
Originariamente Scritto da
Misteto Fanoi
Direi di no. O meglio, detta così, senza ulteriori spiegazioni... no, l'economia non può essere un'arte. A maggior ragione "empirica", perchè d'empirico c'è davvero poco (dal mio punto di vista).
Facciamo un esempio: quando il turista medio finisce in un museo si ritrova davanti un pezzo di tela colorato che non gli dice molto. Poi arriva la guida e tutto piano piano prende senso. Alla fine però, il giudizio resta soggettivo: a quel turista l'opera può piacere o meno. De gustibus... ognuno ci vede trova qualcosa di diverso, in base alla sua esperienza.
In passato con l'economia è stato un po' lo stesso: l'economista osservava un comportamento "economico", ne estrapolava una "teoria" e la "provava" fondandola su una rigorosa analisi (con la modernità, "statistica"), prendendo i dati da un passato remoto o nel presente. Il metodo quindi, era de facto "scientifico". Solo che poi arrivava un altro economista, estrapolava una teoria alternativa, e la provava su un altro campione (in alcuni casi addirittura lo stesso!). Alla fine entrambe le teorie restavano "provate",ma contraddittorie... Così le rispettive "scuole" andavano avanti per decenni a darsele addosso nel tentativo di provare la correttezza di uno a scapito della falsità dell'altro. Come esistono 100 interpretazioni diverse della Venere di Botticelli, così esistono 100 teorie del lavoro o della moneta...
I rottami di questa economia, detta appunto "politica", sopravvivono ancora oggi: Il "profitto" è il motore di un sistema economico o "il furto" di una classe a scapito dell'altra? Il lavoro è un semplice fattore produttivo o l'essenza stessa di un sistema economico? La retribuzione deve essere lasciata al mercato o è necessario regolarla? La tassazione deve essere progressiva o indipente dal reddito...
Insomma, in passato l'economia non era poi così diversa da una puntata di porta a porta... esattamente come la chimica non era diversa dall'alchimia.
Oggi l'approccio è diverso: date le condizioni x-y-z-f-h-i.... l'aspettativa è al 20% A, al 15%B, al 50%C, ecc ecc...
Non ci sono giudizi "descrittivi" o peggio smaccatamente etici(è giusto fare z in assoluto, c'è una mano invisibile... la lotta di classe...) ma distribuzioni di probabilità sulla base di "modelli" più o meno complessi.
La capacità, o se vogliamo l'"arte" dell'economista, sta nello sviluppare un modello sufficientemente valido da reggere alla prova con la realtà. Un modello quindi "utile". In questo l'economista è uno scienziato alla pari di qualsiasi altro... ha un modello e la realtà, e questo modello non è valido in assoluto, ma sotto determinate condizioni.
Proprio come chi ha un raffreddore deve essere curato diversamente da chi ha la polmonite, così un paese ad alto debito e bassa produttività deve essere curato diversamente da un paese ad alto debito ma alta produttività. Situazioni diverse, modelli diversi, aspettative diverse.
E proprio come ci sono medici bravi e medici farlocchi, così ci sono economisti bravi ed economisti farlocchi... C'è la mala sanità e c'è la mala economia. Come esistono medici che confondo un indigestione con un infarto, cosi esistono economisti che confondono una congiuntura negativa con una depressione storica.
Come giudichiamo un medico dalla salute dei suoi pazienti, così dovremmo giudicare un economista dalla salute del sistema economico che ha "curato". E' naturalmente una semplificazione, ma in fondo è cosi. La medicina è una scienza, l'economia pure... ma i medici e gli economisti sono di tutti i tipi. Se incontri un cattivo medico mica scrivi che la medicina "è un arte empirica", giusto?
