La Stampa - Letta: la risposta a Grillo e FI sarà forte
Letta: la risposta a Grillo e FI sarà forte
Il premier da Napolitano in vista del voto di fiducia di mercoledì:
dobbiamo contrastare la delegittimazione
Il premier Enrico Letta e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Ieri il capo dello Stato ha ricevuto anche il presidente del Senato Piero Grasso
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antonella rampino
ROMA
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Serve una «risposta forte» alla «deriva delegittimazionista» - così viene definita a Palazzo Chigi - che arriva dal connubio di Berlusconi e Grillo. È stato questo il punto centrale del colloquio di un’ora, ieri, di Giorgio Napolitano ed Enrico Letta. È il secondo incontro nel giro di quattro giorni, poiché molte cose sono cambiate da quel non lontano 2 dicembre, quando alla fine si annunciò che il presidente del Consiglio - accogliendo una richiesta che veniva da Forza Italia, appena passata all’opposizione - si sarebbe presentato alle Camere per un dibattito che rilanci l’azione di governo per il 2014 e segni la «discontinuità» con la formula delle larghe intese. Ma nel frattempo, la sentenza della Corte Costituzionale ha messo in mora il Porcellum, rendendo ancora più stringente la necessità di una nuova legge elettorale. Mentre la condizione politica generale è tale che la convergenza dei due populismi, grillini e berlusconiani della neo-rinata Forza Italia, va all’attacco del governo e dello stesso Parlamento all’arma bianca: per quanto infondati siano gli argomenti sulla «illegittimità del Parlamento», con Forza Italia che vorrebbe veder decadere i 148 parlamentari dello schieramento progressista eletti col premio di maggioranza di una legge che fu voluta - se non scritta - proprio da Berlusconi, è evidente l’instabilità che monta.
Napolitano ha immediatamente dichiarato che il Parlamento è perfettamente legittimo, come è peraltro evidente al di là delle strumentalizzazioni della sentenza della Corte, che ieri ha dovuto precisare quel che già si sapeva, ovvero che la sentenza sarà applicata solo quando tra qualche settimana, in gennaio, saranno rese pubbliche le motivazioni. Ma è evidente che l’11 in Parlamento Enrico Letta dovrà offrire la «risposta forte» del governo anche a questo. In cosa essa possa consistere, poi, è ancora «in mente dei»: naturalmente le riforme, specie quelle delle regole istituzionali, saranno in primo piano. Ma per definire tattica e strategia d’attacco non è affatto secondario l’assetto che prenderà il principale partito di maggioranza, il Pd, dopo le primarie di domenica prossima. Se vincerà Renzi, e se del caso anche di quanto vincerà, cambia non poco il quadro: occorrerà che il prossimo segretario del Pd, chiunque sia, si renda conto che la logica «ho 300 parlamentari e loro 30» deve misurarsi con la realtà: la legge elettorale va condivisa con le altre forze di governo, Scelta civica e alfaniani.
Una certa tranquillità al governo è data dal fatto che, col ritorno imposto dalla Consulta al proporzionale puro, si è spuntata ogni tentazione renziana di dare l’assalto a Palazzo Chigi: col proporzionale, le elezioni non le vince nessuno. Ed è proprio quello lo sprone a mettersi all’opera per la legge elettorale. Nel colloquio tra Napolitano e Grasso ha di certo trovato spazio - anche - un tema di attualità politica, lo spostamento del dossier legge elettorale dal Senato alla Camera, cosa alla quale lo stesso Grasso nei giorni scorsi si era detto non contrario. Ma il punto è che «non c’è ancora nulla di deciso», come dicono a Palazzo Chigi, in materia di riforma delle regole per le elezioni. Anche il disegno di legge del governo è, al momento, più minaccia che realtà. Un passo che verrebbe compiuto solo se e quando l’iniziativa




Il premier Enrico Letta e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
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