L'integrità del paese prima di tutto, ma ancor prima penso sia necessario interpellare i russofoni: ha ancora senso la Crimea in Ucraina? Sono passati più di 20 anni, io sinceramente non ci vedo nulla di male nell'annessione alla Federazione Russa della Crimea, non si può far finta di non vedere niente. L'Ucraina è uno Stato artificiale, lo sappiamo tutti...





Rispondi Citando
oryzhtal, si è orientata su posizioni filo-europee e si è cimentata nella poi abortita rivoluzione arancione del 2004 soltanto per cercare di legittimarsi agli occhi dell'Occidente e per guadagnare l'appoggio e l'alleanza di oligarchi delle regioni occidentali del Paese nella sua lotta contro il rivale. Akhmetov, nativo del bacino carbonifero orientale russofono del Donbass, ha iniziato la sua scalata miliardaria impadronendosi del controllo delle miniere di ferro e di carbone della regione, per poi garantirsi la leadership del 'Clan di Donetsk', una potente associazione informale di oligarchi dell'Ukraina orientale. E Janukovic, anch'egli nativo dell'Oblast' di Donetsk, di cui è stato anche governatore, benché di sedici anni più anziano di Akhmetov (che è nato nel 1966), è entrato negli ultimi anni totalmente nella sua orbita, fino a rappresentare di fatto la proiezione politica dei suoi interessi e delle sue strategie. L'ondata di destabilizzazione recentemente scatenata nel Paese dalle ONG di Soros con la regia degli Stati Uniti d'America ha pesantemente colpito i rapporti di potere che si erano consolidati negli ultimi anni. L'Ukraina è sempre stata nel mirino degli Stati Uniti, in funzione anti-russa, sia per la sua posizione strategica e geo-politica che per il suo ruolo di crocevia del passaggio dei maggiori oleodotti e gasdotti che collegano la Russia all'Europa. E, guarda caso, le recenti destabilizzazioni e le rivolte che ne sono seguite sono state intensificate proprio mentre la Russia era intenta a celebrare i giochi olimpici invernali di So?i e non avrebbe potuto decidere, anche per questioni di immagine, di intervenire militarmente per salvaguardare i propri interessi in Ukraina. Il quadro adesso è complesso. Anche se la Timošenko si è affrettata a prostrarsi telefonicamente ad Angela Merkel, promettendo alla Germania chissà quali futuri vantaggi economici, ed ha improvvisato sulla Piazza Maidan di Kiev un patetico comizio che non ha scosso più di tanto gli animi della folla, difficilmente conquisterà la leadership di un Paese spaccato in due e sull'orlo di una guerra civile. Insistenti voci sostengono che Akhmetov e i suoi oligarchi, così come lo stesso Janukovic, non si considerano affatto fuori dai giochi per la futura gestione del potere e alcuni indizi, come riporta Carlo Panella, farebbero pensare che si stiano preparando ad arroccarsi nelle aree russofone del Paese per preparare una secessione delle regioni orientali e della Crimea (fondamentale per la flotta russa del Mar Nero). Ma appare chiaro e scontato che niente avverrà senza l'autorizzazione di Mosca. E Putin non starà certamente a guardare mentre gli interessi vitali e strategici della Russia in Ukraina vengono ogni giorno sempre più messi a rischio. Appare ormai evidente però che Janukovic non sia più da tempo nelle grazie del Cremlino e la sua difficile posizione si è ulteriormente degradata alla luce della sua totale incapacità di gestire la situazione e per via di come ha perso la faccia di fronte al suo popolo, fuggendo precipitosamente da Kiev. È quindi sicuramente bruciato agli occhi di Mosca, e sicuramente lo era già da tempo. *«Nella residenza di Janukovi**c**, Mezhigorye, nei pressi di Kiev, stanno facendo entrare chiunque: lui stesso è fuggito, come anche la guardia, il personale di servizio si è disperso… Una fine ridicola per il Presidente»*, ha scritto su Twitter Alexey Puškov, presidente del Comitato per gli Affari Esteri della Duma. Come riporta *Il Fatto Quotidiano*, Puškov è stato mandato da Putin, insieme ad altri parlamentari russi, alla riunione dei deputati dell’Ucraina meridionale e orientale, che si svolgeva proprio a Kharkov. Riunione alla quale Janukovic, pur trovandosi nella stessa città, non si è presentato, a conferma dell’impressione sempre crescente che il Cremlino lo abbia scaricato e non lo consideri più un suo potenziale alleato. Del resto l’irritazione di Putin verso Janukovic non si legge solo nel tweet di Puškov. Da quando la situazione a Kiev è sfuggita di mano alle autorità il 19 Febbraio, la Russia non ha smesso di mandare all'oggi destituito Presidente ucraino una serie di segnali per rimproverargli di non essere riuscito a *«reprimere* *il dissenso e ristabilire l’ordine nel Paese»*. Il primo a dare il 'bacio della morte' al destituito leader ucraino è stato il Premier russo Dmitri Medvedev, durante il Consiglio dei Ministri del 20 Febbraio. Medvedev infatti ha confermato il congelamento della seconda tranche da due miliardi del prestito russo di 15 miliardi di Dollari. Prestito che i manifestanti della piazza Maidan sono stati portati a vedere come il prezzo al quale Janukovic avrebbe venduto il Paese alla Russia. *«È necessario* *che i nostri partner siano in forma e che il potere ucraino sia efficace e legittimo e non diventi uno zerbino»*, ha detto Medvedev dettando le condizioni perché il portafoglio russo rimanga aperto per tappare i buchi dell’economia ukraina. Con questa dichiarazione il Premier russo ha sdoganato la sottile gogna mediatica dei media russi contro l’ormai ex leader ukraino. E a Medvedev ha fatto immediatamente eco Vladimir Žirinovski, leader del partito nazionalista LDPR, che ha dichiarato: *«Yanukovi**c** non ha volontà politica, è un uomo smidollato, uno zerbino»*, commentando sui canali televisivi pro-Putin la situazione ukraina, proprio mentre veniva liberata Julia Timošenko. Che il compito di scaricare Janukovic sia stato affidato proprio all’eccentrico politico che notoriamente finge di fare opposizione in chiave ultra-nazionalista alla Duma, non è un caso. Žirinovski viene spesso usato dal Cremlino per lanciare dichiarazioni troppo estreme da poter essere ufficializzate. Il giorno prima un altro segnale era arrivato da un gruppo di artisti russi di origine ucraina vicini a Putin, che avevano rivolto una lettera aperta a Janukovic, esortandolo a reprime la protesta degli estremisti che hanno scatenato il caos in Ukraina. Infine, secondo l’economista Andrei Illarionov, prima consigliere di Putin e ora all’opposizione, a dirla tutta sul fatto che il Presidente russo abbia lasciato al proprio destino Janukovic, è stata una telefonata tra il leader del Cremlino e il Presidente americano Barack Obama. I due si sono sentiti tra il 21 e 22 Febbraio per discutere la situazione in Ukraina. Insolitamente l’ufficio stampa del Cremlino ha dato annuncio, nella note, di questa telefonata. *«In questo* *modo Putin ha voluto smarcarsi dall’attività distruttiva di Janukovi**c**»*, sostiene l’ex consigliere del Presidente russo sul suo blog. In ogni caso è impensabile che Putin, con il suo pragmatismo ed i suoi trascorsi nel KGB, non abbia già predisposto un piano d'azione. Sono troppo forti i suoi interessi in gioco e non può permettersi di perdere il controllo dell'Ukraina a beneficio degli interessi americani. Sapremo quindi nelle prossime settimane, se non già nei prossimi giorni, se questo Paese, storicamente legato a Mosca da un altalenante rapporto di odio-amore, si stabilizzerà, magari con l'aiuto di potenti oligarchi vicini agli interessi del Cremlino, o se andrà incontro ad una guerra civile o ad una secessione. Una interessante inchiesta di Carlo Panella ci spiega lo scontro di poteri dietro le rivolte di Kiev, ma il quadro è molto più complesso e si concretizza il rischio di una guerra o di una secessione.

