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    Predefinito Il caso Ucraina, giorno per giorno

    ComeDonChisciotte Forums-viewtopic-I comunisti ucraini sul trattato con l'UE
    Inviato: Mer Dic 04, 2013 31 am Oggetto: I comunisti ucraini sul trattato con l'UE

    Ucraina: i comunisti per l'integrazione con Russia e Bielorussia


    L'intervento, presentato a un incontro internazionale di partiti comunisti, pur essendo molto recente, è di pochi giorni precedente agli ultimi avvenimenti e agli scontri di piazza. Il KPU è la terza forza politica ucraina in termini elettorali con il 13,2 % (elezioni ottobre 2012)


    Ucraina: i comunisti per l'integrazione con Russia e Bielorussia

    da www.solidnet.org | Traduzione dal russo di Mauro Gemma -

    Contributo del Partito Comunista di Ucraina (KPU) al 15° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai

    Stimati compagni di lotta!

    La storia degli ultimi anni ha chiaramente dimostrato: per non annegare tra le onde della crisi crescente del capitalismo mondiale, i principali stati imperialisti tentano di trasformare i paesi borghesi più deboli in donatori che, sotto la pressione dei loro governanti corrotti dall'Occidente, si privano degli organi vitali allo scopo di conservare la salute sociale ed economica dell'Unione Europea e degli Stati Uniti.

    Ciò è particolarmente evidente nel caso dell'Ucraina, il cui Partito Comunista ho l'onore di rappresentare al nostro Incontro Internazionale.

    Attualmente il mio paese si trova a un crocevia geopolitico Di fronte ad esso ci sono due strade possibili di integrazione. Una è quella occidentale, europea: la firma dell'accordo di associazione con l'Unione Europea e l'ingresso nella sua Zona di libero mercato. L'altra strada è quella orientale, eurasiatica: l'entrata nell'Unione Doganale con Russia, Belarus e Kazakistan.

    I comunisti di conseguenza si pronunciano perché l'Ucraina scelga la seconda strada di integrazione, senza dubbio più promettente e attraente dal punto di vista economico. Imboccandola, il nostro paese riceverebbe circa 10 miliardi di dollari di benefici ogni anno. Ciò è dimostrato dai calcoli economici di esperti indipendenti, che nessuno si azzarda a mettere in discussione.

    Purtroppo, i politici che propugnano la politica di integrazione europea, non vogliono capire l'evidenza, ad esempio il fatto stesso che l'ingresso nell'Unione Europea non significherebbe affatto la costruzione di un'economia altamente sviluppata, il radicamento degli alti valori europei di libertà, di onesta, concorrenza e democrazia, e neppure potrebbe incidere sulla costruzione in Ucraina di una società civile con un elevato livello di vita e il benessere del popolo.

    Un altro fattore obiettivo è anche rappresentato dall'inadeguatezza dell'Ucraina sul piano economico, politico, sociale e umanitario all'integrazione nell'Unione Europea: ad esempio i sistemi per uniformare e sincronizzare tutte le forme dell'economia richiedono l'introduzione di cambiamenti in più di 20.000 aspetti, dal cambiamento degli standard degli elettrodomestici a quello dei programmi statali Twinning, per l'integrazione delle legislazioni attraverso il loro adeguamento agli standard dell'Unione Europea.

    L'esperienza dei paesi europei che recentemente si sono uniti all'Unione Europea ci dimostra, per molti aspetti, che l'ingresso nell'Unione Europea non ha significato assolutamente il miglioramento della qualità della vita, ma semmai il contrario. Ci troviamo di fronte l'aumento della disoccupazione, della pressione fiscale, la mancanza di opportunità per l'espansione degli affari con l'introduzione delle quote, la riduzione della sicurezza sociale, la monetizzazione dei benefici ai settori più vulnerabili della società, ecc.

    Allo stesso tempo è assolutamente evidente che, come risultato dell'ingresso del nostro paese nella Zona di libero mercato dell'Unione Europea, nella forma ultimativa a cui siamo “invitati” da Bruxelles, verranno poste le basi della rovina di molti settori dell'industria ucraina (in particolare di quelli ad alta tecnologia). I propagandisti di questa strada non possono presentare nessun (io sottolineo, compagni: nessuno!) fattore concreto di beneficio economico, che derivi dalla partecipazione alla Zona di libero mercato. Essi si limitano alle chiacchiere sugli “elevati standard democratici e sociali dell'Unione Europea”.

    L'Ucraina interessa a Bruxelles unicamente come appendice politicamente ininfluente, come mercato dei beni e fonte di manodopera a basso costo. E allo stesso tempo, come avamposto orientale dell'Unione Europea e degli Stati Uniti contro la Russia.

    Tuttavia, gli oligarchi ucraini, il cui benessere, nella situazione di crisi economica globale, dipende unicamente dai miliardi rubati al popolo e depositati nelle banche occidentali, si sono espressi per una chiara scelta a favore dell'Unione Europea. Sono diventati i custodi degli interessi geopolitici occidentali, sacrificando cinicamente gli interessi nazionali.

    Difendendo le posizioni di una ristretta cerchia di oligarchi, tutti, senza eccezione, i partiti borghesi si oppongono categoricamente all'adesione all'Unione Doganale e si pronunciano per la firma dell'accordo di associazione all'Unione Europea e per l'ingresso nella Zona di libero mercato. Compreso quel Partito delle Regioni che sta alla guida dello Stato, arrivato al potere con la promessa di ripristinare relazioni fraterne con la Russia, guastatesi dopo la cosiddetta “rivoluzione arancione”. Insieme all'opposizione nazionalista esso aspira all' “integrazione europea”, ad ogni costo. A qualsiasi condizione, anche la più sfavorevole per l'economia nazionale. E prevede di firmare il relativo accordo nel novembre di quest'anno (gli ultimi sviluppi, dopo la recente visita di Putin in Ucraina, testimoniano della sospensione della firma dell'accordo, ndt).

    Oggi il nostro popolo è esposto a una gigantesca operazione di agitazione propagandistica che sconfina nel tentativo di annichilire le coscienze. Il suo obiettivo: con l'aiuto del terrore psicologico per costringere la gente ad accettare la famigerata “scelta europea”, renderlo succube delle scelte della propria borghesia. Tuttavia, i risultati dei sondaggi di opinione dimostrano che gran parte dei miei compatrioti (secondo alcune fonti, la maggioranza) sosterrebbe la strada eurasiatica di integrazione.

    Il Partito Comunista di Ucraina ritiene che il popolo, e non gli oligarchi, deve decidere verso quale direzione geopolitica occorra indirizzare il nostro paese. Per questo, abbiamo avviato le procedure di un referendum in merito alla questione della scelta della strada dell'integrazione. Ciò è fatto in armonia con la Costituzione e la legislazione nazionale, nell'osservanza di tutte le procedure giuridiche formali.

    Ma i dirigenti borghesi dell'Ucraina, violando pesantemente tutte le norme di diritto vigenti, rifiutano categoricamente di accordare il permesso all'avvio della raccolta delle firme per lo svolgimento del referendum. E i capi dell'Unione Europea, che si vantano continuamente della loro “democraticità”, chiudono volutamente gli occhi davanti a questo oltraggio.

    In tal modo, l'Ucraina è trasformata oggi in un poligono, in cui si praticano i metodi per asservire i paesi della “periferia” europea all'imperialismo, trasformandoli in bantustan mendicanti privi di sovranità reale, dove i diritti umani vengono continuamente violati.

    Stimati compagni! A conclusione del mio intervento voglio rivolgermi a ciascuno di voi con l'appello a riferire ai lavoratori del vostro paese di come la reazione esterna e interna – non esagero con le parole – stia violentando oggi il popolo dell'Ucraina.

    Cari compagni, vi saremmo anche grati per l'aiuto che riterrete di accordare al Partito Comunista di Ucraina e al popolo ucraino sotto forma di supporto informativo alla nostra azione, e anche con interventi e dichiarazioni dei Vostri compagni nei parlamenti e negli organi rappresentativi ad ogni livello, allo scopo di dimostrare al nostro popolo che da altre parti non c'è solo l'Unione Europea a intervenire a sostegno dei sentimenti di integrazione del popolo ucraino.

    Il vostro sostegno fraterno avrà un significato per noi inestimabile nella difficile lotta che stiamo conducendo per il futuro della nostra Patria. E, in definitiva, per il futuro dell'Europa e di tutto il mondo.
    Ultima modifica di Avanguardia; 01-03-14 alle 22:02
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  2. #2
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    Predefinito Re: I comunisti ucraini sul trattato con l' UE

    tocca essere d'accordo con questi, dimmi te
    ...vivono tutte ancora le isole madri di Eroi
    ogni anno rifioriscono...


  3. #3
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    Predefinito Re: I comunisti ucraini sul trattato con l' UE

    ████████

    ████████

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  4. #4
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    Predefinito Re: I comunisti ucraini sul trattato con l' UE

    La potenza dei mass media occidentali ha fatto strage di imbecilli in ucraina, c'è chi vide l'unione europea come un paradiso, mi ricordano quei ebeti moderati in siria che han aperto la strada ai mercenari sauditi.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  5. #5
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    Predefinito Re: I comunisti ucraini sul trattato con l' UE

    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

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  6. #6
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    Predefinito Re: I comunisti ucraini sul trattato con l' UE

    Il loro odio anti russo li acceca, non hanno la più pallida idea di cosa li aspetta nell'abbraccio mortale con la UE. Almeno i polacchi hanno avuto l'astuzia di evitarsi il cappio dell'euro.
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
    "O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch

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    Predefinito Re: I comunisti ucraini sul trattato con l' UE

    Citazione Originariamente Scritto da Kavalerists Visualizza Messaggio
    Il loro odio anti russo li acceca, non hanno la più pallida idea di cosa li aspetta nell'abbraccio mortale con la UE. Almeno i polacchi hanno avuto l'astuzia di evitarsi il cappio dell'euro.
    Veramente è un comportamento da fessi, mi domando se quella gente legga o pensi, non avere un minimo sospetto sull'ue , dopo il caso grecia è da delirio.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  8. #8
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    Predefinito Re: I comunisti ucraini sul trattato con l' UE

    Citazione Originariamente Scritto da Freezer Visualizza Messaggio
    Veramente è un comportamento da fessi, mi domando se quella gente legga o pensi, non avere un minimo sospetto sull'ue , dopo il caso grecia è da delirio.
    Ogni giorno la televisione maciulla milioni di cervelli, e distrugge tonnellate su tonnellate di libri.

    Una strage silenziosa, al cui confronto gli Khmer Rossi non sono nulla.
    Ultima modifica di - SAVONAROLA -; 10-12-13 alle 00:25

  9. #9
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    Predefinito Re: I comunisti ucraini sul trattato con l' UE

    Qualche dubbio sulla perestrojka europeista di Kiev, Alfonso Piscitelli
    di Alfonso Piscitelli - 09/12/2013

    Fonte: lacosablu


    L’Ucraina protesta. L’Ucraina è quasi in fiamme ci dicono i giornali. E ci confermano gli amici che a Kiev hanno casa: nella capitale dello Stato occidentale sorto dalle ceneri dell’URSS in questi giorni è pericoloso girare per strada.
    La questione ucraina è all’ordine del giorno; cerchiamo allora di capire meglio cosa è questa regione “di confine”: tale è infatti il significato della parola Ucraina, che indica appunto la terra di confine del vasto territorio russo con la Polonia e le altre nazioni più occidentali.
    Poco meno della metà degli Ucraini sono russi per lingua, etnia, religione, costumi, storia. Il punto è che anche l’altra metà più uno difficilmente si distingue – per lingua, etnia, religione, costumi – dal “grande fratello” russo. Se sei uomo di mondo, con orecchio per le lingue e i dialetti, puoi distinguere un còrso da un francese, uno scozzese da un inglese, un catalano da un castigliano; ma potresti non distinguere un ucraino da un russo, o meglio ancora: una ucraina da una russa (e qui approfondire le eventuali somiglianze o differenze potrebbe essere cosa interessante). La Russia in effetti nasce in … Ucraina, e la prima capitale dei sovrani russi fu Kiev. Nel corso di dieci secoli la storia ucraina è storia russa: una storia fatta spesso di difficili prove.
    Dopo che i Mongoli dell’Orda d’Oro rifluirono a Oriente,fu la regione occidentale di confine della Russia – appunto l’Ucraina – a subire gli effetti dell’espansione polacca, lituana, svedese; ma soprattutto polacca. È in questo contesto che nascono i cavalieri Cosacchi: contadini liberi che formano un ordine guerriero e nello stesso tempo una comunità autonoma. I Cosacchi dell’Ucraina aspirano ad una autonomia anche rispetto allo stesso Zar, ma si sentono fondamentalmente russi e la loro preoccupazione principale è respingere gli impulsi espansionistici polacchi.
    A nostro avviso il solco che a un certo punto separa l’Ucraina dalla Russia è un solco politico, più che etnico. E’ la rivoluzione marxista ad allargare il solco: l’Ucraina è “bianca”, la Russia è “rossa”. A Mosca prevalgono i bolscevichi, mentre in Ucraina prevalgono i socialisti riformisti e gli anticomunisti tout court.
    La Germania si inserisce in questa spaccatura e la volge a suo favore: è quella Germania con gli elmetti a punta della prima guerra mondiale. In effetti la prima Repubblica Ucraina nasce alla fine della I guerra mondiale, sotto occupazione militare tedesca.
    E nel 1941 gli Ucraini accolgono con le braccia aperte i giovanottoni della Wermacht. Tra la prima occupazione tedesca e la seconda occupazione tedesca si erano interposti gli anni dello stalinismo, e gli anni della terribile carestia del 1929-1933: eventi politici e drammatici scontri ideologici che contribuiscono ad approfondire il solco.
    Durante la Seconda Guerra Mondiale, nella parte occidentale della Ucraina si diffondono i gruppi filo-tedeschi di Bandera, che ingrossano le fila delle SS nazionalsocialiste. Ma tanti Ucraini aderiscono anche al movimento partigiano che si oppone alla – durissima – occupazione tedesca.
    Sia detto per inciso, nelle ultime elezioni ha riscosso un buon successo del 10% un partito di stampo schiettamente neonazista, Svoboda, il cui simbolo sono il pugno con tre dita tese (come il simbolo di giuramento di quella poetica associazione di baldi giovani in uniforme tutta nera…). Le roccaforti di Svoboda sono nei distretti più occidentali e il movimento è in prima fila nelle proteste “europeiste” e antirusse di questi giorni. E tuttavia i nazionalisti ucraini, non solo i neonazisti, sono anche fieramente ostili ai polacchi (anche qui per vecchie storie risalenti al 1920 e al 1941), per cui sarebbe davvero bella da vedere questa futura Unione Europea sotto tallone berlinese, con Polacchi e Ucraini che si beccano tra loro come i capponi di Renzo.
    Torniamo però alla storia con la S maiuscola e ai suoi eventi decisivi. Passano pochi anni dalla fine della Unione Sovietica e un dirigente ucraino del PCUS diviene il capo della Russia Sovietica: Nikita Krusciov. Krusciov, forte dei suoi poteri di capo dei comunisti, dopo aver abbattuto il mito di Stalin prende una decisione storica (o per meglio dire: antistorica): stacca la Crimea dal territorio della Russia e la annette all’Ucraina! Oggi la Crimea, penisola strategica per il controllo del Mar Nero, regione russa al 100%, appartiene all’Ucraina. Si consideri tutto questo groviglio di relazioni prima di dare un giudizio affrettato sulla questione ucraina…
    Nonostante tutto, nel marzo del 1991 quando gli Ucraini vengono chiamati a scegliere in un referendum se continuare a far parte di una Unione politico-nazionale con i Russi, ben il 70% degli Ucraini vota sì. Nei mesi successivi, sarà la crisi economica galoppante, la rovinosa politica di privatizzazioni di Eltsin a far cambiare idea ai cittadini del “confine”: un nuovo referendum indetto nel dicembre 1991 sancisce a larga maggioranza la costituzione di uno Stato autonomo. Si conferma la nostra tesi: la spaccatura tra Ucraini e Russi si sviluppa sull’onda delle drammatiche vicende politiche del Novecento (la rivoluzione bolscevica del 1917, il dramma delle privatizzazioni selvagge, del vuoto di potere e della crisi politico-economica dell’era Eltsin all’inizio degli anni Novanta).
    Ora questo Stato, composto da Russi-Russi e da persone che somigliano ai Russi più di quanto i Texani somiglino ai Newyorkesi, annaspa nella crisi economica, nel vuoto di potere, nel vano inseguimento del fascino (…) della Merkel. La Russia invece, sotto la presidenza, Putin vola ai ritmi di crescita economica dei paesi BRICS. Penso proprio che gli Ucraini avessero fatto la scelta giusta nel primo dei due referendum del 1991.
    Ma lasciamo le vecchie storie e gli intricati ragionamenti sulle “identità” e veniamo ai fatti concreti. Primo fatto nudo e crudo: l’Ucraina il petrolio e il gas non ce li ha, la Russia sì. Fino ad ora l’energia per accendere i riscaldamenti e avviare le macchine la Russia l’ha passata all’Ucraina a prezzo politico. È chiaro che se l’Ucraina si orienta verso altre sponde la fornitura viene rinegoziata e i debiti del passato vengono contestati. È mostruoso Putin se chiude il rubinetto del gas e passa all’incasso? Certo, l’uomo di Mosca non è una mammoletta. Ma una volta rampognato Putin perché non regala più petrolio agli ex cugini divenuti parenti alla lontana, si può provare a chiedere agli Arabi o ai Texani se sono disposti a regalare petrolio alla nuova stella d’Europa…
    Yanucovich ci ha provato, ma inutilmente, a chiedere fondi alla Unione Europea, famosa per la sua generosità nei confronti dei popoli soggetti. Per realizzare le riforme che l’UE chiede alla Ucraina (con la stessa gentilezza con la quale nei scorsi mesi ha chiesto alla Grecia) occorrono parecchi miliardi. Finanziarie di lacrime e sangue. Ecco questo è il secondo fatto nudo e crudo: la “perestrojka europeista” di Kiev richiederebbe miliardi di euro, ma la UE è disposta a versare solo poche briciole di aiuti.
    Terzo fatto nudo e crudo: le merci ucraine sono tutto sommato modeste, l’Ucraina deve ancora lavorare per giungere ad un export di qualità. I cioccolatini ucraini che si vendono a Kiev e che hanno un piccolo range di esportazione in Russia non hanno nessuna chance di competere con le goloserie occidentali. Se l’Ucraina si riscopre “europea”, Mosca smette di fare la compiacenza di importare cioccolatini e Kiev deve provare a vendere a Occidente dolcetti che susciterebbero perplessità non solo a Dudù, ma anche a Scooby Do.
    La proposta di partnership Ucraina-UE prevedeva appunto la libera circolazione delle merci e la libera circolazione delle persone. Ma se da un lato le merci ucraine hanno poche chance in Occidente, d’altra parte siamo sicuri che avrebbero una chance le persone? Proprio nei giorni che hanno immediatamente preceduto il mancato appuntamento di Vilnius il premier inglese Cameron ha piantato i paletti contro l’eccessiva facilità di approdo in Inghilterra degli Europei dell’Est.
    Dunque ricapitolando: la prospettiva degli Ucraini era di pagare salata la bolletta del gas, perdere le esportazioni verso la Russia, essere fermati nei loro movimenti verso Occidente o essere malsopportati come i famosi “idraulici polacchi” a Parigi, subire finanziarie lacrime sangue per anni e anni. Certo – ribattono gli europeisti mistici – sono piccoli sacrifici, ma in fondo vale la pena sopportarli per ricevere il premio più ambito: prendere posto accanto alla Grecia e all’Italia nella UE, il famoso paradiso dei lavoratori!
    La sintesi, umoristica e perciò perfetta, l’ha fatta un mio amico studioso di relazioni internazionali che si chiede: “migliaia di persone in piazza in Ucraina perché alle economie emergenti dei BRICS preferiscono la crisi della UE?”
    E tuttavia cerchiamo di capire anche i manifestanti: a differenza della “rivoluzione arancione” oggi la protesta appare più spontanea. Nel 2004 in poche ore comparvero sciarpe arancioni, magliette arancioni, bandiere arancioni, peluche arancioni, mancavano solo gli arancioni del guru Rajneesh, ma c’erano tutti gli ingredienti per un coloratissimo show in stile MTV. In poche ore furono montati nelle principali piazze di Kiev costosissimi palchi per ospitare oratori patriottici e gruppi di rock identitario (ragazzotti che se si esibiscono a Roma si beccano la Legge Mancino). Oggi in Ucraina c’è aria di crisi, di delusione, di profondo malcontento verso una classe dirigente che non ha saputo avviare in Ucraina una dinamica economica positiva, per cui si può capire che la protesta spontanea tracimi da mille rivoli e si indirizzi versotendenze suicide, tipo l’adesione alla Unione Europea delle Repubbliche Sovietiche Rigoriste.
    Si può capire anche che vista da Kiev l’Europa Occidentale ispiri ancora un fascino: dietro il potente vicino russo si percepisce ancora l’ombra del passato sovietico. Ma il guaio è che chi vive nell’Unione Europea lo spettro della defunta URSS – il paradiso dei burocrati e delle lunghe file per chiunque voglia liberamente produrre, liberamente agire –lo vede incombere dal futuro…
    Post Scriptum: chi scrive ritiene che non si debba tifare per l’Ucraina in UE, ma per una libera Italia che faccia accordi di cooperazione con una Ucraina collocata nel suo ovvio contesto geografico e con la Russia di Vladimir Putin (ma forse si era capito).

    Ultima modifica di Avanguardia; 10-12-13 alle 02:05
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    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

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    Predefinito Re: I comunisti ucraini sul trattato con l' UE

    tiscato ...li.notizie | Ucraina: danneggiate statue caduti Urss
    (ANSA) - KIEV, 9 GEN - Continuano gli atti vandalici contro i monumenti d'epoca sovietica in Ucraina. Sconosciuti hanno danneggiato un monumento in ricordo dei militari sovietici caduti nella II guerra mondiale combattendo contro gli invasori nazi-fascisti. Il monumento adorna la tomba di 32 soldati a Ghliniani, nella regione di Leopoli (Ucraina occidentale, a più forte presenza nazionalista). Secondo la polizia, sono state decapitate due statue di militari e a una è stato staccato un braccio.
    09 gennaio 2014
    Ultima modifica di Avanguardia; 09-01-14 alle 14:57
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