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  1. #61
    Alleanza Ribelle
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    Predefinito Re: I comunisti ucraini sul trattato con l' UE

    L'integrità del paese prima di tutto, ma ancor prima penso sia necessario interpellare i russofoni: ha ancora senso la Crimea in Ucraina? Sono passati più di 20 anni, io sinceramente non ci vedo nulla di male nell'annessione alla Federazione Russa della Crimea, non si può far finta di non vedere niente. L'Ucraina è uno Stato artificiale, lo sappiamo tutti...
    TIOCFAIDH ÁR LÁ
    ╾━╤デ╦︻

    革命无罪,造反有理

  2. #62
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    Predefinito Re: I comunisti ucraini sul trattato con l' UE

    Citazione Originariamente Scritto da RibelleInEsilio Visualizza Messaggio
    L'integrità del paese prima di tutto, ma ancor prima penso sia necessario interpellare i russofoni: ha ancora senso la Crimea in Ucraina? Sono passati più di 20 anni, io sinceramente non ci vedo nulla di male nell'annessione alla Federazione Russa della Crimea, non si può far finta di non vedere niente. L'Ucraina è uno Stato artificiale, lo sappiamo tutti...
    E come tutti gli stati artificiali provoca danni, il brutto è la sua posizione strategica per la Russia,non va persa assolutamente.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  3. #63
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    Predefinito Re: I comunisti ucraini sul trattato con l' UE

    Ukraina, giorni decisivi | Analisi | Rinascita.eu - Quotidiano di Sinistra Nazionale


    Si attendono le decisioni di Mosca
    Ukraina, giorni decisivi
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    di: Nicola Bizzi
    articoli@rinascita.eu




    Una interessante inchiesta di Carlo Panella ci spiega lo scontro di poteri dietro le rivolte di Kiev, ma il quadro è molto più complesso e si concretizza il rischio di una guerra o di una secessione. Capita decisamente di rado, sfogliando i quotidiani di regime, notoriamente l'uno la fotocopia dell'altro e di solito pieni di amenità e di solenni idiozie, di imbattersi in analisi di un certo rilievo. Analisi che, anche se magari non del tutto obiettive e veritiere, riescono a individuare il nodo di un problema e ad esporlo con chiarezza. Ebbene, su *Libero* di Domenica 23 Febbraio mi sono imbattuto finalmente in un articolo piuttosto serio sulla questione ukraina. Mi riferisco ad una valida inchiesta, a firma di Carlo Panella, intitolata *È una faida tra oligarchi. L'esito? Secessione o guerra*. Dopo gli innumerevoli articoli pieni di demagogia europeista e atlantista che ho dovuto sorbirmi negli ultimi giorni, scritti da giornalisti che probabilmente non hanno neanche un'idea di dove si trovi l'Ukraina sulla cartina geografica, e dopo aver assistito, su tutti i telegiornali, a nostrani commenti di giubilo per la liberazione della pluripregiudicata e spregiudicata Julia Timošenko, definita ingenuamente una 'paladina della libertà', vi spiego perché ho apprezzato l'articolo di Carlo Panella. Innanzitutto perché, invece di dedicarsi, come hanno fatto altri colleghi, al presunto 'filo-europeismo' dei teppisti e degli hooligan che hanno nei giorni scorsi messo a ferro e fuoco il Paese, personaggi manovrati in realtà da un gruppo di ONG straniere facenti capo alla rete di Soros, ha puntato il dito sui reali retroscena di questa crisi che ha portato il parlamento ukraino a votare la destituzione del Presidente Viktor Janukovic con 328 voti su 447. Panella è infatti stato l'unico ad aver sottolineato che, per comprendere gli avvenimenti di questi giorni, è indispensabile aver presente che, dopo la fine dell'Unione Sovietica, a Kiev è successo esattamente l'opposto di quello che è successo a Mosca. Nella Federazione Russa, infatti, dopo il caotico periodo della presidenza di Boris Ieltsin, che vide il dominio incontrastato degli oligarchi che in pochi anni si arricchirono a dismisura spartendosi come avvoltoi le industrie di Stato e le risorse energetiche, Vladimir Putin, usando se necessario il pugno di ferro, riuscì a ripristinare l'assoluto predominio della politica sul potere degli oligarchi, arrivando ad arrestarne molti e a togliere alla maggior parte di essi il controllo sull'industria petrolifera e del gas. E solo in questo modo la Russia ha potuto risollevarsi e riconquistare il suo ruolo di grande potenza sullo scenario mondiale. L'Ukraina, invece, ottenuta l'indipendenza, è passata sotto il controllo diretto dei suoi ex boiardi di Stato, che hanno prontamente messo le mani su tutti gli apparati industriali dell'era sovietica. Quello dell'Ukraina non è stato però un caso isolato, e questo Panella non lo dice. Una situazione simile è avvenuta in quasi tutte le ex repubbliche sovietiche, in particolare in Kazakistan e nelle altre repubbliche dell'Asia Centrale. Ma è in Ukraina, effettivamente, che questo fenomeno ha toccato decisamente il picco massimo. Qui, infatti, una cinquantina di potentissimi oligarchi si è spartita tutte le risorse del Paese, detenendo oggi un patrimonio complessivo di 120 miliardi di Dollari, vale a dire il doppio del bilancio annuale dello Stato. Personaggi come Rinat Akhmetov, con 31 miliardi, Viktor Pinchulk, con 8,8 miliardi, Igor Kolomojskij, con 6,6 miliardi, Gennadij Bogoljubov, con 6,2 miliardi, e molti altri, controllano dal 1991 lo Stato e la sua economia. E i partiti politici ukraini non sono altro che la proiezione di questi oligarchi multimiliardari, e i politici veri e propri burattini nelle loro mani. La tanto osannata Julia Timošenko è una di loro, è sempre stata una di loro, un membro di questo potentissimo club, anche se i giornali occidentali solitamente questo non lo dicono. Con la sua Compagnia Generale di Energia, che tra l'altro commerciava in metano con la Russia, e grazie ad un'alleanza con Konstantin Zhevago (con un patrimonio dichiarato di 5,5 miliardi di Dollari), ha accumulato un enorme patrimonio personale, tanto da essere annoverata da *Forbes *nel 2005 come la terza donna più potente del mondo. Il suo partito, Patria, e la sua ascesa politica sono indissolubilmente legati al suo impero economico, per consolidare il quale (e probabilmente per tentare di espanderlo ai danni di altri oligarchi) non esitò a cavalcare la 'rivoluzione arancione' orchestrata alcuni anni fa dagli Stati Uniti e dalle ONG del circuito di Soros. quelle stesse ONG, veri e propri centri di spionaggio e di destabilizzazione, che Putin ha prontamente espulso dal territorio russo. Ma questi legami sono stati anche all'origine della caduta in disgrazia della Timošenko. Nel 2010, infatti, ha perso per un soffio le elezioni presidenziali contro Viktor Janukovic, ed è stato allora facile per il suo più acerrimo avversario, il grande e potente oligarca Rinat Leonidovi? Akhmetov, attuale presidente della SCM Holdings e della società di calcio Šachtar Donec'k nonché uomo più ricco del Paese e il 39° uomo più ricco del mondo, liberarsi di lei e farla arrestare con varie accuse di corruzione legate al commercio del metano. Accuse, del resto, più che legittime e assolutamente fondate. L'enorme patrimonio di Akhmetov, pari alla metà del budget annuale dell'Ukraina, costituisce una tale massa critica da consentirgli di essere il dominus della scena politica di Kiev e Viktor Janukovi? e il suo Partito delle Regioni, tradizionalmente considerato filo-russo, sono fino ad oggi stati solo pedine del gioco politico ed economico di Akhmetov. Julia Timošenko, che in passato ha duramente colpito gli interessi di Akhmetov invalidando per presunte irregolarità la sua acquisizione del più grande gruppo metallurgico ukraino, il Kroryzhtal, si è orientata su posizioni filo-europee e si è cimentata nella poi abortita rivoluzione arancione del 2004 soltanto per cercare di legittimarsi agli occhi dell'Occidente e per guadagnare l'appoggio e l'alleanza di oligarchi delle regioni occidentali del Paese nella sua lotta contro il rivale. Akhmetov, nativo del bacino carbonifero orientale russofono del Donbass, ha iniziato la sua scalata miliardaria impadronendosi del controllo delle miniere di ferro e di carbone della regione, per poi garantirsi la leadership del 'Clan di Donetsk', una potente associazione informale di oligarchi dell'Ukraina orientale. E Janukovic, anch'egli nativo dell'Oblast' di Donetsk, di cui è stato anche governatore, benché di sedici anni più anziano di Akhmetov (che è nato nel 1966), è entrato negli ultimi anni totalmente nella sua orbita, fino a rappresentare di fatto la proiezione politica dei suoi interessi e delle sue strategie. L'ondata di destabilizzazione recentemente scatenata nel Paese dalle ONG di Soros con la regia degli Stati Uniti d'America ha pesantemente colpito i rapporti di potere che si erano consolidati negli ultimi anni. L'Ukraina è sempre stata nel mirino degli Stati Uniti, in funzione anti-russa, sia per la sua posizione strategica e geo-politica che per il suo ruolo di crocevia del passaggio dei maggiori oleodotti e gasdotti che collegano la Russia all'Europa. E, guarda caso, le recenti destabilizzazioni e le rivolte che ne sono seguite sono state intensificate proprio mentre la Russia era intenta a celebrare i giochi olimpici invernali di So?i e non avrebbe potuto decidere, anche per questioni di immagine, di intervenire militarmente per salvaguardare i propri interessi in Ukraina. Il quadro adesso è complesso. Anche se la Timošenko si è affrettata a prostrarsi telefonicamente ad Angela Merkel, promettendo alla Germania chissà quali futuri vantaggi economici, ed ha improvvisato sulla Piazza Maidan di Kiev un patetico comizio che non ha scosso più di tanto gli animi della folla, difficilmente conquisterà la leadership di un Paese spaccato in due e sull'orlo di una guerra civile. Insistenti voci sostengono che Akhmetov e i suoi oligarchi, così come lo stesso Janukovic, non si considerano affatto fuori dai giochi per la futura gestione del potere e alcuni indizi, come riporta Carlo Panella, farebbero pensare che si stiano preparando ad arroccarsi nelle aree russofone del Paese per preparare una secessione delle regioni orientali e della Crimea (fondamentale per la flotta russa del Mar Nero). Ma appare chiaro e scontato che niente avverrà senza l'autorizzazione di Mosca. E Putin non starà certamente a guardare mentre gli interessi vitali e strategici della Russia in Ukraina vengono ogni giorno sempre più messi a rischio. Appare ormai evidente però che Janukovic non sia più da tempo nelle grazie del Cremlino e la sua difficile posizione si è ulteriormente degradata alla luce della sua totale incapacità di gestire la situazione e per via di come ha perso la faccia di fronte al suo popolo, fuggendo precipitosamente da Kiev. È quindi sicuramente bruciato agli occhi di Mosca, e sicuramente lo era già da tempo. *«Nella residenza di Janukovi**c**, Mezhigorye, nei pressi di Kiev, stanno facendo entrare chiunque: lui stesso è fuggito, come anche la guardia, il personale di servizio si è disperso… Una fine ridicola per il Presidente»*, ha scritto su Twitter Alexey Puškov, presidente del Comitato per gli Affari Esteri della Duma. Come riporta *Il Fatto Quotidiano*, Puškov è stato mandato da Putin, insieme ad altri parlamentari russi, alla riunione dei deputati dell’Ucraina meridionale e orientale, che si svolgeva proprio a Kharkov. Riunione alla quale Janukovic, pur trovandosi nella stessa città, non si è presentato, a conferma dell’impressione sempre crescente che il Cremlino lo abbia scaricato e non lo consideri più un suo potenziale alleato. Del resto l’irritazione di Putin verso Janukovic non si legge solo nel tweet di Puškov. Da quando la situazione a Kiev è sfuggita di mano alle autorità il 19 Febbraio, la Russia non ha smesso di mandare all'oggi destituito Presidente ucraino una serie di segnali per rimproverargli di non essere riuscito a *«reprimere* *il dissenso e ristabilire l’ordine nel Paese»*. Il primo a dare il 'bacio della morte' al destituito leader ucraino è stato il Premier russo Dmitri Medvedev, durante il Consiglio dei Ministri del 20 Febbraio. Medvedev infatti ha confermato il congelamento della seconda tranche da due miliardi del prestito russo di 15 miliardi di Dollari. Prestito che i manifestanti della piazza Maidan sono stati portati a vedere come il prezzo al quale Janukovic avrebbe venduto il Paese alla Russia. *«È necessario* *che i nostri partner siano in forma e che il potere ucraino sia efficace e legittimo e non diventi uno zerbino»*, ha detto Medvedev dettando le condizioni perché il portafoglio russo rimanga aperto per tappare i buchi dell’economia ukraina. Con questa dichiarazione il Premier russo ha sdoganato la sottile gogna mediatica dei media russi contro l’ormai ex leader ukraino. E a Medvedev ha fatto immediatamente eco Vladimir Žirinovski, leader del partito nazionalista LDPR, che ha dichiarato: *«Yanukovi**c** non ha volontà politica, è un uomo smidollato, uno zerbino»*, commentando sui canali televisivi pro-Putin la situazione ukraina, proprio mentre veniva liberata Julia Timošenko. Che il compito di scaricare Janukovic sia stato affidato proprio all’eccentrico politico che notoriamente finge di fare opposizione in chiave ultra-nazionalista alla Duma, non è un caso. Žirinovski viene spesso usato dal Cremlino per lanciare dichiarazioni troppo estreme da poter essere ufficializzate. Il giorno prima un altro segnale era arrivato da un gruppo di artisti russi di origine ucraina vicini a Putin, che avevano rivolto una lettera aperta a Janukovic, esortandolo a reprime la protesta degli estremisti che hanno scatenato il caos in Ukraina. Infine, secondo l’economista Andrei Illarionov, prima consigliere di Putin e ora all’opposizione, a dirla tutta sul fatto che il Presidente russo abbia lasciato al proprio destino Janukovic, è stata una telefonata tra il leader del Cremlino e il Presidente americano Barack Obama. I due si sono sentiti tra il 21 e 22 Febbraio per discutere la situazione in Ukraina. Insolitamente l’ufficio stampa del Cremlino ha dato annuncio, nella note, di questa telefonata. *«In questo* *modo Putin ha voluto smarcarsi dall’attività distruttiva di Janukovi**c**»*, sostiene l’ex consigliere del Presidente russo sul suo blog. In ogni caso è impensabile che Putin, con il suo pragmatismo ed i suoi trascorsi nel KGB, non abbia già predisposto un piano d'azione. Sono troppo forti i suoi interessi in gioco e non può permettersi di perdere il controllo dell'Ukraina a beneficio degli interessi americani. Sapremo quindi nelle prossime settimane, se non già nei prossimi giorni, se questo Paese, storicamente legato a Mosca da un altalenante rapporto di odio-amore, si stabilizzerà, magari con l'aiuto di potenti oligarchi vicini agli interessi del Cremlino, o se andrà incontro ad una guerra civile o ad una secessione. Una interessante inchiesta di Carlo Panella ci spiega lo scontro di poteri dietro le rivolte di Kiev, ma il quadro è molto più complesso e si concretizza il rischio di una guerra o di una secessione.
    Capita decisamente di rado, sfogliando i quotidiani di regime, notoriamente l'uno la fotocopia dell'altro e di solito pieni di amenità e di solenni idiozie, di imbattersi in analisi di un certo rilievo. Analisi che, anche se magari non del tutto obiettive e veritiere, riescono a individuare il nodo di un problema e ad esporlo con chiarezza. Ebbene, su "Libero" di Domenica 23 Febbraio mi sono imbattuto finalmente in un articolo piuttosto serio sulla questione ukraina. Mi riferisco ad una valida inchiesta, a firma di Carlo Panella, intitolata "È una faida tra oligarchi. L'esito? Secessione o guerra".
    Dopo gli innumerevoli articoli pieni di demagogia europeista e atlantista che ho dovuto sorbirmi negli ultimi giorni, scritti da giornalisti che probabilmente non hanno neanche un'idea di dove si trovi l'Ukraina sulla cartina geografica, e dopo aver assistito, su tutti i telegiornali, a nostrani commenti di giubilo per la liberazione della pluripregiudicata e spregiudicata Julia Timošenko, definita ingenuamente una 'paladina della libertà', vi spiego perché ho apprezzato l'articolo di Carlo Panella.
    Innanzitutto perché, invece di dedicarsi, come hanno fatto altri colleghi, al presunto 'filo-europeismo' dei teppisti e degli hooligan che hanno nei giorni scorsi messo a ferro e fuoco il Paese, personaggi manovrati in realtà da un gruppo di ONG straniere facenti capo alla rete di Soros, ha puntato il dito sui reali retroscena di questa crisi che ha portato il parlamento ukraino a votare la destituzione del Presidente Viktor Janukovic con 328 voti su 447.
    Panella è infatti stato l'unico ad aver sottolineato che, per comprendere gli avvenimenti di questi giorni, è indispensabile aver presente che, dopo la fine dell'Unione Sovietica, a Kiev è successo esattamente l'opposto di quello che è successo a Mosca. Nella Federazione Russa, infatti, dopo il caotico periodo della presidenza di Boris Ieltsin, che vide il dominio incontrastato degli oligarchi che in pochi anni si arricchirono a dismisura spartendosi come avvoltoi le industrie di Stato e le risorse energetiche,
    Vladimir Putin, usando se necessario il pugno di ferro, riuscì a ripristinare l'assoluto predominio della politica sul potere degli oligarchi, arrivando ad arrestarne molti e a togliere alla maggior parte di essi il controllo sull'industria petrolifera e del gas. E solo in questo modo la Russia ha potuto risollevarsi e riconquistare il suo ruolo di grande potenza sullo scenario mondiale.
    L'Ukraina, invece, ottenuta l'indipendenza, è passata sotto il controllo diretto dei suoi ex boiardi di Stato, che hanno prontamente messo le mani su tutti gli apparati industriali dell'era sovietica. Quello dell'Ukraina non è stato però un caso isolato, e questo Panella non lo dice. Una situazione simile è avvenuta in quasi tutte le ex repubbliche sovietiche, in particolare in Kazakistan e nelle altre repubbliche dell'Asia Centrale.
    Ma è in Ukraina, effettivamente, che questo fenomeno ha toccato decisamente il picco massimo. Qui, infatti, una cinquantina di potentissimi oligarchi si è spartita tutte le risorse del Paese, detenendo oggi un patrimonio complessivo di 120 miliardi di Dollari, vale a dire il doppio del bilancio annuale dello Stato. Personaggi come Rinat Akhmetov, con 31 miliardi, Viktor Pinchulk, con 8,8 miliardi, Igor Kolomojskij, con 6,6 miliardi, Gennadij Bogoljubov, con 6,2 miliardi, e molti altri, controllano dal 1991 lo Stato e la sua economia. E i partiti politici ukraini non sono altro che la proiezione di questi oligarchi multimiliardari, e i politici veri e propri burattini nelle loro mani.
    La tanto osannata Julia Timošenko è una di loro, è sempre stata una di loro, un membro di questo potentissimo club, anche se i giornali occidentali solitamente questo non lo dicono. Con la sua Compagnia Generale di Energia, che tra l'altro commerciava in metano con la Russia, e grazie ad un'alleanza con Konstantin Zhevago (con un patrimonio dichiarato di 5,5 miliardi di Dollari), ha accumulato un enorme patrimonio personale, tanto da essere annoverata da "Forbes" nel 2005 come la terza donna più potente del mondo. Il suo partito, Patria, e la sua ascesa politica sono indissolubilmente legati al suo impero economico, per consolidare il quale (e probabilmente per tentare di espanderlo ai danni di altri oligarchi) non esitò a cavalcare la 'rivoluzione arancione' orchestrata alcuni anni fa dagli Stati Uniti e dalle ONG del circuito di Soros. quelle stesse ONG, veri e propri centri di spionaggio e di destabilizzazione, che Putin ha prontamente espulso dal territorio russo.
    Ma questi legami sono stati anche all'origine della caduta in disgrazia della Timošenko. Nel 2010, infatti, ha perso per un soffio le elezioni presidenziali contro Viktor Janukovic, ed è stato allora facile per il suo più acerrimo avversario, il grande e potente oligarca Rinat Leonidovi? Akhmetov, attuale presidente della SCM Holdings e della società di calcio Šachtar Donec'k nonché uomo più ricco del Paese e il 39° uomo più ricco del mondo, liberarsi di lei e farla arrestare con varie accuse di corruzione legate al commercio del metano. Accuse, del resto, più che legittime e assolutamente fondate.
    L'enorme patrimonio di Akhmetov, pari alla metà del budget annuale dell'Ukraina, costituisce una tale massa critica da consentirgli di essere il dominus della scena politica di Kiev e Viktor Janukovic e il suo Partito delle Regioni, tradizionalmente considerato filo-russo, sono fino ad oggi stati solo pedine del gioco politico ed economico di Akhmetov.
    Julia Timošenko, che in passato ha duramente colpito gli interessi di Akhmetov invalidando per presunte irregolarità la sua acquisizione del più grande gruppo metallurgico ukraino, il Kroryzhtal, si è orientata su posizioni filo-europee e si è cimentata nella poi abortita rivoluzione arancione del 2004 soltanto per cercare di legittimarsi agli occhi dell'Occidente e per guadagnare l'appoggio e l'alleanza di oligarchi delle regioni occidentali del Paese nella sua lotta contro il rivale.
    Akhmetov, nativo del bacino carbonifero orientale russofono del Donbass, ha iniziato la sua scalata miliardaria impadronendosi del controllo delle miniere di ferro e di carbone della regione, per poi garantirsi la leadership del 'Clan di Donetsk', una potente associazione informale di oligarchi dell'Ukraina orientale. E Janukovic, anch'egli nativo dell'Oblast' di Donetsk, di cui è stato anche governatore, benché di sedici anni più anziano di Akhmetov (che è nato nel 1966), è entrato negli ultimi anni totalmente nella sua orbita, fino a rappresentare di fatto la proiezione politica dei suoi interessi e delle sue strategie.
    L'ondata di destabilizzazione recentemente scatenata nel Paese dalle ONG di Soros con la regia degli Stati Uniti d'America ha pesantemente colpito i rapporti di potere che si erano consolidati negli ultimi anni. L'Ukraina è sempre stata nel mirino degli Stati Uniti, in funzione anti-russa, sia per la sua posizione strategica e geo-politica che per il suo ruolo di crocevia del passaggio dei maggiori oleodotti e gasdotti che collegano la Russia all'Europa occidentale. E, guarda caso, le recenti destabilizzazioni e le rivolte che ne sono seguite sono state intensificate proprio mentre la Russia era intenta a celebrare i giochi olimpici invernali di Sochi e non avrebbe potuto decidere, anche per questioni di immagine, di intervenire militarmente per salvaguardare i propri interessi in Ukraina.
    Il quadro adesso è complesso. Anche se la Timošenko si è affrettata a prostrarsi telefonicamente ad Angela Merkel, promettendo alla Germania chissà quali futuri vantaggi economici, ed ha improvvisato sulla Piazza Maidan di Kiev un patetico comizio che non ha scosso più di tanto gli animi della folla, difficilmente conquisterà la leadership di un Paese spaccato in due e sull'orlo di una guerra civile. Insistenti voci sostengono che Akhmetov e i suoi oligarchi, così come lo stesso Janukovic, non si considerano affatto fuori dai giochi per la futura gestione del potere e alcuni indizi, come riporta Carlo Panella, farebbero pensare che si stiano preparando ad arroccarsi nelle aree russofone del Paese per preparare una secessione delle regioni orientali e della Crimea (fondamentale per la flotta russa del Mar Nero).
    Ma appare chiaro e scontato che niente avverrà senza l'autorizzazione di Mosca. E Putin non starà certamente a guardare mentre gli interessi vitali e strategici della Russia in Ukraina vengono ogni giorno sempre più messi a rischio.
    Appare ormai evidente però che Janukovic non sia più da tempo nelle grazie del Cremlino e la sua difficile posizione si è ulteriormente degradata alla luce della sua totale incapacità di gestire la situazione e per via di come ha perso la faccia di fronte al suo popolo, fuggendo precipitosamente da Kiev. È quindi sicuramente bruciato agli occhi di Mosca, e sicuramente lo era già da tempo.
    "Nella residenza di Janukovic, Mezhigorye, nei pressi di Kiev, stanno facendo entrare chiunque: lui stesso è fuggito, come anche la guardia, il personale di servizio si è disperso… Una fine ridicola per il Presidente", ha scritto su Twitter Alexey Puškov, presidente del Comitato per gli Affari Esteri della Duma. Puškov era stato mandato da Putin, insieme ad altri parlamentari russi, alla riunione dei deputati dell’Ucraina meridionale e orientale, che si svolgeva proprio a Kharkov. Riunione alla quale Janukovic, pur trovandosi nella stessa città, non si è presentato, a conferma dell’impressione sempre crescente che il Cremlino lo abbia scaricato e non lo consideri più un suo potenziale alleato. Del resto l’irritazione di Putin verso Janukovic non si legge solo nel tweet di Puškov. Da quando la situazione a Kiev è sfuggita di mano alle autorità il 19 Febbraio, la Russia non ha smesso di mandare all'oggi destituito Presidente ucraino una serie di segnali per rimproverargli di non essere riuscito a "reprimere il dissenso e ristabilire l’ordine nel Paese".
    Il primo a dare il 'bacio della morte al destituito leader ucraino è stato il premier russo Dmitri Medvedev, durante il Consiglio dei Ministri del 20 febbraio. Medvedev infatti ha confermato il congelamento della seconda tranche da due miliardi del prestito russo di 15 miliardi di dollari.
    Prestito che i manifestanti della piazza Maidan sono stati portati a vedere come il prezzo al quale Janukovic avrebbe venduto il Paese alla Russia. *«È necessario* *che i nostri partner siano in forma e che il potere ucraino sia efficace e legittimo e non diventi uno zerbino»*, ha detto Medvedev dettando le condizioni perché il portafoglio russo rimanga aperto per tappare i buchi dell’economia ukraina. Con questa dichiarazione il Premier russo ha sdoganato la sottile gogna mediatica dei media russi contro l’ormai ex leader ukraino. E a Medvedev ha fatto immediatamente eco Vladimir Žirinovski, leader del partito nazionalista LDPR, che ha dichiarato: *«Yanukovic non ha volontà politica, è un uomo smidollato, uno zerbino»*, commentando sui canali televisivi pro-Putin la situazione ukraina, proprio mentre veniva liberata Julia Timošenko.
    Che il compito di scaricare Janukovic sia stato affidato proprio all’eccentrico politico che notoriamente finge di fare opposizione in chiave ultra-nazionalista alla Duma, non è un caso. Žirinovski viene spesso usato dal Cremlino per lanciare dichiarazioni troppo estreme da poter essere ufficializzate. Il giorno prima un altro segnale era arrivato da un gruppo di artisti russi di origine ucraina vicini a Putin, che avevano rivolto una lettera aperta a Janukovic, esortandolo a reprime la protesta degli estremisti che hanno scatenato il caos in Ukraina. Infine, secondo l’economista Andrei Illarionov, prima consigliere di Putin e ora all’opposizione, a dirla tutta sul fatto che il Presidente russo abbia lasciato al proprio destino Janukovic, è stata una telefonata tra il leader del Cremlino e il Presidente americano Barack Obama. I due si sono sentiti tra il 21 e 22 Febbraio per discutere la situazione in Ukraina.
    Insolitamente l’ufficio stampa del Cremlino ha dato annuncio, nella note, di questa telefonata. "In questo modo Putin ha voluto smarcarsi dall’attività distruttiva di Janukovic", sostiene l’ex consigliere del Presidente russo sul suo blog.
    In ogni caso è impensabile che Putin, con il suo pragmatismo ed i suoi trascorsi nel KGB, non abbia già predisposto un piano d'azione. Sono troppo forti i suoi interessi in gioco e non può permettersi di perdere il controllo dell'Ukraina a beneficio degli interessi americani. Sapremo quindi nelle prossime settimane, se non già nei prossimi giorni, se questo Paese, storicamente legato a Mosca da un altalenante rapporto di odio-amore, si stabilizzerà, magari con l'aiuto di potenti oligarchi vicini agli interessi del Cremlino, o se andrà incontro ad una guerra civile o ad una secessione.



    Articolo letto: 1 volte (26 Febbraio 2014)
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    Ultima modifica di Avanguardia; 28-02-14 alle 14:19
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

  4. #64
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    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

  5. #65
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    Predefinito Re: I comunisti ucraini sul trattato con l' UE

    Citazione Originariamente Scritto da Avanguardia Visualizza Messaggio
    L' Unione dei Socialisti Nazionali invece non ha abboccato, condanna i "camerati" ucraini, e i movimenti italioti che hanno solidarizzato:
    RIVOLTE E LIBERTÀ DI PLASTICA | UNIONE PER IL SOCIALISMO NAZIONALE
    tra l'altro,
    purtroppo oltre a prendere coscienza di questo,
    temo che in piazza ci fossero molti destrisinistri "in buona fede"

    schultz ha detto oggi che parlerà pure con Svobod

  6. #66
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    Predefinito Re: I comunisti ucraini sul trattato con l' UE

    Citazione Originariamente Scritto da Etrvsco Visualizza Messaggio
    tra l'altro,
    purtroppo oltre a prendere coscienza di questo,
    temo che in piazza ci fossero molti destrisinistri "in buona fede"

    schultz ha detto oggi che parlerà pure con Svobod
    A me sta uscita dei destrisinistri sembra una cappellata bella e buona... E un bell'autogol...
    TIOCFAIDH ÁR LÁ
    ╾━╤デ╦︻

    革命无罪,造反有理

  7. #67
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    Predefinito Re: I comunisti ucraini sul trattato con l' UE

    I "camerati" in buona fede, se ci sono stati, si sono spesi per niente ... Meglio sarebbe stato se fossero rimasti a guardarsi dei pornazzi. E' triste dirlo, ma ho l' impressione che il gioco lo abbiano in mano gli agenti stranieri, i mercenari ucraini ben addestrati e i "camerati" che tengono più a combattere la Russia che il sistema mondialista.
    Ultima modifica di Avanguardia; 28-02-14 alle 19:58
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

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  8. #68
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    Predefinito Re: I comunisti ucraini sul trattato con l' UE

    La Crimea non riconosce il nuovo governo di Kiev - Stato & Potenza

    Pubblicato il: 27 febbraio, 2014
    Esteri

    La Crimea non riconosce il nuovo governo di Kiev

    Gli edifici governativi e rappresentativi del parlamento di Crimea sono controllati dalla popolazione russofona. Sopra gli edifici sventola le bandiera della Crimea e della Federazione Russa Il Parlamento autonomo della Crimea non riconosce il nuovo governo di Kiev
    Fonte Interfax
    Oltre a questa operazione, viene reso noto secondo queste fonti che nella penisola si è spontaneamente formata l’unità di autodifesa della popolazione russofona, rivendicando la totale autonomia dalla capitale Kiev. Prima di questa operazione le ultima notizie comunicavano che il palazzo del parlamento locale e la sede del governo locale della Crimea erano occupati da elementi ignoti. Secondo fonti dell’agenzia Interfax gli ignoti avrebbero in precedenza eluso la guardia presidenziale e preso il controllo dell’edifico. Come viene riportato dall’agenzia Interfax, attualmente si trovano sull’edificio delle bandiere della Federazione Russa. Prima di entrare nel palazzo i precedenti sostenitori del nuovo governo di Kiev avevano eretto una barricata composta di pallet di legno e bidoni della spazzatura. In seguito alla nuova occupazione da parte dell’unità di autodifesa russofona, l’edificio è stato transennato dalla polizia, dimostratasi solidale con le unità di autodifesa russofone. Secondo una fonte del parlamento di Crimea, dopo l’occupazione degli edifici non ci sono stati incidenti di alcun tipo con le forze dell’ordine.
    Scrivere e gestire un periodico di informazione comporta un’operazione diversa rispetto a gestire una fanzine o foglio militante fautore di svariati tipi di ortodossia. Detto in modo più semplice non ci sembra opportuno esagerare sul sostegno alla popolazione russofona, ci sembra più opportuno ricordare come sia pericoloso innescare odi secolari etnici.* Le forze putschiste in modo strumentale continuano a compiere questa operazione, questo è un primo risultato della loro politica golpista. Magari riusciranno ad ottenere un’Ucraina libera da tutti, difficilmente potranno sperare che avrà la medesima estensione territoriale del recente passato.
    Dario Daniele Raffo
    --------------------------------------------------------------------------
    * su questo punto non concordo con l'autore dell'articolo, questo E' il momento di sostenere la popolazione russofona e soprattutto augurarsi un sostegno diretto di Mosca... quanto ai secolari odi etnici sono già stati scatenati dall'accozzaglia euroatlantista.
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
    "O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch

  9. #69
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    Predefinito Re: I comunisti ucraini sul trattato con l' UE

    Vediamo le ragioni di settore destro:

    ████████

    ████████

    Gli umori corrodono il marmo

  10. #70
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    Predefinito Re: I comunisti ucraini sul trattato con l' UE

    Quei nazionalisti non dovevano essere al soldo dell'Ovest?



    Ecco invece cosa esce dalla stampa del padrone. Quella americana Cosa succede in queste ore a Kiev? Dopo la fuga di Yanukovic , presumibilmente rifugiatosi a Donetsk, da quel che si può evincere dai media più attenti alle evoluzioni dello scenario ucraino, come il New York Times e la CNN, la situazione a Kiev è molto confusa ed in continua evoluzione.
    Come spesso succede in queste situazioni, le pressioni e le ingerenze sono molteplici e non sempre univoche: mentre l’Unione europea punta sull’appena scarcerata Yulia Timoshenko, cercando di presentarla come “eroina della rivoluzione”, gli attivisti presenti ancora sulla Piazza Maidan , hanno chiaramente espresso la loro contrarietà a questa ipotesi.
    L’amministrazione USA, che del pragmatismo fa la sua bandiera, sta invece puntando in queste ore sulla figura più rappresentativa dell’ex-pugile Vitaly Klitchsko, non compromesso come la Timoshenko nel fallimento della “rivoluzione arancione” del 2004 e immune dalle accuse di corruzione che pure hanno causato l’arresto della ex –premier.
    Il nuovo Governo dovrebbe essere presentato oggi ma in mezzo c’è l’incognita di Piazza Maidan, che rimane occupata, insieme a molti altri centri dell’Ucraìna Occidentale, da centinaia di attivisti armati, raccolti dietro il cartello di “Pravy Sektor” che costituiscono il nerbo che ha duramente combattuto contro i reparti di polizia di Yanukovic.
    In questo magma ribollente, il nuovo premier incaricato di formare il Governo, dovrà, volente o nolente, trovare la sua “investitura” che non appare affatto scontata.
    Infatti, in un articolo comparso online il 24 febbraio, sul Global Research, ci si chiede chi sia oggi al comando in Ucraìna.
    L’articolista se lo chiede dopo che anche Vitaly Klitschko è stato fischiato in piazza Maidan, e come riporta la BBC tutti i politici mainstream compreso il Presidente ad interim Turchynov, vicino alla Timoshenko, sono stati fischiati ed allontanati dalla piazza.
    Gli unici organizzati militarmente, stando sempre all’articolo online del Global Research Institute con il titolo” Democracy murdered by protest:Ukraine falls to intrigue and violence” sembrano essere proprio quelli di Prevy Sector che oltre ad occupare gli edifici governativi, hanno mandato in frantumi le vestigia della presenza sovietica a Kiev ed in altre città.
    I quali attraverso il loro portavoce Aleksandr Muzychko, in un intervista del 24 febbraio al giornale britannico “Guardian” hanno chiaramente detto che la sconfitta di Yanukovich è solo il primo passo verso un Ucraìna indipendente ed autonoma sia dall’UE e dagli Usa che dalla Russia.
    Naturalmente, se la rivolta ucraìna, presentata dai media occidentali, come una spontanea adesione all’Unione Europea e agli “ideali” occidentali, prendesse in queste ore un’altra piega, assisteremmo ad una prevedibile escalation degli eventi che potrebbe causare una riedizione dell’alleanza Usa-Russia nell’eliminare a tutti i costi la scomoda presenza dei rivoltosi di Piazza Maidan, divenuti fattore di ostacolo ad ogni soluzione di spartizione delle rispettive sfere di influenza nella regione.

    Quei nazionalisti non dovevano essere al soldo dell'Ovest?
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    Gli umori corrodono il marmo

 

 
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