di Sicilia

    Napoli. Book di vip e vallette di lusso nel covo dei boss scissionisti: i clan volevano organizzare un party. Spuntano i nomi di Belen, Yespica e Guerra
    di Leandro Del Gaudio
    NAPOLI - Un book fotografico portato ai boss degli scissionisti, con le immagini di alcune delle donne più belle del gossip italiano. Un book fotografico portato da Raffaele Stanchi (narcos brutalmente ucciso a gennaio del 2012) agli Amato Pagano con le foto - tra le altre - di Belen Rodriguez, Aida Yespica, Valeria Marini, Barbara Guerra, Annalaura Ribas.
    Sono i pentiti dell’ala scissionista della camorra di Secondigliano a ricordare la disponibilità degli Amato-Pagano ad organizzare feste con vip della moda e dello spettacolo, invitate a prendere parte alle feste per 25mila euro, secondo accordi fissati con un intermediario milanese vicino a Lele Mora.
    Oltre al filone del book, ci sono altri punti legati ai presunti contatti tra camorristi e il mondo dello spettacolo. Come i rapporti tra Lello Stanchi e Matteo Garrone che, secondo quanto dice il pentito Biagio Esposito, avrebbe girato alcune scene del film Gomorra a Scampia, solo grazie al via libera accordatogli da Cesare Pagano e Raffaele Amato. Sempre Garrone, inoltre, avrebbe assicurato a Stanchi e ad altri esponenti degli scissionisti (Lello Bastone e Antonio Vanacore) la loro partecipazione nel pubblico alla trasmissione i Raccomandati, all’epoca condotta da Pupo e dalla Marini.
    Ma sul rapporto tra Garrone e Lello Stanchi, è ancora Biagio Esposito a rispondere a una domanda del pm: “So che Garrone era a conoscenza del fatto che Stanchi era un camorrista, altrimenti si sarebbe rivolto al Comune e non a Lello per fare il film, in quanto non è semplice entrare nelle vele a Secondigliano e girare un film”. Forse - insiste Esposito - uno dei fratelli Stanchi ha anche recitato nel film di Garrone.
    Ma non mancano altre spigolature: come lo strip tease di Fabrizio Corona, guest star al matrimonio della figlia di un boss, o la visita di cortesia di Valeria Marini a casa del padre di Lello Stanchi, per omaggiare un suo vecchio fan.
    Inutile dire che in queste carte c’è tutto un filone che riguarda matrimoni e cantanti famosi, ma anche presunti contatti tra esponenti della camorra degli scissionisti e il mondo dello spettacolo. È in questa ottica che il pentito Luca Menna ricorda la partecipazione di Mary Marino, figlio di Gaetano (che sarebbe stato ucciso di lì a qualche anno) al programma in Rai condotto da Lorena Bianchetti. Un programma in cui fece notizia la presenza di Marino in prima fil accanto alla moglie e lo spazio dedicato all’unica bambina ospite del programma.
    Book di vip e vallette nel covo dei boss scissionisti: spuntano i nomi di Belen, Marini, Yespica e Guerra | Il Mattino

    Contravvenzioni, multe per un palermitano su due
    PALERMO. Automobilisti palermitani sempre più indisciplinati. Nel 2015 le multe sono aumentate di circa il 40% rispetto all'anno precedente. A fotografare la situazione è il vicecomandante della polizia municipale, Luigi Galatioto, che ha fornito gli ultimi dati. "Sono 350 mila le contravvenzioni nel 2015, in aumento rispetto al 2014. Segnale che ancora i palermitani non hanno rispetto del Codice della strada".
    A spiccare su tutti è il dato delle soste vietate, come chi parcheggia in doppia fila o in prossimità di incroci, che sono state oltre 210 mila.
    La seconda voce interessante riguarda gli eccessi di velocità, oltre 60 mila.
    Contravvenzioni, multe per un palermitano su due - Giornale di Sicilia

    Malato al lavoro, la sera sul palco: assolto l’autista-cantante dell’Atac
    Non fu truffa: secondo il Gup, la «diarrea» che ha colpito il dipendente dell’azienda capitolina impedendogli di guidare bus, non è incompatibile con l’attività di artista
    di Giulio De Santis
    La dissenteria impedisce di guidare l’autobus di mattina, ma non di cantare la sera «Tutto il resto è noia» di Califano, magari anche con la camicia sbottonata. Il riscontro della compatibilità della salute malandata con il canto, ma non con il lavoro, è uno dei presupposti che ha convinto il giudice dell’udienza preliminare a prosciogliere Ezio Capri, autista dell’Atac e amante del Califfo, accusato dalla procura di truffa aggravata per essersi dato malato negli stessi giorni in cui la notte andava a esibirsi nei locali pubblici come cantante. «Il fatto non sussiste» come reato perché, come scrive il gup Stefano Aprile nelle motivazioni della sentenza di proscioglimento, «la partecipazione all’evento canoro è perfettamente compatibile con la malattia».
    Malessere a Capodanno
    Malessere che, nel caso dei giorni di assenza coincidenti con la sera di Capodanno del 2014, era «diarrea», come riportato nel certificato medico citato dal gup. In quell’occasione Capri non poté muoversi di casa per andare a guidare il bus a causa dei problemi allo stomaco, mentre la sera riuscì ad arrivare all’Audithorium Seraphicum dove dimostrò doti canore capaci di strappare applausi.
    Show a San Valentino
    Non c’è stata solo la sera di Capodanno tra le esibizioni canore affrontate dall’autista dell’Atac in condizioni precarie. Per esempio il giorno di san Valentino del 2014 Capri ebbe una «colica addominale» che gli impedì di afferrare il volante di mattina ma la sera andò ad allietare gli innamorati con la sua voce al locale «Nuovo Gusto». La cagionevolezza dell’autista si manifestò di nuovo il giorno della festa delle donne, sempre del 2014, colpito ancora una volta da dissenteria. La passione per il canto però ebbe la meglio sui suoi acciacchi e la sera andò al Cecco di Lebico.
    Ancora problemi si presentarono ad aprile del 2014 e a causarli, come raccontò Carpi, fu il suo capo con il quale ebbe un diverbio. Gli fu consigliato allora di andare in ospedale dove gli registrarono la pressione alta e gli diedero dieci giorni di riposo assoluto tra il 10 e il 19 aprile. La sera del 12 andò a suonare al locale Dante a Zagarolo dove ancora ricordano quando intonò «Amore Amore Amore» del Califfo.
    Malato al lavoro, la sera sul palco:assolto l’autista-cantante dell’Atac - Corriere.it

    «Servono 13 milioni per restaurare i monumenti». Ma a Napoli le donazioni si fermano a duemila euro
    La guglia dell'Immacolata in piazza del Gesù
    di Paolo Barbuto
    Sapete quanto hanno versato, in tutto, i napoletani per contribuire al restauro del campanile della chiesa dell'annunziata? Dieci euro. E per rimettere in sesto Villa Ebe al monte Echia? Ben venti euro. Per la guglia dell'Immacolata Concezione in piazza del Gesù, invece, non c'è stata nessuna donazione: zero, nulla di nulla.
    Ora, per capire di cosa stiamo parlando, dobbiamo spiegare che si tratta dell'Art Bonus: un progetto del Governo che consente a qualunque cittadino di contribuire al restauro di beni artistici, o allo sviluppo di progetti culturali, e di ottenere uno sconto sulle tasse pari al 65% della quota versata.
    In tante città d'Italia i versamenti arrivano a pioggia. Per gli Uffizi a Firenze sono stati raccolti 600mila euro, per l'Arena di Verona addirittura nove milioni di euro. Poi, ovviamente, ci sono progetti meno noti come il restauro delle antiche mura di Lucca che ha raccolto un milione e seicentomila euro, o come il Borgo Rurale di Cison Valmarino per il quale sono già stati raccolti 346mila euro (siate onesti, non sapete nemmeno dove si trova questo posto. Ve lo diciamo noi, è in provincia di Treviso).
    Il Comune di Napoli è sceso in campo presentando richieste di donazioni per otto monumenti: la Fontana del Sebeto, Villa Ebe, il Campanile dell'Annunziata, La chiesa di San Giuseppe delle Scalze, Il complesso di San Gioacchino a Pontenuovo, la guglia dell'Immacolata concezione a piazza del Gesù, la chiesa dei Santi Cosma e Damiano e il Real Albergo dei Poveri. In totale servirebbero esattamente 13 milioni e 290mila euro per centrare tutti e otto gli obiettivi; il fatto è che fino ad oggi i versamenti sono stati in tutto di 2.066 euro e 22 centesimi, peraltro quasi interamente concentrati sulla Fontana del Sebeto.
    «Servono 13 milioni per restaurare i monumenti». Ma a Napoli le donazioni si fermano a duemila euro | Guarda | Il Mattino

    Rotolo di garza nell’addome: tre medici a processo
    di Nicola Sorrentino
    Le lasciarono un rotolo di garza nell’addome, dopo averla assistita per un parto. Sono tre i medici ginecologi che saranno processati con l’accusa di lesioni personali nei confronti di S.M. una giovane donna nata a Pagani ma residente a San Marzano, reduce nel 2014 da un intervento di parto cesareo. Quella «dimenticanza» causò alla donna aderenze viscerali, con un ascesso pelvico e una prognosi di trenta giorni.
    I fatti risalgono al 26 luglio del 2014, in una clinica privata nel napoletano. A doversi difendere ora nel processo tre medici: quello che seguì la gestazione della giovane madre, insieme ad altri due che si trovavano in servizio quando la stessa subì l’operazione. La gravidanza della donna non registrò problemi, ma per la tipologia di intervento fu deciso di effettuarlo presso una clinica specialistica. Dopo l’intervento, la donna cominciò a lamentare forti dolori, sui quali però l’equipe medica minimizzò, limitandosi a qualche terapia per lo stomaco. Trascorsero quattro giorni e la donna fu dimessa dalla clinica, per fare ritorno a casa. La situazione peggiorò: S.M. fu colpita da febbre, diarrea e dalla rottura dei punti di sutura, con dolori acuti e la perdita del latte materno per il bimbo appena nato. A nulla valsero le richieste di spiegazioni al ginecologo curante, che avrebbe prescritto per lenire il dolore solo degli antidolorifici.
    Rotolo di garza nell?addome: tre medici a processo | Il Mattino

    Napoli. A scuola di rapine: arrestati quattro ragazzini nell'operazione Lucignolo
    Un gruppo criminale composto da minori, che negli ultimi mesi del 2015 si è reso responsabile di una serie di rapine a supermercati, farmacie e distributori di carburante nell'area del vesuviano, è stato scoperto dai carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna.
    In manette, nell'operazione "Lucignolo", sono finiti quattro minori, arrestati in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale per i minorenni di Napoli. I quattro, giovanissimi, sono ritenuti responsabili a vario titolo di ben undici rapine. Nel corso delle indagini, coordinate dalla procura per i minori di Napoli, i militari hanno scoperto il metodo educativo, che veniva impartito dal capo del gruppo, una vera e propria "scuola di rapina". Il ragazzo maggiorenne e adesso detenuto per altri motivi esortava i ragazzini a delinquere, poi, dopo i colpi, organizzava cene in pizzeria per festeggiare, nel corso delle quali venivano fatte foto che poi venivano anche taggate su Facebook.
    Tutte iniziative, spiegano i carabinieri, tendenti a favorire una maggiore aggregazione e a incrementare i legami di gruppo. In un video il capo banda si rivolge a uno dei minori dicendo: «Se non sei in grado di farlo, non sei uomo».
    I carabinieri hanno poi scoperto i luoghi di riunione dove venivano pianificati i colpi, i nascondigli dove venivano nascosti auto e motocicli impiegati per le rapine nonché gli abiti e le armi usati per mimetizzare le corporature e per minacciare i titolari delle attività prese di mira.
    L'inesperienza e l'incertezza dei minori emergono chiaramente dal video estrapolato dal sistema di videosorveglianza di una delle attività prese di mira: l'arrivo di corsa sullo scooter, la pistola puntata in faccia al malcapitato che, dopo qualche attimo di esitazione, riesce a cacciare via in malo modo ben due degli 'apprendisti rapinatorì, i quali con fare goffo si allontanano di corsa, increduli dell'imprevista reazione.
    A scuola di rapine, arrestati 4 ragazzini: «Se non sei in grado di farlo, non sei uomo»| Video | Il Mattino

    Affittopoli Napoli, uno su due non paga è una giungla di favori e privilegi
    di Francesco Lo Dico
    Una bollettazione annua pari a 32 milioni di euro, che assicura alle casse di Napoli meno di 16 milioni. Una percentuale di riscossione del canone vicina al 48 per cento. E ancora 88 milioni di euro di crediti non riscossi, che affondano le radici in antichi privilegi e logiche clientelari. Il bilancio degli immobili comunali dati in locazione è un conto a perdere.E che dire delle 307 unità immobiliari spesso concesse in comodato d'uso a titolo gratuito o a canoni irrisori, tra le quali spiccano 31 sedi destinate ad associazioni politiche, e 17 location di proprietà pubblica dove trovano sistemazione partiti che coprono l'intero arco costituzionale? Per chi ne gode si tratta senz'altro di sistemazioni di favore. Peccato però che costano ai napoletani 1 milione e 300mila euro, a causa di un tasso di morosità diffuso e consistente.
    Più si tenta di affondare il bisturi nell'Affittopoli napoletana degli immobili comunali, più ci si trova a districarsi in un ventre molle nutrito da un'esplosiva miscela di furbizie, omertà, favori e diavolerie di ogni sorta. Nella palude dell'affitto a prezzi stracciati ci si imbatte in un sistema che per accondiscendere alla causa di pochi ha prodotto danni enormi e per certi versi non ancora del tutto quantificabili a danno della collettività. Per comprendere l'entità del fenomeno, occorre ripartire proprio dai numeri. Il patrimonio immobiliare della città conta su 24432 immobili in affitto, di cui 22340 destinati a uso abitativo e 2092 a quello commerciale. La bollettazione dovrebbe assicurare alle casse del comune 32 milioni di euro l'anno. Ma nei fatti, se ne recuperano a mala pena la metà: meno di 16 milioni di euro, per una percentuale di riscossione pari al 48 per cento del totale. Il motivo? Un tasso di morosità elevatissimo che di anno in anno ha prodotto una montagna di crediti non riscossi. Il saldo degli ultimi venti anni ammonta a 88 milioni di euro, che il Comune, secondo quanto riferito al Mattino dall'assessore al Patrimonio, Alessandro Fucito, intende recuperare mediante contenziosi già avviati.
    Di questa somma, i crediti non riscossi derivanti dall'Erp, ossia dall'edilizia residenziale pubblica, sono computabili in 68 miliardi. I venti restanti sono invece riconducibili a case e negozi affittati a prezzi stracciati nel corso di decenni. Mettere ordine tra l'incredibile giungla di incartamenti fiorita intorno ad Affittopoli non è cosa semplice. Quando nel dicembre 2012 il comune decise di gestire in proprio l'intero patrimonio pubblico affidandosi a Napoli servizi, il gestore privato Romeo, e cioè il precedente affidatario, riconsegnò a Palazzo San Giacomo il materiale in formato excel relativo al patrimonio. Ma ben presto si scoprì che i dati non potevano essere monitorati, perché il Comune non aveva gli strumenti per ricondurre gli appartamenti ai loro locatari. Poi una catena di avvicendamenti che nell'aprile 2014 portò al vertice di Napoli Servizi Domenico Allocca, e che vide il licenziamento del direttore Felice Balsamo. Tre anni perduti che hanno portato solo di recente all'attivazione di un nuovo software, costato 100mila euro, che ha finalmente consentito di cominciare a ricondurre i morosi alle loro responsabilità. Il Comune, per bocca dell'assessore Fucito, assicura che degli 88 milioni di canone sinora non riscossi, niente è perduto. Ma i ritardi hanno prodotto uno slittamento nella consegna delle lettere di messa in mora. Se le prime sono partite nell'ottobre del 2015, quanti crediti sono ancora esigibili?
    Solo il tempo potrà dirci quanti di essi sono caduti in prescrizione.
    Affittopoli Napoli, uno su due non paga è una giungla di favori e privilegi | Il Mattino

  5. #495
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    74,931
     Likes dati
    2,836
     Like avuti
    10,458
    Mentioned
    218 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #496
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Terryes

    «Fammi uno spaghetto alle vongole», la moglie si rifiuta per assistere il papà malato, lui la picchia: arrestato
    di Francesca Raspavolo
    Torre del Greco. Pesta la moglie a calci e pugni davanti ai figli piccoli: arrestato. Il nuovo caso di violenza in famiglia a Torre del Greco: un 35enne è finito in manette con l'accusa di maltrattamenti e lesioni personali, al termine di una furibonde lite per futili motivi. Lite nata perchè il marito, tornando a casa di sera con delle vongole, aveva preteso che la moglie si mettesse immediatamente a cucinare. "Ora vengono alcuni miei amici, facci subito uno spaghetto", l'ordine impartito dal 35enne. Una richiesta che la donna non poteva in alcun modo esaudire, pur volendo: doveva andare ad accudire l'anziano padre malato. Al rifiuto della moglie, l'uomo le si è scagliato contro come una furia, prendendola a calci e a pugni e scaraventandola per terra. Il tutto davanti ai figli piccoli, di 2 e 4 anni, letteralmente terrorizzati.
    Il provvidenziale intervento di una zia - che ha afferrato l'uomo mentre teneva bloccata per terra la moglie e continuava a prenderla a calci - ha salvato la donna. Sul posto sono immediatamente accorsi i carabinieri della Stazione Capoluogo: i militari - guidati dal maggiore Michele De Rosa e dal comandante Vincenzo Amitrano - hanno arrestato il marito manesco e accompagnato la moglie in ospedale, dove le sono state riscontrate ferite ed escoriazioni varie guaribili in tre giorni. Durante la sua denuncia ai carabinieri, la giovane mamma ha raccontato che non si è trattato della prima volta: la violenza domestica durava già da alcuni mesi.
    «Fammi uno spaghetto alle vongole», la moglie si rifiuta per assistere il papà malato, lui la picchia: arrestato | Il Mattino

    Napoli. Lite della gelosia con una sciabola giapponese. Trentenne perde due dita: arrestato per tentato omicidio il papà della sua fidanzata
    Non sopportava che la figlia diciottenne intrattenesse una relazione con un uomo di 34 anni, vicino di casa. Il 53enne, di Napoli, residente nel quartiere Scampia, nel lotto U di via Ghisleri, ha affrontato nel pomeriggio l'uomo e poi lo ha aggredito con una «katana» affilata vibrandogli un colpo alla testa. L'uomo ha parato il colpo con le mani, restando gravemente ferito. In difesa della vittima è intervenuto un fratello maggiore, di 50 anni, che è stato colpito a sua volta con la sciabola giapponese.
    I due sono stati trasportati all'ospedale «Cardarelli». Il 34enne ha riportato lesioni ai tendini delle mani e le semiamputazione di due dita. I medici stanno cercando di riattaccarle con un'operazione. La prognosi per lui è di 40 giorni. Ferite da taglio alle mani per il fratello, con una prognosi di 30 giorni. Russo, già denunciato in passato per danneggiamento, è stato arrestato dai carabinieri con l'accusa di tentato omicidio nei confronti del 34 enne e di lesioni gravissime nei confronti del fratello.
    Napoli. Lite della gelosia con la sciabola: 34nne perde due dita. Arrestato il papà della sua fidanzata | Il Mattino

    Giugliano in Campania. Fa il tiro a bersaglio per strada, con una lupara. Arrestato dai carabinieri
    di Marco Di Caterino
    Giugliano. Si allenava a sparare con un fucile a canne mozze, sulla pubblica via. Le manette sono scattate per Michele Cecere, 42 anni, di Giugliano, numerosi precedenti penali, arrestato dai carabinieri della locale compagnia, diretta dal capitano Antonio De Lise, nella centralissima via Dante, dove il malvivente aveva deciso di collaudare la micidiale arma, sparando all'impazzata tra abitazioni e condomini. E proprio la serie di colpi esplosi, ha fatto si che, decine di residenti della zona molto spaventati dalle ripetute detonazioni della lupara, si precipitassero a telefonare al 112. E immediato è stato l'interevento dei militari, che hanno bloccato questo scellerato pistolero.
    L'uomo ha dapprima negato ogni responsabilità, poi quando i carabinieri hanno recuperato l'arma, che era stata nascosta in un tombino, ha ammesso di avere esploso qualche colpo, ma in aria, per evitare di colpire qualcuno. L'arma è stata sequestrata e sarà inviata ai Ris per accertare se sia stata utilizzata per commettere omicidi o raid intimidatori, mentre il pistolero è finito nel carcere di Poggioerale.
    Fa il tiro a bersaglio per strada, con una lupara. Arrestato dai carabinieri | Il Mattino

    Galatone, fanno stendere 12enne su binari e fanno tiro al bersaglio
    Galatone (Lecce) Costretto con la forza a stendersi sui binari e, poi, bersagliato con decine di gommini esplosi da un fucile ad aria compressa. Un incubo per un ragazzino di 12 anni, accompagnato dai genitori al pronto soccorso con i lividi lasciati dai pallini sulle mani, sulle braccia e sulle gambe.
    La storia di vessazioni e di bullismo arriva da Galatone, cittadina di circa 15mila abitanti. È racchiusa in un fascicolo di indagine aperto dalla Procura presso il Tribunale per i minorenni di Lecce. Un referto del pronto soccorso e un’informativa dei carabinieri hanno messo in moto l’inchiesta. All’attenzione del procuratore Maria Cristina Rizzo ci sono i nomi di quattro bulletti, pure loro di Galatone, tutti studenti, di età compresa fra i 13 e i 16 anni. Non sono compagni di classe della vittima, ma amici di giochi fatti quasi sempre per strada. Nei confronti dei quattro, al momento, si ipotizzano i reati di lesioni personali e minacce.
    Il riserbo intorno alla vicenda è massimo. Gli investigatori hanno la consegna al silenzio. Ciò che si sa per certo è che a mettere in allarme i carabinieri è stata una segnalazione fatta dai sanitari del pronto soccorso dell’ospedale «Santa Caterina Novella» di Galatina dove, l’altra settimana, il 12enne è stato accompagnato dai genitori. Mamma e papà erano preoccupati per la presenza di strani lividi, simili a vesciche, comparsi sulle mani e sugli arti inferiori del figlio. Sembravano i segni lasciati da punture, come piccole abrasioni provocate la lievi ustioni.
    Il ragazzo è stato visitato. I medici hanno approfondito l’origine delle ferite e, dopo aver ultimato le medicazioni, hanno ritenuto che sulla questione avrebbero dovuto indagare i carabinieri.
    L’episodio, così come rappresentato al magistrato, avrebbe avuto questa sequenza. Il ragazzino, con la forza e con l’inganno, è stato accompagnato lungo i binari che attraversano e che tagliano in due il paese. I quattro bulli lo hanno costretto a stendersi sulle rotaie e tenuto con la forza da tre componenti del branco. Il quarto ha imbracciato un fucile ad aria compressa caricato con gommini e, poi, ha rivolto l’arma verso la vittima. Decine i colpi esplosi, forse cinquanta. Tanti hanno raggiunto il dodicenne. Il tiro a segno con bersaglio umano è andato avanti sino all’arrivo del treno, uno dei convogli della Sud-Est che collega i vari Comuni del Salento. Solo l’avvicinarsi della littorina ha interrotto tutto e ha sciolto la comitiva.
    Galatone, fanno stendere 12enne su binari e fanno tiro al bersaglio - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Ottantenne insegue e spara contro ex moglie
    ALTAMURA (BARI) - Un ottantenne separato ha inseguito per le scale l’ex moglie 49enne che, assieme ad un’assistente sociale, era tornata nella casa coniugale per prelevare indumenti personali e ha ferito con colpi di pistola i titolari di una barberia, padre e figlio, in cui le due donne hanno cercato rifugio. E’ accaduto attorno a mezzogiorno ad Altamura, nel barese. L’autore del ferimento è stato arrestato: si tratta dell’80enne Giuseppe Ferrieri.
    Il primo ad essere ferito è stato il figlio trentacinquenne del proprietario del locale, colpito ad una coscia da un colpo di pistola giocattolo modificata calibro 7,65. Il padre, che ha 63 anni, è intervenuto per aiutare il figlio ed ha ingaggiato una colluttazione con l’anziano rimediando una ferita d’arma da fuoco alla caviglia destra. Entrambi i feriti, che non sono in pericolo di vita, sono ricoverati nell’ospedale di Altamura. Ferrieri è stato arrestato per tentativo di omicidio dai carabinieri della compagnia di Altamura.
    Ottantenne insegue e spara contro ex moglie Feriti due uomini - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Rubava energia elettrica, arrestata una parrucchiera palermitana
    di Silvia Iacono
    Gli agenti, dopo un segnalazione del personale tecnico dell’Enel, sono andati a controllare la parruccheria in via Oreto
    arresto, energia elettrica, furto, Palermo, Cronaca
    PALERMO. La polizia ha arrestato una parrucchiera palermitana S.A., di 34 anni, per furto aggravato di energia elettrica. Gli agenti, dopo un segnalazione del personale tecnico dell’Enel, sono andati a controllare la parruccheria in via Oreto.
    Qui gli agenti, coadiuvati dai tecnici dell’Enel, hanno verificato che sul contatore era stata istallata una scatola con dentro un magnete, usato per manipolare la misurazione dei consumi di energia elettrica. La donna, con questo stratagemma, era riuscita ad abbattere in costi per il consumo di energia elettrica di quasi il 98%.
    Il magnete e il contatore sono stati sequestrati. L’Autorità giudiziaria ha convalidato per la donna gli arresti domiciliari.
    Rubava energia elettrica, arrestata una parrucchiera palermitana - Giornale di Sicilia

    Napoli. Caos zona ospedaliera, spariti i parchimetri
    di Melina Chiapparino
    Tre parchimetri scomparsi in dieci giorni nella zona ospedaliera, quella che comprende il Cardarelli, il Policlinico e il Pascale. Il primo furto è stato messo a segno durante la notte tra il primo ed il 2 febbraio: i ladri, piuttosto che smontare o tagliare parti della cabina di metallo dell'apparecchiatura, hanno completamente sradicato l'apparato, tirando via anche la base in cemento. La stessa cosa è successa tre giorni dopo il primo furto e, successivamente, la notte del 6 febbraio e ancora quella tra l'8 e il 9 febbraio: nell'area di fronte al Policlinico non è rimasta così neanche una macchinetta per i ticket della sosta. Stessa tecnica.
    Zona ospedaliera, spariti i parchimetri: tre furti «gemelli» in 10 giorni Fotogallery | Il Mattino

    Da Napoli a Novara per truffare ufficio postale: arrestato, processato e condannato
    È arrivato dalla provincia di Napoli ieri mattina allo scopo di mettere a segno una truffa in un ufficio postale di Novara. È stato arrestato e già condannato per per direttissima a un anno, quattro mesi e dieci giorni. Protagonista un quarantacinquenne residente nell'hinterland napoletano.
    È accaduto nella tarda mattinata all'ufficio postale di via Cavigioli. Arrivato allo sportello ha chiesto all'impiegata di poter riscuotere 400 euro in contanti per un rimborso Irpef presentando una carta di identità che, a un accurato controllo della dipendente postale, si è rivelata falsificata. documenti risultati falsi. L'impiegata ha, pertanto avvisato il 113. Gli agenti del 113 no bloccato l'uomo mentre tentava di allontanarsi. Ai successivi controlli dei poliziotti è risultato fasullo anche il modulo di rimborso Irpef prodotto dal 45enne.
    Finito in manette l'uomo è stato accusato di possesso di documenti falsi, tentata truffa aggravata, sostituzione di persona e falsità materiale. Sottoposto a udienza di convalida, che si è svolta oggi, con la quale è stato convalidato l'arresto e l’uomo è stato condannato, con rito direttissimo, ad un anno, quattro mesi e 10 giorni di reclusione. Subito dopo l’udienza, al 45enne è stato immediatamente notificato il provvedimento di "Foglio di via obbligatorio" dalla provincia di Novara.
    Da Napoli a Novara per truffare ufficio postale: arrestato | Il Mattino

    Apparecchi fotografici «ciechi»: i trasgressori della Ztl la fanno franca
    di Antonio Pastore
    Per due mesi gli automobilisti casertani che hanno violato la ztl su corso Trieste e in via Maielli, e magari dopo hanno avuto gli incubi al pensiero della stangata in arrivo, si sono fasciati la testa senza motivo. Sì perché adesso si scopre che da novembre quei varchi di fatto non funzionavano, anche se l’ufficio ztl se n’è accorto solo l’8 gennaio segnalando al dirigente l’anomalia degli apparati fotografici. Le immagini, infatti, erano completamente oscurate e quindi inutilizzabili nella contestazione dell’infrazione e nei contenziosi che gli automobilisti avrebbero di sicuro aperto: «La conseguenza è la mancata convalida degli accertamenti delle violazioni rilevate per la loro insufficiente nitidezza». Per giunta pare che le immagini peggiori non siano quelle serali o notturne ma quelle in pieno giorno.
    A prenderne atto, con una determina datata 29 gennaio e pubblicata ieri, è il dirigente Franco Biondi. Che, dopo aver interessato la ditta che fornisce e cura i varchi (la Securtek srl) per una verifica più approfondita, ha deciso che la soluzione migliore è la sostituzione degli apparecchi. Per evitare, si legge nel provvedimento, «ulteriore danno economico all’Ente». Il costo della sostituzione dei due apparati fotografici è di 10mila e 65 euro, iva compresa. Una constatazione però è inevitabile: e cioè che da oggi e fino a quando la sostituzione non verrà materialmente eseguita, il passaggio e la violazione della ztl attraverso i due varchi sarà «free», ovvero senza conseguenze per il trasgressore.
    Apparecchi fotografici «ciechi»: i trasgressori della Ztl la fanno franca | Il Mattino

    Camorra, a 16 anni gestisce racket ed estorsioni dopo l'arresto del padre e dello zio
    di Biagio Salvati
    MADDALONI - L’autorizzazione a proseguire i lavori per l’installazione della fibra ottica per conto della Telecom la dovevano dare loro, Giuseppe Lai e Giovanni Guzzo, due quarantenni esponenti del clan Belforte di Marcianise operanti su Maddaloni ma nemmeno il loro arresto – avvenuto ad aprile dello scorso anno per alcuni episodi commessi nel febbraio precedente – hanno fermato il racket.
    A fare le «veci» dei due, ci avrebbe pensato addirittura il figlio minorenne di uno dei due C.L. finito oggi in una comunità per minori, su ordine del tribunale competente, per reati di estorsione e usura aggravato dal favoreggiamento camorristico. Reati pesantissimi, considerando la giovane età del sedicenne che, secondo quanto raccolto dalle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica per i minorenni e svolte dai carabinieri di Maddaloni, guidati dal capitano Pasquale Puca, avrebbe continuato a svolgere gli affari di famiglia, in compagnia di altri affiliati, tra cui un altro zio, anch'egli raggiunto dalla misura cautelare dell'obbligo di dimora. Questa volta, contrariamente a quanto avvenuto in altre vicende camorristiche simili, in assenza dei «capi» detenuti, la gestione degli affari criminali non ha riguardato moglie o compagna ma un figlio minorenne.
    Lo zio del giovane boss, in particolare, è ritenuto dalla Dda di Napoli il riferimento del clan Belforte di Marcianise nella città di Maddaloni. Come il padre e lo zio, il ragazzo è accusato di estorsione e usura con l'aggravante mafiosa. Più volte, stando alle indagini, si sarebbe presentato agli imprenditori per chiedere il pizzo o la rata del prestito usuraio, riscuotendo anche somme di danaro.
    «La mia famiglia è legata ai Belforte, dovete pagare», avrebbe detto alle vittime incredule che hanno nuovamente denunciato il raid estorsivo. La vicenda, risalente al febbraio di un anno fa, quando era libero il genitori, vide sotto estorsione la «Energia e Telecomunicazioni ETL», azienda impegnata nella realizzazione di canali per l’installazione della fibra ottica, per conto della Telecom, nel comune di Maddaloni ed altri limitrofi. Successivamente, la denuncia ai carabinieri con il riconoscimento fotografico degli estorsori che però non ha fermato l’attività criminale proseguita per «via ereditaria».
    Camorra, a 16 anni gestisce il racket dopo l'arresto del padre e dello zio | Il Mattino

    Napoli, le locazioni folli del Comune: 31 contratti a partiti e sindacati, almeno la metà a metà prezzo
    di Vittorio Del Tufo
    Come Roma, peggio di Roma. Vivere in abitazioni di pregio a prezzo stracciato, o prendere in affitto negozi e garage pagando al Comune cifre vergognosamente basse, non è una prerogativa della sola Capitale. L'affittopoli in salsa napoletana è uno scandalo altrettanto grave che si trascina da almeno vent'anni, il frutto maleodorante e marcio di una malagestione del patrimonio pubblico cui nessuno è riuscito finora a porre rimedio. E sul quale si sono ora accesi i riflettori della Corte dei Conti: meglio tardi che mai. Ma recuperare i quattrini perduti, è bene chiarirlo subito, è un'impresa titanica di fronte a un bubbone di tali dimensioni, soprattutto dopo che per tanto tempo si è fatta carne di porco dei valori di mercato. Vivere a Chiaia e a Posillipo in una casa del Comune? Bastano 170 euro al mese, centesimo più, centesimo meno.
    E stiamo parlando, attenzione, del valore medio relativo all'affitto di immobili, per uso abitativo, nelle due zone dove sorgono gli immobili di maggior pregio della città.Al Vomero e all'Arenella va addirittura meglio (per gli affittuari): la media mensile è di 163 euro al mese. A Chiaia e Posillipo i negozi di proprietà del Comune sono affittati, in media, a 1253 euro al mese. Al Vomero si scende addirittura a 240 euro al mese. Duecentoquaranta euro per un negozio in affitto.
    A squadernare i dati di questo enciclopedico spreco, specchio di una gestione clientelare e dissennata del patrimonio immobiliare pubblico, è la società di servizi comunali Napoli Servizi, che nel tentativo di recuperare il tempo perduto e, soprattutto, di stanare gli evasori, ha fatto partire le lettere di messa in mora. Sapendo bene, però, che per il passato molte posizioni sono andate prescritte. La geografia di Affittopoli è democratica e orizzontale, si spreca in centro come in periferia, si spreca per le abitazioni di lusso come per le case di edilizia popolare, si spreca per i negozi come per i garage.
    Le dimensioni dello scandalo sono talmente ampie da aver generato una morosità per 88 milioni di euro, molti dei quali non saranno mai recuperati. Un bubbone che è la somma di molti sprechi e di tanti, troppi occhi chiusi. Sono morosi cittadini e commercianti, ma sono morosi anche i sindacati e i partiti.
    Di recente, Napoli servizi ha censito 31 contratti con partiti politici, passando sotto la lente di ingrandimento rapporti con il Comune riguardanti formazioni politiche di ieri e di oggi: sono lì in affitto da una ventina d'anni e non pagano neanche un euro, per conservare la loro sede. È rappresentato l'intero arco costituzionale: si va da Alleanza Nazionale ai Democratici di Sinistra, da Forza Italia a Rifondazione Comunista, dai Comunisti Italiani ai Verdi, dal Pd al Partito Popolare Italiano, dal Pdl ai Repubblicani Democratici, e altri ancora. Dei 31 contratti sotto osservazione, ben 17 beneficiano, per gentile concessione, di uno sconto del 50 per cento sulle tariffe di mercato stabilite con una delibera del 95, in quanto associazioni senza scopo di lucro con finalità pubbliche.
    È bene precisare che quel prezzo di mercato era diverso da quello odierno perché si fondava sul valore catastale, dunque erano affitti a prezzi stracciati su cui è stato praticato un ulteriore sconto. Canoni irrisori che nella maggior parte dei casi, afferma Napoli servizi, continuano a non essere pagati. Il patrimonio del Comune, oggi, ammonta a circa 60mila immobili. Sono 30.495 gli alloggi, 23.191 i locali e i depositi, 481 le scuole, 563 i fondi rustici, 1235 i suoli, 251 i monumenti e le chiese. Tante spese, guadagni irrisori.
    Napoli, case di pregio a 170 euro al mese. Lo scandalo delle locazioni del Comune | Il Mattino

    Uffici comunali sempre deserti, popolazione esasperata. E dalle denunce parte il blitz: pizzicato un dipendente su 4
    Matteo Basile
    Andare in un ufficio comunale e non trovare nessuno. Capita un giorno, quello successivo e così ancora e ancora fino a convincersi che no, non può essere solo un caso o una sfortunata coincidenza.
    Succede ad Acireale, in provincia di Catania. Ma qui i cittadini non si sono limitati alla lamentela fine a se stessa, a sbuffare e a perdere ore su ore senza far nulla. Un gruppo di loro si è rivolto al locale commissariato facendo saltare il coperchio sull'ennesimo scandalo di casa nostra. Su 240 dipendenti del Comune siciliano ben 62 sono stati beccati con le mani nella marmellata. Anzi, con le mani in mano. Tre di loro sono finiti ai domiciliari, per 12 è stato disposto l'obbligo di firma mentre in 47 sono stati indagati a piede libero. Più che furbetti del cartellino, secondo il gip di Catania, si tratta di «parassiti che venivano pagati senza lavorare» e avevano organizzato un vero e proprio metodo collaudato per timbrare senza poi essere effettivamente sul posto di lavoro. Oltre ai classici «timbro e me ne vado» e ai ben noti «timbro quando voglio» sia in entrata che in uscita, ci sarebbe stata secondo gli inquirenti una sorta di turnazione tra i dipendenti comunali: chi strisciava il badge lo faceva anche per altri due, tre, pure 5 colleghi, a rotazione. Oggi me ne occupo io, domani tu e via così per non destare sospetti. O chissà, per non stancarsi troppo. Fatto sta che delle ore teoricamente lavorate, ne siano state effettivamente svolte anche meno della metà. Ed emerge il solito caso limite di chi nel periodo oggetto dell'inchiesta in ufficio non si è mai visto.
    Dopo i sospetti e le segnalazioni, l'indagine è entrata nel vivo quando dalla Procura hanno piazzato alcune telecamere in Comune, smascherando i dipendenti assenteisti, alla fine, conti alla mano, ben uno su quattro del totale. Fino a quando uno dei «furbetti» non ha notato l'occhio elettronico che poteva fregarlo e ha pensato bene di danneggiare la telecamera facendo così scattare il blitz.
    I fannulloni sono trasversali: gli uffici interessati sono l'area tecnica, lavori pubblici, pubblica istruzione, urbanistica e ambiente, servizi sociali e sport, affari istituzionali e servizio contratti. Per tutti l'accusa è di truffa ai danni di un pubblico impiego e falsa attestazione di presenza in servizio sul luogo di lavoro. Rischiano fino a 5 anni di reclusione oltre, ovviamente, l'addio al comodo posto di lavoro. I tre agli arresti domiciliari sono quelli la cui posizione è ritenuta più grave: Mario Primavera, 59 anni, Venera Lizio, di 71, e Orazio Mammino, di 39, funzionario dell'ufficio tributi.
    I cittadini fanno arrestare gli assenteisti - IlGiornale.it

    Taranto, incendio al mercato ittico, è il 2° avvertimento
    TARANTO – Un incendio di vaste proporzioni si è sviluppato nella tarda serata di ieri all’interno dell’area del mercato ittico di Taranto, in via delle Fornaci, davanti a uno dei capannoni contenenti attrezzature per la coltivazione dei mitili. Il fuoco avrebbe avuto origine da un cumulo di rifiuti. Per spegnere le fiamme sono intervenuti i vigili del fuoco con due mezzi.
    Dai primi rilievi pare che il rogo sia di natura dolosa. Il 30 novembre scorso, nella stessa area, fu fatta scoppiare una bomba carta posizionata nei pressi di uno dei box del mercato del pesce.
    Taranto, incendio al mercato ittico, è il 2° avvertimento - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Il lucano tiene famiglia
    «boom» di permessi 104
    di Giovanni Rivelli
    POTENZA - Tengo famiglia. Lo dice oltre un lucano su quattro di quanti lavorano nella sanità pubblica invocando i benefici della «legge 104» del 1992 quella destinata a chi assiste parenti malati. Una situazione al limite dell’agibilità stando ai dati forniti dal direttore generale del dipartimento salute della Regione, Donato Pafundi. Se a livello nazionale nel settore si ha un’incidenza variabile tra il 12 e il 16 per cento dei dipendenti, nelle aziende sanitarie della Basilicata si arriva al 26/28 per cento e la media contiene delle punte di iceberg, come quella del reparto di Pediatria di Venosa. «Quattro dei cinque addetti - dice ancora Pafundi - beneficiano della legge 104 e, in conseguenza, non possono essere inseriti in servizi a turno e reperibilità. Di conseguenza le attività sono costrette a bloccarsi».
    Un peso non di poco conto. Perchè la «104», oltre alla minore elasticità della prestazione, prevede 3 giorni di permesso retribuito al mese, grosso modo il 15 per cento dell’orario. E moltiplicato per i tanti dipendenti che beneficiano della misura, negli ospedali lucani è come se su 100 assunti ne lavorassero in realtà poco più di 95, perchè 5 sono stabilmente occupati ad assistere familiari.
    Il lucano tiene famiglia «boom» di permessi 104 - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Napoli, tutto è immortale, ma proprio tutto
    ROMANO BRACALINI – Il Rinascimento napoletano è già finito e francamente era difficile immaginare Bassolino, allora sindaco, nei panni di un Lorenzo il Magnifico. Già finito il “Miracolo” napoletano che doveva stupire il mondo. Nell’intrico dei quartieri spagnoli, dove non filtra luce di redenzione, la vecchia pratica di sopravvivenza, sigarette di contrabbando, “criature” che strillano, musica a tutto volume, panni stesi sopra i vicoli bui, guappi in gessato e torvo lo sguardo, è ripresa la guerra di camorra che ha esteso il fronte della violenza incontrastata all’intera città. Non c’è più luogo sicuro, se mai ce n’è stato uno, e l’indomani si fa la conta dei morti ammazzati. Le estorsioni, le intimidazioni ai negozianti ormai non si denunciano più.
    I clan rivali si sparano allegramente per aggiudicarsi il controllo del contrabbando di zona; “bionde”, droga, prostituzione, caporalato, perché non si muove foglia che la camorra non voglia: c’è un potere parallelo di interdizione che lo Stato invisibile non riesce a combattere.
    Senti la Questura, il signor Prefetto, l’Autorità da cui ci si aspetta il tocco taumaturgico, e la risposta è sempre la stessa: «La gente non collabora, c’è omertà». Furti, estorsioni, omicidi. Vedi Napoli, con quel che segue, ha qui una tautologica teatralità. Inutile cercare di capire. Il popolo napoletano ha visto di peggio. «Un paradiso abitato da diavoli», diceva Goethe del Sud; e Napoli è la sintesi perfetta di questo viluppo primitivo di cuore, sentimento, ferocia, col rifiuto costante di un canone normale di vita. Ma sempre meglio che andare a lavorare.
    Diceva Totò: sono partenopeo e parte napoletano. La maschera tragicomica di Pulcinella è quella che più si addice alla città.
    C’è chi vende tappeti, schienali per auto, immagini di San Gennaro. Al vostro buon cuore. Un bazar di pietà, una scala infinita di piccoli commerci illegali. Si fa in modo che nell’ingorgo non ci si annoi. Se vuoi puoi chiedere un caffè. Sul lungomare Caracciolo la gente attraversa la strada e le macchine si fermano per lasciarla passare, nemmeno lo facessero sulle strisce pedonali, perché a Napoli, dove nulla è scritto, c’è grande rispetto per chi non rispetta le regole. Non so quale sia “allo stato”, come si dice nei mattinali della Questura, il bilancio aggiornato dei morti. So che siamo nella piena normalità di un’emergenza cronica, con la popolazione mezza complice degli scherani della malavita.
    Alexandre Dumas, quando ci capitò nel 1860, al seguito della spedizione garibaldina, s’era dovuto rendere conto della precarietà della vita e dei pericoli che incombevano sui viaggiatori nel Napoletano. «Ho rischiato di essere assassinato due volte», scrive nelle sue memorie. «Sono sfuggito per un pelo ai briganti, in mezzo a una scarica di pallottole; sono stato testimone di quattro duelli, ho rischiato di farne dieci». Il popolo napoletano, anche nei giudizi più benevoli, veniva rappresentato come oppresso da «turpi vizi» e da «corruzione profonda: una società immobile e arretrata, un popolo crudele e ignorante» che sopportava ogni sopercheria.
    La popolazione del Regno delle Due Sicilie, scriveva nel 1855 l’economista napoletano Antonio Scialoja, era composta «da otto milioni e mezzo di pecore». L’immagine di una landa fosca e misteriosa prevalse a lungo nei resoconti del primi piemontesi calati al Sud. Luigi Carlo Farini, inviato di Cavour a Napoli, mandava rapporti sconsolati sulla qualità del vivere civile. Diceva Giosuè Carducci: «Due cose sono immortali in Italia: l’Arcadia e la camorra». A Napoli è più vero che altrove.
    All’alba del Novecento un commissione d’inchiesta parlamentare accertò che decine di comuni del napoletano erano collusi con la camorra e che il direttore del maggior quotidiano napoletano Il Mattino, Edoardo Scarfoglio, vi era implicato fino al collo. Era cambiato tutto, ma la musica era sempre la stessa.
    Un documento del 1817 ci informa che a quell’epoca operava a Napoli la “Bella Società riformata”, ossia la camorra, la cui struttura consisteva in 12 “capintriti” (uno per ogni quartiere di Napoli), ciascuno dei quali aveva sotto di sé “contaioli” (tesorieri), “capiparanza” (capizona) e camorristi semplici. A questa “società” maggiore, di primo livello, corrispondeva una società minore, di sottolivello, detta degli aspiranti: giovanotti onorati o guappi di sgarro, i quali attraverso imprese e servizi (sfregi, ferimenti, intimidazioni, o assassinii su commissione) potevano sperare di diventare effettivi nella società maggiore.
    Una carriera che faceva gola a molti. Il rito di iniziazione si svolgeva nella chiesa di Santa Maria di Formello. Era un rito cruento che metteva alla prova la serietà e il coraggio dell’iniziato. Intorno a un tavolo sul quale era posta una moneta si riunivano i camorristi, pugnali alla mano, e in mezzo a loro il candidato, che a un cenno del capoparanza doveva sottrarre la moneta prima che i camorristi glielo impedissero con la punta dei loro pugnali.
    La camorra che «ha per scopo il guadagno senza lavoro, per mezzi la forza, per strumento l’altrui paura», come ripeteva un codice d’onore consolidato, era tollerata dal governo napoletano. Anzi, il re trovava più conveniente combattere la Carboneria piuttosto che la camorra, che in più occasioni trovò il modo di metterla al proprio servizio. Anche dopo il 1860 la struttura della società napoletana, con i suoi intrecci malavitosi, rimase sostanzialmente immutata e a quanto pare non è cambiata ai tempi nostri. Si è solo aggiornata.
    Napoli, tutto è immortale, ma proprio tutto | L'Indipendenza Nuova


  7. #497
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    44,142
     Likes dati
    1,276
     Like avuti
    2,954
    Mentioned
    29 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Terryes

    Bruciate le cartelle cliniche dei malati

    Puglia.Documenti del Vito Fazzi di Lecce, indagano i carabinieri.


    Cose già viste negli ospedali. Anche al Nord.
    Con la magistratura naturalmente inerme.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #498
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Terryes

    Potenza, sugli autobus spuntano i... funghi
    Gli inconsueti «passeggeri» hanno fatto la loro apparizione da un’intercapedine dei sedili passeggeri. E poiché non crescono in una notte, è lecito supporre che la frequenza delle pulizie lasci a desiderare
    POTENZA - Sorpresa: a bordo degli autobus urbani spuntano i... funghi. Sì, proprio funghi commestibili, appartenenti alla celebre famiglia dei Plerotus. Solo che invece di crescere nel sottobosco o su una fungaia, sono spuntati a bordo degli autobus destinati al trasporto pubblico urbano per la città di Potenza. La notizia ha fatto il giro del web in tempi strettissimi, riscuotendo ilarità e stupore tra gli utenti della rete. Dall’ilarità, però, si passa subito alla perplessità e all’indignazione quando si pensa alle responsabilità sulla mancata pulizia e buona manutenzione dei mezzi.
    Gli inconsueti «passeggeri» hanno fatto la loro apparizione da un’intercapedine dei sedili passeggeri. E poichè non crescono in una notte, è lecito supporre che la frequenza delle pulizie lasci a desiderare.
    Potenza, sugli autobus spuntano i... funghi - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Napoli, il portellone della nave è bloccato: i passeggeri restano a bordo
    Bloccati a bordo della nave nel porto di Napoli senza poter scendere per un guasto al portellone; è accaduto stamattina a bordo della nave della Caremar, partita alle 8,45 da Ischia diretta a Napoli. La nave giunta a «Calata Porta di Massa» intorno alle 10:25 ha attraccato al molo ma il grosso portellone si è bloccato impedendo ai passeggeri di scendere. L'attesa è durata circa 40 - 45 minuti e solo alle 11:05 - grazie all'aiuto di alcuni tecnici che sono riusciti a salire a bordo - il portellone si è abbassato e i passeggeri sono sbarcati a terra.
    Napoli, il portellone della nave è bloccato: i passeggeri restano a bordo | Il Mattino

    "Falso con la multa": vigile condannato a otto mesi a Palermo
    di Riccardo Arena
    Secondo l’accusa attestò che l’automobilista non era presente indicando anche un luogo diverso dell’infrazione
    PALERMO. La contravvenzione sarebbe dovuta costare 54 euro all’automobilista, ma in realtà è costata molto di più, al vigile, condannato a 8 mesi. Pena sospesa — e con una notevole riduzione rispetto ai due anni del primo grado — all’agente di polizia municipale Giovanni Ferina, 54 anni, «reo» di aver multato, nel marzo 2014, tra viale Lazio e viale delle Alpi, un automobilista commettendo un falso, una sorta di contravvenzione «a tradimento», della serie «non si preoccupi che, se si sposta, non le faccio niente» e invece poi il verbale era arrivato, puntuale e inesorabile, a casa.
    Un affronto gravissimo, perché ritenuto contrario al fair play dell’eterno e più o meno leale duello tra automobilisti e caschi bianchi. Tuttavia, secondo i giudici, in questo caso è stato violato anche il codice penale: perché nell’atto amministrativo era stata rilevata la sosta in doppia fila, contestazione in realtà non rispondente alla realtà, e il conducente sarebbe stato dato per assente al momento della verbalizzazione, quando invece si era presentato, come spesso accade, per spostare l’auto in extremis.
    "Falso con la multa": vigile condannato a otto mesi a Palermo - Giornale di Sicilia

    A Bisceglie trovato latte fresco con data di scadenza alterata
    Sequestrati 5.000 litri di latte prodotto da un’azienda molisana e dal quale è stata attribuita una durabilità di due giorni superiore a quella prescritta
    BARI - I Carabinieri del N.A.S. di Bari nell’ambito di controlli in campo nazionale disposti dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, tesi a monitorare sia le condizioni igieniche delle attività dedite alla lavorazione e commercializzazione del latte e dei suoi derivati, presso un deposito di prodotti lattiero caseari di Bisceglie (BT), hanno sequestrato 5.000 litri di latte fresco e fresco alta qualità in bottiglia prodotto da un’azienda molisana e dal quale è stata attribuita una durabilità di due giorni superiore a quella prescritta. Secondo le disposizioni normative vigenti, infatti, a garanzia del consumatore, la data di scadenza per il latte fresco pastorizzato e del latte fresco pastorizzato di Alta Qualità è determinata nel sesto giorno successivo a quello del trattamento termico (pastorizzazione).
    I controlli scaturiti dall’osservazione di diverse date di scadenza del latte fresco per aziende di produzione differenti, nel corso della normale attività ispettiva presso i diversi punti vendita distribuiti sul territorio, instillavano il dubbio su una scorretta prassi di attribuzione della scadenza che consentisse, soprattutto ad aziende con sede di produzione lontane dal territorio regionale, di poter recuperare i tempi di lavorazione e distribuzione rispetto alle aziende locali.
    L'attività di osservazione del deposito e la successiva verifica sul latte in arrivo, consentiva di accertare l’effettiva irregolarità della prassi adottata dall’azienda molisana.
    A Bisceglie trovato latte fresco con data di scadenza alterata - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Choc nel Napoletano: non li fanno salire a bordo senza biglietto e lanciano sassi contro il treno
    Non li hanno fatti salire a bordo di un treno regionale in quanto sprovvisti di biglietto e loro, per vendicarsi, hanno lanciato sassi contro il mezzo, per fortuna non causando danni. accaduto nel pomeriggio nel Napoletano, a Frattamaggiore. A quattro viaggiatori gli agenti di Trenitalia avevano impedito l'accesso sul treno regionale Caserta- Napoli. Indispettiti, i quattro, hanno lanciato alcuni sassi. Giunti a Napoli centrale con il tren o successivo, sono stati identificati e fermati dalla polizia ferroviaria.
    Choc nel Napoletano: non li fanno salire a bordo senza biglietto e lanciano sassi contro il treno | Il Mattino

    ARRESTATA DONNA NEL FOGGIANO
    All'obitorio per ultimo saluto al suo ex: gli ruba la collana
    Il pretesto - secondo i carabinieri - era quello di dare l’ultimo saluto all’uomo 60enne con il quale aveva convissuto fino a un anno fa, e che ieri sera è morto. Ma quando l’ex convivente è entrata nella sala dell’obitorio, ha tolto - secondo l’accusa - dal collo del defunto una collana in oro. Del furto, però, si è accorta un’altra donna, l’attuale compagna del defunto, che ha chiesto l’intervento dei carabinieri. I militari hanno visionato le immagini delle telecamere di videosorveglianza e hanno accertato il reato. E’ accaduto questa mattina, a Trinitapoli (Bat). La presunta protagonista del furto è stata arrestata è una romena di 46 anni, Ana Ionta.
    All'obitorio per ultimo saluto al suo ex: gli ruba la collana - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    I teroni devono essere aiutati a "elaborare il lutto".
    Tanto, alla fine, paga Pantalone....

    Pomigliano. Al cimitero aperto uno sportello per elaborare il lutto
    POMIGLIANO D'ARCO - Uno sportello di ascolto direttamente al cimitero per aiutare le persone colpite da un lutto ad elaborarlo ed affrontarlo nel modo corretto. Accade a Pomigliano d'Arco, nel Napoletano, dove per due giorni a settimana i cittadini potranno usufruire, direttamente nel camposanto, di gruppi di confronto coordinati da due psicologhe, per poter elaborare correttamente la perdita di un proprio caro. L'iniziativa è stata varata dall'assessorato alle Politiche sociali dell'amministrazione guidata dal sindaco di centrodestra Lello Russo, e si avvarrà della consulenza di due psicologhe di orientamento sistemico-relazionale, esperte in consulenza e terapia, che due volte a settimana, il lunedì ed il mercoledì, dalle 9 alle 11, cercheranno di aiutare le persone a superare il momento difficile, «favorendo la condivisione dell'esperienza della perdita e delle emozioni connesse, in gruppi di confronto». «Il sostegno psicologico durante un'esperienza tanto dolorosa è fondamentale - spiega l'assessore alle Politiche sociali Mattia De Cicco - quello che offriamo ai cittadini è l'opportunità di farsi aiutare, di elaborare correttamente il proprio lutto».
    Pomigliano. Al cimitero aperto uno sportello per elaborare il lutto | Il Mattino

    «Tuo figlio ha fatto un incidente, passerà un carabiniere a ritirare 600 euro», è boom di truffe agli anziani in Cilento
    di Paola Desiderio
    CAPACCIO - «Tuo figlio ha fatto un incidente, sta bene ma la macchina è danneggiata, fra poco passerà un carabiniere a ritirare 600 euro». Sono diverse le persone anziane di Agropoli e Capaccio che in questi giorni hanno ricevuto telefonate di questo genere. Il trucco è noto, i truffatori contano sull'ansia che una notizia del genere può provocare nell'anziano genitore. Per fortuna sembra che, almeno fino ad ora, le truffe non siano andate in porto.
    In pratica all'anziano arriva la telefonata. La persona dall'altra parte si presenta come un avvocato, spiega che il figlio ha avuto un incidente e che si trova in caserma. L'uomo domanda all'anziano se sia solo in casa. Dice che la macchina è molto danneggiata e che passerà un carabiniere a ritirare dei soldi che servono al figlio urgentemente.
    Le forze dell'ordine invitano a mettere in guardia le persone anziane contro questo tipo di truffe, a non fidarsi di richieste in denaro da parte di sconosciuti e di accertarsi subito se quanto riferito sia vero.
    «Tuo figlio ha fatto un incidente, passerà un carabiniere a ritirare 600 euro», è boom di truffe agli anziani in Cilento | Il Mattino

    Casavatore. Tenta di rubare un'auto spingendola con la sua vettura ma i carabinieri lo vedono e lo arrestano
    Napoli - Con un complice ruba un'auto e cerca di portarla via spingendola con la sua Fiat Panda: è successo a Casavatore dove i carabinieri hanno arrestato, in flagranza di reato, un uomo di 36 anni, Carmine Salerno. Il complice di Salerno, che era alla guida dell'auto rubata, una Seat Leon, è riuscito a fuggire e adesso è ricercato dai militari. I due sono stati individuati da una pattuglia che ha notato la scena. La Seat Leon è stata restituita al proprietario mentre il ladro è finito in cella.
    Casavatore. Tenta di rubare un'auto spingendola con la sua vettura ma i carabinieri lo vedono e lo arrestano | Il Mattino

    Campania. Terrore in autostrada: spranghe di ferro e violenza. Cinque rapine in un mese
    di Paolo Barbuto
    Sono in cinque, arrivano in piena notte, armati di spranghe, mascherati, violenti: minacciano, sfasciano, non esitano a colpire chi si ribella. C'è una gang che colpisce le aree di servizio delle autstrade che circondano Napoli. In poco più di un mese cinque colpi: stessa auto, stesse modalità, identica rapidità di esecuzione. Ieri notte hanno rapinato l'area di servizio Tre Ponti Ovest sulla Caserta-Salerno.
    Il bottino è stato di ventimila euro tra incasso e prodotti asportati (principalmente tabacchi). Nelle foto che vedete, tratte dal video che è stato acquisito dalla Polizia Stradale che indaga, c'è il momento in cui l'addetto al turno di notte viene minacciato e costretto a rimanere viso a terra per tutto il tempo della rapina. Andando via i delinquenti hanno letteralmente strappato dal muro il sistema di videosorveglianza dell'impianto. Ma le immagini erano già salvate su un altro supporto.
    Campania. Terrore in autostrada: spranghe di ferro e violenza. Cinque rapine in un mese | Il Mattino

    Lecce, compito copiato all'esame
    da avvocato: ecco i 103 imputati
    che pagheranno 11mila € a testa
    LECCE – Per i compiti copiati all’esame di avvocato del 2012, 103 persone all’epoca aspiranti avvocati del distretto di Lecce-Brindisi-Taranto dovranno pagare 11mila euro ciascuno. La richiesta al gip di decreto penale di condanna è stata firmata dal procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta. Si chiudono così le indagini sull'inchiesta aperta nel 2013 in seguito alla scoperta da parte della Commissione di Catania di 103 elaborati 'sospettì, poi annullati, durante gli esami di avvocato che si svolsero nel dicembre 2012 nel Salento e ai quali si presentarono oltre un migliaio di candidati, tutti delle province di Lecce, Brindisi e Taranto.
    Furono scoperti elaborati relativi a una prova scritta di diritto penale, civile e la elaborazione di un atto, risultati effettivamente copiati o da Internet o con altri mezzi, con mail o sms inviati da studi legali o da persone di fiducia sui telefonini dei candidati. L’inchiesta si è chiusa con l’invio al gip di Lecce dell’emissione di 103 decreti penali di condanna per "utilizzazione di elaborati non propri in concorsi pubblici". Reato che viene punito da tre mesi a un anno di reclusione ma la Procura ha deciso di chiedere la conversione del minimo previsto dalla pena detentiva, tre mesi, in una pena pecuniaria pari a 11 mila euro per ciascuna delle 103 persone coinvolte nell’inchiesta, 40 delle quali sono iscritte all’albo Praticanti degli Ordini di Lecce, Brindisi e Taranto, uno a quello di Foggia, mentre 20 sono già diventati avvocati (sulla loro posizione deciderà quindi l’Ordine degli Avvocati), mentre altri 40 risultano abilitati all’estero.
    Un esame fotocopia utilizzando dispense scaricate da Internet, copiando alla lettera l’elaborato fotografato in aula e fatto girare tra i candidati. Persino scambiando messaggi su whatsapp o con email inviate direttamente dagli studi legali sui telefonini degli aspiranti avvocati. In sostanza, un perfetto copia incolla per superare la prova scritta dell’esame da avvocato. Costato caro, però, a 103 candidati.
    Nelle scorse ore, infatti, il Procuratore capo Cataldo Motta ha inviato alle varie cancellerie dei gip del Tribunale di Lecce la richiesta di decreto penale di condanna convertito in una pena pecuniaria di undici mila euro per ciascun aspirante. Un’alternativa rispetto all’applicazione della pena detentiva. L’accusa contestata è quella di utilizzazione di apparati non propri in concorsi pubblici contenuta nell’articolo 1 della legge 475 regio decreto numero 7 del 1925. La condanna oscilla da tre mesi a un anno.
    Lecce, Â*compito copiatoÂ*all'esame da avvocato: ecco iÂ*103 imputati che pagheranno 11mila € a testa - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Odissea di 13 giorni per una spalla frantumata: calvario in cerca di ricovero in Campania
    di Ettore Mautone
    Cadere da una scala a 75 anni, maciullarsi una spalla (ma poteva andare peggio) e dopo un pronto soccorso all'ospedale più vicino, quello di Nola, girovagare per tredici giorni in vari ospedali alla disperata, quanto vana, ricerca di un posto letto e dello specialista giusto per l'intervento risolutivo.
    Un'operazione impossibile da praticare in tempi brevi in una struttura pubblica: perché non c'è posto, le liste di attesa sono irricevibili e la migliore sistemazione proposta è un ricovero in barella per settimane. Da Nola al Vecchio Pellegrini, è trafila tra gli ospedali campani. Al Cardarelli, al Cto e al Policlinico (gli unici in grado di trattare quella frattura), rispondono picche. Tutto esaurito, corsie al completo. La prospettiva è un'attesa di almeno quindici giorni necessari per effettuare i quindici-sedici interventi che precedono il paziente nel gradiente delle urgenze. Prendere o lasciare.
    La decisione della famiglia è di rintracciare lo specialista che dirige l'unità di Ortopedia. Quello che tutti hanno consigliato. La visita avviene in una clinica privata. Qui viene anche consigliata e praticata la Tac 3D. È una brutta frattura. E questo lo si sapeva già. La novità è la necessità di una protesi. Ma nessuna via preferenziale per l'agognato ricovero. I malati sono tutti uguali. Si torna dunque al pronto soccorso dell'ospedale Pellegrini. La situazione non cambia. Non c'è posto. Nemmeno i carabinieri, ovviamente, possono fare il miracolo. Un nipote del malcapitato paziente che vive a Roma e che conosce il Cto di Torino, prenota allora il ricovero, e anche i biglietti del viaggio per lo zio. Dopo tredici giorni con la spalla bloccata e un dolore da piangere arriva la fine del tunnel. E poi dici la migrazione sanitaria. Infine la decisione di partire alla volta di Torino, dove grazie all'appoggio di un parente l'intervento sarà effettuato in settimana.
    Odissea di 13 giorni per una frattura: calvario in cerca di ricovero in Campania | Il Mattino

    A BRINDISI
    Era in malattia ma lavorava privatamente
    BRINDISI - In malattia per la Asl di Brindisi dove lavorava ma in servizio per i pazienti privati. Per questo un medico radiologo è stato licenziato. Altri tre medici hanno ricevuto sanzioni disciplinari dopo l’indagine svolta dai carabinieri del Nas di Taranto. I quattro dirigenti medici di cui tre in servizio presso i presidi ospedalieri della provincia di Brindisi ed uno presso il dipartimento di prevenzione sono: un radiologo per il quale è scattato il licenziamento, un anestesista e un medico del dipartimento di prevenzione, sospesi dal servizio senza retribuzione fino a dodici giorni; un dermatologo per il quale è stato avviato il procedimento ma non è stata irrogata alcuna sanzione perchè sta per andare in pensione.
    I fatti contestati sono scaturiti da una ispezione dei Nas di Taranto effettuata pochi mesi addietro presso un poliambulatorio del brindisino: i carabinieri hanno scoperto che il radiologo aveva svolto attività lavorativa in quel centro in giorni in cui era assente dall’ospedale per malattia. Le visite fiscali inviate dalla direzione dell’Asl erano state effettuate da un medico del dipartimento che effettuava anche attività lavorativa libero professionale nel medesimo centro privato in cui operava il radiologo (che aveva peraltro l’incarico di responsabile sanitario del centro), contravvenendo al codice di comportamento dei dipendenti pubblici in tema d’incompatibilità per conflitto d’interessi. Per quanto riguarda il dermatologo e l’anestesista è stato accertato che avevano svolto, arbitrariamente, visite mediche in libera professione nel poliambulatorio, nonostante avessero optato per un rapporto di esclusività con l’Asl.
    I medici hanno continuato a percepire indebitamente l'indennità mensile aggiuntiva dell’esclusività. Gli atti sono al vaglio della procura della Repubblica di Brindisi, che ha coordinato l’attività investigativa dei Nas. Tutti dovranno restituire, comunque, all’Asl le indennità indebitamente percepite che, a quanto stimato, ammontano a diverse decine di migliaia di euro.
    Era in malattia ma lavorava privatamente licenziato medico - home - La Gazzetta del Mezzogiorno

    Stuprata a sedici anni, il racconto choc della ragazzina di Pagani
    di Nicola Sorrentino
    Hanno deciso di non rispondere alle domande del gip Giovanna Pacifico, Giuseppe Bombardino e Antonio Saggese, i due ragazzi paganesi accusati di aver picchiato, sequestrato e stuprato una ragazza di 16 anni tra la notte di venerdì e sabato. Il magistrato ha convalidato per entrambi la misura in carcere, sottolineando l’assoluta «assenza di autocontrollo» dei due, nel caso fossero rimessi in libertà.
    Momenti di orrore quelli vissuti dalla ragazzina, finita nelle grinfie dei suoi aguzzini poco dopo essere uscita da una cornetteria. I due ventenni l’avrebbero prima bloccata per le braccia, minacciandola di morte, per poi sbatterla contro un’auto e una saracinesca. Vanificando, di fatto, i tentativi di fuga messi in atto dalla 16enne. Poi si sarebbero fermati nei pressi di una scuola, costringendola a bere dell’alcool e a consumare rapporti sessuali con entrambi. Infine, l’avrebbero liberata nei pressi della propria abitazione.
    Un vortice di violenza e umiliazioni, durato diverse ore, con la ragazza svenuta e soccorsa dalla madre, intervenuta per portarla in ospedale. I segni della violenza avevano poi costretto i medici ad allertare i carabinieri, i quali dopo vari tentennamenti della vittima e l’insistenza della madre, avevano finalmente verbalizzato la denuncia.
    Un racconto, quello della minore, fatto di indizi e riscontri precisi, utili all’identificazione dei due. Ad incastrare Saggese e Bombardino non solo il filmato di un sistema di videsorveglianza, che avrebbe catturato la brutalità dei modi con i quali gli aggressori erano riusciti a far salire in auto la 16enne. Ma anche il graffio riportato da uno dei due, prova della resistenza della ragazza. Saggese e Bombardino avevano anche provato ad opporsi all’arresto dei carabinieri, tra spintoni e insulti. Ad insospettire i militari, anche il fatto che i due ventenni non indossassero slip al momento dei controlli. Nella denuncia, la ragazza ha parlato dell’indifferenza di due persone che l’avrebbero vista mentre tentava di sfuggire dai due uomini. Senza però intervenire in suo soccorso.
    Stuprata a sedici anni, il racconto choc della ragazzina campana | Il Mattino

    Arrestati due napoletani rapinatori di banca: avevano razziato anche le medaglie della Nazionale di Facchetti
    Nell'imbottitura dell'auto avevano nascosto ottocentomila euro, gioielli, preziosi orologi monete d'oro ed anche le medaglie d'oro appartenute a Giacinto Facchetti, calciatore dell'Inter e della Nazionale morto nel 2006, ed altri cimeli sportivi del campione. La polizia stradale ha arrestato i due uomini, fermati a bordo dell'auto sull'autostrada del Sole, per rapina e sequestro di persona. Sono accusati di aver compiuto una rapina venerdì 12 febbraio alla Banca Popolare di Bergamo di Cassano d'Adda, in provincia di Milano, dove in una cassetta di sicurezza della famiglia Facchetti erano custodite anche le medaglie.
    In totale sono oltre 90 le medaglie d'oro appartenute a Facchetti recuperate sabato scorso dalla polizia stradale della sottosezione di Roma Nord in una intercapedine all'interno di vecchia Lancia Lybra sull'autostrada del Sole. Secondo gli investigatori sarebbero quelle ricevute dal calciatore per ogni sua presenza in nazionale. È stato l'atteggiamento dei due uomini a bordo dell'auto, a far capire ai poliziotti che c'era qualcosa di strano. Quando hanno visto l'auto dei poliziotti, la Lancia ha rallentato per farsi superare e poi si è fermata in corsia di emergenza. Avvicinati dagli agenti i due, napoletani di 39 e 48 anni, hanno finto che l'auto avesse un guasto ed hanno chiesto ripetutamente di chiamare un soccorso in modo da portare via al più presto l'auto.
    Ma dai controlli è emerso che avevano «tre pagine» di precedenti ed è scattata così la perquisizione dell'auto. Il nascondiglio, che si trovava tra i sedili posteriori e il portabagagli, è stato scoperto perchè gli agenti hanno notato due strani viti proprio sui sedili e dal fatto che l'impianto a gas era stato collocato in modo 'anomalò. Altra particolarità è che entrambi non avevano telefoni cellulari, proprio per evitare di essere 'intercettati'.
    Il bottino era frutto della rapina compiuta alla Banca Popolare di Bergamo di Cassano d'Adda, in provincia di Milano il giorno precedente - i due sono stati fermati sabato - dove facendo un buco in un negozio accanto alla filiale, sono entrati all'orario di chiusura, hanno preso in ostaggio i dipendenti e si sono impossessati del contenuto di 34 cassette di sicurezza per un totale di 800 mila euro, di cui solo 70mila trovate nelle casse della banca ed il resto contenuto nelle cassette di sicurezza.
    Arrestati due napoletani rapinatori di banca: avevano razziato anche le medaglie della Nazionale di Facchetti | Video | Il Mattino

    BOLLO DI SAPONE - SICILIA COME LA GRECIA: IL BOLLO AUTO NON LO PAGA NESSUNO: I TRIBUTI DOVUTI E NON PAGATI TRA L’ANNO 2000 E IL 2012 AMMONTANO A OLTRE UN MILIARDO! LA SICILIA HA DEBITI PER QUASI 8 MILIARDI…
    È una buona metafora, questa storia del bollo auto in Sicilia, per spiegare l’incapacità (o l’assenza o la connivenza) delle istituzioni nell’isola. In teoria, evaderlo è impossibile: accanto alla targa di ogni veicolo appaiono il codice fiscale di chi lo possiede e il suo indirizzo di residenza. Ma ci vuole la volontà di andarlo a cercare…
    Fausto Carioti per “Libero quotidiano”
    Un miliardo, duecentosettantaquattro milioni, centocinquantamila e duecentoventi euro. Che «depurati da sgravi vari, sospensioni e contribuenti deceduti, si riducono a euro 762.262.850». Ovvero 150 euro esatti per ogni siciliano, neonati inclusi. Tu chiamale, se vuoi, evasioni. Innocenti evasioni, dato che le possibilità di essere acciuffati dagli incaricati di Riscossione Sicilia sono bassissime.
    Quel miliardo e passa, cifra iperbolica, è l’ammontare dei tributi dovuti dai siciliani per il possesso dei loro veicoli e non pagati tra l’anno 2000 e il 2012. Nello stesso periodo, per lo stesso tributo, nella stessa regione, sono state infatti «riscosse somme solo per 169.512.013 euro». Meno del 12% del totale. Numeri e ammissioni che appaiono per la prima volta negli atti della giunta siciliana, grazie alla relazione che accompagna il disegno di legge sulla regionalizzazione della tassa automobilistica.
    Provvedimento con cui Alessandro Baccei, assessore per l’Economia di Rosario Crocetta, spera di invertire la rotta a partire dal prossimo anno. In attesa di vedere se la medicina funziona almeno un po’, la diagnosi conferma la estrema originalità della gestione finanziaria della Regione, che a fronte di un debito destinato a raggiungere i 7,9 miliardi a fine 2015 (ma negli angoli bui delle contabilità locali potrebbero nascondersi orrende sorprese), a spese sanitarie pari a 9,2 miliardi l’anno (il 46% delle uscite regionali) e alla incapacità di riscuotere persino un tributo “facile” come quello sull’auto, con sprezzo del ridicolo mette in conto al Servizio sanitario anche quel particolare intervento di chirurgia estetica noto come «sbiancamento anale» (uno dei motivi per cui nei giorni scorsi la procura di Palermo ha fatto arrestare il primario Matteo Tutino, medico personale di Crocetta).
    È una buona metafora, questa storia del bollo auto in Sicilia, per spiegare l’incapacità (o l’assenza o la connivenza) delle istituzioni nell’isola. In teoria, evaderlo è impossibile: accanto alla targa di ogni veicolo appaiono il codice fiscale di chi lo possiede e il suo indirizzo di residenza. Ma ci vuole la volontà di andarlo a cercare. E poi in Sicilia tutto sembra fatto apposta per aiutare chi non paga, inclusi i tempi del contenzioso: gli accertamenti per i bolli auto evasi nel 2009 sono stati notificati nel 2012 e iscritti a ruolo solo nel 2015.
    È lo stesso Baccei, tecnico di scuola Ernst & Young, messo alle costole di Crocetta da Graziano Delrio, a trovare imbarazzante il confronto con le altre regioni. Col Veneto, ad esempio: il numero di veicoli è simile, anzi in Sicilia ce ne sono di più (4,2 milioni contro 3,9), eppure il gettito che il Veneto ricava dal bollo auto è più che doppio rispetto a quello della Sicilia: 696 milioni di euro contro 345,8 milioni.
    Detta altrimenti, se la riscossione del tributo avvenisse con la stessa efficacia con cui è svolta in Veneto, a palazzo d’Orleans, sede della giunta di Crocetta, incasserebbero oltre 300 milioni in più ogni anno e non ci sarebbe stato bisogno di elemosinare una cifra identica presso il governo centrale, come avvenuto nei giorni scorsi.
    Con grande scandalo dei leghisti, che chiedevano a Matteo Renzi di dare quei soldi proprio al Veneto, colpito dalla tromba d’aria (da conservare, a proposito, le parole di Giovanni Ardizzone, presidente dell’assemblea siciliana e membro dell’Ucd: «I senatori leghisti pensassero al Veneto, regione in cima alla classifica per evasione fiscale»). Normale, così, che il gettito ricavato in media dal bollo auto di ogni veicolo siciliano (mettendo nel conto anche quelli che non pagano, secondo la regola di Trilussa) sia pari ad appena 81 euro e risulti essere il più basso d’Italia.
    Il Veneto ne fa 179, il Piemonte 127, la Lombardia 120, l’Emilia-Romagna 134, il Lazio 136 e la Campania 96. Il confronto con la Campania, che certo non è un modello di efficienza fiscale, è umiliante anche dal punto di vista dei costi: per la gestione delle tasse automobilistiche la Sicilia spende ogni anno 8,5 milioni di euro, mentre la Campania, scrivono i tecnici della giunta, «con un parco veicoli più numeroso, con procedure di aggiudicazione a terzi del servizio, ha costi pari a euro 3.850.000».
    in sicilia il bollo auto non lo paga nessuno: all'appello manca oltre un miliardo! - Politica

    Vince il concorso di professore. Ma le Iene lo smascherano: "Ha copiato da altri libri"
    Dario Tomasello, un professore di letteratura dell’Università di Messina, vince il concorso di abilitazione a professore ordinario. Ma le pubblicazioni di Tomasello, sembra, che fossero in gran parte copiate da altri libri
    Luisa De Montis
    Dario Tomasello, un professore di letteratura dell’Università di Messina, vince il concorso di abilitazione a professore ordinario.
    Ma le pubblicazioni di Tomasello, sembra, che fossero in gran parte copiate da altri libri. In particolare da un altro professore che ha provveduto a denunciare Tomasello per plagio e per truffa ai danni dello Stato. Il caso, raccontato da Le Iene, è tuttora aperto, visto che il processo non si è ancora concluso. Intanto però sulla vicenda è intervenuto anche il Movimento 5 Stelle.
    "Non consentiremo al Miur di chiudere con due parole di circostanza il caso di Dario Tomasello, il professore associato di letteratura italiana contemporanea all'Università di Messina, e figlio dell'ex potente rettore dello stesso ateneo, che avrebbe copiato interi passaggi della prova per l'abilitazione a professore ordinario", scrive in una nota il M5S che alla Camera ha presentato un'interrogazione sulla vicenda (primo firmatario Francesco D'Uva). "Il ministero non può cavarsela affermando che la commissione giudicante, seppure messa davanti a quello che sembra a tutti gli effetti un caso di plagio, ha deciso di non modificare il giudizio. Interroghiamo ministro Giannini per avere chiarimenti sul caso".
    Vince il concorso di professore. Ma le Iene lo smascherano: "Ha copiato da altri libri" - IlGiornale.it


    Video Le Iene: PECORARO: Vince il concorso di professore universitario "pare" copiando - I SERVIZI | MEDIASET ON DEMAND


    Questo è il babbo....
    Bufera sull'Università di Messina. Condannato il rettore Tomasello

  9. #499
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    44,142
     Likes dati
    1,276
     Like avuti
    2,954
    Mentioned
    29 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Terryes

    Da fragole ad asparagi, primizie in anticipo

    Coldiretti, in Sicilia primi avocado Made in Italy

    Di avvogadi siculi siamo da sempre invasi e ne abbiamo persino un po' le tasche piene.
    Tutti "principi del buco", infilati nelle più alte cariche.
    Sarà certamente per merito.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #500
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    22,425
     Likes dati
    46,241
     Like avuti
    21,159
    Mentioned
    159 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Terryes

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Da fragole ad asparagi, primizie in anticipo

    Coldiretti, in Sicilia primi avocado Made in Italy

    Di avvogadi siculi siamo da sempre invasi e ne abbiamo persino un po' le tasche piene.
    Tutti "principi del buco", infilati nelle più alte cariche.
    Sarà certamente per merito.
    Si vede infatti l'enormi civiltà giuridica itaGliana ...

    Immigrato stuprò ripetutamente una minorenne: il giudice lo "grazia" - IlGiornale.it
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

 

 
Pagina 50 di 83 PrimaPrima ... 4049505160 ... UltimaUltima

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito