Le Regioni italiane credo abbiano oramai appalesato la profonda inefficacia a perseguire gli obiettivi istituzionali per i quali esse furono prevedute nella carta costituzionale del 1948 e infne stabilite nel 1970 (salvo quele speciali , che vennero stabilite prima).
L’inefficacia è dovuta all’incredibile forbice fra i costi , che sono enormi , e i benefici in termini sia materiali sia di “percezione” e partecipazione democratica in capo agli abitanti.
Una identità regionale non esisteva prima e non esiste oggi , dopo più di un quarantennio : l’italiano “sente” innanzi tutto il campanile , cioè il comune , e a seguire la provincia di appartenenza
Ad eccezione di Sardegna e Sicilia , che per la loro specificità insulare potrebbero e anzi sostanzialmente sono due Stati , sia pure non sovrani – tutte le altre , le regioni continentali , sono delle costruzioni giuridiche artificiali (con esclusione della Toscana che ad una spiccata personalità identitaria accompagna una storia statuale di primaria dignità: fu Granducato indipendente per 350 anni !).
Tanto per dirne una : i Lombardi erano gli abitanti delle attuali Lombardia ed Emilia (senza la Romagna papalina). L’ideologia regionalista fu l’espressione di un compromesso finalizzato a cercare di tenere in qualche modo unito un Paese in sfacelo , dopo la ignominiosa disfatta dell’armistizio e la conseguente tripartizione in zone d’influenza : il cd. Regno del Sud sotto il governo militare alleato che dava ordini al Re rifugiatosi a Brindisi , Roma città aperta , il Nord che si autoliberò dai Tedeschi col fenomeno partigiano , … e non scordiamoci della Sicilia separatista
Gli italiani avevano assaporato , pur nei tragici mesi ad epilogo della guerra , il sapore dell’indipendenza e occorreva trovare in qualche modo una soluzione di compromesso ,per salvare l’assetto unitario , gradito alla grande Finanza e alla grande Industria (oggi diremmo i Poteri Forti) , e da inserire nella nuova carta costituzionale destinata a subentrare allo statuto Albertino : ebbene , tale compromesso furono le regioni
Nella realtà fattuale della loro esistenza le regioni si appalesarono subito , benchè l’apoteosi si realizzasse nell’ultimo ventennio (anche a seguito della celebre “discesa in campo” di chi sappiamo …) , come una formidabile idrovora di denaro pubblico nonché un appetibilissimo approdo per le ambizioni politiche di cacicchi locali , espressione del peggior politicume italico . Insomma , una duplicazione del governo centrale nella sua forma deteriore
Bisogna ribadire che vi è un solo istituto che dà vita e attuazione al principio localistico – affiancandosi al Comune e alla Provincia : il Collegio elettorale Uninominale .
Il cittadino , in un sistema democratico e correttamente bilanciato fra istanza centrale e istanze locali , avrà come riferimenti istituzionali :
il Sindaco del Comune di residenza ,
il Presidente della Provincia di appartenenza
e infine il Rappresentante del Collegio Uninominale del Territorio … cioè il delegato che promuove gli interessi del territorio preso il Centro , cioè il parlamento nazionale a Roma .
Tutto il resto è fuffa , casta , ridondanza inutile e perniciosa !
In conclusione : abolire le attuali 20 regioni e sostituirle piuttosto con 8 Cantoni – gravitanti sulle città di Milano Venezia Torino Firenze Roma Napoli Palermo e Cagliari . Ma questa è un’altra storia …
Infine vi segnalo un link ad un illuminante articolo di Michele Ainis ,un bravissimo , forse il migliore costituzionalista e divulgatore sul tema delle architetture istituzionali
www.blitzquotidiano.it/rassegna-stampa/regioni-sciagura-michele-ainis-corriere-della-sera-1727526/
www.corriere.it/firme/michele-ainis
http://cantonenordovest.wordpress.com/




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